L’Italia accelera sui brevetti

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’8 marzo 2018]

Bruxelles, 7 marzo 2018. “L’innovazione è il driver principale dell’economia europea, e globale più in generale”, ha dichiarato Benoit Battistelli, presidente dello European Patent Office presentando ieri a Bruxelles i risultati della sua organizzazione per l’anno 2017. Il numero di application, ovvero di richieste depositate da industrie, piccole e medie imprese, università, istituti di ricerca e singoli individui per proteggere la proprietà intellettuale delle loro invenzioni, è aumentata del 3,9% rispetto al 2016, stabilendo il nuovo record di 165.590 richieste. I brevetti accettati sono stati 105.635 contro i 95.940 del 2016. La correlazione tra spinta innovativa e crescita dell’economia, ha affermato Battistelli, non è una novità, ma un recente studio realizzato insieme a EUIPO, lo European Union Intellectual Property Office, ne ha misurato per la prima volta la dimensione. Secondo il presidente la catena di trasmissione è rappresentata dagli investimenti in ricerca e sviluppo.

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Le notizie di scienza della settimana #51

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 28 febbraio 2018]

Nessuno scienziato ha mai visto un buco nero. Almeno non direttamente. Le loro ristrette dimensioni e la capacità di attirare materiale luminoso li rende per ora impossibili da fotografare. Esistono però numerose rappresentazioni indirette. Tra le più belle ci sono quelle ottenute dal Chandra X-ray Observatory della NASA. In particolare l’immagine mostra due jet di materiale che fuoriescono da un buco nero al centro di Centaurus A, una galassia lontana 13 milioni di anni-luce. Credit: ESO/WFI (visible); MPIfR/ESO/APEX/A.Weiss et al. (microwave); NASA/CXC/CfA/R.Kraft et al. (X-ray). Licenza: Public Domain.

L’EREDITÀ DI BITCOIN

Craig Wrigth, che nel 2016 dichiarò di aver inventato Bitcoin usando lo pseudonimo di Satoshi ‎Nakamoto senza però fornire alcuna prova di questa affermazione, è statoaccusato di essersi appropriato illegalmente del patrimonio di criptovaluta accumulato dal suo socio in affari Dave Kleiman, morto nel 2013. A fargli causa la famiglia di Kleiman, che sostiene che Wright abbia falsificato la firma del loro congiunto su numerosi contratti per un valore totale di 300 mila Bitcoin. [Bloomberg; Jef Feeley]

Si stima che a novembre del 2017 l’energia consumata dall’intera rete connessa alla criptovaluta Bitcoin abbia superato quella della Repubblica d’Irlanda. L’operazione di mining delle Bitcoin è un gioco al rialzo dal punto di vista energetico: i concorrenti sono spinti a utilizzare una quantità sempre maggiore di energia elettrica per aggiudicarsi le nuove monete. Circa l’80% del valore così ottenuto viene reinvestito in energia per produrre altre Bitcoin, mantenendo l’attività profittevole. Il consumo di energia è quindi strettamente collegato alla quotazione della criptovaluta, attualmente pari a circa 10 mila dollari. Se il prezzo rimanesse stabile a questo livello, nel 2018 l’industria Bitcoin emetterebbe una quantità di CO2 paragonabile a quella di 1 milione di voli transatlantici. [The Guardian; Alex Hern]

Ma il prezzo di Bitcoin non è decollato subito. L’invenzione di questa criptovaluta risale al 2008, quando un autore dallo pseudonimo Satoshi Nakamoto pubblica l’articolo “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System”. Introduce un sistema di moneta elettronica basato sulla tecnologia chiamata blockchain, in cui sono gli utenti della rete a convalidare, a turno, le transazioni, evitando contraffazioni e frodi. Per questa attività di validazione gli utenti della rete ricevono in premio delle Bitcoin. Fino al 2013 la moneta ha subito la diffidenza degli investitori istituzionali, ma dopo l’endorsement del Senato degli Stati Uniti nel novembre del 2013 il suo prezzo è triplicato nell’arco di un mese, raggiungendo i 900 dollari. Poi è continuato a salire, pur rimanendo estremamente volatile. Forse è per questo che oggi Bitcoin resta solo un investimento e non una valuta di massa come pensato dai suoi inventori. Molti la considerano una bolla speculativa che prima o poi esploderà. Tuttavia potrebbe aver lanciato una tecnologia rivoluzionaria per l’intero sistema economico. [The Atlantic; Derek Thompson]

LE TECNOLOGIE DIGITALI FANNO BENE AI GIOVANI?

