Letture per il finesettimana #7

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 30 ottobre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di ingorghi nell’orbita bassa della Terra, di ragionamento in stato di incertezza, di pre-print, della moderazione dei contenuti sui social network, dell’approvazione del primo farmaco contro la COVID-19 e dell’acqua trovata sulla Luna.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Internet alla conquista dello spazio
Tra il 2010 e il 2019 sono stati lanciati in orbita ogni anno 181 piccoli satelliti in media. Questo numero è destinato ad aumentare notevolmente fino a raggiungere 1000 satelliti all’anno nel 2029. È l’effetto degli sviluppi tecnologici che hanno ridotto enormemente i costi per costruire e lanciare questi dispositivi, permettendo così a compagnie private come Amazon e SpaceX di avviare programmi di sviluppo di vere e proprie costellazioni di satelliti per rispondere alla crescente domanda di connessione veloce a Internet anche nelle zone più remote del pianeta. L’orbita terrestre bassa, tra i 300 e 1000 chilometri di altitudine, sembrerà presto un autostrada nell’ora di punta, ponendo non pochi problemi ai programmi di esplorazione spaziale. Dall’inizio dell’anno la Stazione Spaziale Internazionale ha dovuto effettuare già tre manovre di riposizionamento per evitare collisioni [Le Monde €]

2 Carlo Rovelli ci ricorda quanto è importante saper ragionare in stato di incertezza
Ogni giorni giornali, radio e televisioni elencano diligentemente il numero di nuove infezioni da SARS-CoV-2, numero di decessi, tassi di variazione rispetto alla settimana precedente, tassi di mortalità e valore dell’ormai arcinoto parametro R. Ma molti d questi numeri hanno un valore statistico, servono cioè a riassumere la nostra conoscenza incerta dell’epidemia. Avere un minimo di alfabetizzazione statistica ci permetterebbe di usare correttamente queste informazioni per valutare i rischi dei nostri comportamenti e decidere di conseguenza. E anche, forse, a non arrabbiarci per i cambi di scenario apparentemente inaspettati, accusando di scarsa competenza gli scienziati. Ricordiamocene nel progettare i programmi scolastici, dalle scuole primarie fino al liceo [The Guardian]

3 Una lezione della pandemia: la pubblicazione dei pre-print dovrebbe diventare il nuovo standard per comunicare i risultati della ricerca
Gli archivi aperti bioRxiv e medRxiv che pubblicano pre-print, articoli scientifici non ancora sottoposti al tradizionale processo di peer review, contano a oggi circa 10 000 studi sul nuovo SARS-CoV-2. I ricercatori hanno condiviso i loro risultati prima che venissero pubblicati sulle riviste più tradizionali, perché durante l’emergenza ogni giorno conta. Se in matematica e fisica è abitudine da tempo pubblicare il proprio lavoro prima della pubblicazione, in biologia e medicina è una novità. A chi si preoccupa per il rischio di diffusione di informazioni false o poco significative, bisogna ricordare che questi archivi aperti hanno dei filtri in ingresso. Inoltre, la revisione aperta a tutta la comunità scientifica e non a un gruppo di due o tre revisori coperti da anonimato può garantire uno scrutinio forse più accurato [Undark]

4 A pochi giorni dalle elezioni americane, i repubblicani strumentalizzano le audizioni delle big tech sul problema della moderazione dei contenuti online
Il 28 ottobre il Senato degli Stati Uniti ha interrogato gli amministratori delegati di Facebook, Google e Twitter riguardo alle strategie adottate nella moderazione dei contenuti. L’audizione avrebbe dovuto affrontare la sempre più necessaria riforma della legge, approvata nel 1996, che stabilisce che i provider di servizi internet non sono responsabili dei contenuti che gli utenti pubblicano attraverso le loro piattaforme. Tuttavia, i Senatori repubblicani hanno sfruttato l’occasione per incalzare i tre, sostenendo che le loro aziende hanno censurato più spesso i contenuti dei conservatori rispetto a quelli dei progressisti. Queste affermazioni sono smentite dai fatti [Vox]

5 La FDA approva il primo farmaco per la cura della COVID-19: è il remdesivir che negli studi clinici ha mostrato efficacia molto limitata o nulla
Il 22 ottobre la Food and Drug Administration statunitense ha approvato il primo farmaco per la cura della COVID-19 in tutti i pazienti, ospedalizzati e non. Si tratta del remdesivir, un antivirale prodotto dall’azienda farmaceutica Gilead Sciences. Gli scienziati hanno accolto con stupore la decisione visto che gli studi clinici realizzati finora hanno dimostrato un’efficacia molto limitata nel ridurre i tempi di recupero dalla malattia. Il più grande fra questi è Solidarity, condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che il 15 ottobre ha annunciato di non aver osservato alcuna riduzione nei tempi di guarigione nei pazienti curati con remdesivir [Science]

