Le notizie di scienza della settimana #86

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 29 gennaio 2019]

Durante l’incontro annuale del World Economic Forum a Davos Greta Thunberg, una ragazza svedese di 16 anni, si è rivolta ai leader mondiali chiedendo delle azioni concrete per ridurre le emissioni di gas serra e contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Le sue parole sono state: «Non voglio che voi nutriate delle speranze per il futuro, voglio che siate presi dal panico» nel vedere la nostra casa che va a fuoco. La scorsa estate Thunberg aveva scioperato dalla scuola occupando la scalinata del Parlamento svedese per chiedere al proprio governo di promuovere politiche radicali per contrastare il cambiamento climatico. Credit: World Economic Forum / Wikipedia. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0.

GLI ALGORITMI POSSONO ESSERE RAZZISTI
Lo ha affermato la neoletta deputata del Congresso USA Alexandria Ocasio-Cortez durante un evento di celebrazione del Martin Luther King Day. Il giornale conservatore Daily Wire ha deriso Ocasio-Cortez per questa affermazione, ma in realtà la giovane deputata ha ragione. Gli algoritmi, in particolare quelli di machine learning, apprendono dai dati. Sono i dati (storici) a contenere i pregiudizi che sono radicati nelle nostre società. Un esempio: un software che deve analizzare i curriculum dei candidati per un posto da infermiere tenderà a privilegiare le donne perché storicamente sono più le donne che gli uomini ad aver fatto questo mestiere. Il contrario può succedere per un posto da programmatore o da ingegnere. Sono ormai numerosi gli studi che mostrano come gli algoritmi assorbano i nostri pregiudizi e li trasformino in decisioni ingiuste. Non ci sono ancora delle soluzioni tecnologiche, ma nel frattempo è importante essere consapevoli e avere un approccio critico. [Vox; Brian Resnick]

Rekognition, il sistema di riconoscimento facciale di Amazon, è meno efficiente nell’identificare il sesso delle donne, in particolare quelle con la pelle scura, rispetto a quello degli uomini bianchi. Lo ha mostrato un nuovo studio pubblicato giovedì scorso dal MIT Media Lab. Le ricercatrici hanno confrontato le performance di diversi sistemi di riconoscimento facciale, trovando che quello prodotto da Amazon identifica le donne come uomini il 19% delle volte, mentre non commette errori nell’assegnare il sesso ai volti di uomini bianchi. Il tasso di errore sale a 31% se si considerano le donne con la pelle scura. Gli altri software testati, tra cui quelli di IBM e Microsoft, hanno tassi di errore inferiori. Uno studio simile era stato condotto lo scorso anno e aveva spinto proprio IBM e Microsoft a migliorare i propri sistemi. Apparentemente Amazon non ha sentito il bisogno di intervenire. Rekognition è stato venduto a diversi dipartimenti di polizia negli Stati Uniti per aiutare gli agenti a identificare i sospetti. Alcuni deputati democratici chiedono di regolare più severamente questo settore. [The New York Times; Natasha Singer]

Attenzione ai sistemi di classificazione del rischio criminale. È questo l’appello che arriva dalla conferenza “Data for Black Lives” che si è svolta la scorsa settimana presso il MIT di Boston. Nel tentativo di rendere più efficiente il sistema giudiziario del Paese (negli Stati Uniti sono quasi 7 milioni gli adulti tenuti in prigione o altre strutture di correzione) i dipartimenti di polizia ricorrono sempre più spesso a software in grado di valutare il rischio che un sospettato o un condannato possa commettere ancora un crimine. Sulla base di queste valutazioni vengono emesse sentenze più o meno dure o viene deciso di tenere in custodia o lasciare in libertà un imputato in attesa del processo. Ma questi algoritmi sono basati sui dati storici del sistema di incarcerazione statunitense e dunque ne replicano i pregiudizi. A farne le spese le categorie economicamente più deboli e gli afroamericani [MIT Technology Review; Karen Hao]

MORBILLO E ANTIVACCINISTI IN USA
Un’epidemia di morbillo si sta diffondendo sulla costa nordoccidentale degli Stati Uniti. A oggi i casi confermati sono 34, di cui 24 bambini sotto i 10 anni e 9 ragazzi sotto i 20 anni. L’epidemia ha avuto inizio vicino alla città di Portland in Oregon e si è poi diffusa rapidamente nelle contee di Clark e King nel confinante stato di Washington. Dei 34 casi 30 non sono vaccinati contro il morbillo. L’area è stata infatti definita un hot spot di antivaccinisti. L’eradicazione del morbillo negli USA risale al 2000. In entrambi gli Stati, Oregon e Washington, è ammessa l’esenzione dalle vaccinazioni per ragioni personali [Los Angeles Times]

Un’infermiera ebrea ultra ortodossa sta combattendo le tendenze antivacciniste durante l’epidemia di morbillo che ha colpito diverse comunità nello stato di New York. Blima Marcus incontra piccoli gruppi di persone e discute con loro gli studi scientifici che provano che non esiste alcuna correlazione tra vaccini e autismo. Racconta che ad avere particolare successo è stato uno studio che mostra come il numero di diagnosi di disturbi dello spettro autistico in Giappone abbia continuato a crescere anche nel periodo in cui i tassi di vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia sono scesi a zero (dal 1993 il vaccino trivalente non viene più somministrato in Giappone a causa della presunta contaminazione di alcune dosi che si pensa abbiano causato meningiti e altre reazioni avverse). In generale Marcus ha capito che non è efficace dare degli “stupidi” a queste persone. Bisogna capire le radici della loro paura, che in questo caso affondano nella memoria dell’olocausto quando gli ebrei venivano usati come cavie dai medici nazisti. Inoltre in queste comunità ogni famiglia ha in media 8 figli e questo fa percepire una frequenza aumentata di malattie mentali e fisiche rispetto ad altri gruppi. Le persone che hanno partecipato agli incontri hanno trovato rassicurazione nella solidità delle prove scientifiche e nel richiamo al senso di comunità, che è centrale per capire l’importanza delle vaccinazioni [The New Yorker; Amanda Schaffer]

In Minnesota almeno due antivaccinisti sono stati nominati membri di un comitato sulle politiche di sostegno verso chi soffre di disturbi dello spettro autistico. Uno dei due, Wayne Rhode, fa parte di diverse associazioni che sostengono che i vaccini sono pericolosi nonostante le prove scientifiche dicano il contrario. La scelta è particolarmente controversa perché lo Stato del Minnesota ha avuto una delle più grandi epidemie di morbillo degli ultimi anni negli USA. Nel 2017 un gruppo di antivaccinisti diffuse la paura che i vaccini causassero l’autismo all’interno di una comunità di immigrati somali. 41 bambini non vaccinati contrassero il morbillo. [Ars Technica; Bwth Mole]

RICERCA E SOCIETÀ

Sale da 6 a 9 anni la durata dell’abilitazione per diventare professori universitari. Tra gli emendamenti al decreto semplificazioni approvati mercoledì scorso in Senato, uno stabilisce il prolungamento della validità dell’abilitazione scientifica nazionale a 9 anni. L’estensione vale anche per le abilitazioni conseguite in passato [Il Sole 24 Ore; Marzio Bartoloni]

L’orologio dell’apocalisse segna ancora 2 minuti alla mezzanotte . L’annuncio del Bulletin of the Atomic Scientists, arrivato il 24 gennaio scorso, conferma le valutazioni del 2017 e del 2018. Le due minacce maggiori a cui l’umanità è esposta, le armi nucleari e il cambiamento climatico, sono rese ancora più pericolose dal deterioramento del sistema informativo che mette a rischio le democrazie di tutto il mondo [The Bulletin of Atomic Scientists; John Mecklin]

Durante le elezioni presidenziali del 2016 le fake news su Twitter hanno raggiunto un numero di utenti più limitato di quanto si immaginerebbe. È ciò che emerge da uno studio, pubblicato sull’ultimo numero della rivista Science, che ha analizzato gli account Twitter di oltre 16 mila votanti. Una volta selezionate una serie di fonti di notizie false, i ricercatori hanno calcolato la frazione di persone che le ha condivise, lo 0,1%, e quella che le ha viste apparire nel suo feed, solo l’1,1%. Tipicamente i diffusori e fruitori di queste notizie sono più vecchi e conservatori della media. I risultati sembrano in linea con quanto pubblicato recentemente su Science Advances riguardo alla diffusione di fake news su Facebook [Science; Alex Fox]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Il 16 ottobre pioveva su Roma, una ricostruzione delle vicende degli ebrei di Roma durante le deportazioni e i rastrellamenti del 1943 e del loro ruolo nella storia della città fin dall’antichità. [Scienza in rete; Simonetta Pagliani]

Quanto è agitato il cielo gamma, una recensione de “L’universo violento” di Patrizia Caraveo, una delle protagoniste dell’astrofisica delle alte energie, che ricostruisce la lunga caccia ai fotoni gamma fin dagli anni ’60 [Scienza in rete; Luca Carra]

IN BREVE
Bacini di acqua salata per immagazzinare energia nella forma di aria compressa: una possibilità per rendere competitive le energie rinnovabili [Ars Technica]

I tassi di mortalità sono scesi durante le passate crisi economiche nonostante altri importanti indicatori di salute si siano deteriorati. I ricercatori stanno cercando di capire come sia potuto accadere, in vista della prossima grande recessione [Nature]

