Torna Ebola, ma adesso c’è il vaccino

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 giugno 2018]

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dichiarata dalle autorità sanitarie l’8 maggio scorso, sembra essere sotto controllo. È quanto ha dichiarato il Ministro della Salute della RDC in un’intervista su Le Monde Afrique l’11 giugno scorso e anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel suo ultimo External Situation Report, pubblicato pochi giorni fa.

Stando ai dati riportati fino al 17 giugno sono 62 i casi di Ebola virus, di cui 38 confermati dagli esami di laboratorio effettuati a Kinshasa con la tecnica della RT-PCR, 14 probabili (secondo i test rapidi condotti nei centri sanitari locali) e 10 i casi sospetti. Il numero totale di decessi è 28, con un tasso di mortalità del 45,2%. Tutti i casi si concentrano nella provincia nordoccidentale dell’Équateur in tre distretti sanitari, due rurali coperti dalla foresta equatoriale e organizzati in piccoli villaggi (distretti di Bikoro e Iboko) e uno, quello di Wangata, dove si trova la città di Mbandaka. A Mbandaka vivono oltre 300 mila persone.

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Le notizie di scienza della settimana #66

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 20 giugno 2018]

In alcuni Paesi l’epidemia di AIDS è molto lontana dalla sua conclusione. In un
reportage prodotto da PBS e Science, il giornalista Jon Cohen ha visitato tre Paesi che sono più in difficoltà nell’adottare le misure sanitarie ormai consolidate per contenere l’infezione e la degenerazione in malattia: Nigeria, Russia e Florida. Gli ostacoli sono di diversa natura. Prima di tutto culturale, come in Nigeria dove si verifica quasi il 25% delle trasmissioni madre-figlio perché la maggior parte delle donne non entra mai in contatto con le strutture sanitarie durante la gravidanza. Sono invece di tipo politico e organizzativo i problemi della Russia, dove solo un terzo delle persone che ne avrebbero bisogno riceve i farmaci antiretrovirali dallo Stato. Infine la Florida, dove gli impedimenti sono di natura linguistica, data la numerosità della comunità Haitiana che parla solo la lingua creola, ma anche sociale, data l’alta concentrazione di senza-tetto e tossicodipendenti. Nell’immagine: un’operatrice sanitaria del Kawale Health Center in Malawi, informa Katie, una giovane madre sieropositiva, riguardo l’importanza di riprendere la terapia antiretrovirale. Credit: USAID / Flickr. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

FAKE HEALTH NEWS

Analizzando le informazioni più condivise sui social network riguardo il virus Zika tra febbraio 2016 e gennaio 2017, un gruppo di ricercatori ha trovato che il 60% erano diffuse da media cosiddetti alternativi (che mancano cioè del processo di revisione dei giornali stampati). Il numero medio di condivisioni di queste notizie è stato di 44 773 contro le 9 656 di quelle diffuse da organizzazioni scientifiche. I risultati sono stati pubblicati sull’American Journal of Health Education da un gruppo di scienziati della University of South Florida. Questa distorsione non è priva di conseguenze, soprattutto quando si sta gestendo un’emergenza sanitaria. La speranza è che gli educatori e i comunicatori possano cercare di imparare da questo tipo di analisi e portare l’attenzione dei cittadini sulle questioni più trascurate e mistificate. [Nieman Journalism Lab at Harvard; Laura Hazard Owen] 

Il 13 giugno il New England Journal of Medicine ha pubblicato la nuova versione di un articolo, risalente al 2013, che descriveva i risultati di uno studio clinico sugli effetti della dieta mediterranea sulle malattie cardiovascolari. Il problema stava nell’assegnazione dei partecipanti ai gruppi di controllo e di trattamento: non era completamente random come dichiarato. È questo l’effetto della procedura di revisione intrapresa dalla rivista medica dopo che l’anestesista John Carlisle aveva pubblicato nel 2017 un articolo in cui analizzava oltre 5000 studi clinici pubblicati su otto riviste mediche. In alcuni di questi Carlisle aveva rilevato dei difetti statistici. L’esperienza ha spinto il direttore del NEJM a organizzare corsi di statistica per i suoi editor e intensificare i controlli statistici sui manoscritti. [Science; Jennifer Couzin-Frankel]

MEDIORIENTE

Nei territori palestinesi a sudovest di Hebron l’importazione di rifiuti elettronici da Israele e la loro combustione per ricavare metalli rivendibili è oggi una nicchia di mercato importante per l’economia della regione. È sempre Israele a riacquistare i metalli e rivenderli a prezzi maggiori in Europa e Cina. Agli inizi degli anni 2000 Israele costruì delle barriere di cemento armato lungo il confine con il governatorato di Hebron, controllato dall’autorità palestinese e molti abitanti dei villaggi della zona persero il lavoro. Bruciare i rifiuti elettronici e rivendere i metalli ricavati frutta tra 3000 e i 5000 dollari al mese, mentre quasi il 20% dei lavoratori della zona guadagna meno di 400 dollari al mese. Nel 2012 un gruppo di ricercatori della Ben Gurion University ha confrontato la posizione delle centinaia di siti di combustione della regione (di solito nei cortili delle case) con l’insorgenza di tumori infantili, trovando un’altissima correlazione. Particolarmente pericoloso è il piombo che causa danni al sistema immunitario e cognitivo. In attesa di un intervento politico, accademici e attivisti hanno avviato delle iniziative per sensibilizzare i cittadini e spingerli verso procedure di riciclaggio più sicure.[Undark Magazine; Shira Rubin]