“Usando questo strumento, gli studenti non useranno la propria memoria, non impareranno niente, non avranno contatto con la realtà”. Sono queste le parole con qui Socrate parlava della scrittura. La paura che l’introduzione di nuove tecnologie limiti le capacità di apprendimento dei giovani studenti comincia nel V secolo a.C. e continua tutt’oggi. Dopo la scrittura sono stati criticati i libri, la radio, la televisione, i walkman e adesso gli smartphone. Il racconto di Emanuele Bottazzi. [Scienza in rete; Emanuele Bottazzi] 

Sta emergendo un nuovo tipo di digital divide: i giovani provenienti da famiglie a basso reddito trascorrono più tempo online rispetto ai loro coetanei più ricchi, e per loro è più probabile che la vita online causi episodi di violenza nella vita reale. A rilevarlo è uno studio condotto da un gruppo di psicologi della University of California Irvine su oltre 2000 adolescenti americani, [Nature; Candice Odgers] 

Inizia il 1^ marzo a Brescia il ciclo di tre incontri “A scuola di attendibilità”, organizzato dal Gruppo 2003 e da Scienza in rete. I primi due appuntamenti saranno dedicati agli studenti delle scuole medie superiori e dell’università, con l’intento di far crescere nei docenti e negli studenti le competenze necessarie a riconoscere le fonti attendibili nel loro lavoro quotidiano di insegnamento, studio e ricerca. Con l’aiuto di giornalisti, scienziati e docenti si svolgerà quindi un lavoro volto a verificare le notizie, distinguere la scienza dalla ciarlataneria, e consolidare il senso critico. [Scienza in rete; Redazione] 

RICERCA E SOCIETÀ

A ottobre 2017, durante una conferenza di biotecnologia a San Francisco, il biohacker Josiah Zayner si è iniettato un composto contenente il proprio DNA modificato con la tecnica CRISPR. La modifica avrebbe dovuto ridurre la produzione di miostatina, la proteina che inibisce la crescita muscolare. Ma oggi Zayner ripensa a quel gesto con qualche rimorso. In un’intervista pubblicata da The Atlantic dice di essere convinto dell’utilità del biohacking per sensibilizzare le persone verso le biotecnologie e accelerare il trasferimento delle scoperte scientifiche dai laboratori universitari ai centri di cura, ma è convinto che prima o poi qualcuno si farà male. [The Atlantic; Sarah Zhang]

Il progetto GENERA, Gender Equality Network in the European Research Area, si pone l’obiettivo di valutare le disuguaglianze di genere che esistono in ambito scientifico e mettere a punto strategie per mitigarle. Sveva Avveduto, ricercatrice dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR, illustra i risultati del progetto. [Scienza in rete; Sveva Avveduto]

In un articolo pubblicato recentemente sulla rivista “Science and Public Policy”, un gruppo di ricercatori del Joint Research Center della Commissione Europea afferma che è ormai giunto il momento di ripensare gli indicatori di eccellenza nella ricerca. È ormai opinione di molti che tali indicatori dovrebbero tenere in maggiore considerazione la robustezza e la riproducibilità della ricerca, oltre che l’impatto sociale che questa può avere. [Nature; Editorial]

Le notizie di scienza della settimana #50

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 febbraio 2018]

È una storia di storie intrecciate il libro di Cristiana Pulcinelli, ‘AIDS – Breve storia di una malattia che ha cambiato il mondo’ di Carocci editore. Il libro racconta la storia del virus dell’HIV e di come abbia permesso la nascita di nuove forme di comunicazione, oltre ad aver modificato comportamenti e costumi, fatto progredire il pensiero etico, influenzato il modo di condurre la ricerca clinica, mobilitato risorse di partecipazione e solidarietà prima sconosciute, ma anche le peggiori reazioni di rifiuto e stigma. Roberto Satolli lo ha recensito per Scienza in rete. Nell’immagine l’AIDS Quilt di fronte alla Casa Bianca. Credit: Scott Chacon /Flickr. Licenza: CC BY-SA 2.0.

TRASPORTI PUBBLICI GRATIS?

