Le notizie di scienza della settimana #90

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 26 febbraio 2019]

Le strisce delle zebre servono a dissuadere le mosche dal toccare la superficie del loro corpo più volte e quindi le proteggono dai morsi. È questo il risultato di uno studio pubblicato su PLOS ONE e condotto in una stalla nel Somerset, sudovest dell’Inghilterra, dove un gruppo di ricercatori ha studiato le traiettorie di volo delle mosche attorno a cavalli e zebre, trovando che le strisce non sono efficaci sulle lunghe distanze, ma piuttosto quando le mosche si avvicinano al manto. Mentre gli insetti atterrano più volte sul dorso e le zampe dei cavalli, sulle zebre atterranno per lo più una sola volta. Coprendo i cavalli con una mantella zebrata le mosche si comportano come con le zebre, fugando dunque il dubbio che il loro volo sia influenzato dall’odore degli animali. È probabile che da lontano le mosche percepiscano le zebre non come un unico animale ma come un insieme di oggetti sottili di colori alternati. Quando si avvicinano, rendendosi conto che si tratta di un ostacolo unico, invertono la direzione di volo per evitarlo. Credit: Martin How. Licenza: CC BY-ND 4.0.

 

DNA
Per la prima volta i ricercatori hanno costruito un DNA sintetico con 8 basi che possiede alcune proprietà fondamentali del DNA naturale con 4 basi. Il risultato, ottenuto da un gruppo di ricercatori appartanenti ad aziende e università statunitensie è stato pubblicato su Science venerdì e mostra per la prima volta che le 4 lettere aggiuntive, chiamate S, B, P, e Z, si comportano proprio come le 4 naturali A, T, C e G e con esse cristallizzano in una struttura a doppia elica che resta stabile qualunque sia l’ordine con cui le coppie di basi si susseguono. Inoltre i ricercatori sono riusciti a trascrivere il DNA sintetico in RNA. Si tratta di un traguardo importante che potrebbe indicare che la vita sulla Terra si basa su 4 basi accidentalmente e che altri organismi viventi potrebbero originare da 8 basi. Per provarlo, però, sono necessari ancora alcuni passaggi importanti, primo fra tutti quello di dimostrare che il nuovo DNA è in grado di replicarsi per supportare la divisione cellulare [Nature; Matthew Warren]

Per identificare il gruppo etnico di appartenza dei suoi cittadini a partire dal loro DNA, la Cina ha utilizzato tencologia e know-how USA. È quanto emerge da un’inchiesta condotta dal New York Times e pubblicata venerdì scorso. Le attività di sorveglianza basata sul sequenziamento del genoma sono diffuse in tutta la Cina, ma sono particolarmente utilizzate nella regione dello Xinjiang, dove il Governo cerca da alcuni anni di reprimere il gruppo degli uiguri, turcofoni di religione musulmana, riconducendoli all’obbedienza al Partito Comunista. Sarebbero un milione le persone detenute all’interno di campi di rieducazione. In una serie di richieste di brevetto depositate dagli istituti forensi del governo di Pechino a partire dal 2013 sono presenti riferimenti a campioni di DNA prelevati dai laboratori del genetista di Yale Kenneth Kidd e ai macchinari venduti dalla compagnia Thermo Fisher. Il materiale genetico sarebbe stato prelevato durante la visita di un medico legale cinese a Yale e utilizzato per individuare il gruppo di appartenenza di alcuni sospettati in attentati terroristici. Il flusso di informazioni avrebbe seguito anche la direzione opposta: il governo cinese avrebbe contribuito all’Allele Frequency Database con i dati relativi a 2 143 uiguri. Questi dati sarebbero stati raccolti senza il consenso dei cittadini convocati dalle autorità sanitarie con la scusa di un check up gratuito [The New York Times; Sui-Lee Wee]

SPAZIO
Per la prima volta dal dicembre del 1972, ai tempi della missione Apollo 17, è stato lanciato un veicolo spaziale che punta a raggiungere la superficie della Luna. Ed è di una società privata israeliana. Alle 20:25 di giovedì l’astonave Beresheet della società SpaceIL è decollata a bordo del razzo Falcon 9 della compagnia SpaceX di Elon Musk. Un’impresa tutta privata e per lo più finanziata da un Paese con soli 9 milioni di abitanti, niente a che vedere con Russia, Cina e Stati Uniti, gli altri tre Stati che hanno inviato dei veicoli sul nostro satellite. Beresheet dovrebbe arrivare a destinazione a metà aprile e rimanere operativo per un paio di giorni, il tempo per misurare i campi magnetici presenti nella pianura chiamata Mare Serenitatis [Ars Technica; Eric Berger]

Il giorno prima la sonda giapponese Hayabusa 2 ha toccato il suolo dell’asteroide Ryugu. La sonda lanciata dall’agenzia spaziale giapponese JAXA, che aveva raggiunto l’asteroide a giugno del 2018, si è avvicinata alla superficie rocciosa, ha lanciato un proiettile e poi si è allontanata di nuovo. È questo il modo in cui la sonda dovrebbe prelevare campioni del materiale di cui è composta la superficie di Ryugu, raccogliendo le polveri generate dall’impatto del proiettile. Sulla quantità e la qualità del materiale raccolto si attendono notizie nei prossimi giorni. Prima di riprendere il viaggio verso la Terra, dove è previsto che rientri alla fine del 2020, Hayabusa 2 sparerà un secondo proiettile sulla superficie di Ryugu questa volta cercando di raccogliere materiale proveniente dagli strati più interni dell’asteroide [Nature; Davide Castelvecchi]

Il sistema di interferometri laser per la rilevazione di onde gravitazionali LIGO raddoppierà la sua sensibilità entro il 2023. I due interferometri situati negli Stati Uniti subiranno aggiornamenti drastici per permettere di osservare eventi di fusione tra stelle di neutroni avvenuti a 325 megaparsec di distanza (circa un miliardo di anni luce), raddoppiando la sensibilità che il progetto raggiungerà prima di questo upgrade. La versione avanzata di LIGO si chiamerà ALIGO+ e sarà inoltre in grado di aumentare la frequenza delle osservazioni di eventi di fusione tra buchi neri: da uno al giorno (livello che verrà raggiunto nel 2022) a uno all’ora. L’avanzamento dell’osservatorio costerà 35 milioni di dollari che arriveranno dalla National Science Foundation statunitense (20,4) e dalla britannica UK Research and Innovation (13,7) [Le Scienze / Nature; Davide Castelvecchi]

RICERCA E SOCIETÀ
Nella ricerca scientifica i grandi gruppi approfondiscono e sviluppano idee già consolidate, mentre i piccoli gruppi producono idee fortemente innovative. Per arrivare a questa conclusione tre ricercatori appartenenti a università statunitensi hanno analizzati i 42 milioni di articoli pubblicati tra il 1954 e il 2014 e le citazioni relative presenti nel database Web of Science, 5 milioni di brevetti depositati tra il 1976 e il 2014 presso lo US Patent and Trademark Office e 16 milioni di software caricati su GitHub tra il 2011 e il 2014. Secondo la definizione adottata dagli autori, gli articoli contenenti risultati dirompenti sono citati da articoli che non contengono riferimenti al resto della bibliografia dell’articolo originario. Il meccanismo alla base di questo risultato potrebbe essere il tipo di dinamica che si instaura all’interno dei gruppi a seconda della loro numeorsità [Nature; Editorial]

Nel settore STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) il 28% di coloro che diventano genitori lasciano il lavoro a tempo pieno . Lo studio, pubblicato sui PNAS, tiene conto di 629 uomini e 212 donne impiegati nel settore all’interno di università, agenzie governative o aziende, che tra il 2003 e il 2006 sono diventati genitori per la prima volta. Nel 2010 il 23% dei padri aveva lasciato il lavoro o era passato al part-time, contro il 43% delle madri. Dei restanti 3 000 lavoratori che non sono diventati genitori in quello stesso periodo, al 2010 il 16% degli uomini e il 24% delle donne aveva lasciato l’impiego a tempo pieno. Sono dunque le madri a pagare il prezzo più alto, ma il tasso di abbandono per i padri è più alto di quanto atteso. Questi risultati sembrano indicare che anche se la volontà di costruire una famiglia potrebbe essere un fattore importante nel determinare il divario di genere nel settore STEM, probabilmente agisce in concerto con altri fenomeni [PNAS; Erin A. Cech, Mary Blair-Loy]

Il consorzio tedesco Projekt DEAL, che raggruppa oltre 700 istituti di ricerca e università, ha firmato il primo contratto di tipo read and publish con l’editore Wiley. Pagando 2 750 € per pubblicare un articolo scientifico su una delle riviste ibride del gruppo, i ricercatori avranno accesso a tutto l’archivio, potranno rendere il loro articolo disponibile al pubblico senza costi aggiuntivi e in più riceveranno uno sconto del 20% per pubblicare articoli nelle riviste open access. In questo modo si evita il doppio pagamento, quello per la pubblicazione in open access e quello per l’accesso agli altri contenuti pubblicati. Per i sostenitori della transizione all’open access si tratta di un passo molto importante, soprattutto viste le dimensioni del consorzio Projekt DEAL e dell’editore Wiley. Particolarmente positivo è anche il fatto che il prezzo di pubblicazione, la cosiddetta article processing charge, sia stata resa pubblica. Questo aiuterà le negoziazioni che avverranno in futuro [Science; Kai Kupferschmidt]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Una mosca per l’economia circolare. Antonelli, tecnologo alimentare dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e il suo gruppo di ricerca realizzeranno un impianto industriale pilota per l’allevamento e il frazionamento su scala industriale di larve della mosca soldato per trasformare rifiuti organici urbani e scarti alimentari della grande distribuzione in mangimi, fertilizzanti, bioplastiche e biodiesel [Scienza in rete; Tania Salandiin]

Parigi, al via l’Anno Internazionale della Tavola Periodica. Un anno che non ha soltanto una valenza storica ma dovrebbe costituire, nell’intenzione dell’UNESCO che l’ha promosso in ricordo del 150° di pubblicazione dei primi lavori di Dmitrij Ivanovič Mendeleev dedicati alla tavola periodica degli elementi, l’occasione per valorizzare il ruolo centrale della chimica nella società e riaffermare il valore universale della scienza [Scienza in rete; Marco Taddia]

IN BREVE
In un’intervista per il Guardian, la direttrice generale del CERN Fabiola Gianotti ripercorre la strada che ha portato alla scorperta del bosone di Higgs e sottolinea l’importanza di mantenere in Europa la leadership nel campo della fisica delle alte energie [The Guardian]

Glifosato: un nuovo studio di meta analisi mostra un aumeto del rischio relativo di sviluppare un linfoma non HoHodgkin nei lavoratori con alti livelli di esposizione a prodotti contenenti la sostanza [Le Monde]

Un esperimento condotto dai giornalisti del Guardian mostra come la propaganda antivaccinista si diffonda su Facebook e YouTube. Le società dichiarano di aver preso provvedimenti [The Guardian]

In Afghanistan, una campagna del Ministero dell’Istruzione, supportata dalle Nazioni Unite, cerca di diffondere conoscenza e consapevolezza sulla fisiologia delle mestruazioni, un argomento ritenuto taboo per via dell’ortodossia religiosa [Undark]

Il tumore del collo dell’utero potrebbe non rappresentare più un problema di salute pubblica già alla fine di questo secolo se la vaccinazione contro il virus del papilloma umano venisse impiegato su vasta scala. Lo afferma uno studio sulla rivista The Lancet Oncology [The Lancet]

 

Le notizie di scienza della settimana #89

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 19 febbraio 2019]

Che cosa porta le persone con una posizione socioeconomica svantaggiata e sviluppare più facilmente malattie e a morire prima? L’infiammazione. Due studi del consorzio di ricerca Lifepath, hanno infatti trovato una impressionante corrispondenza fra livello socioeconomico e grado di infiammazione (misurato attraverso la proteina C reattiva) in individui appartenenti a coorti in Italia, Portogallo, Irlanda Gran Bretagna e Svizzera. L’infiammazione, probabilmente resa cronica sia da stili di vita scorretti sia da stress psicosociale, è infatti alla base di malattie quali cancro e malattie metaboliche e cardiovascolari. Nell’immagine: struttura della proteina C reattiva umana. Credit: Protein Data Bank / Wikipedia. Licenza: CC BY 3.0.