Poco dopo aver spento 15 candeline il rover della NASA Opportunity potrebbe aver cessato per sempre le sue attività [The New York Times]

Le società scientifiche temono per le conseguenze dell’ambizioso piano di transizione all’Open Access Plan S, lanciato da una cordata di 12 enti di ricerca europei a settembre del 2018 [Science]

Dove è diretta l’intelligenza artificiale? La risposta da un’analisi di oltre 16 mila articoli pubblicati negli ultimi 25 anni [MIT Technology Review]

Il programma Alpha Star di DeepMind ha vinto contro giocatori esperti dieci partite consecutive del videogioco Starcraft II [Le Monde]

Le notizie di scienza della settimana #85

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 22 gennaio 2019]

He Jiankui, lo scienziato cinese che a novembre aveva annunciato di aver fatto nascere una coppia di gemelle con DNA modificato mediante la tecnica CRISPR, è stato licenziato dalla Southern University of Science and Technology di Shenzen, nella provincia sudorientale di Guandong. La decisione arriva dopo che una squadra di investigatori incaricati dalle autorità sanitarie provinciali ha concluso che He Jiankui ha violato il regolamento nazionale che proibisce di utilizzare tecniche di editing genomico a scopri riproduttivi. Non solo: secondo gli investigatori l’esperimento di He Jiankui trasgredisce la norma che impedisce a persone affette dal virus dell’HIV di intraprendere percorsi di fecondazione assistita. Nell’immagine: He Jiankui durante il Summit on Human Genome Editing in Hong Kong il 27 novembre 2018, il giorno dopo l’annuncio di aver fatto nascere le prime due gemelle con DNA modificato con la tecnica CRISPR. Credit: 湯惠芸 / Wikipedia. Licenza: pubblico dominiio.

MISURE PER CONTRASTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Come rendere accettabile una tassa sulle emissioni? Un sondaggio condotto su cinquemila persone di cinque Paesi diversi ha mostrato che una carbon tax globale sarebbe socialmente più accettabile se venisse ridistribuita tra i cittadini, sia abbassando le tasse sul lavoro che in forma di dividendi [Nature; Stefano Carattini, Steffen Kallbekken, Anton Orlov]

Durante la sessione dedicata alla geoingegneria dell’incontro annuale dell’American Geophysical Union si respirava l’aria di una crisi esistenziale. La geoingegneria ha come obiettivo quello di trovare soluzioni tecnologiche per rallentare il riscaldamento globale. Tra le proposte, una delle più popolari è il solar radiation management basato sull’idea di riflettere i raggi solari. Tuttavia molti scienziati ritengono che la ricerca in questo campo crei un disincentivo ad attuare politiche incisive di riduzione delle emissioni, l’unica vera soluzione al problema del clima [Undark Magazine; Dave Levitan]

Il 2018 è stato un anno record per il clima. Carbon Brief pubblica il rapporto annuale sullo stato del clima con i dati aggiornati al 2018 (tranne quelli non disponibili a causa dello shutdwon del Governo statunitense). Il dato più importante è quello sul riscaldamento degli oceani che nel 2018 hanno assorbito circa 9 zettajoules, pari a 18 volte l’energia totale consumata sulla Terra nello stesso anno [Carbon Brief; Zeke Hausfather]

OPEN ACCESS: PRIME VITTORIE
Il consorzio tedesco Projekt Deal ha firmato un accordo ‘read and publish’ con Wiley. Per tre anni gli istituti di ricerca e le biblioteche del consorzio potranno accedere a tutti i contenuti pubblicati dall’editore dal 1997. Allo stesso tempo i ricercatori di Projekt DEAL potranno pubblicare i loro articoli in Open Access. Restano invece congelate le relazioni di Projekt DEAL con gli altri due colossi dell’editoria scientifica, Elsevier e Springer Nature [German Rectors’ Conference]

Il comitato editoriale del Journal of Informetrics di Elsevier si dimette e fonda una nuova rivista Open Access. La decisione arriva dopo che l’editore ha rifiutato di abbassare le commissioni richieste per pubblicare in Open Access (1800 dollari più le tasse) e di rendere accessibili i dati riguardanti le citazioni. La nuova rivista, intitolata Quantitative Science Studies, sarà pubblicata da MIT Press e ha ricevuto un finanziamento anche dalla German National Library of Science and Technology [Nature; Dalmeet Singh Chawla]

L’archivio di preprint BioRxiv cresce in volume e popolarità. Solo nel 2018 sono stati caricati quasi 19 mila preprint, più di quanto sia avvenuto nel totale dei primi quattro anni di vita dell’archivio. In aumento anche il numero di letture, che a ottobre del 2018 ha raggiunto il livello record di 1,1 milioni di download. L’analisi degli articoli caricati fino al 2016 mostra che 2/3 di questi sono stati poi pubblicati su giornali con peer review e che il numero di download è correlato con l’impact factor della rivista di destinazione [BioRxiv; Richard J. Abdill, Ran Blekhman]

RICERCA E SOCIETÀ
Il direttore generale del MIUR Daniele Livon chiarisce sul blocco delle assunzioni nelle università. In una lettera inviata ai rettori delle università italiane Livon precisa che riguarderà solo i punti organico 2019. Restano incerte le sorti di 1500 ricercatori a tempo determinato in attesa di stabilizzazione [ROARS; Redazione]

Il crowdfunding della ricerca premia le donne e i giovani. Analizzando 700 richieste di finanziamento sulla piattaforma Experiment.com, un gruppo di sociologi dell’ESMT di Berlino ha osservato che le donne hanno un tasso di successo del 57% mentre gli uomini del 43%. Ma nel prevedere il successo della raccolta è ancora più significativo il grado di esperienza: i ricercatori senza dottorato si attestano al 61% mentre i professori si fermano al 33% [Nature; HollyElse]

Pseudoscienza: gli scienziati indiani protestano all’Indian Science Congress. Il convegno, che si tiene ogni anno, ha ospitato interventi che screditano Newton e Einstein e che affermano che la ricerca sulle staminali e la fecondazione in vitro venivano già praticate in India migliaia di anni fa. Gli organizzatori hanno dichiarato che dal prossimo anno chiederanno ai relatori di inviare i loro contributi in anticipo e affideranno la moderazione dei seminari ai loro membri [Reuters; Sankalp Phartiyal, Alison Williams]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Il Governo Conte ha investito di meno in ricerca e università? [Scienza in rete; Luca Carra, Sergio Cima]

Le aziende italiane che credono ancora nella ricerca [Scienza in rete; Sergio Cima]

Il Patto Trasversale per la scienza, un sasso nello stagno italiano [Scienza in rete; Pietro Greco]

SEIS, la missione di InSight per sentire il cuore di Marte [Scienza in rete: Anne-Marie Bruyas]

Etica della chimica nella formazione dei ricercatori [Scienza in rete; Valentina Domenici]

IN BREVE
La calotta di ghiaccio che copre la Groenlandia si sta sciogliendo sempre più velocemente. In poche decadi potrebbe contribuire sostanzialmente all’aumento del livello degli oceani [The New York Times]

Cambia l’esame di maturità: due materie nella seconda prova [Il Sole 24 Ore]

Presentato al CERN il progetto successore dell’LHC, il Future Circular Collider [The Conversation]

Sarebbe stato manipolato il dossier sul glifosato sulla base del quale il Parlamento europeo ne ha rinnovato l’autorizzazione alla fine del 2017 [The Guardian]

Il tribunale amministrativo di Lione annulla l’autorizzazione a utilizzare l’erbicida Roundup Pro 360, contenente glifosato, invocando il principio di precauzione [Le Monde]

Mentre lo shutdown prosegue, gli scienziati americani lottano per tenere in vita piante e animali nei loro laboratori [Los Angeles Times]

 

 

Le notizie di scienza della settimana #84

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 dicembre 2018]

Scoperto in provincia di Varese da tre paleontologi italiani un nuovo dinosauro: si chiama Saltriovenator zanellai e risale a 198 milioni di anni fa. La scoperta è importante per almeno tre motivi. In primo luogo il dinosauro, che appartiene alla famiglia dei teropodi, risale a un periodo relativamente poco noto, il primo Giurassico. In secondo luogo è di grandi dimensioni, probabilmente il suo peso raggiungeva la tonnellata. Infine la struttura della sua mano darebbe informazioni sull’origine degli uccelli. Nell’immagine la ricostruzione dello scheletro del Saltriovenator zanellai secondo gli scienziati che lo hanno scoperto. Immagine estratta da: Cristiano Dal Sasso​, Simone Maganuco, Andrea Cau, “The oldest ceratosaurian (Dinosauria: Theropoda), from the Lower Jurassic of Italy, sheds light on the evolution of the three-fingered hand of birds”, Peer J vol.6, p. e5976, DOI: 10.7717/peerj.5976.

