Letture per il finesettimana #13

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’11 dicembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di reti neurali che hanno bisogno di dormire per non allucinare, di open access in biologia, della capsula giapponese rientrata sulla Terra portando dei frammenti dell’asteroide Ryugu, dei nuovi ERC Consolidator Grant e degli aggiornamenti sui vaccini contro COVID-19.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Anche le reti neurali hanno bisogno di dormire
Un gruppo di ricercatori del Los Alamos National Laboratory hanno osservato che esponendo la loro rete neurale artificiale a un segnale con caratteristiche simili alle onde lunghe che attraversano il nostro cervello durante il sonno profondo l’instabilità del loro sistema è scomparsa. Le reti neurali artificiali studiate da questi scienziati cercano di riprodurre il più fedelmente possibile il funzionamento dei neuroni biologici durante diversi tipi di processi di apprendimento. Nell’esperimento in questione la rete si allenava, in maniera non supervisionata, sul riconoscimento delle immagini. Dopo un certo tempo di attività la rete cominciava a sviluppare una sorta di allucinazioni, che sono scomparse non appena è stato imposto uno stato che riproduce quello del sonno profondo [Scientific American]

2 Il modello open access prende piede in campo biologico
La rivista open access eLife, lanciata nel 2012, richiederà di archiviare come preprint gli articoli che gli vengono sottoposti per la pubblicazione. Non solo: renderà pubblici i commenti dei revisori, anche nel caso in cui gli articoli non vengano accettati. Dietro questa decisione c’è Michael Eisen, editore-in-chief della rivista dal 2019. Secondo Eisen il modello dell’editoria scientifica è ancora basato sulla carta stampata e non si adatta più alle dinamiche introdotte da internet. La novità che propone per eLife, nella sua opinione, non fa che prendere atto di un cambiamento che è già avvenuto. Infatti, durante l’estate si sono resi conto che il 68% degli articoli che stavano revisionando per eLife era già stato pubblicato nei vari archivi aperti. Per ora Eisen afferma che questo non cambierà il modello di business della rivista, che può contare su importanti fonti di finanziamento come l’Howard Hughes Medical Institute, e che richiede 2500 dollari agli autori per ogni articolo pubblicato [Science]

3 La missione del Giappone sull’asteroide Ryugu termina con una caccia nell’entroterra australiano
Una capsula della navicella spaziale giapponese Hayabusa2 è rientrata nell’atmosfera terrestre sabato, dopo un viaggio durato sei anni per esplorare e raccogliere campioni da un asteroide chiamato Ryugu. L’atterraggio è avvenuto 450 chilometri a nord della città di Adelaide in Australia, in una zona desertica. Ma i ricercatori hanno dovuto faticare per individuare il punto esatto in cui l’oggetto, largo 40 cm, è atterrato all’interno di una zona migliaia di metri quadrati. Lunedì un aereo ha lasciato l’Australia per trasportare in Giappone i campioni raccolti dalla capsula, dove verranno studiati a fondo e in un secondo momento condivisi con altri ricercatori di tutto il mondo. Studiare l’acqua intrappolata nei minerali di Ryugu potrebbe aiutare a capire se l’acqua negli oceani della Terra proviene dagli asteroidi e se questi abbiano avuto un ruolo nel trasporto di materia organica sul nostro pianeta [The New York Times]

4 Più artefatti che organismi viventi
Il peso degli oggetti fabbricati dagli esseri umani eccederà entro la fine dell’anno quello degli organismi viventi. È questa la conclusione a cui sono giunti i ricercatori del Weizmann Institute of Sciences a Rehovot, in Israele, che dà una misura dell’impatto che la nostra specie ha avuto sul pianeta che abitiamo. Gli scienziati hanno misurato la massa di tutti gli oggetti costruiti dall’umanità a partire dal 1900, come bottiglie di plastica, mattoni e cemento utilizzati per la costruzione degli edifici e delle strade, e hanno osservato che questa quantità è raddoppiata ogni 20 anni circa. Contemporaneamente la biomassa è diminuita a causa della deforestazione e della conseguente scomparsa di molte specie animali. L’azione congiunta di queste due dinamiche porterà per la prima volta al sorpasso degli artefatti sugli organismi viventi alla fine del 2020, secondo le stime del gruppo israeliano. I numeri nella loro conclusione sono chiaramente soggetti a un certo livello di incertezza, ma la sostanza non cambia: siamo entrati in una nuova era, quella dell’Antropocene, in cui la presenza degli umani sulla Terra sarà visibile per milioni di anni nel futuro [BBC News]

