Letture per il finesettimana #14

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 18 dicembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di come la pandemia ha cambiato la ricerca scientifica, dei lavoratori invisibili nel settore del machine learning, delle tecnologie biometriche finanziate dalla Commissione europea per la sicurezza e la sorveglianza, dei primi cinque anni dalla firma dell’accordo di Parigi e diamo gli ultimi aggiornamenti su COVID-19.
Buona lettura e vi diamo appuntamento all’8 gennaio (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Come la COVID-19 ha cambiato la scienza e quali debolezze ne ha messo in luce
Il salto del un nuovo coronavirus SARS-CoV-2 nella specie umana e il conseguente diffondersi di una epidemia globale ha avuto un impatto enorme sulla ricerca scientifica e sui suoi protagonisti, scrive il giornalista scientifico Ed Yong per The Atlantic. Alcuni hanno, in brevissimo tempo, riconvertito i loro laboratori per occuparsi del nuovo virus, interrompendo le ricerche su cui stavano lavorando. Altri, che di virus fino a quel momento non si erano mai occupati, hanno cominciato ad analizzare i dati e formulare modelli di previsione della dinamica del contagio che potessero informare le decisioni politiche. Nel giro di nove mesi sono stati sviluppati 54 vaccini, 3 dei quali hanno già concluso i loro studi di fase 3, sfruttando, a volte per la prima volta, delle tecnologie a cui si lavorava da decenni. L’intero mondo della ricerca ha investito tutte le sue energie su un unico problema, ricevendo anche flusso di finanziamenti, pubblici e privati, mai visto prima. Questo incredibile sforzo ha generato un altrettanto incredibile patrimonio di conoscenza, che sarà utile anche dopo la fine di questa pandemia, sia per affrontare le prossime che verranno che per curare altre malattie, infettive e non. Ma ha anche messo in luce i limiti dell’impresa scientifica, per come è stata condotta finora. Prima di tutto ha penalizzato le minoranze, soprattutto le donne e gli scienziati neri, che già di solito hanno meno opportunità e che sono stati marginalizzati ancora di più in questo periodo. In secondo luogo ha mostrato come l’eccessiva ambizione e desiderio di notorietà può spingere a fare errori, a formulare i problemi in modo superficiale, soprattutto quando si esce dal proprio campo di competenze. È accaduto, ad esempio, che i trial clinici per alcuni trattamenti contro COVID-19 siano stati pianificati male e si siano quindi rivelati inutili. C’è da sperare che su questi aspetti la scienza eserciti la sua più importante caratteristica, ovvero la propensione all’autocorrezione [The Atlantic]

2 I lavoratori invisibili dietro l’intelligenza artificiale
Durante la conferenza NeurIPS, una delle più prestigiose nel campo dell’intelligenza artificiale, Saiph Savage ha parlato dei lavoratori che, reclutati su piattaforme come Amazon Mechanical Turk, alimentano vari algoritmi di machine learning. Alcuni etichettano immagini per i sistemi di apprendimento supervisionato, altri trascrivono gli audio su cui gli assistenti vocali si allenano, altri leggono ad alta voce dei testi per rendere riconoscibili certi accenti e certe inflessioni. Seguendo centinaia di lavoratori su Amazon Mechanical Turk per diversi anni, Savage ha trovato che il loro salario orario medio è di 2 dollari all’ora e che per molti di loro questa è la principale fonte di reddito. Inoltre le capacità sviluppate in questi lavori spesso non sono riconosciute dai datori di lavoro [MIT Technology Review]

3 Intervenire sulle disuguaglianza di genere nella scienza permetterà un maggior successo delle campagne di vaccinazione
I movimenti di opposizione alla vaccinazione contro il vaiolo che si diffusero alla fine del 1800 in Inghilterra vennero disinnescati cancellando le leggi che ne imponevo l’obbligo. Ma la sfiducia nella scienza e nella medicina continuò in diverse forme e spesso si sovrappose con i movimenti femministi. La causa va ricercata nel monopolio maschile in campo scientifico e medico e nella sostanziale esclusione delle donne dalla loro pratica. La storia rischia di ripetersi ora. Durante la pandemia gli scienziati hanno avuto grande visibilità, sia nei media che nei diversi organismi di consulenza ai governi. Anche questa volta sono stati molto più rappresentati gli uomini delle donne. Ma quando sarà il momento di organizzare le campagne vaccinali di massa sarà fondamentale includere anche il punto di vista delle donne per interpretare una pluralità di punti di vista e di realtà demografiche. Se questo non accadrà, l’esitazione e la resistenza alle vaccinazioni potrebbe metterne a rischio il successo [LSE Impact Blog]

4 L’accordo di Parigi, cinque anni dopo
Sabato scorso si è svolto il Climate Ambition Summit 2020, in occasione del quinto anniversario dell’accordo di Parigi. Organizzato da ONU, Francia e Regno Unito, l’incontro doveva rivitalizzare lo “spirito di Parigi” e c’erano molte aspettative sui nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni su cui diversi capi di Stato si sarebbero impegnati, soprattutto da qui al 2030. Queste aspettative sono state largamente disattese. Il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito le sue intenzioni di raggiungere zero emissioni nette entro il 2060 ma poco ha detto sui prossimi dieci anni. Il primo ministro indiano Narendra Modi ha rinnovato il suo impegno a ridurre le emissioni di CO2 entro il 2047, anniversario dell’indipendenza indiana, ma non ha parlato della produzione di carbone. Oggetto di critica sono stati anche i piani di recupero dalla crisi economica in corso a causa della pandemia, che finora stanno destinando troppi fondi a settori e attività con alto livello di emissioni [The Guardian]

5 L’Europa ha finanziato progetti di sviluppo di tecnologie biometriche per sicurezza e la sorveglianza e si prepara a farlo ancora
Il progetto iBorderCtrl ha sviluppato un sistema che esamina le micro-espressioni facciali per capire se una persona sta mentendo. È stato testato in alcuni punti lungo i confini tra gli stati europei e tra i suoi finanziatori c’è anche la Commissione Europea, tramite il suo programma quadro Horizon 2020, che gli ha assegnato 4,5 milioni di euro. In totale sono 1,7 i miliardi che Horizon 2020 ha destinato a progetti di questo tipo e Horizon Europe, il suo successore che partirà nel 2021, avrà un budget di 1,3 miliardi nel settore della sicurezza e del controllo dei confini. Il parlamentare europeo Patrick Breyer, del partito pirata tedesco, ha fatto causa alla Commissione per il finanziamento di iBorderCtrl e la prima udienza del processo è fissata per gennaio [The Guardian]