DA KATOWICE A BRESCIA
Nella serata di sabato 15 dicembre, con un giorno di ritardo rispetto al previsto, i 23 000 delegati alla COP24 riuniti a Katowice in Polonia hanno raggiunto un accordo. Il testo concordato stabilisce le regole di applicazione dell’accordo di Parigi che entrerà in vigore nel 2020. In particolare richiede che i Paesi rendicontino ogni due anni i tagli alle emissioni di gas serra a partire dal 2024. Per quanto riguarda la necessità di puntare a obiettivi di riduzione più ambiziosi, come richiesto dall’ultimo rapporto dell’IPCC, il testo contiene solo alcuni riferimenti ma non stabilisce alcun obbligo. [Climalterandti; Marina Vitullo, Stefano Caserini, Giacomo Grassi, Valentino Piana, Claudio della Volpe, Sylvie Coyaud e Luca Lombroso]

Su Carbon Brief un’analisi dettagliata dei test finali concordati a Katowice. La prossima conferenza delle parti si terrà in Cile nel 2019, mentre per la COP26 il Ministro dell’ambiente Sergio Costa ha avanzato la candidatura dell’Italia che competerà con quella del Regno Unito. [Carbon Brief; Simon Evans, Jocelyn Timperley]

È Brescia la città con il maggior numero di superamenti dei limiti di concentrazione di PM 10 nel 2017, seguono Torino e Lodi. Questi alcuni dei risultati del “Rapporto Qualità dell’ambiente urbano” pubblicato da ISPRA, l’stituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il rapporto monitora inoltre il livello di ossidi di azoto e altre polveri sottili, le PM 2.5, e il consumo di suolo, quantificando, in termini monetari, la perdita di servizi ecosistemici. Tra il 2016 e il 2017 sono stati persi 650 ettari di territorio, corrispondenti a un costo complessivo tra i 215 e i 270 milioni di euro. Roma ha registrato il maggior numero di sprofondamenti (voragini): 136 solo nei primi 10 mesi del 2018. [Lettera 43; Redazione]

UNA NUOVA INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Sono stati pubblicati tre nuovi documenti da parte dell’High-Level Expert Group on Artificial Intelligence della Commissione Europea . Il primo offre una nuova definizione di intelligenza artificiale distinguendo i sistemi esclusivamente composti da software (machine learning) da quelli che invece sono integrati con strutture hardware (robotica e sensori) [A definition of AI]. Il secondo documento descrive vari casi in cui l’intellligenza artificiale ha già cambiato la nostra vita in meglio ed evidenzia l’impegno della Commissione nel stanziare programmi di finanziamento ad hoc, come Digital Europe, all’interno del prossimo programma quadro Horizon Europe [AI real benefits]. Infine il terzo documento, per ora preliminare, traccia le linee guida per un’intelligenza artificiale “affidabile”, sia nel garantire il rispetto di una serie di diritti fondamentali, che nell’assicurare una certa robustezza tecnica. [Draft Ethics guidelines for trustworthy AI].

Un reportage dalle città cinesi in cui lavorano gli “etichettatori” delle immagini utilizzate per allenare i sistemi di intelligenza artificiale. Sono città di provincia nelle regioni di Henan, Shandong e Hebei a ospitare aziende come queste. Ogni giorno i loro dipendenti passano in rassegna migliaia di immagini alla ricerca di una serie di oggetti: una sedia, una scala, un tavolo da caffé. Se li trovano tracciano un cerchio attorno all’oggetto e lo etichettano. Un supervisore ricontrolla il loro lavoro alla fine della giornata. Questi servizi vengono acquistati dalle compagnie che sviluppano software per il riconoscimento delle immagini. Per imparare a riconoscere una scala in una foto, soprattutto se di bassa qualità, questi sistemi hanno bisogno di allenarsi su migliaia di immagini già etichettate. [GQ China, traduzione ChinAI newsletter; Jeffrey Ding]

Tutti i software per la selezione del personale rischiano di essere discriminatori. È quanto emerge dall’analisi condotta dall’orgrnizzazione no profit Upturn. L’utilizzo di dati storici riguardanti le assunzioni è la fonte primaria dei bias di questi algoritmi. In più il sistema legislativo sembra non essere pronto a gestire casi di discriminazione derivanti dall’impiego di questi sistemi. C’è però una nota positiva: gli algoritmi per la selezione del personale possono aiutare i datori di lavoro a individuare comportamenti discriminatori adottati in passato e correggerli. [MIT Technology Review; Clocking In]

RICERCA E SOCIETÀ
Chi sono gli Highly Cited Researchers? È stata pubblicata il 27 novembre scorso la lista 2018 degi Highly Cited Researchers di Clarivate Analytics. Sono 91 gli scienziati appartenenti a istituzioni italiane, di cui solo 8 vengono dall’estero. Sono molti di più gli italiani highly cited che lavorano all’estero. Abbiamo intervistato alcuni di loro per capire cosa li ha spinti a partire, a tornare o ad arrivare in Italia. [Scienza in rete; Sergio Cima, Chiara Sabelli]

«Il consenso l’avete dato, il consenso lo togliete!». Scoppia la protesta dei ricercatori che si vedono negare l’assunzione nel 2019 per il blocco disposto con il maxiemendamento alla Finanziaria con l’inserimento del comma 208-bis (blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione fino al 15 novembre 2019). Pochi giorni prima, il sottosegretario al MIUR Lorenzo Fioramonti così rispondeva a un gruppo di ricercatori precari che rinfacciavano al governo di aver dato molti consensi alle elezioni del 4 marzo: «Il consenso l’avete dato, il consenso lo togliete!». Si riferiva ovviamente alla prossime Elezioni europee. [la Repubblica; Corrado Zunino]

Ecco quali sono stati gli eventi salienti nella scienza durante il 2018 secondo BBC News: il nuovo rapporto IPCC 1,5°C, il lancio della sonda della NASA Parker Solar Probe, l’impianto spinale che ha permesso a tre uomini paralizzati di camminare di nuovo. E poi la crisi della plastica nelle acque degli oceani che ha portato all’intervento dell’esercito in Indonesia, l’atterraggio su Marte del lander InSight, e molto altro ancora. [BBC News; Pallab Ghosh]

I dieci migliori libri di scienza del 2018 secondo Nature. La lista compilata dalla prestigiosa rivista scientifica include “A Lab of One’s Own: Science and Suffrage in the First World War” di Patricia Fara, che racconta come le battaglie condotte dalle sufraggette abbiano favorito l’ingresso delle donne nei laboratori scientifici. C’è anche “X, Y & Z: The Real Story of How Enigma Was Broken”, di Dermot Turing, nipote del famoso matematico, che descrive il lavoro dei matematici polacchi fondamentale per decifrare il sistema di crittografia Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale. Selezionato anche “Genetics in the Madhouse: The Unknown History of Human Heredity”, di Theodore M. Porter, che rintraccia le origini della genetica negli studi sull’ereditarietà delle malattie mentali condotti alla fine dell’ottocento all’interno dei manicomi. [Nature]

 

Chi sono i ricercatori highly cited

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 20 dicembre 2018]

È stata pubblicata il 27 novembre scorso la lista dei ricercatori Highly Cited secondo Clarivate Analytics. La lista comprende i ricercatori che nel periodo 2006-2016 hanno pubblicato articoli con un un eccezionale numero di citazioni. L’analisi è condotta distinguendo 21 diverse aree scientifiche: dalla medicina clinica alla fisica, dalla matematica alle scienze agrarie e così via. Quest’anno per la prima volta vengono inseriti nella lista anche gli scienziati che hanno raccolto il numero critico di citazioni da diversi campi, i cosiddetti ricercatori della categoria cross-field.

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Le notizie di scienza della settimana #83

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 14 dicembre 2018]

Sono state rese pubbliche il 5 dicembre scorso tre nuove mappe che mostrano le aree del pianeta più esposte al rischio sismico e quelle che, nel caso di un terremoto, subirebbero i danni maggiori in termini di morti, edifici crollati, danni all’economia (in particolare le tre mappe si riferiscono a hazard, risk ed exposure). A realizzarle, dopo quasi dieci anni di lavoro, è il Global Earthquake Model, un consorzio di università e industrie fondato dall’OCSE con sede a Pavia. Per la prima mappa i ricercatori hanno incorporato oltre 30 modelli nazionali e regionali di attività sismica con l’obbiettivo di calcolare la probabilità che un certo evento sismico con determinate caratteristiche si verifichi in ciascuna zona. Per la seconda hanno svolto un’indagine sui materiali e l’architettura degli edifici, mentre per la terza hanno misurato la distribuzione e la densità delle costruzioni. Nell’immagine i danni provocati dal terremoto del 28 settembre scorso a Petobo, un villaggio a sud della capitale Palu nella provincia centrale dell’isola di Sulawesi, Indonesia. Credit: Devina Andiviaty / Wikipedia. Licenza: CC BY-SA 3.0.

