Glifosato: dalla scienza al tribunale (e ritorno)

[originariamente pubblicato su Scienza in rete il 6 settembre 2018]

Il processo mediatico era stato celebrato a giugno del 2017 sui giornali di mezzo mondo, partendo dalle due inchieste pubblicate da Le Monde (qui e qui) sui cosiddetti Monsanto Papers. Il primo atto del processo ufficiale si è
concluso invece
lo scorso 10 agosto, quando il giudice Suzanne Ramos Bolanos della Corte Suprema della California ha condannato in primo grado l’azienda agrochimica Monsanto al pagamento di 289 milioni di dollari di risarcimento a Dewayne Johnson, un ex giardiniere di 46 anni colpito da una forma terminale di linfoma della pelle. La giuria ha stabilito che è stato il glifosato contenuto nell’erbicida Round Up, commercializzato dall’azienda fin dagli anni ’70, a causare la malattia di Johnson, a cui restano ormai pochi mesi di vita.

Continua a leggere Glifosato: dalla scienza al tribunale (e ritorno)

Le notizie di scienza della settimana #68

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 5 luglio 2018]

Fino a 80 anni di età la probabilità di morire aumenta, poi diminuisce fino ai 105 anni e da lì in poi si stabilizza al 50%. Ogni giorno, dopo il nostro 105esimo compleanno, morire è tanto probabile quanto vedere testa (o croce) comparire sulla faccia di una moneta dopo averla lanciata. Per giungere a questa conclusione un team internazionale di ricercatori, di cui tre appartenenti a istituti italiani, ha analizzato i dati relativi a 4000 italiani di età superiore a 105 anni tra il 2009 e il 2017. I risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero di Science. Credit: Pixinio. Licenza: CC0.

NUOVE FORME DI ASSISTENZA SANITARIA

Negli USA un numero sempre maggiore di persone si sottopone ai test genetici direct to consumer offerti online, per rilevare la presenza di mutazioni pericolose. Quando le trovano spesso si tratta di falsi positivi. Le grandi società, come 23andMe e Ancestry.com, offrono per lo più informazioni riguardanti le origini geografiche e sono autorizzati dalla Food and Drug Adiministration a indagare le mutazioni associate solo a un ristretto numero di malattie e a comunicarle come diagnosi mediche. Esistono però altre compagnie, come Promethease, che offrono ai loro clienti un’analisi genetica molto più vasta, che riguarda cioè numerose malattie, ma senza alcuna validità medica. Rispetto ai laboratori autorizzati, infatti, queste compagnie studiano piccole porzioni dei geni e non geni interi e le confrontano con database di DNA non sottoposti a controlli rigorosi. Gli errori sono all’ordine del giorno, ma raramente i clienti ne sono consapevoli e si rivolgono a strutture autorizzate per accertarsi della loro validità.[The New York Times; Gina Kolata] 

A sette settimane dal suo inizio l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo può considerarsi risolta. Un successo che può essere attribuito alla collaborazione proficua tra autorità sanitarie locali e organizzazioni internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità e Medici Senza Frontiere) che hanno gestito la campagna di vaccinazione iniziata il 21 maggio. Secondo il ministro della salute del Paese africano il 28 giugno tutte le persone esposte al virus Ebola avevano terminato il periodo di incubazione di 21 giorni. [Vox; Julia Belluz]

Che ruolo hanno le app per dispositivi mobili nella cura dello stato di salute o malattia delle persone? Come stanno modificando il rapporto tra pazienti e medici? A quali valutazioni e test devono essere sottoposte per entrare a far parte dei trattamenti offerti dal Sistema Sanitario Nazionale? Sono queste le domande che Anna Romano ha posto a Francesco Gabbrielli, responsabile del Centro Nazionale Telemedicina e Nuove Tecniche Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità. [Scienza in rete; Anna Romano] 

UN FUTURO SOSTENIBILE

Nel 2017 sono state utilizzate 90 miliardi di tonnellate di risorse e nel 2050 la quantità potrebbe raddoppiare. Questa tendenza è dovuta alla crescita dell’attività di estrazione di materiali in Asia e Africa. L’estrazione di materiali, la loro lavorazione e infine lo smaltimento hanno un impatto notevole sull’ambiente, in termini di perdita di biodiversità, consumo di suolo, inquinamento di acqua e aria. Sull’ultimo numero di Science, dedicato alla sostenibilità, due ingegneri propongono cinque cambiamenti che potrebbero mitigare il problema: allungamento della vita utile dei materiali, miglioramento dei processi di manifattura per limitare la quantità di materia prima utilizzata, ricerca e sviluppo di materiali a basso impatto ambientale e, infine, riutilizzo e riciclo. [Science; Elsa A. Olivetti, Jonathan M. Cullen]

