Le notizie di scienza della settimana #54

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 marzo 2018]

Tre articoli pubblicati sull’ultimo numero di Science documentano la scoperta di una nuova datazione nella transizione tecnologica dall’acheuleano a punte e lame più piccole e più precise, ottenute da ossidiana e pietre silicee. Questi nuovi strumenti risalirebbero a 320 mila anni fa, quando la nostra specie homo sapiens fece la sua apparizione sulla Terra. Un gruppo di paleoantropologi del museo di storia naturale dello Smithsonian Institution e della George Washington University hanno ottenuto questi risultati analizzando i resti ritrovati nei siti di Olorgesailie in Kenya. A rendere ancora più interessante questa scoperta è la correlazione che i ricercatori hanno trovato con i cambiamenti climatici in atto in quel periodo, che suggeriscono che l’innovazione sia stata guidata dalle trasformazioni dell’ambiente circostante. Nell’immagine un bifacciale risalente a 500 mila – 300 mila anni fa, ritrovato a Cintegabelle, nella Alta Garonna francese. Attualmente esposto al Muséum d’Histoire Naturelle de la ville de Toulouse. Credit: Didier Descouens / Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0.

IL CASO CAMBRIDGE ANALYTICA TRAVOLGE FACEBOOK

La società di consulenza Cambridge Analytica, specializzata nello sviluppo di campagne informative di microtargeting per influenzare i risultati elettorali, ha utilizzato i dati Facebook di decine di milioni di elettori americani ottenuti illegalmente nel 2014 per progettare l’algoritmo alla base del suo business. A rivelarlo al New York Times e all’Observer è Christopher Wylie, data scientistcanadese ed ex dipendente della società statunitense, in una serie di articoli pubblicati tra sabato e domenica scorsa. Le sue dichiarazioni contraddicono le posizioni ufficiali che Facebook e Cambridge Analytica hanno assunto finora durante le due inchieste in corso nel Regno Unito, su Brexit, e negli Stati Uniti, sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016. [The Observer / The Guardian; Carole Cadwalladr]

I dati sarebbero stati ottenuti “per motivi accademici” da Aleksandr Kogan, ricercatore all’università di Cambridge. Tramite la società Global Science Research, Kogan ha reclutato su Amazon Mechanical Turk e Qualtrics elettori americani disposti a eseguire un test della personalità in cambio di un compenso. L’adesione all’esperimento garantiva a Kogan l’accesso ai dati Facebook di coloro che sostenevano il test e dei loro amici, senza che questi ne fossero consapevoli. In questo modo Kogan ha raccolto, in pochi mesi, i dati relativi a decine di milioni di persone che poi ha venduto a Cambridge Analytica per 1 milione di dollari. L’operazione è stata possibile perché Kogan dichiarava di essere interessato ai dati per motivi di ricerca scientifica. Ma la vendita di questi dati a una società terza violerebbe sia i termini di servizio di Facebook che la legge britannica sulla protezione dei dati personali. [The Observer / The Guardian; Carole Cadwalladr e Emma Graham-Harrison]

Ma come ha fatto Cambridge Analytica a sfruttare i dati raccolti da Kogan per influenzare le preferenze degli elettori americani alle presidenziali del 2016? Molto probabilmente ha replicato un modello sviluppato tra il 2012 e il 2015 da altri due ricercatori dell’università di Cambridge, Michal Kosinski and David Stillwell. Il modello in questione è in grado di prevedere il profilo psicologico di un soggetto a partire dalle tracce digitali che questo lascia su Facebook: quali e quante foto profilo condivide, quali sono i post a cui reagisce con un ‘Like’, quanti sono i suoi amici, dove vive, quanti anni ha. Per mettere a punto il modello, dettagliato in due articoli pubblicati sulla rivista PNAS, Kosinski e Stillwell svilupparono un test della personalità da sostenere online. Al termine del test l’utente poteva scegliere se dare ai ricercatori l’accesso al proprio profilo Facebook. Non si aspettavano di raccogliere in pochi mesi i dati di milioni di persone provenienti da 45 Paesi diversi. Ma il vasto database gli permise di raffinare il loro algoritmo. Cambridge Analytica, con l’aiuto di Kogan, ha probabilmente riprodotto questo algoritmo sui dati dei 50 milioni di elettori americani e li ha poi utilizzati per progettare contenuti digitali personalizzati in grado di influenzarne le preferenze elettorali. [University of Cambridge; Communicatioins Office]

IL PRIMO PEDONE VITTIMA DI UN’AUTO A GUIDA AUTONOMA

Elaine Herzberg, 49 anni, è il primo pedone vittima di un’auto a guida autonoma. L’incidente è avvenuto alle 10 di domenica 18 marzo a Tempe in Arizona. Nell’auto, di proprietà di Uber, era presente un guidatore in grado di subentrare al sistema artificiale in caso di pericolo, ma non è stato sufficiente. Nel 2015 lo Stato dell’Arizona aveva emanato un ordine esecutivo per diventare una sorta di regulation-free zone, con la speranza di attirare le grandi società del settore, come Uber e Waymo, che nella vicina California rispondevano a requisiti molto più stringenti. All’inizio di questo mese l’ordine era stato approvato per concedere i test anche senza guidatore di sicurezza. Restano da accertare le responsabilità nell’incidente di domenica sera, ma nel frattempo Uber ha sospeso tutti i test simili in corso a Pittsburgh, San Francisco e Toronto. [The New York Times; Daisuke Wakabayashi] 

Prima di farsi vincere dalla paura occorre però ricordare che nel 2016 sulle strade americane sono morti quasi 6 mila pedoni, circa 16 ogni giorno. Si tratta di uno dei bilanci più duri tra i Paesi ricchi e fa parte di un trend negativo che ha visto il numero di vittime della strada aumentare dell’8% dal 2015 al 2016. Parte della responsabilità sarebbe la scarsa attenzione verso regole elementari, come indossare la cintura di sicurezza in macchina o il casco in moto. [Vox; Julia Belluz] 

La legislazione americana tratta separatamente i veicoli e gli autisti. Per permettere a un veicolo di circolare richiede certe caratteristiche tecniche (airbag, freni, ecc.), mentre per permettere a una persona di guidare le chiede di passare un esame. Secondo Srikanth Saripalli, ingegnere alla Texas A&M University, dovrebbe succedere qualcosa di simile prima di permettere alle auto a guida autonoma di circolare sulle strade senza un guidatore di sicurezza pronto a intervenire. Invece degli esseri umani dovrebbero essere testati gli algoritmi che governano le self driving car. C’è da dire che è difficile sapere a priori come questi algoritmi si comporteranno sulla strada, un po’ come succede con i farmaci: spesso non se conoscono i meccanismi di funzionamento. E allora i test degli algoritmi potrebbero ispirarsi ai processi di approvazione dei medicinali, in cui i ricercatori devono dimostrare che una terapia ha gli effetti previsti e limitati effetti collaterali su una popolazione di pazienti sufficientemente grande e rappresentativa. Analogamente un algoritmo di guida dovrebbe essere messo alla prova in una serie di situazioni che possono verificarsi sulla strada. [The Conversation UK; Srikanth Saripalli] 

RICERCA E SOCIETÀ

La crisi di riproducibilità della scienza è ben nota, soprattutto in campo biologico e medico. John Ioannidis, in un articolo pubblicato nel 2006, affermava semplicemente che “la maggior parte dei risultati di ricerca è falso”. Cosa fare? Un suggerimento arriva da un recente rapporto pubblicato dalla Royal Netherlands Academy of Arts and Sciences, che identifica alcune pratiche fondamentali. Da una parte aumentare l’accuratezza metodologica e la dimensione dei campioni presi in esame e condividere procedure e dati nel modo più aperto e dettagliato possibile. Inoltre incentivare economicamente e con riconoscimenti di carriera la “cultura della riproducibilità”, piuttosto che premiare solamente l'”innovatività degli studi”. [Scienza in rete; Luca Carra e Cristina Da Rold]

«Non appena arrivai nel suo istituto egli (Dennis Sciama, uno dei massimi fisici britannici della seconda metà del novecento, allievo di Paul Dirac, ndr) mi scelse per lavorare sulla freccia del tempo: perché il passato è così differente dal futuro? Perché noi ricordiamo il passato e non il futuro?». Riesce a tamburellare con incredibile perizia sulla tastiera con quella scarsa mobilità che ha ormai l’unica mano ancora reattiva. E dopo qualche minuto il computer trasmette il suo pensieroEra il gennaio del 1992 quando Pietro Greco raccoglieva le parole di Stephen Hawking volato a Trieste per una conferenza. Vi riproponiamo questa intervista in occasione della scomparsa del grande scienziato, avvenuta il 14 marzo scorso.[Scienza in rete; Pietro Greco]

Algoritmi umani alla francese

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 marzo 2018]

Le rivelazioni di Chrstopher Wylie, data scientist canadese di 28 anni ex dipendente della società di consulenza Cambridge Analytica, confermano ancora una volta l’importanza degli algoritmi, in particolare quelli di machine learning (che basano cioè parte del loro funzionamento sui dati), nell’influenzare i processi sociali e, in ultima battuta, la vita dei singoli individui.

