Le notizie di scienza della settimana #85

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 22 gennaio 2019]

He Jiankui, lo scienziato cinese che a novembre aveva annunciato di aver fatto nascere una coppia di gemelle con DNA modificato mediante la tecnica CRISPR, è stato licenziato dalla Southern University of Science and Technology di Shenzen, nella provincia sudorientale di Guandong. La decisione arriva dopo che una squadra di investigatori incaricati dalle autorità sanitarie provinciali ha concluso che He Jiankui ha violato il regolamento nazionale che proibisce di utilizzare tecniche di editing genomico a scopri riproduttivi. Non solo: secondo gli investigatori l’esperimento di He Jiankui trasgredisce la norma che impedisce a persone affette dal virus dell’HIV di intraprendere percorsi di fecondazione assistita. Nell’immagine: He Jiankui durante il Summit on Human Genome Editing in Hong Kong il 27 novembre 2018, il giorno dopo l’annuncio di aver fatto nascere le prime due gemelle con DNA modificato con la tecnica CRISPR. Credit: 湯惠芸 / Wikipedia. Licenza: pubblico dominiio.

MISURE PER CONTRASTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Come rendere accettabile una tassa sulle emissioni? Un sondaggio condotto su cinquemila persone di cinque Paesi diversi ha mostrato che una carbon tax globale sarebbe socialmente più accettabile se venisse ridistribuita tra i cittadini, sia abbassando le tasse sul lavoro che in forma di dividendi [Nature; Stefano Carattini, Steffen Kallbekken, Anton Orlov]

Durante la sessione dedicata alla geoingegneria dell’incontro annuale dell’American Geophysical Union si respirava l’aria di una crisi esistenziale. La geoingegneria ha come obiettivo quello di trovare soluzioni tecnologiche per rallentare il riscaldamento globale. Tra le proposte, una delle più popolari è il solar radiation management basato sull’idea di riflettere i raggi solari. Tuttavia molti scienziati ritengono che la ricerca in questo campo crei un disincentivo ad attuare politiche incisive di riduzione delle emissioni, l’unica vera soluzione al problema del clima [Undark Magazine; Dave Levitan]

Il 2018 è stato un anno record per il clima. Carbon Brief pubblica il rapporto annuale sullo stato del clima con i dati aggiornati al 2018 (tranne quelli non disponibili a causa dello shutdwon del Governo statunitense). Il dato più importante è quello sul riscaldamento degli oceani che nel 2018 hanno assorbito circa 9 zettajoules, pari a 18 volte l’energia totale consumata sulla Terra nello stesso anno [Carbon Brief; Zeke Hausfather]

OPEN ACCESS: PRIME VITTORIE
Il consorzio tedesco Projekt Deal ha firmato un accordo ‘read and publish’ con Wiley. Per tre anni gli istituti di ricerca e le biblioteche del consorzio potranno accedere a tutti i contenuti pubblicati dall’editore dal 1997. Allo stesso tempo i ricercatori di Projekt DEAL potranno pubblicare i loro articoli in Open Access. Restano invece congelate le relazioni di Projekt DEAL con gli altri due colossi dell’editoria scientifica, Elsevier e Springer Nature [German Rectors’ Conference]

Il comitato editoriale del Journal of Informetrics di Elsevier si dimette e fonda una nuova rivista Open Access. La decisione arriva dopo che l’editore ha rifiutato di abbassare le commissioni richieste per pubblicare in Open Access (1800 dollari più le tasse) e di rendere accessibili i dati riguardanti le citazioni. La nuova rivista, intitolata Quantitative Science Studies, sarà pubblicata da MIT Press e ha ricevuto un finanziamento anche dalla German National Library of Science and Technology [Nature; Dalmeet Singh Chawla]

L’archivio di preprint BioRxiv cresce in volume e popolarità. Solo nel 2018 sono stati caricati quasi 19 mila preprint, più di quanto sia avvenuto nel totale dei primi quattro anni di vita dell’archivio. In aumento anche il numero di letture, che a ottobre del 2018 ha raggiunto il livello record di 1,1 milioni di download. L’analisi degli articoli caricati fino al 2016 mostra che 2/3 di questi sono stati poi pubblicati su giornali con peer review e che il numero di download è correlato con l’impact factor della rivista di destinazione [BioRxiv; Richard J. Abdill, Ran Blekhman]

RICERCA E SOCIETÀ
Il direttore generale del MIUR Daniele Livon chiarisce sul blocco delle assunzioni nelle università. In una lettera inviata ai rettori delle università italiane Livon precisa che riguarderà solo i punti organico 2019. Restano incerte le sorti di 1500 ricercatori a tempo determinato in attesa di stabilizzazione [ROARS; Redazione]

Il crowdfunding della ricerca premia le donne e i giovani. Analizzando 700 richieste di finanziamento sulla piattaforma Experiment.com, un gruppo di sociologi dell’ESMT di Berlino ha osservato che le donne hanno un tasso di successo del 57% mentre gli uomini del 43%. Ma nel prevedere il successo della raccolta è ancora più significativo il grado di esperienza: i ricercatori senza dottorato si attestano al 61% mentre i professori si fermano al 33% [Nature; HollyElse]

Pseudoscienza: gli scienziati indiani protestano all’Indian Science Congress. Il convegno, che si tiene ogni anno, ha ospitato interventi che screditano Newton e Einstein e che affermano che la ricerca sulle staminali e la fecondazione in vitro venivano già praticate in India migliaia di anni fa. Gli organizzatori hanno dichiarato che dal prossimo anno chiederanno ai relatori di inviare i loro contributi in anticipo e affideranno la moderazione dei seminari ai loro membri [Reuters; Sankalp Phartiyal, Alison Williams]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Il Governo Conte ha investito di meno in ricerca e università? [Scienza in rete; Luca Carra, Sergio Cima]

Le aziende italiane che credono ancora nella ricerca [Scienza in rete; Sergio Cima]

Il Patto Trasversale per la scienza, un sasso nello stagno italiano [Scienza in rete; Pietro Greco]

SEIS, la missione di InSight per sentire il cuore di Marte [Scienza in rete: Anne-Marie Bruyas]

Etica della chimica nella formazione dei ricercatori [Scienza in rete; Valentina Domenici]

IN BREVE
La calotta di ghiaccio che copre la Groenlandia si sta sciogliendo sempre più velocemente. In poche decadi potrebbe contribuire sostanzialmente all’aumento del livello degli oceani [The New York Times]

Cambia l’esame di maturità: due materie nella seconda prova [Il Sole 24 Ore]

Presentato al CERN il progetto successore dell’LHC, il Future Circular Collider [The Conversation]

Sarebbe stato manipolato il dossier sul glifosato sulla base del quale il Parlamento europeo ne ha rinnovato l’autorizzazione alla fine del 2017 [The Guardian]

Il tribunale amministrativo di Lione annulla l’autorizzazione a utilizzare l’erbicida Roundup Pro 360, contenente glifosato, invocando il principio di precauzione [Le Monde]

Mentre lo shutdown prosegue, gli scienziati americani lottano per tenere in vita piante e animali nei loro laboratori [Los Angeles Times]

 

 

Le notizie di scienza della settimana #84

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 dicembre 2018]

Scoperto in provincia di Varese da tre paleontologi italiani un nuovo dinosauro: si chiama Saltriovenator zanellai e risale a 198 milioni di anni fa. La scoperta è importante per almeno tre motivi. In primo luogo il dinosauro, che appartiene alla famiglia dei teropodi, risale a un periodo relativamente poco noto, il primo Giurassico. In secondo luogo è di grandi dimensioni, probabilmente il suo peso raggiungeva la tonnellata. Infine la struttura della sua mano darebbe informazioni sull’origine degli uccelli. Nell’immagine la ricostruzione dello scheletro del Saltriovenator zanellai secondo gli scienziati che lo hanno scoperto. Immagine estratta da: Cristiano Dal Sasso​, Simone Maganuco, Andrea Cau, “The oldest ceratosaurian (Dinosauria: Theropoda), from the Lower Jurassic of Italy, sheds light on the evolution of the three-fingered hand of birds”, Peer J vol.6, p. e5976, DOI: 10.7717/peerj.5976.

DA KATOWICE A BRESCIA
Nella serata di sabato 15 dicembre, con un giorno di ritardo rispetto al previsto, i 23 000 delegati alla COP24 riuniti a Katowice in Polonia hanno raggiunto un accordo. Il testo concordato stabilisce le regole di applicazione dell’accordo di Parigi che entrerà in vigore nel 2020. In particolare richiede che i Paesi rendicontino ogni due anni i tagli alle emissioni di gas serra a partire dal 2024. Per quanto riguarda la necessità di puntare a obiettivi di riduzione più ambiziosi, come richiesto dall’ultimo rapporto dell’IPCC, il testo contiene solo alcuni riferimenti ma non stabilisce alcun obbligo. [Climalterandti; Marina Vitullo, Stefano Caserini, Giacomo Grassi, Valentino Piana, Claudio della Volpe, Sylvie Coyaud e Luca Lombroso]

Su Carbon Brief un’analisi dettagliata dei test finali concordati a Katowice. La prossima conferenza delle parti si terrà in Cile nel 2019, mentre per la COP26 il Ministro dell’ambiente Sergio Costa ha avanzato la candidatura dell’Italia che competerà con quella del Regno Unito. [Carbon Brief; Simon Evans, Jocelyn Timperley]

È Brescia la città con il maggior numero di superamenti dei limiti di concentrazione di PM 10 nel 2017, seguono Torino e Lodi. Questi alcuni dei risultati del “Rapporto Qualità dell’ambiente urbano” pubblicato da ISPRA, l’stituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il rapporto monitora inoltre il livello di ossidi di azoto e altre polveri sottili, le PM 2.5, e il consumo di suolo, quantificando, in termini monetari, la perdita di servizi ecosistemici. Tra il 2016 e il 2017 sono stati persi 650 ettari di territorio, corrispondenti a un costo complessivo tra i 215 e i 270 milioni di euro. Roma ha registrato il maggior numero di sprofondamenti (voragini): 136 solo nei primi 10 mesi del 2018. [Lettera 43; Redazione]

UNA NUOVA INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Sono stati pubblicati tre nuovi documenti da parte dell’High-Level Expert Group on Artificial Intelligence della Commissione Europea . Il primo offre una nuova definizione di intelligenza artificiale distinguendo i sistemi esclusivamente composti da software (machine learning) da quelli che invece sono integrati con strutture hardware (robotica e sensori) [A definition of AI]. Il secondo documento descrive vari casi in cui l’intellligenza artificiale ha già cambiato la nostra vita in meglio ed evidenzia l’impegno della Commissione nel stanziare programmi di finanziamento ad hoc, come Digital Europe, all’interno del prossimo programma quadro Horizon Europe [AI real benefits]. Infine il terzo documento, per ora preliminare, traccia le linee guida per un’intelligenza artificiale “affidabile”, sia nel garantire il rispetto di una serie di diritti fondamentali, che nell’assicurare una certa robustezza tecnica. [Draft Ethics guidelines for trustworthy AI].

