Letture per il finesettimana #10

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 20 novembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di SpaceX che ha trasportato per la prima volta degli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, dei dubbi sulla presenza di fosfina nell’atmosfera di Venere, della crisi di riproducibilità dell’intelligenza artificiale, di come possiamo migliorare le previsioni dell’epidemia prendendo a esempio le previsioni meteo, degli ultimi aggiornamenti sui modelli climatici e sintetizziamo le notizie salienti sulla COVID-19.
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1 La navicella Dragon della compagnia privata SpaceX ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale
Per la prima volta una compagnia privata ha trasportato quattro astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dove rimarranno per i prossimi sei mesi. La sonda è partita domenica dal Kennedy Space Center in Florida e ha raggiunto la ISS dopo 27 ore di volo. Questa operazione si ripeterà in futuro, con SpaceX e successivamente Boeing, che funzioneranno come taxi spaziali per gli astronauti della NASA [The Guardian]

2 Tra gli astronomi infuria il dibattito: è stata davvero rilevata fosfina nell’atmosfera di Venere?
A settembre un gruppo di ricercatori dell’università di Cardiff aveva pubblicato uno studio che documentava l’osservazione di misure spettrali riconducibili alla presenza di fosfina nell’atmosfera di Venere. Se questa conclusione fosse vera si tratterebbe della prova più robusta sull’esistenza di forme di vita fuori dal nostro pianeta. Ma negli ultimi due mesi numerosi gruppi hanno sollevato dei dubbi sulla validità dell’osservazione. L’International Astronomical Union ha poi emesso un comunicato in cui richiamava il gruppo di Cardiff riguardo al suo stile di comunicazione con i media, ricordandogli che è un dovere etico comunicare verso il grande pubblico mantenendo il massimo rigore scientifico [Physics World]

3 L’intelligenza artificiale attraversa una profonda cristi di riproducibilità
A metà ottobre Nature ha pubblicato la lettera preoccupata di 31 scienziati in risposta a uno studio apparso sulla stessa rivista all’inizio dell’anno e riguardante un nuovo sistema di deep learning sviluppato da Google per rilevare forme iniziali di tumore al seno dalle immagini mammografiche (ne avevamo parlato qualche settimana fa). La loro accusa è che più che un articolo per documentare una scoperta scientifica sembrava essere una campagna pubblicitaria dell’ultimo sistema messo a punto dall’azienda. I dettagli riguardanti il codice e i dati su cui era stato allenato erano talmente scarsi da non permettere una valutazione indipendente. Secondo i firmatari della lettera, il caso di Google è solo l’ultimo esempio di una tendenza generale nel campo dell’intelligenza artificiale (IA). Per alcuni questo è dovuto al fatto che l’IA è diventata una scienza sperimentale relativamente di recente e la sua comunità non ha ancora acquisito pienamente i metodi di lavoro che in altri campi, come la fisica o la biologia, sono la consuetudine [MIT Technology Review]

4 Simulare l’epidemia: cosa possono imparare gli epidemiologi dai modelli numerici per le previsioni meteorologiche?
La Royal Society ha commissionato a un gruppo di esperti uno studio di revisione di CovidSim, il modello di previsione dell’epidemia messo a punto dal gruppo dell’Imperial College e i cui risultati hanno informato a marzo le azioni del governo britannico. L’analisi, che deve ancora essere sottoposta a peer-review, ha mostrato che il modello avrebbe beneficiato della cosiddetta ‘simulazione di ensemble’, una pratica di routine nei sistemi numerici di previsione meteo (ma anche nello studio della dinamica molecolare). Si tratta di simulare l’andamento dell’epidemia variando i parametri di input all’interno del loro intervallo di confidenza per valutare quanto le previsioni ottenute siano sensibili a questi parametri. Stiamo parlando di quantità come il grado di contagiosità e letalità del virus, il numero di contatti stretti tipici in diverse situazioni della vita quotidiana, o l’efficacia di certe misure restrittive. Insomma grandezze che, soprattutto all’inizio di un’epidemia dovuta a un virus nuovo, sono affette da estrema incertezza. Lo studio ha permesso di capire che i parametri più rilevanti alla previsione del numero dei decessi sono la lunghezza del periodo in cui un soggetto asintomatico è contagioso, l’efficacia delle misure di distanziamento sociale e il tempo che intercorre tra l’infezione e l’isolamento [Nature]

6 I modelli climatici più recenti rivedono al rialzo le loro proiezioni sulla temperatura globale, ma non sono i più accurati
Il Coupled Model Intercomparison Project è un database che raccoglie i maggiori modelli climatici per confrontarne le previsioni. Recentemente sono state depositate le ultime simulazioni, alcune delle quali hanno rivisto al rialzo l’evoluzione della temperatura globale. Tuttavia uno studio, pubblicato da poco sulla rivista Earth System Dynamics, mostra come pesando i risultati dei modelli nel database secondo l’accuratezza delle loro previsioni sul passato, gli scenari con i più alti livelli di riscaldamento sembrano essere molto poco probabili. “È ancora necessaria un’azione decisiva per il clima, ma gli scenari che prevedono il riscaldamento più estremo sembrano essere poco realistici” ha affermato su Twitter Lukas Brunner, climatologo all’ETH di Zurigo primo autore della ricerca [Ars Technica]