6 La NASA ha rilevato la presenza di acqua in zone illuminate della superficie lunare
Dopo aver creato attesa dichiarando venerdì scorso di aver fatto una eccitante scoperta sulla Luna, lunedì 26 ottobre la NASA ha annunciato di aver trovato tracce di acqua ghiacciata su porzioni della superficie lunare illuminate dal sole. La presenza di acqua sulla Luna non è una novità, ma finora si riteneva fosse limitata ad alcune zone ai poli e intrappolata all’interno di minerali. Per la prima volta gli scienziati sono stati in grado di osservare molecole di H2O in zone illuminate e a latitudini più calde. Questa scoperta potrebbe aprire nuovi scenari alle missioni umane sulla superficie del nostro satellite, ma per ora si tratta solo di speculazioni perché non sappiamo quanta acqua sia presente e soprattutto non abbiamo ancora la tecnologia necessaria eventualmente ad estrarla [The Atlantic]

Diagnosi automatizzate: dalla COVID-19 al tumore al seno

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 23 ottobre 2020]

Due settimane fa un gruppo di ricercatori cinesi ha pubblicato sulla rivista Nature Communications uno studio in cui mostra le performance di un sistema di intelligenza artificiale nel diagnosticare la COVID-19 a partire dalle immagini di tomografia computerizzata dei polmoni, distinguendola da altre tre patologie: le polmoniti causate dall’influenza stagionale, le polmoniti non virali e altri tipi di lesioni diverse dalle polmoniti. Si tratta solo dell’ultimo di una serie di sistemi di intelligenza artificiale messi a punto negli ultimi mesi per diagnosticare la COVID-19, che potrebbero diventare utili se i sistemi sanitari sottoposti a pressione esagerata non fossero più in grado di effettuare tempestivamente i test molecolari (quelli che cercano tracce dell’RNA virale nei campioni prelevati tramite tampone naso-faringeo). Questi sistemi di lettura automatizzata potrebbero poi essere modificati per funzionare anche su radiografie polmonari, un metodo diagnostico facilmente disponibile anche nei Paesi meno sviluppati.

Non solo. Potrebbero servire anche a individuare con un po’ di anticipo i pazienti che andranno incontro a un decorso più severo e che necessiteranno di essere intubati, permettendo così agli ospedali di gestire meglio le loro risorse. A fine settembre uno di questi sistemi, sviluppato dalla società Dascena di San Francisco, ha ottenuto l’approvazione per uso in caso di emergenza da parte della Food and Drug Administration, l’agenzia del farmaco statunitense.

I sistemi di intelligenza artificiale per la diagnosi e il triage dei casi di COVID-19 sono solo gli ultimi esempi di una serie di algoritmi di machine learning che hanno trovato numerose applicazioni nelle attività di diagnostica per immagini, a cominciare dalla diagnosi dei tumori. Analizzare immagini mammografiche o biopsie di diversi tipi di tessuto alla ricerca di formazioni cellulari anomale o veri e propri tumori si è dimostrato un compito particolarmente facile per questo tipo di algoritmi, che spesso hanno superato in bravura radiologi e patologi con anni di esperienza. Il caso più studiato è sicuramente quello del tumore al seno, ma sono stati ottenuti risultati importanti anche per i tumori del polmone e della pelle.

L’obiettivo è classificare l’immagine diagnostica in un numero finito di categorie. Nei casi semplici sarà sufficiente discriminare fra solo due gruppi, sano o malato, in quelli più complessi bisognerà considerare diversi tipi di anomalie, da quelle benigne a quelle più aggressive. Il successo dell’intelligenza artificiale è arrivato proprio con lo sviluppo di algoritmi particolarmente capaci in questa attività di classificazione delle immagini.

