Gli effetti del ciclo mestruale svelati dai big data

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 5 febbraio 2021]

Se Homo sapiens ha trovato mille espedienti per proteggersi dal freddo, dalla fame, dalla malattia o dagli incerti della natura, se ha saputo esplorare e colonizzare tutte le terre, viaggiare nell’universo e inventare armi sofisticate per uccidere i suoi simili, è inevitabile constatare che le mestruazioni pertengono ancora all’irrazionale. Nonostante la sua banalità, il ciclo resta un fenomeno misterioso, circondato da leggende, superstizioni, reticenze e stereotipi la cui persistenza non può che stupire. Che provengano dalla mitologia, dalla religione o dalla medicina, continuano a permeare le mentalità tanto da ripercuotersi sulla salute e sul benessere delle donne in tutto il mondo.

Con queste parole la giornalista e scrittrice marsigliese Élise Thiébaut racconta nel libro “Questo è il mio sangue”, pubblicato da Einaudi nel 2018, l’ignoranza che esiste sul ciclo mestruale e come questa lasci spazio alle credenze, alla strumentalizzazione e allo stigma. Thiébaut sarebbe probabilmente molto contenta di sapere che questa settimana la prestigiosa rivista scientifica Nature Human Behaviour ha pubblicato un articolo che studia l’impatto del ciclo mestruale sull’umore, i comportamenti e alcuni parametri vitali, partendo da un grande database messo a disposizione dalla società BioWink GmbH che commercializza l’applicazione Clue per il tracciamento del ciclo mestruale. Colpisce infatti che un tema del genere finisca sulle pagine di una rivista non specializzata in salute femminile, ginecologia o psicologia. E, sinceramente, colpisce in senso positivo.

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Letture per il finesettimana #19

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 5 febbraio 2021]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo dello Stato francese condannato per non aver agito contro il cambiamento climatico, delle discriminazioni ai danni dei ricercatori disabili, delle distorsioni nei sistemi di machine learning che analizzano le immagini, dei vent’anni dal primo sequenziamento del genoma umano, dei fattori che determinano l’aspettativa di vita negli Stati Uniti e diamo gli ultimi aggiornamenti su COVID-19. Buona lettura (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Lo Stato francese condannato per non aver preso provvedimenti incisivi contro il cambiamento climatico
Mercoledì il tribunale amministrativo di Parigi ha emesso la sentenza nella causa intentata da un gruppo di organizzazioni non governative ambientaliste verso lo Stato francese. Secondo l’avvocato di una delle ONG la sentenza è rivoluzionaria. Afferma infatti che l’inazione è un atto illegale perché causa un danno ecologico. La Francia sembra in effetti non essere sulla strada giusta per rispettare l’obiettivo dichiarato di voler raggiungere il livello zero di emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050. Tra il 2018 e il 2019, la diminuzione nelle emissioni è stata dello 0,9%, mentre il ritmo a partire dal 2025 dovrebbe essere tra l’1,5% e il 3,2% [Le Monde]

2 I ricercatori disabili sono discriminati
Uno studio pubblicato su PLOS One ha messo in luce che nel 2018 tra i progetti candidati a ricevere un finanziamento da parte degli NIH statunitensi, solo l’1,2% dei coordinatori era disabile, una percentuale addirittura più bassa di quella registrata nel 2008 (l’1,8%). È importante osservare che gli scienziati che valutano i progetti non conoscono le condizioni di disabilità dei coordinatori. Si realizza così la cosiddetta discriminazione indiretta: trattando tutti in modo uguale non vengono offerte a tutti le stesse possibilità. In Australia qualcosa sta cambiando, dopo che Justin Yerbury, biologo esperto di motor neuron disease, patologia di cui è anche affetto, ha fatto ricorso presso l’agenzia nazionale che finanzia la ricerca medica (NHMRC) perché la sua disabilità venisse considerata nel valutare il numero di progetti per cui era riuscito a ottenere un finanziamento. Questo elemento aveva determinato l’esclusione della sua proposta di progetto. La direttrice dell’NHMRC ha deciso che d’ora in poi i revisori avranno accesso alle informazioni riguardanti le disabilità dei proponenti [Nature Index]

3 Un sistema di machine learning che completa automaticamente le immagini ha completato con un bikini una foto del volto di Alexandria Ocasio-Cortez
Recentemente si è discusso del fatto che gli algoritmi di generazione del linguaggio, come il celebre GPT-3 sviluppato dalla società OpenAI di San Francisco, che vengono allenati sui testi presenti in rete, incorporano le idee razziste e sessiste che sono presenti sul web. Un gruppo di ricercatori statunitensi ha mostrato che lo stesso vale per i sistemi di completamento delle immagini. Quando uno di questi algoritmi riceve in input la foto di un uomo ritagliata dal collo in giù nel 43% dei casi la completerà con un abito con giacca e cravatta. Lo stesso algoritmo, ricevendo in pasto la foto ritagliata di una donna, il 53% delle volte la completerà con un top o un bikini scollato. È quello che è successo con il volto della deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez. Questo bias può avere conseguenze per tutte le applicazioni di visione artificiale, inclusi gli algoritmi per la selezione del personale basati sui video, quelli usati per il riconoscimento facciale e la sorveglianza. [MIT Technology Review]

4 Venti anni fa veniva sequenziato per la prima volta il genoma umano
La rivista Science celebra questo anniversario chiedendo a un gruppo di esperti di fare il punto sull’eredità di quel risultato. Oggi milioni di persone hanno accesso alle proprie informazioni genetiche personali tramite i servizi diretti al consumatore. Queste informazioni si sono sommate alla grande quantità di dati personali generati giornalmente dall’interazione con i dispositivi tecnologici diventando un prodotto commerciale. Come siamo arrivati fin qui e in che direzione dovremmo (o non dovremmo) andare in futuro? [Science]