6 Aggiornamenti COVID-19
× Lo studio del sangue di persone guarite dalla COVID-19 suggerisce che l’immunità al coronavirus potrebbe durare anni [The New York Times]
× Uno studio mostra che i bambini producono anticorpi contro il coronavirus più deboli e in numero minore rispetto agli adulti e questo spiegherebbe perché contrastano l’infezione più velocemente e senza ammalarsi seriamente [The New York Times]
× L’incontro con i coronavirus responsabili di alcuni raffreddori potrebbe generare anticorpi in grado di neutralizzare anche il SARS-CoV-2. Questo spiegherebbe perché i bambini si ammalano meno degli adulti [The New York Times]
× Il vaccino prodotto dalla società Moderna ha ridotto il rischio di infezione da COVID-19 del 94,5% [STATA News]
× Pfizer e BioNTech pronti a presentare i dati del vaccino contro COVID-19 alla FDA che mostrano un’efficacia del 95% [STATA News]
× Un studio ha cercato di stabilire quali siano le politiche di contenimento dell’epidemia di COVID-19 più efficaci tra quelle già implementate nel mondo. Non è cosa facile [Ars Technica]
×  Primo test diagnostico molecolare da condurre autonomamente a casa approvato negli Stati Uniti [NPR]
× Il governo delle app di tracciamento soffre una contraddizione: senza che queste vengano adottate da un numero sufficiente di persone non è possibile dimostrarne l’efficacia, ma senza dimostrarne l’efficacia non è possibile giustificarne e promuoverne l’adozione su larga scala. Come risolverla? [Science]

Letture per il finesettimana #8

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 6 novembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di equazioni differenziali, di archeologia glaciale, di accesso delle minoranze alla ricerca scientifica, degli errori commessi dalla politica nonostante l’incredibile risposta di medici e scienziati di fronte alla pandemia, degli eventi di superdiffusione del SARS-CoV-2 e, infine, del futuro della scienza americana in attesa dell’esito del voto.
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1 Risolvere uno dei problemi matematici più difficili con il deep learning
Le equazioni differenziali alle derivate parziali (PDE) descrivono fenomeni che evolvono nel tempo e nello spazio. Sono capaci di rappresentare la dinamica dei fluidi, le orbite dei pianeti o il movimento delle placche tettoniche. Ma risolverle è uno dei problemi matematici più difficili in assoluto. Un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology ha sviluppato un algoritmo di deep learning capace di trovare le soluzioni di intere famiglie di PDE senza essere ri-allenato ed è 1000 volte più veloce dei metodi tradizionali [MIT Technology Review]

2 Lo scioglimento dei ghiacciai rivela reperti archeologici che sarebbero altrimenti rimasti segreti ma allo stesso tempo rischia di farli perdere per sempre
Con lo scioglimento dei ghiacci causato dal riscaldamento globale stanno venendo alla luce artefatti antichi perfettamente conservati, creando una nuova scienza, quella della archeologia glaciale. Ma i ghiacci si sciolgono a un ritmo accelerato e per gli archeologi è iniziata una corsa contro il tempo per salvare questi tesori così fragili [The Guardian]

3 L’accesso alla ricerca scientifica è ancora largamente precluso alle minoranze, come neri e donne, ma non sappiamo quanto perché mancano i dati
Le più grandi case editrici scientifiche hanno dichiarato di aver intrapreso delle politiche di integrazione verso i gruppi minoritari che pubblicano meno sulle loro riviste, ma solo due hanno raccolto dei dati sull’argomento. Si tratta dell’American Association for the Advancement of Science, che pubblica Science, e la Royal Society. In entrambi i casi gli autori si sono identificati come bianchi nel 70-80% dei casi. Le cose non sono molto diverse se si guarda ai dipendenti di queste case editrici o all’identità di genere invece che alla composizione etnica. Per cambiare le cose però, occorre prima di tutto raccogliere più dati a riguardo [The New York Times]

4 Nel libro ‘The COVID-19 catastrophe’ Richard Horton, direttore della rivista The Lancet, racconta il successo della scienza e il fallimento della politica
Già alla fine di gennaio la comunità medica e scientifica cinese documentava, in giornali scientifici in inglese e di alto livello, le caratteristiche cliniche della malattia causata dal nuovo coronavirus, confermava la possibilità di trasmissione da persona a persona e quantificava il carico a cui sarebbero state sottoposte le terapie intensive. Una risposta incredibile e la prova di una rinascita seguita alla terribile gestione dell’epidemia di SARS nel 2002-2003. Nonostante questo, i governi occidentali, soprattutto gli Stati Uniti, non sono stati in grado di essere conseguenti, in parte per sottovalutazione del problema e in parte per strutturale incapacità dei loro sistemi sanitari di affrontare una crisi del genere [LSE Impact Blog]

5 Il ruolo degli eventi di superdiffusione nell’epidemia di SARS-CoV-2
Alla fine di febbraio la società farmaceutica Biogen ha tenuto la sua consueta conferenza annuale a Boston. Uno dei partecipanti era stato infettato dal nuovo coronavirus e probabilmente lo ha trasmesso a 97 persone, tra gli altri partecipanti e i loro conviventi. Uno studio recente ha stimato che la catena di contagio di quell’evento potrebbe aver coinvolto decine di migliaia di persone solamente nella zona di Boston. L’indice Rt, di cui sentiamo tanto parlare, indica quante persone vengono contagiate da una persona infetta in media. Ma l’esperienza insegna che per la COVID-19, così come per molte altre malattie infettive, la maggior parte delle persone non trasmettono il virus a nessuno e una piccola percentuale è responsabile dalla maggioranza delle infezioni. Questo ha due conseguenze in termini pratici: è importante limitare le occasioni che favoriscono fenomeni di superdiffusione (spazi chiusi, affollati e senza distanziamento) e tracciare i contatti all’indietro piuttosto che in avanti (ovvero cercare di capire dove una persona si è infettata piuttosto che capire chi ha infettato) [Science]