SALUTE PUBBLICA
Un nuovo test, rapido ed effettuabile sul campo, per diagnosticare Ebola, Malaria e febbre di Lassa. Lo ha messo a punto un gruppo di ricercatori proveniente da Stati Uniti, Guinea e Senegal grazie al finanziamento della Becton, Dickinson and Company. I risultati dei test sugli animali e sugli esseri umani sono stati pubblicati su Science Translational Medicine. Il dispositivo ha il pregio di poter essere usato sul campo, senza dover mandare i campioni di sangue in un laboratorio. Inoltre è di facile lettura e non richiede un addestramento specifico. Gli scienziati intendono migliorare ulteriormente le sue prestazioni, ma il test potrebbe essere presto utilizzato in zone dove manca acqua ed elettricità. [Medical Device and Diagnostic Industry; Amanda Pedersen]

Prostituti e prostitute hanno avuto un ruolo fondamentale nella campagna contro il virus dell’HIV in India. La loro storia viene raccontata da Ashok Alexander, capo dell’iniziativa Avahan promossa dalla Bill & Melinda Gates Foundation per contrastare la diffusione del virus in India. Secondo Alexander i successi ottenuti dal programma, che ha raggiunto 270 mila persone del mondo della prostituzione in quasi 700 villaggi e distribuito oltre 13 milioni di preservativi, è dovuta in gran parte al fatto che prostituti e prostitute si sono uniti per difendere una causa comune. Stabilendo una serie di luoghi di rifugio in cui queste persone potessero fare una doccia calda, riposare in un letto lontani dalle violenze dei partner e dei clienti e sottoporsi a test medici, gli attivisti sono riusciti a comunicare l’importanza della prevenzione e distribuire preservativi. Oggi in India vivono 2,1 milioni di persone affette da virus dell’HIV. La prevalenza è dello 0,22%, inferiore a quella degli Stati Uniti. [Amrit Dhillon; The Guardian]

La commissione promossa da University College, London e The Lancet su migrazione e salute lancia un appello: tutelare la salute dei migranti per favorire la stabilità e lo sviluppo socio economico dei Paesi sviluppati. Questo il messaggio centrale contenuto nel rapporto “The Health of a world on the move”, pubblicato il 5 dicembre scorso. In un quadro politico dominato da populismi e nazionalismi, il rapporto offre delle raccomandazioni di politica sanitaria e delle migrazioni basate sui dati e le osservazioni. A contrastare la retorica secondo cui i migranti provenienti da Paesi in via di sviluppo rappresenterebbero un peso per i sistemi sanitari dei Paesi più ricchi in cui si spostano, gli esperti affermano che le popolazioni migranti hanno tassi di mortalità più bassi rispetto alle popolazioni di arrivo. Inoltre sottolineano la necessità di sviluppare strumenti giuridici che limitino il numero di migranti illegali per cui non è possibile alcun monitoraggio né tutela dello stato di salute. Tra le proposte quella di nominare un inviato speciale delle Nazioni Unite su mirazione e salute. [The Lancet; Ibrahim Abubakar et al.]

EMISSIONI
Pubblicati ieri sera dalla presidenza polacca della COP24, che si concluderà oggi, una serie di testi preliminari che dovrebbero stabilire le regole per mettere in pratica l’accordo di Parigi . Molti i punti ancora aperti: il mercato delle emissioni, il meccanismo di rendicontazione del taglio delle emissioni, il grado di flessibilità che verrà accordato ai Paesi in via di sviluppo. Disattese le speranze di un aumento degli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra che ciascun Paese deve autonomamente stabilire, le cosiddette Nationally Determined Contributions, e l’entità dei finanziamenti destinati al Fondo per l’adattamento e al Fondo per i Paesi meno sviluppati. [Le Monde; Audrey Garric]

Il movimento dei gilet gialli in Francia emerge dalla difficoltà di conciliare giustizia sociale e decarbonizzazione dell’economia. Ecologia e divario sociale si scontrano in queste settimane in Francia, dopo l’annuncio del Presidente Emmanuel Macron di aumentare la tassazione sui carburanti diesel. Da una parte il 50% della popolazione detiene l’8% del patrimonio mentre l’1% dei più ricchi ne possiede il 17%. Dall’altra i cittadini francesi appartenenti all’1% più ricco emettono 160 tonnellate di CO2 all’anno ciascuno. Coloro che appartengono al 10% più povero ne emettono solo 4 all’anno. La strategia avanzata dal governo per ridurre le emissioni è quella di tassare i carburanti, una misura che non tiene conto né del reddito né del patrimonio del contribuente. Da questa contraddizione ha origine la protesta dei gilet jaunes che non si sentono rappresentati da alcuna parte politica. Che siano loro a poter offrire una soluzione al problema di conciliare giustizia sociale e questione ecologista? La riflessione di Fabrice Flipo su The Conversation. [The Conversation; Fabrice Flipo]

RICERCA E SOCIETÀ
Una conferenza organizzata a Mumbai lo scorso settembre ha celebrato l’antica tecnologia aeronautica sviluppata in India ben prima che i fratelli Wright facessero volare il primo aereo. È solo una delle teorie pseudoscientifiche che si stanno diffondendo in India grazie a un misto di superstizione religiosa, nazionalismo e polarizzazione sociale. Altre idee fantasiose riguardano una guerra nucleare antica, il fatto che gli antichi medici indiani praticassero delle forme rudimentali di chirurgia estetica. Le credenze non rimangono però confinate in gruppi ristretti di persone scarsamente istruite ma vengono promosse da figure di rilievo del Paese. È intervenuto alla conferenza di Mumbai anche Prahlada Ramarao, l’ex campo della più grande agenzia di ricerca militare indiana. [Undark; Ruchi Kumar]

Durante la conferenza OpenAccess 2020 svoltasi a Berlino, la Cina ha annunciato di sostenere l’iniziativa di transizione all’OA Plan S, promossa da alcuni tra i maggiori finanziatori della ricerca in Europa. A prendere questa posizione sono state la National Science Library cinese, la National Science and Technology Library e la Natural Science Foundation of China. I rappresentanti di queste istituzioni affermano che il governo ha intenzione di mettere in campo misure concrete per coinvolgere in questa iniziativa tutti i maggiori enti finanziatori della ricerca in Cina. Non è ancora chiaro tuttavia se il governo cinese adotterà tutte le raccomandazioni contenute nell’iniziativa Plan S. [Nature; Quirin Schiermeier]

Perché credere nella monosalute. Intervista a Ilaria Capua. Occorre introdurre un neologismo e parlare di “monosalute” per descrivere la direzione che Ilaria Capua vorrebbe dare all’innovazione scientifica in ambito biomedico. Una direzione che spera possa diventare un metodo: studiare per cercare soluzioni di salute che considerino contemporaneamente il benessere di animali, piante e ambiente oltre che quello degli esseri umani. [Scienza in rete; Rosy Matrangolo]

Le notizie di scienza della settimana #82

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 7 dicembre 2018]

L’epidemia di Ebola in corso nella provincia nordorientale del North Kivu, Repubblica Democratica del Congo, è la seconde più grave di sempre, superata solo da quella del 2014-2016 nell’Africa occidentale. Finora sono 420 le persone contagiate e 240 i morti. Ma perché è così difficile contenerla? In questa intervista Peter Salama, capo dell’Health Emergencies Program presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità, spiega come l’instabilità politica della regione rappresenti una delle sfide più difficili. Il North Kivu è una delle aree del mondo più ricche di cobalto, un metallo fondamentale per le batterie delle auto elettriche ma anche dei dispositivi mobili. Per questo motivo è il teatro di conflitti armati tra bande ribelli da oltre 20 anni. Le minacce e le violenze fisiche subite dalla popolazione hanno generato diffidenza verso gli interventi delle organizzazioni internazionali che combattono Ebola: gli abitanti della regione chiedono di essere protetti anche dalla guerra oltre che dalle malattie. Nonostante questo il vaccino sperimentale contro Ebola è stato ben accettato. A oggi la copertura supera il 95% per oltre il 90% degli anelli (il trattamento è somministrato alle cerchie di contatti delle persone infette). Un altro elemento di complessità è rappresentato dai rischi a cui è esposto il personale sanitario: poche settimane fa un centro di trattamento è stato bersagliato da una pioggia di proiettili. È per questo che i CDC statunitensi hanno ritirato, tra le critiche, il loro personale. Nell’immagine: un operatore sanitario aiuta Jordan Tappero, allora direttore della divisione Global Health Protection dei CDC a indossare la maschera protettiva prima di entrare nell’unità di trattamento di Ebola ELWA 3 allestita da Medici Senza Frontiere ad agosto del 2014 a Monrovia in Liberia. Credit: CDC Global / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

DA SHARM EL SHEIKH A KATOWICE
La Convenzione sulla Biodiversità delle Nazioni Unite (CBD) decide di non imporre una moratoria sull’impiego della tecnologia gene-drive. È quanto emerge dall’incontro delle parti della CBD che si è svolto il 29 novembre a Sharm El-Sheikh. Il testo del trattato, sottoscritto dalla maggioranza dei Paesi del mondo, stabilisce che i rischi connessi all’utilizzo dei gene-drive devono essere valutati caso per caso e che le comunità indigene devono essere coinvolte nella decisione. Il testo è sufficientemente vago da essere stato ben accolto sia dagli scienziati impazienti di testare la tecnologia sul campo, come il gruppo Target Malaria che ambisce a bloccare la diffusione della malaria intervenendo sulle zanzare, sia dagli attivisti diffidenti, che vedono come una vittoria la necessità di ricevere il benestare delle popolazioni locali. [Nature; Ewen Callaway]

Si è aperta lunedì la 24esima conferenza delle parti (COP) della convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC), la COP24. Durante due settimane di negoziati quasi 200 delegazioni dovranno concordare le “regole” per l’implementazione dell’accordo di Parigi. Come verranno documentate le riduzioni delle emissioni di gas serra da parte dei singoli Paesi? Con quale grado di dettaglio dovranno descrivere le strategie che intendono adottare per realizzarle? Quale sarà l’entità dei contributi al fondo per l’adattamento dei Paesi più vulnerabili? Si tratta dunque di una COP tecnica, ma molto importante per capire il destino dell’Accordo di Parigi. Nel raccontare i negoziati, raccomanda Stefano Caserine dalle pagine di Climalteranti, ecco cinque errori da cui guardarsi. [Climalteranti; Stefano Caserini, Claudio della Volpe, Mario Grosso, Italian Climate Network]