LATTE
Non solo i mammiferi producono “latte” per nutrire i loro cuccioli. La mosca tse-tse, ad esempio, produce un liquido ricco di nutrienti e anticorpi (la sua composizione è incredibilmente simile al latte umano) che raggiunge l’utero e alimenta il piccolo prima della nascita. Recentemente un gruppo di ricercatori in Cina ha scoperto che anche le femmine della famiglia dei ragni saltatori alimentano i loro discendenti con un liquido ricco di proteine, e lo fanno molto a lungo. L’allattamento è considerato un tratto distintivo della specie dei mammiferi ma gli scienziati sono piuttosto concordi nel datare l’inizio della sua evoluzione 100 milioni di anni prima che i mammiferi facessero la loro comparsa sulla Terra. Probabilmente la secrezione di liquidi nutrienti fu dettata all’inizio dalla necessità di idratare le uova che rettili e uccelli deponevano sui terreni aridi. Solo successivamente sarebbero comparsi i capezzoli e la produzione del latte si sarebbe protratta anche dopo la nascita. La composizione si sarebbe poi differenziata tra le specie a seconda del tipo di alimentazione e delle necessità. Il latte umano, ad esempio, è ricco di zuccheri probabilmente per far fronte ai nuovi agenti patogeni che si diffusero con la rivoluzione agricola, mentre quello dei leoni ne contiene pochissimi, poiché i carnivori sono in grado di sintetizzare il glucosio a partire dalle proteine e dai grassi [The New York Times; Natalie Angier]

L’allattamento al seno svolge un ruolo importante nei primi stadi dello sviluppo del microbiota intestinale. Si tratta dei primi risultati dello studio clinico TEDDY (Environmental Determinants of Diabetes in the Young), che ha coinvolto sei centri di ricerca in USA, Svezia, Germania e Finlandia. In un primo studio i ricercatori hanno analizzato geneticamente oltre 12 000 campioni di feci appartenenti a 903 bambini tra i 3 e 46 mesi individuando tre fasi distintive nel processo di evoluzione del microbiota intestinale. Il fattore che ne influenza maggiormente la struttura è il latte materno che determina livelli più alti di Bifidobacterium. Altri fattori rilevanti sono il tipo di parto, la presenza di fratelli, cani o gatti in casa. In un secondo studio gli scienziati si sono concentrati sull’analisi del microbiota intestinale rispetto allo sviluppo del diabete di tipo 1, una malattia di origine autoimmune caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta pancreatiche deputate alla produzione di insulina. Il microbiota dei bambini sani appare più ricco di geni legati alla fermentazione e alla sintesi degli acidi grassi a catena corta rispetto a quello dei bambini malati, suggerendo che questo possa essere un fattore protettivo [Nature; Redazione]

La più grande associazione di pediatri britannici, Royal College of Pediatrics and Child Health (RCPCH), ha annunciato che non accetterà più alcun finanziamento dalle società che producono latte in polvere. La notizia è stata accolta con grande favore dalle associazioni che promuovono attivamente l’allattamento al seno come migliore forma di nutrimento per i neonati e che accusano queste società, a volte chiamate Big Formula (per richiamare Big Pharma), di fare pubblicità ingannevole. Sono infatti numerosi i casi nel mondo di campagne di marketing che propongono il latte in polvere come un “perfetto sostituto” di quello materno, descrivendolo di fatto come una versione artificiale del latte umano. L’effetto di queste campagne è particolarmente nefasto nei Paesi più poveri, dove i costi del latte in polvere non sono sostenibili e l’accesso all’acqua potabile, indispensabile per preparare il latte dalla polvere, è limitato [Quartz; Annabelle Timsit]

PLASTICITÀ
Riprogrammando geneticamente le cellule alfa del pancreas queste possono produrre insulina. Il risultato apre nuove strade per la cura del diabete, una patologia in cui le cellule beta del pancreas non secernono adeguatamente l’ormone chiamato insulina, responsabile del controllo dei livelli di glucosio nel sangue. Gli scienziati hanno prelevato dal pancreas umano agglomerati di cellule chiamati Isole di Langerhans. Queste contengono sia cellule alfa che cellule beta. Sono quest’ultime che normalmente producono insulina, e che nei soggetti diabetici non funzionano correttamente. Prelevando le cellule alfa dalle Isole, riprogrammandone il DNA e riassemblando il tutto, circa il 40% degli agglomerati ha cominciato a produrre insulina dopo una settimana in coltura. Le Isole riprogrammate sono state poi trapiantate in topi diabetici, osservando una normalizzazione dei livelli di zuccheri nel sangue. L’esperimento mostra un’inaspettata plasticità delle cellule alfa del pancreas [Nature; Matthew Warre]

Un nuovo modello spiega il legame tra la plasticità del metabolismo nei tumori e la regolazione genica. Per reagire a condizioni ambientali ostili e continuare a riprodursi, le cellule tumorali riprogrammano il loro metabolismo. Anche se negli anni si sono acquisite conoscenze sulla plasticità metabolica del cancro, finora si è approfondito poco il suo legame con le reti di regolazione genica. Un gruppo di ricercatori della Rice University propone sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) un nuovo quadro teorico che prevede, tra l’altro, l’esistenza di un fenotipo ibrido in cui sono attive simultaneamente due vie metaboliche, la glicolisi e fosforilazione ossidativa [PNAS; B. Bishal Paudel and Vito Quaranta]

Impulsi elettrici sincronizzati con i segnali di movimento ancora inviati dal cervello dei pazienti, possono stimolare la plasticità delle cellule del sistema nervoso lungo la spina dorsale e permettere di riguadagnare il controllo dei muscoli delle gambe dopo una lesione spinale. A ottobre un gruppo di ricercatori dell’École polytechnique fédérale de Losanna avevano annunciato che due dei loro pazienti paraplegici erano riusciti a compiere alcuni passi senza l’aiuto delle stampelle grazie a impulsi elettrici inviati da un dispositivo impiantato nella spina dorsale [The Guardian; Ian Sample]

RICERCA E SOCIETÀ
Il deficit model nella comunicazione della scienza è ancora molto diffuso. Per superare i suoi limiti andrebbe rivisitato e non rifiutato. Il documento “Royal Society report about The Public Understanding of Science”, risalente al 1985 e conosciuto come Bodmer report, viene considerato il manifesto del deficit model nella comunicazione della scienza. Secondo questo modello il pubblico difetta di conoscenze scientifiche ed è per questo diffidente verso la ricerca. Colmando queste lacune la società sarebbe disposta a finanziare la scienza e ad adottare approcci scientifici per risolvere i problemi concreti. Antonio Gomes da Costa osserva come in realtà il Bodmer report contenesse sì il riferimento a un deficit ma di competenze e atteggiamenti più che di conoscenze. Se il deficit model è ancora oggi molto diffuso, commenta Da Costa, forse è perché c’è confusione sulla sua stessa definizione. I metodi alternativi, quelli che tengono in considerazione i cosiddetti “saperi laici” del pubblico e adottano approcci partecipativi alla comunicazione della scienza, finora sembrano aver fallito. E allora Da Costa propone di ripensare l’intero quadro concettuale: il processo di conoscenza scientifica è basato sulla messa in discussione continua di ciò che sappiamo sulla base dei nuovi dati raccolti. E allora, se proprio di deficit dobbiamo parlare, forse dovremmo concentrarci sulla incapacità di adottare questo meccanismo di messa in discussione proprio della scienza [ECSITE; Antonio Gomes da Costa]

Ci sono tre fattori che rendono efficace e longevo un ente di consulenza scientifica e tecnologica al servizio del potere legislativo. L’ente deve essere prima di tutto bipartisan, includendo sia rappresentanti della maggioranza che dell’opposizione. In secondo luogo, deve scegliere un metodo di lavoro e rimanervi fedele (offrire le conoscenze scientifiche su temi altamente controversi o invece proporre raccomandazioni politiche). Infine, deve avere un budget commisurato alle sue attività. È quanto emerge da un questionario sottoposto a quasi 200 tra accademici, consulenti scientifici e politici appartenenti a 53 diversi Paesi [Nature; Chris Tyler e Karen Akerlof]

Intervista esclusiva a Kelvin Droegemeier, il nuovo consulente scientifico di Trump. Drogemeier, che ha studiato per quarant’anni le cause e gli effetti degli eventi meteorologici estremi, si è ufficialmente insediato a capo dell’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca la scorsa settimana, dopo essere stato confermato dal Senato il 2 gennaio. La sua posizione è molto delicata, viste le controverse affermazioni del Presidente su teorie scientifiche consolidate come l’origine antropica del cambiamento climatico. Intervistato da Science ha affermato che il clima è un sistema molto complesso e che per essere compreso a fondo è necessario proseguire con la ricerca scientifica. Ha inoltre dichiarato che la ripresa dell’economia permetterà allo Stato federale di diminuire il finanziamento alla ricerca di base: ci penseranno le società private a compensare. Per quanto riguarda il problema delle molestie sessuali Drogemeier non intende includerle nella definizione federale di “cattiva condotta scientifica”, che include la manipolazione e la falsificazione dei dati scientifici oltre al plagio [Science; Jeffrey Mervis]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Opportunity, fine del viaggio. Lo scorso 12 febbraio gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory della NASA hanno compiuto l’estremo tentativo di ristabilire le comunicazioni con il rover marziano Opportunity. Ai comandi di ripristino non è seguita nessuna risposta del rover e il giorno seguente la NASA ha deciso di dichiarare ufficialmente conclusa la missione di Opportunity [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

Bedin 1, la sorpresa dietro l’ammasso stellare. Un team impegnato nello studio della popolazione di nane bianche dell’ammasso globulare NGC 6752 ha compiuto una scoperta davvero sorprendente. Gli astronomi, coordinati da Luigi Bedin (INAF – Osservatorio Astronomico di Padova), hanno infatti individuato, nascosta dietro all’ammasso, una piccola galassia finora sfuggita a ogni rilevazione. Si tratta di una galassia estremamente antica, una sorta di reperto fossile della popolazione di sistemi stellari dell’Universo risalente a 13 miliardi di anni fa [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

C’è poca differenza fra reti virtuali e reali. La ego network è un modello di rete sociale formata da un individuo, l’ego, e da tutte le persone con cui l’ego ha un collegamento sociale, indicate come “gli altri”. Gli studi antropologici hanno mostrato che emergono strutture sorprendentemente ben definite all’interno della ego network del mondo offline, quello reale. Ma che dire del mondo virtuale e delle ego network che si formano online sui social media? [Scienza in rete; Marco Conti]