5 ERC Consolidator Grant: i ricercatori italiani continuano a fuggire all’estero
Sono stati pubblicati i progetti vincitori di un ERC Consolidator Grant, uno dei prestigiosi strumenti di finanziamento assegnato dallo European Research Council ai ricercatori con almeno sette anni di esperienza di ricerca dopo il dottorato. Dei 327 vincitori, ben 47 sono italiani, posizionando il nostro paese al primo posto nelle statistiche sulle 39 nazionalità partecipanti. Di questi 47 progetti però, solo 17 saranno svolti in Italia, mentre gli altri 30 verranno portati avanti in istituzioni straniere. Al primo posto nella classifica delle nazionalità dei centri ospitanti ci sono, a pari merito, Germania e Regno Unito, con ben 50 progetti, segue la Francia con 34 e i Paesi Bassi con 29. Continua dunque la tendenza che si è verificata negli ultimi anni: la ricerca italiana di eccellenza, per essere finanziata, deve spostarsi all’estero [Wired.it]

6 Aggiornamenti COVID-19
× Il comitato di esperti esterno dell’FDA ha formalmente raccomandato che l’agenzia del farmaco USA approvi il vaccino anti-COVID-19 di Pfizer/BioNTech. È probabile che questo avverrà nei prossimi giorni [The New York Times]
× Pubblicati sul New England Journal of Medicine i dati di sicurezza ed efficacia del vaccino Pfizer/BioNTech [NEJM]
× Martedì è cominciata la campagna di vaccinazione in UK. La prima persona a ricevere il vaccino contro COVID-19 è stata una donna di 91 anni [The Guardian]
× Il tracciamento all’indietro potrebbe essere una strada promettente? [BBC]

Letture per il finesettimana #7

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 30 ottobre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di ingorghi nell’orbita bassa della Terra, di ragionamento in stato di incertezza, di pre-print, della moderazione dei contenuti sui social network, dell’approvazione del primo farmaco contro la COVID-19 e dell’acqua trovata sulla Luna.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Internet alla conquista dello spazio
Tra il 2010 e il 2019 sono stati lanciati in orbita ogni anno 181 piccoli satelliti in media. Questo numero è destinato ad aumentare notevolmente fino a raggiungere 1000 satelliti all’anno nel 2029. È l’effetto degli sviluppi tecnologici che hanno ridotto enormemente i costi per costruire e lanciare questi dispositivi, permettendo così a compagnie private come Amazon e SpaceX di avviare programmi di sviluppo di vere e proprie costellazioni di satelliti per rispondere alla crescente domanda di connessione veloce a Internet anche nelle zone più remote del pianeta. L’orbita terrestre bassa, tra i 300 e 1000 chilometri di altitudine, sembrerà presto un autostrada nell’ora di punta, ponendo non pochi problemi ai programmi di esplorazione spaziale. Dall’inizio dell’anno la Stazione Spaziale Internazionale ha dovuto effettuare già tre manovre di riposizionamento per evitare collisioni [Le Monde €]