Un reportage dalle città cinesi in cui lavorano gli “etichettatori” delle immagini utilizzate per allenare i sistemi di intelligenza artificiale. Sono città di provincia nelle regioni di Henan, Shandong e Hebei a ospitare aziende come queste. Ogni giorno i loro dipendenti passano in rassegna migliaia di immagini alla ricerca di una serie di oggetti: una sedia, una scala, un tavolo da caffé. Se li trovano tracciano un cerchio attorno all’oggetto e lo etichettano. Un supervisore ricontrolla il loro lavoro alla fine della giornata. Questi servizi vengono acquistati dalle compagnie che sviluppano software per il riconoscimento delle immagini. Per imparare a riconoscere una scala in una foto, soprattutto se di bassa qualità, questi sistemi hanno bisogno di allenarsi su migliaia di immagini già etichettate. [GQ China, traduzione ChinAI newsletter; Jeffrey Ding]

Tutti i software per la selezione del personale rischiano di essere discriminatori. È quanto emerge dall’analisi condotta dall’orgrnizzazione no profit Upturn. L’utilizzo di dati storici riguardanti le assunzioni è la fonte primaria dei bias di questi algoritmi. In più il sistema legislativo sembra non essere pronto a gestire casi di discriminazione derivanti dall’impiego di questi sistemi. C’è però una nota positiva: gli algoritmi per la selezione del personale possono aiutare i datori di lavoro a individuare comportamenti discriminatori adottati in passato e correggerli. [MIT Technology Review; Clocking In]

RICERCA E SOCIETÀ
Chi sono gli Highly Cited Researchers? È stata pubblicata il 27 novembre scorso la lista 2018 degi Highly Cited Researchers di Clarivate Analytics. Sono 91 gli scienziati appartenenti a istituzioni italiane, di cui solo 8 vengono dall’estero. Sono molti di più gli italiani highly cited che lavorano all’estero. Abbiamo intervistato alcuni di loro per capire cosa li ha spinti a partire, a tornare o ad arrivare in Italia. [Scienza in rete; Sergio Cima, Chiara Sabelli]

«Il consenso l’avete dato, il consenso lo togliete!». Scoppia la protesta dei ricercatori che si vedono negare l’assunzione nel 2019 per il blocco disposto con il maxiemendamento alla Finanziaria con l’inserimento del comma 208-bis (blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione fino al 15 novembre 2019). Pochi giorni prima, il sottosegretario al MIUR Lorenzo Fioramonti così rispondeva a un gruppo di ricercatori precari che rinfacciavano al governo di aver dato molti consensi alle elezioni del 4 marzo: «Il consenso l’avete dato, il consenso lo togliete!». Si riferiva ovviamente alla prossime Elezioni europee. [la Repubblica; Corrado Zunino]

Ecco quali sono stati gli eventi salienti nella scienza durante il 2018 secondo BBC News: il nuovo rapporto IPCC 1,5°C, il lancio della sonda della NASA Parker Solar Probe, l’impianto spinale che ha permesso a tre uomini paralizzati di camminare di nuovo. E poi la crisi della plastica nelle acque degli oceani che ha portato all’intervento dell’esercito in Indonesia, l’atterraggio su Marte del lander InSight, e molto altro ancora. [BBC News; Pallab Ghosh]

I dieci migliori libri di scienza del 2018 secondo Nature. La lista compilata dalla prestigiosa rivista scientifica include “A Lab of One’s Own: Science and Suffrage in the First World War” di Patricia Fara, che racconta come le battaglie condotte dalle sufraggette abbiano favorito l’ingresso delle donne nei laboratori scientifici. C’è anche “X, Y & Z: The Real Story of How Enigma Was Broken”, di Dermot Turing, nipote del famoso matematico, che descrive il lavoro dei matematici polacchi fondamentale per decifrare il sistema di crittografia Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale. Selezionato anche “Genetics in the Madhouse: The Unknown History of Human Heredity”, di Theodore M. Porter, che rintraccia le origini della genetica negli studi sull’ereditarietà delle malattie mentali condotti alla fine dell’ottocento all’interno dei manicomi. [Nature]

 

Le notizie di scienza della settimana #83

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 14 dicembre 2018]

Sono state rese pubbliche il 5 dicembre scorso tre nuove mappe che mostrano le aree del pianeta più esposte al rischio sismico e quelle che, nel caso di un terremoto, subirebbero i danni maggiori in termini di morti, edifici crollati, danni all’economia (in particolare le tre mappe si riferiscono a hazard, risk ed exposure). A realizzarle, dopo quasi dieci anni di lavoro, è il Global Earthquake Model, un consorzio di università e industrie fondato dall’OCSE con sede a Pavia. Per la prima mappa i ricercatori hanno incorporato oltre 30 modelli nazionali e regionali di attività sismica con l’obbiettivo di calcolare la probabilità che un certo evento sismico con determinate caratteristiche si verifichi in ciascuna zona. Per la seconda hanno svolto un’indagine sui materiali e l’architettura degli edifici, mentre per la terza hanno misurato la distribuzione e la densità delle costruzioni. Nell’immagine i danni provocati dal terremoto del 28 settembre scorso a Petobo, un villaggio a sud della capitale Palu nella provincia centrale dell’isola di Sulawesi, Indonesia. Credit: Devina Andiviaty / Wikipedia. Licenza: CC BY-SA 3.0.

SALUTE PUBBLICA
Un nuovo test, rapido ed effettuabile sul campo, per diagnosticare Ebola, Malaria e febbre di Lassa. Lo ha messo a punto un gruppo di ricercatori proveniente da Stati Uniti, Guinea e Senegal grazie al finanziamento della Becton, Dickinson and Company. I risultati dei test sugli animali e sugli esseri umani sono stati pubblicati su Science Translational Medicine. Il dispositivo ha il pregio di poter essere usato sul campo, senza dover mandare i campioni di sangue in un laboratorio. Inoltre è di facile lettura e non richiede un addestramento specifico. Gli scienziati intendono migliorare ulteriormente le sue prestazioni, ma il test potrebbe essere presto utilizzato in zone dove manca acqua ed elettricità. [Medical Device and Diagnostic Industry; Amanda Pedersen]

Prostituti e prostitute hanno avuto un ruolo fondamentale nella campagna contro il virus dell’HIV in India. La loro storia viene raccontata da Ashok Alexander, capo dell’iniziativa Avahan promossa dalla Bill & Melinda Gates Foundation per contrastare la diffusione del virus in India. Secondo Alexander i successi ottenuti dal programma, che ha raggiunto 270 mila persone del mondo della prostituzione in quasi 700 villaggi e distribuito oltre 13 milioni di preservativi, è dovuta in gran parte al fatto che prostituti e prostitute si sono uniti per difendere una causa comune. Stabilendo una serie di luoghi di rifugio in cui queste persone potessero fare una doccia calda, riposare in un letto lontani dalle violenze dei partner e dei clienti e sottoporsi a test medici, gli attivisti sono riusciti a comunicare l’importanza della prevenzione e distribuire preservativi. Oggi in India vivono 2,1 milioni di persone affette da virus dell’HIV. La prevalenza è dello 0,22%, inferiore a quella degli Stati Uniti. [Amrit Dhillon; The Guardian]

La commissione promossa da University College, London e The Lancet su migrazione e salute lancia un appello: tutelare la salute dei migranti per favorire la stabilità e lo sviluppo socio economico dei Paesi sviluppati. Questo il messaggio centrale contenuto nel rapporto “The Health of a world on the move”, pubblicato il 5 dicembre scorso. In un quadro politico dominato da populismi e nazionalismi, il rapporto offre delle raccomandazioni di politica sanitaria e delle migrazioni basate sui dati e le osservazioni. A contrastare la retorica secondo cui i migranti provenienti da Paesi in via di sviluppo rappresenterebbero un peso per i sistemi sanitari dei Paesi più ricchi in cui si spostano, gli esperti affermano che le popolazioni migranti hanno tassi di mortalità più bassi rispetto alle popolazioni di arrivo. Inoltre sottolineano la necessità di sviluppare strumenti giuridici che limitino il numero di migranti illegali per cui non è possibile alcun monitoraggio né tutela dello stato di salute. Tra le proposte quella di nominare un inviato speciale delle Nazioni Unite su mirazione e salute. [The Lancet; Ibrahim Abubakar et al.]

EMISSIONI
Pubblicati ieri sera dalla presidenza polacca della COP24, che si concluderà oggi, una serie di testi preliminari che dovrebbero stabilire le regole per mettere in pratica l’accordo di Parigi . Molti i punti ancora aperti: il mercato delle emissioni, il meccanismo di rendicontazione del taglio delle emissioni, il grado di flessibilità che verrà accordato ai Paesi in via di sviluppo. Disattese le speranze di un aumento degli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra che ciascun Paese deve autonomamente stabilire, le cosiddette Nationally Determined Contributions, e l’entità dei finanziamenti destinati al Fondo per l’adattamento e al Fondo per i Paesi meno sviluppati. [Le Monde; Audrey Garric]

Il movimento dei gilet gialli in Francia emerge dalla difficoltà di conciliare giustizia sociale e decarbonizzazione dell’economia. Ecologia e divario sociale si scontrano in queste settimane in Francia, dopo l’annuncio del Presidente Emmanuel Macron di aumentare la tassazione sui carburanti diesel. Da una parte il 50% della popolazione detiene l’8% del patrimonio mentre l’1% dei più ricchi ne possiede il 17%. Dall’altra i cittadini francesi appartenenti all’1% più ricco emettono 160 tonnellate di CO2 all’anno ciascuno. Coloro che appartengono al 10% più povero ne emettono solo 4 all’anno. La strategia avanzata dal governo per ridurre le emissioni è quella di tassare i carburanti, una misura che non tiene conto né del reddito né del patrimonio del contribuente. Da questa contraddizione ha origine la protesta dei gilet jaunes che non si sentono rappresentati da alcuna parte politica. Che siano loro a poter offrire una soluzione al problema di conciliare giustizia sociale e questione ecologista? La riflessione di Fabrice Flipo su The Conversation. [The Conversation; Fabrice Flipo]

RICERCA E SOCIETÀ
Una conferenza organizzata a Mumbai lo scorso settembre ha celebrato l’antica tecnologia aeronautica sviluppata in India ben prima che i fratelli Wright facessero volare il primo aereo. È solo una delle teorie pseudoscientifiche che si stanno diffondendo in India grazie a un misto di superstizione religiosa, nazionalismo e polarizzazione sociale. Altre idee fantasiose riguardano una guerra nucleare antica, il fatto che gli antichi medici indiani praticassero delle forme rudimentali di chirurgia estetica. Le credenze non rimangono però confinate in gruppi ristretti di persone scarsamente istruite ma vengono promosse da figure di rilievo del Paese. È intervenuto alla conferenza di Mumbai anche Prahlada Ramarao, l’ex campo della più grande agenzia di ricerca militare indiana. [Undark; Ruchi Kumar]

Durante la conferenza OpenAccess 2020 svoltasi a Berlino, la Cina ha annunciato di sostenere l’iniziativa di transizione all’OA Plan S, promossa da alcuni tra i maggiori finanziatori della ricerca in Europa. A prendere questa posizione sono state la National Science Library cinese, la National Science and Technology Library e la Natural Science Foundation of China. I rappresentanti di queste istituzioni affermano che il governo ha intenzione di mettere in campo misure concrete per coinvolgere in questa iniziativa tutti i maggiori enti finanziatori della ricerca in Cina. Non è ancora chiaro tuttavia se il governo cinese adotterà tutte le raccomandazioni contenute nell’iniziativa Plan S. [Nature; Quirin Schiermeier]

Perché credere nella monosalute. Intervista a Ilaria Capua. Occorre introdurre un neologismo e parlare di “monosalute” per descrivere la direzione che Ilaria Capua vorrebbe dare all’innovazione scientifica in ambito biomedico. Una direzione che spera possa diventare un metodo: studiare per cercare soluzioni di salute che considerino contemporaneamente il benessere di animali, piante e ambiente oltre che quello degli esseri umani. [Scienza in rete; Rosy Matrangolo]

Le notizie di scienza della settimana #82

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 7 dicembre 2018]