Quanto affermato da Wylie promette infatti di avere conseguenze su due diverse inchieste parlamentari: quella sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane del 2016 e quella riguardo il referendum britannico sull’uscita dall’Unione Europea. Wylie ha reso pubblici una serie di documenti che testimoniano come Cambridge Analytica sviluppò il suo algoritmo di microtargeting psicologico basandosi sui dati Facebook di decine di milioni di elettori americani, ottenuti illegalmente tramite la società Global Science Research, del ricercatore dell’Università di Cambridge Aleksandr Kogan. Kogan riuscì a raccogliere i dati dichiarando che sarebbero stati usati per scopi accademici, salvo poi venderli a Cambridge Analytica per un milione di dollari.

I rischi connessi all’utilizzo degli algoritmi come sistemi di assistenza alla decisione stanno emergendo in diversi ambiti: finanza, assicurazioni, accesso al credito, giustizia, sicurezza, gestione del personale e, appunto, informazione e propaganda politica. Li racconta bene Cathy O’Neil nel suo libro Weapons of math destruction (che abbiamo recensito qui), in cui si capisce chiaramente qual è il problema: gli algoritmi apprendono dai dati prodotti dai nostri comportamenti e in questi sono incorporati anche i nostri pregiudizi.

Continua a leggere Algoritmi umani alla francese

Le notizie di scienza della settimana #53

Oggi, 14 marzo 2018, si celebra in tutto il mondo il Pi Day, il giorno del π (pi greco). La storia di π è ben raccontata nel libro “Storia di π”, scritto nel 2016 da Pietro Greco e pubblicato da Carocci. Comincia nel II millennio a.C. tra il Tigri e l’Eufrate, dove i Babilonesi ne danno una stima piuttosto precisa utilizzando metodi geometrici. Continua poi in epoca ellenistica con Archimede, che fornisce un metodo esaustivo per il calcolo di π, introducendo il concetto di limite. La matematica di Archimede ed Euclide arriva agli Europei quasi 1500 anni dopo, solo grazie ai matematici islamici, che traducono dal greco all’arabo le loro opere arricchendole di elementi indiani e cinesi. Infine vede come protagonisti Fibonacci, Newton e Liebniz. Nell’immagine il rompicapo matematico proposto da Alex Bellos nella sua consueta rubrica del lunedì sul Guardian. Quale fiammifero occorre spostare per rendere l’equazione approssimativamente corretta? (Qui la soluzione). Credit: Alex Bellos and Chris Smith / The Guardian.

SMETTIAMOLA DI CHIAMARLE FAKE NEWS

Smettiamola di chiamarle ‘fake news’. Questo il primo messaggio contenuto nel rapporto, pubblicato il 12 marzo, del gruppo di lavoro sulla disinformazione istituito dalla Commissione Europea. Il fenomeno è molto più complesso di quello che l’espressione ‘fake news’ lascia intendere. Gli autori del documento (accademici, giornalisti, rappresentanti delle società tecnologiche e della società civile) affermano poi che è necessario basare qualsiasi intervento su delle prove scientifiche. A questo scopo chiedono a compagnie come Google, Twitter e Facebook, ma anche alle istituzioni europee, di condividere maggiormente i loro dati. È forte però la difesa della libertà di espressione e dunque viene scoraggiato qualsiasi intervento normativo che controlli i contenuti online. [Medium; Clara Jiménez Cruz, Alexios Mantzarlis, Rasmus Kleis Nielsen, & Claire Wardle]

Il giornalista scientifico francese Sylvestre Huet aggiunge alcuni punti interessanti contenuti nel rapporto della Commissione Europea. In primo luogo la necessità di avere accesso agli algoritmi di ranking delle notizie che ne determinano il livello di diffusione sui diversi social network. In secondo luogo il ruolo che i governi dovrebbero avere nel favorire una stampa pluralistica e indipendente (i giornalisti sono sempre meno e sempre più precari). Infine Huet sottolinea come il rapporto affermi che i governi non dovrebbero intervenire direttamente sulle piattaforme di condivisione di contenuti digitali, come Facebook e Twitter, ma piuttosto favorire la costruzione di codici di auto-regolazione che i dipendenti di queste aziende si impegnino a rispettare. [Le Monde; Sylvestre Huet]

Un’analisi condotta su 126,000 notizie circolate su Twitter tra il 2006, data della sua apertura, al 2017, rivela che le notizie false si diffondono più velocemente e raggiungono più utenti di quelle vere. Lo studio mostra inoltre che i bot, account Twitter gestiti da computer, non sono i colpevoli di questo fenomeno, poiché diffondono notizie false e vere nello stesso modo. La responsabilità sarebbe dunque tutta nostra e una delle spiegazioni, sostengono gli autori, potrebbe essere la maggiore componente di novità contenuta nella condivisione di una notizia falsa rispetto a una vera. L’analisi, condotta da tre scienziati dei dati esperti di processi sociali e in particolare di comunicazione digitale, ha considerato tutte le notizie circolate su Twitter catalogate come ‘false’ o ‘vere’ da sei agenzie di fact checkingindipendenti. I risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero di Science. [Science; Katie Langin]

CONTROLLO DELLE ARMI NEGLI STATI UNITI

A gennaio, durante un’audizione di fronte al Congresso, il capo dello United States Department of Health and Human Services ha dichiarato che i Center for Disease Control and Prevention (C.D.C.) dovrebbero ricominciare a fare ricerca sulla violenza da armi da fuoco. Dall’entrata in vigore del Dickey Amendment nel 1996, l’agenzia di protezione della salute statunitense ha di fatto interrotto le sue indagini sull’argomento. Il Dickey Amendment proibisce il finanziamento pubblico di ricerche scientifiche che sostengano la limitazione dell’utilizzo delle armi da fuoco. Non esistono dunque prove scientifiche aggiornate prodotte dallo Stato del fatto che la possibilità di avere pistole in casa renda più sicure le famiglie americane, come sostiene la National Rifle Association, né del contrario, che questa renda i cittadini americani più vulnerabili (l’ultimo studio risale al 1993). Restano dunque molte domande insolute e mancano i dati per rispondere a queste domande. La proposta di Trump, successivamente ritirata, di alzare l’età minima per l’acquisto di un certo tipo di armi da 18 a 21 anni sta però rivitalizzando il dibattito. [The New York Times; Sheila Kaplan] 

I media tendono a dare maggiore risalto alle sparatorie di massa che avvengono nelle scuole, quelle in cui l’attentatore è motivato ideologicamente o proviene dal Medio Oriente. Ma la maggior parte di questi episodi di violenza è causato da uomini bianchi di mezza età e raramente ha un movente ideologico. Questa è la conclusione di uno studio pubblicato a febbraio sul “International Journal of Comparative and Applied Criminal Justice”, in cui due criminologi americani hanno analizzato la copertura mediatica di 314 sparatorie di massa avvenute negli Stati Uniti tra il 1966 e il 2016. [Undark Magazine; Robin Loyd] 