IN BREVE
La società di San Francisco OpenAI avverte: è possibile programmare un software capace di scrivere testi convincenti contenenti notizie false che possono poi essere diffuse via social media [MIT Technology Review]

Un numero sempre maggiore di sistemi di intelligenza artificiale è basato sulle reti neurali, il cui funzionamento è ancora poco compreso. Un gruppo di ricercatori sta cercando di sviluppare una teoria che permetta di capire quali compiti può svolgere una rete neurale costruita in un certo modo [Le Scienze]

Controllare il livello della pressione sistolica potrebbe avere degli effetti benefici sulla salute mentale. Questi i primi risultati dallo studio clinico SPRINT MIND che ha coinvolto oltre 9 000 pazienti [JAMA Editorial; Kristine Yaffe]

Somministrando un farmaco che negli esseri umani regola l’appetito è possibile spingere le zanzare della febbre gialla (Aedes aegypti) a comportarsi come se avessero appena “mangiato” il sangue della loro vittima [The Atlantic]

L’EPA, l’agenzia di protezione ambientale statunitense, è stata criticata per non aver imposto limiti stringenti sulla presenza delle sostanze inquinanti PFAS nelle risorse idriche [Science]

Ispirati da Greta Thunberg, venerdì scorso migliaia di studenti britannici hanno scioperato per chiedere al governo politiche più incisive per contrastare il cambiamento climatico [The Guardian]

Il ministro della transizione ecologica si è rivolto alle quattro ONG francesi che intendono fare causa al Governo per la carenza di interventi contro il cambiamento climatico. In poco più di due mesi, la petizione, chiamata Affaire du siècle, ha raccolto oltre due milioni di firme [Le Monde]

Le notizie di scienza della settimana #88

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 12 febbraio 2019]

Il 12 febbraio si festeggia il Darwin Day. A Milano è prevista una due giorni di eventi presso il Museo civico di storia naturale, dedicata al ruolo centrale e multiforme giocato dalle immagini nel processo di conoscenza della natura. Gli incontri saranno trasmessi in streaming su www.scienzainrete.it. Nell’immagine: un’illustrazione tratta dal “Recueil d’observations de zoologie et d’anatomie comparée” del 1833. Credit: Internet Archive Book Images/Flickr.

ALTA TEMPERATURA
Giovedì scorso Alexandria Ocasio-Cortez (nota anche con le sue iniziali AOC) ha presentato una proposta di legge per un “Green New Deal”, 10 anni di mobilitazione nazionale per trasformare l’economia statunitense in un’arma contro il cambiamento climatico. Si tratta di una sfida che potrebbe incidere sule politiche del clima nei prossimi anni [The Atlantic; Robinson Meyer]

Il 2018 è stato il quarto anno più caldo dal 1850, secondo la World Meteorological Organization (WMO), che lo ha annunciato mercoledì 6 febbraio dopo aver completato l’analisi combinata di 5 diversi set di dati raccolti da istituti di ricerca e agenzie di tutto il mondo. La temperatura media nel 2018 è stata di 1°C superiore al livello preindustriale. Il 2016 si conferma l’anno più caldo dall’inizio delle misurazioni, 1,2°C sopra la media preindustriale, mentre 2015 e 2017 sono i secondi due anni più caldi con temperature in media 1,1°C più elevate rispetto a quelle del periodo 1850-1900. Insomma: gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi da quando misuriamo le temperature del nostro pianeta. Ma a preoccupare di più i meteorologi è la tendenza di lungo periodo: i 20 anni più caldi sono stati registrati negli ultimi 22 anni. I risultati della WMO sono basati sull’analisi di NOOA e NASA (USA), Met Office e Climatic Research Unit della University of East Anglia (UK), Copernicus Climate Change Service (UE) e della Japan Meteorological Agency. Le conclusioni della WMO sono coerenti dunque con la stima di NASA e NOAA, annunciata anch’essa mercoledì, e del Copernicus Climate Service, che invece era stata resa pubblica all’inizio di gennaio [World Meteorological Organization]

«Ma perché fa così freddo allora?» è questa la domanda che un giornalista che si occupa di clima teme di più. Ma è la domanda che si sono posti molti americani, compreso il Presidente Trump, durante il vortice artico che ha colpito le zone centro-settentrionali del Nord America alla fine di gennaio, portando le temperature fino a meno 20°C. «Pur essendo un quesito ingenuo non dovremmo stancarci di trovare risposte nuove», commenta Kendra Pierre-Louis sulle pagine del New York Times. Il punto è che il clima non è il meteo e che gli inverni fortunatamente ancora esistono. Il meteo ci aiuta a decidere cosa indossare oggi, mentre il clima ci guida ad allestire il nostro guardaroba [The New York Times; Kendra Pierre-Louis]

Onde di calore da due a tre volte più frequenti e intense rispetto a 100 anni fa. È questo il risultato dell’analisi condotta da un gruppo di scienziati della University of Warwick e pubblicato su Geophysical Research Letters alla fine di gennaio. Lo studio è di particolare interesse perché ha misurato con accuratezza la frequenza di eventi rari, come le ondate di calore, a partire dalla serie storica delle temperature giornaliere dal 1900 a oggi nel Regno Unito [GeoSpace blog – American Geophysical Union; Peter Thorley]

INQUINANTI INVISIBILI
Migliaia di composti della famiglia PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono utilizzate in schiume antincendio, rivestimenti impermeabili e antiaderenti, involucri alimentari, ma i ricercatori non sanno quante sono e qual è la loro pericolosità. Si tratta di catene di atomi di carbonio e fluoro a cui sono agganciati dei gruppi funzionali che possono contenere ossigeno, idrogeno e zolfo. La forza del legame tra fluoro e carbonio rende queste molecole non degradabili. Nel 2009 la Convenzione di Stoccolma ha messo al bando una di queste sostanze, il PFOA o acido perfluoroottanoico, mentre il PFOS, acido perfluoroottansolfonico, verrà aggiunto alla lista quest’anno. È ormai chiaro che questi composti, che persistono nell’ambiente e si accumulano negli organismi viventi (concentrazioni preoccupanti sono state trovate nel circolo sanguigno umano in diverse zone del mondo, fra le quali il Veneto), sono nocivi per la salute umana (causano malattie del sistema endocrino e sono cancerogeni), anche se non si conoscono i meccanismi biologici che li rendono tossici. Poco si sa invece delle altre sostanze della famiglia PFAS, che l’industria ha cominciato a utilizzare dagli anni 2000, quando la dannosità di PFOS e PFOA è diventata nota. Diversi laboratori nel mondo cercano di ricostruire le formulazioni utilizzate analizzando campioni di acque contaminate e nel frattempo si studiano soluzioni per uno smaltimento sicuro dei PFAS già accumulati nell’ambiente [Nature; XiaoZhi Lim]

L’attività umana ha fortemente alterato il ciclo dell’azoto con effetti disuguali nelle varie zone del pianeta. Una delle fonti primarie di aumento della concentrazione di azoto reattivo sono i processi produttivi alimentari. La quantità di fertilizzanti azotati utilizzati nei Paesi sviluppati è aumentata costantemente negli ultimi quarant’anni, ma i raccolti non hanno aumentato il loro contenuto di azoto in maniera paragonabile. Il risultato è un eccesso di azoto reattivo nell’atmosfera, pericoloso per la salute umana e per la biodiversità. Al contrario in altre aree, come l’Africa Subsahariana e i Paesi asiatici in via di sviluppo, l’accesso a questi fertilizzanti è limitato e questo genera raccolti insufficienti e la difficoltà a rispondere alla domanda di cibo. Finora si è intervenuti principalmente per limitare l’emissione di ossidi di azoto dovuta ai combustibili fossili, mentre il settore agricolo è stato scarsamente regolato. Dall’altro lato poco è stato fatto per risolvere la carenza di azoto in quelle regioni del mondo in cui si fatica a produrre cibo a sufficienza [Science; Carly J. Stevens]

Il problema dell’inquinamento degli oceani da parte delle microplastiche, frammenti plastici di dimensioni inferiori a 5 mm, è sempre più pressante, ma difficile da comunicare . A differenza delle macroplastiche, per cui le immagini delle isole di rifiuti che si estendono negli oceani parlano da sole, le microplastiche non si vedono. Per far crescere la consapevolezza dei cittadini a riguardo e favorire un cambiamento nelle loro abitudini, l’organizzazione non profit Just One Ocean insieme all’Università di Portsmouth ha avviato il progetto di citizen science “The Big Microplastic Survey”. I partecipanti sono chiamati a raccogliere i dati relativi alla quantità e alla qualità delle microplastiche visibili (tra 1 mm e 5 mm di dimensione) presenti sulle spiagge a loro vicine [The Conversation; David Jones]

RICERCA E SOCIETÀ
Sono 400 gli articoli pubblicati tra il 2000 e il 2017 su riviste mediche di lingua inglese e riguardanti trapianti di organi effettuati su pazienti cinesi che non contengono prove attestanti il consenso dei donatori. È quanto ha concluso uno studio coordinato dalla Macquarie University di Sidney e pubblicato su BMJ Open. Il sospetto è che gli organi provengano dai prigionieri politici condannati a morte. Di questa pratica barbara avevano dato evidenza altre indagini, ma questa volta gli autori dell’articolo chiedono alle riviste in questione di ritirare gli studi per dare un segnale forte di dissenso della comunità medica: i risultati di una ricerca condotta in modo non etico non devono essere sfruttati da alcuno scienziato [The Guardian; Melissa Davey]

Il divario di genere nella competizione per i fondi è dovuto al sesso del proponente o al contenuto del progetto? Ha risposto a questa domanda uno studio, pubblicato sull’ultimo numero di The Lancet (un numero tematico intitolato “Advancing women in science, medicine, and global health”) che ha analizzato oltre 20 000 progetti sottoposti ai Canadian Institutes of Health Research tra il 2011 e il 2016 per ricevere un finanziamento. I progetti sono stati assegnati per revisione a due diversi programmi, uno in cui il curriculum del principal investigator veniva considerato nel processo di valutazione, l’altro in cui, invece, veniva giudicata solo la qualità del progetto. Nel primo programma la percentuale di successo di una donna è risultata il 4% più bassa di quella di un uomo, mentre nel secondo il gap è solo dello 0,9% [The Lancet; Holly O Witteman, Michael Hendricks, Sharon Straus, Cara Tannenbaum]

La sfida lanciata su Facebook #tenyearchallenge offre degli spunti per capire quanto sappiamo riguardo all’utilizzo dei dati personali e agli algoritmi che li analizzano per estrarne valore. Alcuni utenti hanno reagito ironicamente alla sfida, facendo riferimento al fatto che le immagini raccolte potrebbero costituire un perfetto database di allenamento per un sistema di riconoscimento facciale che voglia includere gli effetti dell’invecchiamento. Ma quanto sappiamo riguardo ai dati, la loro condivisione, la loro compravendita e la loro analisi? Purtroppo gli studi condotti finora non permettono di rispondere a questa domanda, ma occorre rimediare se vogliamo costruire un’intelligenza artificiale che porti beneficio alla collettività [LSE Impact Blog; Helen Kennedy]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Eredità biparentale dei mitocondri, uno studio apre il dibattito. A dicembre è stato pubblicato un articolo su PNAS che suggerisce che in alcuni casi anche il padre possa trasmettere i propri mitocondri ai figli. Casi troppo rari per far crollare il dogma dell’eredità materna, ma comunque risultati eccezionali che potrebbero avere importanti implicazioni nello studio delle malattie mitocondriali. La comunità scientifica non è però concorde nell’accettare questi risultati e gli esperti sostengono la necessità di condurre ulteriori analisi per escludere la possibilità che i risultati siano dovuti a un artefatto [Scienza in rete; Anna Romano]