Continua a leggere Diagnosi automatizzate: dalla COVID-19 al tumore al seno

Letture per il finesettimana #6

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 23 ottobre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana leggiamo di superconduttori a temperatura ambiente, di robot programmati per uccidere, di agricoltura hi-tech, di cosa succederebbe se gli allevatori americani cambiassero la dieta del loro bestiame, di open access e di immunità di gregge alla COVID-19.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Superconduttività a temperatura ambiente (ma ad altissima pressione)
Un gruppo di ricercatori dell’università di Rochester ha scoperto un materiale che conduce elettricità senza resistenza a una temperatura di 15 gradi centigradi. È la prima volta che si osserva un comportamento superconduttivo a temperatura ambiente, ma il nuovo composto non potrà essere utilizzato in linee elettriche senza perdite o treni a levitazione magnetica. Questo perché il materiale superconduce a temperatura ambiente solo mentre viene compresso tra una coppia di diamanti a pressioni estreme, pari a circa il 75% di quelle che si trovano nel nucleo della Terra [Quantamagazine]

2 Robot programmati per uccidere
Sistemi autonomi in grado di uccidere gli esseri umani stanno diventando pervasivi nei conflitti moderni, nonostante le preoccupazioni di natura etica. Alcuni dei più grandi eserciti del mondo sembrano procedere lentamente e silenziosamente verso lo sviluppo di tali armi, perseguendo una logica di deterrenza: temono di essere schiacciati dall’intelligenza artificiale dei rivali se non riescono a tenere il passo. La chiave per risolvere una simile corsa agli armamenti potrebbe essere non tanto nei trattati internazionali ma piuttosto in un ripensamento cauto di ciò per cui l’intelligenza artificiale può essere utilizzata in campo militare [The Guardian]

3 L’agricoltura diventa hi-tech per far fronte al cambiamento climatico
Nel villaggio francese di Lusignan in Francia, 25 chilometri a sudovest di Poitiers, i ricercatori hanno costruito il Siclex, una serra in cui viene simulato il clima nelle sue forme più estreme previste dagli scenari dell’IPCC. È una specie di stanza delle torture botanica dove vengono testate, tra le altre, le piante da foraggio per capire come renderle resistenti ai cambiamenti climatici [Le Monde]

4 Cosa succederebbe se il bestiame allevato negli Stati Uniti cambiasse dieta?
Gli Stati Uniti hanno 95 milioni di capi di bestiame, di cui 25 milioni vengono ingrassati ogni anno per andare al macello. Nel processo di digestione producono metano e ossido di azoto, dei gas serra molto potenti. I ricercatori stanno cercando nuovi tipi di mangimi e nuove tecniche di smaltimento dello sterco per poterne ridurre la produzione [The New York Times]

5 Nature firma il primo contratto open access
Dopo aver annunciato ad aprile di essere disposta a offrire degli accordi per pubblicare in open access in linea con i requisiti del Plan S, la coalizione di agenzie della ricerca e enti finanziatori europei che richiede ai propri ricercatori di pubblicare la loro ricerca in open access a partire dal 2021, Nature ha firmato il suo primo contratto con la Max Planck Society. Per i prossimi quattro anni l’associazione, una delle maggiori società scientifiche tedesche, pagherà 9 500 euro per ogni articolo pubblicato in open access dai suoi ricercatori sulle riviste del gruppo Nature. Questa somma gli garantirà accesso libero agli oltre 50 titoli della casa editrice. Secondo alcuni un prezzo troppo alto [Nature]

6 Sull’immunità di comunità alla COVID-19 si mobilita la comunità scientifica
×  Il 4 ottobre scorso la Great Barrington Declaration proponeva di proteggere selettivamente le categorie più a rischio di sviluppare le forme gravi di COVID-19 per limitare i danni sociali causati da un lockdown generalizzato. Tale strategia sarebbe basata sull’idea che si possa raggiungere una certa immunità di popolazione lasciando correre il virus liberamente. Il 15 ottobre il John Snow Memorandum, pubblicato dalla rivista The Lancet e firmato da oltre 3 600 medici e ricercatori, ha giudicato la proposta una “dangerous fallacy unsupported by scientific evidence” [Nature]
×  Il 19 ottobre anche la rivista JAMA si è unita al coro degli scienziati preoccupati affermando che un’immunità di popolazione può essere raggiunta solo in seguito a massicce campagne vaccinali [JAMA]

La pandemia non basta, serve una vera transizione energetica

[originariamente pubblicato su Scienza in rete il 16 ottobre 2020]

Martedì l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha pubblicato il suo World Energy Outlook 2020, il rapporto annuale in cui riassume le previsioni a 20-30 anni per il settore dell’energia in diversi scenari politici ed economici, dedicando però un’attenzione particolare ai prossimi dieci anni e all’uscita dalla crisi causata dalla pandemia.