5 Le politiche conservatrici potrebbero essere alla base della minore aspettativa di vita negli Stati Uniti
Nel 2013 un rapporto delle National Academies of Sciences Engineering and Medicine denunciava che la popolazione degli Stati Uniti aveva la minore aspettativa di vita tra tutti i paesi ricchi. Non solo: aveva il più alto tasso di omicidi, morti correlate all’uso di droghe, malattie cardiovascolari e diabete, i suoi giovani erano quelli più a rischio di morire in un incidente stradale. Sei anni più tardi, nel 2019, la situazione è addirittura peggiorata: gli Stati Uniti sono al 36esimo posto nella classifica stilata dall’OCSE, dopo Costa Rica e Slovenia. Fattori come l’obesità, la difficoltà di accesso alle cure mediche, le disuguaglianze di salute tra bianchi e neri, concorrono tutti a generare il quadro fotografato da questi rapporti. ma finora non era chiaro quale fosse la causa o la combinazione di cause predominante. Un gruppo di sociologi guidati da Jennifer Karas Montez, della Syracuse University, ha analizzato i dati separatamente per ciascun stato e ha osservato la seguente associazione statistica: stati con politiche liberali hanno maggiore aspettativa di vita, mentre quelli con politiche più conservatrici hanno minore aspettativa di vita [Undark]

6 Aggiornamenti COVID-19
×  A Corzano, un comune della provincia di Brescia di 1400 abitanti, ci sono stati 140 contagi nell’ultima settimana. Molti provengono dalla scuola materna ed elementare. Finora tutti i campioni sequenziati corrispondono alla variante B.1.1.7 [Corriere della Sera]
×  L’agenzia europea del farmaco ha approvato il vaccino AstraZeneca senza limiti di età [British Medical Journal]
×  In diversi Paesi il vaccino è stata consigliato solo per le persone con meno di 65 anni [BBC]
×  La Svizzera invece non lo ha approvato, chiedendo un supplemento di analisi [RSI]
×  In un preprint pubblicato sull’archivio SSRN, un gruppo di ricercatori di Oxford mostra che il vaccino AstraZeneca potrebbe rallentare anche la capacità di trasmissione dell’infezione e non solo l’insorgenza di infezioni sintomatiche. Inoltre indicherebbe che un maggiore tempo di attesa tra prima dose e richiamo ne aumenterebbe l’efficacia [The Guardian]
×  Test in vitro mostrerebbero una riduzione dell’efficacia del vaccino Pfizer/BioNTech contro la variante B117 che ha acquisito anche la mutazione E484K, tipica della variante B.1.51 [University of Cambridge]
×  Le persone che hanno già avuto l’infezione potrebbero necessitare solo della prima dose di vaccino a mRNA [British Medical Journal]
×  Nel Regno Unito è stato avviato uno studio clinico che studierà l’efficacia di un protocollo che prevede la somministrazione combinata dei vaccini Pfizer/BioNTech e AstraZeneca [Reuters]
×  Pubblicati su The Lancet i risultati di efficacia del vaccino Sputnik V prodotto dalla società russa Gamaleya [The Lancet]
×  L’Aifa ha dato il via libera agli anticorpi monoclonali in Italia [La Repubblica]
×  Il punto sulla ricerca di farmaci per la cura della COVID-19 e sui motivi che la hanno rallentata finora [The New York Times]
×  Si consolidano le prove scientifiche che mostrano che le donne incinte trasmettono gli anticorpi contro COVID-19 al feto attraverso la placenta [The New York Times]

Vaccinare tutti non è solo questione di filantropia

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 29 gennaio 2021]

A oggi in 65 Paesi del mondo sono state somministrate circa 82 480 000 dosi di vaccini contro COVID-19. A guidare la classifica è Israele, con 49 dosi inoculate ogni 100 abitanti. Seguono gli Emirati Arabi, con 27,4 dosi, e il Regno Unito con 11. I Paesi dell’Unione Europea sono un po’ più indietro (Spagna 2,7, Italia 2,5, Germania 2,4, e Francia 1,8) e in questi giorni si impegnano in una battaglia legale con la farmaceutica AstraZeneca che produce il vaccino messo a punto insieme all’Università di Oxford. AstraZeneca ha infatti annunciato che nel primo trimestre del 2021 consegnerà meno del 50% delle 100 milioni di dosi “promesse” all’UE che ha risposto minacciando di bloccare le esportazioni verso il Regno Unito dei vaccini prodotti negli stabilimenti di AstraZeneca presenti sul suo territorio.

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Letture per il finesettimana #17

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 22 gennaio 2021]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo dei dati della NASA sul riscaldamento globale, della diversità sociale nelle grande école francesi, delle scoperte in fisica e astronomia che poi si rivelando infondate, della scienza che torna alla Casa Bianca, del desiderio di Tim Berners-Lee di riformare internet e diamo gli ultimi aggiornamenti su COVID-19. Buona lettura (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Il 2020 a pari merito con il 2016 come hanno più caldo mai registrato I dati pubblicati la scorsa settimana dal NASA Goddard Institute for Space Studies confermano quelli del Copernicus Climate Change Service, arrivati due settimane fa. Secondo la NASA, la temperatura media globale nel 2020 è stata di 1,02°C superiore rispetto alla media registrata tra il 1950 e il 1980, statisticamente indistinguibile da quella del 2016. Gli ultimi sette anni mostrano quindi un trend in salita, che non è stato interrotto neanche dalla pandemia di COVID-19 che ha comportato sì una sostanziale riduzione delle emissioni. Oltre all’innalzamento delle temperature la NASA ha riportato gli eventi climatici estremi a essa legati, che nel 2020 sono stati particolarmente violenti: onde di calore, siccità e incendi [The New York Times]

2 In Francia la diversità sociale nelle università più prestigiose è ferma a dieci anni fa
Un’indagine, realizzata dall’Institut des politiques publiques, denuncia che nel 2016 nelle grande école, quelle che formano la classe dirigente francese, l’80% dei laureati vengono da famiglie ad alto reddito. Questo dato, che è rimasto sostanzialmente uguale a quello del 2006, va confrontato con quello demografico, che dice che questi ragazzi rappresentano solo il 23% della fascia di popolazione tra i 20 e i 24 anni. Al contrario, i figlio di operai e disoccupati, che rappresentano il 36% della stessa popolazione, sono solo il 5% dei laureati. Tra i motivi di questo divario la carenza di borse di studio, ma anche il minor tasso di domande che provengono dalle classi svantaggiate, i cui ragazzi o non conoscono le procedure di ammissione o pensano di non essere all’altezza [Le Monde]