IN BREVE
Due ricerche pubblicate su Nature rivedono le stime sul contributo dello scioglimento dei ghiacci antartici all’innalzamento del livello degli oceani [Carbon Brief]

Una ricerca recente sull’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale da parte della polizia in Inghilterra e Galles suggerisce la necessità di regole molto più severe sull’impiego di questa tecnologia (come sta facendo la città di San Francisco) [The Conversation]

Depositata una calotta protettiva sul sismometro della sonda InSight arrivata su Marte a dicembre scorso. Lo proteggerà dai venti e dalle fluttuazioni di temperatura per assicurarsi che non perturbino i dati [NASA]

La popolazione mondiale potrebbe cominciare a diminuire a partire dal 2050. Questa la tesi del libro “Empty Planet: The Shock of Global Population Decline” dei giornalisti canadesi John Ibbitson et Darrel Bricker, che contraddice le previsioni dell’ONU in materia [Usbek e Rica]

Chief Medical Officer britannici suonano un campanello di allarme sull’uso di dispositivi elettronici e social media da parte dei più piccoli: tenete il cellulare fuori dalla camera da letto e fate più attività fisica [The New York Times]

Arrivati alla maggiore età, ragazzi e ragazze che non sono stati vaccinati per scelta dei genitori considerano la possibilità di “recuperare”. E in alcuni stati USA si discute l’opportunità di abbassare l’età per esprimere il consenso alle vaccinazioni [Undark]

Secondo The Lancet il problema dell’obesità va inquadrato in un contesto più ampio, quello della sindemia di obesità, denutrizione e cambiamento climatico [The Lancet]

L’istituto superiore di sanità francese giudica prematura l’idea di rimborsare i test di espressione genica per i tumori al seno ai primi stadi, utilizzati per stabilire la necessità o meno di sottoporsi a chemioterapia. Serve uno studio clinico comparativo che ne attesti la superiorità rispetto alle altre valutazioni cliniche [Le Monde]

Le notizie di scienza della settimana #87

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 5 febbraio 2019]

Nonostante se ne parli poco, l’epidemia di Ebola nel nordest della Repubblica Democratica del Congo va avanti. Sono passati ormai sei mesi da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne ha dichiarato l’inizio. I casi accertati al 29 gennaio sono 752 e i morti 465. Si tratta della seconda peggiore epidemia di Ebola di sempre, seconda solo a quella del 2014-2016 nell’Africa occidentale. Dall’inizio di dicembre l’epicentro dell’epidemia si è spostato verso sud nelle città di Butembo e nella municipalità di Katwa. A preoccupare le autorità dell’OMS c’è il fatto che l’86% dei casi diagnosticati in queste due zone ha lavorato o si è recato in un centro di cura. In più nell’area di Katwa l’80% dei casi di Ebola diagnosticati non sono riconducibili a persone che hanno contratto il virus in precedenza. L’impossibilità di rintracciare i contatti rende molto difficile capire come si sta diffondendo il virus. Nell’immagine: Ebola recovery, Liberia 29 gennaio 2015. Credit: USAID / Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0.

PROTEGGERE I DATI GENETICI
Un’intelligenza artificiale per riconoscere tratti di DNA che codificano per un patogeno o una tossina. Questo è l’obiettivo della US Intelligence Advanced Research Projects Agency che ha lanciato un’iniziativa per progettare algoritmi in grado di riconoscere sequenze genetiche pericolose ed evitare così che potenziali terroristi richiedano di sintetizzarle alle ormai numerose società private che offrono questi servizi a centri di ricerca e laboratori di tutto il mondo. I primi risultati sono stati presentati durante l’incontro dell’American Society for Microbiology il 31 gennaio scorso. La speranza è che questa ricerca permetta di capire i collegamenti tra specifiche sequenze di DNA e certe funzioni biologiche e anche di identificare la sequenza universale che consente ai virus e alle tossine di attaccarsi alle cellule [Nature; Sara Reardon]

I test genetici del DNA fetale diventano sempre più affidabili: è importante educare il personale sanitario e i futuri genitori a comprenderne il significato. L’analisi del DNA fetale nel circolo sanguigno della madre si sta diffondendo sempre di più. Offre un’alternativa meno invasiva rispetto ad altre indagini dei difetti cromosomici, come l’amniocentesi e la villocentesi. In uno studio, pubblicato il 28 gennaio su Nature Medicine, è stata testata con successo su 233 gravidanze una tecnologia di isolamento e sequenziamento del DNA fetale in grado di individuare 30 diversi disordini genetici derivanti dalle mutazioni di singoli geni. Tuttavia queste indagini non sono quasi mai conclusive e spesso devono essere seguite da esami più approfonditi. È dunque importante accompagnare lo sviluppo di questa nuova diagnostica alla formazione di consulenti genetici e a una maggiore diffusione di informazioni verso il pubblico [Nature Editorial]

Per arginare la fuga di dati genetici verso gli Stati Uniti è necessario mettere in campo nuove politiche per una genetica á la francese 2.0. È questo l’appello lanciato da due ricercatori dalle pagine di Le Monde. Nonostante in Francia sia vietato l’acquisto dei test genetici venduti da società come 23andMe, MyHeritage o AncestryDNA, sono numerosi i cittadini francesi che vi hanno fatto ricorso. Secondo i due ricercatori questo rappresenta il fallimento della politica francese in materia. Per invertire la rotta e arginare il flusso di dati genetici francesi verso gli USA è necessario cambiare la legge e al tempo stesso lanciare progetti di ricerca multidisciplinari sull’argomento. A rendere “francese” questo progetto è l’importanza data al consenso da parte dei cittadini, che dovrebbe essere dinamico e ritirabile in qualsiasi momento se gli obiettivi dei ricercatori non fossero più condivisi dai proprietari dei dati [Le Monde; Henri-Corto Stoeklé et Guillaume Vogt]

FUMO DI SIGARETTA E INQUINAMENTO ATMOSFERICO
L’inquinamento atmosferico influenza la nostra capacità di essere felici. Un gruppo di ricercatori cinesi ha analizzato 210 milioni di tweet emessi dagli utenti del social network Sina Weibo (simile a Twitter) geolocalizzati in 144 città cinesi, e ha costruito un indice di felicità. Questo indice è stato poi messo in relazione con la concentrazione di PM 2.5 nell’area di localizzazione del tweet. Ebbene esiste una correlazione tra aumento del livello di inquinamento e diminuzione dell’indice di felicità. Lo studio, pubblicato su Nature Human Behaviour, è l’ultimo di una serie di ricerche che punta a dimostrare l’impatto che l’inquinamento ha sulla salute mentale dei cittadini [The Conversation; Peter Howley]

L’esposizione ad alti livelli di biossido di azoto in gravidanza aumenterebbe il rischio di aborto spontaneo quanto il fumo di sigaretta. Uno studio condotto nella città di Salt Lake City, nello Utah, ha analizzato i dati relativi a 1300 aborti spontanei avvenuti tra il 2007 e il 2015, trovando che un aumento nella concentrazione di NO2 di 20 µg/m3 è associato a un aumento del 16% del rischio di aborto. Nessuna correlazione significativa è stata trovata con gli inquinanti diversi dal biossido di azoto. Studi recenti avevano mostrato una correlazione tra l’inquinamento atmosferico e la frequenza di nascite premature o il numero di neonati sottopeso, ma questa ricerca indaga per la prima volta gli effetti a breve termine sulla gravidanza [The Guardian; Damian Carrington]

Le sigarette elettroniche sarebbero uno strumento più efficace dei sostituti della nicotina per smettere di fumare. Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori della Queen Mary University di Londra che ha condotto uno studio randomizzato controllato su oltre 800 persone. I partecipanti hanno ricevuto un kit per sigaretta elettronica oppure sostituti della nicotina (come cerotti o gomme da masticare) e sono stati seguiti per un anno da uno psicoterapeuta. Al termine dello studio il 18% di coloro che avevano ricevuto la sigaretta elettronica avevano smesso di fumare contro il 10% dell’altro gruppo. C’è da dire però che tra coloro che grazie alla E-cig hanno smesso di fumare, l’80% utilizzava ancora la E-cig dopo un anno, contro il 9% dell’altro gruppo. Si tratta del primo studio rigoroso di efficacia per le sigarette elettroniche, ma i tassi di abbandono della sigaretta convenzionale sono comunque molto bassi. Inoltre non è chiaro se i risultati possano essere estesi ad altri tipi di sigarette elettroniche e ad altri contesti culturali [Vox; Julia Belluz]

RICERCA E SOCIETÀ
Una legge di programmazione pluriennale per il finanziamento alla ricerca in Francia. Lo ha annunciato il Primo Ministro Edouard Philippe intervenuto in occasione delle celebrazioni per gli 80 anni della nascita del CNRS. La legge, che dovrebbe essere discussa nel 2020 ed entrare in vigore nel 2021, si baserà su tre pilastri: finanziamento, attrattività delle carriere e competitività. Il maggiore sindacato dei ricercatori chiede un aumento di 3 miliardi di euro affinché la spesa in ricerca e sviluppo raggiunga il 3% del PIL del Paese [Le Monde; David Larousserie]

A 63 giorni dalla Brexit lo staff della European Medicines Agency ha piegato le bandiere dei 28 Stati membri che adornavano l’ingresso degli uffici di Canary Wharf e ha detto addio alla sede londinese. L’EMA, l’agenzia europea che regola la commercializzazione dei farmaci, si sposta ad Amsterdam, che ha vinto la gara per ospitarla dopo il referendum sulla Brexit. L’Agenzia deve infatti essere collocata in uno Stato membro dell’Unione [The Guardian; Lisa O’Carroll

Dietro l’atteggiamento riservato degli scienziati cinesi potrebbe esserci una cultura del “fare” prima di “dire” e non l’intenzione di tenere nascosti i risultati. Il lavoro della sociologa Joy Y. Zhang, che da 14 anni studia la comunità dei ricercatori delle scienze della vita in Cina, collega l’atteggiamento cauto verso le grandi scoperte al senso di responsabilità verso la società in seguito alle riforme di Deng Xiaoping. La scelta di annunciare solo a fine dicembre che la sonda Chang’e 4 sarebbe atterrata sul lato nascosto della Luna denuncia i timori di fare fronte pubblicamente all’eventuale fallimento dell’operazione. In più manca una cultura della deliberazione collettiva, indispensabile quando la ricerca scientifica pone degli interrogativi etici, come nel caso della coppia di gemelline con DNA modificato mediante la tecnica CRISPR, che il biologo He Jiankui avrebbe fatto nascere lo scorso anno. Ma nel Paese sta crescendo il bisogno di trasparenza e coinvolgimento del pubblico [Undark Magazine; Joy Y. Zhang]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
La TAV conviene? Per rispondere a questa domanda l’economista Fabio Pasquali, dal 2016 segretario della delegazione italiana della Commissione intergovernativa per il progetto del collegamento ferroviario Torino-Lione, chiarisce la logica dell’analisi costi-benefici commissionata nel 2011 dai promotori del progetto. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha commissionato una seconda analisi costi-benefici nel 2018 i cui risultati non sono ancora noti [Scienza in rete; Fabio Pasquali]

IN BREVE
Nelle prigioni statunitensi vengono registrate, spesso senza consenso, le telefonate dei detenuti per ricavare le loro “impronte vocali”. Spesso vengono registrate anche le voci delle persone all’altro capo del filo [The Intercept]

Chi ha abitato e quando la grotta di Denisova? Due studi pubblicati su Nature hanno risposto a questa domanda datando l’enorme mole di reperti fossili rinvenuta nella grotta nel sud della Siberia [Science]

Un batterio responsabile per l’infiammazione cronica delle gengive trovato nel cervello di pazienti colpiti dalla malattia di Alzheimer [The Conversation]

In un esperimento sul campo un gruppo di ricercatori ha simulato il processo di evoluzione per selezione naturale studiando l’interazione tra il colore del suolo e quello del mantello dei topi [The Atlantic]

Negli ultimi due anni è diminuito il numero di studenti europei in arrivo in Gran Bretagna per il dottorato o il post dottorato. Colpa della Brexit? [Nature]

Mentre si registrano nuovi casi di morbillo in Georgia, Hawaii e Oregon, dopo i 38 casi confermati nello stato di Washington, alcuni ragazzi cercano su internet dei modi di vaccinarsi senza il consenso dei genitori [IFLSCIENCE!]