È attesa entro il mese di marzo la decisione della Commissione per l’ambiente dell’Unione Europea sugli otto Paesi (Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca) che rischiano il deferimento alla Corte di Giustizia per aver superato i limiti stabiliti dall’Unione Europea sull’inquinamento dell’aria. L’Italia, attraverso il ministro Galletti, ha dichiarato di voler investire 5 miliardi di euro nel rinnovo degli autobus dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale e nella promozione di un programma nazionale di mobilità sostenibile. Queste misure integrano quelle previste dalla Strategia Energetica Nazionale, approvata a novembre del 2017. Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce l’importanza di intervenire sulla qualità dell’aria e appoggia la decisone della Commissione di sanzionare i Paesi non in linea con gli standard. [euobserver; Caterina Tani]

Anche la Germania è tra i Paesi sotto esame per la qualità dell’aria nelle zone urbane. È per questo che il Governo tedesco ha indirizzato una lettera alla Commissione Europea che contiene, tra gli altri, il piano di rendere il trasporto pubblico gratuito in alcune città del Paese. La sostenibilità finanziaria dell’operazione ha sollevato più di una perplessità. Attualmente le aziende di trasporto pubblico delle maggiori città finanziano le loro attività al 50% con la vendita dei biglietti, mentre in futuro dovrebbero essere completamente finanziate dallo Stato, ovvero dalle tasse dei cittadini. Se il piano funzionasse e convincesse coloro che oggi scelgono di spostarsi in automobile a usare autobus e metropolitane, si renderebbe poi necessaria l’espansione della rete esistente, con ulteriori costi da sostenere. [The Washington Post; Rick Noack] 

Marco Ponti, economista dei trasporti al Politecnico di Milano, pensa che la strategia dei trasporti pubblici gratuiti non sarà efficace nel cambiare le abitudini dei cittadini tedeschi. Il fattore dominante per le scelte dei viaggiatori non sarebbe infatti il prezzo del biglietto, ma il tempo di viaggio, con un costo percepito pari a 15 euro all’ora. Ci sono delle valide alternative, tra cui quella di far pagare un pedaggio alle automobili inquinanti all’ingresso delle città e di sanzionare il parcheggio in divieto di sosta più seriamente. Già esistono tecnologie che ci permetterebbero di farlo a un costo irrisorio. [La Voce; Marco Ponti] 

ALTA MAREA

Il riscaldamento globale causa l’aumento del livello degli oceani, poiché aumenta il volume della massa d’acqua già esistente e scioglie i ghiacciai e le piattaforme di ghiaccio, in particolare quelle antartiche. L’accordo di Parigi prevede di mantenere l’aumento della temperatura globale nel 2100 rispetto ai livelli preindustriali al di sotto dei 2℃. Per raggiungere questo obiettivo è necessario non immettere più gas serra in atmosfera dal 2050 in avanti, raggiungendo un picco tra il 2020 e il 2035 e scendendo poi a zero più o meno rapidamente. Ma il momento in cui raggiungeremo il picco non è indifferente. Per ogni 5 anni di ritardo il livello dei mari nel 2300 subirebbe un aumento tra i 20 cm e 1 metro in più, rispetto a quanto non succederebbe se il picco venisse raggiunto nel 2020. Questo è il risultato ottenuto da un gruppo di climatologi e pubblicato martedì su Nature Communications. [The Washington Post; Chris Mooney]

La scorsa settimana un altro studio, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Science, ha mostrato come l’aumento del livello degli oceani proceda a velocità accelerata. Usando i dati satellitari e tenendo in considerazione la variazione ciclica nella temperatura degli oceani e l’incertezza nelle misurazioni, gli scienziati hanno concluso che la probabilità che l’aumento del livello dei mari non sia in accelerazione è inferiore all’1%. Proiettando le loro stime nel futuro, nel 2100 si registrerebbe un aumento totale di 65 cm, il triplo di quanto è avvenuto nel secolo precedente. [Quartz; Zoë Schlanger]

L’aumento del livello dei mari già fa vedere i suoi effetti, erodendo importanti tratti di costa. Ma qual è la posta in gioco per i Caraibi? Una serie di immagini basate sulle proiezioni dei modelli scientifici ci permettono di confrontare come saranno Nassau, Kingston e Georgetown se conterremo il riscaldamento globale entro i 2℃ come prescritto dall’accordo di Parigi, e come saranno invece se la temperatura globale aumenterà di 4℃ rispetto ai livelli preindustriali. [Climate Central; Benjamin Strauss]

RICERCA E SOCIETÀ

“Il dottorato ti ha soddisfatto quanto a possibilità di carriera?” “Se tornassi indietro ti iscriveresti allo stesso dottorato nello stesso ateneo?” “Intendi intraprendere la carriera accademica in Italia?” Sono queste alcune delle domande che il consorzio AlmaLaurea ha posto a circa 2500 dottori di ricerca che hanno conseguito il titolo nel 2016 in 15 atenei italiani. Dalle risposte emerge la loro delusione, soprattutto riguardo alle scarse possibilità di carriera in Italia e alle grandi difficoltà incontrate nel proseguire il percorso di ricerca nel nostro Paese. [Scienza in rete; Cristina Da Rold]