Dal 23 giugno lo stato indiano del Maharashtra, di cui è capitale Bombay, ha messo al bando l’utilizzo di sacchetti, cannucce, piatti e bottiglie di plastica. I trasgressori rischiano multe da 5 000 a 25 000 rupie e 3 mesi di prigione. Il primo ministro Narendra Modi ha definito la plastica “una minaccia per l’umanità” e 25 stati indiani hanno messo al bando, totalmente o parzialmente, la plastica non riciclabile. Ma lo stato del Maharashtra, 115 milioni di abitanti, è il primo a prevedere delle sanzioni, e sono stati dispiegati, nella sola Bomaby, 225 controllori.[Le Monde; Guillaume Delacroix]

Delle centinaia di milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno solo il 14-18% vengono riciclate. Parla chiaro il report dell’OECD ‘Improving Markets for Recycled Plastics’, pubblicato a fine maggio, ma perché una percentuale così bassa? [Scienza in rete; Anna Romano]

RICERCA E SOCIETÀ

L’immigrazione nell’Europa occidentale non solo non è un peso economico, ma anzi produce in pochi anni un aumento del PIL pro capite e del bilancio fiscale. È questa la stima ottenuta da un gruppo di ricercatori del CNRS francese, che ha analizzato trent’anni di dati sull’immigrazione (dal 1985 al 2015) in 15 Paesi europei, tra cui l’Italia. A distanza di un anno dall’ingresso nel Paese europeo il beneficio si misura in un aumento dello 0,32% del PIL pro capite e dello 0,11% del bilancio fiscale. [Scienza in rete; Anna Romano]

Tutta la ricerca finanziata dalla Commissione Europea dovrà essere pubblicata in Open Access entro il 2020. Per garantire il raggiungimento di questo obiettivo, la Commissione ha lanciato l’Open Science Monitor, ma ne ha appaltato una parte al gigante dell’editoria scientifica Elsevier. L’obiettivo dell’Open Science Monitor è di sviluppare indicatori che misurino il grado di “apertura” della scienza europea, soprattutto nei confronti dei decisori politici. Se Elsevier si occuperà dello sviluppo di questi indici è probabile che saranno indici proprietari, basati cioè su database a pagamento. La contraddizione è allarmante: nell’ultimo anno diversi consorzi di biblioteche universitarie in Europa hanno deciso di boicottare le riviste pubblicate da Elsevier, per le clausole di segretezza imposte sui propri contratti, e per i costi sempre in crescita dell’accesso alle pubblicazioni. Con questa decisione la Commissione mette a rischio la riuscita dell’intera operazione. [The Guardian; Jon Tennant]

«Lost confidence in one of your own findings? Join our project and share your story!» É questo il messaggio che compare sul sito del ‘Loss of confidence project’, ideato dalla psicologa Julia Rohrer della International Max Planck Research School on the Life Course. Il progetto intende incoraggiare i ricercatori a condividere eventuali dubbi sui propri risultati scientifici, che possono sorgere anche molti anni dopo la pubblicazione. Non tutti gli errori richiedono, secondo Rohrer, di ritirare la pubblicazione. In molti casi sono stati commessi in buona fede o basandosi su assunzioni che non reggono più alla prova dei fatti.[Undark Magazine; Dalmeet Singh Chawla]

Torna Ebola, ma adesso c’è il vaccino

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 giugno 2018]

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dichiarata dalle autorità sanitarie l’8 maggio scorso, sembra essere sotto controllo. È quanto ha dichiarato il Ministro della Salute della RDC in un’intervista su Le Monde Afrique l’11 giugno scorso e anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel suo ultimo External Situation Report, pubblicato pochi giorni fa.

Stando ai dati riportati fino al 17 giugno sono 62 i casi di Ebola virus, di cui 38 confermati dagli esami di laboratorio effettuati a Kinshasa con la tecnica della RT-PCR, 14 probabili (secondo i test rapidi condotti nei centri sanitari locali) e 10 i casi sospetti. Il numero totale di decessi è 28, con un tasso di mortalità del 45,2%. Tutti i casi si concentrano nella provincia nordoccidentale dell’Équateur in tre distretti sanitari, due rurali coperti dalla foresta equatoriale e organizzati in piccoli villaggi (distretti di Bikoro e Iboko) e uno, quello di Wangata, dove si trova la città di Mbandaka. A Mbandaka vivono oltre 300 mila persone.