Nel libro “4”, pubblicato da Zones Sensibles, Alexandre Laumonier racconta lo sforzo tecnologico delle società finanziarie per far guadagnare qualche millisecondo o microsecondo ai propri clienti e farli arricchire con il trading finanziario ad alta frequenza [Le Monde]

Una nuova e più veloce tecnica di stampa 3D arriva dai ricercatori della University of North Carolina at Chapel Hill. Si chiamar Replicator e usa la tecnologia impiegata per indirizzare con estrema precisione le radiazioni nel trattamento dei pazienti oncologici [Science]

 

Le notizie di scienza della settimana #86

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 29 gennaio 2019]

Durante l’incontro annuale del World Economic Forum a Davos Greta Thunberg, una ragazza svedese di 16 anni, si è rivolta ai leader mondiali chiedendo delle azioni concrete per ridurre le emissioni di gas serra e contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Le sue parole sono state: «Non voglio che voi nutriate delle speranze per il futuro, voglio che siate presi dal panico» nel vedere la nostra casa che va a fuoco. La scorsa estate Thunberg aveva scioperato dalla scuola occupando la scalinata del Parlamento svedese per chiedere al proprio governo di promuovere politiche radicali per contrastare il cambiamento climatico. Credit: World Economic Forum / Wikipedia. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0.

GLI ALGORITMI POSSONO ESSERE RAZZISTI
Lo ha affermato la neoletta deputata del Congresso USA Alexandria Ocasio-Cortez durante un evento di celebrazione del Martin Luther King Day. Il giornale conservatore Daily Wire ha deriso Ocasio-Cortez per questa affermazione, ma in realtà la giovane deputata ha ragione. Gli algoritmi, in particolare quelli di machine learning, apprendono dai dati. Sono i dati (storici) a contenere i pregiudizi che sono radicati nelle nostre società. Un esempio: un software che deve analizzare i curriculum dei candidati per un posto da infermiere tenderà a privilegiare le donne perché storicamente sono più le donne che gli uomini ad aver fatto questo mestiere. Il contrario può succedere per un posto da programmatore o da ingegnere. Sono ormai numerosi gli studi che mostrano come gli algoritmi assorbano i nostri pregiudizi e li trasformino in decisioni ingiuste. Non ci sono ancora delle soluzioni tecnologiche, ma nel frattempo è importante essere consapevoli e avere un approccio critico. [Vox; Brian Resnick]

Rekognition, il sistema di riconoscimento facciale di Amazon, è meno efficiente nell’identificare il sesso delle donne, in particolare quelle con la pelle scura, rispetto a quello degli uomini bianchi. Lo ha mostrato un nuovo studio pubblicato giovedì scorso dal MIT Media Lab. Le ricercatrici hanno confrontato le performance di diversi sistemi di riconoscimento facciale, trovando che quello prodotto da Amazon identifica le donne come uomini il 19% delle volte, mentre non commette errori nell’assegnare il sesso ai volti di uomini bianchi. Il tasso di errore sale a 31% se si considerano le donne con la pelle scura. Gli altri software testati, tra cui quelli di IBM e Microsoft, hanno tassi di errore inferiori. Uno studio simile era stato condotto lo scorso anno e aveva spinto proprio IBM e Microsoft a migliorare i propri sistemi. Apparentemente Amazon non ha sentito il bisogno di intervenire. Rekognition è stato venduto a diversi dipartimenti di polizia negli Stati Uniti per aiutare gli agenti a identificare i sospetti. Alcuni deputati democratici chiedono di regolare più severamente questo settore. [The New York Times; Natasha Singer]

Attenzione ai sistemi di classificazione del rischio criminale. È questo l’appello che arriva dalla conferenza “Data for Black Lives” che si è svolta la scorsa settimana presso il MIT di Boston. Nel tentativo di rendere più efficiente il sistema giudiziario del Paese (negli Stati Uniti sono quasi 7 milioni gli adulti tenuti in prigione o altre strutture di correzione) i dipartimenti di polizia ricorrono sempre più spesso a software in grado di valutare il rischio che un sospettato o un condannato possa commettere ancora un crimine. Sulla base di queste valutazioni vengono emesse sentenze più o meno dure o viene deciso di tenere in custodia o lasciare in libertà un imputato in attesa del processo. Ma questi algoritmi sono basati sui dati storici del sistema di incarcerazione statunitense e dunque ne replicano i pregiudizi. A farne le spese le categorie economicamente più deboli e gli afroamericani [MIT Technology Review; Karen Hao]

MORBILLO E ANTIVACCINISTI IN USA
Un’epidemia di morbillo si sta diffondendo sulla costa nordoccidentale degli Stati Uniti. A oggi i casi confermati sono 34, di cui 24 bambini sotto i 10 anni e 9 ragazzi sotto i 20 anni. L’epidemia ha avuto inizio vicino alla città di Portland in Oregon e si è poi diffusa rapidamente nelle contee di Clark e King nel confinante stato di Washington. Dei 34 casi 30 non sono vaccinati contro il morbillo. L’area è stata infatti definita un hot spot di antivaccinisti. L’eradicazione del morbillo negli USA risale al 2000. In entrambi gli Stati, Oregon e Washington, è ammessa l’esenzione dalle vaccinazioni per ragioni personali [Los Angeles Times]

Un’infermiera ebrea ultra ortodossa sta combattendo le tendenze antivacciniste durante l’epidemia di morbillo che ha colpito diverse comunità nello stato di New York. Blima Marcus incontra piccoli gruppi di persone e discute con loro gli studi scientifici che provano che non esiste alcuna correlazione tra vaccini e autismo. Racconta che ad avere particolare successo è stato uno studio che mostra come il numero di diagnosi di disturbi dello spettro autistico in Giappone abbia continuato a crescere anche nel periodo in cui i tassi di vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia sono scesi a zero (dal 1993 il vaccino trivalente non viene più somministrato in Giappone a causa della presunta contaminazione di alcune dosi che si pensa abbiano causato meningiti e altre reazioni avverse). In generale Marcus ha capito che non è efficace dare degli “stupidi” a queste persone. Bisogna capire le radici della loro paura, che in questo caso affondano nella memoria dell’olocausto quando gli ebrei venivano usati come cavie dai medici nazisti. Inoltre in queste comunità ogni famiglia ha in media 8 figli e questo fa percepire una frequenza aumentata di malattie mentali e fisiche rispetto ad altri gruppi. Le persone che hanno partecipato agli incontri hanno trovato rassicurazione nella solidità delle prove scientifiche e nel richiamo al senso di comunità, che è centrale per capire l’importanza delle vaccinazioni [The New Yorker; Amanda Schaffer]

In Minnesota almeno due antivaccinisti sono stati nominati membri di un comitato sulle politiche di sostegno verso chi soffre di disturbi dello spettro autistico. Uno dei due, Wayne Rhode, fa parte di diverse associazioni che sostengono che i vaccini sono pericolosi nonostante le prove scientifiche dicano il contrario. La scelta è particolarmente controversa perché lo Stato del Minnesota ha avuto una delle più grandi epidemie di morbillo degli ultimi anni negli USA. Nel 2017 un gruppo di antivaccinisti diffuse la paura che i vaccini causassero l’autismo all’interno di una comunità di immigrati somali. 41 bambini non vaccinati contrassero il morbillo. [Ars Technica; Bwth Mole]

RICERCA E SOCIETÀ

Sale da 6 a 9 anni la durata dell’abilitazione per diventare professori universitari. Tra gli emendamenti al decreto semplificazioni approvati mercoledì scorso in Senato, uno stabilisce il prolungamento della validità dell’abilitazione scientifica nazionale a 9 anni. L’estensione vale anche per le abilitazioni conseguite in passato [Il Sole 24 Ore; Marzio Bartoloni]

L’orologio dell’apocalisse segna ancora 2 minuti alla mezzanotte . L’annuncio del Bulletin of the Atomic Scientists, arrivato il 24 gennaio scorso, conferma le valutazioni del 2017 e del 2018. Le due minacce maggiori a cui l’umanità è esposta, le armi nucleari e il cambiamento climatico, sono rese ancora più pericolose dal deterioramento del sistema informativo che mette a rischio le democrazie di tutto il mondo [The Bulletin of Atomic Scientists; John Mecklin]

Durante le elezioni presidenziali del 2016 le fake news su Twitter hanno raggiunto un numero di utenti più limitato di quanto si immaginerebbe. È ciò che emerge da uno studio, pubblicato sull’ultimo numero della rivista Science, che ha analizzato gli account Twitter di oltre 16 mila votanti. Una volta selezionate una serie di fonti di notizie false, i ricercatori hanno calcolato la frazione di persone che le ha condivise, lo 0,1%, e quella che le ha viste apparire nel suo feed, solo l’1,1%. Tipicamente i diffusori e fruitori di queste notizie sono più vecchi e conservatori della media. I risultati sembrano in linea con quanto pubblicato recentemente su Science Advances riguardo alla diffusione di fake news su Facebook [Science; Alex Fox]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Il 16 ottobre pioveva su Roma, una ricostruzione delle vicende degli ebrei di Roma durante le deportazioni e i rastrellamenti del 1943 e del loro ruolo nella storia della città fin dall’antichità. [Scienza in rete; Simonetta Pagliani]

Quanto è agitato il cielo gamma, una recensione de “L’universo violento” di Patrizia Caraveo, una delle protagoniste dell’astrofisica delle alte energie, che ricostruisce la lunga caccia ai fotoni gamma fin dagli anni ’60 [Scienza in rete; Luca Carra]

IN BREVE
Bacini di acqua salata per immagazzinare energia nella forma di aria compressa: una possibilità per rendere competitive le energie rinnovabili [Ars Technica]

I tassi di mortalità sono scesi durante le passate crisi economiche nonostante altri importanti indicatori di salute si siano deteriorati. I ricercatori stanno cercando di capire come sia potuto accadere, in vista della prossima grande recessione [Nature]

Poco dopo aver spento 15 candeline il rover della NASA Opportunity potrebbe aver cessato per sempre le sue attività [The New York Times]

Le società scientifiche temono per le conseguenze dell’ambizioso piano di transizione all’Open Access Plan S, lanciato da una cordata di 12 enti di ricerca europei a settembre del 2018 [Science]

Dove è diretta l’intelligenza artificiale? La risposta da un’analisi di oltre 16 mila articoli pubblicati negli ultimi 25 anni [MIT Technology Review]

Il programma Alpha Star di DeepMind ha vinto contro giocatori esperti dieci partite consecutive del videogioco Starcraft II [Le Monde]

Le notizie di scienza della settimana #85

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 22 gennaio 2019]

He Jiankui, lo scienziato cinese che a novembre aveva annunciato di aver fatto nascere una coppia di gemelle con DNA modificato mediante la tecnica CRISPR, è stato licenziato dalla Southern University of Science and Technology di Shenzen, nella provincia sudorientale di Guandong. La decisione arriva dopo che una squadra di investigatori incaricati dalle autorità sanitarie provinciali ha concluso che He Jiankui ha violato il regolamento nazionale che proibisce di utilizzare tecniche di editing genomico a scopri riproduttivi. Non solo: secondo gli investigatori l’esperimento di He Jiankui trasgredisce la norma che impedisce a persone affette dal virus dell’HIV di intraprendere percorsi di fecondazione assistita. Nell’immagine: He Jiankui durante il Summit on Human Genome Editing in Hong Kong il 27 novembre 2018, il giorno dopo l’annuncio di aver fatto nascere le prime due gemelle con DNA modificato con la tecnica CRISPR. Credit: 湯惠芸 / Wikipedia. Licenza: pubblico dominiio.

