Cosa sappiamo sulla variante Delta e l’efficacia dei vaccini

[pubblicato su Domani il 23 luglio 2021]

  • La variante Delta è notevolmente più trasmissibile della variante Alfa, che è a sua volta più trasmissibile della variante che ha causato la prima ondata dell’epidemia in Europa, quella della primavera del 2020. Se una persona infetta nella prima ondata, in assenza di misure di distanziamento sociale, contagiava in media tre persone, chi si contagia oggi con Delta trasmette in media il virus a otto persone.
  • Uno studio dell’agenzia di salute pubblica inglese ha stimato che l’efficacia di evitare l’infezione sintomatica con Delta di una singola dose di AstraZeneca o Pfizer-BioNTech è notevolmente ridotta rispetto a quella che si osservava con Alfa (scesa da 49% a 30% per AstraZeneca e da 48% a 36% per Pfizer-BioNTech), l’efficacia di due dosi di vaccino rimane invece molto elevata (scesa da 75% a 67% per AstraZeneca e da 94% a 88% per Pfizer-BioNTech).
  • Stime preliminari suggeriscono che la protezione dai decorsi gravi resta invariata e pari circa al 94%. Il virus ha mostrato di avere spazio per evolvere guadagnando in trasmissibilità e in capacità di evadere la risposta immunitaria stimolata dai vaccini, anche se in modo marginale. Limitare la circolazione del virus è cruciale per evitare che i vaccini diventino armi spuntate

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L’immagine di copertina è di . Arne Müseler/Wikimedia Commons. Licenza: CC-BY-SA-3.0 DE.

Letture per il finesettimana #33

[pubblicato su Scienza in rete il 23 maggio 2021]

Buona domenica,
questa settimana parliamo di un nuovo progetto di ricerca sui grandi modelli statistici di linguaggio, delle batterie delle auto elettriche, di cosa spinga i ricercatori ad affiliarsi a più di un’università o centro di ricerca, dell’esitazione vaccinale e del ritorno alla vita offline, siamo pronti? Diamo poi gli ultimi aggiornamenti su Covid-19. Buona lettura (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Un progetto collettivo per studiare i modelli di linguaggio statistico
Si tratta di BigScience, un progetto promosso da Huggingface e a cui partecipano oltre 500 ricercatori. È nato dopo il licenziamento di Gebru e Mitchell dal gruppo di Ethical AI di Google per aver pubblicato un articolo che criticava i modelli di linguaggio statistico basati su campioni di dati di grandissime dimensioni, gli stessi che alimentano già una serie di tecnologie di uso quotidiano, come i motori di ricerca, gli assistenti vocali o i chatbot. L’obiettivo è creare una cultura di ricerca intorno a questi modelli di linguaggio e alle loro implicazioni in termini ambientali, sociali e culturali. Infatti, pur essendo già molto diffusi e avanzati mancano spesso di basi scientifiche solide. La nascita di BigScience non potrebbe avere tempismo migliore. Proprio questa settimana Google ha lanciato un nuovo modello di linguaggio, LaMDA, che promette di integrare al più presto in molti dei suoi prodotti [MIT Technology Review]

2 Milioni di auto elettriche in arrivo: le batterie esauste come verranno smaltite?
Le batterie utilizzate oggi nei veicoli elettrici non sono progettate per essere riciclate. In particolare, sono molto diverse fra loro dal punto di vista chimico e costruttivo e quindi pensare a sistemi efficienti per trattarle è per ora molto difficile. Il problema va affrontato però, perché entro poche decine di anni il numero di veicoli elettrici su strada sarà più di dieci volte di quello attuale (da circa 10 milioni a quasi 150 milioni di veicoli) e riciclarne le batterie permetterà anche di recuperare i cosiddetti “minerali critici” che le compongono, come rame, litio, nickel, cobalto. Questo è un aspetto fondamentale perché, oltre a ridurre l’impatto sull’ambiente, renderebbe i paesi più autosufficienti nell’approvvigionamento di questi materiali che ora sono estraibili in pochi luoghi del mondo [Science]