Ci sono molti aspetti inediti nel rapporto di quest’anno. Il primo è che manca lo scenario business as usual sostituito da quello denominato stated policies scenario (STEPS), in cui si assume che la pandemia termini nel 2021, l’economia ritorni ai livelli pre-crisi nello stesso anno, mentre la domanda di energia solo nel 2023 e si tengono in considerazione le politiche energetiche incluse negli interventi già pianificati dagli Stati per uscire dalla crisi.

Il secondo elemento di novità è che per la prima volta la IEA modellizza due scenari rilevanti per la lotta al cambiamento climatico. Il primo è lo scenario chiamato sustainable development scenario (SDS) in cui una serie di misure aggiuntive permettono di raggiungere il livello zero di emissioni nette di gas serra entro il 2070 e di contenere l’aumento della temperatura globale rispetto ai livelli preindustriali a 1,65°C con il 50% di probabilità. Il secondo è il net zero emissions by 2050 case (NZE2050), che individua una serie di interventi molto più incisivi nel settore dell’energia per raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 e avere il 50% di probabilità di contenere l’aumento della temperatura a 1,5°C, l’obiettivo più ambizioso dell’accordo di Parigi.

L’ultimo aspetto inedito è il fatto che la IEA attribuisca un grande peso ai comportamenti individuali tra gli interventi nel settore energetico, considerando necessari cambiamenti radicali nei nostri stili di vita in particolare nello scenario NZE2050.

Oltre agli scenari che abbiamo già nominato, stated policiessustainable development e net zero emissions by 2050, la IEA ne considera un quarto, il delayed recovery scenario (DRS). In questo scenario la crisi dovuta alla pandemia si prolunga più al lungo del previsto, l’economia globale ritorna a livelli pre-crisi solo nel 2023 e la domanda di energia nel 2025, ma le politiche energetiche non cambiano rispetto a quanto dichiarato finora.

La crescita nella domanda di energia, che nel 2019 ci si aspettava sarebbe stata del 12% entro il 2030, si ferma al 9% nello scenario stated policies, con l’aumento dei Paesi emergenti a compensare il rallentamento dei Paesi ricchi. Tuttavia, questo non è sufficiente a garantire che il nostro pianeta si metta sulla traiettoria indicata dall’accordo di Parigi. “La recessione economica ha temporaneamente soppresso le emissioni, ma la bassa crescita economica non è una strategia a basse emissioni, è una strategia che servirebbe solo a impoverire ulteriormente le popolazioni più vulnerabili del mondo”, ha affermato Fatih Birol, direttore della IEA e ha aggiunto: “solo modifiche strutturali al modo in cui produciamo e consumiamo l’energia possono invertire stabilmente la crescita delle emissioni”.

Continua a leggere La pandemia non basta, serve una vera transizione energetica

Supercomputer contro la pandemia

[originariamente pubblicato su Scienza in rete il 9 ottobre 2020]

Lunedì i CDC hanno aggiornato le linee guida sulla pandemia includendo gli aerosol tra i possibili veicoli di trasmissione del virus. Gli aerosol sono le particelle più piccole emesse dal naso e dalla bocca di una persona quando starnutisce, tossisce o parla, e hanno un diametro tra qualche decimo di micrometro fino a dieci micrometri. Queste particelle sono più leggere dei cosiddetti droplet, che hanno diametri superiori fino a qualche centinaio di micrometri, e dunque non sono attirati immediatamente a terra dalla forza di gravità ma possono rimanere in movimento nell’aria per lunghi periodi. La loro dinamica è particolarmente importante per valutare il rischio di contagio in ambienti chiusi, in cui il ricambio dell’aria è limitato.

L’aggiornamento delle linee guida dei CDC arriva tre giorni dopo la notizia che Donald Trump è risultato positivo al SARS-CoV-2 e a quattro giorni dal primo confronto tra Trump e Biden in vista delle elezioni presidenziali del 3 novembre prossimo. Biden e Trump si sono scontrati in un dibattito trasmesso in diretta televisiva durato oltre un’ora e mezza in cui hanno parlato da podi distanziati di circa due metri. L’allestimento del dibattito televisivo ha spinto molti a chiedersi se Biden è stato esposto a un rischio di contagio concreto.

Tra i modi per capire come droplet e aerosol circolano nell’aria ci sono i modelli computazionali. Già ad aprile un gruppo di scienziati del Kyoto Institute of Technology aveva mostrato che la distanza di sicurezza dovrebbe essere maggiore di 1 metro (meglio 2 metri) per evitare di essere investiti dagli aerosol. Sempre la simulazione della dispersione di queste particelle nell’aria, aveva permesso al supercomputer giapponese Fugaku di concludere che le visiere sono sostanzialmente inutili a contenere la diffusione dei droplet (un risultato confermato di recente anche da un altro studio con un approccio diverso, ovvero la visualizzazione in laboratorio tramite laser del movimento di queste goccioline nell’aria dopo uno starnuto). A fine agosto, sempre Fugaku aveva stabilito che le mascherine in polipropilene sono più efficaci di quelle in tessuto.