6 La scienza americana attende il risultato del voto presidenziale col fiato sospeso
×  I quattro anni passati hanno causato talmente tanti danni alla scienza e alle politiche informate dalla scienza, che ci vorranno decenni per recuperare [Science]
×  La gestione della pandemia è stato il culmine di una serie di politiche che hanno sistematicamente ignorato le prove scientifiche [Nature]
×  Ma alcuni scienziati, hanno avuto commenti positivi sui quattro anni della presidenza Trump, soprattutto dal punto dei vista dei fondi. Nonostante i ripetuti tentativi del presidente di tagliare i finanziamenti pubblici di diverse agenzie di ricerca federali, il Congresso si è opposto [Science]
×  L’ambito in cui Trump ha fatto più danni è sicuramente quello delle politiche ambientali. Mercoledì, il giorno dopo le elezioni, gli Stati Uniti sono ufficialmente usciti dall’accordo di Parigi. Se Biden vincesse, basterebbe una sua firma per rientrare, ma gli impegni che potrebbe portare sul tavolo della conferenza delle parti dipenderebbero anche e soprattutto dal Congresso [Vox]

Letture per il finesettimana #6

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 23 ottobre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana leggiamo di superconduttori a temperatura ambiente, di robot programmati per uccidere, di agricoltura hi-tech, di cosa succederebbe se gli allevatori americani cambiassero la dieta del loro bestiame, di open access e di immunità di gregge alla COVID-19.
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1 Superconduttività a temperatura ambiente (ma ad altissima pressione)
Un gruppo di ricercatori dell’università di Rochester ha scoperto un materiale che conduce elettricità senza resistenza a una temperatura di 15 gradi centigradi. È la prima volta che si osserva un comportamento superconduttivo a temperatura ambiente, ma il nuovo composto non potrà essere utilizzato in linee elettriche senza perdite o treni a levitazione magnetica. Questo perché il materiale superconduce a temperatura ambiente solo mentre viene compresso tra una coppia di diamanti a pressioni estreme, pari a circa il 75% di quelle che si trovano nel nucleo della Terra [Quantamagazine]

2 Robot programmati per uccidere
Sistemi autonomi in grado di uccidere gli esseri umani stanno diventando pervasivi nei conflitti moderni, nonostante le preoccupazioni di natura etica. Alcuni dei più grandi eserciti del mondo sembrano procedere lentamente e silenziosamente verso lo sviluppo di tali armi, perseguendo una logica di deterrenza: temono di essere schiacciati dall’intelligenza artificiale dei rivali se non riescono a tenere il passo. La chiave per risolvere una simile corsa agli armamenti potrebbe essere non tanto nei trattati internazionali ma piuttosto in un ripensamento cauto di ciò per cui l’intelligenza artificiale può essere utilizzata in campo militare [The Guardian]

3 L’agricoltura diventa hi-tech per far fronte al cambiamento climatico
Nel villaggio francese di Lusignan in Francia, 25 chilometri a sudovest di Poitiers, i ricercatori hanno costruito il Siclex, una serra in cui viene simulato il clima nelle sue forme più estreme previste dagli scenari dell’IPCC. È una specie di stanza delle torture botanica dove vengono testate, tra le altre, le piante da foraggio per capire come renderle resistenti ai cambiamenti climatici [Le Monde]

4 Cosa succederebbe se il bestiame allevato negli Stati Uniti cambiasse dieta?
Gli Stati Uniti hanno 95 milioni di capi di bestiame, di cui 25 milioni vengono ingrassati ogni anno per andare al macello. Nel processo di digestione producono metano e ossido di azoto, dei gas serra molto potenti. I ricercatori stanno cercando nuovi tipi di mangimi e nuove tecniche di smaltimento dello sterco per poterne ridurre la produzione [The New York Times]

5 Nature firma il primo contratto open access
Dopo aver annunciato ad aprile di essere disposta a offrire degli accordi per pubblicare in open access in linea con i requisiti del Plan S, la coalizione di agenzie della ricerca e enti finanziatori europei che richiede ai propri ricercatori di pubblicare la loro ricerca in open access a partire dal 2021, Nature ha firmato il suo primo contratto con la Max Planck Society. Per i prossimi quattro anni l’associazione, una delle maggiori società scientifiche tedesche, pagherà 9 500 euro per ogni articolo pubblicato in open access dai suoi ricercatori sulle riviste del gruppo Nature. Questa somma gli garantirà accesso libero agli oltre 50 titoli della casa editrice. Secondo alcuni un prezzo troppo alto [Nature]