3 Sempre più ricercatori hanno affiliazioni multiple, probabilmente a causa dei sistemi di valutazione
Un nuovo studio ha considerato 22 milioni di articoli scientifici pubblicati tra il 1996 e il 2019 da parte di ricercatori che lavorano in 40 paesi. Nel 2019 quasi un terzo degli articoli indica almeno un autore o autrice con più di un’affiliazione. Questo fenomeno potrebbe essere dovuto ai meccanismi di valutazione della ricerca che premiano le università e gli istituti con il maggior numero di pubblicazioni all’attivo, ma anche alla ricerca di risorse e opportunità di collaborazione e ai meccanismi di assegnazione dei finanziamenti [LSE Impact Blog]

4 Conquistare la fiducia dei cittadini per combattere l’esitazione vaccinale
Questo è il messaggio centrale dell’intervista che Undark ha realizzato con Heidi Larson, responsabile del Vaccine Confidence Project ed esperta di salute pubblica alla London School of Hygiene and Tropical Medicine. Nell’affrontare il problema dell’esitazione vaccinale è importante tenere a mente che gli esitanti sono molto diversi dagli antivaccinisti, per evitare di polarizzare subito il dibattito. Secondo punto cruciale è considerare il ruolo dell’emotività di coloro che esitano davanti a un vaccino offerto, magari, ai loro figli. Questa consapevolezza può indicare le strategie di comunicazione efficaci (ad esempio è inutile rispondere ad argomentazioni emotive con un elenco dei fatti e degli studi scientifici). Infine, quando si esita verso un vaccino è probabile che sia perché si nutrono dei dubbi sulla sua sicurezza, ma possono esserci anche altre ragioni, che riguardano le proprie convinzioni religiose o i propri valori. Se poi, come nel caso della comunità nera negli Stati Uniti, c’è un passato di rapporti difficili con i medici e le autorità sanitarie, allora il primo passo è quello di ricostruire la fiducia [Undark]

5 Siamo pronti ad andare finalmente offline?
Dopo quasi un anno e mezzo di pandemia, in cui internet ci è sembrato ancora più vitale di prima e abbiamo speso un tempo indefinito online, sia per lavoro che per svago, le cose sembrano andare meglio e, in alcuni paesi in particolare, si fanno i primi passi di un lento ritorno alla normalità. Ma questo significa che passeremo meno tempo connessi? I primi dati delle piattaforme tecnologiche sembrano indicare di sì [The Atlantic]

6 Aggiornamenti COVID-19
×  Tracciare le varianti del virus si scontra con l’intensità disomogenea dei programmi di sequenziamento [Science]
×  Un nuovo studio correla il livello di anticorpi neutralizzanti nel sangue prodotti dopo il vaccino con la loro efficacia [Nature]
×  In Inghilterra il monitoraggio delle acque reflue aiuta a tracciare le varianti [The Guardian]
×  Intervista di Le Monde a Peter Piot, direttore della London School of Hygiene & Tropical Medicine, in occasione del summit mondiale sulla salute del 21 maggio a Roma e alla vigilia dell’Assemblea Mondiale della Sanità che si riunirà il 24 maggio a Ginevra [Le Monde]
×  Secondo un rapporto dell’OMS, il bilancio ufficiale delle vittime della pandemia potrebbe essere molto sottostimato, i morti sarebbero oltre sei milioni [Le Monde]
×  Il Giappone affronta una quarta ondata, dovrebbe rimandare ancora i giochi olimpici? [The Conversation US]

Letture per il finesettimana #30

[pubblicato su Scienza in rete il 1 maggio 2021]

