La pandemia ispiri nuovi standard di ventilazione degli edifici

[pubblicato su Scienza in rete il 14 maggio 2021]

Trattare la qualità dell’aria negli ambienti interni con lo stesso rigore con cui si garantiscono acqua pulita e alimenti sicuri. Questo il cambio di paradigma invocato da un gruppo di 39 scienziati in un articolo pubblicato oggi sulla rivista Science.

Nel nuovo paradigma, l’attenzione verso i patogeni trasmessi per via aerea deve essere centrale. Infatti, se finora la qualità dell’aria in ambienti interni è stata controllata solo per limitare i rischi derivanti dall’esposizione a composti chimici nocivi e garantire comfort termico e olfattivo, poco o nulla è stato fatto per limitare la trasmissione di microorganismi attraverso l’aerosol impiegando opportuni sistemi di ventilazione.

«Non esistono norme o linee guida per la ventilazione degli ambienti interni che tengano conto di questi rischi, fatta eccezione per le strutture sanitarie», commenta Giorgio Buonanno, professore ordinario all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale e uno dei firmatari dell’articolo su Science.

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Cosa non ha funzionato con il vaccino AstraZeneca

[pubblicato su Domani il 10 maggio 2021]

  • Cts e Aifa stanno riflettendo sulla possibilità di abbassare il limite di età sopra cui è raccomandato il vaccino AstraZeneca, ora 60 anni. La Germania lo ha fatto venerdì, mentre il Regno Unito lo ha alzato da 30 a 40 anni.
  • Oltre ad allargare la platea di cittadini che possono ricevere il vaccino, sarà però fondamentale considerare la diffidenza maturata dopo le segnalazioni di un raro ma grave effetto collaterale, casi di trombosi associate a carenza di piastrine, che sta già spingendo le persone a evitate Vaxzevria.
  • Un bilancio tra benefici e danni del vaccino è fondamentale per le agenzie regolatorie, ma è altrettanto importante condividere questo bilancio con i cittadini. Una nuova analisi condotta dal Winston Centre for Risk and Evidence Communication dell’Università di Cambridge su dati italiani ha concluso che con l’attuale livello di incidenza il bilancio è in favore del vaccino sopra i 30 anni.
Elaborazione Winton Centre for Evidence and Risk Communication su dati ISS e EMA, dettagli disponibili qui. Elaborazione grafica: Chiara Sabelli.

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L’immagine è di Gencat / Flickr.

Parent forums a more conducive channel for vaccine education

[pubblicato il 28 aprile 2021 su Nature Italy]

Findings from a study on more than a million posts on a parenting forum could help campaigns to improve vaccination rates in children

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L’immagine è tratta da Pixnio.

New sensor could make cancer treatment more precise

[pubblicato su Nature Italy il 23 aprile 2021]

Scientists have designed an organic and flexible device that can fit in a patient’s body and measure the radiation delivered by hadron therapy.

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Nell’immagine il sistema di protonterapia Mevions S250 a Saint Louis in Missouri. Credit: Romina Cialdella/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0.

I modelli di linguaggio non devono limitarsi ad apprendere dai dati

[pubblicato su Scienza in rete il 17 aprile 2021]

La scorsa settimana, Samy Bengio, direttore del progetto Google Brain, ha annunciato le sue dimissioni. A fine aprile lascerà la società dopo 14 anni. La decisione di Bengio arriva dopo mesi turbolenti per Google, segnati dal licenziamento di Timnit Gebru e Margareth Mitchell, le due ricercatrici a capo del gruppo Ethical AI di Google, a causa di un articolo critico verso i modelli statistici di linguaggio basati su grandi quantità di dati e di parametri. Si tratta di sistemi già utilizzati in diverse tecnologie, come i motori di ricerca, gli assistenti vocali o i chat bot. L’articolo, scritto insieme Emily Bender e Angelina McMillan-Major, linguiste computazionali della University of Washington, è stato presentato un mese fa durante la conferenza Fairness Accountability and Transparency.

Abbiamo parlato con Dirk Hovy, professore associato all’Università Bocconi dove si occupa di linguistica computazionale con particolare attenzione verso gli impatti sociali dell’impiego dei cosiddetti large language modelDa settembre dello scorso anno Hovy è coordinatore del progetto INTEGRATOR, finanziato con uno Starting Grant dello European Research Council, e che ha l’obiettivo di integrare fattori demografici nei modelli di linguaggio naturale per mitigare il rischio che i contenuti generati siano discriminatori verso minoranze etnichedonne e persone con identità di genere non binaria, persone anziane e in generale gruppi sociali minoritari.