6 Aggiornamenti COVID-19
×  Il vaccino prodotto da Moderna potrebbe essere il prossimo a ricevere l’approvazione per l’uso in condizioni di emergenza da parte dell’agenzia del farmaco USA, in base al parere riportato martedì [Financial Times]
×  Sabato l’agenzia del farmaco USA ha approvato il vaccino di Pfizer/BioNTech. La somministrazione è cominciata lunedì, partendo con gli operatori sanitari e gli ospiti e il personale delle residenze sanitarie assistenziali [STAT News]
× Per testare sicurezza ed efficacia dei vaccini, le compagnie cinesi sono dovute andare all’estero dove l’epidemia imperversa ancora e stanno intessendo una rete di relazioni diplomatiche ed economiche [Science]
× Perché i bambini si ammalano molto meno gravemente di COVID-19 o non si ammalano affatto? Un punto sui risultati delle ricerche condotte finora su questo argomento [Nature]
× Il premio Nobel per l’economia Richard H. Thaler propone di organizzare un’asta di beneficienza venendo a personaggi ricchi e famosi una piccola parte dei primi 20 milioni di dosi di vaccino che arriveranno nei prossimi mesi negli Stati Uniti [The New York Times]
× La mancata registrazione di alcune migliaia di casi nel Regno Unito a causa di un banale errore tecnico è stata l’occasione per stimare l’efficacia dei sistemi di tracciamento [Le Monde]

Letture per il finesettimana #13

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’11 dicembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di reti neurali che hanno bisogno di dormire per non allucinare, di open access in biologia, della capsula giapponese rientrata sulla Terra portando dei frammenti dell’asteroide Ryugu, dei nuovi ERC Consolidator Grant e degli aggiornamenti sui vaccini contro COVID-19.
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1 Anche le reti neurali hanno bisogno di dormire
Un gruppo di ricercatori del Los Alamos National Laboratory hanno osservato che esponendo la loro rete neurale artificiale a un segnale con caratteristiche simili alle onde lunghe che attraversano il nostro cervello durante il sonno profondo l’instabilità del loro sistema è scomparsa. Le reti neurali artificiali studiate da questi scienziati cercano di riprodurre il più fedelmente possibile il funzionamento dei neuroni biologici durante diversi tipi di processi di apprendimento. Nell’esperimento in questione la rete si allenava, in maniera non supervisionata, sul riconoscimento delle immagini. Dopo un certo tempo di attività la rete cominciava a sviluppare una sorta di allucinazioni, che sono scomparse non appena è stato imposto uno stato che riproduce quello del sonno profondo [Scientific American]

2 Il modello open access prende piede in campo biologico
La rivista open access eLife, lanciata nel 2012, richiederà di archiviare come preprint gli articoli che gli vengono sottoposti per la pubblicazione. Non solo: renderà pubblici i commenti dei revisori, anche nel caso in cui gli articoli non vengano accettati. Dietro questa decisione c’è Michael Eisen, editore-in-chief della rivista dal 2019. Secondo Eisen il modello dell’editoria scientifica è ancora basato sulla carta stampata e non si adatta più alle dinamiche introdotte da internet. La novità che propone per eLife, nella sua opinione, non fa che prendere atto di un cambiamento che è già avvenuto. Infatti, durante l’estate si sono resi conto che il 68% degli articoli che stavano revisionando per eLife era già stato pubblicato nei vari archivi aperti. Per ora Eisen afferma che questo non cambierà il modello di business della rivista, che può contare su importanti fonti di finanziamento come l’Howard Hughes Medical Institute, e che richiede 2500 dollari agli autori per ogni articolo pubblicato [Science]

3 La missione del Giappone sull’asteroide Ryugu termina con una caccia nell’entroterra australiano
Una capsula della navicella spaziale giapponese Hayabusa2 è rientrata nell’atmosfera terrestre sabato, dopo un viaggio durato sei anni per esplorare e raccogliere campioni da un asteroide chiamato Ryugu. L’atterraggio è avvenuto 450 chilometri a nord della città di Adelaide in Australia, in una zona desertica. Ma i ricercatori hanno dovuto faticare per individuare il punto esatto in cui l’oggetto, largo 40 cm, è atterrato all’interno di una zona migliaia di metri quadrati. Lunedì un aereo ha lasciato l’Australia per trasportare in Giappone i campioni raccolti dalla capsula, dove verranno studiati a fondo e in un secondo momento condivisi con altri ricercatori di tutto il mondo. Studiare l’acqua intrappolata nei minerali di Ryugu potrebbe aiutare a capire se l’acqua negli oceani della Terra proviene dagli asteroidi e se questi abbiano avuto un ruolo nel trasporto di materia organica sul nostro pianeta [The New York Times]

4 Più artefatti che organismi viventi
Il peso degli oggetti fabbricati dagli esseri umani eccederà entro la fine dell’anno quello degli organismi viventi. È questa la conclusione a cui sono giunti i ricercatori del Weizmann Institute of Sciences a Rehovot, in Israele, che dà una misura dell’impatto che la nostra specie ha avuto sul pianeta che abitiamo. Gli scienziati hanno misurato la massa di tutti gli oggetti costruiti dall’umanità a partire dal 1900, come bottiglie di plastica, mattoni e cemento utilizzati per la costruzione degli edifici e delle strade, e hanno osservato che questa quantità è raddoppiata ogni 20 anni circa. Contemporaneamente la biomassa è diminuita a causa della deforestazione e della conseguente scomparsa di molte specie animali. L’azione congiunta di queste due dinamiche porterà per la prima volta al sorpasso degli artefatti sugli organismi viventi alla fine del 2020, secondo le stime del gruppo israeliano. I numeri nella loro conclusione sono chiaramente soggetti a un certo livello di incertezza, ma la sostanza non cambia: siamo entrati in una nuova era, quella dell’Antropocene, in cui la presenza degli umani sulla Terra sarà visibile per milioni di anni nel futuro [BBC News]

5 ERC Consolidator Grant: i ricercatori italiani continuano a fuggire all’estero
Sono stati pubblicati i progetti vincitori di un ERC Consolidator Grant, uno dei prestigiosi strumenti di finanziamento assegnato dallo European Research Council ai ricercatori con almeno sette anni di esperienza di ricerca dopo il dottorato. Dei 327 vincitori, ben 47 sono italiani, posizionando il nostro paese al primo posto nelle statistiche sulle 39 nazionalità partecipanti. Di questi 47 progetti però, solo 17 saranno svolti in Italia, mentre gli altri 30 verranno portati avanti in istituzioni straniere. Al primo posto nella classifica delle nazionalità dei centri ospitanti ci sono, a pari merito, Germania e Regno Unito, con ben 50 progetti, segue la Francia con 34 e i Paesi Bassi con 29. Continua dunque la tendenza che si è verificata negli ultimi anni: la ricerca italiana di eccellenza, per essere finanziata, deve spostarsi all’estero [Wired.it]

6 Aggiornamenti COVID-19
× Il comitato di esperti esterno dell’FDA ha formalmente raccomandato che l’agenzia del farmaco USA approvi il vaccino anti-COVID-19 di Pfizer/BioNTech. È probabile che questo avverrà nei prossimi giorni [The New York Times]
× Pubblicati sul New England Journal of Medicine i dati di sicurezza ed efficacia del vaccino Pfizer/BioNTech [NEJM]
× Martedì è cominciata la campagna di vaccinazione in UK. La prima persona a ricevere il vaccino contro COVID-19 è stata una donna di 91 anni [The Guardian]
× Il tracciamento all’indietro potrebbe essere una strada promettente? [BBC]