3 In astronomia e fisica diverse scoperte presentate come sensazionali si sono poi rivelate infondate
È accaduto l’ultima volta a settembre del 2020, con l’annuncio della rilevazione di fosfina nell’atmosfera di Venere, da cui la possibilità che ci fossero micro organismi viventi sul pianeta. A metà novembre il risultato è stato rivisto dagli autori, su sollecitazione di alcuni colleghi, e la quantità di fosfina rilevata giudicata non statisticamente significativa. Era già successo con i neutrini più veloci della luce nel 2011, con l’Italia protagonista, ma anche con l’osservazione delle onde gravitazionali primordiali nel 2014, a sostegno della teoria dell’inflazione. Quali sono le dinamiche dietro questi episodi? Gli scienziati sono spinti a esagerare le loro conclusioni per veder proseguire i finanziamenti dei loro studi e i giornalisti sono a caccia di storie che colpiscano [Undark]

4 Il presidente dell’Office of Science and Technology Policy farà parte del gabinetto del Presidente
Biden ha nominato il genetista Eric Lander a capo dell’OSTP. Se il Senato accoglierà la richiesta di Biden, Lander sarà un componente del gabinetto del neo insediato presidente Biden. La decisione fa parte della volontà di Biden di portare la scienza vicina alla politica come non lo è mai stata finora. Lander è un genetista di fama mondiale, che ha co-diretto lo Human Genome Project e poi il Broad Institute. Insieme a Lander, Biden ha nominato la scienziata sociale Alondra Nelson dell’Institute for Advanced Studies di Princeton, responsabile per scienza e società dentro l’OSTP, un ruolo istituito per la prima volta. Infine due donne, Frances Arnold, premio Nobel per la chimica, e Maria Zuber, geofisica dell’MIT, presiederanno il President’s Council of Advisors on Science and Technology [The Guardian]

5 Tim Berners-Lee ha inventato il web 30 anni fa e ora vuole riportarlo dalla parte giusta della storia Tim Berners-Lee vuole riportare la sua invenzione sulla strada iniziale: quella di egalitarismo e condivisione del sapere. Il modello di business delle grandi aziende tecnologiche si basa sul fatto che gli utenti del web gli cedono la proprietà dei loro dati che vengono poi sfruttati in vari modi e da diverse aziende. Berners-Lee vuole riportare la proprietà dei dati nelle mani degli individui, tramite i PODS, personal online data stores. Per farlo ha fondato due startup, prima Solid e poi Inrupt, che hanno ricevuto 20 milioni di dollari in venture capital. Esistono diversi progetti pilota tra cui uno con il National Health Service britannico per la condivisione sicura di dati medici e non di pazienti colpiti da demenza per migliorare le loro cure [The New York Times]

6 Aggiornamenti COVID-19
×  Un focolaio della nuova variante #b1117 in una scuola primaria olandese a nord di Rotterdam, coinvolti anche numerosi bambini (nelle scuole primarie olandesi non è obbligatorio l’uso delle mascherine né per allievi né per insegnanti) [Science]
×  La maggiore contagiosità delle nuove varianti alza l’asticella della copertura vaccinale necessaria a raggiungere l’immunità di gregge. [The Conversation]
×  La memoria immunitaria contro SARS-CoV-2 portata dalle cellule B dura fino a sei mesi dopo l’infezione [Nature]
×  Regno Unito: Il 30% dei pazienti con COVID-19 ospedalizzati, sono stati ricoverati una seconda volta nei 3 mesi successivi alla dimissione [The Guardian]
×  Come aiutare coloro che hanno sintomi per mesi dopo aver contratto il COVID-19. Servono cliniche specializzate, prima di tutto [Knowable Magazine]
×  Il tempo che i bambini passano davanti allo schermo è aumentato in maniera preoccupante durante la pandemia [The New York Times]
×  A Oslo, l’istituto di salute pubblica ha modificato le sue raccomandazione riguardo la vaccinazione delle persone fragili dopo 33 decessi che potrebbero essere stati accelerati dagli effetti collaterali del vaccino [Le Monde]
×  Cosa sappiamo delle nuove varianti, una rassegna dei risultati scientifici [Le Monde]

L’algoritmo di Deliveroo è discriminatorio secondo il tribunale di Bologna

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’8 gennaio 2021]

Il 30 dicembre il tribunale di Bologna ha emesso un’ordinanza, firmata dalla giudice Chiara Zompì, che definisce discriminatorio l’algoritmo utilizzato da Deliveroo, piattaforma di consegna del cibo a domicilio, per gestire le prenotazioni delle sessioni di lavoro da parte dei rider, condannando l’azienda a pagare 50 000 euro di risarcimento alle organizzazioni sindacali che hanno fatto ricorso oltre a sostenere le spese legali (il testo dell’ordinanza è consultabile qui).

«È probabilmente il primo caso in cui un algoritmo viene chiamato a comparire in tribunale e ritenuto illegittimo in Europa nel rapporto tra privato e privato», commenta Mario Guglielmetti, legale presso lo European Data Protection Supervisor (EDPS), l’autorità europea indipendente per la protezione dei dati personali. E aggiunge «esistono diversi precedenti riguardanti algoritmi utilizzati da soggetti pubblici, come ad esempio il sistema SiRy che stimava la probabilità dei cittadini olandesi di commettere frode ai danni dello Stato, sospeso a febbraio dalla corte distrettuale dell’Aia perché accusato di violare i diritti umani. Il pronunciamento del tribunale di Bologna è il primo in cui un sistema automatico viene considerato illegittimo nel rapporto tra due soggetti privati, come sono da considerarsi Deliveroo e i riders, che l’azienda inquadra come collaboratori autonomi»1.