Nel campo profughi di Zaatari in Giordania, che ospita 75 000 rifugiati siriani, il World Food Programme (WFP) distribuisce aiuti umanitari attraverso la tecnologia blockchain. Entrando in uno dei supermercati del campo si può fare la spesa pagando con un portafoglio digitale: attraverso il riconoscimento dell’iride si risale all’identità della persona e al credito che ha ricevuto dall’agenzia delle Nazioni Unite. Questa pratica, per adesso sperimentale, permette di risparmiare milioni di dollari evitando l’intermediazione delle banche locali, e anche di trasferire aiuti istantaneamente ai nuovi profughi, che ogni giorno raggiungono i campi giordani in fuga dalla Siria. I dati dei rifugiati vengono immagazzinati in una blockchain, permettendo così di separare i dati per l’autenticazione da quelli personali. L’idea è che il sistema possa essere esteso in futuro per creare una carta di identità completamente digitale e svincolata dalle autorità nazionali. Questo permetterebbe ai migranti di inserirsi più velocemente nei Paesi di arrivo. Tuttavia il sistema utilizzato dal WFP è ad accesso controllato e dunque non garantisce la stessa decentralizzazione di un network pubblico, ponendo il problema della proprietà dell’identità: è dei singoli individui o dell’organizzazione?[MIT Technology Review; Russ Juskalian]

Nella striscia di Gaza i farmaci oncologici arrivano sempre in ritardo, i permessi per effettuare terapie nei territori israeliani sono difficili da ottenere, e le cure sono spesso troppo costose per chi vive in quella zona. È quanto emerge da una serie di testimonianze raccolte dal giornale israeliano Haaretz tra i pazienti oncologici che abitano a Gaza: «Ricevere una diagnosi di cancro qui è come essere condannati a una morte lenta.» [Haaretz; Manal Massalha]

RICERCA E SOCIETÀ

Il 30 maggio il Consiglio di Stato cinese insieme al Partito Comunista hanno annunciato un giro di vite sulle frodi scientifiche. In primo luogo i ricercatori che pubblicheranno sulle riviste scientifiche considerate “predatorie” (che pubblicano articoli dietro il pagamento di una tassa senza effettuare alcun processo di revisione) verranno sanzionati e le pubblicazioni non verranno considerate ai fini dell’assegnazione di fondi o posti di lavoro. In secondo luogo sarà assegnato al Ministero della Scienza il compito di indagare sulle condotte sospettate di essere fraudolente o non etiche. Finora era l’istituzione a cui apparteneva il ricercatore o la ricercatrice a condurre le indagini. Se queste misure saranno efficaci è tutto da vedere, ma rappresentano l’ennesima conferma che Xi Jinping considera la ricerca scientifica uno dei più importanti fattori di crescita per l’economia cinese. [Nature; Editoriale]

Un numero sempre crescente di persone ritiene che il proprio lavoro sia completamente inutile alla società. Se lo interrompesse il mondo sarebbe uguale a prima o addirittura un posto migliore. E l’università e la ricerca non fanno eccezione. Un sondaggio, realizzato nel 2015 in Gran Bretagna da YouGov, ha trovato che il 37% degli intervistati riteneva il proprio lavoro senza scopo. Anche i professori e i ricercatori condividono la stessa frustrazione, soprattutto a causa del carico sempre maggiore di lavori di amministrazione che sono costretti a sostenere. Molti denunciano di spendere lo stesso tempo a redigere resoconti e moduli di valutazione della loro attività di ricerca che a pensare, studiare, leggere o insegnare. E questo accade a fronte dell’aumento del personale amministrativo nelle università. Come è possibile? C’è una soluzione? Il punto di vista di David Graeber, antropologo della London School of Economics and Political Science e autore del libro ‘Bullshit Jobs’. [The Chronicle of Higher Education; David Graeber]

Prevedere la diffusione di malattie: il ruolo dei big data

Negli ultimi due post ho raccontato aspetti controversi sull’utilizzo dei big data. Ma ci sono molte altre situazioni in cui i dati possono fare la differenza. Una di queste è la previsione della diffusione di influenze o malattie infettive. Sono diversi i dati che possono essere impiegati in questo tipo di analisi: attività online (sia sui social media che sui motori di ricerca), traffico aereo in uscita dalle zone di focolaio iniziale, localizzazione degli habitat in cui proliferano i vettori dell’infezione. Questi strumenti possono essere di grande supporto alle autorità sanitarie, che per mappare la diffusione di una malattia possono fare affidamento solo sui casi già accertati.

La diffusione del virus Zika, dichiarato emergenza sanitaria dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stata studiata con tutti questi strumenti attraverso il coinvolgimento di società specializzate in analisi dei dati: l’americana Google e la canadese Blue Dot. Vediamo come.

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