Buon sabato,
questa settimana parliamo di software per il riconoscimento delle emozioni, dei determinanti sociali delle disuguaglianze di salute, del lago Urmia in Iran, del calcolo infinitesimale, di un nuovo e promettente vaccino contro la malaria e diamo gli ultimi aggiornamenti su Covid-19. Buona lettura (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 I software per il riconoscimento delle emozioni sono basati su teorie scientifiche non consolidate
Oggi gli strumenti di riconoscimento delle emozioni a partire dalle espressioni facciali sono sfruttati nei sistemi di sicurezza nazionale e negli aeroporti, nell’istruzione e nella selezione del personale, nella diagnosi di malattie psichiatriche e nei programmi di polizia per prevedere la violenza. L’affermazione secondo cui lo stato interiore di una persona può essere valutato accuratamente analizzando il suo volto, si basa su prove traballanti. Una revisione sistematica della letteratura scientifica nel 2019, guidata dalla psicologa e neuroscienziata Lisa Feldman Barrett, ha rilevato che non ci sono prove affidabili che si possa prevedere con precisione lo stato emotivo di qualcuno a partire dai movimenti facciali. Un estratto del nuovo libro di Kate Crawford, “The Atlas of AI” [The Atlantic]

2 Le disuguaglianze sociali come determinanti di salute
Un recente studio ha mostrato che i lavoratori del settore agricolo e alimentare in California hanno avuto un rischio di morire di Covid-19 del 40% superiore rispetto alla popolazione generale dello stato. Tra quelli di origine sudamericana l’aumento di mortalità è stato del 60%, mentre per i lavoratori bianchi del 16%. Questa disparità è dovuta alle discriminazioni, i salari insufficienti, poche garanzie sul lavoro, disagio abitativo e difficoltà di accesso all’istruzione. La pandemia ha reso evidente ciò che si studia da anni: le disuguaglianze di salute hanno una componente sociale ed economica. Avrà anche offerto una motivazione sufficiente forte per provare ad affrontarla? Un reportage dalla San Joaquin Valley, a metà strada fra San Francisco e Sacramento [Nature]

3 Il grande lago Urmia in Iran è a rischio
Tra la fine degli anni ’90 e il 2013 il lago era passato da un volume d’acqua di 30 miliardi di litri a 500 milioni di litri a causa dello sfruttamento del bacino per l’irrigazione dei campi. Poi cinque anni di piogge intense hanno riportato i livelli dell’acqua a valori accettabili, e al ritorno dei fenicotteri. Ma potrebbe non durare a lungo senza un piano serio di investimenti e una conversione delle coltivazioni perché richiedano meno irrigazione [Science]

4 Il calcolo infinitesimale raccontato nell’ultimo libro di Steven Strogatz
Il matematico americano, che ospita anche un podcast chiamato “The Joy of x” per Quantamagazine, ha dedicato il suo ultimo libro al calcolo infinitesimale, o calcolo integrale o calcolo differenziale. L’autore non ha difficoltà a presentare questa tecnica come onnipresente nelle moderne tecnologie di calcolo, dall’imaging medico, alla geolocalizzazione, passando per la descrizione di un’epidemia. Tutti abbiamo avuto a che fare con il calcolo integrale senza saperlo [Le Monde]

5 Un nuovo vaccino contro la malaria si dimostra efficace al 77% in uno studio clinico di fase 2
Lo studio clinico è frutto di una collaborazione tra Oxford e la Clinical Research Unit of Nanoro, Burkina Faso e ha coinvolto bambini fra i 5 e i 17 mesi, con la somministrazione di due dosi e poi un terzo richiamo a un anno di distanza. Rispetto al precedente vaccino utilizzato, questo ha bisogno di una dose in meno ed è più efficace. Ogni hanno il parassita della malaria infetta centinaia di milioni di persone e ne uccide centinaia di migliaia, soprattutto bambini e donne incinte [Vox]