2 Carlo Rovelli ci ricorda quanto è importante saper ragionare in stato di incertezza
Ogni giorni giornali, radio e televisioni elencano diligentemente il numero di nuove infezioni da SARS-CoV-2, numero di decessi, tassi di variazione rispetto alla settimana precedente, tassi di mortalità e valore dell’ormai arcinoto parametro R. Ma molti d questi numeri hanno un valore statistico, servono cioè a riassumere la nostra conoscenza incerta dell’epidemia. Avere un minimo di alfabetizzazione statistica ci permetterebbe di usare correttamente queste informazioni per valutare i rischi dei nostri comportamenti e decidere di conseguenza. E anche, forse, a non arrabbiarci per i cambi di scenario apparentemente inaspettati, accusando di scarsa competenza gli scienziati. Ricordiamocene nel progettare i programmi scolastici, dalle scuole primarie fino al liceo [The Guardian]

3 Una lezione della pandemia: la pubblicazione dei pre-print dovrebbe diventare il nuovo standard per comunicare i risultati della ricerca
Gli archivi aperti bioRxiv e medRxiv che pubblicano pre-print, articoli scientifici non ancora sottoposti al tradizionale processo di peer review, contano a oggi circa 10 000 studi sul nuovo SARS-CoV-2. I ricercatori hanno condiviso i loro risultati prima che venissero pubblicati sulle riviste più tradizionali, perché durante l’emergenza ogni giorno conta. Se in matematica e fisica è abitudine da tempo pubblicare il proprio lavoro prima della pubblicazione, in biologia e medicina è una novità. A chi si preoccupa per il rischio di diffusione di informazioni false o poco significative, bisogna ricordare che questi archivi aperti hanno dei filtri in ingresso. Inoltre, la revisione aperta a tutta la comunità scientifica e non a un gruppo di due o tre revisori coperti da anonimato può garantire uno scrutinio forse più accurato [Undark]

4 A pochi giorni dalle elezioni americane, i repubblicani strumentalizzano le audizioni delle big tech sul problema della moderazione dei contenuti online
Il 28 ottobre il Senato degli Stati Uniti ha interrogato gli amministratori delegati di Facebook, Google e Twitter riguardo alle strategie adottate nella moderazione dei contenuti. L’audizione avrebbe dovuto affrontare la sempre più necessaria riforma della legge, approvata nel 1996, che stabilisce che i provider di servizi internet non sono responsabili dei contenuti che gli utenti pubblicano attraverso le loro piattaforme. Tuttavia, i Senatori repubblicani hanno sfruttato l’occasione per incalzare i tre, sostenendo che le loro aziende hanno censurato più spesso i contenuti dei conservatori rispetto a quelli dei progressisti. Queste affermazioni sono smentite dai fatti [Vox]

5 La FDA approva il primo farmaco per la cura della COVID-19: è il remdesivir che negli studi clinici ha mostrato efficacia molto limitata o nulla
Il 22 ottobre la Food and Drug Administration statunitense ha approvato il primo farmaco per la cura della COVID-19 in tutti i pazienti, ospedalizzati e non. Si tratta del remdesivir, un antivirale prodotto dall’azienda farmaceutica Gilead Sciences. Gli scienziati hanno accolto con stupore la decisione visto che gli studi clinici realizzati finora hanno dimostrato un’efficacia molto limitata nel ridurre i tempi di recupero dalla malattia. Il più grande fra questi è Solidarity, condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che il 15 ottobre ha annunciato di non aver osservato alcuna riduzione nei tempi di guarigione nei pazienti curati con remdesivir [Science]

6 La NASA ha rilevato la presenza di acqua in zone illuminate della superficie lunare
Dopo aver creato attesa dichiarando venerdì scorso di aver fatto una eccitante scoperta sulla Luna, lunedì 26 ottobre la NASA ha annunciato di aver trovato tracce di acqua ghiacciata su porzioni della superficie lunare illuminate dal sole. La presenza di acqua sulla Luna non è una novità, ma finora si riteneva fosse limitata ad alcune zone ai poli e intrappolata all’interno di minerali. Per la prima volta gli scienziati sono stati in grado di osservare molecole di H2O in zone illuminate e a latitudini più calde. Questa scoperta potrebbe aprire nuovi scenari alle missioni umane sulla superficie del nostro satellite, ma per ora si tratta solo di speculazioni perché non sappiamo quanta acqua sia presente e soprattutto non abbiamo ancora la tecnologia necessaria eventualmente ad estrarla [The Atlantic]