Il supercomputer Fugaku è ospitato dal RIKEN Center for Computational Science a Kobe ed è stato sviluppato in collaborazione con Fujitsu. È oggi il computer più potente al mondo, capace di eseguire 415,5 milioni di miliardi di operazioni al secondo (si dice che la sua potenza di calcolo è di 415,5 petaflops), quasi trenta volte più veloce del secondo più potente supercomputer del mondo, il Summit di IBM. Per avere un’idea di cosa vogliano dire questi numeri, basti pensare che un processore presente in un personal computer può arrivare a qualche centinaio di gigaflops, ovvero un milione di volte meno potente di un supercomputer. L’inizio delle attività di Fugaku era previsto per il 2021, ma ad aprile di quest’anno il centro ha annunciato che avrebbe messo a disposizione parte della sua capacità computazionale per progetti di ricerca su SARS-CoV-2 e COVID-19. Sempre lunedì NVIDIA ha annunciato che sta costruendo nel Regno Unito il più potente supercomputer del mondo che aiuterà i ricercatori ad affrontare domande difficili in campo medico, in particolare riguardo COVID-19. Insomma, le piattaforme di high performance computing sono considerate uno strumento cruciale per contrastare con la ricerca scientifica l’avanzata di questa nuova malattia. I loro impieghi sono infatti molteplici. Continua a leggere Supercomputer contro la pandemia

Letture per il finesettimana #4

[originariamente pubblicato su Scienza in rete il 9 ottobre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana leggiamo dei Nobel assegnati per la medicina, la fisica e la chimica, di quello che abbiamo imparato finora sull’evoluzione di un caso moderato di infezione da coronavirus, del paragone tra industria dei social media e del tabacco e di quasi 16 mila casi mancanti nel Regno Unito a causa di un foglio di calcolo Excel con un numero di colonne limitato.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione )

1 Premio Nobel per la chimica alle scienziate di CRISPR
Il premio Nobel per la chimica è stato assegnato alla francese Emmanuelle Charpentier e all’americana Jennifer Doudna per le “forbici molecolari”. L’Accademia svedese ha premiato le due ricercatrici per lo sviluppo del sistema universale di editing del genoma Crispr-Cas9 [Le Monde]

2 Il Nobel per la fisica ai buchi neri
Al fisico matematico inglese Roger Penrose è andato metà del premio per il suo articolo del 1965 che mostrava che “la formazione dei buchi neri è una robusta previsione della teoria generale della relatività”. L’altra metà del premio è condivisa dagli astrofisici Reinhard Genzel e Andrea Ghez, per le osservazioni rivoluzionarie di stelle in orbita attorno al centro della Via Lattea che hanno suggerito che un oggetto supermassiccio, invisibile e compatto dovesse risiedere lì [Quanta Magazine]

3 Il Nobel per la medicina è andato a tre scienziati che hanno scoperto insieme l’epatite C
Harvey J. Alter, Michael Houghton e Charles M. Rice “hanno reso possibili esami del sangue e nuovi farmaci che hanno salvato milioni di vite”, ha dichiarato l’Assemblea svedese delle scienze. Prima della scoperta del virus dell’epatite C nessuno sapeva perché molte persone che ricevevano trasfusioni di sangue sviluppassero epatite cronica. Alter ipotizzò che un virus allora sconosciuto potesse essere la causa principale della patologia, mentre Houghton isolò il genoma del virus. Rice fornì poi la prova finale che il virus dell’epatite C è in grado di causare da solo l’epatite [Vox]

4 Una rappresentazione grafica del corso di un’infezione da SARS-CoV-2
La grande quantità di dati ormai disponibile ha permesso agli scienziati di ricostruire l’evoluzione di un caso sintomatico di infezione da coronavirus. Dall’esposizione, all’insorgere dei sintomi, fino alla guarigione, come cambia la carica virale? Quando raggiunge il suo picco? Qual è la finestra di tempo più opportuna per effettuare i diversi tipi di test? E qual è l’effetto di mascherine e distanziamento sociale? Un riassunto grafico di quello che abbiamo imparato fin qui [The New York Times]