L’epidemia di Ebola in corso nella provincia nordorientale del North Kivu, Repubblica Democratica del Congo, è la seconde più grave di sempre, superata solo da quella del 2014-2016 nell’Africa occidentale. Finora sono 420 le persone contagiate e 240 i morti. Ma perché è così difficile contenerla? In questa intervista Peter Salama, capo dell’Health Emergencies Program presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità, spiega come l’instabilità politica della regione rappresenti una delle sfide più difficili. Il North Kivu è una delle aree del mondo più ricche di cobalto, un metallo fondamentale per le batterie delle auto elettriche ma anche dei dispositivi mobili. Per questo motivo è il teatro di conflitti armati tra bande ribelli da oltre 20 anni. Le minacce e le violenze fisiche subite dalla popolazione hanno generato diffidenza verso gli interventi delle organizzazioni internazionali che combattono Ebola: gli abitanti della regione chiedono di essere protetti anche dalla guerra oltre che dalle malattie. Nonostante questo il vaccino sperimentale contro Ebola è stato ben accettato. A oggi la copertura supera il 95% per oltre il 90% degli anelli (il trattamento è somministrato alle cerchie di contatti delle persone infette). Un altro elemento di complessità è rappresentato dai rischi a cui è esposto il personale sanitario: poche settimane fa un centro di trattamento è stato bersagliato da una pioggia di proiettili. È per questo che i CDC statunitensi hanno ritirato, tra le critiche, il loro personale. Nell’immagine: un operatore sanitario aiuta Jordan Tappero, allora direttore della divisione Global Health Protection dei CDC a indossare la maschera protettiva prima di entrare nell’unità di trattamento di Ebola ELWA 3 allestita da Medici Senza Frontiere ad agosto del 2014 a Monrovia in Liberia. Credit: CDC Global / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

DA SHARM EL SHEIKH A KATOWICE
La Convenzione sulla Biodiversità delle Nazioni Unite (CBD) decide di non imporre una moratoria sull’impiego della tecnologia gene-drive. È quanto emerge dall’incontro delle parti della CBD che si è svolto il 29 novembre a Sharm El-Sheikh. Il testo del trattato, sottoscritto dalla maggioranza dei Paesi del mondo, stabilisce che i rischi connessi all’utilizzo dei gene-drive devono essere valutati caso per caso e che le comunità indigene devono essere coinvolte nella decisione. Il testo è sufficientemente vago da essere stato ben accolto sia dagli scienziati impazienti di testare la tecnologia sul campo, come il gruppo Target Malaria che ambisce a bloccare la diffusione della malaria intervenendo sulle zanzare, sia dagli attivisti diffidenti, che vedono come una vittoria la necessità di ricevere il benestare delle popolazioni locali. [Nature; Ewen Callaway]

Si è aperta lunedì la 24esima conferenza delle parti (COP) della convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC), la COP24. Durante due settimane di negoziati quasi 200 delegazioni dovranno concordare le “regole” per l’implementazione dell’accordo di Parigi. Come verranno documentate le riduzioni delle emissioni di gas serra da parte dei singoli Paesi? Con quale grado di dettaglio dovranno descrivere le strategie che intendono adottare per realizzarle? Quale sarà l’entità dei contributi al fondo per l’adattamento dei Paesi più vulnerabili? Si tratta dunque di una COP tecnica, ma molto importante per capire il destino dell’Accordo di Parigi. Nel raccontare i negoziati, raccomanda Stefano Caserine dalle pagine di Climalteranti, ecco cinque errori da cui guardarsi. [Climalteranti; Stefano Caserini, Claudio della Volpe, Mario Grosso, Italian Climate Network]

Il populismo è il più grande alleato del cambiamento climatico. Il populismo offre soluzioni semplici a problemi molto complessi. A destra ci sono gli esempi di Trump, Bolsonaro e Morrison che negano la gravità della situazione e continuano ad alimentare le loro economie a carbone. Dall’altra parte ci sono i teorici della decrescita felice, coloro che sostengono che è sufficiente rallentare lo sviluppo economico per contenere il riscaldamento globale. È quanto afferma Paolo Vineis, epidemiologo all’Imperial College London, in un editoriale su Scienza in rete. [Scienza in rete; Paolo Vineis]

INTELLIGENZA ARTIFICIALE
DeepMind, la compagnia di Google che sviluppa sistemi di neural network, si è classificata prima nella competizione per prevedere la struttura tridimensionale delle proteine a partire dalla catena di amminoacidi di cui sono composte . La gara, chiamata CASP (Community Wide Experiment on the Critical Assessment of Techniques for Protein Structure Prediction), si svolge ogni anno per mettere alla prova i ricercatori e spingerli a migliorare su un tema di fondamentale importanza per tutti i problemi che coinvolgono organismi viventi, dalla farmacologia all’inquinamento. La funzionalità di una proteina dipende infatti dal modo in cui la catena di amminoacidi di cui è formata ruota, si piega su se stessa e vibra. DeepMind ha partecipato per la prima volta quest’anno, con il suo sistema AlphaFold, ed è stato in grado di prevedere correttamente la forma di 25 proteine su 43; il secondo classificato ha descritto solo 3 proteine su 43. AlphaFold si basa su una rete neurale allenata su migliaia di proteine dalla forma nota. Dopo essersi misurata con i giochi, come il Go, DeepMind comincia ad affrontare problemi reali con impatti potenziali importantissimi. [The Guardian; Ian Sample]

L’intelligenza artificiale ha un bias verso le persone con disabilità. È meno evidente di quelli contro le donne o le minoranze etniche, ma va combattuto. Un esempio è rappresentato dagli algoritmi per le auto a guida autonoma. Il software viene allenato a riconoscere i pedoni attraverso una serie di immagini di persone che attraversano la strada. Se queste immagini non contengono persone in sedia a rotelle, la loro sicurezza potrebbe essere meno tutelata. Un altro esempio è quello dei test della personalità per ottenere un lavoro: una persona non vedente che usa un lettore avrà bisogno di più tempo per navigare la pagina e rispondere alle domande. Se il sistema non tiene conto di questa necessità la penalizzerà. In generale gli algoritmi di machine learning faticano a tenere in considerazione gli outlier, i profili molto lontani dalla media. Esistono alcune soluzioni a questi problemi. Da una parte considerare campioni di dati il più rappresentativi possibile, dall’altra progettare algoritmi che si concentrino maggiormente sugli outlier. Ma per costruire sistemi del genere c’è bisogno di dati in cui le persone con disabilità rendano pubblico il loro stato. Non è una richiesta da poco. [MIT Technology Review; Karen Hao]

Il CNR mette a punto un’intelligenza artificiale che valuta l’abbondanza di pesci negli oceani. In uno studio pubblicato recentemente su Scientific Reports un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Scienze Marine del CNR e dell’Università Politecnica della Catalogna ha testato un sistema basato su tecniche di computer vision e un algoritmo in grado di contare i pesci presenti in una certa porzione di mare. L’esperimento è stato condotto con i dati raccolti da OBSEA, un osservatorio posizionato al largo della costa di Barcellona. [Scienza in rete; Anna Romano]

RICERCA E SOCIETÀ
Si sono dimessi tre dei quattro scienziati del comitato che dovrà nominare il prossimo presidente ASI, successore di Roberto Battiston. La nomina di Battiston a capo dell’Agenzia Spaziale Italiana era sta revocata il mese scorso dal ministro dell’università e della ricerca Bussetti, e l’ente commissariato. Ora gli scienziati si schierano contro le intenzioni del Governo di nominare una figura più manageriale che scientifica. «Se la politica non vuole più che sia un ente di ricerca, ma vuole farci qualcos’altro, lo deve chiarire», ha affermato il presidente dell’INFN Fernando Ferroni, commentando la notizia delle dimissioni dei suoi colleghi [La Repubblica; Matteo Marini]

L’iniziativa di transizione all’Open Access Plan S riceve il supporto di oltre 1400 ricercatori. In una lettera, promossa dal genetista Michael Eisen della University of California, Berkeley, i ricercatori ritengono infondata l’accusa che il piano limiti la libertà accademica obbligando i ricercatori a pubblicare in Open Access. L’accusa era stata avanzata un mese fa dalla chimica Lynn Kamerlin dell’Università di Uppsala. I sottoscrittori sostengono infatti che la libertà di ricerca sia minacciata proprio dalla necessità di pubblicare su giornali ad alto impatto e accessibili a pagamento. Inoltre i dettagli del piano, divulgati recentemente, precisano che la pubblicazione su riviste cosiddette ibride sarà permessa per tutto il periodo di transizione fino al 2024. [Nature; Richard Van Noorden]

L’origine di Homo sapiens è al centro di un accesso dibattito tra gli antropologi. I due modelli, multiregionale e uniregionale, si sono scontrati fino all’inizio dagli anni ’80 del secolo scorso. Da quel momento in poi la capacità di analizzare il DNA mitocondriale ha permesso di escludere definitivamente l’ipotesi multiregionale, secondo cui Homo ergaster sarebbe uscito dall’Africa 2 milioni di anni fa per poi generare linee evolutive distinte nei vari continenti che avrebbero dato luogo a Homo sapiens. Ma recentemente anche il modello uniregionale è stato messo in dubbio dall’osservazione dell’ibridazione del DNA di Homo sapiens con quello di altre popolazioni arcaiche, come i Neanderthal e i Denisova. Oggi la comunità discute di due alternative: la Recent African Origin With Hybridization (RAOWH) e l’Assimilation Model (AM). Come si schierano gli antropologi, in particolare quelli italiani? Le risposte nel terzo contributo alla rubrica “Vero o Falso”. [Scienza in rete; Enresto Carafoli, Enrico Bucci]

Le notizie di scienza della settimana #81

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 30 novembre 2018]

Lunedì sera, alle 20 e 52 minuti ora italiana la sonda InSight ha raggiunto la superficie di Marte. InSight, acronimo di Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport, ospita due strumenti: il Seismic Experiment for Interior Structure (SEIS), che misurerà le onde sismiche generate dai terremoti marziani ma anche dall’impatto dei meteoriti e da particolari fenomeni climatici, e il misuratore di flusso termico HP3. Questi due esperimenti ci daranno informazioni sulla composizione interna del pianeta rosso aiutandoci a comprendere l’origine dei pianeti con superfici rocciose, tra cui anche la Terra e la Luna. La fase delicata dell’atterraggio è durata circa sette minuti, i cosiddetti “seven minutes of terror”, durante i quali la sonda è entrata nell’atmosfera marziana a una velocità di 5,5 chilometri al secondo e con un angolo di 12,5°, per poi rallentare grazie a un paracadute di 20 metri di diametro e a dei retrorazzi. A proteggerla dal calore generato dall’attrito con l’atmosfera c’era una capsula, di cui si è liberata una volta raggiunta la velocità di 123 m/s. Nell’immagine: una foto della Elysium Planitia, la piana di lava vicino all’equatore marziano dove Insight è atterrata. La foto è stata da InSight poco dopo il suo arrivo grazie alla Instrument Deployment Camera posizionata sul braccio robotico della sonda,. Credit: NASA / JPL-Caltech. Licenza: Public Domain.

PRIME BEBÈ CRISPR NATE IN CINA?