Letture per il finesettimana #6

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 23 ottobre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana leggiamo di superconduttori a temperatura ambiente, di robot programmati per uccidere, di agricoltura hi-tech, di cosa succederebbe se gli allevatori americani cambiassero la dieta del loro bestiame, di open access e di immunità di gregge alla COVID-19.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Superconduttività a temperatura ambiente (ma ad altissima pressione)
Un gruppo di ricercatori dell’università di Rochester ha scoperto un materiale che conduce elettricità senza resistenza a una temperatura di 15 gradi centigradi. È la prima volta che si osserva un comportamento superconduttivo a temperatura ambiente, ma il nuovo composto non potrà essere utilizzato in linee elettriche senza perdite o treni a levitazione magnetica. Questo perché il materiale superconduce a temperatura ambiente solo mentre viene compresso tra una coppia di diamanti a pressioni estreme, pari a circa il 75% di quelle che si trovano nel nucleo della Terra [Quantamagazine]

2 Robot programmati per uccidere
Sistemi autonomi in grado di uccidere gli esseri umani stanno diventando pervasivi nei conflitti moderni, nonostante le preoccupazioni di natura etica. Alcuni dei più grandi eserciti del mondo sembrano procedere lentamente e silenziosamente verso lo sviluppo di tali armi, perseguendo una logica di deterrenza: temono di essere schiacciati dall’intelligenza artificiale dei rivali se non riescono a tenere il passo. La chiave per risolvere una simile corsa agli armamenti potrebbe essere non tanto nei trattati internazionali ma piuttosto in un ripensamento cauto di ciò per cui l’intelligenza artificiale può essere utilizzata in campo militare [The Guardian]

3 L’agricoltura diventa hi-tech per far fronte al cambiamento climatico
Nel villaggio francese di Lusignan in Francia, 25 chilometri a sudovest di Poitiers, i ricercatori hanno costruito il Siclex, una serra in cui viene simulato il clima nelle sue forme più estreme previste dagli scenari dell’IPCC. È una specie di stanza delle torture botanica dove vengono testate, tra le altre, le piante da foraggio per capire come renderle resistenti ai cambiamenti climatici [Le Monde]

4 Cosa succederebbe se il bestiame allevato negli Stati Uniti cambiasse dieta?
Gli Stati Uniti hanno 95 milioni di capi di bestiame, di cui 25 milioni vengono ingrassati ogni anno per andare al macello. Nel processo di digestione producono metano e ossido di azoto, dei gas serra molto potenti. I ricercatori stanno cercando nuovi tipi di mangimi e nuove tecniche di smaltimento dello sterco per poterne ridurre la produzione [The New York Times]

5 Nature firma il primo contratto open access
Dopo aver annunciato ad aprile di essere disposta a offrire degli accordi per pubblicare in open access in linea con i requisiti del Plan S, la coalizione di agenzie della ricerca e enti finanziatori europei che richiede ai propri ricercatori di pubblicare la loro ricerca in open access a partire dal 2021, Nature ha firmato il suo primo contratto con la Max Planck Society. Per i prossimi quattro anni l’associazione, una delle maggiori società scientifiche tedesche, pagherà 9 500 euro per ogni articolo pubblicato in open access dai suoi ricercatori sulle riviste del gruppo Nature. Questa somma gli garantirà accesso libero agli oltre 50 titoli della casa editrice. Secondo alcuni un prezzo troppo alto [Nature]