Il populismo è il più grande alleato del cambiamento climatico. Il populismo offre soluzioni semplici a problemi molto complessi. A destra ci sono gli esempi di Trump, Bolsonaro e Morrison che negano la gravità della situazione e continuano ad alimentare le loro economie a carbone. Dall’altra parte ci sono i teorici della decrescita felice, coloro che sostengono che è sufficiente rallentare lo sviluppo economico per contenere il riscaldamento globale. È quanto afferma Paolo Vineis, epidemiologo all’Imperial College London, in un editoriale su Scienza in rete. [Scienza in rete; Paolo Vineis]

INTELLIGENZA ARTIFICIALE
DeepMind, la compagnia di Google che sviluppa sistemi di neural network, si è classificata prima nella competizione per prevedere la struttura tridimensionale delle proteine a partire dalla catena di amminoacidi di cui sono composte . La gara, chiamata CASP (Community Wide Experiment on the Critical Assessment of Techniques for Protein Structure Prediction), si svolge ogni anno per mettere alla prova i ricercatori e spingerli a migliorare su un tema di fondamentale importanza per tutti i problemi che coinvolgono organismi viventi, dalla farmacologia all’inquinamento. La funzionalità di una proteina dipende infatti dal modo in cui la catena di amminoacidi di cui è formata ruota, si piega su se stessa e vibra. DeepMind ha partecipato per la prima volta quest’anno, con il suo sistema AlphaFold, ed è stato in grado di prevedere correttamente la forma di 25 proteine su 43; il secondo classificato ha descritto solo 3 proteine su 43. AlphaFold si basa su una rete neurale allenata su migliaia di proteine dalla forma nota. Dopo essersi misurata con i giochi, come il Go, DeepMind comincia ad affrontare problemi reali con impatti potenziali importantissimi. [The Guardian; Ian Sample]

L’intelligenza artificiale ha un bias verso le persone con disabilità. È meno evidente di quelli contro le donne o le minoranze etniche, ma va combattuto. Un esempio è rappresentato dagli algoritmi per le auto a guida autonoma. Il software viene allenato a riconoscere i pedoni attraverso una serie di immagini di persone che attraversano la strada. Se queste immagini non contengono persone in sedia a rotelle, la loro sicurezza potrebbe essere meno tutelata. Un altro esempio è quello dei test della personalità per ottenere un lavoro: una persona non vedente che usa un lettore avrà bisogno di più tempo per navigare la pagina e rispondere alle domande. Se il sistema non tiene conto di questa necessità la penalizzerà. In generale gli algoritmi di machine learning faticano a tenere in considerazione gli outlier, i profili molto lontani dalla media. Esistono alcune soluzioni a questi problemi. Da una parte considerare campioni di dati il più rappresentativi possibile, dall’altra progettare algoritmi che si concentrino maggiormente sugli outlier. Ma per costruire sistemi del genere c’è bisogno di dati in cui le persone con disabilità rendano pubblico il loro stato. Non è una richiesta da poco. [MIT Technology Review; Karen Hao]

Il CNR mette a punto un’intelligenza artificiale che valuta l’abbondanza di pesci negli oceani. In uno studio pubblicato recentemente su Scientific Reports un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Scienze Marine del CNR e dell’Università Politecnica della Catalogna ha testato un sistema basato su tecniche di computer vision e un algoritmo in grado di contare i pesci presenti in una certa porzione di mare. L’esperimento è stato condotto con i dati raccolti da OBSEA, un osservatorio posizionato al largo della costa di Barcellona. [Scienza in rete; Anna Romano]

RICERCA E SOCIETÀ
Si sono dimessi tre dei quattro scienziati del comitato che dovrà nominare il prossimo presidente ASI, successore di Roberto Battiston. La nomina di Battiston a capo dell’Agenzia Spaziale Italiana era sta revocata il mese scorso dal ministro dell’università e della ricerca Bussetti, e l’ente commissariato. Ora gli scienziati si schierano contro le intenzioni del Governo di nominare una figura più manageriale che scientifica. «Se la politica non vuole più che sia un ente di ricerca, ma vuole farci qualcos’altro, lo deve chiarire», ha affermato il presidente dell’INFN Fernando Ferroni, commentando la notizia delle dimissioni dei suoi colleghi [La Repubblica; Matteo Marini]

L’iniziativa di transizione all’Open Access Plan S riceve il supporto di oltre 1400 ricercatori. In una lettera, promossa dal genetista Michael Eisen della University of California, Berkeley, i ricercatori ritengono infondata l’accusa che il piano limiti la libertà accademica obbligando i ricercatori a pubblicare in Open Access. L’accusa era stata avanzata un mese fa dalla chimica Lynn Kamerlin dell’Università di Uppsala. I sottoscrittori sostengono infatti che la libertà di ricerca sia minacciata proprio dalla necessità di pubblicare su giornali ad alto impatto e accessibili a pagamento. Inoltre i dettagli del piano, divulgati recentemente, precisano che la pubblicazione su riviste cosiddette ibride sarà permessa per tutto il periodo di transizione fino al 2024. [Nature; Richard Van Noorden]

L’origine di Homo sapiens è al centro di un accesso dibattito tra gli antropologi. I due modelli, multiregionale e uniregionale, si sono scontrati fino all’inizio dagli anni ’80 del secolo scorso. Da quel momento in poi la capacità di analizzare il DNA mitocondriale ha permesso di escludere definitivamente l’ipotesi multiregionale, secondo cui Homo ergaster sarebbe uscito dall’Africa 2 milioni di anni fa per poi generare linee evolutive distinte nei vari continenti che avrebbero dato luogo a Homo sapiens. Ma recentemente anche il modello uniregionale è stato messo in dubbio dall’osservazione dell’ibridazione del DNA di Homo sapiens con quello di altre popolazioni arcaiche, come i Neanderthal e i Denisova. Oggi la comunità discute di due alternative: la Recent African Origin With Hybridization (RAOWH) e l’Assimilation Model (AM). Come si schierano gli antropologi, in particolare quelli italiani? Le risposte nel terzo contributo alla rubrica “Vero o Falso”. [Scienza in rete; Enresto Carafoli, Enrico Bucci]

Le notizie di scienza della settimana #81

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 30 novembre 2018]

Lunedì sera, alle 20 e 52 minuti ora italiana la sonda InSight ha raggiunto la superficie di Marte. InSight, acronimo di Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport, ospita due strumenti: il Seismic Experiment for Interior Structure (SEIS), che misurerà le onde sismiche generate dai terremoti marziani ma anche dall’impatto dei meteoriti e da particolari fenomeni climatici, e il misuratore di flusso termico HP3. Questi due esperimenti ci daranno informazioni sulla composizione interna del pianeta rosso aiutandoci a comprendere l’origine dei pianeti con superfici rocciose, tra cui anche la Terra e la Luna. La fase delicata dell’atterraggio è durata circa sette minuti, i cosiddetti “seven minutes of terror”, durante i quali la sonda è entrata nell’atmosfera marziana a una velocità di 5,5 chilometri al secondo e con un angolo di 12,5°, per poi rallentare grazie a un paracadute di 20 metri di diametro e a dei retrorazzi. A proteggerla dal calore generato dall’attrito con l’atmosfera c’era una capsula, di cui si è liberata una volta raggiunta la velocità di 123 m/s. Nell’immagine: una foto della Elysium Planitia, la piana di lava vicino all’equatore marziano dove Insight è atterrata. La foto è stata da InSight poco dopo il suo arrivo grazie alla Instrument Deployment Camera posizionata sul braccio robotico della sonda,. Credit: NASA / JPL-Caltech. Licenza: Public Domain.

PRIME BEBÈ CRISPR NATE IN CINA?