6 Sull’immunità di comunità alla COVID-19 si mobilita la comunità scientifica
×  Il 4 ottobre scorso la Great Barrington Declaration proponeva di proteggere selettivamente le categorie più a rischio di sviluppare le forme gravi di COVID-19 per limitare i danni sociali causati da un lockdown generalizzato. Tale strategia sarebbe basata sull’idea che si possa raggiungere una certa immunità di popolazione lasciando correre il virus liberamente. Il 15 ottobre il John Snow Memorandum, pubblicato dalla rivista The Lancet e firmato da oltre 3 600 medici e ricercatori, ha giudicato la proposta una “dangerous fallacy unsupported by scientific evidence” [Nature]
×  Il 19 ottobre anche la rivista JAMA si è unita al coro degli scienziati preoccupati affermando che un’immunità di popolazione può essere raggiunta solo in seguito a massicce campagne vaccinali [JAMA]

La pandemia non basta, serve una vera transizione energetica

[originariamente pubblicato su Scienza in rete il 16 ottobre 2020]

Martedì l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha pubblicato il suo World Energy Outlook 2020, il rapporto annuale in cui riassume le previsioni a 20-30 anni per il settore dell’energia in diversi scenari politici ed economici, dedicando però un’attenzione particolare ai prossimi dieci anni e all’uscita dalla crisi causata dalla pandemia.

Ci sono molti aspetti inediti nel rapporto di quest’anno. Il primo è che manca lo scenario business as usual sostituito da quello denominato stated policies scenario (STEPS), in cui si assume che la pandemia termini nel 2021, l’economia ritorni ai livelli pre-crisi nello stesso anno, mentre la domanda di energia solo nel 2023 e si tengono in considerazione le politiche energetiche incluse negli interventi già pianificati dagli Stati per uscire dalla crisi.

Il secondo elemento di novità è che per la prima volta la IEA modellizza due scenari rilevanti per la lotta al cambiamento climatico. Il primo è lo scenario chiamato sustainable development scenario (SDS) in cui una serie di misure aggiuntive permettono di raggiungere il livello zero di emissioni nette di gas serra entro il 2070 e di contenere l’aumento della temperatura globale rispetto ai livelli preindustriali a 1,65°C con il 50% di probabilità. Il secondo è il net zero emissions by 2050 case (NZE2050), che individua una serie di interventi molto più incisivi nel settore dell’energia per raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 e avere il 50% di probabilità di contenere l’aumento della temperatura a 1,5°C, l’obiettivo più ambizioso dell’accordo di Parigi.

L’ultimo aspetto inedito è il fatto che la IEA attribuisca un grande peso ai comportamenti individuali tra gli interventi nel settore energetico, considerando necessari cambiamenti radicali nei nostri stili di vita in particolare nello scenario NZE2050.

Oltre agli scenari che abbiamo già nominato, stated policiessustainable development e net zero emissions by 2050, la IEA ne considera un quarto, il delayed recovery scenario (DRS). In questo scenario la crisi dovuta alla pandemia si prolunga più al lungo del previsto, l’economia globale ritorna a livelli pre-crisi solo nel 2023 e la domanda di energia nel 2025, ma le politiche energetiche non cambiano rispetto a quanto dichiarato finora.

La crescita nella domanda di energia, che nel 2019 ci si aspettava sarebbe stata del 12% entro il 2030, si ferma al 9% nello scenario stated policies, con l’aumento dei Paesi emergenti a compensare il rallentamento dei Paesi ricchi. Tuttavia, questo non è sufficiente a garantire che il nostro pianeta si metta sulla traiettoria indicata dall’accordo di Parigi. “La recessione economica ha temporaneamente soppresso le emissioni, ma la bassa crescita economica non è una strategia a basse emissioni, è una strategia che servirebbe solo a impoverire ulteriormente le popolazioni più vulnerabili del mondo”, ha affermato Fatih Birol, direttore della IEA e ha aggiunto: “solo modifiche strutturali al modo in cui produciamo e consumiamo l’energia possono invertire stabilmente la crescita delle emissioni”.

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Letture per il finesettimana #3

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 2 ottobre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana leggiamo del colosso dei big data Palantir che sbarca a Wall Street, della proposta dell’India di un’unica sottoscrizione nazionale con le maggiori case editrici scientifiche, di promesse climatiche, di quanto è difficile denunciare le molestie sessuali nell’ambiente accademico, di quesiti matematici sul nostro personale rischio di contagio e dei venture capitalist che stanno investendo sui computer quantistici prima che questi siano pronti.
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1 Palantir technologies quotata a Wall Street
Palantir Technologies è una delle più note società di big data analytics al mondo, ma la sua fama reggerà la prova del mercato? Qualcuno ha dei dubbi: pur avendo una quotazione di mercato di 15,6 miliardi di dollari, nel 2019 ha perso soldi per il secondo anno consecutivo. Nata nel 2003 con l’obiettivo di raccogliere e analizzare dati per individuare reti criminali, in particolare terroristiche, è diventata nel tempo uno dei principali fornitori di servizi informatici delle agenzie di intelligence statunitensi. [New York Magazine]

2 L’India vuole rendere accessibile gratuitamente a tutti la letteratura scientifica
Il governo indiano vuole negoziare con i più grandi editori scientifici del mondo un abbonamento a livello nazionale, piuttosto che diversi accordi con le singole istituzioni che sarebbero utilizzabili solo dai ricercatori [Nature]