RICERCA E SOCIETÀ

Gli scienziati italiani dovrebbero diventare ‘scienziati a vita’, estendere cioè l’approccio scientifico anche fuori dal laboratorio e lontano dalle lavagne. Dovrebbero estenderlo nel rapporto con le altre classi dirigenti italiane. Inoltre dovrebbero abbandonare il punto di vista individuale, alla ‘Io speriamo che me la cavo’, in favore di uno collettivo. Questa è la strategia che Roberto Defez, ricercatore del CNR, suggerisce nel suo ultimo libro “Scoperta. Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia”, pubblicato da Codice Edizioni. [Scienza in rete; Pietro Greco]

Il nuovo rapporto dell’OCSE “Getting Skills Right: Italia”, dipinge una situazione paradossale per l’Italia. Da una parte un piccolo numero di grandi imprese che fatica a trovare competenze di alto livello, soprattutto nel settore digitale, dall’altra un gran numero di piccole e piccolissime imprese che richiede competenze molto basse. Così il 18% dei lavoratori italiani possiede un titolo di studio inferiore a quello richiesto per la sua mansione, mentre il 35% è impiegato in ambiti distanti da quello di formazione ed è sovra-qualificato. A differenza di Paesi come Finlandia, Svezia, Danimarca ma anche Estonia o Norvegia non abbiamo ancora avviato il processo di riorganizzazione del lavoro necessario perché domanda e offerta di competenze si allineino a un livello più alto. [La Voce; Fabio Manca]

Elizaldo Carlini, scienziato brasiliano pioniere della ricerca sugli effetti terapeutici della marijuana, è oggetto di un’indagine da parte della Polizia di San Paolo. La notizia ha generato proteste da parte della comunità scientifica brasiliana, preoccupata che l’intervento delle autorità possa costituire una minaccia alla libertà di ricerca in un periodo in cui i finanziamenti pubblici alla scienza hanno subito tagli sostanziali. [Nature; Claudio Angelo]

Le notizie di scienza della settimana #52

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 9 marzo 2018]

Due fogli di grafene sovrapposti con un angolo di rotazione di 1.1° hanno mostrato un comportamento superconduttivo, hanno cioè permesso alla corrente elettrica di fluire senza resistenza. Il fenomeno è stato osservato in due diversi esperimenti, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature. A rendere eccezionali le osservazioni dei fisici c’è il fatto che questa struttura a base di puro grafene sembrerebbe appartenere alla categoria dei superconduttori non convenzionali, come i cuprati, composti del rame. Questi materiali diventano superconduttori a temperature più alte di quelli convenzionali (fino a -130°C) ma comunque molto lontane dalla temperatura ambiente. La speranza è che il twisted bilayer graphene possa avere temperature di superconduttività alte a tal punto da poter essere impiegato in diverse applicazioni tecnologiche. Ma siamo solo all’inizio, e molti invitano alla cautela. Nell’immagine la struttura cristallina esagonale del grafene. Credit: AlexanderAlUS / Wikimedia Commons. Licenza:CC BY-SA 3.0.

DAL LABORATORIO ALL’INDUSTRIA

Tra i Paesi dell’Unione europea, l’Italia è quello che è cresciuto di più in termini di richieste di brevetto depositate allo European Patent Office (EPO) dal 2016 al 2017. Tuttavia se si guarda al numero di richieste per milione di abitanti, il nostro Paese resta molto al di sotto della media europea. Il 7 marzo a Bruxelles Benoît Battistelli, presidente di EPO, ha presentato i risultati relativi al 2017, confermando, tra le altre cose, l’interesse delle aziende cinesi per il mercato dell’innovazione europeo. [Scienza in rete; Chiara Sabelli]

Il presidente Battistelli ha sottolineato come l’innovazione sia il principale driver della crescita economica. Uno studio, realizzato nel 2016 dallo European Patent Office insieme allo European Union Intellectual Property Office, ha mostrato come le imprese che investono molto in diritti di proprietà intellettuale abbiano prodotto il 42% del PIL europeo tra il 2011 e il 2013, occupino il 38% dei lavoratori europei (82 milioni di posti di lavoro) e paghino stipendi più alti del 46% rispetto alle imprese che non investono in innovazione. [European Patent Office; Ufficio Comunicazione]

La ricerca oncologica italiana primeggia nel mondo. Secondo un recente rapporto pubblicato da Elsevier, l’Italia è seconda solo alla Cina in termini di crescita del numero di pubblicazioni. È al primo posto se si considera il volume di pubblicazioni che hanno ricevuto più citazioni. Sembrerebbe paradossale, per un Paese in cui lo Stato spende solo l’1,3% del PIL, contro una media OCSE del 2,4%. Ma guardando i dati sui brevetti, si capisce che l’Italia resta indietro nella fase di trasferimento tecnologico. [Scienza in rete; Luca Carra, Cristina Da Rold]

AIUTI ECONOMICI CONDIZIONATI PER MITIGARE LE DISUGUAGLIANZE DI SALUTE

2400 famiglie di New York in condizioni economiche precarie hanno ricevuto, per tre anni, circa 20 milioni di dollari, come parte di una sperimentazione sull’efficacia dei programmi di sussidio finanziario per mitigare le disuguaglianze di salute. Le loro condizioni sono state confrontate con quelle di altre 2400 famiglie che, in qualità di gruppo di controllo, non hanno ricevuto alcun sostegno economico. L’esperimento ha avuto esito positivo, seppure il miglioramento è stato modesto. È importante sottolineare che per continuare a ricevere il denaro, i genitori dovevano dimostrare di mandare i loro figli a scuola e di effettuare con una certa frequenza controlli medici. Politiche di questo genere sono già state applicate in Paesi del Sud America e Paesi in via di sviluppo, rivelandosi utili nel migliorare le condizioni di salute dei bambini e le speranze dei loro genitori nel futuro. Questa è la prima volta che un esperimento simile viene condotto in un Paese sviluppato e i ricercatori, membri del progetto Lifepath finanziato dalla Commissione Europea, sperano possa servire a introdurre programmi di welfare simili nel nostro continente. [Columbia University, Mailman School of Public Health; Redazione] 

Intanto compie un anno l’esperimento finlandese di reddito universale incondizionato. Per due anni a partire dal 1^ gennaio 2017, 2000 cittadini tra i 25 e i 58 anni, disoccupati all’inizio del progetto, ricevono 560 euro al mese, anche se il loro status occupazionale cambia nel tempo. Non devono cioè dimostrare di essere ancora disoccupati o di stare cercando attivamente lavoro. L’esperimento, promosso da un governo di centro-destra, nasce dalla necessità di semplificare il sistema di welfare finlandese, che non riesce a stare al passo con un mercato del lavoro molto cambiato, fatto di lavoratori autonomi, contratti a termine, part-time e start up. Per non inquinare i dati, gli organizzatori finora non hanno avuto alcun feedback da parte dei partecipanti. [The Guardian; Jon Henley] 

RICERCA E SOCIETÀ

La vittoria del Movimento 5 Stelle (M5S) e della Lega, insieme alla coalizione di centro destra, alle elezioni del 4 marzo preoccupa gli scienziati italiani. Durante il dibattito elettorale la scienza è stata chiamata in causa solo riguardo alla legge sull’obbligo vaccinale, che entrambi i partiti intenderebbero abrogare. Elena Fattori, senatrice M5S riconfermata, sostiene che Luigi Di Maio non permetterà a posizioni antiscientifiche di prendere piede in un eventuale governo da lui diretto. Maria Chiara Carrozza, ingegnera ed ex ministra dell’istruzione, università e ricerca, promette che gli scienziati italiani faranno sentire la loro voce, come già ribadito dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica in un recente appello sul Correre della Sera.[Science; Luca Tancredi Barone]