Potrebbero essere nate in Cina le prime due gemelle originate da embrioni geneticamente modificati con la tecnica CRISPR-Cas9. A riportarlo in esclusiva il 25 novembre è stato MIT Technology Review, che ha analizzato i documenti relativi a uno studio clinico depositati dal gruppo del biologo He Jiankui della Southern University of Science and Technology di Shenzhen. Maggiori dettagli sono stati dati dallo stesso He in un’intervista rilasciata all’Associated Press il giorno successivo. Lo studio avrebbe reclutato sette coppie in cui l’uomo era positivo al virus dell’HIV e avrebbe modificato gli embrioni per spegnere il gene CCR5. L’obiettivo era creare embrioni resistenti al virus dell’HIV. La pratica è illegale in gran parte dei Paesi europei, negli Stati Uniti e anche in Cina. Tuttavia He, un ricercatore relativamente giovane rientrato dagli Stati Uniti in Cina grazie al programma Thousand Talents, ha espresso la sua visione dell’editing genomico come strumento per raccogliere i migliori frutti dell’evoluzione e creare esseri umani che si adattino meglio alle condizioni ambientali sempre più difficili. [MIT Technology Review; Antonio Regalado]

L’annuncio è arrivato alla vigilia del Second International Human Genome Editing Summit, iniziato il 27 novembre all’Università di Hong Kong e a cui He ha partecipato. He ha presentato i risultati della sua ricerca ma senza mostrare dati o prove di quello che ha raccontato. Ha affermato che l’esperimento è stato condotto in maniera sicura e che le bambine stanno bene. Inoltre ha dichiarato di essere orgoglioso di ciò che ha fatto. Ma per molti scienziati presenti alla conferenza la condotta di He ha violato le norme etiche. La tecnica CRISPR-Cas9 è infatti considerata dalla comunità scientifica ancora troppo immatura. Il rischio è quello di indurre mutazioni indesiderate nel genoma dell’embrione o di generare bambini con alcune cellule modificate e altre no (i cosiddetti mosaici genetici). Anche David Baltimore, premio Nobel per la medicina a capo dell’organizzazione del summit, ha aggiunto che la pratica non era giustificata da una forte necessità medica (esistono tecniche più sicure e meno costose per rendere un individuo resistente all’HIV). [The New York Times; Pam Belluck]

Ma gli organizzatori del summit non hanno invocato una moratoria internazionale sull’alterazione genetica delle linee germinali umane. Hanno invece sottolineato l’urgenza di stabilire un percorso rigoroso e responsabile per il trasferimento della tecnologia CRISPR nei trial clinici, in particolare per quello che riguarda la preparazione del personale medico (pare che i collaboratori di He non fossero informati dell’esperimento in corso, ma pensassero di partecipare a una procedura standard di fecondazione in vitro con sequenziamento del genoma) e il coinvolgimento dei pazienti. [Science; Dennis Normile]

CAMBIAMENTO CLIMATICO

Il 23 novembre è stato reso pubblico dalla Casa Bianca il rapporto sulle conseguenze del cambiamento climatico negli Stati Uniti, sia in termini ambientali che economici . Il documento, redatto dai maggiori scienziati del clima statunitensi e ordinato per legge dal Congresso, prevede l’intensificarsi degli incendi, soprattutto nella parte occidentale del Paese, e una riduzione del 10% dell’economia del Paese entro la fine di questo secolo. Queste conclusioni sono in forte contraddizione con le convinzioni del Presidente Trump e con i suoi tentativi di cancellare le politiche di riduzione delle emissioni introdotte da Obama. La scelta di pubblicare l’analisi il venerdì successivo al Giorno del ringraziamento rappresenta infatti il tentativo di farla passare il più possibile sotto silenzio. [The New York Times; Coral Davenport and Kendra Pierre-Louis]

L’edizione 2018 del “Lancet Countdown: tracking progress on health and climate change” avverte: gli effetti del cambiamento climatico sulla salute sono già qui. Frutto dello sforzo di 150 esperti appartenenti a 27 diverse istituzioni, il report considera, tra le altre cose, le conseguenze delle ondate di calore, sempre più frequenti man mano che la temperatura globale aumenta: un maggior numero di vittime tra le categorie vulnerabili, il collasso dei sistemi sanitari per come li conosciamo, la riduzione del lavoro agricolo, l’aumento delle malattie mentali. Inoltre sottolinea come aumenti relativamente contenuti delle temperature e del volume delle piogge possono accelerare la capacità di trasmissione dei virus, come quello della dengue o del colera. [The Guardian; Damian Carrington]

Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato martedì 27 novembre afferma che le politiche di taglio delle emissioni di gas serra devono diventare tre volte più incisive per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi. Il report ha misurato il cosiddetto emission gap, il divario tra il livello di emissioni che si prevede per il 2030 con le politiche di riduzione attive oggi e quello che sarebbe necessario per contenere il riscaldamento globale entro i 2°C entro il 2100 (il target di Parigi). Ebbene: l’emission gap nel 2017 è cresciuto rispetto all’anno precedente. Questa circostanza sembra essere il frutto di una progressiva manovra di allontanamento dalle politiche contro il cambiamento climatico che sta avvenendo nei più grandi Paesi del mondo, dagli Stati Uniti all’Australia passando per il Brasile. Tuttavia alcuni scienziati non coinvolti nello studio ritengono che il rapporto sia troppo pessimista, perché prende in considerazione solo le misure di riduzione già attive e non include quelle in programma per i prossimi anni. [The Atlantic; Robinson Meyer]

RICERCA E SOCIETÀ

Il decreto sicurezza mette in discussione il diritto alla tutela della salute delle persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate. Lo fa in due modi: limitando e rendendo impossibile nella pratica l’accesso al Sistema Sanitario Nazionale, minando i processi di integrazione sociale, lavorativa e culturale che contribuiscono alla determinazione dello stato di salute. [Scienza in rete; Salvatore Geraci]

Uno dei Premi Balzan di quest’anno è stato assegnato alla ricercatrice ungherese Eva Kondorosi, per i suoi lavori sul meccanismo di simbiosi dei batteri rizobi con le radici delle leguminose che permette la fissazione dell’azoto. La rivoluzione verde, quella che a partire dagli anni ’70 del Novecento ha segnato il passaggio all’agricoltura intensiva, si basa sull’utilizzo di fertilizzanti azotati, che consentono cioè ai vegetali di assorbire l’azoto attraverso il rilascio di ammoniaca. In alcuni Paesi in via di sviluppo questi fertilizzanti sono economicamente inaccessibili e la resa delle colture è del 15-20% inferiore rispetto alle aspettative. Se il meccanismo scoperto da Kondorosi potesse essere esteso ad altre piante, come i cereali, magari con l’aiuto di tecniche di gene editing, si potrebbe ridurre il ricorso ai fertilizzanti. Di questa riduzione beneficerebbe anche l’ambiente. L’intervista di Luca Carra alla botanica Paola Bonfante. [Scienza in rete; Luca Carra e Paola Bonfante]

Sia i Brexiteers che i Remainers hanno buoni argomenti per votare contro l’accordo per l’uscita dall’Unione Europea, ma Theresa May potrebbe convincerli di trovarsi davanti al dilemma del prigioniero e farli votare a favore. Il dilemma del prigioniero è una situazione ben analizzata dalla teoria dei giochi: due ladri sospettati di furto vengono interrogati separatamente ed entrambi possono tacere o incolpare il proprio complice. Da un punto di vista collettivo conviene tacere poiché gli anni totali di prigione saranno minori di quanto accadrebbe accusando l’altro, ma da un punto di vista individuale conviene sempre incolpare il complice. La strategia di Theresa May in queste settimane di campagna elettorale sembra puntare a convincere le due fazioni del partito conservatore, quella a favore della Brexit e quella contraria, di trovarsi in una situazione simile, persuadendo entrambe a sostenere l’accordo con l’UE. Per farlo May sta convincendo i Remainers che l’opzione di indire un secondo referendum è fuori discussione, e a i Brexiteers che l’Unione non è disposta a rinegoziare l’accordo. [The Conversation; Nicos Georgiou]

Le notizie di scienza della settimana #80

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 23 novembre 2018]

Il 20 novembre la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha compiuto 20 anni. Si tratta di un’impresa scientifica e tecnologica nata dallo sforzo congiunto di Stati Uniti e Russia negli anni immediatamente successivi alla fine della Guerra Fredda. Dal 2 novembre del 2000 la stazione è stata sempre presidiata dagli esseri umani. A oggi sono salite a bordo 230 persone appartenenti a 18 Paesi. Il primo europeo è stato Umberto Guidoni, che ha partecipato all’installazione di un elemento fondamentale per il futuro accrescimento della Stazione, il braccio robotico canadese Canadarm2. Altra componente importante della Stazione è il laboratorio giapponese Kibo, trasportato in più missioni che si sono concluse nel 2009. Un pezzo d’Italia è poi arrivato nel 2011, con la consegna del modulo abitativo permanente Leonardo. Il futuro della Stazione è incerto: gli Stati Uniti hanno interrotto il programma Space Shuttle che trasportava gli equipaggi dalla Terra alla Stazione e oggi l’unico modo per raggiungerla è a bordo della Soyuz, la navicella russa che decolla dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan. Di sicuro c’è però che a giugno del prossimo anno Luca Parmitano diventerà il primo italiano e il secondo europeo a dirigere la Stazione, durante la missione Beyond. La ricerca condotta dagli astronauti che negli anni si sono succeduti nella ISS riguarda soprattutto il comportamento degli organismi viventi in condizioni di microgravità, dalle singole cellule fino al corpo umano. Nell’immagine: l’astronauta della NASA Robert L. Curbeam, Jr., a sinistra, e l’astronauta dell’ESA Christer Fuglesang, impegnati nella prima delle tre sessioni di attività extraveicolari della missione STS-116. Sullo sfondo sono visibili le due isole principali della Nuova Zelanda: l’Isola del Sud, a sinistra, e l’Isola del Nord, a destra. Credit: NASA / Wikipedia. Licenza: Public Domain.

L’EUROPA DELLA RICERCA
Più fondi per non perdere progetti eccellenti: l’intervista a Jean-Pierre Bourguignon ospite dell’inaugurazione dell’anno accademico alla Bocconi. Secondo il presidente dello European Research Council (ERC) Horizon Europe dovrà prevedere per l’ERC lo stesso livello di finanziamento degli ultimi anni di Horizon 2020. Così facendo sarà possibile ridurre il numero di progetti eccellenti che restano non finanziati per mancanza di fondi. Per quanto riguarda le procedure di valutazione dei progetti finanziati, Bourguignon è convinto che la strada sia quella di un approccio qualitativo, come quello che l’ERC segue ormai da tre anni. Ma occorre fare attenzione al meccanismo di costituzione e monitoraggio delle commissioni di esperti. [Scienza in rete; Chiara Sabelli]

La bozza di accordo sulla Brexit prevede che i ricercatori che lavorano nel Regno Unito avranno accesso ai fondi del programma Horizon 2020 fino alla fine del periodo di transizione. Nel caso di una no-deal Brexit, il Governo britannico si è impegnato a finanziare tutti i progetti risultati vincitori fino al 29 marzo 2019. A partire dal 1 gennaio 2021 la Gran Bretagna diventerebbe un paese terzo senza alcun diritto di accesso a Horizon Europe. In un documento allegato alla bozza sono previsti dei visti per brevi viaggi da tutti i Paesi dell’Unione, che potrebbero essere sfruttati dagli scienziati europei che vanno frequentemente nel Regno Unito per collaborazioni e conferenze. L’accordo impone inoltre l’uscita dall’Euratom, l’organizzazione che coordina i programmi di ricerca sull’energia nucleare, ma non è chiaro cosa accadrebbe per il progetto ITER e per il suo banco di prova Joint European Torus. [Nature; Elizabeth Gibney, Holly Else]

L’idea di introdurre nel prossimo programma quadro per la ricerca dell’Unione Europea un meccanismo di quote che favorisca i Paesi dell’est si scontra con il cattivo funzionamento della ricerca a livello nazionale, come mostra l’esempio della Romania. Inizierà fra poco al Parlamento Europeo la discussione sul budget di Horizon Europe e si ragiona sulla possibilità di favorire progetti che siano il più possibile inclusivi dal punto di vista geografico. In questo modo, sostiene Dan Nica, il parlamentare promotore della misura, si ridurrebbe il divario nell’intensità della ricerca e dell’innovazione dei Paesi dell’est rispetto a quelli del nordovest del continente. Ma la ricerca rumena è penalizzata dalla mancanza di finanziamenti, solo 325 milioni di euro nel 2018 (lo 0,48% del PIL), dalla scarsa trasparenza dei meccanismi di valutazione, da plagi e frodi nel conferimento dei dottorati. In queste condizioni, sostengono i ricercatori rumeni, un aumento dei fondi europei sarebbe del tutto inutile. Occorre prima riformare la politica nazionale della ricerca e dell’innovazione. [Science Business; Florin Zubașcu]