5 Per regolare i social media prendiamo esempio dall’industria del tabacco
Tim Kendall, ex dirigente di Facebook, ha paragonato i social media all’industria del tabacco in una testimonianza difronte al Congresso. In particolare Kendall ha detto che entrambi si sono impegnati per aumentare la dipendenza dei loro clienti. Favorire la diffusione di disinformazione, teorie cospirazioniste e fake news può essere paragonato all’impiego di sostanze chimiche come i broncodilatatori che permettono al fumo di raggiungere più facilmente i polmoni. Nella lotta alla dipendenza dal tabacco è stato cruciale limitare i luoghi in cui è legale fumare, nello stesso modo i social media dovrebbero fare in modo che contenuti ingannevoli raggiungano il minor numero di persone possibile [MIT Technology Review]

6 La debacle di Excel
Sono 15 841 i casi mancanti nella settimana tra il 25 settembre e il 2 ottobre nel Regno Unito che sono stati comunicati solo successivamente. La responsabilità è di un foglio di calcolo Excel usato per tracciare il numero di casi positivi e che ha un numero limitato di colonne, 16 384. Quando il numero di nuovi casi ha superato questo limite il file non li ha più conteggiati [BBC]

Letture per il finesettimana #3

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 2 ottobre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana leggiamo del colosso dei big data Palantir che sbarca a Wall Street, della proposta dell’India di un’unica sottoscrizione nazionale con le maggiori case editrici scientifiche, di promesse climatiche, di quanto è difficile denunciare le molestie sessuali nell’ambiente accademico, di quesiti matematici sul nostro personale rischio di contagio e dei venture capitalist che stanno investendo sui computer quantistici prima che questi siano pronti.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione )

1 Palantir technologies quotata a Wall Street
Palantir Technologies è una delle più note società di big data analytics al mondo, ma la sua fama reggerà la prova del mercato? Qualcuno ha dei dubbi: pur avendo una quotazione di mercato di 15,6 miliardi di dollari, nel 2019 ha perso soldi per il secondo anno consecutivo. Nata nel 2003 con l’obiettivo di raccogliere e analizzare dati per individuare reti criminali, in particolare terroristiche, è diventata nel tempo uno dei principali fornitori di servizi informatici delle agenzie di intelligence statunitensi. [New York Magazine]

2 L’India vuole rendere accessibile gratuitamente a tutti la letteratura scientifica
Il governo indiano vuole negoziare con i più grandi editori scientifici del mondo un abbonamento a livello nazionale, piuttosto che diversi accordi con le singole istituzioni che sarebbero utilizzabili solo dai ricercatori [Nature]

3 Promesse climatiche
×  Xi Jinping ha annunciato che la Cina intende raggiungere zero emissioni di anidride carbonica entro il 2060. Se mantenesse la promessa la temperatura globale aumenterebbe tra 0,2°C e 0,3°C in meno rispetto alle previsioni. Ma parla sul serio? Ci sono buoni motivi per credergli [Foreign Policy]
×  Alla vigilia della conferenza dell’ONU sulla biodiversità, i governi di 64 Paesi più l’Unione Europea si impegnano a intraprendere una serie di azioni per intervenire sulla perdita di biodiversità [Le Monde €]

4 Nessuno si appella al regolamento della National Academy of Sciences contro le molestie nell’università
La National Academy of Sciences denuncia che nessuno ha usato il sistema di segnalazione messo in atto lo scorso anno, anche se esistono ben noti molestatori sessuali in diverse università americane [Nature]

5 Qualche trucco matematico per leggere criticamente i dati sulla pandemia di COVID-19
Sono stata invitata a una festa in giardino a cui parteciperanno 20 persone. Nella nostra zona vengono trovati in media 1 caso positivo ogni 500 persone sottoposte a test randomicamente. So che interagirò da vicino con 5 persone, moderatamente da vicino con altre 5 e solo da lontano con gli altri 10 invitati. Qual è la probabilità che io venga infettata? Questi e altri piccoli quesiti matematici per interpretare i dati comunicati dalle istituzioni e per calcolare il nostro rischio personale di essere contagiati o di morire [Quanta Magazine]

6 La commercializzazione dei computer quantistici è cominciata prima che siano pronti
Quest’anno i fondi di venture capital hanno investito 495 milioni di dollari nel settore della computazione quantistica. Quasi il doppio rispetto allo scorso anno. Anche se le macchine esistenti sono ancora instabili e di piccola scala, c’è chi sta scommettendo che potrebbero già essere utilizzate dall’industria a patto di imparare a usarle. Per questo i finanziamenti non hanno raggiunto solo le startup che lavorano sull’hardware, ma anche quelle che si concentrano sullo sviluppo di software di diverso livello. La speranza è quella di ripercorrere la storia dei computer classici: la prima generazione era sufficientemente semplice da usare, tanto che la loro commercializzazione ebbe successo e permise di finanziare lo sviluppo della seconda generazione [The Economist]