Potrebbero essere nate in Cina le prime due gemelle originate da embrioni geneticamente modificati con la tecnica CRISPR-Cas9. A riportarlo in esclusiva il 25 novembre è stato MIT Technology Review, che ha analizzato i documenti relativi a uno studio clinico depositati dal gruppo del biologo He Jiankui della Southern University of Science and Technology di Shenzhen. Maggiori dettagli sono stati dati dallo stesso He in un’intervista rilasciata all’Associated Press il giorno successivo. Lo studio avrebbe reclutato sette coppie in cui l’uomo era positivo al virus dell’HIV e avrebbe modificato gli embrioni per spegnere il gene CCR5. L’obiettivo era creare embrioni resistenti al virus dell’HIV. La pratica è illegale in gran parte dei Paesi europei, negli Stati Uniti e anche in Cina. Tuttavia He, un ricercatore relativamente giovane rientrato dagli Stati Uniti in Cina grazie al programma Thousand Talents, ha espresso la sua visione dell’editing genomico come strumento per raccogliere i migliori frutti dell’evoluzione e creare esseri umani che si adattino meglio alle condizioni ambientali sempre più difficili. [MIT Technology Review; Antonio Regalado]

L’annuncio è arrivato alla vigilia del Second International Human Genome Editing Summit, iniziato il 27 novembre all’Università di Hong Kong e a cui He ha partecipato. He ha presentato i risultati della sua ricerca ma senza mostrare dati o prove di quello che ha raccontato. Ha affermato che l’esperimento è stato condotto in maniera sicura e che le bambine stanno bene. Inoltre ha dichiarato di essere orgoglioso di ciò che ha fatto. Ma per molti scienziati presenti alla conferenza la condotta di He ha violato le norme etiche. La tecnica CRISPR-Cas9 è infatti considerata dalla comunità scientifica ancora troppo immatura. Il rischio è quello di indurre mutazioni indesiderate nel genoma dell’embrione o di generare bambini con alcune cellule modificate e altre no (i cosiddetti mosaici genetici). Anche David Baltimore, premio Nobel per la medicina a capo dell’organizzazione del summit, ha aggiunto che la pratica non era giustificata da una forte necessità medica (esistono tecniche più sicure e meno costose per rendere un individuo resistente all’HIV). [The New York Times; Pam Belluck]

Ma gli organizzatori del summit non hanno invocato una moratoria internazionale sull’alterazione genetica delle linee germinali umane. Hanno invece sottolineato l’urgenza di stabilire un percorso rigoroso e responsabile per il trasferimento della tecnologia CRISPR nei trial clinici, in particolare per quello che riguarda la preparazione del personale medico (pare che i collaboratori di He non fossero informati dell’esperimento in corso, ma pensassero di partecipare a una procedura standard di fecondazione in vitro con sequenziamento del genoma) e il coinvolgimento dei pazienti. [Science; Dennis Normile]

CAMBIAMENTO CLIMATICO

Il 23 novembre è stato reso pubblico dalla Casa Bianca il rapporto sulle conseguenze del cambiamento climatico negli Stati Uniti, sia in termini ambientali che economici . Il documento, redatto dai maggiori scienziati del clima statunitensi e ordinato per legge dal Congresso, prevede l’intensificarsi degli incendi, soprattutto nella parte occidentale del Paese, e una riduzione del 10% dell’economia del Paese entro la fine di questo secolo. Queste conclusioni sono in forte contraddizione con le convinzioni del Presidente Trump e con i suoi tentativi di cancellare le politiche di riduzione delle emissioni introdotte da Obama. La scelta di pubblicare l’analisi il venerdì successivo al Giorno del ringraziamento rappresenta infatti il tentativo di farla passare il più possibile sotto silenzio. [The New York Times; Coral Davenport and Kendra Pierre-Louis]

L’edizione 2018 del “Lancet Countdown: tracking progress on health and climate change” avverte: gli effetti del cambiamento climatico sulla salute sono già qui. Frutto dello sforzo di 150 esperti appartenenti a 27 diverse istituzioni, il report considera, tra le altre cose, le conseguenze delle ondate di calore, sempre più frequenti man mano che la temperatura globale aumenta: un maggior numero di vittime tra le categorie vulnerabili, il collasso dei sistemi sanitari per come li conosciamo, la riduzione del lavoro agricolo, l’aumento delle malattie mentali. Inoltre sottolinea come aumenti relativamente contenuti delle temperature e del volume delle piogge possono accelerare la capacità di trasmissione dei virus, come quello della dengue o del colera. [The Guardian; Damian Carrington]

Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato martedì 27 novembre afferma che le politiche di taglio delle emissioni di gas serra devono diventare tre volte più incisive per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi. Il report ha misurato il cosiddetto emission gap, il divario tra il livello di emissioni che si prevede per il 2030 con le politiche di riduzione attive oggi e quello che sarebbe necessario per contenere il riscaldamento globale entro i 2°C entro il 2100 (il target di Parigi). Ebbene: l’emission gap nel 2017 è cresciuto rispetto all’anno precedente. Questa circostanza sembra essere il frutto di una progressiva manovra di allontanamento dalle politiche contro il cambiamento climatico che sta avvenendo nei più grandi Paesi del mondo, dagli Stati Uniti all’Australia passando per il Brasile. Tuttavia alcuni scienziati non coinvolti nello studio ritengono che il rapporto sia troppo pessimista, perché prende in considerazione solo le misure di riduzione già attive e non include quelle in programma per i prossimi anni. [The Atlantic; Robinson Meyer]

RICERCA E SOCIETÀ

Il decreto sicurezza mette in discussione il diritto alla tutela della salute delle persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate. Lo fa in due modi: limitando e rendendo impossibile nella pratica l’accesso al Sistema Sanitario Nazionale, minando i processi di integrazione sociale, lavorativa e culturale che contribuiscono alla determinazione dello stato di salute. [Scienza in rete; Salvatore Geraci]

Uno dei Premi Balzan di quest’anno è stato assegnato alla ricercatrice ungherese Eva Kondorosi, per i suoi lavori sul meccanismo di simbiosi dei batteri rizobi con le radici delle leguminose che permette la fissazione dell’azoto. La rivoluzione verde, quella che a partire dagli anni ’70 del Novecento ha segnato il passaggio all’agricoltura intensiva, si basa sull’utilizzo di fertilizzanti azotati, che consentono cioè ai vegetali di assorbire l’azoto attraverso il rilascio di ammoniaca. In alcuni Paesi in via di sviluppo questi fertilizzanti sono economicamente inaccessibili e la resa delle colture è del 15-20% inferiore rispetto alle aspettative. Se il meccanismo scoperto da Kondorosi potesse essere esteso ad altre piante, come i cereali, magari con l’aiuto di tecniche di gene editing, si potrebbe ridurre il ricorso ai fertilizzanti. Di questa riduzione beneficerebbe anche l’ambiente. L’intervista di Luca Carra alla botanica Paola Bonfante. [Scienza in rete; Luca Carra e Paola Bonfante]

Sia i Brexiteers che i Remainers hanno buoni argomenti per votare contro l’accordo per l’uscita dall’Unione Europea, ma Theresa May potrebbe convincerli di trovarsi davanti al dilemma del prigioniero e farli votare a favore. Il dilemma del prigioniero è una situazione ben analizzata dalla teoria dei giochi: due ladri sospettati di furto vengono interrogati separatamente ed entrambi possono tacere o incolpare il proprio complice. Da un punto di vista collettivo conviene tacere poiché gli anni totali di prigione saranno minori di quanto accadrebbe accusando l’altro, ma da un punto di vista individuale conviene sempre incolpare il complice. La strategia di Theresa May in queste settimane di campagna elettorale sembra puntare a convincere le due fazioni del partito conservatore, quella a favore della Brexit e quella contraria, di trovarsi in una situazione simile, persuadendo entrambe a sostenere l’accordo con l’UE. Per farlo May sta convincendo i Remainers che l’opzione di indire un secondo referendum è fuori discussione, e a i Brexiteers che l’Unione non è disposta a rinegoziare l’accordo. [The Conversation; Nicos Georgiou]

Le notizie di scienza della settimana #80

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 23 novembre 2018]

Il 20 novembre la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha compiuto 20 anni. Si tratta di un’impresa scientifica e tecnologica nata dallo sforzo congiunto di Stati Uniti e Russia negli anni immediatamente successivi alla fine della Guerra Fredda. Dal 2 novembre del 2000 la stazione è stata sempre presidiata dagli esseri umani. A oggi sono salite a bordo 230 persone appartenenti a 18 Paesi. Il primo europeo è stato Umberto Guidoni, che ha partecipato all’installazione di un elemento fondamentale per il futuro accrescimento della Stazione, il braccio robotico canadese Canadarm2. Altra componente importante della Stazione è il laboratorio giapponese Kibo, trasportato in più missioni che si sono concluse nel 2009. Un pezzo d’Italia è poi arrivato nel 2011, con la consegna del modulo abitativo permanente Leonardo. Il futuro della Stazione è incerto: gli Stati Uniti hanno interrotto il programma Space Shuttle che trasportava gli equipaggi dalla Terra alla Stazione e oggi l’unico modo per raggiungerla è a bordo della Soyuz, la navicella russa che decolla dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan. Di sicuro c’è però che a giugno del prossimo anno Luca Parmitano diventerà il primo italiano e il secondo europeo a dirigere la Stazione, durante la missione Beyond. La ricerca condotta dagli astronauti che negli anni si sono succeduti nella ISS riguarda soprattutto il comportamento degli organismi viventi in condizioni di microgravità, dalle singole cellule fino al corpo umano. Nell’immagine: l’astronauta della NASA Robert L. Curbeam, Jr., a sinistra, e l’astronauta dell’ESA Christer Fuglesang, impegnati nella prima delle tre sessioni di attività extraveicolari della missione STS-116. Sullo sfondo sono visibili le due isole principali della Nuova Zelanda: l’Isola del Sud, a sinistra, e l’Isola del Nord, a destra. Credit: NASA / Wikipedia. Licenza: Public Domain.