I recenti dati divulgati dall’ISTAT sono i migliori di sempre in termini di occupazione femminile (49,3%) e divario salariale medio lungo tutto l’arco della vita lavorativa (14,5%). Ma approfondendo l’analisi dei dati si vede che il divario salariale raggiunge picchi del 27% quando si considerano lavoratori e lavoratrici con oltre 20 anni di carriera. Inoltre si evidenziano dinamiche di mobilità (cambio del datore di lavoro) diverse tra uomini e donne. Le donne sembrano preferire più degli uomini gli ambienti in cui i colleghi sono più produttivi e più istruiti, in altri termini ambienti più competitivi. [La Voce; Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio]

“Un giornalista o una giornalista intervista uno scienziato o una scienziata riguardo al suo lavoro. Il giornalista o la giornalista deve mostrare allo scienziato o alla scienziata il testo dell’articolo e le citazioni per verificarne l’accuratezza?” Con questa domanda il neuroscienziato Kyle Jasmin ha lanciato un sondaggio su Twitter, che ha avuto risultati tutt’altro che netti. La maggior parte degli scienziati però ha risposto “Si” e, nella discussione che è seguita, ha spiegato di essere stata più volte delusa dai titoli degli articoli, spesso troppo sensazionalistici per poter comunicare il giusto messaggio. Un’indagine, condotta tra le maggiori testate scientifiche statunitensi, rivela invece che ai giornalisti è spesso vietato inviare il testo dell’articolo agli intervistati prima della pubblicazione. Ma in quasi tutte le redazioni è presente la figura del fact checker. Esiste una strada per comporre questo conflitto? [Undark Magazine; Dana Smith]

L’Italia accelera sui brevetti

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’8 marzo 2018]

Bruxelles, 7 marzo 2018. “L’innovazione è il driver principale dell’economia europea, e globale più in generale”, ha dichiarato Benoit Battistelli, presidente dello European Patent Office presentando ieri a Bruxelles i risultati della sua organizzazione per l’anno 2017. Il numero di application, ovvero di richieste depositate da industrie, piccole e medie imprese, università, istituti di ricerca e singoli individui per proteggere la proprietà intellettuale delle loro invenzioni, è aumentata del 3,9% rispetto al 2016, stabilendo il nuovo record di 165.590 richieste. I brevetti accettati sono stati 105.635 contro i 95.940 del 2016. La correlazione tra spinta innovativa e crescita dell’economia, ha affermato Battistelli, non è una novità, ma un recente studio realizzato insieme a EUIPO, lo European Union Intellectual Property Office, ne ha misurato per la prima volta la dimensione. Secondo il presidente la catena di trasmissione è rappresentata dagli investimenti in ricerca e sviluppo.

Continua a leggere L’Italia accelera sui brevetti

Le notizie di scienza della settimana #51

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 28 febbraio 2018]

Nessuno scienziato ha mai visto un buco nero. Almeno non direttamente. Le loro ristrette dimensioni e la capacità di attirare materiale luminoso li rende per ora impossibili da fotografare. Esistono però numerose rappresentazioni indirette. Tra le più belle ci sono quelle ottenute dal Chandra X-ray Observatory della NASA. In particolare l’immagine mostra due jet di materiale che fuoriescono da un buco nero al centro di Centaurus A, una galassia lontana 13 milioni di anni-luce. Credit: ESO/WFI (visible); MPIfR/ESO/APEX/A.Weiss et al. (microwave); NASA/CXC/CfA/R.Kraft et al. (X-ray). Licenza: Public Domain.

L’EREDITÀ DI BITCOIN

Craig Wrigth, che nel 2016 dichiarò di aver inventato Bitcoin usando lo pseudonimo di Satoshi ‎Nakamoto senza però fornire alcuna prova di questa affermazione, è statoaccusato di essersi appropriato illegalmente del patrimonio di criptovaluta accumulato dal suo socio in affari Dave Kleiman, morto nel 2013. A fargli causa la famiglia di Kleiman, che sostiene che Wright abbia falsificato la firma del loro congiunto su numerosi contratti per un valore totale di 300 mila Bitcoin. [Bloomberg; Jef Feeley]

Si stima che a novembre del 2017 l’energia consumata dall’intera rete connessa alla criptovaluta Bitcoin abbia superato quella della Repubblica d’Irlanda. L’operazione di mining delle Bitcoin è un gioco al rialzo dal punto di vista energetico: i concorrenti sono spinti a utilizzare una quantità sempre maggiore di energia elettrica per aggiudicarsi le nuove monete. Circa l’80% del valore così ottenuto viene reinvestito in energia per produrre altre Bitcoin, mantenendo l’attività profittevole. Il consumo di energia è quindi strettamente collegato alla quotazione della criptovaluta, attualmente pari a circa 10 mila dollari. Se il prezzo rimanesse stabile a questo livello, nel 2018 l’industria Bitcoin emetterebbe una quantità di CO2 paragonabile a quella di 1 milione di voli transatlantici. [The Guardian; Alex Hern]

Ma il prezzo di Bitcoin non è decollato subito. L’invenzione di questa criptovaluta risale al 2008, quando un autore dallo pseudonimo Satoshi Nakamoto pubblica l’articolo “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System”. Introduce un sistema di moneta elettronica basato sulla tecnologia chiamata blockchain, in cui sono gli utenti della rete a convalidare, a turno, le transazioni, evitando contraffazioni e frodi. Per questa attività di validazione gli utenti della rete ricevono in premio delle Bitcoin. Fino al 2013 la moneta ha subito la diffidenza degli investitori istituzionali, ma dopo l’endorsement del Senato degli Stati Uniti nel novembre del 2013 il suo prezzo è triplicato nell’arco di un mese, raggiungendo i 900 dollari. Poi è continuato a salire, pur rimanendo estremamente volatile. Forse è per questo che oggi Bitcoin resta solo un investimento e non una valuta di massa come pensato dai suoi inventori. Molti la considerano una bolla speculativa che prima o poi esploderà. Tuttavia potrebbe aver lanciato una tecnologia rivoluzionaria per l’intero sistema economico. [The Atlantic; Derek Thompson]

LE TECNOLOGIE DIGITALI FANNO BENE AI GIOVANI?

“Usando questo strumento, gli studenti non useranno la propria memoria, non impareranno niente, non avranno contatto con la realtà”. Sono queste le parole con qui Socrate parlava della scrittura. La paura che l’introduzione di nuove tecnologie limiti le capacità di apprendimento dei giovani studenti comincia nel V secolo a.C. e continua tutt’oggi. Dopo la scrittura sono stati criticati i libri, la radio, la televisione, i walkman e adesso gli smartphone. Il racconto di Emanuele Bottazzi. [Scienza in rete; Emanuele Bottazzi] 

Sta emergendo un nuovo tipo di digital divide: i giovani provenienti da famiglie a basso reddito trascorrono più tempo online rispetto ai loro coetanei più ricchi, e per loro è più probabile che la vita online causi episodi di violenza nella vita reale. A rilevarlo è uno studio condotto da un gruppo di psicologi della University of California Irvine su oltre 2000 adolescenti americani, [Nature; Candice Odgers] 

Inizia il 1^ marzo a Brescia il ciclo di tre incontri “A scuola di attendibilità”, organizzato dal Gruppo 2003 e da Scienza in rete. I primi due appuntamenti saranno dedicati agli studenti delle scuole medie superiori e dell’università, con l’intento di far crescere nei docenti e negli studenti le competenze necessarie a riconoscere le fonti attendibili nel loro lavoro quotidiano di insegnamento, studio e ricerca. Con l’aiuto di giornalisti, scienziati e docenti si svolgerà quindi un lavoro volto a verificare le notizie, distinguere la scienza dalla ciarlataneria, e consolidare il senso critico. [Scienza in rete; Redazione] 

