Le notizie di scienza della settimana #72

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 19 settembre 2018]

L'uragano Florence fotografato dalla Stazione Spaziale Internazionale il 10 settembre 2018. Credit: NASA. Licenza: Public Domain.
Dopo aver raggiunto il North Carolina venerdì pomeriggio, l’uragano Florence ha rallentato la sua corsa, rimanendo sui territori del North Carolina e South Carolina fino a domenica. La permanenza prolungata dell’uragano, che intanto era stato declassato a ciclone tropicale di categoria 2 per la minore intensità dei suoi venti, ha portato nella regione temporali molto intensi. In alcune città sono caduti oltre 70 cm di pioggia in soli due giorni causando, anche nelle zone più interne, l’esondazione di torrenti e fiumi che potrebbero continuare nei prossimi giorni. Finora le vittime accertate sono 32, 500 000 le persone rimaste senza elettricità, oltre 2 500 le persone salvate dai soccorritori. Il ruolo del cambiamento climatico nel determinare la violenza degli uragani è stato analizzato in uno studio pubblicato a maggio sul Journal of Climate: simulando 22 uragani recenti in uno scenario con temperature più alte, gli scienziati hanno osservato che non diventano più intensi ma quasi tutti portano maggiori quantità di pioggia, con un aumento medio del 25% nel livello delle precipitazioni. Il motivo è che la capacità dell’aria di trattenere umidità aumenta del 7% per ogni grado centigrado di temperatura in più. Per capire quanto e come l’aumento della temperatura globale ha influenzato l’uragano Florence servirà tempo: gli scienziati dovranno eseguire tutte le simulazioni del caso. Tuttavia la possibilità di attribuire le caratteristiche di singoli eventi meteorologici al cambiamento climatico sta diventando una scienza sempre più affidabile. Nell’immagine: l’uragano Florence fotografato dalla Stazione Spaziale Internazionale il 10 settembre 2018. Credit: NASA. Licenza: Public Domain.

SOFOSBUVIR: LA BATTAGLIA CONTINUA

Riunito a Monaco il 13 settembre, lo European Patent Office (EPO) ha deciso di respingere l’opposizione al brevetto sul farmaco contro l’epatite C Sofosbuvir, di proprietà dalla società Gilead Sciences. La richiesta di opposizione era stata depositata a marzo dello scorso anno da una serie di organizzazioni non governative appartenenti a 17 Paesi, tra cui Medici Senza Frontiere e Médecins du Monde. Il motivo dell’opposizione è che la scienza dietro il Sofosbuvir non ha elementi di novità sufficienti per giustificare la copertura brevettuale. La decisione dell’EPO preclude di fatto l’accesso al costoso farmaco per i cittadini europei, che non possono acquistare le versioni generiche più economiche vendute in altri Paesi. Il Sofosbuvir, lanciato sul mercato da Gilead alla fine del 2013, è un antivirale diretto per il trattamento dell’epatite C e in Europa il costo