6 Sull’immunità di comunità alla COVID-19 si mobilita la comunità scientifica
×  Il 4 ottobre scorso la Great Barrington Declaration proponeva di proteggere selettivamente le categorie più a rischio di sviluppare le forme gravi di COVID-19 per limitare i danni sociali causati da un lockdown generalizzato. Tale strategia sarebbe basata sull’idea che si possa raggiungere una certa immunità di popolazione lasciando correre il virus liberamente. Il 15 ottobre il John Snow Memorandum, pubblicato dalla rivista The Lancet e firmato da oltre 3 600 medici e ricercatori, ha giudicato la proposta una “dangerous fallacy unsupported by scientific evidence” [Nature]
×  Il 19 ottobre anche la rivista JAMA si è unita al coro degli scienziati preoccupati affermando che un’immunità di popolazione può essere raggiunta solo in seguito a massicce campagne vaccinali [JAMA]

Letture per il finesettimana #3

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 2 ottobre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana leggiamo del colosso dei big data Palantir che sbarca a Wall Street, della proposta dell’India di un’unica sottoscrizione nazionale con le maggiori case editrici scientifiche, di promesse climatiche, di quanto è difficile denunciare le molestie sessuali nell’ambiente accademico, di quesiti matematici sul nostro personale rischio di contagio e dei venture capitalist che stanno investendo sui computer quantistici prima che questi siano pronti.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione )

1 Palantir technologies quotata a Wall Street
Palantir Technologies è una delle più note società di big data analytics al mondo, ma la sua fama reggerà la prova del mercato? Qualcuno ha dei dubbi: pur avendo una quotazione di mercato di 15,6 miliardi di dollari, nel 2019 ha perso soldi per il secondo anno consecutivo. Nata nel 2003 con l’obiettivo di raccogliere e analizzare dati per individuare reti criminali, in particolare terroristiche, è diventata nel tempo uno dei principali fornitori di servizi informatici delle agenzie di intelligence statunitensi. [New York Magazine]

2 L’India vuole rendere accessibile gratuitamente a tutti la letteratura scientifica
Il governo indiano vuole negoziare con i più grandi editori scientifici del mondo un abbonamento a livello nazionale, piuttosto che diversi accordi con le singole istituzioni che sarebbero utilizzabili solo dai ricercatori [Nature]

3 Promesse climatiche
×  Xi Jinping ha annunciato che la Cina intende raggiungere zero emissioni di anidride carbonica entro il 2060. Se mantenesse la promessa la temperatura globale aumenterebbe tra 0,2°C e 0,3°C in meno rispetto alle previsioni. Ma parla sul serio? Ci sono buoni motivi per credergli [Foreign Policy]
×  Alla vigilia della conferenza dell’ONU sulla biodiversità, i governi di 64 Paesi più l’Unione Europea si impegnano a intraprendere una serie di azioni per intervenire sulla perdita di biodiversità [Le Monde €]

4 Nessuno si appella al regolamento della National Academy of Sciences contro le molestie nell’università
La National Academy of Sciences denuncia che nessuno ha usato il sistema di segnalazione messo in atto lo scorso anno, anche se esistono ben noti molestatori sessuali in diverse università americane [Nature]

5 Qualche trucco matematico per leggere criticamente i dati sulla pandemia di COVID-19
Sono stata invitata a una festa in giardino a cui parteciperanno 20 persone. Nella nostra zona vengono trovati in media 1 caso positivo ogni 500 persone sottoposte a test randomicamente. So che interagirò da vicino con 5 persone, moderatamente da vicino con altre 5 e solo da lontano con gli altri 10 invitati. Qual è la probabilità che io venga infettata? Questi e altri piccoli quesiti matematici per interpretare i dati comunicati dalle istituzioni e per calcolare il nostro rischio personale di essere contagiati o di morire [Quanta Magazine]

6 La commercializzazione dei computer quantistici è cominciata prima che siano pronti
Quest’anno i fondi di venture capital hanno investito 495 milioni di dollari nel settore della computazione quantistica. Quasi il doppio rispetto allo scorso anno. Anche se le macchine esistenti sono ancora instabili e di piccola scala, c’è chi sta scommettendo che potrebbero già essere utilizzate dall’industria a patto di imparare a usarle. Per questo i finanziamenti non hanno raggiunto solo le startup che lavorano sull’hardware, ma anche quelle che si concentrano sullo sviluppo di software di diverso livello. La speranza è quella di ripercorrere la storia dei computer classici: la prima generazione era sufficientemente semplice da usare, tanto che la loro commercializzazione ebbe successo e permise di finanziare lo sviluppo della seconda generazione [The Economist]