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Letture per il finesettimana #15

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’8 gennaio 2021]

Buon venerdì,
e buon 2021. Questa settimana parliamo di dove ci porterà il nuovo anno pandemico, delle implicazioni dell’accordo sulla Brexit per la ricerca scientifica, del primo progetto finanziato in Africa con il fondo verde per il clima dell’ONU, del sindacato fondato dai dipendenti di Google, dell’entrata in vigore del Plan S sull’open access e diamo gli aggiornamenti sulla situazione dell’epidemia di COVID-19 (in particolare sulle campagne vaccinali in Europa e sulla nuova variante B.1.1.7).
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1 Dove ci porterà il secondo anno della pandemia?
Su The Atlantic, il giornalista scientifico Ed Yong fa un bilancio del primo anno della pandemia e di quello che ci aspetta per il secondo. Abbiamo davanti a noi una campagna vaccinale di proporzioni inedite, che pone sfide industriali (produzione di un numero di dosi sufficiente), logistiche (raggiungere le zone rurali distanti dai centri clinici) e culturali (l’esitazione e la resistenza alle vaccinazioni si concentrerà in certi gruppi e regioni geografiche e questo potrebbe ridurre l’efficacia del vaccino nel contenere la trasmissione del virus nella comunità), oltre a mettere alla prova la resistenza del personale sanitario, già stremato dalle ripetute ondate del contagio. Ci sono poi le incertezze sulla durata dell’immunità conferita dai vaccini e sull’efficacia che avranno sulle nuove varianti che sono già emerse e su quelle che emergeranno in futuro. Se saremo fortunati, e la diffusione dell’infezione tornerà sotto controllo nel corso del 2021, ci dovremo confrontare con la cura delle altre patologie che sono state trascurate, oltre agli effetti di lungo termine della COVID-19, anche sulla salute mentale. E dovremo poi analizzare quanto è accaduto, dove abbiamo fallito. I sistemi sanitari occidentali si sono specializzati in cure costose e tecnologiche dimenticando gli interventi di prevenzione. Paesi con molti meno mezzi dei nostri hanno dimostrato di saper gestire meglio il contagio. Una lezione da non dimenticare soprattutto quando potremo cominciare a preparaci alle prossime epidemie, sperando di fare meglio [The Atlantic]

2 Cosa vuol dire l’accordo sulla Brexit per la scienza
Il 24 dicembre il Regno Unito e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo commerciale post Brexit, diventato valido dal 1 gennaio. L’accordo ha una serie di implicazioni sia per l’accesso ai fondi per la ricerca che per il movimento dei ricercatori tra Paesi dell’Unione e Regno Unito, molte delle quali hanno fatto tirare un sospiro di sollievo agli scienziati britannici ed europei. Il Regno Unito avrà accesso al nuovo programma quadro di finanziamento della ricerca della UE, Horizon Europe, anche se con lo status di Paese associato. Sempre con lo stesso status continuerà a fare parte del programma di ricerca sull’energia nucleare Euratom e del progetto ITER per la costruzione del primo reattore a fusione. Continuerà anche a far parte del programma Copernicus, il sistema di satelliti per l’osservazione della Terra che raccoglie dati per il monitoraggio del clima e per le previsione meteorologiche. Non verranno applicati dazi sugli strumenti e le forniture di laboratorio importate dall’UE. Riguardo agli studi clinici che coinvolgono ospedali in Paesi dell’Unione e del Regno Unito, la situazione è ancora incerta. Sono stati riconosciuti reciprocamente gli standard di qualità richiesti sui farmaci, ma l’Unione deve ancora decidere se il trattamento dei dati personali nel Regno Unito è adeguato. La nota più amara riguarda il programma Erasmus+, da cui il Regno Unito ha deciso di uscire per finanziare il Turing Scheme che permetterà ai suoi studenti di andare a studiare all’estero, ma non riguarderà gli studenti che dall’estero vorranno recarsi nel Regno Unito. L’immigrazione di personale altamente qualificato sarà regolata da un sistema a punti, mentre gli scienziati britannici che vorranno spostarsi nei Paesi dell’Unione si troveranno davanti un panorama di regole ancora molto frammentato [Nature]

3 In Ruanda il primo progetto africano di adattamento al cambiamento climatico finanziato col fondo verde dell’ONU
Nella provincia nordoccidentale di Gicumbi è in corso di sviluppo da poco più di anno il primo progetto del continente finanziato con circa 27 milioni di euro del Fondo Verde messo a disposizione dalle Nazioni Unite all’interno della convenzione quadro sul cambiamento climatico. La popolazione, principalmente agricoltori, è stata coinvolta nelle operazioni prima di terrazzamento dei territori colpiti da numerose frane e alluvioni, e poi di riconversione delle colture. Si tratta di un progetto pilota che, se si dimostrerà efficace, dovrebbe essere applicato su scala nazionale per permettere al Paese africano di rispettare l’impegno di riduzione delle sue emissioni di gas a effetto serra del 38% entro il 2030. Ma per raggiungere questo obiettivo il governo ruandese dovrà trovare 11 miliardi di finanziamento e probabilmente sarà costretto a cercare investitori stranieri «L’ecosistema complessivo della finanza verde è proibitivo. Eppure dobbiamo affrontare problemi urgenti», ha commentato un consulente del progetto di Gicumbi, spiegando che le procedure di accesso al Fondo verde sono estremamente lunghe e complicate e rischiano di lasciare fuori i Paesi in via di sviluppo [Le Monde]

4 I lavoratori di Google hanno fondato un sindacato
Il 4 gennaio 220 dipendenti di Google hanno annunciato di aver fondato un sindacato, la Alphabet Workers Union, aperto a tutti i lavoratori di Google e della compagnia che lo controlla, Alphabet. L’organizzazione non ha lo status giuridico di un vero e proprio sindacato, non ha cioè il potere di negoziare con i manager dell’azienda e non intende richiederlo per ora. Punta prima di tutto a ottenere la maggiore adesione possibile tra i dipendenti della società, che in tutto sono 100,000 in tutto il mondo, e concentrarsi soprattutto su temi di natura etica, come per esempio la sottoscrizione da parte di Google di contratti in ambito militare, i casi di molestie sessuali sul luogo di lavoro e l’equità del salario. È la prima grande azienda tecnologica in cui i lavoratori si organizzano in un sindacato e questo accade in un momento particolarmente delicato per Google, accusato di detenere una posizione illegittima di monopolio dal Governo degli Stati Uniti. Google finora si era differenziato dalle altre società del settore per una filosofia più aperta nella gestione dei suoi dipendenti, ma le cose sono cambiate e ne è prova la recente controversia sul licenziamento di Timnit Gebru, responsabile del gruppo di ricerca sull’etica nell’intelligenza artificiale [Vox]