L’EUROPA DELLA RICERCA
Più fondi per non perdere progetti eccellenti: l’intervista a Jean-Pierre Bourguignon ospite dell’inaugurazione dell’anno accademico alla Bocconi. Secondo il presidente dello European Research Council (ERC) Horizon Europe dovrà prevedere per l’ERC lo stesso livello di finanziamento degli ultimi anni di Horizon 2020. Così facendo sarà possibile ridurre il numero di progetti eccellenti che restano non finanziati per mancanza di fondi. Per quanto riguarda le procedure di valutazione dei progetti finanziati, Bourguignon è convinto che la strada sia quella di un approccio qualitativo, come quello che l’ERC segue ormai da tre anni. Ma occorre fare attenzione al meccanismo di costituzione e monitoraggio delle commissioni di esperti. [Scienza in rete; Chiara Sabelli]

La bozza di accordo sulla Brexit prevede che i ricercatori che lavorano nel Regno Unito avranno accesso ai fondi del programma Horizon 2020 fino alla fine del periodo di transizione. Nel caso di una no-deal Brexit, il Governo britannico si è impegnato a finanziare tutti i progetti risultati vincitori fino al 29 marzo 2019. A partire dal 1 gennaio 2021 la Gran Bretagna diventerebbe un paese terzo senza alcun diritto di accesso a Horizon Europe. In un documento allegato alla bozza sono previsti dei visti per brevi viaggi da tutti i Paesi dell’Unione, che potrebbero essere sfruttati dagli scienziati europei che vanno frequentemente nel Regno Unito per collaborazioni e conferenze. L’accordo impone inoltre l’uscita dall’Euratom, l’organizzazione che coordina i programmi di ricerca sull’energia nucleare, ma non è chiaro cosa accadrebbe per il progetto ITER e per il suo banco di prova Joint European Torus. [Nature; Elizabeth Gibney, Holly Else]

L’idea di introdurre nel prossimo programma quadro per la ricerca dell’Unione Europea un meccanismo di quote che favorisca i Paesi dell’est si scontra con il cattivo funzionamento della ricerca a livello nazionale, come mostra l’esempio della Romania. Inizierà fra poco al Parlamento Europeo la discussione sul budget di Horizon Europe e si ragiona sulla possibilità di favorire progetti che siano il più possibile inclusivi dal punto di vista geografico. In questo modo, sostiene Dan Nica, il parlamentare promotore della misura, si ridurrebbe il divario nell’intensità della ricerca e dell’innovazione dei Paesi dell’est rispetto a quelli del nordovest del continente. Ma la ricerca rumena è penalizzata dalla mancanza di finanziamenti, solo 325 milioni di euro nel 2018 (lo 0,48% del PIL), dalla scarsa trasparenza dei meccanismi di valutazione, da plagi e frodi nel conferimento dei dottorati. In queste condizioni, sostengono i ricercatori rumeni, un aumento dei fondi europei sarebbe del tutto inutile. Occorre prima riformare la politica nazionale della ricerca e dell’innovazione. [Science Business; Florin Zubașcu]

DONNE NELLA SCIENZA
La National Science Foundation (NSF) sospenderà l’erogazione di fondi agli scienziati colpevoli di aver molestato sessualmente studentesse, colleghe, o altre donne dello staff. È quanto ha deciso France Córdova, presidente dell’NSF, un ente che distribuisce ogni anno 5 miliardi di dollari per la ricerca (nel 2017 sono stati 40 000 i ricercatori che ne hanno beneficiato). Questa misura, secondo Córdova, è necessaria per aumentare la presenza delle donne nelle università americane, dove oggi occupano solo il 30% delle posizioni permanenti. Di recente altre scienziate che presiedono grandi fondazioni o prestigiosi laboratori hanno stanziato finanziamenti o borse destinati esclusivamente alle donne. Un rapporto sul tema, presentato a giugno dalle National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, ha sottolineato infatti che la forma di gran lunga più diffusa di discriminazione contro le donne non è la molestia sessuale, bensì il gender harassment, definito come l’insieme di comportamenti verbali e non verbali che comunicano ostilità, oggettificazione, esclusione o inferiorità. [The New York Times; Amy Harmon]

Le donne rappresentano ancora una minoranza nelle imprese che sviluppano software e raramente depositano un brevetto nell’area delle ICT. Colpa del fatto che poche intraprendono studi di indirizzo scientifico e tecnologico. A stabilire questa connessione è il nuovo rapporto dell’OCSE “Bridging the Digital Gender Divide”, che ha rilevato che meno del 9% dei brevetti sono stati assegnati a donne tra il 2010 e il 2015, il 7% se si considera solo l’area delle ICT (Information and Communication Technologies). Inoltre l’OCSE ha constatato che tra il 2012 e il 2017 i software open source in linguaggio R sono stati sviluppati da gruppi di soli uomini in oltre il 75% dei casi. A determinare questo stato di cose sarebbe la scarsa percentuale di ragazze che intraprendono degli studi universitari nelle discipline STEM, frutto a sua volta di un minore interesse già nell’adolescenza. Secondo i test PISA infatti, solo lo 0,5% delle ragazze di 15 anni dichiarano di voler lavorare nell’area delle ICT, contro il 5% dei coetanei maschi. Bisogna dunque partire dall’istruzione e dall’educazione per ridurre il divario di genere in ambito digitale. [Financial Times; Valentina Romei]

È iniziata la revisione comune del libro “Data Feminism”, pubblicato in versione preliminare da MIT Press Open. Il libro analizza il ruolo dei dati e della loro visualizzazione nel determinare gli equilibri di potere e le disuguaglianze all’interno delle società. Non si concentra esclusivamente sulla discriminazione contro le donne, ma più in generale utilizza il pensiero femminista come strumento di critica alle strutture di privilegi che esistono nel mondo. Le autrici del libro sono Lauren Klein, professoressa al Georgia Tech, e Catherine D’Ignazio, ricercatrice all’Emerson College di Boston. [MIT Press Open; Catherine D’Ignazio, Lauren Klein]

RICERCA E SOCIETÀ
Crisi di finanziamento per il CNR: i direttori dei 100 istituti chiedono 100 milioni per non bloccare la ricerca. Il fondo di finanziamento ordinario che il Ministero destina al Consiglio Nazionale delle Ricerche servirà al 98,7% per coprire le spese per il personale e il funzionamento delle strutture. Finora i ricercatori del CNR erano riusciti a fare ricerca grazie alla capacità di raccolta di fondi competitivi europei e internazionali, ma quest’anno è diverso a causa dell’aggiornamento, dovuto, dei contratti e della stabilizzazione, altrettanto dovuta, di molti precari di lungo corso. [Scienza in rete; Rino Falcone]

Il CNRS ha reso pubblico il 13 novembre il suo piano per l’integrità e la deontologia scientifica. La presentazione arriva dopo tre anni caratterizzati da diversi scandali di frode scientifica da parte di ricercatori del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS). L’ultimo riguarda la biologa e presidente ad interim del CNRS Anne Peyroche, accusata di aver manipolato i dati in alcune sue pubblicazioni. Il nuovo presidente, Antoine Petit, ha nominato ad agosto un referente all’integrità scientifica che sarà affiancato, secondo quanto previsto dal piano, da un gruppo di cinque esperti. Le segnalazioni di cattiva condotta o di frode potranno essere presentate a questo gruppo, ma non potranno essere anonime. Petit è infatti convinto che il clima generato da piattaforme come PubPeer, che permette di commentare e segnalare errori anonimamente, sia stato estremamente dannoso. [Le Monde; David Larousserie]

La società Genomic Predictions può prevedere quali embrioni hanno un alto rischio di avere un quoziente intellettivo (QI) basso prima dell’impianto. Il test si basa sulla valutazione del cosiddetto polygenic risk score, la probabilità che la configurazione congiunta di una serie di regioni del DNA dia origine a certi tratti complessi, come l’altezza, alcune malattie cardiache, il diabete di tipo 1 e 2 e anche disabilità mentali. La Genomic Predictions promette di non offrire la possibilità di usare il test per selezionare gli embrioni con QI più alto, ma solo per identificare quelli con QI inferiore a 25. Tuttavia è probabile che altre compagnie lo faranno. Si entrerebbe così in un mondo in cui i genitori potrebbero conoscere il livello di intelligenza dei loro figli, almeno la parte influenzata dai geni e non dall’ambiente, e decidere di conseguenza come educarli. Alcuni potrebbero addirittura pensare di selezionare gli embrioni più dotati per il bene della Nazione. [Financial Times; Anjana Ahuja]

 

ERC: più fondi per non perdere progetti eccellenti

In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 all’Università Bocconi di Milano, abbiamo intervistato Jean-Pierre Bourguignon, Presidente dello European Research Council fino alla fine del 2019. Per decidere chi lo sostituirà fra poco più di un anno, il Commissario europeo alla ricerca, la scienza e l’innovazione Carlos Moedas ha chiesto l’aiuto di Mario Monti, presidente della Bocconi, mettendolo a capo di una commissione di esperti.