Letture per il finesettimana #11

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 27 novembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo dell’aumento dei finanziamenti pubblici alla ricerca in Spagna, delle cinque regole d’oro per comunicare le prove scientifiche, di un sistema di deep learning che sintetizza in una frase il contenuto di interi articoli scientifici, del documentario sui bias degli algoritmi appena uscito negli Stati Uniti, della qualità dell’aria in Europa e sintetizziamo le notizie salienti sulla COVID-19.
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1 Il governo spagnolo propone un sorprendente aumento di fondi pubblici per la ricerca
Il Governo spagnolo presieduto dal socialista Pedro Sanchez ha proposto un consistente aumento di bilancio destinato al ministero della scienza per il 2021. Si parla del 60% in più rispetto al 2020, per un totale di 3,2 miliardi di euro. Se approvato dal Parlamento, si tratterebbe del finanziamento più alto mai ricevuto dalla ricerca pubblica in Spagna. 1,1 miliardi di questa somma provengono dal fondo NextGenerationEU, stanziato dalla Commissione Europea per far fronte alla crisi economica causata dalla pandemia. I ricercatori spagnoli hanno accolto con entusiasmo la notizia, ma sottolineano l’importanza che questo livello di fondi venga garantito per un periodo di tempo sufficiente per poter sostenere delle azioni di lungo periodo e ridare fiato alla scienza spagnola che più di altri settori ha sofferto i tagli dovuti all’austerity degli ultimi dieci anni [Nature]

2 Le cinque regole per comunicare le prove scientifiche
Il Winton Centre for Risk and Evidence Communication dell’Università di Oxford ha individuato cinque principi da tenere a mente nella comunicazione della conoscenza scientifica su temi di interesse pubblico. Una comunicazione di successo, sottolineano i ricercatori, non è quella che spinge il pubblico verso una particolare decisione, ma piuttosto quella che chiarisce cosa è noto su un argomento e come questo debba influenzare il processo decisionale. I cinque principi sono: informare, non persuadere; includere tutte le prove disponibili, non solo quelle a favore delle nostre convinzioni; evidenziare ciò che non si sa e il grado di incertezza su quello che si sa; commentare la qualità delle prove disponibili; dare spazio ai dubbi più comuni sul tema per provare a prevenire la disinformazione [Nature]

3 Un’intelligenza artificiale sintetizza in una frase il contenuto di articoli scientifici
È stata sviluppata dall’Allen Institute for Artificial Intelligence che la ha testata per ora sugli articoli dell’area di computer science. Il risultato è mostrato dal sistema di ricerca di pubblicazioni scientifiche messo a punto dallo stesso istituto e chiamato Semantic Scholar. Digitando, per esempio, l’espressione ‘natural language processing’ in questo motore di ricerca, vedremo apparire sotto il titolo degli articoli elencati tra i risultati una frase preceduta dall’acronimo TLDR, too long, didn’t read. Questo strumento potrebbe aiutare i ricercatori a orientarsi in un’area incredibilmente produttiva in questo momento storico. Mentre finora si erano sperimentati dei sistemi cosiddetti ‘estrattivi’, capaci cioè di individuare le frasi più salienti all’interno dell’articolo, i progressi nei sistemi di analisi ed elaborazione del linguaggio naturale hanno permesso di passare a un approccio cosiddetto ‘astrattivo’, capace di formulare nuove frasi a partire da un’analisi del contenuto dell’intero articolo [MIT Technology Review]

4 È appena uscito negli Stati Uniti il documentario ‘Coded Bias’che racconta come gli algoritmi di machine learning possono essere razzisti
Il documentario racconta la storia di Joy Buolamwini, ricercatrice nera dello MIT Media Lab, che si rende conto che i software per il riconoscimento facciale sono in grado di rilevare il suo volto solo se indossa una maschera bianca. Questo accade perché la gran parte di essi viene allenata su archivi di immagini che sono per la maggioranza volti di uomini bianchi. Nel seguire il viaggio di Buolamwini dalle prime ricerche fino all’audizione davanti al Congresso sulle tecnologie per il riconoscimento facciale, Shalini Kantayya, la regista, lega insieme una serie di storie locali e internazionali che mostrano come i sistemi di machine learning utilizzati nei campi più diversi, dalla selezione del personale alla giustizia e la prevenzione del crimine, siano capaci di perpetuare, amplificandole, le ingiustizie già presenti nella nostra società [The New York Times]

5 In Europa tre cittadini su quattro sono esposti a livelli di inquinamento dell’aria sopra i limiti di sicurezza
Il rapporto annuale dell’agenzia europea per l’ambiente sulla qualità dell’aria, pubblicato lunedì, mostra che nell’ultimo decennio le cose sono nettamente migliorate: tra il 2009 e il 2018 il numero di morti annuali collegate all’esposizione al particolato fine, il più pericoloso per la salute, è diminuito di 60 000 unità nel totale dei 28 stati membri dell’Unione, passando da 477 000 del 2009 a 417 000 del 2018. Questa buona notizia non deve però distrarre dall’altro dato denunciato dal rapporto: la concentrazione del particolato fine nell’aria respirata dal 77% dei cittadini europei è superiore ai limiti di sicurezza fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità [Le Monde]

6 Aggiornamenti COVID-19
× Lunedì sono stati pubblicati i primi risultati di efficacia per il vaccino sviluppato da AstraZeneca insieme all’Università di Oxford. Apparentemente l’efficacia maggiore, circa il 90%, è stata registrata tra i soggetti che hanno ricevuto mezza dose alla prima iniezione e un’intera dose solo al richiamo. Ma il gruppo su cui è stata calcolata è troppo piccolo e non include persone sopra i 55 anni. Gli scienziati e gli investitori sono perplessi e la compagnia probabilmente ripeterà lo studio, senza però ritardare la richiesta di autorizzazione alle agenzie del farmaco [The Guardian]
× Come funziona la sperimentazione di un vaccino? Come si verifica la sua sicurezza? Un’intervista ad alcuni partecipanti e una riflessione sui meccanismi di compensazione per i danni da vaccino e su come questi influiscono sul loro prezzo [Five Thirty Eight]
× L’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsiglia l’uso di remdesivir per COVID-19 [The British Medical Journal]
× Tre nuovi studi rinforzano l’ipotesi che la mutazione nota con il nome di 614G, rilevata per la prima volta all’inizio di gennaio nella Cina orientale, potrebbe aver reso il virus più capace di infettare gli esseri umani e la pandemia più difficile da contrastare [The New York Times]