6 Aggiornamenti COVID-19
×  Coloro che si infettano a tre settimane dalla prima dose di Pfizer o AstraZeneca, hanno una probabilità dimezzata di contagiare le persone conviventi, rispetto ai non vaccinati. Un nuovo studio di Public Health England [BBC]
×  Da uno studio osservazionale di Public Health Scotland si è visto che a 4-5 settimane dalla prima dose, il vaccino Pfizer/BioNTech protegge dall’ospedalizzazione al 91% mentre quello di AstraZeneca all’88%. Questo risultato vale anche per gli over 80 per la combinazione dei due vaccini (preprint del 19 febbraio ora pubblicato su The Lancet) [The Lancet]
×  Una singola dose di Pfizer o AstraZeneca protegge dall’infezione sintomatica al 74% e anche asintomatica al 57%. Dopo due dosi di vaccino Pfizer l’efficacia contro infezioni sintomatiche e asintomatiche diventa del 90%. Uno studio realizzato dall’Università di Oxford che ha testato un gruppo di 370 000 persone [BBC]
×  La decisione della Commissione Europea di intraprendere un’azione legale contro AstraZeneca per i ritardi e i tagli alle consegne sembra indicare che il vaccino della società anglo-svedese non sarà più indispensabile per l’Europa a partire dalla seconda metà del 2021 [Le Monde]
×  L’improvviso aumento del contagio nelle ultime settimane in India mette in dubbio il bilancio ufficiale di 200 000 vittime, con più di 2 000 persone che muoiono ogni giorno. Le interviste dai luoghi di cremazione in tutto il paese, dove il fuoco non si spegne mai, descrivono una situazione che supera di gran lunga le cifre ufficiali [The New York Times]
×  I Centers for Disease Control and Prevention statunitensi sollevano dall’obbligo di indossare la mascherina all’aperto in specifiche circostanze [The New York Times]
×  L’agenzia del farmaco brasiliana non ha autorizzato il vaccino russo Sputnik V [Financial Times]

Parent forums a more conducive channel for vaccine education

[pubblicato il 28 aprile 2021 su Nature Italy]

Findings from a study on more than a million posts on a parenting forum could help campaigns to improve vaccination rates in children

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L’immagine è tratta da Pixnio.

Cosa sappiamo davvero sui possibili pericoli di AstraZeneca? Poco

[pubblicato su Domani il 6 aprile 2021]

L’Ema sta continuando l’analisi sui rari tipi di trombosi riscontrati in persone che nelle settimane precedenti si sono vaccinate. Nonostante le indiscrezioni sui giornali italiani, l’indagine è ancora in corso. I casi sono così pochi che non è facile capire se c’è una connessione. Dalla Germania un’ipotesi di spiegazione sul potenziale effetto collaterale

  • È atteso in questi giorni il parere Ema sui casi di alcuni rari tipi di trombosi che si sono presentati in alcune decine di persone in Europa nei 16 giorni successivi alla somministrazione del vaccino contro Covid-19 prodotto da AstraZeneca.
  • Ema ne sta analizzando 62 su 9,2 milioni di dosi somministrate. Si tratterebbe quindi di un fenomeno raro.
  • Questi eventi avversi si sono verificati in donne sotto i 60 anni di età in cui il rischio di un decorso grave o fatale dell’infezione da Covid-19 è basso. Le persone che ne hanno sofferto avevano un numero di piastrine ridotto rispetto al normale.

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L’immagine è di Gencat / Flickr.

E se l’immunità di gregge non arrivasse mai? Molti indizi indicano che il Covid resterà tra noi

[pubblicato su Domani il 5 aprile 2021]

La “fine” della pandemia forse non arriverà mai, ma i vaccini rappresentano senz’altro la nostra possibilità di convivere meglio possibile col virus in questa fase di transizione. E poi il tracciamento dei focolai ci permetterà di evitare nuove ondate di contagi

  • La soglia dell’immunità di gregge dipende in primo luogo dal numero di riproduzione del virus, R0. Per il SARS-CoV-2, le prime stime di R0 erano intorno a 3 e la soglia dell’immunità intorno al 60-70 per cento.
  • Per raggiungere l’immunità di gregge dovremmo vaccinare tra il 60 per cento e l’80 per cento della popolazione con un vaccino efficace al 100 per cento nell’inibire la trasmissione del virus. Qui c’è il primo problema.
  • Ma i vaccini che abbiamo a disposizione sono altamente efficaci nell’evitare le infezioni sintomatiche, ma gli studi clinici non hanno stimato il loro effetto sulle infezioni asintomatiche e sulla contagiosità.