La difficile transizione all’Open Access

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 3 ottobre 2018]

Il 4 settembre scorso un gruppo di 12 agenzie europee di finanziamento della ricerca ha annunciato l’iniziativa di conversione all’Open Access (OA) Plan S, che prevede di rendere obbligatoria entro il 2020 la pubblicazione immediata in OA per tutti i ricercatori che ricevono fondi da enti pubblici europei. Tra i sottoscrittori di questa iniziativa c’è anche Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), unico ente italiano. «L’INFN ha una tradizione Open Access ed è da anni in prima linea nella sua promozione con progetti come SCOAP3 in collaborazione con il CERN», ha affermato Fernando Ferroni, presidente dell’INFN (qui il modello di funzionamento di SCOAP3).

Continua a leggere La difficile transizione all’Open Access

Le notizie di scienza della settimana #72

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 19 settembre 2018]

L'uragano Florence fotografato dalla Stazione Spaziale Internazionale il 10 settembre 2018. Credit: NASA. Licenza: Public Domain.
Dopo aver raggiunto il North Carolina venerdì pomeriggio, l’uragano Florence ha rallentato la sua corsa, rimanendo sui territori del North Carolina e South Carolina fino a domenica. La permanenza prolungata dell’uragano, che intanto era stato declassato a ciclone tropicale di categoria 2 per la minore intensità dei suoi venti, ha portato nella regione temporali molto intensi. In alcune città sono caduti oltre 70 cm di pioggia in soli due giorni causando, anche nelle zone più interne, l’esondazione di torrenti e fiumi che potrebbero continuare nei prossimi giorni. Finora le vittime accertate sono 32, 500 000 le persone rimaste senza elettricità, oltre 2 500 le persone salvate dai soccorritori. Il ruolo del cambiamento climatico nel determinare la violenza degli uragani è stato analizzato in uno studio pubblicato a maggio sul Journal of Climate: simulando 22 uragani recenti in uno scenario con temperature più alte, gli scienziati hanno osservato che non diventano più intensi ma quasi tutti portano maggiori quantità di pioggia, con un aumento medio del 25% nel livello delle precipitazioni. Il motivo è che la capacità dell’aria di trattenere umidità aumenta del 7% per ogni grado centigrado di temperatura in più. Per capire quanto e come l’aumento della temperatura globale ha influenzato l’uragano Florence servirà tempo: gli scienziati dovranno eseguire tutte le simulazioni del caso. Tuttavia la possibilità di attribuire le caratteristiche di singoli eventi meteorologici al cambiamento climatico sta diventando una scienza sempre più affidabile. Nell’immagine: l’uragano Florence fotografato dalla Stazione Spaziale Internazionale il 10 settembre 2018. Credit: NASA. Licenza: Public Domain.

SOFOSBUVIR: LA BATTAGLIA CONTINUA

Riunito a Monaco il 13 settembre, lo European Patent Office (EPO) ha deciso di respingere l’opposizione al brevetto sul farmaco contro l’epatite C Sofosbuvir, di proprietà dalla società Gilead Sciences. La richiesta di opposizione era stata depositata a marzo dello scorso anno da una serie di organizzazioni non governative appartenenti a 17 Paesi, tra cui Medici Senza Frontiere e Médecins du Monde. Il motivo dell’opposizione è che la scienza dietro il Sofosbuvir non ha elementi di novità sufficienti per giustificare la copertura brevettuale. La decisione dell’EPO preclude di fatto l’accesso al costoso farmaco per i cittadini europei, che non possono acquistare le versioni generiche più economiche vendute in altri Paesi. Il Sofosbuvir, lanciato sul mercato da Gilead alla fine del 2013, è un antivirale diretto per il trattamento dell’epatite C e in Europa il costo di un ciclo di dodici settimane di terapia è di 59 mila dollari. [Doctors Without Borders; Redazione]