Letture per il finesettimana #9

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 13 novembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo del modello cosmologico standard, di cibi geneticamente modificati, del ruolo dell’esperienza nella valutazione soggettiva del rischio, di come riaprire le attività chiuse per via della pandemia basandosi sulle prove scientifiche, del finanziamento al programma Horizon Europe e della crisi di Nuova Delhi che affronta un nuovo aumento dei contagi da SARS-CoV-2 con livelli elevatissimi di inquinamento atmosferico e l’inverno alle porte.
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1 Il trionfo del modello cosmologico standard sancito da una misura di precisione da parte degli astrofisici ai Laboratori del Gran Sasso
Nei laboratori sotto il Gran Sasso la collaborazione LUNA ha misurato con precisione inedita la frequenza con cui il deuterio si trasforma in elio-3 assorbendo un protone. Questa quantità è fondamentale per stabilire con precisione qual era la densità di protoni e neutroni nei primi minuti dopo il Big Bang, e confrontarla con quella presente all’epoca della ricombinazione, circa 380 000 anni dopo, misurata dalle osservazioni della radiazione cosmica di fondo. Questo confronto permette di testare la validità del modello cosmologico standard. La misura non è affatto facile perché la fusione di deuterio e protone in elio-3 è un evento raro e in più sulla superficie terrestre i raggi cosmici ne coprirebbero il segnale. Per questo l’esperimento è stato realizzato sotto la montagna del Gran Sasso, che con la sua roccia scherma i raggi cosmici. La misura ottenuta è stata inserita nel modello e ha restituito un valore compatibile con quello stimato dalla radiazione cosmologica di fondo [Quantamagazine]

2 Ancora tante persone dubitano della sicurezza dei cibi geneticamente modificati
Un’indagine condotta dal Pew Research Center ha concluso che c’è ancora una diffusa diffidenza verso gli organismi geneticamente modificati usati per gli alimenti. Il sondaggio ha coinvolto 1500 persone in 20 stati e la mediana della percentuale di chi considera non sicuri i cibi geneticamente modificati è del 48%, quella dei favorevoli è del 13%. Viene rilevata però una grande percentuale di persone che dichiarano di non saperne abbastanza per esprimersi (mediana del 37%). In Italia il 26% degli intervistati non ha risposto non ritenendosi sufficientemente informato, il 62% li ha definiti non sicuri e il 10% sicuri. L’Australia è l’unico Paese in cui la percentuale dei contrari uguaglia quella dei favorevoli, attestandosi a un valore del 31%. In generale le donne sono più inclini degli uomini a ritenere questi cibi pericolosi per la salute, mentre tra coloro che hanno un alto livello di istruzione in campo scientifico la frazione dei favorevoli è del 48% [PEW Research Center]

3 Come prendiamo le decisioni in tempo di pandemia?
Kahneman and Tversy lo scrivevano già nel 1974 in un articolo intitolato “Judgement Under Uncertainty”: la nostra valutazione del rischio è basata sull’esperienza. Così accade che la probabilità soggettiva che assegniamo a un incidente d’auto cresce per un po’ dopo aver visto una macchina ribaltata al lato della strada. La pandemia è un’esperienza che non ha precedenti nelle nostre vite e quindi la norma sociale pesa molto sui nostri comportamenti: indossare o no la mascherina, partecipare a una festa, scegliere per i nostri figli la didattica a distanza. Per contrastare questa dinamica è necessaria una comunicazione chiara e corretta da parte delle istituzioni e di personaggi carismatici che hanno davvero il potere di farci cambiare idea e di rendere accettabili cose su cui altrimenti faticheremmo a essere razionali [ProPublica]

4 Il Parlamento europeo ha approvato un budget di 85 miliardi di euro per il programma Horizon Europe
Si tratta di 1,5 miliardi in più rispetto a quanto proposto inizialmente dalla Commissione nel 2018. Un aumento modesto che però risponde alle pressioni di diversi gruppi di ricercatori e società scientifiche che aspiravano a 160 miliardi. Tuttavia, l’aumento del budget non era affatto scontato ed è il frutto di una rinegoziazione tra gli Stati membri riuniti nel Consiglio d’Europa. Horizon Europe è il prossimo programma quadro di finanziamento della Unione Europea per il periodo 2021-2027. Nei prossimi mesi sarà deciso come gli 85 miliardi saranno spartiti tra i diversi programmi e in particolare quanto sarà destinato allo European Research Council, l’agenzia di finanziamento della ricerca di base in Europa [Science]

5 Big data per guidare le chiusure e le riaperture
Grazie ai dati di mobilità riguardanti 98 milioni di cittadini residenti in diverse città americane e relativi al periodo 1 marzo – 1 aprile, un gruppo di ricercatori di Stanford è stato in grado di identificare i contesti dove è più probabile infettarsi. I risultati non sono sorprendenti, e in parte confermano quello che abbiamo imparato da studi di eventi specifici di diffusione. I luoghi più pericolosi sono i ristoranti, le palestre e le chiese. Ma l’estrema ricchezza del campione dei dati (ottenuto dalla localizzazione dei cellulari) permette di quantificare con accuratezza il rischio di trasmissione tipico di ciascun contesto e di simulare l’evoluzione dell’epidemia con aperture modulate, in cui per esempio vengono riaperti i ristoranti ma con un tetto alla percentuale di occupazione. Lo studio offre una base scientifica per cominciare a pianificare le riaperture nei Paesi in cui vigono misure restrittive e in cui il disagio sociale dovuto alla crisi economica sta crescendo in maniera preoccupante [Nature]

6 L’arrivo dell’inverno e l’aumento dell’inquinamento atmosferico fanno salire i casi di infezione a Nuova Delhi
Mentre l’epidemia in India ha cominciato a rallentare dalla metà di settembre, Nuova Delhi, nel nord del Paese, ha toccato il suo record di contagi giornalieri mercoledì, con 8 500 nuovi casi positivi. La pressione sugli ospedali aumenta con quasi il 50% dei letti destinati ai pazienti con COVID-19 già occupati. La situazione delle terapie intensive è ancora più preoccupante. L’aumento dei contagi arriva insieme al deterioramento della qualità dell’aria, con una concentrazione di particolato fine 14 volte superiore alle soglie di sicurezza stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e all’abbassamento delle temperature, che permetteranno al virus di sopravvivere più a lungo e indeboliranno il sistema immunitario. Sono ormai vari gli studi che hanno misurato una correlazione tra livelli di inquinamento e tasso di mortalità della COVID-19 oppure severità del quadro clinico [BBC]

Letture per il finesettimana #8

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 6 novembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di equazioni differenziali, di archeologia glaciale, di accesso delle minoranze alla ricerca scientifica, degli errori commessi dalla politica nonostante l’incredibile risposta di medici e scienziati di fronte alla pandemia, degli eventi di superdiffusione del SARS-CoV-2 e, infine, del futuro della scienza americana in attesa dell’esito del voto.
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1 Risolvere uno dei problemi matematici più difficili con il deep learning
Le equazioni differenziali alle derivate parziali (PDE) descrivono fenomeni che evolvono nel tempo e nello spazio. Sono capaci di rappresentare la dinamica dei fluidi, le orbite dei pianeti o il movimento delle placche tettoniche. Ma risolverle è uno dei problemi matematici più difficili in assoluto. Un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology ha sviluppato un algoritmo di deep learning capace di trovare le soluzioni di intere famiglie di PDE senza essere ri-allenato ed è 1000 volte più veloce dei metodi tradizionali [MIT Technology Review]

2 Lo scioglimento dei ghiacciai rivela reperti archeologici che sarebbero altrimenti rimasti segreti ma allo stesso tempo rischia di farli perdere per sempre
Con lo scioglimento dei ghiacci causato dal riscaldamento globale stanno venendo alla luce artefatti antichi perfettamente conservati, creando una nuova scienza, quella della archeologia glaciale. Ma i ghiacci si sciolgono a un ritmo accelerato e per gli archeologi è iniziata una corsa contro il tempo per salvare questi tesori così fragili [The Guardian]