DONNE NELLA SCIENZA
La National Science Foundation (NSF) sospenderà l’erogazione di fondi agli scienziati colpevoli di aver molestato sessualmente studentesse, colleghe, o altre donne dello staff. È quanto ha deciso France Córdova, presidente dell’NSF, un ente che distribuisce ogni anno 5 miliardi di dollari per la ricerca (nel 2017 sono stati 40 000 i ricercatori che ne hanno beneficiato). Questa misura, secondo Córdova, è necessaria per aumentare la presenza delle donne nelle università americane, dove oggi occupano solo il 30% delle posizioni permanenti. Di recente altre scienziate che presiedono grandi fondazioni o prestigiosi laboratori hanno stanziato finanziamenti o borse destinati esclusivamente alle donne. Un rapporto sul tema, presentato a giugno dalle National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, ha sottolineato infatti che la forma di gran lunga più diffusa di discriminazione contro le donne non è la molestia sessuale, bensì il gender harassment, definito come l’insieme di comportamenti verbali e non verbali che comunicano ostilità, oggettificazione, esclusione o inferiorità. [The New York Times; Amy Harmon]

Le donne rappresentano ancora una minoranza nelle imprese che sviluppano software e raramente depositano un brevetto nell’area delle ICT. Colpa del fatto che poche intraprendono studi di indirizzo scientifico e tecnologico. A stabilire questa connessione è il nuovo rapporto dell’OCSE “Bridging the Digital Gender Divide”, che ha rilevato che meno del 9% dei brevetti sono stati assegnati a donne tra il 2010 e il 2015, il 7% se si considera solo l’area delle ICT (Information and Communication Technologies). Inoltre l’OCSE ha constatato che tra il 2012 e il 2017 i software open source in linguaggio R sono stati sviluppati da gruppi di soli uomini in oltre il 75% dei casi. A determinare questo stato di cose sarebbe la scarsa percentuale di ragazze che intraprendono degli studi universitari nelle discipline STEM, frutto a sua volta di un minore interesse già nell’adolescenza. Secondo i test PISA infatti, solo lo 0,5% delle ragazze di 15 anni dichiarano di voler lavorare nell’area delle ICT, contro il 5% dei coetanei maschi. Bisogna dunque partire dall’istruzione e dall’educazione per ridurre il divario di genere in ambito digitale. [Financial Times; Valentina Romei]

È iniziata la revisione comune del libro “Data Feminism”, pubblicato in versione preliminare da MIT Press Open. Il libro analizza il ruolo dei dati e della loro visualizzazione nel determinare gli equilibri di potere e le disuguaglianze all’interno delle società. Non si concentra esclusivamente sulla discriminazione contro le donne, ma più in generale utilizza il pensiero femminista come strumento di critica alle strutture di privilegi che esistono nel mondo. Le autrici del libro sono Lauren Klein, professoressa al Georgia Tech, e Catherine D’Ignazio, ricercatrice all’Emerson College di Boston. [MIT Press Open; Catherine D’Ignazio, Lauren Klein]

RICERCA E SOCIETÀ
Crisi di finanziamento per il CNR: i direttori dei 100 istituti chiedono 100 milioni per non bloccare la ricerca. Il fondo di finanziamento ordinario che il Ministero destina al Consiglio Nazionale delle Ricerche servirà al 98,7% per coprire le spese per il personale e il funzionamento delle strutture. Finora i ricercatori del CNR erano riusciti a fare ricerca grazie alla capacità di raccolta di fondi competitivi europei e internazionali, ma quest’anno è diverso a causa dell’aggiornamento, dovuto, dei contratti e della stabilizzazione, altrettanto dovuta, di molti precari di lungo corso. [Scienza in rete; Rino Falcone]

Il CNRS ha reso pubblico il 13 novembre il suo piano per l’integrità e la deontologia scientifica. La presentazione arriva dopo tre anni caratterizzati da diversi scandali di frode scientifica da parte di ricercatori del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS). L’ultimo riguarda la biologa e presidente ad interim del CNRS Anne Peyroche, accusata di aver manipolato i dati in alcune sue pubblicazioni. Il nuovo presidente, Antoine Petit, ha nominato ad agosto un referente all’integrità scientifica che sarà affiancato, secondo quanto previsto dal piano, da un gruppo di cinque esperti. Le segnalazioni di cattiva condotta o di frode potranno essere presentate a questo gruppo, ma non potranno essere anonime. Petit è infatti convinto che il clima generato da piattaforme come PubPeer, che permette di commentare e segnalare errori anonimamente, sia stato estremamente dannoso. [Le Monde; David Larousserie]

La società Genomic Predictions può prevedere quali embrioni hanno un alto rischio di avere un quoziente intellettivo (QI) basso prima dell’impianto. Il test si basa sulla valutazione del cosiddetto polygenic risk score, la probabilità che la configurazione congiunta di una serie di regioni del DNA dia origine a certi tratti complessi, come l’altezza, alcune malattie cardiache, il diabete di tipo 1 e 2 e anche disabilità mentali. La Genomic Predictions promette di non offrire la possibilità di usare il test per selezionare gli embrioni con QI più alto, ma solo per identificare quelli con QI inferiore a 25. Tuttavia è probabile che altre compagnie lo faranno. Si entrerebbe così in un mondo in cui i genitori potrebbero conoscere il livello di intelligenza dei loro figli, almeno la parte influenzata dai geni e non dall’ambiente, e decidere di conseguenza come educarli. Alcuni potrebbero addirittura pensare di selezionare gli embrioni più dotati per il bene della Nazione. [Financial Times; Anjana Ahuja]

 

Le notizie di scienza della settimana #79

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 16 novembre 2018]

È stato approvato ieri in via definitiva al Senato il decreto legge contenente disposizioni urgenti per la città di Genova, che prevede, all’articolo 25, delle norme per la ricostruzione a Ischia nei comuni colpiti dal terremoto del 2017. Il condono non tiene però in considerazione il rischio sismico, idrogeologico e vulcanico che caratterizzano l’isola. Tralasciando gli aspetti politici, il decreto va nella direzione opposta a quella che indica la comunità scientifica ed erode la percezione del rischio degli isolani e non solo. «L’idea che promana dal provvedimento è: non tenete in alcuna considerazione le cassandre scientifiche. Liberi tutti», conclude Pietro Greco nel suo editoriale su Scienza in rete. Nell’immagine: i danni agli edifici in seguito al terremoto del 21 agosto 2017. La scossa più forte, localizzata nel comune di Casamicciola Terme, ha avuto una magnitudo locale pari a 3.6. Credit: Dipartimento Protezione Civile / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

SCIENZA, PSEUDOSCIENZA E ISTITUZIONI
Comincia oggi al Politecnico di Milano il 35esimo “Convegno Internazionale Innovazione e Ricerca – Alleanze a sostegno dell’agroecologia”, promosso dall’Associazione per l’agricoltura biodinamica. Il patrocinio di un simile evento da parte del Politecnico di Milano ha suscitato le critiche della senatrice Elena Cattaneo e una lettera aperta del Gruppo 2003, che chiedono al rettore dell’ateneo milanese di ritirare il proprio sostegno. Lo stesso appello è arrivato da un gruppo di 31 importanti direttori di dipartimento, docenti e ricercatori dell’Università degli studi di Milano, del CNR e del CREA, che ha invitato il rettore del Politecnico a non legittimarne l’inesistente scientificità dell’agricoltura biodinamica. La lettera dei ricercatori fotografa una profonda spaccatura nella comunità degli agronomi milanesi e un imbarazzante conflitto istituzionale fra atenei. [Scienza in rete; Autori Vari]

Ma esistono prove scientifiche dell’efficacia delle tecniche di coltura biodinamiche? La risposta nella rubrica “Vero o falso” di Scienza in Rete [Scienza in rete; Enrico Bucci, Ernesto Carafoli]. Per capire in cosa consista concretamente l’agricoltura biodinamica, invece, conviene analizzare i suoi standard di processo e le richieste brevettuali, tutelati dal marchio Demeter [Scienza in rete; Donatello Sandroni].

Si è tenuta martedì pomeriggio all’università Sapienza di Roma la presentazione del libro “Clima, basta catastrofismi. Riflessioni scientifiche sul passato e sul futuro”, di Franco Battaglia, Uberto Crescenti, Nicola Scafetta e Mario Giaccio. L’evento ha avuto inizio con i saluti del rettore portati dal prorettore, ma in sala erano presenti quasi esclusivamente contestatori. I relatori dichiarano che la comunità scientifica è divisa tra chi attribuisce il riscaldamento globale a cause prevalentemente naturali e chi invece pensa che sia di origine principalmente antropica. Tuttavia uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences nel 2010 ha mostrato che il 97-98% degli scienziati è d’accordo con le conclusioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, che afferma che è estremamente probabile che l’aumento delle temperature osservato dalla seconda metà del XX secolo sia dovuto alle attività umane. Il 2% in disaccordo ha competenze sostanzialmente inferiori rispetto a quelle della maggioranza. Gli scienziati che in Italia, negano la tesi antropica spesso non sono climatologi. Lo stesso evento era previsto nella mattinata di martedì al Senato, promosso dal senatore del Movimento 5 Stelle Franco Ortolani, ma è stato cancellato. [Scienza in rete; Sandro Fuzzi]

Sempre questa settimana è arrivato l’annuncio della volontà del Governo di istituire una commissione di vigilanza sulla divulgazione scientifica in televisione. In un’intervista andata in onda su La7, Barbara Lezzi, ministra per il Sud, ha motivato così la decisione: «Vogliamo cercare di dare tutte le versioni possibili in merito a un determinato argomento». Tuttavia, leggendo il testo della proposta di legge, depositata dal deputato del Movimento 5 Stelle Lugi Gallo, presidente della VII Commissione parlamentare cultura, scienza e istruzione, sembra che il compito della commissione sarebbe quello di rivedere e migliorare la forma della comunicazione scientifica e non i contenuti. Se così fosse, secondo Gilberto Corbellini, la sua costituzione sarebbe auspicabile. [Il Sole 24 Ore; Gilberto Corbellini]

Durante l’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Giorgio Parisi ha sottolineato l’importanza di far sentire la voce degli scienziati sulle questioni su cui i cittadini sono chiamati a prendere decisioni, illustrando i meriti e demeriti delle varie tesi. Perché questa voce raggiunga un pubblico più vasto possibile è necessario usare tutti gli strumenti di comunicazione: «Dobbiamo rimboccarci le maniche, forse cambiare il nostro modo di scrivere […], essere presenti con i nostri scritti sui giornali, in edicola, in libreria, in maniera da poter incidere efficacemente sul dibattito pubblico», ha affermato a conclusione del suo discorso. [Scienza in rete; Giorgio Parisi]

DAL CERVELLO ALLO SCHELETRO: QUANTO SONO DIVERSI MASCHI E FEMMINE?
Uno studio che ha coinvolto 700 000 persone conferma le teorie dello psicologo Simon Baron-Cohen. In media le donne hanno punteggi più alti degli umani sui test di empatia e più bassi su quelli di sistematizzazione. Sempre in media le persone con disturbi dello spettro autistico hanno punteggi più alti della media degli uomini sulla sistematizzazione e più bassi sull’empatia. Gli autori sottolineano tre aspetti. Primo: si tratta di risultati medi e ogni individuo può comportarsi, indipendentemente dal sesso, in modo molto diverso dalla media. Secondo: le persone con disturbi dello spettro autistico mancano in media della cosiddetta empatia cognitiva, quella che permette di capire cosa provano gli altri, ma non di quella affettiva, che invece permette di reagire appropriatamente agli stati d’animo altrui. Infine: le cause di queste differenze non sono ancora chiare. Esiste di certo una componente biologica, ma è probabile che anche le esperienze sociali e il modello educativo giochino un ruolo. [The Conversation; Simon Baron-Cohen, Carrie Alison, David M. Greenberg, Varun Warrier]