RICERCA E SOCIETÀ

A ottobre 2017, durante una conferenza di biotecnologia a San Francisco, il biohacker Josiah Zayner si è iniettato un composto contenente il proprio DNA modificato con la tecnica CRISPR. La modifica avrebbe dovuto ridurre la produzione di miostatina, la proteina che inibisce la crescita muscolare. Ma oggi Zayner ripensa a quel gesto con qualche rimorso. In un’intervista pubblicata da The Atlantic dice di essere convinto dell’utilità del biohacking per sensibilizzare le persone verso le biotecnologie e accelerare il trasferimento delle scoperte scientifiche dai laboratori universitari ai centri di cura, ma è convinto che prima o poi qualcuno si farà male. [The Atlantic; Sarah Zhang]

Il progetto GENERA, Gender Equality Network in the European Research Area, si pone l’obiettivo di valutare le disuguaglianze di genere che esistono in ambito scientifico e mettere a punto strategie per mitigarle. Sveva Avveduto, ricercatrice dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR, illustra i risultati del progetto. [Scienza in rete; Sveva Avveduto]

In un articolo pubblicato recentemente sulla rivista “Science and Public Policy”, un gruppo di ricercatori del Joint Research Center della Commissione Europea afferma che è ormai giunto il momento di ripensare gli indicatori di eccellenza nella ricerca. È ormai opinione di molti che tali indicatori dovrebbero tenere in maggiore considerazione la robustezza e la riproducibilità della ricerca, oltre che l’impatto sociale che questa può avere. [Nature; Editorial]

Le notizie di scienza della settimana #50

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 febbraio 2018]

È una storia di storie intrecciate il libro di Cristiana Pulcinelli, ‘AIDS – Breve storia di una malattia che ha cambiato il mondo’ di Carocci editore. Il libro racconta la storia del virus dell’HIV e di come abbia permesso la nascita di nuove forme di comunicazione, oltre ad aver modificato comportamenti e costumi, fatto progredire il pensiero etico, influenzato il modo di condurre la ricerca clinica, mobilitato risorse di partecipazione e solidarietà prima sconosciute, ma anche le peggiori reazioni di rifiuto e stigma. Roberto Satolli lo ha recensito per Scienza in rete. Nell’immagine l’AIDS Quilt di fronte alla Casa Bianca. Credit: Scott Chacon /Flickr. Licenza: CC BY-SA 2.0.

TRASPORTI PUBBLICI GRATIS?

È attesa entro il mese di marzo la decisione della Commissione per l’ambiente dell’Unione Europea sugli otto Paesi (Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca) che rischiano il deferimento alla Corte di Giustizia per aver superato i limiti stabiliti dall’Unione Europea sull’inquinamento dell’aria. L’Italia, attraverso il ministro Galletti, ha dichiarato di voler investire 5 miliardi di euro nel rinnovo degli autobus dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale e nella promozione di un programma nazionale di mobilità sostenibile. Queste misure integrano quelle previste dalla Strategia Energetica Nazionale, approvata a novembre del 2017. Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce l’importanza di intervenire sulla qualità dell’aria e appoggia la decisone della Commissione di sanzionare i Paesi non in linea con gli standard. [euobserver; Caterina Tani]

Anche la Germania è tra i Paesi sotto esame per la qualità dell’aria nelle zone urbane. È per questo che il Governo tedesco ha indirizzato una lettera alla Commissione Europea che contiene, tra gli altri, il piano di rendere il trasporto pubblico gratuito in alcune città del Paese. La sostenibilità finanziaria dell’operazione ha sollevato più di una perplessità. Attualmente le aziende di trasporto pubblico delle maggiori città finanziano le loro attività al 50% con la vendita dei biglietti, mentre in futuro dovrebbero essere completamente finanziate dallo Stato, ovvero dalle tasse dei cittadini. Se il piano funzionasse e convincesse coloro che oggi scelgono di spostarsi in automobile a usare autobus e metropolitane, si renderebbe poi necessaria l’espansione della rete esistente, con ulteriori costi da sostenere. [The Washington Post; Rick Noack] 

Marco Ponti, economista dei trasporti al Politecnico di Milano, pensa che la strategia dei trasporti pubblici gratuiti non sarà efficace nel cambiare le abitudini dei cittadini tedeschi. Il fattore dominante per le scelte dei viaggiatori non sarebbe infatti il prezzo del biglietto, ma il tempo di viaggio, con un costo percepito pari a 15 euro all’ora. Ci sono delle valide alternative, tra cui quella di far pagare un pedaggio alle automobili inquinanti all’ingresso delle città e di sanzionare il parcheggio in divieto di sosta più seriamente. Già esistono tecnologie che ci permetterebbero di farlo a un costo irrisorio. [La Voce; Marco Ponti] 

ALTA MAREA

Il riscaldamento globale causa l’aumento del livello degli oceani, poiché aumenta il volume della massa d’acqua già esistente e scioglie i ghiacciai e le piattaforme di ghiaccio, in particolare quelle antartiche. L’accordo di Parigi prevede di mantenere l’aumento della temperatura globale nel 2100 rispetto ai livelli preindustriali al di sotto dei 2℃. Per raggiungere questo obiettivo è necessario non immettere più gas serra in atmosfera dal 2050 in avanti, raggiungendo un picco tra il 2020 e il 2035 e scendendo poi a zero più o meno rapidamente. Ma il momento in cui raggiungeremo il picco non è indifferente. Per ogni 5 anni di ritardo il livello dei mari nel 2300 subirebbe un aumento tra i 20 cm e 1 metro in più, rispetto a quanto non succederebbe se il picco venisse raggiunto nel 2020. Questo è il risultato ottenuto da un gruppo di climatologi e pubblicato martedì su Nature Communications. [The Washington Post; Chris Mooney]

La scorsa settimana un altro studio, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Science, ha mostrato come l’aumento del livello degli oceani proceda a velocità accelerata. Usando i dati satellitari e tenendo in considerazione la variazione ciclica nella temperatura degli oceani e l’incertezza nelle misurazioni, gli scienziati hanno concluso che la probabilità che l’aumento del livello dei mari non sia in accelerazione è inferiore all’1%. Proiettando le loro stime nel futuro, nel 2100 si registrerebbe un aumento totale di 65 cm, il triplo di quanto è avvenuto nel secolo precedente. [Quartz; Zoë Schlanger]

L’aumento del livello dei mari già fa vedere i suoi effetti, erodendo importanti tratti di costa. Ma qual è la posta in gioco per i Caraibi? Una serie di immagini basate sulle proiezioni dei modelli scientifici ci permettono di confrontare come saranno Nassau, Kingston e Georgetown se conterremo il riscaldamento globale entro i 2℃ come prescritto dall’accordo di Parigi, e come saranno invece se la temperatura globale aumenterà di 4℃ rispetto ai livelli preindustriali. [Climate Central; Benjamin Strauss]

RICERCA E SOCIETÀ

“Il dottorato ti ha soddisfatto quanto a possibilità di carriera?” “Se tornassi indietro ti iscriveresti allo stesso dottorato nello stesso ateneo?” “Intendi intraprendere la carriera accademica in Italia?” Sono queste alcune delle domande che il consorzio AlmaLaurea ha posto a circa 2500 dottori di ricerca che hanno conseguito il titolo nel 2016 in 15 atenei italiani. Dalle risposte emerge la loro delusione, soprattutto riguardo alle scarse possibilità di carriera in Italia e alle grandi difficoltà incontrate nel proseguire il percorso di ricerca nel nostro Paese. [Scienza in rete; Cristina Da Rold]

Riportare la filosofia, il pensiero critico, la logica e l’etica della ricerca al centro della formazione dottorale. Con questa idea alla Johns Hopkins University di Baltimore, nel Maryland, è nato il programma di dottorato ‘R3 Graduate Science Initiative’, giunto al secondo anno. Gli studenti esplorano argomenti come la differenza tra errore scientifico e frode scientifica, la comunicazione della scienza, l’etica della scienza nella società, il ragionamento statistico su dati reali. L’obiettivo è quello di formare professionisti in grado di affrontare i problemi in maniera innovativa e indipendente, piuttosto che tecnici di laboratorio super specializzati. [Nature; Gundula Bosch]

L’intelligenza artificiale sta affrontando problemi di riproducibilità simili a quelli che la psicologia, la medicina e altre scienze hanno affrontato in passato. Raramente vengono pubblicati i codici sorgente e ancora più raramente i parametri utilizzati e i dati su cui gli algoritmi sono stati allenati. La comunità sta diventando gradualmente più sensibile a questo tema, e sono in corso numerose iniziative per diffondere una nuova cultura della riproducibilità. [Science; Matthew Hutson]

Le notizie di scienza della settimana #49

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 14 febbraio 2018]

L’11 febbraio scorso è stata festeggiata la giornata internazionale delle ragazze e delle donne nella scienza, istituita dall’assemblea generale delle Nazioni Uniti nel 2015. Ecco le testimonianze e i consigli di alcune scienziate, in momenti diversi della carriera, raccolti da Science, da cui emerge l’importanza per le giovani a inizio carriera di avere come riferimento ricercatrici esperte capaci anche di comprendere le loro difficoltà. E poi: sfidare i pregiudizi e gli stereotipi. Infine: essere consapevoli della cosiddetta impostor syndrome, la difficoltà a riconoscere le proprie capacità e i propri successi. Credit: Argonne National Laboratory / Filckr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0.