3 L’accesso alla ricerca scientifica è ancora largamente precluso alle minoranze, come neri e donne, ma non sappiamo quanto perché mancano i dati
Le più grandi case editrici scientifiche hanno dichiarato di aver intrapreso delle politiche di integrazione verso i gruppi minoritari che pubblicano meno sulle loro riviste, ma solo due hanno raccolto dei dati sull’argomento. Si tratta dell’American Association for the Advancement of Science, che pubblica Science, e la Royal Society. In entrambi i casi gli autori si sono identificati come bianchi nel 70-80% dei casi. Le cose non sono molto diverse se si guarda ai dipendenti di queste case editrici o all’identità di genere invece che alla composizione etnica. Per cambiare le cose però, occorre prima di tutto raccogliere più dati a riguardo [The New York Times]

4 Nel libro ‘The COVID-19 catastrophe’ Richard Horton, direttore della rivista The Lancet, racconta il successo della scienza e il fallimento della politica
Già alla fine di gennaio la comunità medica e scientifica cinese documentava, in giornali scientifici in inglese e di alto livello, le caratteristiche cliniche della malattia causata dal nuovo coronavirus, confermava la possibilità di trasmissione da persona a persona e quantificava il carico a cui sarebbero state sottoposte le terapie intensive. Una risposta incredibile e la prova di una rinascita seguita alla terribile gestione dell’epidemia di SARS nel 2002-2003. Nonostante questo, i governi occidentali, soprattutto gli Stati Uniti, non sono stati in grado di essere conseguenti, in parte per sottovalutazione del problema e in parte per strutturale incapacità dei loro sistemi sanitari di affrontare una crisi del genere [LSE Impact Blog]

5 Il ruolo degli eventi di superdiffusione nell’epidemia di SARS-CoV-2
Alla fine di febbraio la società farmaceutica Biogen ha tenuto la sua consueta conferenza annuale a Boston. Uno dei partecipanti era stato infettato dal nuovo coronavirus e probabilmente lo ha trasmesso a 97 persone, tra gli altri partecipanti e i loro conviventi. Uno studio recente ha stimato che la catena di contagio di quell’evento potrebbe aver coinvolto decine di migliaia di persone solamente nella zona di Boston. L’indice Rt, di cui sentiamo tanto parlare, indica quante persone vengono contagiate da una persona infetta in media. Ma l’esperienza insegna che per la COVID-19, così come per molte altre malattie infettive, la maggior parte delle persone non trasmettono il virus a nessuno e una piccola percentuale è responsabile dalla maggioranza delle infezioni. Questo ha due conseguenze in termini pratici: è importante limitare le occasioni che favoriscono fenomeni di superdiffusione (spazi chiusi, affollati e senza distanziamento) e tracciare i contatti all’indietro piuttosto che in avanti (ovvero cercare di capire dove una persona si è infettata piuttosto che capire chi ha infettato) [Science]

6 La scienza americana attende il risultato del voto presidenziale col fiato sospeso
×  I quattro anni passati hanno causato talmente tanti danni alla scienza e alle politiche informate dalla scienza, che ci vorranno decenni per recuperare [Science]
×  La gestione della pandemia è stato il culmine di una serie di politiche che hanno sistematicamente ignorato le prove scientifiche [Nature]
×  Ma alcuni scienziati, hanno avuto commenti positivi sui quattro anni della presidenza Trump, soprattutto dal punto dei vista dei fondi. Nonostante i ripetuti tentativi del presidente di tagliare i finanziamenti pubblici di diverse agenzie di ricerca federali, il Congresso si è opposto [Science]
×  L’ambito in cui Trump ha fatto più danni è sicuramente quello delle politiche ambientali. Mercoledì, il giorno dopo le elezioni, gli Stati Uniti sono ufficialmente usciti dall’accordo di Parigi. Se Biden vincesse, basterebbe una sua firma per rientrare, ma gli impegni che potrebbe portare sul tavolo della conferenza delle parti dipenderebbero anche e soprattutto dal Congresso [Vox]

Chi sono i ricercatori highly cited

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 20 dicembre 2018]

È stata pubblicata il 27 novembre scorso la lista dei ricercatori Highly Cited secondo Clarivate Analytics. La lista comprende i ricercatori che nel periodo 2006-2016 hanno pubblicato articoli con un un eccezionale numero di citazioni. L’analisi è condotta distinguendo 21 diverse aree scientifiche: dalla medicina clinica alla fisica, dalla matematica alle scienze agrarie e così via. Quest’anno per la prima volta vengono inseriti nella lista anche gli scienziati che hanno raccolto il numero critico di citazioni da diversi campi, i cosiddetti ricercatori della categoria cross-field.

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ERC: più fondi per non perdere progetti eccellenti

In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 all’Università Bocconi di Milano, abbiamo intervistato Jean-Pierre Bourguignon, Presidente dello European Research Council fino alla fine del 2019. Per decidere chi lo sostituirà fra poco più di un anno, il Commissario europeo alla ricerca, la scienza e l’innovazione Carlos Moedas ha chiesto l’aiuto di Mario Monti, presidente della Bocconi, mettendolo a capo di una commissione di esperti.

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La difficile transizione all’Open Access

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 3 ottobre 2018]

Il 4 settembre scorso un gruppo di 12 agenzie europee di finanziamento della ricerca ha annunciato l’iniziativa di conversione all’Open Access (OA) Plan S, che prevede di rendere obbligatoria entro il 2020 la pubblicazione immediata in OA per tutti i ricercatori che ricevono fondi da enti pubblici europei. Tra i sottoscrittori di questa iniziativa c’è anche Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), unico ente italiano. «L’INFN ha una tradizione Open Access ed è da anni in prima linea nella sua promozione con progetti come SCOAP3 in collaborazione con il CERN», ha affermato Fernando Ferroni, presidente dell’INFN (qui il modello di funzionamento di SCOAP3).