MISURE PER CONTRASTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Come rendere accettabile una tassa sulle emissioni? Un sondaggio condotto su cinquemila persone di cinque Paesi diversi ha mostrato che una carbon tax globale sarebbe socialmente più accettabile se venisse ridistribuita tra i cittadini, sia abbassando le tasse sul lavoro che in forma di dividendi [Nature; Stefano Carattini, Steffen Kallbekken, Anton Orlov]

Durante la sessione dedicata alla geoingegneria dell’incontro annuale dell’American Geophysical Union si respirava l’aria di una crisi esistenziale. La geoingegneria ha come obiettivo quello di trovare soluzioni tecnologiche per rallentare il riscaldamento globale. Tra le proposte, una delle più popolari è il solar radiation management basato sull’idea di riflettere i raggi solari. Tuttavia molti scienziati ritengono che la ricerca in questo campo crei un disincentivo ad attuare politiche incisive di riduzione delle emissioni, l’unica vera soluzione al problema del clima [Undark Magazine; Dave Levitan]

Il 2018 è stato un anno record per il clima. Carbon Brief pubblica il rapporto annuale sullo stato del clima con i dati aggiornati al 2018 (tranne quelli non disponibili a causa dello shutdwon del Governo statunitense). Il dato più importante è quello sul riscaldamento degli oceani che nel 2018 hanno assorbito circa 9 zettajoules, pari a 18 volte l’energia totale consumata sulla Terra nello stesso anno [Carbon Brief; Zeke Hausfather]

OPEN ACCESS: PRIME VITTORIE
Il consorzio tedesco Projekt Deal ha firmato un accordo ‘read and publish’ con Wiley. Per tre anni gli istituti di ricerca e le biblioteche del consorzio potranno accedere a tutti i contenuti pubblicati dall’editore dal 1997. Allo stesso tempo i ricercatori di Projekt DEAL potranno pubblicare i loro articoli in Open Access. Restano invece congelate le relazioni di Projekt DEAL con gli altri due colossi dell’editoria scientifica, Elsevier e Springer Nature [German Rectors’ Conference]

Il comitato editoriale del Journal of Informetrics di Elsevier si dimette e fonda una nuova rivista Open Access. La decisione arriva dopo che l’editore ha rifiutato di abbassare le commissioni richieste per pubblicare in Open Access (1800 dollari più le tasse) e di rendere accessibili i dati riguardanti le citazioni. La nuova rivista, intitolata Quantitative Science Studies, sarà pubblicata da MIT Press e ha ricevuto un finanziamento anche dalla German National Library of Science and Technology [Nature; Dalmeet Singh Chawla]

L’archivio di preprint BioRxiv cresce in volume e popolarità. Solo nel 2018 sono stati caricati quasi 19 mila preprint, più di quanto sia avvenuto nel totale dei primi quattro anni di vita dell’archivio. In aumento anche il numero di letture, che a ottobre del 2018 ha raggiunto il livello record di 1,1 milioni di download. L’analisi degli articoli caricati fino al 2016 mostra che 2/3 di questi sono stati poi pubblicati su giornali con peer review e che il numero di download è correlato con l’impact factor della rivista di destinazione [BioRxiv; Richard J. Abdill, Ran Blekhman]

RICERCA E SOCIETÀ
Il direttore generale del MIUR Daniele Livon chiarisce sul blocco delle assunzioni nelle università. In una lettera inviata ai rettori delle università italiane Livon precisa che riguarderà solo i punti organico 2019. Restano incerte le sorti di 1500 ricercatori a tempo determinato in attesa di stabilizzazione [ROARS; Redazione]

Il crowdfunding della ricerca premia le donne e i giovani. Analizzando 700 richieste di finanziamento sulla piattaforma Experiment.com, un gruppo di sociologi dell’ESMT di Berlino ha osservato che le donne hanno un tasso di successo del 57% mentre gli uomini del 43%. Ma nel prevedere il successo della raccolta è ancora più significativo il grado di esperienza: i ricercatori senza dottorato si attestano al 61% mentre i professori si fermano al 33% [Nature; HollyElse]

Pseudoscienza: gli scienziati indiani protestano all’Indian Science Congress. Il convegno, che si tiene ogni anno, ha ospitato interventi che screditano Newton e Einstein e che affermano che la ricerca sulle staminali e la fecondazione in vitro venivano già praticate in India migliaia di anni fa. Gli organizzatori hanno dichiarato che dal prossimo anno chiederanno ai relatori di inviare i loro contributi in anticipo e affideranno la moderazione dei seminari ai loro membri [Reuters; Sankalp Phartiyal, Alison Williams]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Il Governo Conte ha investito di meno in ricerca e università? [Scienza in rete; Luca Carra, Sergio Cima]

Le aziende italiane che credono ancora nella ricerca [Scienza in rete; Sergio Cima]

Il Patto Trasversale per la scienza, un sasso nello stagno italiano [Scienza in rete; Pietro Greco]

SEIS, la missione di InSight per sentire il cuore di Marte [Scienza in rete: Anne-Marie Bruyas]

Etica della chimica nella formazione dei ricercatori [Scienza in rete; Valentina Domenici]

IN BREVE
La calotta di ghiaccio che copre la Groenlandia si sta sciogliendo sempre più velocemente. In poche decadi potrebbe contribuire sostanzialmente all’aumento del livello degli oceani [The New York Times]

Cambia l’esame di maturità: due materie nella seconda prova [Il Sole 24 Ore]

Presentato al CERN il progetto successore dell’LHC, il Future Circular Collider [The Conversation]

Sarebbe stato manipolato il dossier sul glifosato sulla base del quale il Parlamento europeo ne ha rinnovato l’autorizzazione alla fine del 2017 [The Guardian]

Il tribunale amministrativo di Lione annulla l’autorizzazione a utilizzare l’erbicida Roundup Pro 360, contenente glifosato, invocando il principio di precauzione [Le Monde]

Mentre lo shutdown prosegue, gli scienziati americani lottano per tenere in vita piante e animali nei loro laboratori [Los Angeles Times]

 

 

Le notizie di scienza della settimana #84

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 dicembre 2018]

Scoperto in provincia di Varese da tre paleontologi italiani un nuovo dinosauro: si chiama Saltriovenator zanellai e risale a 198 milioni di anni fa. La scoperta è importante per almeno tre motivi. In primo luogo il dinosauro, che appartiene alla famiglia dei teropodi, risale a un periodo relativamente poco noto, il primo Giurassico. In secondo luogo è di grandi dimensioni, probabilmente il suo peso raggiungeva la tonnellata. Infine la struttura della sua mano darebbe informazioni sull’origine degli uccelli. Nell’immagine la ricostruzione dello scheletro del Saltriovenator zanellai secondo gli scienziati che lo hanno scoperto. Immagine estratta da: Cristiano Dal Sasso​, Simone Maganuco, Andrea Cau, “The oldest ceratosaurian (Dinosauria: Theropoda), from the Lower Jurassic of Italy, sheds light on the evolution of the three-fingered hand of birds”, Peer J vol.6, p. e5976, DOI: 10.7717/peerj.5976.

DA KATOWICE A BRESCIA
Nella serata di sabato 15 dicembre, con un giorno di ritardo rispetto al previsto, i 23 000 delegati alla COP24 riuniti a Katowice in Polonia hanno raggiunto un accordo. Il testo concordato stabilisce le regole di applicazione dell’accordo di Parigi che entrerà in vigore nel 2020. In particolare richiede che i Paesi rendicontino ogni due anni i tagli alle emissioni di gas serra a partire dal 2024. Per quanto riguarda la necessità di puntare a obiettivi di riduzione più ambiziosi, come richiesto dall’ultimo rapporto dell’IPCC, il testo contiene solo alcuni riferimenti ma non stabilisce alcun obbligo. [Climalterandti; Marina Vitullo, Stefano Caserini, Giacomo Grassi, Valentino Piana, Claudio della Volpe, Sylvie Coyaud e Luca Lombroso]

Su Carbon Brief un’analisi dettagliata dei test finali concordati a Katowice. La prossima conferenza delle parti si terrà in Cile nel 2019, mentre per la COP26 il Ministro dell’ambiente Sergio Costa ha avanzato la candidatura dell’Italia che competerà con quella del Regno Unito. [Carbon Brief; Simon Evans, Jocelyn Timperley]

È Brescia la città con il maggior numero di superamenti dei limiti di concentrazione di PM 10 nel 2017, seguono Torino e Lodi. Questi alcuni dei risultati del “Rapporto Qualità dell’ambiente urbano” pubblicato da ISPRA, l’stituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il rapporto monitora inoltre il livello di ossidi di azoto e altre polveri sottili, le PM 2.5, e il consumo di suolo, quantificando, in termini monetari, la perdita di servizi ecosistemici. Tra il 2016 e il 2017 sono stati persi 650 ettari di territorio, corrispondenti a un costo complessivo tra i 215 e i 270 milioni di euro. Roma ha registrato il maggior numero di sprofondamenti (voragini): 136 solo nei primi 10 mesi del 2018. [Lettera 43; Redazione]

UNA NUOVA INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Sono stati pubblicati tre nuovi documenti da parte dell’High-Level Expert Group on Artificial Intelligence della Commissione Europea . Il primo offre una nuova definizione di intelligenza artificiale distinguendo i sistemi esclusivamente composti da software (machine learning) da quelli che invece sono integrati con strutture hardware (robotica e sensori) [A definition of AI]. Il secondo documento descrive vari casi in cui l’intellligenza artificiale ha già cambiato la nostra vita in meglio ed evidenzia l’impegno della Commissione nel stanziare programmi di finanziamento ad hoc, come Digital Europe, all’interno del prossimo programma quadro Horizon Europe [AI real benefits]. Infine il terzo documento, per ora preliminare, traccia le linee guida per un’intelligenza artificiale “affidabile”, sia nel garantire il rispetto di una serie di diritti fondamentali, che nell’assicurare una certa robustezza tecnica. [Draft Ethics guidelines for trustworthy AI].