Letture per il finesettimana #2

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 25 settembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana ci chiediamo se per salvare il pianeta dobbiamo diventare vegetariani, o almeno diminuire il nostro consumo di carne. Poi: immunità di gregge a Manaus; i precedenti storici dei movimenti anti-vaccini, anti-mascherina, anti-5G; degli effetti, non poi così strani, del nuovo coronavirus sul cuore; dei numeri che mancano sulla diffusione del virus nelle scuole e di una ricercatrice che ogni giorno per due anni e mezzo ha letto un articolo scientifico per puro piacere.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione)

1 Una ricercatrice ha letto un articolo scientifico al giorno per 899 giorni
Ogni giorno dal 1 gennaio 2018 al 17 giugno 2020 Olivia Rissland, biologa molecolare alla University of Colorado, ha letto un articolo scientifico e ne ha annotato i punti interessanti in un documento condiviso con i suoi colleghi di laboratorio. Gli articoli sono stati scelti perché suscitavano in lei interesse e curiosità e non appartengono necessariamente alla sua area di ricerca. “Non avrei mai immaginato 2 anni e mezzo fa quanto avrei imparato attraverso questo [esperimento] e come mi avrebbe reso una scienziata e una persona migliore”, ha commentato su Twitter [Nature Index]

2 Come l’industria sta cercando di strumentalizzare la conoscenza scientifica
Nasce in Francia la “maison de la science e des médias”, ma il modello britannico a cui si ispira sembra piuttosto uno strumento nelle mani dell’industria per mettere sotto tutela la conoscenza scientifica [Le Monde €]

3 Quanti contagi nelle scuole?
× In Italia i dati relativi ai contagi avvenuti in ambito scolastico non sono noti. Non è chiaro se le istituzioni li raccolgano ma non li comunichino o se non li raccolgano affatto. Nel frattempo un’iniziativa dal basso ha costruito un database e una mappa [Open Online]
× Anche negli Stati Uniti non c’è un sistema centralizzato che raccolga i dati relativi alla la diffusione delle infezioni da coronavirus all’interno delle scuole. Il New York Times ha provato a colmare le lacune facendo dei sondaggi nei diversi distretti scolastici di 8 stati [The New York Times]

4 La lezione da trarre nel dibattito in corso sui danni cardiaci causati dal COVID-19
Notizie e articoli scientifici hanno descritto un virus bizzarro che si comporta come nessun altro, una presunta malattia respiratoria che forse dovrebbe essere riconsiderata come malattia vascolare. Ma queste affermazioni sono esagerate. COVID-19 è una malattia grave che deve essere presa sul serio, ma non è poi così strana. Se sembra così è in parte perché è una malattia nuova ed estremamente diffusa, che sta attirando l’attenzione di centinaia di ricercatori [The Atlantic]

5 Immunità di gregge? Ecco cosa potrebbe succedere se non controllassimo la diffusione del virus
Nella città di Manaus, la capitale dello stato brasiliano di Amazonas, i contagi hanno raggiunto il picco 4 mesi fa e sono poi diminuiti drasticamente senza una valida spiegazione. Uno studio preliminare ha analizzato i campioni conservati nelle banche del sangue trovando che tra il 44% e il 66% dei donatori presenta gli anticorpi al SARS-CoV-2. Probabilmente il virus ha smesso di diffondersi perché non ha trovato più un numero sufficiente di soggetti suscettibili [MIT Technology Review]

6 Anti vaxxers
Le campagne vaccinali sono state storicamente avversate perché interpretate come tentativi dello Stato di controllare i cittadini, limitandone le libertà. Hanno creato tensioni sociali simili a quelle che osserviamo oggi in tutto il mondo. Il libro ‘Anti-vaxxers’ ci ricorda i precedenti storici delle strane alleanze – anti-vaccino, anti-mascherina, anti-5G, per esempio – che stanno ostacolando la salute pubblica in questo momento [Nature]

Letture per il finesettimana #1

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 18 settembre 2020]

Buon venerdì,
questa settimana parliamo di fosfina nell’atmosfera di Venere, incendi in California, di come anche le prove scientifiche più solide (figuriamoci quelle incerte) passino attraverso il filtro delle emozioni, il ‘vaccino di Oxford’ contro COVID-19, immunità dei pipistrelli e test rapidi.
Buona lettura e al prossimo venerdì (per segnalare questa newsletter agli amici ecco il link per l’iscrizione).