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Coded bias: sull’importanza dell’inclusività quando si progettano e impiegano gli algoritmi

[pubblicato su Scienza in rete il 10 aprile 2021]

“The more humans share with me, the more I learn”. Una voce metallica pronuncia questa frase all’inizio del documentario Coded Bias, diretto dalla regista Shalini Kantayya e disponibile su Netflix dal 5 aprile. Queste parole riassumono il messaggio centrale del documentario: gli algoritmi sono distorti soprattutto perché “apprendono” dagli esseri umani. Questo è particolarmente vero per i sistemi di machine learning, quelli che sottintendono al funzionamento dei motori di ricerca, dei social media, degli assistenti vocali e di molti altri strumenti tecnologici che usiamo quotidianamente.

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Cosa sappiamo davvero sui possibili pericoli di AstraZeneca? Poco

[pubblicato su Domani il 6 aprile 2021]

L’Ema sta continuando l’analisi sui rari tipi di trombosi riscontrati in persone che nelle settimane precedenti si sono vaccinate. Nonostante le indiscrezioni sui giornali italiani, l’indagine è ancora in corso. I casi sono così pochi che non è facile capire se c’è una connessione. Dalla Germania un’ipotesi di spiegazione sul potenziale effetto collaterale

  • È atteso in questi giorni il parere Ema sui casi di alcuni rari tipi di trombosi che si sono presentati in alcune decine di persone in Europa nei 16 giorni successivi alla somministrazione del vaccino contro Covid-19 prodotto da AstraZeneca.
  • Ema ne sta analizzando 62 su 9,2 milioni di dosi somministrate. Si tratterebbe quindi di un fenomeno raro.
  • Questi eventi avversi si sono verificati in donne sotto i 60 anni di età in cui il rischio di un decorso grave o fatale dell’infezione da Covid-19 è basso. Le persone che ne hanno sofferto avevano un numero di piastrine ridotto rispetto al normale.

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L’immagine è di Gencat / Flickr.

E se l’immunità di gregge non arrivasse mai? Molti indizi indicano che il Covid resterà tra noi

[pubblicato su Domani il 5 aprile 2021]

La “fine” della pandemia forse non arriverà mai, ma i vaccini rappresentano senz’altro la nostra possibilità di convivere meglio possibile col virus in questa fase di transizione. E poi il tracciamento dei focolai ci permetterà di evitare nuove ondate di contagi

  • La soglia dell’immunità di gregge dipende in primo luogo dal numero di riproduzione del virus, R0. Per il SARS-CoV-2, le prime stime di R0 erano intorno a 3 e la soglia dell’immunità intorno al 60-70 per cento.
  • Per raggiungere l’immunità di gregge dovremmo vaccinare tra il 60 per cento e l’80 per cento della popolazione con un vaccino efficace al 100 per cento nell’inibire la trasmissione del virus. Qui c’è il primo problema.
  • Ma i vaccini che abbiamo a disposizione sono altamente efficaci nell’evitare le infezioni sintomatiche, ma gli studi clinici non hanno stimato il loro effetto sulle infezioni asintomatiche e sulla contagiosità.

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L’immagine è di Asia Development Banck / Flickr. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

Abbiamo ancora bisogno di app per tracciare i contagi

[pubblicato su Domani il 28 marzo 2021]

Immuni è scomparsa dall’agenda comunicativa delle istituzioni, eppure il contributo del tracciamento digitale dei contatti al contenimento dell’epidemia è stato dimostrato sia in teoria che in pratica

  • Il ruolo del tracciamento digitale dei contatti nella diffusione del Covid-19 è stato sottolineato fin dai primi mesi della pandemia. Chi si infetta è in grado di trasmettere l’infezione molti giorni prima di sviluppare i sintomi e questo rende estremamente importante la tempestività della notifica.
  • Il tracciamento manuale soffre di ritardi che si accentuano quando l’incidenza cresce, mentre il tracciamento digitale può, se bene integrato, allertare istantaneamente i contatti a rischio. Sono ormai numerosi gli studi che mostrano che può avere un ruolo importante nel contenere il contagio.
  • Tuttavia «la app si inserisce in un ecosistema che ha componenti critiche non digitali, e la sua efficacia dipende da tutto l’ecosistema e dalla fiducia dei cittadini», commenta Ciro Cattuto, professore all’Università di Torino.

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L’immagine è di Viarami / Pixabay.

COVID-19 apps are effective even with 20% uptake

[pubblicato su Nature Italy il 25 marzo 2021]

A simulation shows that digital contact tracing can reduce infections and help ease restrictions when used by at least one fifth of the population.

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L’immagine è di Viarami / Pixabay.