3 Promesse climatiche
×  Xi Jinping ha annunciato che la Cina intende raggiungere zero emissioni di anidride carbonica entro il 2060. Se mantenesse la promessa la temperatura globale aumenterebbe tra 0,2°C e 0,3°C in meno rispetto alle previsioni. Ma parla sul serio? Ci sono buoni motivi per credergli [Foreign Policy]
×  Alla vigilia della conferenza dell’ONU sulla biodiversità, i governi di 64 Paesi più l’Unione Europea si impegnano a intraprendere una serie di azioni per intervenire sulla perdita di biodiversità [Le Monde €]

4 Nessuno si appella al regolamento della National Academy of Sciences contro le molestie nell’università
La National Academy of Sciences denuncia che nessuno ha usato il sistema di segnalazione messo in atto lo scorso anno, anche se esistono ben noti molestatori sessuali in diverse università americane [Nature]

5 Qualche trucco matematico per leggere criticamente i dati sulla pandemia di COVID-19
Sono stata invitata a una festa in giardino a cui parteciperanno 20 persone. Nella nostra zona vengono trovati in media 1 caso positivo ogni 500 persone sottoposte a test randomicamente. So che interagirò da vicino con 5 persone, moderatamente da vicino con altre 5 e solo da lontano con gli altri 10 invitati. Qual è la probabilità che io venga infettata? Questi e altri piccoli quesiti matematici per interpretare i dati comunicati dalle istituzioni e per calcolare il nostro rischio personale di essere contagiati o di morire [Quanta Magazine]

6 La commercializzazione dei computer quantistici è cominciata prima che siano pronti
Quest’anno i fondi di venture capital hanno investito 495 milioni di dollari nel settore della computazione quantistica. Quasi il doppio rispetto allo scorso anno. Anche se le macchine esistenti sono ancora instabili e di piccola scala, c’è chi sta scommettendo che potrebbero già essere utilizzate dall’industria a patto di imparare a usarle. Per questo i finanziamenti non hanno raggiunto solo le startup che lavorano sull’hardware, ma anche quelle che si concentrano sullo sviluppo di software di diverso livello. La speranza è quella di ripercorrere la storia dei computer classici: la prima generazione era sufficientemente semplice da usare, tanto che la loro commercializzazione ebbe successo e permise di finanziare lo sviluppo della seconda generazione [The Economist]

Tutti vegetariani per il clima?

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 25 settembre 2020]

Per la prima volta nel 2020 e a un anno dall’ultimo sciopero globale per il clima, oggi i ragazzi di Fridays For Future scendono in piazza per chiedere ai governi di agire urgentemente contro il cambiamento climatico.

Il momento non potrebbe essere più opportuno. La scorsa settimana si è chiusa con i cieli di San Francisco tinti di arancione, a causa dagli incendi che hanno bruciato circa 1,2 milioni di ettari di foresta nella sola California. Questa settimana si è aperta con la notizia che il ghiaccio artico ha toccato il secondo più basso livello di estensione mai osservato.

Il Polo Nord è una specie di sentinella per il cambiamento climatico. Gli effetti del riscaldamento globale da quelle parti si vedono più velocemente che altrove. La notizia ha guadagnato la prima pagina del quotidiano Le Monde non più tardi di mercoledì insieme a un bilancio sull’offerta di pasti vegetariani nelle scuole pubbliche francesi.

La produzione e distribuzione di cibo è infatti al secondo posto tra le attività umane inquinanti, essendo responsabile di una quantità stimata tra un quarto e un terzo delle emissioni di gas a effetto serra ogni anno (13,7 miliardi di tonnellate). Di questa porzione, quasi il 60% è legato alla produzione di carne e latticini. Dopo il settore dell’energia, è l’industria alimentare che sta lentamente finendo del mirino degli attivisti per il clima. Ne è prova il fatto che alcuni tra i più grandi fondi comincino a incorporare gli impatti ambientali nel calcolo del valore a rischio degli investimenti nel settore alimentare.

A sottolineare l’importanza di una dieta vegetariana ci si è messo anche Sir David Attenbourough. Il naturalista e produttore cinematografico britannico ha lanciato questa settimana il suo nuovo film ‘A life on our planet’ dicendo che per salvare la biodiversità sulla Terra occorre ridurre, fino quasi a eliminarlo, il consumo di carne. A fine novembre anche la BBC aveva prodotto un documentario sul tema, intitolato ‘Meat: A Threat to Our Planet?’ (che si può vedere qui).

Infine, poche settimane fa un gruppo di ricercatori statunitensi ha pubblicato su Nature Sustainability uno studio che stima che l’adozione di una dieta che riduce del 70% il consumo di carne porterebbe a un risparmio di 332 miliardi di tonnellate di CO2, l’equivalente di quanto è stato globalmente emesso negli ultimi 9 anni.

Diminuire il consumo di carne è quindi una necessità se si vuole raggiungere, come ha deciso l’Unione Europea, il livello zero di emissioni nette entro il 2050 per rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi. Ma una simile transizione è fattibile? Come dovrebbero cambiare le nostre diete per essere più sostenibili per l’ambiente? Quali sono le politiche più efficaci per avviare questo cambiamento?