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Le notizie di scienza della settimana #73

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 26 settembre 2018]

La lettera in cui Galileo Galilei critica il sostegno al modello geocentrico da parte della Chiesa cattolica. La lettera risalirebbe al dicembre del 1613 ed è indirizzata all'amico e matematico pisano Benedetto Castelli. Il documento potrebbe confermare che la copia che il frate domenicano Niccolò Lorini consegnò al tribunale dell'Inquisizione a Roma nel 1615 non era stata modificata ad arte, come sostenne a lungo lo stesso Galileo, ma era effettivamente l'originale. Solo successivamente Galileo avrebbe moderato i toni della lettera, che Castelli gli aveva nel frattempo restituito, per evitare ciò che poi accadde: il processo e la condanna per eresia. A trovare la lettera è stato Salvatore Ricciardo, post-doc in storia della scienza all'Università di Bergamo. I documenti della biblioteca indicano che la lettera è stata inclusa nel catalogo nel 1840, ma è probabile che fosse lì già da un secolo. Potrebbe essere passata inosservata poiché gli studiosi di Galileo consultano naturalmente la British Library, piuttosto che la biblioteca della Royal Society.
È stata scoperta nella biblioteca della Royal Society di Londra la lettera in cui Galileo Galilei critica il sostegno al modello geocentrico da parte della Chiesa cattolica. La lettera risalirebbe al dicembre del 1613 ed è indirizzata all’amico e matematico pisano Benedetto Castelli. Il documento potrebbe confermare che la copia che il frate domenicano Niccolò Lorini consegnò al tribunale dell’Inquisizione a Roma nel 1615 non era stata modificata ad arte, come sostenne a lungo lo stesso Galileo, ma era effettivamente l’originale. Solo successivamente Galileo avrebbe moderato i toni della lettera, che Castelli gli aveva nel frattempo restituito, per evitare ciò che poi accadde: il processo e la condanna per eresia. A trovare la lettera è stato Salvatore Ricciardo, post-doc in storia della scienza all’Università di Bergamo. I documenti della biblioteca indicano che la lettera è stata inclusa nel catalogo nel 1840, ma è probabile che fosse lì già da un secolo. Potrebbe essere passata inosservata poiché gli studiosi di Galileo consultano naturalmente la British Library, piuttosto che la biblioteca della Royal Society. Credit: Mr.Shoval / Wikipedia. Licenza: Public Domain.

LA SCIENZA DEI TEST DELLA PERSONALITÀ

Dall’analisi dei questionari di 1,5 milioni di persone, un gruppo di ricercatori della University of California San Diego ha identificato quattro tipi di personalità che sarebbero rappresentativi della maggioranza dei rispondenti: reservedself-centered role model e average (la categoria più popolata) . La ricerca è stata pubblicata la scorsa settimana su Nature Human Behaviour. I questionari considerati misurano i cinque fattori del modello Big Five, la teoria psicologica secondo cui esistono cinque tratti salienti (estroversione, amichevolezza, coscienziosità, instabilità emotiva e apertura mentale) che permettono di prevedere i comportamenti umani, come l’inclinazione per un certo tipo di lavoro, la forza delle relazioni interpersonali, persino la probabilità di sviluppare malattie mentali o fisiche. I questionari restituiscono però uno spettro continuo: ognuno di noi può avere una diversa combinazione di punteggi. I ricercatori statunitensi hanno impiegato un algoritmo di machine learning preso a prestito dalla fisica delle particelle per raggruppare le risposte. Il software è stato prima allenato su un campione di 150 000 questionari, da cui ha appreso il numero e le caratteristiche delle quattro categorie. Ad esempio la categoria media è popolata da profili con punteggi alti su instabilità emotiva ed estroversione, bassi su apertura e medi su amichevolezza e coscienziosità, mentre la categoria self-centered è caratterizzata da estroversione elevata, instabilità media, scarsa apertura mentale, coscienziosità e amichevolezza. L’algoritmo ha poi processato i dati restanti, confermando la validità di questa categorizzazione. L’analisi mostra come sia possibile sintetizzare una grande quantità di dati. Se però questa classificazione sia utile per prevedere i nostri comportamenti resta da dimostrare.[Scientific American; Dana G. Smith] 

La versione digitale del paradigma Big Five è stata sfruttata dalla società Cambridge Analytica, specializzata nella pianificazione di campagne informative di microtargeting, per influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016. Cambridge Analytica ha ottenuto i dati Facebook di 50 milioni di elettori americani da Aleksandr Kogan, un ricercatore dell’Università di Cambridge che aveva collaborato allo sviluppo di un modello che assegnava un punteggio a ciascun tratto di personalità a partire dall’attività degli utenti sul social network (reti di amicizia, ‘Like’, commenti). [University of Cambridge; Communication Office]

Il risultato pubblicato su Nature Human Behaviour arriva pochi giorni dopo la pubblicazione del libro “The Personality Brokers: The Strange History of Myers-Briggs and the Birth of Personality Testing”, in cui Merve Emre raccontata la storia del test della personalità più diffuso negli uffici delle risorse umane, il Myers-Briggs Type Indicator (MBTI). Ogni anno due milioni di persone in 26 Paesi del mondo si sottopongono a questo test: aspiranti impiegati, studenti, soldati, persone in cerca di un partner. Il test è basato sull’intuizione di Katharine Briggs e di sua figlia Isabel Myers: ciascuno di noi può essere classificato in base a quattro caratteristiche dicotomiche ( estroversione / introversione, intuizione / riflessione, razionalitè /istinto, giudizio / percezione). Emergono così 16 tipi diversi (le combinazioni possibili di quattro variabili ciascuna con due valori). Emre conclude che l’MBTI non ha alcuna base scientifica e che è uno dei prodotti più insensati del capitalismo. Del resto anche l’Educational Testing Centre, l’organo che amministrava uno dei primi test per l’ammissione ai college americani, studiò l’MBTI e concluse che non aveva alcuna base scientifica (più di metà di coloro che ripetevano due volte il test ottenevano risultati diversi, la maggior parte dei profili non poteva essere assegnato ai valori estremi di ciascuna caratteristica ma piuttosto cadeva nel mezzo). [The New Yorker; Louis Menand]

QUANTO CI COSTA IL CAMBIAMENTO CLIMATICO?

Saranno gli Stati Uniti e la Cina a pagare il prezzo più alto per gli effetti del cambiamento climatico. Ad affermarlo è un articolo pubblicato lunedì sulla rivista Nature Climate Change che offre una stima del costo socioeconomico legato a ciascuna tonnellata di CO2 emessa per oltre 200 Paesi. Il lavoro considera per la prima volta il contributo dei diversi Stati separatamente, e questo aumenta la sua importanza anche a livello politico, soprattutto in vista della prossima Conferenza delle Parti, che si terrà a dicembre a Katowice in Polonia e che discuterà delle sorti dell’accordo di Parigi. I due maggiori emettitori, USA e Cina, perderebbero 48 e 24 $ per tonnelata rispettivamente, e il costo globale ammonterebbe a 400$ per tonnellata (questo significherebbe che solo nel 2017 abbiamo perso 16 000 miliardi di dollari). I risultati confermano inoltre le disuguaglianze tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo, che hanno emesso meno finora ma pagano già conseguenze più gravi (Canada e Russia guadagnano ancora dalle emissioni di biossido di carbonio, mentre l’India perde 10 $ per ogni tonnellata). [Nature; Editorial]

Entro la fine del secolo potrebbero essere 13 milioni i cittadini statunitensi costretti a spostarsi a causa del cambiamento climatico. Questa la stima di uno studio pubblicato lo scorso anno su Nature Climate Change che ha considerato l’effetto dell’innalzamento dei mari e della temperatura sulle popolazioni che abitano le coste del Paese. Sei milioni le persone costrette a spostarsi solo in Florida. La migrazione annunciata sarebbe paragonabile alla cosiddetta Great Migration, che tra il 1910 e il 1970 vide sei milioni di afroamericani spostarsi dagli stati del sud verso le città industrializzate del nord. Tuttavia, mentre la Great Migration interessò un numero ristretto di stati, il fenomeno che abbiamo davanti riguarderà probabilmente tutto il Paese, con gli abitanti delle coste che cercheranno rifugio all’interno e in regioni più elevate. [The Guardian; Oliver Milman]