5 Entra in vigore il Plan S sull’open access: sarà in grado rivoluzionare l’editoria scientifica?
Nel 2018 un gruppo di enti di finanziamento della ricerca, principalmente europei, ha lanciato il Plan S: gli scienziati che riceveranno fondi da questi enti dovranno rendere i risultati della loro ricerca liberamente accessibili a tutti dal momento della pubblicazione. Nonostante il consenso mostrato da molte grandi agenzie di finanziamento nel mondo, alla fine l’adesione al Plan S è stata piuttosto limitata e a oggi comprende solo le istituzioni responsabili per il 6% degli articoli pubblicati nel 2017. Se alcuni sostengono che l’impatto del piano sarà comunque importante perché sottoscritto dalle agenzie che pubblicano almeno un terzo dei lavori che appaiono sulle riviste più prestigiose e dunque il loro esempio avrà un grande impatto, altri ritengono che il meccanismo è troppo costoso per università e ricercatori e che molti non potranno permetterselo [Science]

6 Aggiornamenti COVID-19
×  Il 27 dicembre è cominciata in tutta Europa la somministrazione del vaccino Pfizer/BioNTech. Al 7 gennaio l’Italia ha ricevuto 438 750 dosi e ne ha somministrate 407 044 dosi, di cui 340 959 al personale sanitario e sociosanitario e 24 182 agli ospiti delle RSA. I dati, distinti per regione, categoria, sesso e fascia di età, vengono aggiornati quotidianamente e pubblicati qui [Report Vaccini Anti COVID-19]
×  Le vaccinazioni sono cominciate dal personale sanitario, ma per ora gli specializzandi non le riceveranno perché non hanno un contratto di lavoro dipendente con gli ospedali. Il personale amministrativo invece ha già potuto prenotarsi [La Repubblica]
×  I dati sulle vaccinazioni a livello internazionale possono essere consultati qui [Our World in Data]
×  Nel frattempo il 30 dicembre l’agenzia del farmaco del Regno Unito ha autorizzato, prima al mondo, il vaccino sviluppato da Oxford e AstraZeneca e le prime dosi sono state somministrate il 4 gennaio [BBC]
×  E il 6 gennaio l’agenzia europea del farmaco ha autorizzato il vaccino prodotto da Moderna [Le Monde]
×  I dati sulla sua efficacia sono stati pubblicati il 30 dicembre sul New England Journal of Medicine [NEJM]
× A metà dicembre le autorità sanitaria inglesi hanno reso noto che una nuova variante del SARS-CoV-2, denominata B.1.1.7, rappresentava una parte sempre maggiore delle nuove infezioni registrate nel Regno Unito, in particolare in alcune regioni. Allo stato attuale, gli scienziati sembrano concordare che la variante non è più letale, ma è più contagiosa, con un Rt superiore del 50% rispetto a quello della variante principalmente diffusa in Europa finora. Queste stime si basano su dati epidemiologici [Imperial College London]
× La diffusione di questa nuova variante è causa di preoccupazione tra gli scienziati, che temono possa rapidamente diventare la variante prevalente a livello globale e portare l’epidemia in una nuova fase, dalle caratteristiche imprevedibili [Science]
× La gravità dell’epidemia nel Regno Unito ha spinto il 4 gennaio il primo ministro Boris Johnson a ordinare un nuovo lockdown a livello nazionale. Inoltre, le autorità sanitarie stanno considerando di ritardare fino a 12 settimane la somministrazione del richiamo , per far sì che il maggior numero di persone riceva la prima dose il prima possibile. La farmaceutica BioNTech ha risposto che questa decisione non è supportata dai dati raccolti durante gli studi clinici, in cui i pazienti hanno ricevuto il richiamo a distanza di tre settimane dalla prima dose [Financial Times]
×  Il 5 gennaio le autorità cinesi hanno bloccato l’ingresso nel Paese del gruppo di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità incaricati di investigare l’origine della pandemia, sostenendo che i loro visti non sono validi [The Guardian]
×  Da mesi sappiamo che i numeri relativi ai nuovi casi di infezione sono sottostimati rispetto a quelli reali, in particolare durante la prima ondata. Ma di quanto? Un nuovo studio pubblicato su Nature, relativo all’epidemia in Francia tra metà maggio e fine giugno, ha stimato che nei periodi di alta incidenza i casi ufficiali potrebbero essere stati il 10% di quelli effettivi [The Conversation]

Letture per il finesettimana #14

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 18 dicembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di come la pandemia ha cambiato la ricerca scientifica, dei lavoratori invisibili nel settore del machine learning, delle tecnologie biometriche finanziate dalla Commissione europea per la sicurezza e la sorveglianza, dei primi cinque anni dalla firma dell’accordo di Parigi e diamo gli ultimi aggiornamenti su COVID-19.
Buona lettura e vi diamo appuntamento all’8 gennaio (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Come la COVID-19 ha cambiato la scienza e quali debolezze ne ha messo in luce
Il salto del un nuovo coronavirus SARS-CoV-2 nella specie umana e il conseguente diffondersi di una epidemia globale ha avuto un impatto enorme sulla ricerca scientifica e sui suoi protagonisti, scrive il giornalista scientifico Ed Yong per The Atlantic. Alcuni hanno, in brevissimo tempo, riconvertito i loro laboratori per occuparsi del nuovo virus, interrompendo le ricerche su cui stavano lavorando. Altri, che di virus fino a quel momento non si erano mai occupati, hanno cominciato ad analizzare i dati e formulare modelli di previsione della dinamica del contagio che potessero informare le decisioni politiche. Nel giro di nove mesi sono stati sviluppati 54 vaccini, 3 dei quali hanno già concluso i loro studi di fase 3, sfruttando, a volte per la prima volta, delle tecnologie a cui si lavorava da decenni. L’intero mondo della ricerca ha investito tutte le sue energie su un unico problema, ricevendo anche flusso di finanziamenti, pubblici e privati, mai visto prima. Questo incredibile sforzo ha generato un altrettanto incredibile patrimonio di conoscenza, che sarà utile anche dopo la fine di questa pandemia, sia per affrontare le prossime che verranno che per curare altre malattie, infettive e non. Ma ha anche messo in luce i limiti dell’impresa scientifica, per come è stata condotta finora. Prima di tutto ha penalizzato le minoranze, soprattutto le donne e gli scienziati neri, che già di solito hanno meno opportunità e che sono stati marginalizzati ancora di più in questo periodo. In secondo luogo ha mostrato come l’eccessiva ambizione e desiderio di notorietà può spingere a fare errori, a formulare i problemi in modo superficiale, soprattutto quando si esce dal proprio campo di competenze. È accaduto, ad esempio, che i trial clinici per alcuni trattamenti contro COVID-19 siano stati pianificati male e si siano quindi rivelati inutili. C’è da sperare che su questi aspetti la scienza eserciti la sua più importante caratteristica, ovvero la propensione all’autocorrezione [The Atlantic]