VACCINI: IL DIBATTITO SEMPRE PIÙ POLARIZZATO

Sta suscitando polemiche il programma previsto per il convegno ‘New frontiers of biology’, con cui il 2 marzo l’Ordine Nazionale dei Biologi celebrerà il suo cinquantesimo anniversario a Roma. Tra gli invitati esponenti di spicco della posizione antivaccinista, come Antonietta Gatti, Luc Montaigner, Yehuda Schoenfeld. Ricercatori e biologi si sono rivolti a Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine e senatore del gruppo ALA, affinché riveda il programma del convegno. Il commento di Pietro Greco. [Scienza in rete; Pietro Greco] 

Sul tema dei vaccini si è svolto l’acceso dibattito tra Roberto Burioni, immunologo dll’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e Dino Giarrusso, giornalista delle Iene ora candidato con il Movimento 5 Stelle. Burioni si è rivolto a Giarrusso con queste parole: «Se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea, specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure —più comodo per lei — io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno.». È ben nota la posizione di Burioni riguardo alla scienza: per lui non è democratica. Ma potrebbe almeno essere gentile? Il rischio, altrimenti, è quello di ingrassare le fila di chi della scienza, e degli scienziati, non si fida. [Linkiesta; Andrea Coccia] 

Tra il 15 e il 23 febbraio le Università di numerose città italiane ospiteranno una serie di incontri di formazione e sensibilizzazione sul tema dei vaccini, rivolti ai ragazzi delle scuole medie superiori. Si tratta dell’UniVax Day 2018 organizzato dalla Società Italiana di Immunologia, Immunologia Clinica e Allergologia (SIICA), una sorta di “vaccinazione” contro l’epidemia di fake news sui vaccini. Potete trovare qui il programma completo degli incontri. [Il Sole 24 Ore Sanità; Redazione] 

PIÙ, PIÙ SALUTE?

Il 3 febbraio la copertina di The Economist recitava ‘Doctor You. How data will transform health care’. La possibilità di raccogliere autonomamente dati sul proprio stato di salute, grazie a dispositivi mobili intelligenti, la disponibilità delle cartelle cliniche e delle prescrizioni in formato elettronico, l’analisi dei big data per automatizzare le diagnosi. Sono questi alcuni degli aspetti che, secondo la rivista britannica, miglioreranno l’assistenza sanitaria, sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri. E se c’è il timore che, in un primo momento, questa grande disponibilità di dati possa essere utilizzata per discriminare, a lungo termine resteranno solo i benefici. [The Economist; Redazione]

Ci sono però delle conseguenze negative nell’utilizzo delle tecniche di machine learning per sistemi di assistenza alla decisione in ambito sanitario. In un editoriale sul Journal of the American Medical Association, Cabitza, Rasoini e Gensini ne elencano quattro: perdita di competenza del personale medico, scarsa considerazione del contesto (un esempio: partendo dai dati sui ricoveri in un ospedale, un sistema automatico decreta che i pazienti con polmonite e asma hanno una prognosi migliore di quelli con sola polmonite, ma il motivo è che i pazienti con una storia di asma vengono ammessi direttamente in terapia intensiva se si presentano in ospedale con la polmonite), trattare le valutazioni mediche come dati accurati senza considerarne l’incertezza intrinseca, scarsa conoscenza dei meccanismi che dagli input generano gli output (algoritmi come scatole nere).[JAMA; Federico Cabitza, Raffaele Rasoini, Gian Franco Gensini]

Nel frattempo a San Francisco si discute di un giuramento di Ippocrate per gli scienziati dei dati. Durante l’incontro ‘Data For Good Exchange’ è stata redatta la bozza di un codice etico che, per ora, i data scientist dovrebbero impegnarsi a rispettare su base volontaria. Ma c’è molta perplessità sull’efficacia di un simile strumento. Da una parte i principi enunciati lasciano un ampio spazio interpretativo, dall’altra appaiono di limitata applicabilità all’interno di compagnie che non hanno alcun vincolo, se non quello del profitto. Un impiegato che solleva un problema etico riguardo a un progetto a cui collabora verrà ascoltato o invece messo da parte? Tuttavia alcuni ritengono che questo processo di autoregolazione servirà a informare i politici e i legislatori affinché stabiliscano norme più stringenti per l’utilizzo dei dati. [Wired; Tom Simonite]

RICERCA E SOCIETÀ

Pietro Greco, dati alla mano, porta all’attenzione della campagna elettorale in corso il problema della formazione universitaria. Nel nostro Paese i laureati nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni sono il 26%, contro una media OCSE del 40%. Per ogni studente universitario lo Stato italiano spende circa 8’650 euro all’anno, contro i 12’100 euro della media OCSE. In Italia gli investimenti pubblici in formazione sono scesi del 14% tra il 2010 e il 2014. Se pensate che l’università sia costosa, provate con l’ignoranza. [Scienza in rete; Pietro Greco]

Alla fine del 2013 la società farmaceutica americana Gilead lanciava sul mercato il Sofosbuvir, un antivirale diretto per il trattamento dell’epatite C. Negli Stati Uniti il costo un ciclo di dodici settimane di terapia era (ed è tuttora) di 84 mila dollari. Oggi il governo indiano acquista lo stesso ciclo di terapia al costo di 80 dollari dai produttori di farmaci generici indiani. La terapia è poi distribuita gratuitamente ai pazienti degli stati del Punjab e di Haryana, circa 60 mila persone. Come è stato possibile? Grazie all’azione combinata di attivisti, medici e rappresentanti del governo, che hanno favorito il superamento degli ostacoli riguardanti la proprietà intellettuale e l’approvazione del generico da parte dell’agenzia del farmaco. Le società farmaceutiche indiane sono state in grado di offrire un prezzo così basso perché il numero totale di pazienti bisognosi della terapia è talmente elevato che i margini di profitto sono comunque garantiti. [Undark Magazine; Huizhong Wu]

La Cina pianifica investimenti sostanziali nel settore dell’intelligenza artificiale(IA), sia sul fronte dell’hardware che del software. L’industria dell’IA cinese punta a raggiungere un valore di 150 miliardi di dollari entro il 2030. Ma i rischi non mancano. La numerosità della popolazione cinese, l’assenza di leggi che tutelino concretamente la privacy dei cittadini e l’incredibile diffusione del commercio online crea una immensa disponibilità di dati, che potrebbero essere usati per sorvegliare i cittadini, privandoli delle libertà fondamentali. [Science; Christina Larson]

Le notizie di scienza della settimana #48

[originariamente pubblicato su Scienza in rete l’8 febbraio 2018]

Alle 21h45 (ora italiana) di martedì 6 febbraio è avvenuto il lancio del razzo Falcon Heavy della compagnia di aeronautica privata Space X di proprietà del magnate Elon Musk. Si tratta del razzo più potente al mondo, con 27 motori disposti sui tre stadi del lanciatore e un carico massimo trasportabile dall’ultimo stadio pari a 65 tonnellate. Per questo lancio Musk ha deciso di inviare nello spazio, su un’orbita distante dalla Terra circa 380 milioni di chilometri, una Roadster rossa, una delle automobili prodotte dall’azienda Tesla, anch’essa di sua proprietà. Nell’immagine una foto del lancio del razzo Falcon Heavy scattata alla stazione di lancio di Cape Canaveral il 6 febbraio 2018. Credit: Space X / Flickr. Licenza:CC0 1.0.