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L’immagine è di Asia Development Banck / Flickr. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

AstraZeneca agli over 65 e ritardo del richiamo Pfizer: le indicazioni da Regno Unito e Israele

[pubblicato su Domani l’8 marzo 2021]

Sulla base dei primi risultati della campagna vaccinale britannica, oggi il ministero della Salute raccomanda il vaccino AstraZeneca anche per gli over 65. Francia e Germania hanno preso la stessa decisione la scorsa settimana

  • Gli studi clinici sul vaccino di AstraZeneca hanno coinvolto un numero ridotto di persone sopra i 55 anni e questo ha spinto alcuni stati europei a limitarne l’utilizzo a quella soglia di età, contro il parere di EMA che lo ha autorizzato per tutti gli adulti.
  • I dati che arrivano da Inghilterra e Scozia, che stanno svolgendo studi osservazionali sulla popolazione per stimare l’efficacia sul campo dei vaccini, indicano alti livelli di efficacia anche nella popolazione anziana e anche verso le forme gravi della malattia.
  • La decisione del Regno Unito di ritardare il richiamo di Pfizer a 12 settimane, invece delle 3 settimane consigliate dalla casa farmaceutica, sembra essere confortata dai dati raccolti sul campo, ma è importante proseguire il follow-up.

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L’immagine è di Rwendland / Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0.

Vaccinare tutti non è solo questione di filantropia

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 29 gennaio 2021]

A oggi in 65 Paesi del mondo sono state somministrate circa 82 480 000 dosi di vaccini contro COVID-19. A guidare la classifica è Israele, con 49 dosi inoculate ogni 100 abitanti. Seguono gli Emirati Arabi, con 27,4 dosi, e il Regno Unito con 11. I Paesi dell’Unione Europea sono un po’ più indietro (Spagna 2,7, Italia 2,5, Germania 2,4, e Francia 1,8) e in questi giorni si impegnano in una battaglia legale con la farmaceutica AstraZeneca che produce il vaccino messo a punto insieme all’Università di Oxford. AstraZeneca ha infatti annunciato che nel primo trimestre del 2021 consegnerà meno del 50% delle 100 milioni di dosi “promesse” all’UE che ha risposto minacciando di bloccare le esportazioni verso il Regno Unito dei vaccini prodotti negli stabilimenti di AstraZeneca presenti sul suo territorio.

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Non vaccinare tutto il mondo ci costerà più di 3mila miliardi

[pubblicato originariamente su Domani il 28 gennaio 2021]

  • Secondo le ultime stime, nel 2021 solo il 10 per cento degli abitanti dei paesi poveri sarà vaccinato, contro oltre il 50 di chi vive in quelli più ricchi.
  • È problema non solo di giustizia, ma anche economico: se più di metà del mondo rimarrà esposta al Covid-19 ci saranno conseguenze per tutti.
  • Secondo una stima, i danni economici potrebbero arrivare fino a 3mila miliardi di dollari, di cui il 40 per cento saranno pagati dai paesi ricchi.

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Nell’immagine di copertina: il 24 dicembre 2020 è arrivato in Argentina il primo lotto di vaccini Sputnik V, prodotto dal National Research Center for Epidemiology and Microbiology Gamaleya. Credit: Casa Rosada / Wikipedia. Licenza: CC BY 2.5 AR.

Vaccini, il lungo cammino verso l’immunità

[pubblicato originariamente su Domani il 18 gennaio 2021]

  • C’è ancora molta incertezza ad ogni livello: nel Regno Unito, ad esempio, hanno cambiato la modalità di somministrazione del vaccino.
  • Quanti vaccini le aziende saranno in grado di produrre rimane ancora poco chiaro e contribuisce a spiegare le scelte britanniche.
  • E infine, bisogna tenere conto delle varianti del virus e di come si comporteranno le persone subito prima e subito dopo la campagna di vaccinazione.
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Nell’immagine di copertina: Angel Laureano mostra una fiala del vaccino COVID-19 presso il Walter Reed National Military Medical Center a Bethesda il 14 dicembre 2020. Foto di Lisa Ferdinando / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.