Le differenze tra maschi e femmine, sia nell’ambito patologico che fisiologico, vanno prese in considerazione quando si progettano terapie e si valuta l’efficacia dei farmaci, ma è fondamentale allargare lo sguardo per formulare ipotesi diverse e cercare di confermarle o confutarle con studi sperimentali solidi. Nel 2010 la giornalista Anna Nowogrodski scriveva su Nature che se i medicinali pongono sempre qualche rischio per chi li assume, questo rischio è molto più alto per le donne perché la ricerca medica usa popolazioni sperimentali per lo più maschili. Lo studio delle differenze tra maschi e femmine è dunque molto importante, ma finora si è concentrato su alcuni ambiti, per lo più comportamentali, che rispecchiano ipotesi fortemente modellate dalla cultura. Forse la prima domanda da porsi è se esistano altre categorie, oltre al sesso, che possiamo usare per individuare discrepanze. E poi, restringendo il focus sui sessi, potremmo chiederci che ruolo hanno avuto biologia e cultura nel creare le diversità maschio-femmina che possiamo riscontrare nei vari ambiti. [Scienza in rete; Pamela Boldrin]

Lo studio dello scheletro umano rivela che anche il sesso, come il genere, sfugge a una classificazione binaria. Fino agli anni ’70 del secolo scorso gli antropologi categorizzavano i resti umani ossei come appartenenti a maschi o femmine. Nel 1972 l’antropologo statunitense Kenneth Weiss notò che nei siti archeologici gli scheletri considerati “maschili” erano il 12% in più di quelli catalogati come femminili. Da quel momento in poi, consapevoli di questo bias, gli antropologi hanno cominciato ad assegnare la categoria “indeterminato” a un numero crescente di resti umani e il rapporto tra scheletri femminili e maschili si è riequilibrato. [The Atlantic; Alexandra Kralick]

RICERCA E SOCIETÀ
Dopo l’ondata di maltempo di fine ottobre che ha provocato danni ingenti ed è costata la vita a più di 30 persone, la Lega ha presentato alla Camera un progetto di legge che assegna poteri straordinari alle Regioni in tema di estrazione di inerti dal letto dei fiumi. Ma l’estrazione indiscriminata di inerti è dannosa perché innesca processi erosivi, mettendo in crisi le opere di difesa idraulica. Una legge quindi pericolosa per un territorio già martoriato dal dissesto idrogeologico, come conferma l’ultimo rapporto sul dissesto idrogeologico stilato dall’Ispra[Scienza in rete; Davide Michielin]

950 ricercatori, principalmente chimici, hanno firmato una lettera che esprime preoccupazione per l’eventuale approvazione del Plan S, il piano di transizione all’Open Access proposto dalla Commissione Europea e sottoscritto da diverse agenzie di finanziamento nazionale e da alcune fondazioni. Se il piano venisse adottato così com’è vieterebbe la pubblicazione su un vasto numero di riviste prestigiose che adottano il modello ibrido di pubblicazione. Accadrebbe dunque che gli scienziati finanziati da istituti che sottoscrivono il Plan S non potrebbero più pubblicare, e dunque collaborare, con coloro che invece ricevono fondi da agenzie che non aderiscono all’iniziativa. Verrebbe così limitata la loro libertà di ricerca. [Nature; Richard Van Noorden]

I social network aiutano gli scienziati a identificare possibili partecipanti per studi clinici, ma allo stesso tempo ne compromettono la riuscita. Le conversazioni online tra i partecipanti a un trial possono rivelare chi appartiene al gruppo di controllo e dunque sta ricevendo il placebo e spingerlo a ritirarsi. Oppure possono lasciar trapelare che la terapia non funziona. Allo stesso tempo queste conversazioni offrono supporto psicologico ai malati o a chi li assiste e in passato hanno permesso di coinvolgere i pazienti nella progettazione degli studi, garantendone un maggiore successo. [Nature; Heidi Ledford]

Le notizie di scienza della settimana #78

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 9 novembre 2018]

La causa Juliana v. United States può andare avanti. Lo ha deciso il 2 novembre la Corte Suprema degli Stati Uniti, respingendo la richiesta dell’amministrazione Trump di sospendere il processo. I querelanti, un gruppo di ragazzi tra gli 11 e i 22 anni, accusano il Governo di aver violato il loro diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà non implementando dei piani di protezione dell’ambiente sufficientemente incisivi. Chiedono inoltre di varare delle misure che riducano il livello di CO2 nell’atmosfera da 405 ppm a 350 ppm entro il 2100. Non è chiaro quale sarà il destino del processo. È probabile che il Governo negherà che la Costituzione sancisca il diritto a un clima capace di sostenere la vita umana e risponderà che nessun piano di riduzione delle emissioni da parte degli USA basterebbe per raggiungere l’obiettivo richiesto senza il contributo degli altri Paesi del mondo. Ma la recente sentenza della corte di appello dell’Aia nel caso Urgenda lascia ben sperare. Nel frattempo Juliana v. United States ha già ispirato altri casi simili, come quello dei giovani colombiani di Demanda Generaciones Futuras, che hanno vinto la loro causa contro il Ministero dell’Ambiente. Anche in Germania tre famiglie hanno citato in giudizio il Governo Federale tedesco per aver mancato il suo target di riduzione delle emissioni previsto per il 2020, violando così il loro diritto alla vita e alla salute, alla libertà di scegliere una professione e alla proprietà. Nell’immagine: un ritratto di Kelsey Juliana, 22 anni, una dei querelanti del caso Juliana v. United States. Credit: Our Children Trust / Vimeo. Licenza: CC BY-NC-ND 3.0.

SCIENZA E SANITÀ NELLE ELEZIONI DI MIDTERM
La commissione scienza della House of Representatives, la camera bassa del Congresso degli Stati Uniti, tornerà ad avere una presidenza democratica dopo otto anni. Il nome che circola nel partito è quello di Eddie Bernice Johnson, prima infermiera a diventare membro della camera nel 1993, che ha riconfermato il suo seggio vincendo nel trentesimo distretto del Texas. Il precedente presidente della commissione, il repubblicano Lamar Smith, ha utilizzato più volte lo strumento della subpoena (richiesta di comparizione in audizione alla camera) per attaccare gli scienziati e incolparli di aver collaborato a stabilire una agenda “estrema” sul cambiamento climatico. Johnson ha espresso quali saranno le sue priorità: difendere l’impresa scientifica dagli attacchi ideologici e politici e bloccare eventuali azioni politiche sconsiderate. Sul cambiamento climatico Johnson promette di far sì che la camera riconosca la responsabilità degli esseri umani in questo processo e metta in campo politiche per mitigarlo. [Rebecca Leber; MotherJones]

L’elezione di Donald Trump nel 2016 ha spinto numerosi cittadini con un background scientifico e medico a entrare in politica. 7 di loro hanno conquistato un seggio alla Camera. 47 esordienti hanno corso per le primarie delle elezioni di midterm, con l’obiettivo di ottenere un posto nella House of Representatives. 18 di loro le hanno vinte: 2 hanno un dottorato, 7 sono medici, 7 sono femmine e 11 maschi, uno solo è repubblicano. 7 degli 8 considerati favoriti o incerti hanno vinto. Molto presente nella loro campagna elettorale il tema dell’assistenza sanitaria. In particolare Lauren Underwood, neoeletta nel quattordicesimo distretto dell’Illinois, è un’infermiera di 31 anni con un master in politica sanitaria. Ha lavorato all’implementazione dell’Affordable Care Act durante la presidenza di Barack Obama (il cosiddetto Obamacare) e sulla biopreparedness (la capacità di rispondere a un incidente o a un attacco terroristico di natura biologica). Tra le sue priorità c’è quella di assicurare assistenza sanitaria alle persone con malattie pregresse. Ecco un ritratto dei 7 vincitori in una visualizzazione di Science. [Science; Jeffrey Mervis, Jia You, Nirja Desai]

Il 40% dei probabili votanti ha dichiarato che la politica sanitaria è un criterio fondamentale nella scelta del candidato alle elezioni di medio termine. È quanto emerge da un sondaggio realizzato all’inizio di settembre da Politico in collaborazione con la Harvard T. Chan School of Publich Health. Per gli elettori democratici il tema di politica sanitaria più rilevante è il diritto delle persone con malattie pregresse ad avere un’assicurazione sanitaria. Per i repubblicani, invece, è la riduzione dei costi dell’assistenza. L’83% degli elettori democratici ha dichiarato che è il Governo Federale deve avere un ruolo di primo piano nel migliorare l’assistenza sanitaria, mentre solo il 37% degli elettori repubblicani è dello stesso avviso. Altre questioni che sono state protagoniste della campagna elettorale, e che probabilmente saranno prioritarie per i neoeletti, riguardano la possibilità di vendere polizze che offrono minori coperture rispetto a quelle autorizzate dall’Affordable Care Act, l’estensione dei requisiti per accedere a Medicaid (il piano di assistenza per i cittadini a basso reddito), l’abbassamento dei prezzi dei farmaci e le politiche di controllo delle armi. [The New England Journal of Medicine; Robert J. Blendon, John M. Benson, Caitlin L. McMurtry]

EVENTI METEO ESTREMI E CAMBIAMENTO CLIMATICO
L’alto vicentino, il bellunese, la Val Badia, la Carnia hanno perso circa 5 milioni di metri cubi di boschi, abbattuti dalle fortissime raffiche di vento della scorsa settimana. Sono centinaia di migliaia i tronchi che non hanno retto al maltempo e serviranno anni per portarli via. La frequenza degli eventi meteorologici estremi è destinata ad aumentare per effetto del cambiamento climatico ed è dunque necessario rendere le nostre foreste più resilienti. Tra gli interventi che sarebbero stati utili ma che sono mancati negli ultimi decenni ci sono quelli di sfollo e diradamento delle foreste. I boschi che non ricevono questo tipo di manutenzione sono più fitti, in altre parole c’è meno spazio tra un albero e l’altro e dunque questi crescono più in altezza che in larghezza e sono meno resistenti alle sollecitazioni del vento. Il direttore del CREA Corona ritiene però che anche se ben tenuti i boschi del Veneto non avrebbero retto ai venti eccezionalmente forti (fino a 190 km/h) di quest’ultima occasione. [National Geographic; Federico Formica]

Ma si può rispondere alla domanda: «quanto ha influito il cambiamento climatico su questa specifica ondata di maltempo?». A occuparsi di quesiti come questo c’è un’area dedicata della climatologia chiamata “Extreme Event Attribution”. Simulando la situazione meteorologica con un buon livello di dettaglio e tenendo in considerazione diversi modelli climatici, gli scienziati sono in grado di dire quanto è stato frequente uno specifico evento meteorologico estremo nello scenario a basse emissioni e in quello con il livello attuale di emissioni. Negli ultimi anni questo settore ha fatto molti progressi: tra il 2004 e il 2018 sono stati pubblicati 170 articoli su riviste con peer review riguardanti 190 eventi estremi. Oggi sono in corso progetti per incorporare queste valutazioni nelle previsioni meteorologiche (in particolare con il servizio meteo tedesco e con lo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts). Se fosse possibile comunicare al pubblico in tempo reale quanto l’evento appena accaduto sia legato al cambiamento climatico (sia in termini di frequenza che in termini di intensità) le politiche per la mitigazione sarebbero più accettate. Tuttavia alcuni pensano che la scienza dell’attribuzione non sia ancora sufficientemente matura per diventare un servizio offerto quotidianamente ai cittadini, in particolare per i limiti che ha nella descrizione di eventi più circoscritti e meno intensi. [Nature; Quirin Schiermeier]