TRACCIARE E PREVEDERE L’INFLUENZA STAGIONALE

A metà gennaio i CDC statunitensi pensavano che il picco della stagione influenzale fosse passato. Si sbagliavano: i casi di influenza sono ancora numerosi in 49 Stati e quasi il 7% di coloro che si rivolgono a un medico ne presentano i sintomi, la percentuale più alta dal 2009. Prevedere la diffusione dell’influenza è un compito molto difficile. Numerosi gruppi di ricerca lavorano da anni a modelli più robusti, che analizzino diverse sorgenti di dati. Il fallimento di Google Flu Trends nel 2015 ha insegnato infatti che non ci si può affidare a un tipo solo di informazione, in particolare se si tratta dei dati delle ricerche online o dell’attività sui social network. [The Atlantic; Laura Bliss] 

Tracciare l’influenza con termometri connessi agli smartphone dei loro proprietari. Così Inder Singh, fondatore della compagnia Kinsa, intende superare le autorità di sanità pubblica statunitensi nel tracciare il diffondersi dell’influenza stagionale. Finora l’azienda ha venduto 500 mila termometri e riceve 25 mila letture di temperatura al giorno. Presto, ha dichiarato Singh, verrà pubblicato uno studio condotto da scienziati indipendenti che dimostra l’efficacia del metodo Kinsa nel prevedere la diffusione dell’influenza. Eppure, il 16 gennaio Kinsa ridimensionava l’intensità della stagione influenzale corrente, mentre i CDC apparivano più cauti, dichiarando: “flu activity is widespread across the continental United States”. [The New York Times; Donald G. McNeil Jr.] 

In Italia è il portale EpiCentro dell’Istituto Superiore di Sanità a portare avanti, con quattro iniziative diverse, l’attività di sorveglianza della stagione influenzale. Secondo i dati EpiCentro, tra settembre 2017 e oggi sono state 472 le persone ricoverate in terapia intensiva a causa dell’influenza e 78 di loro sono morte. Il picco di casi di influenza (sia gravi che non) è stato raggiunto durante la seconda settimana di gennaio, superando i record delle stagioni 2004-2005 e 2009-2010. [Il Sole 24 Ore; Cristina Da Rold] 

MAL’ARIA

Il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti è stato convocato martedì scorso a Bruxelles per un mini-summit organizzato dal commissario per l’ambiente dell’Unione Europea Karmenu Vella. Insieme a Galletti c’erano i rappresentanti degli altri otto Paesi che sono a rischio di deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per aver violato le norme sui livelli di inquinamento dell’aria. Questa settimana gli Stati in questione devono inviare dei dossier che testimoniano le strategie di riduzione dell’inquinamento che stanno mettendo in atto. Poi arriverà la decisione di Vella. Secondo le stime della Commissione Europea ogni anno sono 403 mila i decessi prematuri attribuibili all’inquinamento dell’aria, 60 mila solo nel nostro Paese. Galletti ha presentato le misure già previste, in particolare quella che riguarda le Regioni che affacciano sulla Valle Padana e sembra ottimista. [La Stampa; Marco Bresolin, Roberto Giovannini]

Sono in disaccordo con Galletti Greenpeace e Legambiente. Quest’utlima ha da poco pubblicato il rapporto “Mal’aria 2018” che sembra fotografare una situazione critica per la qualità dell’aria nel nostro Paese: 39 città italiane fuorilegge (più di 35 giorni di sforamento all’anno) per i livelli delle polveri sottili PM10. Tra queste 39, cinque hanno superato i 100 giorni sopra i limiti consentiti: Torino, Cremona, Alessandria, Padova e Pavia. [Il Sole 24 Ore; Alessia Tripodi]

Il richiamo all’ordine del commissario Vella arriva pochi giorno dopo la notizia dei test delle emissioni dei motori Diesel che il centro di ricerca European Research Group of Environment and Health in the Transport Sector (EUGT), finanziato da Volkswagen, Daimler e BMW, avrebbe effettuato su scimmie ed esseri umani. I test sulle scimmie sarebbero stati condotti, secondo quanto riporta il New York Times, nel maggio del 2015 in una clinica del New Mexico. Gli esperimenti sugli esseri umani invece sono stati denunciati da due giornali tedeschi, Süddeutsche Zeitung e Stuttgarter Zeitung, e sarebbero avvenuti presso la clinica universitaria di Aachen. L’obiettivo era mostrare che le nuove tecnologie di filtraggio delle emissioni dei motori Diesel diminuiscono sensibilmente la quantità di ossidi di azoto. Finora le tre case automobilistiche coinvolte hanno preso le distanze, anche se sembra che i risultati dei test siano ben documentati e siano stati presentati ai vertici delle società. [The Guardian; Kate Connolly]

RICERCA E SOCIETÀ

Durante i 438 giorni in carcere il fisico teorico turco Ali Kaya ha lavorato a due articoli scientifici, disponendo di carta, penna e poco altro (i libri in lingue straniere non erano ammessi in prigione). Una volta libero li ha caricati sull’archivio di preprint arXiv e spera di pubblicarli su buone riviste. Accusato di essere membro di un’organizzazione terroristica coinvolta nel colpo di stato contro il presidente Recep Tayyip Erdoğan, Kaya era stato arrestato il 7 ottobre 2016. A dicembre 2017 arriva la sentenza di condanna, ma viene rilasciato per aver già scontato la pena in attesa del processo. Ora ha impugnato la sentenza e attende il giudizio d’appello. L’intervista di Alison Abbott su Nature. [Nature; Alison Abbott]

Quanto spesso sentiamo la voce di una scienziata in un articolo che racconta di una nuova scoperta? Due anni fa lo scrittore e giornalista scientifico Ed Yong ha passato in rassegna le storie scritte per The Atlantic e si è reso conto che solo nel 25% dei casi la fonte a cui si era rivolto era una donna. In due anni ha corretto questa asimmetria, e oggi quella percentuale sfiora il 50%. Come ha fatto? Ha speso in media 15 minuti in più per ogni articolo allo scopo di cercare esperte e scienziate che potessero commentare le sue storie. Uno sforzo minimo per chi fa il lavoro del giornalista e oltre a rappresentare la realtà può fare qualcosa per migliorarla. [The Atlantic; Ed Yong]

In un articolo pubblicato il 7 febbraio sul Corriere della Sera il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica torna a chiedere alle forze politiche in competizione per le prossime elezioni di dare il giusto peso a ricerca e istruzione nei loro programmi elettorali. Tre i punti principali: portare la spesa in ricerca e sviluppo dall’1,2-1.3% al 2-2,5% del PIL, aumentare i finanziamenti su base competitiva e creare un’Agenzia nazionale della ricerca deputata a valutare correttamente la qualità dei progetti proposti dagli scienziati in Italia. Questa è la strada, secondo gli scienziati del Gruppo 2003, per far ripartire l’economia e l’innovazione nel nostro Paese. [Scienza in rete; Maria Pia Abbraccio, Nicola Bellomo]

Le notizie di scienza della settimana #47

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 31 gennaio 2018]

L’edizione milanese del Darwin Day, il 6 febbraio prossimo, è dedicata al problema dell’affidabilità delle notizie, in particolare in ambito scientifico. A moderare l’incontro al Museo di Storia Naturale sarà la giornalista scientifica Sylvie Coyaud. In questa intervista, realizzata da Giuseppe Nucera, Coyaud racconta cosa vuol dire essere una cronista della scienza nell’era delle fake news. Qui il programma completo dell’evento. Nell’immagine Charles Darwin. Credit: Wallpapertag.