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Letture per il finesettimana #1

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 18 settembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di fosfina nell’atmosfera di Venere, incendi in California, di come anche le prove scientifiche più solide (figuriamoci quelle incerte) passino attraverso il filtro delle emozioni, il ‘vaccino di Oxford’ contro COVID-19, immunità dei pipistrelli e test rapidi.
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1 Trovati possibili segni di vita nelle nubi di Venere
Osservando la luce emessa dall’atmosfera di Venere, gli scienziati hanno rilevato la presenza della molecola fosfina a una concentrazione di 20 parti per miliardo. Attualmente gli unici processi chimici che conosciamo in grado di giustificare questa osservazione sono quelli di ossidoriduzione effettuati da microrganismi anaerobi [The Economist]

2 L’estensione degli incendi che hanno colpito la California quest’anno è dovuta al cambiamento climatico. Ma anche a una cattiva manutenzione delle foreste
Fino all’inizio del 1900 le foreste della Sierra Nevada venivano gestite con periodici incendi controllati per diminuire il rischio di devastanti incendi spontanei. La pratica venne abbandonata e, secondo i dati raccolti nel 2015, la foresta era più densa di un secolo prima. Ma non in salute. A causa del cambiamento climatico i periodi di siccità sono diventati sempre più frequenti e si è diffusa nella zona una specie letale di insetti. Gli alberi sono morti in grande quantità e cadendo al suolo si sono mescolati con la vegetazione sottostante creando uno strato di legna secca pronta a prendere fuoco. Riprendere la pratica degli incendi controllati adesso è difficile: il cambiamento climatico ha ridotto enormemente le giornate dell’anno con le condizioni meteo adatte (secche ma non troppo) [San Francisco Chronicle]

3 Quando i fatti generano in noi emozioni negative tentiamo di ignorarli
Le nostre emozioni filtrano le informazioni che riceviamo, anche se sono basate su solide prove scientifiche. E, quando l’argomento diventa questione di identità, essere più competenti o più esperti o più colti, finisce per esasperare questa tendenza. Tim Harford, l’undercover economist del Financial Times, ha pubblicato un nuovo libro in cui racconta qual è il nostro rapporto con i numeri che descrivono aspetti sensibili della realtà in cui viviamo. Il suo consiglio è di contare fino a 3 [The Guardian]

4 Cosa possono insegnarci i pipistrelli sull’immunità alla COVID-19?
Tra i virus che raggiungono gli umani tramite un salto di specie, quelli arrivati dai pipistrelli sono più virulenti rispetto a quelli originati da altri mammiferi. Eppure, per loro non rappresentano un grosso pericolo. Il sistema immunitario innato dei pipistrelli produce grandi quantità di interferone innescando la prima risposta all’attacco del virus e impedendogli di replicarsi (nei casi gravi di COVID-19 si è osservata una risposta ritardata e incontrollata del sistema immunitario innato). Inoltre, i virus che si sono evoluti insieme ai pipistrelli sono diventati resistenti a una delle risposte del sistema immunitario innato degli esseri umani: la febbre. Anche la comprensione della parte adattiva della risposta immunitaria sembra promettente per sviluppare trattamenti e vaccini [Financial Times]

5 Come hanno fatto Sarah Gilbert e il suo team di Oxford ad arrivare così lontano, così velocemente nello sviluppo di un vaccino contro la COVID-19?
“I tempi per ottenere i primi risultati sull’efficacia, obiettivo dello studio clinico di fase 3 attualmente in corso, dipendono dal livello di trasmissione del virus all’interno del gruppo di pazienti vaccinati. Quindi difficili da prevedere. Anche quando avremo dimostrato l’efficacia del vaccino, la strada sarà ancora lunga, dovremo non solo produrlo, ma anche spostarlo nel mondo e far sì che i centri vaccinali riescano a vaccinare le persone. È necessario quindi abbassare un po’ le aspettative delle persone” [Life sicentific – BBC Radio 4]

6 Quanto sono promettenti i test rapidi per la ricerca dell’antigene del virus SARS-Cov-2?
I test che cercano gli antigeni del nuovo coronavirus sono in corso di sviluppo in diversi Peaesi del mondo e in alcuni sono già stati approvati dalle autorità farmaceutiche. Più veloci ma meno sensibili rispetto al test che ricerca l’RNA virale nella saliva con la tecnica della PCR. Il risultato arriva in qualche decina di minuti ma la probabilità di identificare un positivo è tanto più piccola quanto più tempo è passato dalla prima manifestazione dei sintomi. Il rischio è di ottenere un senso di falsa sicurezza inducendo le persone a non rispettare i comportamenti utili a contenere il contagio [Nature]

Le notizie di scienza della settimana #73

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 26 settembre 2018]