RICERCA E SOCIETÀ
Roberto Battiston è stato rimosso martedì dalla sua carica di Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. A comunicarglielo è stato il Ministro dell’Università e della Ricerca Bussetti. La presidenza dell’ASI ha una valenza politica particolare, poiché l’Agenzia gode di una maggiore capacità di spesa in programmi rispetto agli altri enti di ricerca italiani. Dei 600 milioni di euro di finanziamento che riceve dal MIUR ogni anno, ne destina 350 milioni all’Agenzia Spaziale Europea, di cui è il terzo contributore dopo Germania e Francia. È dunque un polo fondamentale dell’integrazione scientifica del nostro Paese con l’Europa. [Scienza in rete; Luca Carra]

Il commento di Carlo Rovelli sulla vicenda Battiston. La sua rimozione dalla carica di Presidente dell’ASI mette in discussione l’autonomia della ricerca. Sostituirlo con un generale significa voler militarizzare lo spazio. [Corriere della sera; Carlo Rovelli]

Il Politecnico di Milano ospiterà il 16 e 17 novembre il “Convegno internazionale di agricoltura biodinamica”. La notizia ha suscitato più di una critica. Tra queste quella di Elena Cattaneo, ricercatrice esperta di staminali e senatrice a vita, che si è rivolta al rettore del Politecnico Ferruccio Resta in una lettera aperta. La senatrice chiede a Resta di ritirare il suo appoggio e patrocinio al Convegno: il Politecnico gode di grande autorevolezza scientifica in Italia e nel mondo e non dovrebbe legittimare pratiche palesemente antiscientifiche come quelle dell’agricoltura biodinamica. Si tratta solo dell’ultimo esempio «di una galassia di persone e associazioni che utilizzando luoghi e loghi ufficiali compiono quotidianamente un’opera di “parassitismo istituzionale” a tutto “maleficio” di ignari cittadini. Il tutto affinché l’esoterismo professato possa assurgere a scienza», afferma Cattaneo. All’evento sono previsti gli interventi di Stefano Boeri, direttore de La Triennale di Milano, e del sindaco Giuseppe Sala. [Scienza in rete; Elena Cattaneo]

La peer-review ha dei difetti, ma non è da abbandonare. I limiti della peer review sono ormai ben noti: capita che i revisori siano poco esperti della materia che devono valutare, le ricerche innovative vengono penalizzate rispetto a quelle tradizionali. Ma esistono prove anche degli effetti positivi di questo processo di validazione (come illustra questo studio degli Annals of Internal Medicine). Per migliorarlo occorre: potenziare il lavoro di selezione dei lavori e dei revisori da parte degli editor; anonimizzare sempre i lavori da valutare; incentivare la pubblicazione di preprint perché siano sottoposti a una valutazione preliminare della comunità scientifica di riferimento. [The New York Times; Aaron E. Carroll]

Le notizie di scienza della settimana #77

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 2 novembre 2018]

Un articolo pubblicato sui Proceedings della Royal Society B mette in discussione quello che sappiamo sulla forma delle ossa del bacino femminile. Gli studi condotti finora si erano concentrati solo sulle donne europee e avevano sostanziato l’ipotesi che la dimensione del bacino si fosse ridotta per motivi evolutivi, per favorire cioè la posizione eretta (questa ipotesi è all’origine del cosiddetto “dilemma ostetrico”). Queste conoscenze hanno inoltre determinato la pratica ostetrica al momento della nascita, descrivendo la rotazione che il feto deve compiere per attraversare il canale del parto. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui le complicazioni durante il parto sono più frequenti tra le donne nere rispetto alle bianche. I ricercatori hanno analizzato i resti di 348 donne risalenti a epoche variabili tra 2000 anni a.C. e il secolo scorso, osservando grande variabilità a seconda della regione di provenienza, più di quanto non accada per la lunghezza degli arti o di altre parti del corpo. Lo studio sembra indicare che la forma del bacino femminile sia frutto di fluttuazioni casuali dei geni, più che il risultato del processo di selezione naturale, e suggerisce un approccio più “personalizzato” alla nascita. Nell’immagine: uno schema della pelvi femminile. Incisione in un manuale di ostetricia. Credit: Wellcome Images / Wikipedia. Licenza: CC BY 4.0.

DOVE RESPIRARE FA MALE
Il 98% dei bambini sotto i 5 anni in Italia è esposto a livelli di particolato sottile (PM 2.5) superiori a quelli considerati sicuri dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La media mondiale è del 93%. Nel 2016 l’inquinamento dell’aria ha causato la morte prematura di 4,2 milioni di persone, di cui 300 000 bambini sotto i 5 anni. Questi i dati inquietanti contenuti nel rapporto “Air Pollution and Child Health” pubblicato il 29 ottobre e presentato in occasione della prima Conferenza globale sull’inquinamento dell’aria e la salute che si è conclusa ieri a Ginevra. [World Health Organization; Air Pollution and Child Health]

La Cina si trova davanti a scelte difficili: riportare i livelli di inquinamento dell’aria sotto i valori di guardia continuando a far crescere la sua economia. Nel 2016 la città di Shijiazhuang, capitale della provincia settentrionale di Hebei a 300 chilometri da Pechino, si è classificata quattordicesima nella lista delle città più inquinate del mondo secondo l’OMS. Nelle prime 25 posizioni si trovano altre quattro città della stessa provincia. Shijiazhuang ospita i maggiori centri di produzione di acciaio del Paese, la maggior parte dei quali sono alimentati a carbone. Tra marzo 2017 e aprile 2018 la concentrazione di PM 2.5 ha periodicamente superato il valore di 250 µg/m3, la soglia di pericolo secondo l’OMS. L’incidenza delle malattie croniche ostruttive polmonari è molto elevata nella regione. Per rispettare il piano per l’ambiente varato a luglio (che impone di ridurre i consumi di carbone del 10%) e contemporaneamente contribuire alla crescita del Paese (la Cina punta a raddoppiare il suo PIL tra il 2010 e il 2020), gli amministratori locali hanno richiesto alle centrali e alle fabbriche di rallentare la produzione e di pianificare una serie di chiusure per installare la tecnologia necessaria a ridurre le emissioni. I trasgressori sono stati puniti con multe fino a 350 mila dollari. Ai cittadini è stato vietato l’uso delle stufe a carbone. Il divieto è stato revocato quando la popolazione ha protestato: il carbone resta l’unico modo per scaldarsi per migliaia di cinesi a causa della limitata fornitura di gas naturale. [Undark Magazine; Xiaoxue Chen]

Delle 10 città più inquinate secondo l’OMS, nove sono in India. L’imprenditore indiano Jai Dhar Gupta ha visto i suoi profitti aumentare rapidamente: la sua società, Nirvana Being, vende online mascherine contro l’inquinamento. Negli ultimi quattro anni gli ordini sono passati da duecento a migliaia al giorno. Colpa dell’aria sempre più inquinata di quasi tutte le città indiane. Le cause sono diverse. Da una parte gli agricoltori del Punjab bruciano i rifiuti agricoli per preparare i campi per la stagione successiva, i venti spingono il fumo 200 miglia a sud e coprono i cieli di Nuova Delhi. Dall’altra la costruzione di nuove infrastrutture e palazzi viene condotta senza rispettare le regole che limitano l’inquinamento. Il Governo indiano ha preso dei provvedimenti per limitare queste pratiche, ma fatica a farli rispettare. [The New York Times; Kai Schultz, Jeffrey Gettleman, Hari Kumar and Ayesha Venkataraman]

IL FUTURO QUANTISTICO
Annunciati a Vienna i primi progetti finanziati nell’ambito della Quantum Flagship della Commissione Europea. 132 milioni assegnati a 20 consorzi internazionali per realizzare, nei prossimi tre anni, dei prototipi che mostrino la maturità tecnologica di certe applicazioni quantistiche. Il programma distribuirà in tutto un miliardo di euro, una cifra che per molti laboratori non farà la differenza. Ma alcuni ricercatori sono convinti che questi finanziamenti saranno fondamentali a costruire reti di collaborazione in Europa. Nel frattempo la Germania ha annunciato un piano di investimenti di 650 milioni di euro, e il Congresso deli Stati Uniti sta considerando la possibilità di stanziare 1,2 miliardi di dollari per il quantum computing. Il Regno Unito è stato un precursore, con 370 milioni di euro dedicati al National Quantum Technologies Programme nel 2014. Sembra, infine, che la Cina costruirà un centro di ricerca multimiliardario dedicato al quantum computing nella città di Hefei. [Nature; Davide Castelvecchi]

Su Nature Physics è stata dimostrata l’affidabilità di un metodo, finora considerato solo empirico, per dimostrare la quantum supremacy, ovvero la capacità di un computer quantistico di risolvere un problema computazionale che sarebbe impossibile da affrontare con un computer classico in un tempo ragionevole. Lo studio, guidato da Umesh Vazirani di UC Berkeley, ha mostrato che il metodo del random circuit sampling ha solide basi nella teoria della complessità computazionale. Potrebbe dunque diventare lo standard per stabilire la superiorità di un sistema quantistico rispetto a uno classico. Questo stesso metodo viene utilizzato dai ricercatori di Google per dimostrare la quantum supremacy del nuovo chip Bristlecone, contenente 72 q-bit, presentato a marzo di quest’anno. I risultati su Brisltecone dovrebbero arrivare entro la fine dell’anno e il coordinatore del gruppo si è dichiarato ottimista[Berkeley News; Sarah Yang]

RICERCA E SOCIETÀ
Un’analisi dei dati raccolti da RetractionWatch suggerisce che la pratica di ritirare un articolo scientifico potrebbe essere il sintomo di una crescente capacità di autoregolamentazione della comunità scientifica. Sono oltre 10 500 gli articoli ritirati analizzati da Science, attingendo al database del blog RetractionWatch negli ultimi 15 anni e reso pubblico la scorsa settimana. Il numero di articoli ritirati è in costante aumento, ma cresce più lentamente rispetto al numero di articoli pubblicati. A partire dal 2012 vengono ritirati circa 4 articoli ogni 10 000 pubblicazioni. Inoltre il numero di riviste che ritirano articoli è cresciuto notevolmente, sintomo di un cambiamento delle pratiche editoriali. Il team di Science ha inoltre osservato che un numero relativamente piccolo di autori è responsabile di una parte sostanziale delle ritrattazioni. Infine il 40% delle pubblicazioni contenute nel database non sono state ritirate a causa di frodi scientifiche o cattiva condotta, ma per errori o problemi di riproducibilità. [Science; Rethinking retractions]

L’identificazione di un soggetto grazie al suo DNA è resa sempre più facile dai database di alberi genealogici e dati genetici. Due studi pubblicati su Science e Cell all’inizio di ottobre mostrano che la nostra privacy è a rischio a causa di raccolte di dati come GEDmatch, che oggi contiene il profilo genetico e l’albero genealogico di oltre un milione di persone. Lo studio pubblicato su Science, coordinato dal genetista Yaniv Erlich, mostra che per i residenti negli Stati Uniti con discendenza europea c’è una probabilità del 60% che un cugino di terzo grado o meno appaia nel database di MyHeritage, una delle maggiori società di test genetici direct to consumer che Erlich dirige. Una percentuale analoga vale per GEDmatch, che invece è liberamente accessibile. Utilizzando poi informazioni come età e sesso, i ricercatori hanno trovato che è possibile risalire con una bassa percentuale di errore all’identità di una persona che non ha mai condiviso i suoi dati genetici, a partire da un campione del suo DNA. Sulla rivista Cell viene invece riportata una ricerca, coordinata da Noah Rosenberg della Stanford University, che mostra che è possibile stabilire dei legami tra database genetici mantenuti dalle forze dell’ordine e quelli di natura genealogica. Il motivo è che le informazioni contenute nel cosiddetto junk DNA possono essere utilizzate per predire le parti codificanti del genoma. [Le Monde; Catherine Mary]