Continua a leggere Torna Ebola, ma adesso c’è il vaccino

Le notizie di scienza della settimana #66

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 20 giugno 2018]

In alcuni Paesi l’epidemia di AIDS è molto lontana dalla sua conclusione. In un
reportage prodotto da PBS e Science, il giornalista Jon Cohen ha visitato tre Paesi che sono più in difficoltà nell’adottare le misure sanitarie ormai consolidate per contenere l’infezione e la degenerazione in malattia: Nigeria, Russia e Florida. Gli ostacoli sono di diversa natura. Prima di tutto culturale, come in Nigeria dove si verifica quasi il 25% delle trasmissioni madre-figlio perché la maggior parte delle donne non entra mai in contatto con le strutture sanitarie durante la gravidanza. Sono invece di tipo politico e organizzativo i problemi della Russia, dove solo un terzo delle persone che ne avrebbero bisogno riceve i farmaci antiretrovirali dallo Stato. Infine la Florida, dove gli impedimenti sono di natura linguistica, data la numerosità della comunità Haitiana che parla solo la lingua creola, ma anche sociale, data l’alta concentrazione di senza-tetto e tossicodipendenti. Nell’immagine: un’operatrice sanitaria del Kawale Health Center in Malawi, informa Katie, una giovane madre sieropositiva, riguardo l’importanza di riprendere la terapia antiretrovirale. Credit: USAID / Flickr. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

FAKE HEALTH NEWS

Analizzando le informazioni più condivise sui social network riguardo il virus Zika tra febbraio 2016 e gennaio 2017, un gruppo di ricercatori ha trovato che il 60% erano diffuse da media cosiddetti alternativi (che mancano cioè del processo di revisione dei giornali stampati). Il numero medio di condivisioni di queste notizie è stato di 44 773 contro le 9 656 di quelle diffuse da organizzazioni scientifiche. I risultati sono stati pubblicati sull’American Journal of Health Education da un gruppo di scienziati della University of South Florida. Questa distorsione non è priva di conseguenze, soprattutto quando si sta gestendo un’emergenza sanitaria. La speranza è che gli educatori e i comunicatori possano cercare di imparare da questo tipo di analisi e portare l’attenzione dei cittadini sulle questioni più trascurate e mistificate. [Nieman Journalism Lab at Harvard; Laura Hazard Owen] 

Il 13 giugno il New England Journal of Medicine ha pubblicato la nuova versione di un articolo, risalente al 2013, che descriveva i risultati di uno studio clinico sugli effetti della dieta mediterranea sulle malattie cardiovascolari. Il problema stava nell’assegnazione dei partecipanti ai gruppi di controllo e di trattamento: non era completamente random come dichiarato. È questo l’effetto della procedura di revisione intrapresa dalla rivista medica dopo che l’anestesista John Carlisle aveva pubblicato nel 2017 un articolo in cui analizzava oltre 5000 studi clinici pubblicati su otto riviste mediche. In alcuni di questi Carlisle aveva rilevato dei difetti statistici. L’esperienza ha spinto il direttore del NEJM a organizzare corsi di statistica per i suoi editor e intensificare i controlli statistici sui manoscritti. [Science; Jennifer Couzin-Frankel]

MEDIORIENTE

Nei territori palestinesi a sudovest di Hebron l’importazione di rifiuti elettronici da Israele e la loro combustione per ricavare metalli rivendibili è oggi una nicchia di mercato importante per l’economia della regione. È sempre Israele a riacquistare i metalli e rivenderli a prezzi maggiori in Europa e Cina. Agli inizi degli anni 2000 Israele costruì delle barriere di cemento armato lungo il confine con il governatorato di Hebron, controllato dall’autorità palestinese e molti abitanti dei villaggi della zona persero il lavoro. Bruciare i rifiuti elettronici e rivendere i metalli ricavati frutta tra 3000 e i 5000 dollari al mese, mentre quasi il 20% dei lavoratori della zona guadagna meno di 400 dollari al mese. Nel 2012 un gruppo di ricercatori della Ben Gurion University ha confrontato la posizione delle centinaia di siti di combustione della regione (di solito nei cortili delle case) con l’insorgenza di tumori infantili, trovando un’altissima correlazione. Particolarmente pericoloso è il piombo che causa danni al sistema immunitario e cognitivo. In attesa di un intervento politico, accademici e attivisti hanno avviato delle iniziative per sensibilizzare i cittadini e spingerli verso procedure di riciclaggio più sicure.[Undark Magazine; Shira Rubin]