 

IL CROWDSOURCING NELLA SCIENZA

Si chiama ENIGMA (Enhancing NeuroImaging Genetics through Meta-Analysis) il consorzio di 900 ricercatori provenienti da 39 Paesi fondato nel 2009 per accelerare la ricerca basata sulle immagini del cervello ottenute tramite risonanza magnetica. L’idea dei suoi fondatori è nata dalla constatazione che il costo dei macchinari limitava la ricerca in questo campo a poche dozzine di studi nel mondo, spesso impedendo di raggiungere statistiche sufficienti a ottenere risultati robusti. L’esperimento ha funzionato: a oggi i ricercatori hanno analizzato le immagini relative a oltre 30 mila persone, cercando correlazioni tra strutture cerebrali e genetica in pazienti sani o affetti da patologie come Alzheimer, Parkinson, schizofrenia, epilessia e stress post-traumatico. Il passo successivo è di raccogliere dati sull’attività del cervello tramite risonanza magnetica funzionale per cercare di tracciare dei collegamenti tra caratteristiche genetiche e strutture cerebrali. [Science; Giorgia Guglielmi] 

Il 12 gennaio scorso è stato annunciato il primo sistema extrasolare di pianeti scoperto interamente grazie al crowdsourcing. Denominato K2-318, il sistema è stato individuato grazie al contributo degli utenti della progetto Exoplanet Explorers, ospitato dalla piattaforma Zooniverse, completamente dedicata allacrowdsourcing research. Exoplanet Explorers ha messo a disposizione i dati raccolti dal telescopio della NASA Kepler durante la missione K2, relativi a 287309 stelle. Osservando i cambiamenti di luminosità di queste stelle, i partecipanti devono decidere se sono compatibili con il passaggio di un pianeta in orbita intorno alla stella. Per ottenere un candidato esopianeta è necessario che almeno 10 persone analizzino le immagini e che le risposte siano positive nel 90% dei casi. Il primo risultato è arrivato poche settimane dopo il lancio del progetto, ad Aprile 2017. Dopo le dovute analisi l’articolo è stato accettato per la pubblicazione su The Astronomical Journal. [Caltech; Lori Dajose] 

Le barriere coralline sono minacciate dal cambiamento climatico, ma le caratteristiche di questa minaccia possono essere comprese solo analizzando dati su vasta scala, spaziale e temporale. Per raggiungere questo risultato è necessario che i diversi gruppi di ricerca e agenzie mettano in comune i dati, stabilendo contemporaneamente delle procedure comuni in modo da renderli compatibili. Esistono già diversi casi di campioni di dati sugli ecosistemi delle barriere coralline resi pubblici. Uno di questi è quello raccolto dai subacquei del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) nella zona del Pacifico centro-occidentale tra il 2010 e il 2017. [The Conversation; Adel Heenan e Ivor D. Williams] 

GIUSTIZIA ARTIFICIALE

A quanti anni di carcere condannare un certo imputato? Trattenere un sospettato in carcere fino all’inizio del processo o invece rilasciarlo su cauzione? Per rispondere a queste domande, dagli anni ’80, i tribunali americani si fanno aiutare da una serie di algoritmi, che calcolano il rischio di recidiva. Ma le previsioni di questi algoritmi sono affidabili? I risultati delle loro valutazioni sono equi? In un’analisi pubblicata su Science, un gruppo di data scientist del Dartmouth College ha mostrato che uno di questi algoritmi, COMPAS, non è più accurato di un essere umano a cui viene mostrato un profilo del sospettato. In più conserva gli stessi pregiudizi contro gli afro-americani. [Scienza in rete; Cristina Da Rold]

A rivelare che l’algoritmo COMPAS penalizza gli afro-americani era stata un’indagine di ProPublica, pubblicata nel 2016. I giornalisti avevano ottenuto irisk score assegnati da COMPAS a oltre 7000 persone arrestate nella contea Broward in Florida tra il 2013 e il 2014, e avevano poi controllato quanti di questi erano stati accusati di nuovi crimini nei due anni successivi. Ebbene: le previsioni di recidiva dell’algoritmo sbagliavano in maniera diversa per bianchi e neri. La percentuale di arrestati che pur avendo ricevuto un punteggio elevato non aveva commesso reati nei due anni seguenti (falsi positivi) era il 23% tra i bianchi e il 44,9% tra i neri. Al contrario coloro che, pur avendo ricevuto un punteggio basso, avevano commesso nuovi reati (falsi negativi) erano il 47,7% tra i bianchi e il 28% tra i neri. In altre parole l’inchiesta ha svelato che COMPAS sovrastima il rischio di recidiva per i neri e lo sottostima per i bianchi. [ProPublica; Julia Angwin, Jeff Larson, Surya Mattu e Lauren Kirchner]

La società Northpointe, che ha sviluppato e commercializzato COMPAS, si era difesa dalle accuse dicendo che l’algoritmo aveva la stessa accuratezza (percentuale di arrestati con punteggio alto che hanno effettivamente commesso nuovi crimini) per bianchi e neri, circa il 60%. L’inchiesta di ProPublica ha suscitato tuttavia l’interesse di quattro diversi gruppi di ricercatori negli Stati Uniti, che hanno provato a capire se è possibile “correggere” l’algoritmo in modo che, pur mantenendo l’accuratezza delle previsioni uguale per bianchi e neri, non penalizzi gli afro-americani, produca cioè percentuali di falsi positivi uguali nelle due popolazioni. Tutti e quattro i gruppi sono giunti alla conclusione che non è possibile progettare un algoritmo che rispetti entrambi questi vincoli, perché le due popolazioni sono rappresentate in proporzioni diverse nel campione di dati sugli arresti nella contea di Broward (i neri vengono arrestati più dei bianchi). Per riuscire a risolvere il problema sarebbe necessario utilizzare strumenti diversi per bianchi e neri. [ProPublica; Julia Angwin and Jeff Larson]

RICERCA E SOCIETÀ

Il 25 gennaio il Bulletin of the Atomic Scientists ha annunciato che mancano solo due minuti alla mezzanotte nucleare, 30 secondi meno dello scorso anno. Due i fattori che hanno pesato di più nella decisione del comitato: la proliferazione nucleare e lo scarso avanzamento nella riduzione delle emissioni di gas serra. Ma a preoccupare gli scienziati è anche la velocità a cui procede l’avanzamento tecnologico, dalle armi autonome alla biologia sintetica. Se mal governato, questo progresso potrebbe causare più danni che benefici. [Scienza in rete; Alessandro Pascolini]

Le ludopatie colpiscono quanto la schizofrenia e l’autismo. Eppure sono raramente oggetto di ricerche scientifiche. In una rassegna pubblicata lo scorso anno, si legge che tra il 1961 e il 2015 sono stati pubblicati solo 29 articoli scientifici in cui il problema delle ludopatie è studiato con una metodologia robusta. Finora sono stati adottati solo codici di condotta non vincolanti, la cui efficacia non viene quasi mai misurata accuratamente. Infine la ricerca scientifica ha spesso ricevuto finanziamenti dalle industrie coinvolte nel mondo delle scommesse e non dagli Stati. [Nature; Editorial]

Sarà pubblicato nel mese di febbraio sulla rivista Personality and Social Psychology l’articolo, uscito come preprint a settembre del 2017, che mostra come sia possibile programmare un algoritmo in grado di dedurre l’orientamento sessuale analizzando le foto profilo degli utenti di un social network. Autore della ricerca è lo psicologo di Stanford Michal Kosinski. Il suo articolo ha già suscitato molte critiche, soprattutto riguardanti la conclusione che la correlazione tra caratteristiche facciali e orientamento sessuale possa essere spiegato dagli ormoni assorbiti nell’utero materno. Intervistato dal giornalista di Vox Brian Resnick, Kosinski ha dichiarato che il suo obiettivo era di diffondere consapevolezza su quello che i sistemi di intelligenza artificiale sono già in grado di fare, per poter progettare delle strategie di difesa contro possibili abusi. [Vox; Brian Resnick]