Le 548 tonnellate di cannabis sequestrate in Europa nel 2016 rappresentano il 70% delle sostanze stupefacenti requisite nel nostro continente in quell’anno. Segue la cocaina (80 tonnellate), mentre l’eroina, in calo fino al 2014, si è stabilizzata sulle 4,3 tonnellate . Questi i dati contenuti nella Relazione europea sulla droga 2018, pubblicata dallo European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, l’agenzia UE di monitoraggio sul consumo e la diffusione delle droghe d’abuso. Parallelamente si evolvono anche i metodi per testare la presenza di sostanze nei campioni biologici, dall’analisi delle urine fino a quella del capello, un vero e proprio magazzino di informazioni. [Scienza in rete; Valentina Meschia, Anna Romano]

Esordisce su Scienza in rete la Rubrica “Vero o Falso” di Ernesto Carafoli ed Enrico Bucci. La prima puntata riguarda la datazione della Sindone. Ma più che rispondere a un quesito di cui si conosce già la risposta (l’origine medievale della Sindone) gli autori vogliono spostare il dibattito sulla ricerca storica e scientifica sull’uso e sul significato delle reliquie dall’epoca medioevale o addirittura paleocristiana in poi, con i contributi dei due studiosi di reliquie Francesco Veronese e Andrea Nicolotti[Scienza in rete; Enrico Bucci, Ernesto Carafoli]

Le notizie di scienza della settimana #76

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 26 ottobre 2018]

L’associazione Italia Nostra ha lanciato una petizione perché venga stralciato dal Decreto Legge contenente “Disposizioni urgenti per la città di Genova” l’articolo che introduce la possibilità di condonare abusi edilizi sull’isola di Ischia. L’articolo 25 del Decreto proposto dal Governo permetterebbe infatti non solo di condonare edifici abusivi ma anche di accedere ai fondi per la ricostruzione del sisma del 2017. Molti degli abusi ammissibili per il condono sono posti in aree sottoposte a vincoli paesaggistici e idrogeologici. Nell’immagine: interventi di messa in sicurezza a Ischia, 26 agosto 2017. Credit: Dipartimento Protezione Civile / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

ELEZIONI
Jair Bolsonaro, il candidato di estrema destra favorito al ballottaggio per le presidenziali brasiliane che si terrà il 28 ottobre, minaccia di ritirarsi dall’accordo di Parigi, di voler allentare i vincoli sulla deforestazione in Amazzonia per favorire lo sviluppo economico e di destinare maggiori fondi pubblici per la ricerca militare. Il suo avversario, il candidato di sinistra Fernando Haddad per ora indietro nei sondaggi, si presenta con un programma che sostiene uno sviluppo sostenibile e un aumento dei finanziamenti pubblici alla ricerca scientifica. Ma gli scienziati dubitano che potrà mantenere la promessa. Qualunque sia il risultato di domenica i ricercatori brasiliani faticano a essere ottimisti sul loro futuro. [Science; Herton Escobar]

Il 6 novembre gli Stati Uniti voteranno per rieleggere numerosi membri di Camera e Senato. La maggioranza dei sondaggi indica come risultato più probabile che i Democratici riconquisteranno la maggioranza alla Camera, mentre i Repubblicani la manterranno al Senato. Tuttavia Nate Silver, il fondatore di FiveThirtyEight, raccomanda di considerare l’alto grado di incertezza che grava sulle elezioni di midterm (come su tutte le altre). Silver si meritò l’appellativo di prediction wizard quando FiveThirtyEight indovinò i risultati di 50 stati su 50 nelle elezioni del 2012. Ma nel 2016 stimò le probabilità di vittoria di Hillary Clinton nel 2016 al 71%. Il mago delle previsioni elettorali aveva perso i suoi poteri? In realtà sbagliò meno di tutti: alla fine una probabilità di vittoria del 29% vuol dire che la vittoria si può verificare quasi una volta su tre. Per comprendere questa affermazione bisogna andare al cuore del modello di previsione di FiveThirtyEight. Partendo dai risultati dei sondaggi elettorali, dopo averli “corretti” per una serie di fattori (ad esempio la rappresentatività statistica), l’algoritmo simula 20 000 elezioni. In ciascuna simulazione vengono considerati gli errori sui sondaggi basandosi sui dati storici. In particolare l’algoritmo tiene in conto le correlazioni tra gli errori sui sondaggi sia di natura geografica, che demografica (se i sondaggi hanno sistematicamente sottostimato il voto dei cittadini di origine ispanica per il candidato repubblicano, l’algoritmo simulerà più elezioni in cui i risultati elettorali si discostano dai sondaggi in quel senso). Questa operazione permette a FiveThirtyEight di calcolare delle probabilità di successo (in quante delle 20 000 elezioni simulate ha vinto un certo candidato?). Con questo modello FiveThirtyEight ha concluso che la probabilità dei Democratici di vincere la Camera è dell’ 84,2%, mentre quella dei Repubblicani di mantenere il Senato dell’82,1%. Come ben rappresentato graficamente (qui per la camera e qui per il Senato) sono numerose le configurazioni con probabilità non trascurabile in cui accade l’opposto. [Vox; Andrew Prokop]

Mercoledì 18 ottobre Facebook ha aperto le porte della sua war room a un gruppo di giornalisti. In questa stanza qualche decina di dipendenti, ingegneri, informatici ed esperti di cyber-sicurezza, lavorano per evitare intrusioni che possano influenzare il ballottaggio in Brasile e le elezioni di midterm negli Stati Uniti. La war room è solo l’ultimo degli strumenti di cui la compagnia si è dotata dopo l’accusa di aver condizionato in maniera illecita le presidenziali americane del 2016. Sono infatti 20 i team che si occupano di coordinare l’attività di 20 000 persone, per lo più dipendenti di aziende esterne, con lo scopo di identificare profili e notizie falsi e bloccarli. Ma cosa succede esattamente nella war room? Il tour offerto alla stampa non ha permesso di capirlo, ma molti sono scettici sulla sua efficacia. I contenuti che suscitano reazioni emotive forti sono alla base del successo della compagnia poiché garantiscono un alto livello di traffico e dunque permettono di vendere più facilmente gli spazi pubblicitari. [The Washington Post; Michael Liedtke]

BREXIT
29 Premi Nobel e 6 vincitori della Medaglia Fields per la matematica hanno indirizzato una lettera alla Prima Ministra britannica Theresa May e al Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker chiedendo di lavorare per raggiungere un accordo che garantisca la più stretta collaborazione scientifica tra il Regno Unito e l’Unione Europea. Gli scienziati fanno riferimento in particolare alla necessità che la Gran Bretagna partecipi pienamente al prossimo programma quadro sulla ricerca e l’innovazione dell’UE, Horizon Europe. Se così non fosse il Regno Unito perderebbe decine di miliardi di euro di finanziamenti e rischierebbe di veder partire i numerosi scienziati europei che operano nei suoi istituti. Le preoccupazioni dei ricercatori che lavorano in Gran Bretagna sono state ben fotografate da un sondaggio realizzato presso il Francis Crick Institute, il più grande centro di ricerca biomedica del Paese. [Independent; Josh Gabbatiss]

I cittadini britannici sono più pessimisti sugli effetti di Brexit di quanto non fossero a giugno del 2016, ma le posizioni espresse al referendum condizionano ancora pesantemente le aspettative sul futuro. Un sondaggio, condotto recentemente dal Policy Institute del King’s College London e Ipsos MORI su un campione di 2 200 cittadini, ha rivelato che il 44% della popolazione si aspetta che il Regno Unito esca dall’Unione Europea senza un accordo a marzo 2019, solo il 29% pensa che verrà raggiunto un accordo. Ma il pessimismo è più diffuso tra coloro che avevano votato per rimanere nell’Unione: il 64% di questi ritiene che Brexit rallenterà la crescita economica del Paese, mentre questa posizione è condivisa solo dal 17% dei sostenitori del “Leave”. Le aspettative sugli effetti di Brexit sono peggiorate soprattutto riguardo alla qualità del National Health Service, un punto su cui si era concentrata la campagna del referendum. La percentuale di coloro che pensano che il sistema ne risentirà è passata dal 17% del 2016 al 34% di oggi. [The Conversation; Bobby Duffy, Anand Menon]

La pesca europea rischia di essere stravolta dalla Brexit: il Regno Unito ha ritirato unilateralmente la sua adesione alla Convenzione di Londra e quando uscirà dall’UE e dunque dalla Politica di Pesca Comune, minaccia di voler riprendere il controllo della sua Zona Economica Esclusiva (ZEE), un’area di 370 km al largo delle coste nazionali, tra le più pescose del continente. A farne le spese sarà prima di tutto la filiera francese: il 30% del pescato francese deriva da acque britanniche. Attualmente ogni Paese dell’Unione accede liberamente alla ZEE del Regno Unito a patto di rispettare certe quote di pescato, che tengono conto della conservazione della biodiversità marina e dei volumi di importazioni ed esportazioni. La Gran Bretagna ha dichiarato all’inizio di luglio che intende decidere unilateralmente l’accesso alla sua ZEE e chiede una rinegoziazione delle quote per difendere gli interessi dei pescatori britannici, che hanno votato in massa per il “Leave”. Dal canto suo Bruxelles risponde che una posizione simile spingerà l’Unione a rivedere le condizioni di esportazione del pesce britannico sul mercato europeo. [Le Monde; Anne Guillard]

A UN SECOLO DALLA SPAGNOLA
Se la pandemia più virulenta e mortale del secolo scorso è stata l’influenza Spagnola, quella di oggi potrebbe essere rappresentata dalla disinformazione sui vaccini. Heidi Larson, coordinatrice di The Vaccine Confidence Project, lancia l’allarme: la disinformazione sui vaccini, capace di circolare velocemente sui social media, aumenta lo scetticismo e rischia di farci trovare impreparati alla prossima pandemia. Si può classificare la disinformazione in livelli di dannosità. La più pericolosa è la cattiva scienza: medici che diffondono risultati di ricerche sbagliate (ne è un esempio il caso Wakefield). Segue la disinformazione diffusa da chi ha interessi economici, poi quella di chi ha interessi politici nel polarizzare il dibattito e infine quella di coloro che disseminano il panico su presunte reazioni avverse. Ma la disinformazione si può combattere sfruttando i suoi stessi mezzi di comunicazione, come dimostrano alcune esperienze in Irlanda e Danimarca. [Nature; Heidi J. Larson]

Analizzando le sequenze virali dal 1918 (influenza Spagnola) al 2009 (influenza Suina) un gruppo di ricercatori italiani e francesi, coordinati da Elisa Vicenzi del San Raffaele di Milano, ha osservato l’accumulazione di quattro mutazioni nella sequenza della nucleoproteina dei virus dell’influenza A. Il processo di degradazione da virus pandemico a virus stagionale avverrebbe attraverso la sostituzione di quattro lisine con quattro arginine in certe posizioni, rendendo il virus più sensibile alla risposta immunitaria innata dell’ospite. Potrebbe sembrare controintuitivo che un virus evolva diventando più vulnerabile, ma sul lungo periodo questo attenua la sua patogenicità e gli permette di infettare un numero maggiore di soggetti. [Scienza in rete; Elisa Vicenzi]