Oggi il governo indiano acquista lo stesso ciclo di terapia al costo di 80 dollari dai produttori di farmaci generici indiani. La terapia è poi distribuita gratuitamente ai pazienti degli stati del Punjab e di Haryana, circa 60 mila persone. Come è stato possibile? Grazie all’azione combinata di attivisti, medici e rappresentanti del governo, che hanno favorito il superamento degli ostacoli riguardanti la proprietà intellettuale e l’approvazione del generico da parte dell’agenzia del farmaco. Le società farmaceutiche indiane sono state in grado di offrire un prezzo così basso perché il numero totale di pazienti bisognosi della terapia è talmente elevato che i margini di profitto sono comunque garantiti. [Undark Magazine; Huizhong Wu]

Nel frattempo, a luglio di quest’anno, l’associazione indiana Delhi Network of Positive People (DNP+) ha depositato un’opposizione alla richiesta di brevetto su altri due farmaci contro l’epatite C: il Velpatasvir, un antivirale usato insieme al Sofosbuvir, e l’Epclusa, una combinazione a dose fissa di Sofosbuvir e Velpatasvir efficace al 90% su sei genotipi del virus. Entrambi i brevetti sono di proprietà della Gilead Sciences. La decisione su questa opposizione sarà cruciale per garantire l’accesso a queste terapie non solo ai cittadini indiani, ma anche alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo. [The Telegraph India; Redazione]

OPEN ACCESS: DA SOGNO A REALTÀ?

I risultati della ricerca finanziata pubblicamente dovrebbe essere disponibili gratuitamente. Questo il punto dell’editoriale di George Monbiot sul Guardian, che evidenzia, ancora una volta, l’ingiustizia del mercato dell’editoria scientifica. Dominato da cinque grandi aziende (Reed Elsevier, Springer, Taylor & Francis, Wiley-Blackwell e American Chemical Society) questo mercato è basato su un modello di business che Monbiot definisce una “rapina”. Le case editrici ricevono dai ricercatori una bozza dell’articolo, affidano ad altri ricercatori la revisione e questi la eseguono a titolo gratuito, e infine pubblicano la versione corretta. Le biblioteche universitarie e i centri di ricerca pubblici devono poi pagare tariffe esorbitanti per accedere a questi stessi contenuti e al privato cittadino, che ha già contribuito con le sue tasse, vengono richiesti fino a 50 dollari per leggere un singolo articolo. Monbiot loda l’opera di hackeraggio di Alexandra Elbakian, la ricercatrice kazaka fondatrice di Sci-Hub e osserva che esperienze come quelle della Public Library of Science dimostrano che non servono paywall per produrre riviste eccellenti. [The Guardian; George Monbiot]

Nel suo editoriale Monbiot accoglie inoltre con ottimismo l’iniziativa di conversione all’Open Access (OA) “Plan S”, lanciata il 4 settembre da 11 agenzie europee di finanziamento della ricerca, tra cui anche un ente italiano, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Il piano prevede di rendere obbligatoria entro il 2020 la pubblicazione immediata in OA per tutti i ricercatori che ricevono fondi da queste agenzie. Le riviste che rispettano i requisiti stabiliti dal piano sono solo il 15% del totale. Sono infatti esclusi i giornali che permettono la consultazione gratuita degli articoli solo dopo sei mesi dalla pubblicazione e anche quelli con modello ibrido (che prevedono di norma l’accesso a pagamento ma consentono di pubblicare singoli articoli in OA pagando un’ulteriore commissione). Il modello proposto si ispira a quello della Bill & Melinda Gates Fundation, che ha spinto alcune riviste a convertire il loro modello di business. Ed è quello che sperano di fare anche i promotori del Plan-S, ma sono numerose le agenzie nazionali della ricerca che non hanno ancora aderito, esprimendo dei dubbi sulla scadenza del 2020, sull’esclusione delle riviste ibride e sui costi di pubblicazione che dovrebbero sostenere. Manca, soprattutto, l’adesione della Commissione Europea, che sta ancora mettendo a punto i dettagli del suo prossimo programma quadro per la ricerca e l’innovazione Horizon Europe.[Nature; Holly Else]