RICERCA E SOCIETÀ

Sono più di 5 000 gli scienziati tedeschi che hanno pubblicato articoli sulle cosiddette riviste predatorie. Sarebbero 400 000 i ricercatori coinvolti a livello globale. Il volume del fenomeno è triplicato dal 2013 a oggi. È quanto ha scoperto un team di giornalisti investigativi, appartenenti a diversi Paesi tra cui Germania, Francia, Austria, Norvegia, India, Corea del Sud, analizzando oltre 175 000 articoli pubblicati su riviste pseudo-scientifiche: pagare per pubblicare ottenendo anche il timbro di garanzia di un rigoroso processo di peer review. Creando identità fasulle, i giornalisti sono riusciti a pubblicare articoli del tutto inventati in pochi giorni, scoprendo che spesso non veniva condotta alcuna revisione. Il giro di affari delle riviste predatorie non si limita all’editoria, ma riguarda anche le conferenze scientifiche. Molti ricercatori hanno dichiarato di aver accettato di pubblicare su questi giornali a causa delle pressioni subite per ottenere posizioni di lavoro stabili o avanzamenti di carriera. (L’inchiesta pubblicata sul Süddeutsche Zeitung Magazin è stata tradotta in italiano da Internazionale, n.1274). [NDR, Suddeutsche Zeitung in collaborazione con The Guardian, Le Monde, New Yorker, Indian Express, Newstapa e altri]

Ci sono anche due italiani tra gli 11 astri nascenti della scienza individuati dal Nature Index in combinazione con il League of Scholars Whole-of-Web (WoW) ranking. Si tratta di Silvia Marchesan, chimica dell’Università di Trieste, e Giorgio Vecchiano, ecologo dell’Università di Milano. L’analisi si è concentrata su 500 ricercatori con pubblicazioni in 82 riviste indicizzate nel 2017 e che hanno pubblicato il primo articolo meno di 20 anni fa. Gli 11 astri nascenti hanno mostrato una crescita annuale nel numero di citazioni e hanno ottenuto un punteggio elevato nel ranking WoW, un algoritmo simile al Google PageRank che valuta la capacità di creare reti di collaboratori e l’impatto della ricerca anche fuori dall’ambito accademico. [Catherine Armitage, Katherine Bourzac, Elie Dolgin e Smriti Mallapaty; Scientific American]

L’espulsione di Peter Gøtzsche dalla Cochrane Collaboration, proposta lo scorso 13 settembre dal direttivo della stessa organizzazione, ha aperto una crisi all’interno della storica associazione votata Evidence Based Medicine. La decisione è probabilmente motivata dalla critica mossa a luglio dal Nordic Cochrane Center alla revisione sul vaccino HPV, che la collaborazione aveva pubblicato a maggio di quest’anno. L’epidemiologo Eugenio Paci ha commentato l’accaduto ripercorrendo un caso simile sullo screening mammografico [Eugenio Paci; Scienza in rete]. La decisione di espellere Gøtzsche ha causato le dimissioni di quattro membri del direttivo. Il network italiano della Cochrane riflette sull’accaduto [Network italiano Cochrane; Scienza in rete]. Infine Luca Carra ha intervistato Tom Jefferson, autore insieme a Jørgensen di un editoriale, pubblicato sul British Medical Journal a marzo del 2018 dal titolo “Redefining ‘E’ in EBM”, dove la E andrebbe intesa come “Ethics” oltre che come “Evidence” [Luca Carra; Scienza in rete]

Le notizie di scienza della settimana #72

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 19 settembre 2018]

L'uragano Florence fotografato dalla Stazione Spaziale Internazionale il 10 settembre 2018. Credit: NASA. Licenza: Public Domain.
Dopo aver raggiunto il North Carolina venerdì pomeriggio, l’uragano Florence ha rallentato la sua corsa, rimanendo sui territori del North Carolina e South Carolina fino a domenica. La permanenza prolungata dell’uragano, che intanto era stato declassato a ciclone tropicale di categoria 2 per la minore intensità dei suoi venti, ha portato nella regione temporali molto intensi. In alcune città sono caduti oltre 70 cm di pioggia in soli due giorni causando, anche nelle zone più interne, l’esondazione di torrenti e fiumi che potrebbero continuare nei prossimi giorni. Finora le vittime accertate sono 32, 500 000 le persone rimaste senza elettricità, oltre 2 500 le persone salvate dai soccorritori. Il ruolo del cambiamento climatico nel determinare la violenza degli uragani è stato analizzato in uno studio pubblicato a maggio sul Journal of Climate: simulando 22 uragani recenti in uno scenario con temperature più alte, gli scienziati hanno osservato che non diventano più intensi ma quasi tutti portano maggiori quantità di pioggia, con un aumento medio del 25% nel livello delle precipitazioni. Il motivo è che la capacità dell’aria di trattenere umidità aumenta del 7% per ogni grado centigrado di temperatura in più. Per capire quanto e come l’aumento della temperatura globale ha influenzato l’uragano Florence servirà tempo: gli scienziati dovranno eseguire tutte le simulazioni del caso. Tuttavia la possibilità di attribuire le caratteristiche di singoli eventi meteorologici al cambiamento climatico sta diventando una scienza sempre più affidabile. Nell’immagine: l’uragano Florence fotografato dalla Stazione Spaziale Internazionale il 10 settembre 2018. Credit: NASA. Licenza: Public Domain.

SOFOSBUVIR: LA BATTAGLIA CONTINUA

Riunito a Monaco il 13 settembre, lo European Patent Office (EPO) ha deciso di respingere l’opposizione al brevetto sul farmaco contro l’epatite C Sofosbuvir, di proprietà dalla società Gilead Sciences. La richiesta di opposizione era stata depositata a marzo dello scorso anno da una serie di organizzazioni non governative appartenenti a 17 Paesi, tra cui Medici Senza Frontiere e Médecins du Monde. Il motivo dell’opposizione è che la scienza dietro il Sofosbuvir non ha elementi di novità sufficienti per giustificare la copertura brevettuale. La decisione dell’EPO preclude di fatto l’accesso al costoso farmaco per i cittadini europei, che non possono acquistare le versioni generiche più economiche vendute in altri Paesi. Il Sofosbuvir, lanciato sul mercato da Gilead alla fine del 2013, è un antivirale diretto per il trattamento dell’epatite C e in Europa il costo di un ciclo di dodici settimane di terapia è di 59 mila dollari. [Doctors Without Borders; Redazione]

Oggi il governo indiano acquista lo stesso ciclo di terapia al costo di 80 dollari dai produttori di farmaci generici indiani. La terapia è poi distribuita gratuitamente ai pazienti degli stati del Punjab e di Haryana, circa 60 mila persone. Come è stato possibile? Grazie all’azione combinata di attivisti, medici e rappresentanti del governo, che hanno favorito il superamento degli ostacoli riguardanti la proprietà intellettuale e l’approvazione del generico da parte dell’agenzia del farmaco. Le società farmaceutiche indiane sono state in grado di offrire un prezzo così basso perché il numero totale di pazienti bisognosi della terapia è talmente elevato che i margini di profitto sono comunque garantiti. [Undark Magazine; Huizhong Wu]

Nel frattempo, a luglio di quest’anno, l’associazione indiana Delhi Network of Positive People (DNP+) ha depositato un’opposizione alla richiesta di brevetto su altri due farmaci contro l’epatite C: il Velpatasvir, un antivirale usato insieme al Sofosbuvir, e l’Epclusa, una combinazione a dose fissa di Sofosbuvir e Velpatasvir efficace al 90% su sei genotipi del virus. Entrambi i brevetti sono di proprietà della Gilead Sciences. La decisione su questa opposizione sarà cruciale per garantire l’accesso a queste terapie non solo ai cittadini indiani, ma anche alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo. [The Telegraph India; Redazione]

OPEN ACCESS: DA SOGNO A REALTÀ?