1 Trovati possibili segni di vita nelle nubi di Venere
Osservando la luce emessa dall’atmosfera di Venere, gli scienziati hanno rilevato la presenza della molecola fosfina a una concentrazione di 20 parti per miliardo. Attualmente gli unici processi chimici che conosciamo in grado di giustificare questa osservazione sono quelli di ossidoriduzione effettuati da microrganismi anaerobi [The Economist]

2 L’estensione degli incendi che hanno colpito la California quest’anno è dovuta al cambiamento climatico. Ma anche a una cattiva manutenzione delle foreste
Fino all’inizio del 1900 le foreste della Sierra Nevada venivano gestite con periodici incendi controllati per diminuire il rischio di devastanti incendi spontanei. La pratica venne abbandonata e, secondo i dati raccolti nel 2015, la foresta era più densa di un secolo prima. Ma non in salute. A causa del cambiamento climatico i periodi di siccità sono diventati sempre più frequenti e si è diffusa nella zona una specie letale di insetti. Gli alberi sono morti in grande quantità e cadendo al suolo si sono mescolati con la vegetazione sottostante creando uno strato di legna secca pronta a prendere fuoco. Riprendere la pratica degli incendi controllati adesso è difficile: il cambiamento climatico ha ridotto enormemente le giornate dell’anno con le condizioni meteo adatte (secche ma non troppo) [San Francisco Chronicle]

3 Quando i fatti generano in noi emozioni negative tentiamo di ignorarli
Le nostre emozioni filtrano le informazioni che riceviamo, anche se sono basate su solide prove scientifiche. E, quando l’argomento diventa questione di identità, essere più competenti o più esperti o più colti, finisce per esasperare questa tendenza. Tim Harford, l’undercover economist del Financial Times, ha pubblicato un nuovo libro in cui racconta qual è il nostro rapporto con i numeri che descrivono aspetti sensibili della realtà in cui viviamo. Il suo consiglio è di contare fino a 3 [The Guardian]

4 Cosa possono insegnarci i pipistrelli sull’immunità alla COVID-19?
Tra i virus che raggiungono gli umani tramite un salto di specie, quelli arrivati dai pipistrelli sono più virulenti rispetto a quelli originati da altri mammiferi. Eppure, per loro non rappresentano un grosso pericolo. Il sistema immunitario innato dei pipistrelli produce grandi quantità di interferone innescando la prima risposta all’attacco del virus e impedendogli di replicarsi (nei casi gravi di COVID-19 si è osservata una risposta ritardata e incontrollata del sistema immunitario innato). Inoltre, i virus che si sono evoluti insieme ai pipistrelli sono diventati resistenti a una delle risposte del sistema immunitario innato degli esseri umani: la febbre. Anche la comprensione della parte adattiva della risposta immunitaria sembra promettente per sviluppare trattamenti e vaccini [Financial Times]

5 Come hanno fatto Sarah Gilbert e il suo team di Oxford ad arrivare così lontano, così velocemente nello sviluppo di un vaccino contro la COVID-19?
“I tempi per ottenere i primi risultati sull’efficacia, obiettivo dello studio clinico di fase 3 attualmente in corso, dipendono dal livello di trasmissione del virus all’interno del gruppo di pazienti vaccinati. Quindi difficili da prevedere. Anche quando avremo dimostrato l’efficacia del vaccino, la strada sarà ancora lunga, dovremo non solo produrlo, ma anche spostarlo nel mondo e far sì che i centri vaccinali riescano a vaccinare le persone. È necessario quindi abbassare un po’ le aspettative delle persone” [Life sicentific – BBC Radio 4]

6 Quanto sono promettenti i test rapidi per la ricerca dell’antigene del virus SARS-Cov-2?
I test che cercano gli antigeni del nuovo coronavirus sono in corso di sviluppo in diversi Peaesi del mondo e in alcuni sono già stati approvati dalle autorità farmaceutiche. Più veloci ma meno sensibili rispetto al test che ricerca l’RNA virale nella saliva con la tecnica della PCR. Il risultato arriva in qualche decina di minuti ma la probabilità di identificare un positivo è tanto più piccola quanto più tempo è passato dalla prima manifestazione dei sintomi. Il rischio è di ottenere un senso di falsa sicurezza inducendo le persone a non rispettare i comportamenti utili a contenere il contagio [Nature]