L’articolo di Monbiot ha aperto un dibattito con i ricercatori e i rappresentanti delle associazioni di editori. I primi si dichiarano d’accordo e difendono convintamente il passaggio all’Open Access, che, tra l’altro, renderebbe accessibile la ricerca anche a coloro che lavorano nelle università dei Paesi in via di sviluppo. Al contrario i secondi difendono il ruolo delle case editrici nel migliorare, archiviare e rendere disponibile online gli articoli scientifici, sottolineando infine l’importanza delle metriche di valutazione della ricerca introdotte proprio dalle case editrici. [The Guardian; Readers]

RICERCA E SOCIETÀ

Durante l’incontro annuale della Cochrane collaboration il 13 settembre a Edimburgo il comitato esecutivo ha votato l’espulsione di uno dei suoi membri, Peter Gøtzsche, leader riconosciuto del centro nordeuropeo della Cochrane basato a Copenhagen, il Nordic Cochrane Center. La decisione è probabilmente motivata dalla critica mossa a luglio dal Nordic Cochrane Center riguardo la revisione sul vaccino HPV, che la collaborazione aveva pubblicato a maggio di quest’anno. L’epidemiologo Eugenio Paci commenta l’accaduto, essendo stato lui stesso testimone di un incidente simile con Peter Gøtzsche sull’efficacia dello screening mammografico. [Scienza in rete; Eugenio Paci]

Assegnati il 14 settembre i premi Ig Nobel 2018 che riconoscono risultati scientifici che prima fanno ridere le persone e poi le spingono a riflettere. Ecco alcuni dei vincitori. Il premio per l’economia è stato assegnato a un gruppo di ricercatori che ha investigato l’efficacia per gli impiegati di vendicarsi del loro capo attraverso una bambola Voodoo. Quello per la pace è andato alla ricerca sulla frequenza e la motivazione delle grida e delle imprecazioni alla guida. Infine il premio per la chimica: misurare quanto la saliva sia in grado di pulire superfici sporche. [Ars Technica; Jennifer Ouellette]

Gli esseri umani e la tecnologia fanno parte del sistema Terra e dovrebbero contribuire alla sua autoregolazione. In un articolo pubblicato su Science, l’ecologo Tim Lenton e il filosofo Bruno Latour propongono un aggiornamento della cosiddetta “Ipotesi Gaia”. La teoria, proposta dal chimico James Lovelock e sviluppata dalla microbiologa Lynn Margulis negli anni ’70, parte dal presupposto che le condizioni di abitabilità del nostro pianeta siano determinate dall’azione simultanea e sinergica di tutti gli esseri viventi che la abitano. L’ingresso nell’epoca dell’Antropocene ci sta spingendo a essere consapevoli delle conseguenze delle nostre azioni sul clima globale e, in alcuni casi, ad autoregolarci. Queste scelte di autoregolazione, affermano i due autori, potrebbero essere fatte nel quadro più ampio dell’ipotesi Gaia, creando così le condizioni per una Gaia 2.0. [Science; Timothy M. Lenton, Bruno Latour]

Nel suo ultimo libro “Tracciare la rotta. Come orientarsi in politica”, il filosofo Bruno Latour analizza gli effetti politici del nuovo regime climatico sancito dall’accordo di Parigi. Secondo Latour sia le tendenze sovraniste e populiste che attraversano l’Europa sia il negazionismo trumpiano sono reazioni al disvelamento della realtà climatica, che ha colto un po’ tutti di sorpresa e comincia a porre interrogativi inquietanti sulla qualità della vita in un futuro non toppo lontano.[Scienza in rete; Luca Carra]