2 I lavoratori invisibili dietro l’intelligenza artificiale
Durante la conferenza NeurIPS, una delle più prestigiose nel campo dell’intelligenza artificiale, Saiph Savage ha parlato dei lavoratori che, reclutati su piattaforme come Amazon Mechanical Turk, alimentano vari algoritmi di machine learning. Alcuni etichettano immagini per i sistemi di apprendimento supervisionato, altri trascrivono gli audio su cui gli assistenti vocali si allenano, altri leggono ad alta voce dei testi per rendere riconoscibili certi accenti e certe inflessioni. Seguendo centinaia di lavoratori su Amazon Mechanical Turk per diversi anni, Savage ha trovato che il loro salario orario medio è di 2 dollari all’ora e che per molti di loro questa è la principale fonte di reddito. Inoltre le capacità sviluppate in questi lavori spesso non sono riconosciute dai datori di lavoro [MIT Technology Review]

3 Intervenire sulle disuguaglianza di genere nella scienza permetterà un maggior successo delle campagne di vaccinazione
I movimenti di opposizione alla vaccinazione contro il vaiolo che si diffusero alla fine del 1800 in Inghilterra vennero disinnescati cancellando le leggi che ne imponevo l’obbligo. Ma la sfiducia nella scienza e nella medicina continuò in diverse forme e spesso si sovrappose con i movimenti femministi. La causa va ricercata nel monopolio maschile in campo scientifico e medico e nella sostanziale esclusione delle donne dalla loro pratica. La storia rischia di ripetersi ora. Durante la pandemia gli scienziati hanno avuto grande visibilità, sia nei media che nei diversi organismi di consulenza ai governi. Anche questa volta sono stati molto più rappresentati gli uomini delle donne. Ma quando sarà il momento di organizzare le campagne vaccinali di massa sarà fondamentale includere anche il punto di vista delle donne per interpretare una pluralità di punti di vista e di realtà demografiche. Se questo non accadrà, l’esitazione e la resistenza alle vaccinazioni potrebbe metterne a rischio il successo [LSE Impact Blog]

4 L’accordo di Parigi, cinque anni dopo
Sabato scorso si è svolto il Climate Ambition Summit 2020, in occasione del quinto anniversario dell’accordo di Parigi. Organizzato da ONU, Francia e Regno Unito, l’incontro doveva rivitalizzare lo “spirito di Parigi” e c’erano molte aspettative sui nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni su cui diversi capi di Stato si sarebbero impegnati, soprattutto da qui al 2030. Queste aspettative sono state largamente disattese. Il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito le sue intenzioni di raggiungere zero emissioni nette entro il 2060 ma poco ha detto sui prossimi dieci anni. Il primo ministro indiano Narendra Modi ha rinnovato il suo impegno a ridurre le emissioni di CO2 entro il 2047, anniversario dell’indipendenza indiana, ma non ha parlato della produzione di carbone. Oggetto di critica sono stati anche i piani di recupero dalla crisi economica in corso a causa della pandemia, che finora stanno destinando troppi fondi a settori e attività con alto livello di emissioni [The Guardian]

5 L’Europa ha finanziato progetti di sviluppo di tecnologie biometriche per sicurezza e la sorveglianza e si prepara a farlo ancora
Il progetto iBorderCtrl ha sviluppato un sistema che esamina le micro-espressioni facciali per capire se una persona sta mentendo. È stato testato in alcuni punti lungo i confini tra gli stati europei e tra i suoi finanziatori c’è anche la Commissione Europea, tramite il suo programma quadro Horizon 2020, che gli ha assegnato 4,5 milioni di euro. In totale sono 1,7 i miliardi che Horizon 2020 ha destinato a progetti di questo tipo e Horizon Europe, il suo successore che partirà nel 2021, avrà un budget di 1,3 miliardi nel settore della sicurezza e del controllo dei confini. Il parlamentare europeo Patrick Breyer, del partito pirata tedesco, ha fatto causa alla Commissione per il finanziamento di iBorderCtrl e la prima udienza del processo è fissata per gennaio [The Guardian]

6 Aggiornamenti COVID-19
×  Il vaccino prodotto da Moderna potrebbe essere il prossimo a ricevere l’approvazione per l’uso in condizioni di emergenza da parte dell’agenzia del farmaco USA, in base al parere riportato martedì [Financial Times]
×  Sabato l’agenzia del farmaco USA ha approvato il vaccino di Pfizer/BioNTech. La somministrazione è cominciata lunedì, partendo con gli operatori sanitari e gli ospiti e il personale delle residenze sanitarie assistenziali [STAT News]
× Per testare sicurezza ed efficacia dei vaccini, le compagnie cinesi sono dovute andare all’estero dove l’epidemia imperversa ancora e stanno intessendo una rete di relazioni diplomatiche ed economiche [Science]
× Perché i bambini si ammalano molto meno gravemente di COVID-19 o non si ammalano affatto? Un punto sui risultati delle ricerche condotte finora su questo argomento [Nature]
× Il premio Nobel per l’economia Richard H. Thaler propone di organizzare un’asta di beneficienza venendo a personaggi ricchi e famosi una piccola parte dei primi 20 milioni di dosi di vaccino che arriveranno nei prossimi mesi negli Stati Uniti [The New York Times]
× La mancata registrazione di alcune migliaia di casi nel Regno Unito a causa di un banale errore tecnico è stata l’occasione per stimare l’efficacia dei sistemi di tracciamento [Le Monde]

Chi dovrebbe avere priorità per il vaccino?