La lettera in cui Galileo Galilei critica il sostegno al modello geocentrico da parte della Chiesa cattolica. La lettera risalirebbe al dicembre del 1613 ed è indirizzata all'amico e matematico pisano Benedetto Castelli. Il documento potrebbe confermare che la copia che il frate domenicano Niccolò Lorini consegnò al tribunale dell'Inquisizione a Roma nel 1615 non era stata modificata ad arte, come sostenne a lungo lo stesso Galileo, ma era effettivamente l'originale. Solo successivamente Galileo avrebbe moderato i toni della lettera, che Castelli gli aveva nel frattempo restituito, per evitare ciò che poi accadde: il processo e la condanna per eresia. A trovare la lettera è stato Salvatore Ricciardo, post-doc in storia della scienza all'Università di Bergamo. I documenti della biblioteca indicano che la lettera è stata inclusa nel catalogo nel 1840, ma è probabile che fosse lì già da un secolo. Potrebbe essere passata inosservata poiché gli studiosi di Galileo consultano naturalmente la British Library, piuttosto che la biblioteca della Royal Society.
È stata scoperta nella biblioteca della Royal Society di Londra la lettera in cui Galileo Galilei critica il sostegno al modello geocentrico da parte della Chiesa cattolica. La lettera risalirebbe al dicembre del 1613 ed è indirizzata all’amico e matematico pisano Benedetto Castelli. Il documento potrebbe confermare che la copia che il frate domenicano Niccolò Lorini consegnò al tribunale dell’Inquisizione a Roma nel 1615 non era stata modificata ad arte, come sostenne a lungo lo stesso Galileo, ma era effettivamente l’originale. Solo successivamente Galileo avrebbe moderato i toni della lettera, che Castelli gli aveva nel frattempo restituito, per evitare ciò che poi accadde: il processo e la condanna per eresia. A trovare la lettera è stato Salvatore Ricciardo, post-doc in storia della scienza all’Università di Bergamo. I documenti della biblioteca indicano che la lettera è stata inclusa nel catalogo nel 1840, ma è probabile che fosse lì già da un secolo. Potrebbe essere passata inosservata poiché gli studiosi di Galileo consultano naturalmente la British Library, piuttosto che la biblioteca della Royal Society. Credit: Mr.Shoval / Wikipedia. Licenza: Public Domain.

LA SCIENZA DEI TEST DELLA PERSONALITÀ

Dall’analisi dei questionari di 1,5 milioni di persone, un gruppo di ricercatori della University of California San Diego ha identificato quattro tipi di personalità che sarebbero rappresentativi della maggioranza dei rispondenti: reservedself-centered role model e average (la categoria più popolata) . La ricerca è stata pubblicata la scorsa settimana su Nature Human Behaviour. I questionari considerati misurano i cinque fattori del modello Big Five, la teoria psicologica secondo cui esistono cinque tratti salienti (estroversione, amichevolezza, coscienziosità, instabilità emotiva e apertura mentale) che permettono di prevedere i comportamenti umani, come l’inclinazione per un certo tipo di lavoro, la forza delle relazioni interpersonali, persino la probabilità di sviluppare malattie mentali o fisiche. I questionari restituiscono però uno spettro continuo: ognuno di noi può avere una diversa combinazione di punteggi. I ricercatori statunitensi hanno impiegato un algoritmo di machine learning preso a prestito dalla fisica delle particelle per raggruppare le risposte. Il software è stato prima allenato su un campione di 150 000 questionari, da cui ha appreso il numero e le caratteristiche delle quattro categorie. Ad esempio la categoria media è popolata da profili con punteggi alti su instabilità emotiva ed estroversione, bassi su apertura e medi su amichevolezza e coscienziosità, mentre la categoria self-centered è caratterizzata da estroversione elevata, instabilità media, scarsa apertura mentale, coscienziosità e amichevolezza. L’algoritmo ha poi processato i dati restanti, confermando la validità di questa categorizzazione. L’analisi mostra come sia possibile sintetizzare una grande quantità di dati. Se però questa classificazione sia utile per prevedere i nostri comportamenti resta da dimostrare.[Scientific American; Dana G. Smith] 

La versione digitale del paradigma Big Five è stata sfruttata dalla società Cambridge Analytica, specializzata nella pianificazione di campagne informative di microtargeting, per influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016. Cambridge Analytica ha ottenuto i dati Facebook di 50 milioni di elettori americani da Aleksandr Kogan, un ricercatore dell’Università di Cambridge che aveva collaborato allo sviluppo di un modello che assegnava un punteggio a ciascun tratto di personalità a partire dall’attività degli utenti sul social network (reti di amicizia, ‘Like’, commenti). [University of Cambridge; Communication Office]

Il risultato pubblicato su Nature Human Behaviour arriva pochi giorni dopo la pubblicazione del libro “The Personality Brokers: The Strange History of Myers-Briggs and the Birth of Personality Testing”, in cui Merve Emre raccontata la storia del test della personalità più diffuso negli uffici delle risorse umane, il Myers-Briggs Type Indicator (MBTI). Ogni anno due milioni di persone in 26 Paesi del mondo si sottopongono a questo test: aspiranti impiegati, studenti, soldati, persone in cerca di un partner. Il test è basato sull’intuizione di Katharine Briggs e di sua figlia Isabel Myers: ciascuno di noi può essere classificato in base a quattro caratteristiche dicotomiche ( estroversione / introversione, intuizione / riflessione, razionalitè /istinto, giudizio / percezione). Emergono così 16 tipi diversi (le combinazioni possibili di quattro variabili ciascuna con due valori). Emre conclude che l’MBTI non ha alcuna base scientifica e che è uno dei prodotti più insensati del capitalismo. Del resto anche l’Educational Testing Centre, l’organo che amministrava uno dei primi test per l’ammissione ai college americani, studiò l’MBTI e concluse che non aveva alcuna base scientifica (più di metà di coloro che ripetevano due volte il test ottenevano risultati diversi, la maggior parte dei profili non poteva essere assegnato ai valori estremi di ciascuna caratteristica ma piuttosto cadeva nel mezzo). [The New Yorker; Louis Menand]

QUANTO CI COSTA IL CAMBIAMENTO CLIMATICO?