Un reportage dalle città cinesi in cui lavorano gli “etichettatori” delle immagini utilizzate per allenare i sistemi di intelligenza artificiale. Sono città di provincia nelle regioni di Henan, Shandong e Hebei a ospitare aziende come queste. Ogni giorno i loro dipendenti passano in rassegna migliaia di immagini alla ricerca di una serie di oggetti: una sedia, una scala, un tavolo da caffé. Se li trovano tracciano un cerchio attorno all’oggetto e lo etichettano. Un supervisore ricontrolla il loro lavoro alla fine della giornata. Questi servizi vengono acquistati dalle compagnie che sviluppano software per il riconoscimento delle immagini. Per imparare a riconoscere una scala in una foto, soprattutto se di bassa qualità, questi sistemi hanno bisogno di allenarsi su migliaia di immagini già etichettate. [GQ China, traduzione ChinAI newsletter; Jeffrey Ding]

Tutti i software per la selezione del personale rischiano di essere discriminatori. È quanto emerge dall’analisi condotta dall’orgrnizzazione no profit Upturn. L’utilizzo di dati storici riguardanti le assunzioni è la fonte primaria dei bias di questi algoritmi. In più il sistema legislativo sembra non essere pronto a gestire casi di discriminazione derivanti dall’impiego di questi sistemi. C’è però una nota positiva: gli algoritmi per la selezione del personale possono aiutare i datori di lavoro a individuare comportamenti discriminatori adottati in passato e correggerli. [MIT Technology Review; Clocking In]

RICERCA E SOCIETÀ
Chi sono gli Highly Cited Researchers? È stata pubblicata il 27 novembre scorso la lista 2018 degi Highly Cited Researchers di Clarivate Analytics. Sono 91 gli scienziati appartenenti a istituzioni italiane, di cui solo 8 vengono dall’estero. Sono molti di più gli italiani highly cited che lavorano all’estero. Abbiamo intervistato alcuni di loro per capire cosa li ha spinti a partire, a tornare o ad arrivare in Italia. [Scienza in rete; Sergio Cima, Chiara Sabelli]

«Il consenso l’avete dato, il consenso lo togliete!». Scoppia la protesta dei ricercatori che si vedono negare l’assunzione nel 2019 per il blocco disposto con il maxiemendamento alla Finanziaria con l’inserimento del comma 208-bis (blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione fino al 15 novembre 2019). Pochi giorni prima, il sottosegretario al MIUR Lorenzo Fioramonti così rispondeva a un gruppo di ricercatori precari che rinfacciavano al governo di aver dato molti consensi alle elezioni del 4 marzo: «Il consenso l’avete dato, il consenso lo togliete!». Si riferiva ovviamente alla prossime Elezioni europee. [la Repubblica; Corrado Zunino]

Ecco quali sono stati gli eventi salienti nella scienza durante il 2018 secondo BBC News: il nuovo rapporto IPCC 1,5°C, il lancio della sonda della NASA Parker Solar Probe, l’impianto spinale che ha permesso a tre uomini paralizzati di camminare di nuovo. E poi la crisi della plastica nelle acque degli oceani che ha portato all’intervento dell’esercito in Indonesia, l’atterraggio su Marte del lander InSight, e molto altro ancora. [BBC News; Pallab Ghosh]

I dieci migliori libri di scienza del 2018 secondo Nature. La lista compilata dalla prestigiosa rivista scientifica include “A Lab of One’s Own: Science and Suffrage in the First World War” di Patricia Fara, che racconta come le battaglie condotte dalle sufraggette abbiano favorito l’ingresso delle donne nei laboratori scientifici. C’è anche “X, Y & Z: The Real Story of How Enigma Was Broken”, di Dermot Turing, nipote del famoso matematico, che descrive il lavoro dei matematici polacchi fondamentale per decifrare il sistema di crittografia Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale. Selezionato anche “Genetics in the Madhouse: The Unknown History of Human Heredity”, di Theodore M. Porter, che rintraccia le origini della genetica negli studi sull’ereditarietà delle malattie mentali condotti alla fine dell’ottocento all’interno dei manicomi. [Nature]

 

Chi sono i ricercatori highly cited

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 20 dicembre 2018]

È stata pubblicata il 27 novembre scorso la lista dei ricercatori Highly Cited secondo Clarivate Analytics. La lista comprende i ricercatori che nel periodo 2006-2016 hanno pubblicato articoli con un un eccezionale numero di citazioni. L’analisi è condotta distinguendo 21 diverse aree scientifiche: dalla medicina clinica alla fisica, dalla matematica alle scienze agrarie e così via. Quest’anno per la prima volta vengono inseriti nella lista anche gli scienziati che hanno raccolto il numero critico di citazioni da diversi campi, i cosiddetti ricercatori della categoria cross-field.

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Le notizie di scienza della settimana #83

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 14 dicembre 2018]

Sono state rese pubbliche il 5 dicembre scorso tre nuove mappe che mostrano le aree del pianeta più esposte al rischio sismico e quelle che, nel caso di un terremoto, subirebbero i danni maggiori in termini di morti, edifici crollati, danni all’economia (in particolare le tre mappe si riferiscono a hazard, risk ed exposure). A realizzarle, dopo quasi dieci anni di lavoro, è il Global Earthquake Model, un consorzio di università e industrie fondato dall’OCSE con sede a Pavia. Per la prima mappa i ricercatori hanno incorporato oltre 30 modelli nazionali e regionali di attività sismica con l’obbiettivo di calcolare la probabilità che un certo evento sismico con determinate caratteristiche si verifichi in ciascuna zona. Per la seconda hanno svolto un’indagine sui materiali e l’architettura degli edifici, mentre per la terza hanno misurato la distribuzione e la densità delle costruzioni. Nell’immagine i danni provocati dal terremoto del 28 settembre scorso a Petobo, un villaggio a sud della capitale Palu nella provincia centrale dell’isola di Sulawesi, Indonesia. Credit: Devina Andiviaty / Wikipedia. Licenza: CC BY-SA 3.0.

SALUTE PUBBLICA
Un nuovo test, rapido ed effettuabile sul campo, per diagnosticare Ebola, Malaria e febbre di Lassa. Lo ha messo a punto un gruppo di ricercatori proveniente da Stati Uniti, Guinea e Senegal grazie al finanziamento della Becton, Dickinson and Company. I risultati dei test sugli animali e sugli esseri umani sono stati pubblicati su Science Translational Medicine. Il dispositivo ha il pregio di poter essere usato sul campo, senza dover mandare i campioni di sangue in un laboratorio. Inoltre è di facile lettura e non richiede un addestramento specifico. Gli scienziati intendono migliorare ulteriormente le sue prestazioni, ma il test potrebbe essere presto utilizzato in zone dove manca acqua ed elettricità. [Medical Device and Diagnostic Industry; Amanda Pedersen]

Prostituti e prostitute hanno avuto un ruolo fondamentale nella campagna contro il virus dell’HIV in India. La loro storia viene raccontata da Ashok Alexander, capo dell’iniziativa Avahan promossa dalla Bill & Melinda Gates Foundation per contrastare la diffusione del virus in India. Secondo Alexander i successi ottenuti dal programma, che ha raggiunto 270 mila persone del mondo della prostituzione in quasi 700 villaggi e distribuito oltre 13 milioni di preservativi, è dovuta in gran parte al fatto che prostituti e prostitute si sono uniti per difendere una causa comune. Stabilendo una serie di luoghi di rifugio in cui queste persone potessero fare una doccia calda, riposare in un letto lontani dalle violenze dei partner e dei clienti e sottoporsi a test medici, gli attivisti sono riusciti a comunicare l’importanza della prevenzione e distribuire preservativi. Oggi in India vivono 2,1 milioni di persone affette da virus dell’HIV. La prevalenza è dello 0,22%, inferiore a quella degli Stati Uniti. [Amrit Dhillon; The Guardian]

La commissione promossa da University College, London e The Lancet su migrazione e salute lancia un appello: tutelare la salute dei migranti per favorire la stabilità e lo sviluppo socio economico dei Paesi sviluppati. Questo il messaggio centrale contenuto nel rapporto “The Health of a world on the move”, pubblicato il 5 dicembre scorso. In un quadro politico dominato da populismi e nazionalismi, il rapporto offre delle raccomandazioni di politica sanitaria e delle migrazioni basate sui dati e le osservazioni. A contrastare la retorica secondo cui i migranti provenienti da Paesi in via di sviluppo rappresenterebbero un peso per i sistemi sanitari dei Paesi più ricchi in cui si spostano, gli esperti affermano che le popolazioni migranti hanno tassi di mortalità più bassi rispetto alle popolazioni di arrivo. Inoltre sottolineano la necessità di sviluppare strumenti giuridici che limitino il numero di migranti illegali per cui non è possibile alcun monitoraggio né tutela dello stato di salute. Tra le proposte quella di nominare un inviato speciale delle Nazioni Unite su mirazione e salute. [The Lancet; Ibrahim Abubakar et al.]

EMISSIONI
Pubblicati ieri sera dalla presidenza polacca della COP24, che si concluderà oggi, una serie di testi preliminari che dovrebbero stabilire le regole per mettere in pratica l’accordo di Parigi . Molti i punti ancora aperti: il mercato delle emissioni, il meccanismo di rendicontazione del taglio delle emissioni, il grado di flessibilità che verrà accordato ai Paesi in via di sviluppo. Disattese le speranze di un aumento degli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra che ciascun Paese deve autonomamente stabilire, le cosiddette Nationally Determined Contributions, e l’entità dei finanziamenti destinati al Fondo per l’adattamento e al Fondo per i Paesi meno sviluppati. [Le Monde; Audrey Garric]

Il movimento dei gilet gialli in Francia emerge dalla difficoltà di conciliare giustizia sociale e decarbonizzazione dell’economia. Ecologia e divario sociale si scontrano in queste settimane in Francia, dopo l’annuncio del Presidente Emmanuel Macron di aumentare la tassazione sui carburanti diesel. Da una parte il 50% della popolazione detiene l’8% del patrimonio mentre l’1% dei più ricchi ne possiede il 17%. Dall’altra i cittadini francesi appartenenti all’1% più ricco emettono 160 tonnellate di CO2 all’anno ciascuno. Coloro che appartengono al 10% più povero ne emettono solo 4 all’anno. La strategia avanzata dal governo per ridurre le emissioni è quella di tassare i carburanti, una misura che non tiene conto né del reddito né del patrimonio del contribuente. Da questa contraddizione ha origine la protesta dei gilet jaunes che non si sentono rappresentati da alcuna parte politica. Che siano loro a poter offrire una soluzione al problema di conciliare giustizia sociale e questione ecologista? La riflessione di Fabrice Flipo su The Conversation. [The Conversation; Fabrice Flipo]