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 27 novembre 2020]

Lunedì sono stati resi pubblici i primi dati di efficacia del vaccino sviluppato dalla società AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford, il terzo ad aver completato il suo studio di fase 3. I primi due sono quelli prodotti da Pfizer con BioNTech e da Moderna, che hanno dichiarato nelle scorse settimane un’efficacia del 95% nell’evitare infezioni sintomatiche da SARS-CoV-2. Pfizer e BioNTech hanno inviato all’FDA la documentazione per l’approvazione in condizioni di emergenza il 20 novembre scorso.

Secondo le informazioni rese pubbliche finora, l’efficacia del vaccino di AstraZeneca e Oxford è del 70% in media, ma tra coloro che hanno ricevuto, sembra per errore, nella prima somministrazione mezza dose e solo nella seconda un’intera dose, l’efficacia sembra salire al 90%. Questi risultati hanno suscitato perplessità tra gli scienziati e gli investitori. Pare infatti che il gruppo in cui è stata misurata un’efficacia del 90% sia molto ristretto rispetto a quello totale, circa 3 000 soggetti, e non contenga persone sopra i 55 anni. Ieri la società farmaceutica ha annunciato che ripeterà lo studio di fase 3 con il dosaggio apparentemente più efficace (mezza dose nella prima somministrazione e un’intera dose nella seconda) su un campione più grande e più rappresentativo, ma che questo non ritarderà il processo di approvazione da parte delle autorità farmaceutiche.

Ma l’incognita del dosaggio migliore per il vaccino di AstraZeneca e Oxford è solo una delle tante a cui ci troviamo difronte in questo momento. Per nessuno di questi tre vaccini sappiamo infatti come varia con l’età il grado di protezione conferita – per il vaccino antinfluenzale si osserva una  perdita di efficacia sopra 60 anni. Né sappiamo se ci proteggeranno anche dall’infezione, impedendoci di trasmettere il virus oltre a limitare l’insorgenza della malattia. Non sappiamo neanche quanto durerà l’immunità conferita, così come del resto non sappiamo quanto tempo sono immuni le persone che si sono infettate e sono poi guarite.

Insomma, abbiamo poche certezze. Ma siamo certi del fatto che i vaccini (questi primi tre come gli altri in fasi più iniziali di sperimentazione) sono la nostra migliore chance per sopprimere questa pandemia che da ormai nove mesi ci costringe a rispettare regole rigide di distanziamento e igiene, che sta sfibrando i nostri operatori sanitari, e che a oggi ha causato la morte di quasi 1 425 000 persone, più di 52 mila solo in Italia. È importante quindi non sprecare questa chance.

Sappiamo che all’inizio la disponibilità delle dosi di vaccino sarà limitata. In Italia, ad esempio, se il vaccino di Pfizer e BioNTech venisse approvato, a gennaio arriverebbero 3,5 milioni di dosi, sufficienti a vaccinare 1,7 milioni di persone (ciascuna con una prima iniezione e poi un richiamo a distanza di alcune settimane). Quindi la domanda è: chi vaccineremo per primo? Per rispondere, diversi gruppi di ricercatori nel mondo si sono imbarcati in un’impresa ardua: simulare lo sviluppo delle campagne vaccinali durante l’evolversi dell’epidemia da COVID-19 e capire qual è la strategia più efficace per ridurre il numero di decessi o di nuove infezioni. In ciò che segue ragioneremo sulla minimizzazione del numero di decessi.

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Letture per il finesettimana #11

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 27 novembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo dell’aumento dei finanziamenti pubblici alla ricerca in Spagna, delle cinque regole d’oro per comunicare le prove scientifiche, di un sistema di deep learning che sintetizza in una frase il contenuto di interi articoli scientifici, del documentario sui bias degli algoritmi appena uscito negli Stati Uniti, della qualità dell’aria in Europa e sintetizziamo le notizie salienti sulla COVID-19.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Il governo spagnolo propone un sorprendente aumento di fondi pubblici per la ricerca
Il Governo spagnolo presieduto dal socialista Pedro Sanchez ha proposto un consistente aumento di bilancio destinato al ministero della scienza per il 2021. Si parla del 60% in più rispetto al 2020, per un totale di 3,2 miliardi di euro. Se approvato dal Parlamento, si tratterebbe del finanziamento più alto mai ricevuto dalla ricerca pubblica in Spagna. 1,1 miliardi di questa somma provengono dal fondo NextGenerationEU, stanziato dalla Commissione Europea per far fronte alla crisi economica causata dalla pandemia. I ricercatori spagnoli hanno accolto con entusiasmo la notizia, ma sottolineano l’importanza che questo livello di fondi venga garantito per un periodo di tempo sufficiente per poter sostenere delle azioni di lungo periodo e ridare fiato alla scienza spagnola che più di altri settori ha sofferto i tagli dovuti all’austerity degli ultimi dieci anni [Nature]

2 Le cinque regole per comunicare le prove scientifiche
Il Winton Centre for Risk and Evidence Communication dell’Università di Oxford ha individuato cinque principi da tenere a mente nella comunicazione della conoscenza scientifica su temi di interesse pubblico. Una comunicazione di successo, sottolineano i ricercatori, non è quella che spinge il pubblico verso una particolare decisione, ma piuttosto quella che chiarisce cosa è noto su un argomento e come questo debba influenzare il processo decisionale. I cinque principi sono: informare, non persuadere; includere tutte le prove disponibili, non solo quelle a favore delle nostre convinzioni; evidenziare ciò che non si sa e il grado di incertezza su quello che si sa; commentare la qualità delle prove disponibili; dare spazio ai dubbi più comuni sul tema per provare a prevenire la disinformazione [Nature]

3 Un’intelligenza artificiale sintetizza in una frase il contenuto di articoli scientifici
È stata sviluppata dall’Allen Institute for Artificial Intelligence che la ha testata per ora sugli articoli dell’area di computer science. Il risultato è mostrato dal sistema di ricerca di pubblicazioni scientifiche messo a punto dallo stesso istituto e chiamato Semantic Scholar. Digitando, per esempio, l’espressione ‘natural language processing’ in questo motore di ricerca, vedremo apparire sotto il titolo degli articoli elencati tra i risultati una frase preceduta dall’acronimo TLDR, too long, didn’t read. Questo strumento potrebbe aiutare i ricercatori a orientarsi in un’area incredibilmente produttiva in questo momento storico. Mentre finora si erano sperimentati dei sistemi cosiddetti ‘estrattivi’, capaci cioè di individuare le frasi più salienti all’interno dell’articolo, i progressi nei sistemi di analisi ed elaborazione del linguaggio naturale hanno permesso di passare a un approccio cosiddetto ‘astrattivo’, capace di formulare nuove frasi a partire da un’analisi del contenuto dell’intero articolo [MIT Technology Review]