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Le notizie di scienza della settimana #79

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 16 novembre 2018]

È stato approvato ieri in via definitiva al Senato il decreto legge contenente disposizioni urgenti per la città di Genova, che prevede, all’articolo 25, delle norme per la ricostruzione a Ischia nei comuni colpiti dal terremoto del 2017. Il condono non tiene però in considerazione il rischio sismico, idrogeologico e vulcanico che caratterizzano l’isola. Tralasciando gli aspetti politici, il decreto va nella direzione opposta a quella che indica la comunità scientifica ed erode la percezione del rischio degli isolani e non solo. «L’idea che promana dal provvedimento è: non tenete in alcuna considerazione le cassandre scientifiche. Liberi tutti», conclude Pietro Greco nel suo editoriale su Scienza in rete. Nell’immagine: i danni agli edifici in seguito al terremoto del 21 agosto 2017. La scossa più forte, localizzata nel comune di Casamicciola Terme, ha avuto una magnitudo locale pari a 3.6. Credit: Dipartimento Protezione Civile / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

SCIENZA, PSEUDOSCIENZA E ISTITUZIONI
Comincia oggi al Politecnico di Milano il 35esimo “Convegno Internazionale Innovazione e Ricerca – Alleanze a sostegno dell’agroecologia”, promosso dall’Associazione per l’agricoltura biodinamica. Il patrocinio di un simile evento da parte del Politecnico di Milano ha suscitato le critiche della senatrice Elena Cattaneo e una lettera aperta del Gruppo 2003, che chiedono al rettore dell’ateneo milanese di ritirare il proprio sostegno. Lo stesso appello è arrivato da un gruppo di 31 importanti direttori di dipartimento, docenti e ricercatori dell’Università degli studi di Milano, del CNR e del CREA, che ha invitato il rettore del Politecnico a non legittimarne l’inesistente scientificità dell’agricoltura biodinamica. La lettera dei ricercatori fotografa una profonda spaccatura nella comunità degli agronomi milanesi e un imbarazzante conflitto istituzionale fra atenei. [Scienza in rete; Autori Vari]

Ma esistono prove scientifiche dell’efficacia delle tecniche di coltura biodinamiche? La risposta nella rubrica “Vero o falso” di Scienza in Rete [Scienza in rete; Enrico Bucci, Ernesto Carafoli]. Per capire in cosa consista concretamente l’agricoltura biodinamica, invece, conviene analizzare i suoi standard di processo e le richieste brevettuali, tutelati dal marchio Demeter [Scienza in rete; Donatello Sandroni].

Si è tenuta martedì pomeriggio all’università Sapienza di Roma la presentazione del libro “Clima, basta catastrofismi. Riflessioni scientifiche sul passato e sul futuro”, di Franco Battaglia, Uberto Crescenti, Nicola Scafetta e Mario Giaccio. L’evento ha avuto inizio con i saluti del rettore portati dal prorettore, ma in sala erano presenti quasi esclusivamente contestatori. I relatori dichiarano che la comunità scientifica è divisa tra chi attribuisce il riscaldamento globale a cause prevalentemente naturali e chi invece pensa che sia di origine principalmente antropica. Tuttavia uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences nel 2010 ha mostrato che il 97-98% degli scienziati è d’accordo con le conclusioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, che afferma che è estremamente probabile che l’aumento delle temperature osservato dalla seconda metà del XX secolo sia dovuto alle attività umane. Il 2% in disaccordo ha competenze sostanzialmente inferiori rispetto a quelle della maggioranza. Gli scienziati che in Italia, negano la tesi antropica spesso non sono climatologi. Lo stesso evento era previsto nella mattinata di martedì al Senato, promosso dal senatore del Movimento 5 Stelle Franco Ortolani, ma è stato cancellato. [Scienza in rete; Sandro Fuzzi]

Sempre questa settimana è arrivato l’annuncio della volontà del Governo di istituire una commissione di vigilanza sulla divulgazione scientifica in televisione. In un’intervista andata in onda su La7, Barbara Lezzi, ministra per il Sud, ha motivato così la decisione: «Vogliamo cercare di dare tutte le versioni possibili in merito a un determinato argomento». Tuttavia, leggendo il testo della proposta di legge, depositata dal deputato del Movimento 5 Stelle Lugi Gallo, presidente della VII Commissione parlamentare cultura, scienza e istruzione, sembra che il compito della commissione sarebbe quello di rivedere e migliorare la forma della comunicazione scientifica e non i contenuti. Se così fosse, secondo Gilberto Corbellini, la sua costituzione sarebbe auspicabile. [Il Sole 24 Ore; Gilberto Corbellini]

Durante l’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Giorgio Parisi ha sottolineato l’importanza di far sentire la voce degli scienziati sulle questioni su cui i cittadini sono chiamati a prendere decisioni, illustrando i meriti e demeriti delle varie tesi. Perché questa voce raggiunga un pubblico più vasto possibile è necessario usare tutti gli strumenti di comunicazione: «Dobbiamo rimboccarci le maniche, forse cambiare il nostro modo di scrivere […], essere presenti con i nostri scritti sui giornali, in edicola, in libreria, in maniera da poter incidere efficacemente sul dibattito pubblico», ha affermato a conclusione del suo discorso. [Scienza in rete; Giorgio Parisi]

DAL CERVELLO ALLO SCHELETRO: QUANTO SONO DIVERSI MASCHI E FEMMINE?
Uno studio che ha coinvolto 700 000 persone conferma le teorie dello psicologo Simon Baron-Cohen. In media le donne hanno punteggi più alti degli umani sui test di empatia e più bassi su quelli di sistematizzazione. Sempre in media le persone con disturbi dello spettro autistico hanno punteggi più alti della media degli uomini sulla sistematizzazione e più bassi sull’empatia. Gli autori sottolineano tre aspetti. Primo: si tratta di risultati medi e ogni individuo può comportarsi, indipendentemente dal sesso, in modo molto diverso dalla media. Secondo: le persone con disturbi dello spettro autistico mancano in media della cosiddetta empatia cognitiva, quella che permette di capire cosa provano gli altri, ma non di quella affettiva, che invece permette di reagire appropriatamente agli stati d’animo altrui. Infine: le cause di queste differenze non sono ancora chiare. Esiste di certo una componente biologica, ma è probabile che anche le esperienze sociali e il modello educativo giochino un ruolo. [The Conversation; Simon Baron-Cohen, Carrie Alison, David M. Greenberg, Varun Warrier]

Le differenze tra maschi e femmine, sia nell’ambito patologico che fisiologico, vanno prese in considerazione quando si progettano terapie e si valuta l’efficacia dei farmaci, ma è fondamentale allargare lo sguardo per formulare ipotesi diverse e cercare di confermarle o confutarle con studi sperimentali solidi. Nel 2010 la giornalista Anna Nowogrodski scriveva su Nature che se i medicinali pongono sempre qualche rischio per chi li assume, questo rischio è molto più alto per le donne perché la ricerca medica usa popolazioni sperimentali per lo più maschili. Lo studio delle differenze tra maschi e femmine è dunque molto importante, ma finora si è concentrato su alcuni ambiti, per lo più comportamentali, che rispecchiano ipotesi fortemente modellate dalla cultura. Forse la prima domanda da porsi è se esistano altre categorie, oltre al sesso, che possiamo usare per individuare discrepanze. E poi, restringendo il focus sui sessi, potremmo chiederci che ruolo hanno avuto biologia e cultura nel creare le diversità maschio-femmina che possiamo riscontrare nei vari ambiti. [Scienza in rete; Pamela Boldrin]

Lo studio dello scheletro umano rivela che anche il sesso, come il genere, sfugge a una classificazione binaria. Fino agli anni ’70 del secolo scorso gli antropologi categorizzavano i resti umani ossei come appartenenti a maschi o femmine. Nel 1972 l’antropologo statunitense Kenneth Weiss notò che nei siti archeologici gli scheletri considerati “maschili” erano il 12% in più di quelli catalogati come femminili. Da quel momento in poi, consapevoli di questo bias, gli antropologi hanno cominciato ad assegnare la categoria “indeterminato” a un numero crescente di resti umani e il rapporto tra scheletri femminili e maschili si è riequilibrato. [The Atlantic; Alexandra Kralick]

RICERCA E SOCIETÀ
Dopo l’ondata di maltempo di fine ottobre che ha provocato danni ingenti ed è costata la vita a più di 30 persone, la Lega ha presentato alla Camera un progetto di legge che assegna poteri straordinari alle Regioni in tema di estrazione di inerti dal letto dei fiumi. Ma l’estrazione indiscriminata di inerti è dannosa perché innesca processi erosivi, mettendo in crisi le opere di difesa idraulica. Una legge quindi pericolosa per un territorio già martoriato dal dissesto idrogeologico, come conferma l’ultimo rapporto sul dissesto idrogeologico stilato dall’Ispra[Scienza in rete; Davide Michielin]

950 ricercatori, principalmente chimici, hanno firmato una lettera che esprime preoccupazione per l’eventuale approvazione del Plan S, il piano di transizione all’Open Access proposto dalla Commissione Europea e sottoscritto da diverse agenzie di finanziamento nazionale e da alcune fondazioni. Se il piano venisse adottato così com’è vieterebbe la pubblicazione su un vasto numero di riviste prestigiose che adottano il modello ibrido di pubblicazione. Accadrebbe dunque che gli scienziati finanziati da istituti che sottoscrivono il Plan S non potrebbero più pubblicare, e dunque collaborare, con coloro che invece ricevono fondi da agenzie che non aderiscono all’iniziativa. Verrebbe così limitata la loro libertà di ricerca. [Nature; Richard Van Noorden]

I social network aiutano gli scienziati a identificare possibili partecipanti per studi clinici, ma allo stesso tempo ne compromettono la riuscita. Le conversazioni online tra i partecipanti a un trial possono rivelare chi appartiene al gruppo di controllo e dunque sta ricevendo il placebo e spingerlo a ritirarsi. Oppure possono lasciar trapelare che la terapia non funziona. Allo stesso tempo queste conversazioni offrono supporto psicologico ai malati o a chi li assiste e in passato hanno permesso di coinvolgere i pazienti nella progettazione degli studi, garantendone un maggiore successo. [Nature; Heidi Ledford]