Nel campo profughi di Zaatari in Giordania, che ospita 75 000 rifugiati siriani, il World Food Programme (WFP) distribuisce aiuti umanitari attraverso la tecnologia blockchain. Entrando in uno dei supermercati del campo si può fare la spesa pagando con un portafoglio digitale: attraverso il riconoscimento dell’iride si risale all’identità della persona e al credito che ha ricevuto dall’agenzia delle Nazioni Unite. Questa pratica, per adesso sperimentale, permette di risparmiare milioni di dollari evitando l’intermediazione delle banche locali, e anche di trasferire aiuti istantaneamente ai nuovi profughi, che ogni giorno raggiungono i campi giordani in fuga dalla Siria. I dati dei rifugiati vengono immagazzinati in una blockchain, permettendo così di separare i dati per l’autenticazione da quelli personali. L’idea è che il sistema possa essere esteso in futuro per creare una carta di identità completamente digitale e svincolata dalle autorità nazionali. Questo permetterebbe ai migranti di inserirsi più velocemente nei Paesi di arrivo. Tuttavia il sistema utilizzato dal WFP è ad accesso controllato e dunque non garantisce la stessa decentralizzazione di un network pubblico, ponendo il problema della proprietà dell’identità: è dei singoli individui o dell’organizzazione?[MIT Technology Review; Russ Juskalian]

Nella striscia di Gaza i farmaci oncologici arrivano sempre in ritardo, i permessi per effettuare terapie nei territori israeliani sono difficili da ottenere, e le cure sono spesso troppo costose per chi vive in quella zona. È quanto emerge da una serie di testimonianze raccolte dal giornale israeliano Haaretz tra i pazienti oncologici che abitano a Gaza: «Ricevere una diagnosi di cancro qui è come essere condannati a una morte lenta.» [Haaretz; Manal Massalha]

RICERCA E SOCIETÀ

Il 30 maggio il Consiglio di Stato cinese insieme al Partito Comunista hanno annunciato un giro di vite sulle frodi scientifiche. In primo luogo i ricercatori che pubblicheranno sulle riviste scientifiche considerate “predatorie” (che pubblicano articoli dietro il pagamento di una tassa senza effettuare alcun processo di revisione) verranno sanzionati e le pubblicazioni non verranno considerate ai fini dell’assegnazione di fondi o posti di lavoro. In secondo luogo sarà assegnato al Ministero della Scienza il compito di indagare sulle condotte sospettate di essere fraudolente o non etiche. Finora era l’istituzione a cui apparteneva il ricercatore o la ricercatrice a condurre le indagini. Se queste misure saranno efficaci è tutto da vedere, ma rappresentano l’ennesima conferma che Xi Jinping considera la ricerca scientifica uno dei più importanti fattori di crescita per l’economia cinese. [Nature; Editoriale]

Un numero sempre crescente di persone ritiene che il proprio lavoro sia completamente inutile alla società. Se lo interrompesse il mondo sarebbe uguale a prima o addirittura un posto migliore. E l’università e la ricerca non fanno eccezione. Un sondaggio, realizzato nel 2015 in Gran Bretagna da YouGov, ha trovato che il 37% degli intervistati riteneva il proprio lavoro senza scopo. Anche i professori e i ricercatori condividono la stessa frustrazione, soprattutto a causa del carico sempre maggiore di lavori di amministrazione che sono costretti a sostenere. Molti denunciano di spendere lo stesso tempo a redigere resoconti e moduli di valutazione della loro attività di ricerca che a pensare, studiare, leggere o insegnare. E questo accade a fronte dell’aumento del personale amministrativo nelle università. Come è possibile? C’è una soluzione? Il punto di vista di David Graeber, antropologo della London School of Economics and Political Science e autore del libro ‘Bullshit Jobs’. [The Chronicle of Higher Education; David Graeber]

Prevedere la diffusione di malattie: il ruolo dei big data

Negli ultimi due post ho raccontato aspetti controversi sull’utilizzo dei big data. Ma ci sono molte altre situazioni in cui i dati possono fare la differenza. Una di queste è la previsione della diffusione di influenze o malattie infettive. Sono diversi i dati che possono essere impiegati in questo tipo di analisi: attività online (sia sui social media che sui motori di ricerca), traffico aereo in uscita dalle zone di focolaio iniziale, localizzazione degli habitat in cui proliferano i vettori dell’infezione. Questi strumenti possono essere di grande supporto alle autorità sanitarie, che per mappare la diffusione di una malattia possono fare affidamento solo sui casi già accertati.

La diffusione del virus Zika, dichiarato emergenza sanitaria dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stata studiata con tutti questi strumenti attraverso il coinvolgimento di società specializzate in analisi dei dati: l’americana Google e la canadese Blue Dot. Vediamo come.

Continua a leggere Prevedere la diffusione di malattie: il ruolo dei big data