RICERCA E SOCIETÀ
Una conferenza organizzata a Mumbai lo scorso settembre ha celebrato l’antica tecnologia aeronautica sviluppata in India ben prima che i fratelli Wright facessero volare il primo aereo. È solo una delle teorie pseudoscientifiche che si stanno diffondendo in India grazie a un misto di superstizione religiosa, nazionalismo e polarizzazione sociale. Altre idee fantasiose riguardano una guerra nucleare antica, il fatto che gli antichi medici indiani praticassero delle forme rudimentali di chirurgia estetica. Le credenze non rimangono però confinate in gruppi ristretti di persone scarsamente istruite ma vengono promosse da figure di rilievo del Paese. È intervenuto alla conferenza di Mumbai anche Prahlada Ramarao, l’ex campo della più grande agenzia di ricerca militare indiana. [Undark; Ruchi Kumar]

Durante la conferenza OpenAccess 2020 svoltasi a Berlino, la Cina ha annunciato di sostenere l’iniziativa di transizione all’OA Plan S, promossa da alcuni tra i maggiori finanziatori della ricerca in Europa. A prendere questa posizione sono state la National Science Library cinese, la National Science and Technology Library e la Natural Science Foundation of China. I rappresentanti di queste istituzioni affermano che il governo ha intenzione di mettere in campo misure concrete per coinvolgere in questa iniziativa tutti i maggiori enti finanziatori della ricerca in Cina. Non è ancora chiaro tuttavia se il governo cinese adotterà tutte le raccomandazioni contenute nell’iniziativa Plan S. [Nature; Quirin Schiermeier]

Perché credere nella monosalute. Intervista a Ilaria Capua. Occorre introdurre un neologismo e parlare di “monosalute” per descrivere la direzione che Ilaria Capua vorrebbe dare all’innovazione scientifica in ambito biomedico. Una direzione che spera possa diventare un metodo: studiare per cercare soluzioni di salute che considerino contemporaneamente il benessere di animali, piante e ambiente oltre che quello degli esseri umani. [Scienza in rete; Rosy Matrangolo]

Le notizie di scienza della settimana #82

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 7 dicembre 2018]

L’epidemia di Ebola in corso nella provincia nordorientale del North Kivu, Repubblica Democratica del Congo, è la seconde più grave di sempre, superata solo da quella del 2014-2016 nell’Africa occidentale. Finora sono 420 le persone contagiate e 240 i morti. Ma perché è così difficile contenerla? In questa intervista Peter Salama, capo dell’Health Emergencies Program presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità, spiega come l’instabilità politica della regione rappresenti una delle sfide più difficili. Il North Kivu è una delle aree del mondo più ricche di cobalto, un metallo fondamentale per le batterie delle auto elettriche ma anche dei dispositivi mobili. Per questo motivo è il teatro di conflitti armati tra bande ribelli da oltre 20 anni. Le minacce e le violenze fisiche subite dalla popolazione hanno generato diffidenza verso gli interventi delle organizzazioni internazionali che combattono Ebola: gli abitanti della regione chiedono di essere protetti anche dalla guerra oltre che dalle malattie. Nonostante questo il vaccino sperimentale contro Ebola è stato ben accettato. A oggi la copertura supera il 95% per oltre il 90% degli anelli (il trattamento è somministrato alle cerchie di contatti delle persone infette). Un altro elemento di complessità è rappresentato dai rischi a cui è esposto il personale sanitario: poche settimane fa un centro di trattamento è stato bersagliato da una pioggia di proiettili. È per questo che i CDC statunitensi hanno ritirato, tra le critiche, il loro personale. Nell’immagine: un operatore sanitario aiuta Jordan Tappero, allora direttore della divisione Global Health Protection dei CDC a indossare la maschera protettiva prima di entrare nell’unità di trattamento di Ebola ELWA 3 allestita da Medici Senza Frontiere ad agosto del 2014 a Monrovia in Liberia. Credit: CDC Global / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

DA SHARM EL SHEIKH A KATOWICE
La Convenzione sulla Biodiversità delle Nazioni Unite (CBD) decide di non imporre una moratoria sull’impiego della tecnologia gene-drive. È quanto emerge dall’incontro delle parti della CBD che si è svolto il 29 novembre a Sharm El-Sheikh. Il testo del trattato, sottoscritto dalla maggioranza dei Paesi del mondo, stabilisce che i rischi connessi all’utilizzo dei gene-drive devono essere valutati caso per caso e che le comunità indigene devono essere coinvolte nella decisione. Il testo è sufficientemente vago da essere stato ben accolto sia dagli scienziati impazienti di testare la tecnologia sul campo, come il gruppo Target Malaria che ambisce a bloccare la diffusione della malaria intervenendo sulle zanzare, sia dagli attivisti diffidenti, che vedono come una vittoria la necessità di ricevere il benestare delle popolazioni locali. [Nature; Ewen Callaway]

Si è aperta lunedì la 24esima conferenza delle parti (COP) della convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC), la COP24. Durante due settimane di negoziati quasi 200 delegazioni dovranno concordare le “regole” per l’implementazione dell’accordo di Parigi. Come verranno documentate le riduzioni delle emissioni di gas serra da parte dei singoli Paesi? Con quale grado di dettaglio dovranno descrivere le strategie che intendono adottare per realizzarle? Quale sarà l’entità dei contributi al fondo per l’adattamento dei Paesi più vulnerabili? Si tratta dunque di una COP tecnica, ma molto importante per capire il destino dell’Accordo di Parigi. Nel raccontare i negoziati, raccomanda Stefano Caserine dalle pagine di Climalteranti, ecco cinque errori da cui guardarsi. [Climalteranti; Stefano Caserini, Claudio della Volpe, Mario Grosso, Italian Climate Network]

Il populismo è il più grande alleato del cambiamento climatico. Il populismo offre soluzioni semplici a problemi molto complessi. A destra ci sono gli esempi di Trump, Bolsonaro e Morrison che negano la gravità della situazione e continuano ad alimentare le loro economie a carbone. Dall’altra parte ci sono i teorici della decrescita felice, coloro che sostengono che è sufficiente rallentare lo sviluppo economico per contenere il riscaldamento globale. È quanto afferma Paolo Vineis, epidemiologo all’Imperial College London, in un editoriale su Scienza in rete. [Scienza in rete; Paolo Vineis]

INTELLIGENZA ARTIFICIALE
DeepMind, la compagnia di Google che sviluppa sistemi di neural network, si è classificata prima nella competizione per prevedere la struttura tridimensionale delle proteine a partire dalla catena di amminoacidi di cui sono composte . La gara, chiamata CASP (Community Wide Experiment on the Critical Assessment of Techniques for Protein Structure Prediction), si svolge ogni anno per mettere alla prova i ricercatori e spingerli a migliorare su un tema di fondamentale importanza per tutti i problemi che coinvolgono organismi viventi, dalla farmacologia all’inquinamento. La funzionalità di una proteina dipende infatti dal modo in cui la catena di amminoacidi di cui è formata ruota, si piega su se stessa e vibra. DeepMind ha partecipato per la prima volta quest’anno, con il suo sistema AlphaFold, ed è stato in grado di prevedere correttamente la forma di 25 proteine su 43; il secondo classificato ha descritto solo 3 proteine su 43. AlphaFold si basa su una rete neurale allenata su migliaia di proteine dalla forma nota. Dopo essersi misurata con i giochi, come il Go, DeepMind comincia ad affrontare problemi reali con impatti potenziali importantissimi. [The Guardian; Ian Sample]

L’intelligenza artificiale ha un bias verso le persone con disabilità. È meno evidente di quelli contro le donne o le minoranze etniche, ma va combattuto. Un esempio è rappresentato dagli algoritmi per le auto a guida autonoma. Il software viene allenato a riconoscere i pedoni attraverso una serie di immagini di persone che attraversano la strada. Se queste immagini non contengono persone in sedia a rotelle, la loro sicurezza potrebbe essere meno tutelata. Un altro esempio è quello dei test della personalità per ottenere un lavoro: una persona non vedente che usa un lettore avrà bisogno di più tempo per navigare la pagina e rispondere alle domande. Se il sistema non tiene conto di questa necessità la penalizzerà. In generale gli algoritmi di machine learning faticano a tenere in considerazione gli outlier, i profili molto lontani dalla media. Esistono alcune soluzioni a questi problemi. Da una parte considerare campioni di dati il più rappresentativi possibile, dall’altra progettare algoritmi che si concentrino maggiormente sugli outlier. Ma per costruire sistemi del genere c’è bisogno di dati in cui le persone con disabilità rendano pubblico il loro stato. Non è una richiesta da poco. [MIT Technology Review; Karen Hao]

Il CNR mette a punto un’intelligenza artificiale che valuta l’abbondanza di pesci negli oceani. In uno studio pubblicato recentemente su Scientific Reports un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Scienze Marine del CNR e dell’Università Politecnica della Catalogna ha testato un sistema basato su tecniche di computer vision e un algoritmo in grado di contare i pesci presenti in una certa porzione di mare. L’esperimento è stato condotto con i dati raccolti da OBSEA, un osservatorio posizionato al largo della costa di Barcellona. [Scienza in rete; Anna Romano]

RICERCA E SOCIETÀ
Si sono dimessi tre dei quattro scienziati del comitato che dovrà nominare il prossimo presidente ASI, successore di Roberto Battiston. La nomina di Battiston a capo dell’Agenzia Spaziale Italiana era sta revocata il mese scorso dal ministro dell’università e della ricerca Bussetti, e l’ente commissariato. Ora gli scienziati si schierano contro le intenzioni del Governo di nominare una figura più manageriale che scientifica. «Se la politica non vuole più che sia un ente di ricerca, ma vuole farci qualcos’altro, lo deve chiarire», ha affermato il presidente dell’INFN Fernando Ferroni, commentando la notizia delle dimissioni dei suoi colleghi [La Repubblica; Matteo Marini]

L’iniziativa di transizione all’Open Access Plan S riceve il supporto di oltre 1400 ricercatori. In una lettera, promossa dal genetista Michael Eisen della University of California, Berkeley, i ricercatori ritengono infondata l’accusa che il piano limiti la libertà accademica obbligando i ricercatori a pubblicare in Open Access. L’accusa era stata avanzata un mese fa dalla chimica Lynn Kamerlin dell’Università di Uppsala. I sottoscrittori sostengono infatti che la libertà di ricerca sia minacciata proprio dalla necessità di pubblicare su giornali ad alto impatto e accessibili a pagamento. Inoltre i dettagli del piano, divulgati recentemente, precisano che la pubblicazione su riviste cosiddette ibride sarà permessa per tutto il periodo di transizione fino al 2024. [Nature; Richard Van Noorden]

L’origine di Homo sapiens è al centro di un accesso dibattito tra gli antropologi. I due modelli, multiregionale e uniregionale, si sono scontrati fino all’inizio dagli anni ’80 del secolo scorso. Da quel momento in poi la capacità di analizzare il DNA mitocondriale ha permesso di escludere definitivamente l’ipotesi multiregionale, secondo cui Homo ergaster sarebbe uscito dall’Africa 2 milioni di anni fa per poi generare linee evolutive distinte nei vari continenti che avrebbero dato luogo a Homo sapiens. Ma recentemente anche il modello uniregionale è stato messo in dubbio dall’osservazione dell’ibridazione del DNA di Homo sapiens con quello di altre popolazioni arcaiche, come i Neanderthal e i Denisova. Oggi la comunità discute di due alternative: la Recent African Origin With Hybridization (RAOWH) e l’Assimilation Model (AM). Come si schierano gli antropologi, in particolare quelli italiani? Le risposte nel terzo contributo alla rubrica “Vero o Falso”. [Scienza in rete; Enresto Carafoli, Enrico Bucci]