I risultati della ricerca finanziata pubblicamente dovrebbe essere disponibili gratuitamente. Questo il punto dell’editoriale di George Monbiot sul Guardian, che evidenzia, ancora una volta, l’ingiustizia del mercato dell’editoria scientifica. Dominato da cinque grandi aziende (Reed Elsevier, Springer, Taylor & Francis, Wiley-Blackwell e American Chemical Society) questo mercato è basato su un modello di business che Monbiot definisce una “rapina”. Le case editrici ricevono dai ricercatori una bozza dell’articolo, affidano ad altri ricercatori la revisione e questi la eseguono a titolo gratuito, e infine pubblicano la versione corretta. Le biblioteche universitarie e i centri di ricerca pubblici devono poi pagare tariffe esorbitanti per accedere a questi stessi contenuti e al privato cittadino, che ha già contribuito con le sue tasse, vengono richiesti fino a 50 dollari per leggere un singolo articolo. Monbiot loda l’opera di hackeraggio di Alexandra Elbakian, la ricercatrice kazaka fondatrice di Sci-Hub e osserva che esperienze come quelle della Public Library of Science dimostrano che non servono paywall per produrre riviste eccellenti. [The Guardian; George Monbiot]

Nel suo editoriale Monbiot accoglie inoltre con ottimismo l’iniziativa di conversione all’Open Access (OA) “Plan S”, lanciata il 4 settembre da 11 agenzie europee di finanziamento della ricerca, tra cui anche un ente italiano, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Il piano prevede di rendere obbligatoria entro il 2020 la pubblicazione immediata in OA per tutti i ricercatori che ricevono fondi da queste agenzie. Le riviste che rispettano i requisiti stabiliti dal piano sono solo il 15% del totale. Sono infatti esclusi i giornali che permettono la consultazione gratuita degli articoli solo dopo sei mesi dalla pubblicazione e anche quelli con modello ibrido (che prevedono di norma l’accesso a pagamento ma consentono di pubblicare singoli articoli in OA pagando un’ulteriore commissione). Il modello proposto si ispira a quello della Bill & Melinda Gates Fundation, che ha spinto alcune riviste a convertire il loro modello di business. Ed è quello che sperano di fare anche i promotori del Plan-S, ma sono numerose le agenzie nazionali della ricerca che non hanno ancora aderito, esprimendo dei dubbi sulla scadenza del 2020, sull’esclusione delle riviste ibride e sui costi di pubblicazione che dovrebbero sostenere. Manca, soprattutto, l’adesione della Commissione Europea, che sta ancora mettendo a punto i dettagli del suo prossimo programma quadro per la ricerca e l’innovazione Horizon Europe.[Nature; Holly Else]

L’articolo di Monbiot ha aperto un dibattito con i ricercatori e i rappresentanti delle associazioni di editori. I primi si dichiarano d’accordo e difendono convintamente il passaggio all’Open Access, che, tra l’altro, renderebbe accessibile la ricerca anche a coloro che lavorano nelle università dei Paesi in via di sviluppo. Al contrario i secondi difendono il ruolo delle case editrici nel migliorare, archiviare e rendere disponibile online gli articoli scientifici, sottolineando infine l’importanza delle metriche di valutazione della ricerca introdotte proprio dalle case editrici. [The Guardian; Readers]

RICERCA E SOCIETÀ

Durante l’incontro annuale della Cochrane collaboration il 13 settembre a Edimburgo il comitato esecutivo ha votato l’espulsione di uno dei suoi membri, Peter Gøtzsche, leader riconosciuto del centro nordeuropeo della Cochrane basato a Copenhagen, il Nordic Cochrane Center. La decisione è probabilmente motivata dalla critica mossa a luglio dal Nordic Cochrane Center riguardo la revisione sul vaccino HPV, che la collaborazione aveva pubblicato a maggio di quest’anno. L’epidemiologo Eugenio Paci commenta l’accaduto, essendo stato lui stesso testimone di un incidente simile con Peter Gøtzsche sull’efficacia dello screening mammografico. [Scienza in rete; Eugenio Paci]

Assegnati il 14 settembre i premi Ig Nobel 2018 che riconoscono risultati scientifici che prima fanno ridere le persone e poi le spingono a riflettere. Ecco alcuni dei vincitori. Il premio per l’economia è stato assegnato a un gruppo di ricercatori che ha investigato l’efficacia per gli impiegati di vendicarsi del loro capo attraverso una bambola Voodoo. Quello per la pace è andato alla ricerca sulla frequenza e la motivazione delle grida e delle imprecazioni alla guida. Infine il premio per la chimica: misurare quanto la saliva sia in grado di pulire superfici sporche. [Ars Technica; Jennifer Ouellette]

Gli esseri umani e la tecnologia fanno parte del sistema Terra e dovrebbero contribuire alla sua autoregolazione. In un articolo pubblicato su Science, l’ecologo Tim Lenton e il filosofo Bruno Latour propongono un aggiornamento della cosiddetta “Ipotesi Gaia”. La teoria, proposta dal chimico James Lovelock e sviluppata dalla microbiologa Lynn Margulis negli anni ’70, parte dal presupposto che le condizioni di abitabilità del nostro pianeta siano determinate dall’azione simultanea e sinergica di tutti gli esseri viventi che la abitano. L’ingresso nell’epoca dell’Antropocene ci sta spingendo a essere consapevoli delle conseguenze delle nostre azioni sul clima globale e, in alcuni casi, ad autoregolarci. Queste scelte di autoregolazione, affermano i due autori, potrebbero essere fatte nel quadro più ampio dell’ipotesi Gaia, creando così le condizioni per una Gaia 2.0. [Science; Timothy M. Lenton, Bruno Latour]

Nel suo ultimo libro “Tracciare la rotta. Come orientarsi in politica”, il filosofo Bruno Latour analizza gli effetti politici del nuovo regime climatico sancito dall’accordo di Parigi. Secondo Latour sia le tendenze sovraniste e populiste che attraversano l’Europa sia il negazionismo trumpiano sono reazioni al disvelamento della realtà climatica, che ha colto un po’ tutti di sorpresa e comincia a porre interrogativi inquietanti sulla qualità della vita in un futuro non toppo lontano.[Scienza in rete; Luca Carra]