4 È appena uscito negli Stati Uniti il documentario ‘Coded Bias’che racconta come gli algoritmi di machine learning possono essere razzisti
Il documentario racconta la storia di Joy Buolamwini, ricercatrice nera dello MIT Media Lab, che si rende conto che i software per il riconoscimento facciale sono in grado di rilevare il suo volto solo se indossa una maschera bianca. Questo accade perché la gran parte di essi viene allenata su archivi di immagini che sono per la maggioranza volti di uomini bianchi. Nel seguire il viaggio di Buolamwini dalle prime ricerche fino all’audizione davanti al Congresso sulle tecnologie per il riconoscimento facciale, Shalini Kantayya, la regista, lega insieme una serie di storie locali e internazionali che mostrano come i sistemi di machine learning utilizzati nei campi più diversi, dalla selezione del personale alla giustizia e la prevenzione del crimine, siano capaci di perpetuare, amplificandole, le ingiustizie già presenti nella nostra società [The New York Times]

5 In Europa tre cittadini su quattro sono esposti a livelli di inquinamento dell’aria sopra i limiti di sicurezza
Il rapporto annuale dell’agenzia europea per l’ambiente sulla qualità dell’aria, pubblicato lunedì, mostra che nell’ultimo decennio le cose sono nettamente migliorate: tra il 2009 e il 2018 il numero di morti annuali collegate all’esposizione al particolato fine, il più pericoloso per la salute, è diminuito di 60 000 unità nel totale dei 28 stati membri dell’Unione, passando da 477 000 del 2009 a 417 000 del 2018. Questa buona notizia non deve però distrarre dall’altro dato denunciato dal rapporto: la concentrazione del particolato fine nell’aria respirata dal 77% dei cittadini europei è superiore ai limiti di sicurezza fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità [Le Monde]

6 Aggiornamenti COVID-19
× Lunedì sono stati pubblicati i primi risultati di efficacia per il vaccino sviluppato da AstraZeneca insieme all’Università di Oxford. Apparentemente l’efficacia maggiore, circa il 90%, è stata registrata tra i soggetti che hanno ricevuto mezza dose alla prima iniezione e un’intera dose solo al richiamo. Ma il gruppo su cui è stata calcolata è troppo piccolo e non include persone sopra i 55 anni. Gli scienziati e gli investitori sono perplessi e la compagnia probabilmente ripeterà lo studio, senza però ritardare la richiesta di autorizzazione alle agenzie del farmaco [The Guardian]
× Come funziona la sperimentazione di un vaccino? Come si verifica la sua sicurezza? Un’intervista ad alcuni partecipanti e una riflessione sui meccanismi di compensazione per i danni da vaccino e su come questi influiscono sul loro prezzo [Five Thirty Eight]
× L’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsiglia l’uso di remdesivir per COVID-19 [The British Medical Journal]
× Tre nuovi studi rinforzano l’ipotesi che la mutazione nota con il nome di 614G, rilevata per la prima volta all’inizio di gennaio nella Cina orientale, potrebbe aver reso il virus più capace di infettare gli esseri umani e la pandemia più difficile da contrastare [The New York Times]

Automatizzare la scuola

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 20 novembre 2020]

La pandemia ha portato, a marzo, alla chiusura anticipata delle scuole in molti stati europei e non solo. Oltre 500 000 studenti italiani hanno sostenuto la maturità e il loro voto è stato calcolato per il 60% sulla base del percorso degli ultimi tre anni e per il 40% sulla base della sola prova orale (le prove scritte non si sono tenute). In tempi normali l’esame, con due prove scritte e una orale, serve ad assegnare 60 dei 100 punti in palio, mentre i voti ottenuti durante gli ultimi tre anni possono generare massimo 40 punti. Il risultato è stato un generale aumento dei voti. Se nel 2019 i diplomati con voto superiore a 80 erano il 32,8%, quest’anno sono stati il 49,6% del totale. Hanno preso 100, il voto massimo, il 9,9% dei maturandi contro il 5,6% del 2019.

In Gran Bretagna le cose sono andate diversamente. Gli esami finali degli studenti all’uscita dalle scuole superiori, chiamati A-level, non si sono tenuti e la loro valutazione è stata affidata a un algoritmo sulla base dei voti intermedi e della perfomance storica di ciascuna scuola. Il 40% degli studenti ha ricevuto voti più bassi rispetto a quelli proposti dai loro insegnanti e nel pomeriggio del 16 agosto le strade di Londra si sono riempite di ragazzi che agitavano cartelli con su scritto ‘fuck the algorithm’. C’è da sottolineare che il peso degli A-level nel sistema dell’istruzione britannico è molto più grande della nostra maturità. Sulla base di quei voti si decide infatti l’accesso all’università e, come conseguenza, al mondo del lavoro. L’algoritmo però non ha penalizzato ugualmente tutti gli studenti, come vedremo. Quelli appartenenti a contesti socioeconomici più svantaggiati hanno pagato il prezzo più salato.

Anche le università hanno trasferito lezioni ed esami online. E se la didattica a distanza ha funzionato meglio rispetto ai gradi inferiori di istruzione, i problemi si sono presentati nelle procedure di valutazione. Un grande numero di università, anche in Italia, ha cominciato a utilizzare sistemi di sorveglianza automatica durante gli esami. Le proteste degli studenti sono state numerose e hanno riguardato diversi temi, dall’eccessiva pressione psicologica a cui sono stati sottoposti, alla discriminazione verso studenti neri su cui i software di riconoscimento facciale funzionano ancora molto male, fino ai dubbi sul rispetto delle leggi sulla privacy. Diverse università hanno deciso di sospenderne l’utilizzo e di ricorrere a personale aggiuntivo per monitorare il comportamento degli studenti da remoto.

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