Saranno gli Stati Uniti e la Cina a pagare il prezzo più alto per gli effetti del cambiamento climatico. Ad affermarlo è un articolo pubblicato lunedì sulla rivista Nature Climate Change che offre una stima del costo socioeconomico legato a ciascuna tonnellata di CO2 emessa per oltre 200 Paesi. Il lavoro considera per la prima volta il contributo dei diversi Stati separatamente, e questo aumenta la sua importanza anche a livello politico, soprattutto in vista della prossima Conferenza delle Parti, che si terrà a dicembre a Katowice in Polonia e che discuterà delle sorti dell’accordo di Parigi. I due maggiori emettitori, USA e Cina, perderebbero 48 e 24 $ per tonnelata rispettivamente, e il costo globale ammonterebbe a 400$ per tonnellata (questo significherebbe che solo nel 2017 abbiamo perso 16 000 miliardi di dollari). I risultati confermano inoltre le disuguaglianze tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo, che hanno emesso meno finora ma pagano già conseguenze più gravi (Canada e Russia guadagnano ancora dalle emissioni di biossido di carbonio, mentre l’India perde 10 $ per ogni tonnellata). [Nature; Editorial]

Entro la fine del secolo potrebbero essere 13 milioni i cittadini statunitensi costretti a spostarsi a causa del cambiamento climatico. Questa la stima di uno studio pubblicato lo scorso anno su Nature Climate Change che ha considerato l’effetto dell’innalzamento dei mari e della temperatura sulle popolazioni che abitano le coste del Paese. Sei milioni le persone costrette a spostarsi solo in Florida. La migrazione annunciata sarebbe paragonabile alla cosiddetta Great Migration, che tra il 1910 e il 1970 vide sei milioni di afroamericani spostarsi dagli stati del sud verso le città industrializzate del nord. Tuttavia, mentre la Great Migration interessò un numero ristretto di stati, il fenomeno che abbiamo davanti riguarderà probabilmente tutto il Paese, con gli abitanti delle coste che cercheranno rifugio all’interno e in regioni più elevate. [The Guardian; Oliver Milman]

RICERCA E SOCIETÀ

Sono più di 5 000 gli scienziati tedeschi che hanno pubblicato articoli sulle cosiddette riviste predatorie. Sarebbero 400 000 i ricercatori coinvolti a livello globale. Il volume del fenomeno è triplicato dal 2013 a oggi. È quanto ha scoperto un team di giornalisti investigativi, appartenenti a diversi Paesi tra cui Germania, Francia, Austria, Norvegia, India, Corea del Sud, analizzando oltre 175 000 articoli pubblicati su riviste pseudo-scientifiche: pagare per pubblicare ottenendo anche il timbro di garanzia di un rigoroso processo di peer review. Creando identità fasulle, i giornalisti sono riusciti a pubblicare articoli del tutto inventati in pochi giorni, scoprendo che spesso non veniva condotta alcuna revisione. Il giro di affari delle riviste predatorie non si limita all’editoria, ma riguarda anche le conferenze scientifiche. Molti ricercatori hanno dichiarato di aver accettato di pubblicare su questi giornali a causa delle pressioni subite per ottenere posizioni di lavoro stabili o avanzamenti di carriera. (L’inchiesta pubblicata sul Süddeutsche Zeitung Magazin è stata tradotta in italiano da Internazionale, n.1274). [NDR, Suddeutsche Zeitung in collaborazione con The Guardian, Le Monde, New Yorker, Indian Express, Newstapa e altri]

Ci sono anche due italiani tra gli 11 astri nascenti della scienza individuati dal Nature Index in combinazione con il League of Scholars Whole-of-Web (WoW) ranking. Si tratta di Silvia Marchesan, chimica dell’Università di Trieste, e Giorgio Vecchiano, ecologo dell’Università di Milano. L’analisi si è concentrata su 500 ricercatori con pubblicazioni in 82 riviste indicizzate nel 2017 e che hanno pubblicato il primo articolo meno di 20 anni fa. Gli 11 astri nascenti hanno mostrato una crescita annuale nel numero di citazioni e hanno ottenuto un punteggio elevato nel ranking WoW, un algoritmo simile al Google PageRank che valuta la capacità di creare reti di collaboratori e l’impatto della ricerca anche fuori dall’ambito accademico. [Catherine Armitage, Katherine Bourzac, Elie Dolgin e Smriti Mallapaty; Scientific American]

L’espulsione di Peter Gøtzsche dalla Cochrane Collaboration, proposta lo scorso 13 settembre dal direttivo della stessa organizzazione, ha aperto una crisi all’interno della storica associazione votata Evidence Based Medicine. La decisione è probabilmente motivata dalla critica mossa a luglio dal Nordic Cochrane Center alla revisione sul vaccino HPV, che la collaborazione aveva pubblicato a maggio di quest’anno. L’epidemiologo Eugenio Paci ha commentato l’accaduto ripercorrendo un caso simile sullo screening mammografico [Eugenio Paci; Scienza in rete]. La decisione di espellere Gøtzsche ha causato le dimissioni di quattro membri del direttivo. Il network italiano della Cochrane riflette sull’accaduto [Network italiano Cochrane; Scienza in rete]. Infine Luca Carra ha intervistato Tom Jefferson, autore insieme a Jørgensen di un editoriale, pubblicato sul British Medical Journal a marzo del 2018 dal titolo “Redefining ‘E’ in EBM”, dove la E andrebbe intesa come “Ethics” oltre che come “Evidence” [Luca Carra; Scienza in rete]