Riportare la filosofia, il pensiero critico, la logica e l’etica della ricerca al centro della formazione dottorale. Con questa idea alla Johns Hopkins University di Baltimore, nel Maryland, è nato il programma di dottorato ‘R3 Graduate Science Initiative’, giunto al secondo anno. Gli studenti esplorano argomenti come la differenza tra errore scientifico e frode scientifica, la comunicazione della scienza, l’etica della scienza nella società, il ragionamento statistico su dati reali. L’obiettivo è quello di formare professionisti in grado di affrontare i problemi in maniera innovativa e indipendente, piuttosto che tecnici di laboratorio super specializzati. [Nature; Gundula Bosch]

L’intelligenza artificiale sta affrontando problemi di riproducibilità simili a quelli che la psicologia, la medicina e altre scienze hanno affrontato in passato. Raramente vengono pubblicati i codici sorgente e ancora più raramente i parametri utilizzati e i dati su cui gli algoritmi sono stati allenati. La comunità sta diventando gradualmente più sensibile a questo tema, e sono in corso numerose iniziative per diffondere una nuova cultura della riproducibilità. [Science; Matthew Hutson]

Le notizie di scienza della settimana #49

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 14 febbraio 2018]

L’11 febbraio scorso è stata festeggiata la giornata internazionale delle ragazze e delle donne nella scienza, istituita dall’assemblea generale delle Nazioni Uniti nel 2015. Ecco le testimonianze e i consigli di alcune scienziate, in momenti diversi della carriera, raccolti da Science, da cui emerge l’importanza per le giovani a inizio carriera di avere come riferimento ricercatrici esperte capaci anche di comprendere le loro difficoltà. E poi: sfidare i pregiudizi e gli stereotipi. Infine: essere consapevoli della cosiddetta impostor syndrome, la difficoltà a riconoscere le proprie capacità e i propri successi. Credit: Argonne National Laboratory / Filckr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0.

VACCINI: IL DIBATTITO SEMPRE PIÙ POLARIZZATO

Sta suscitando polemiche il programma previsto per il convegno ‘New frontiers of biology’, con cui il 2 marzo l’Ordine Nazionale dei Biologi celebrerà il suo cinquantesimo anniversario a Roma. Tra gli invitati esponenti di spicco della posizione antivaccinista, come Antonietta Gatti, Luc Montaigner, Yehuda Schoenfeld. Ricercatori e biologi si sono rivolti a Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine e senatore del gruppo ALA, affinché riveda il programma del convegno. Il commento di Pietro Greco. [Scienza in rete; Pietro Greco] 

Sul tema dei vaccini si è svolto l’acceso dibattito tra Roberto Burioni, immunologo dll’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e Dino Giarrusso, giornalista delle Iene ora candidato con il Movimento 5 Stelle. Burioni si è rivolto a Giarrusso con queste parole: «Se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea, specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure —più comodo per lei — io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno.». È ben nota la posizione di Burioni riguardo alla scienza: per lui non è democratica. Ma potrebbe almeno essere gentile? Il rischio, altrimenti, è quello di ingrassare le fila di chi della scienza, e degli scienziati, non si fida. [Linkiesta; Andrea Coccia] 

Tra il 15 e il 23 febbraio le Università di numerose città italiane ospiteranno una serie di incontri di formazione e sensibilizzazione sul tema dei vaccini, rivolti ai ragazzi delle scuole medie superiori. Si tratta dell’UniVax Day 2018 organizzato dalla Società Italiana di Immunologia, Immunologia Clinica e Allergologia (SIICA), una sorta di “vaccinazione” contro l’epidemia di fake news sui vaccini. Potete trovare qui il programma completo degli incontri. [Il Sole 24 Ore Sanità; Redazione] 

PIÙ, PIÙ SALUTE?

Il 3 febbraio la copertina di The Economist recitava ‘Doctor You. How data will transform health care’. La possibilità di raccogliere autonomamente dati sul proprio stato di salute, grazie a dispositivi mobili intelligenti, la disponibilità delle cartelle cliniche e delle prescrizioni in formato elettronico, l’analisi dei big data per automatizzare le diagnosi. Sono questi alcuni degli aspetti che, secondo la rivista britannica, miglioreranno l’assistenza sanitaria, sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri. E se c’è il timore che, in un primo momento, questa grande disponibilità di dati possa essere utilizzata per discriminare, a lungo termine resteranno solo i benefici. [The Economist; Redazione]

Ci sono però delle conseguenze negative nell’utilizzo delle tecniche di machine learning per sistemi di assistenza alla decisione in ambito sanitario. In un editoriale sul Journal of the American Medical Association, Cabitza, Rasoini e Gensini ne elencano quattro: perdita di competenza del personale medico, scarsa considerazione del contesto (un esempio: partendo dai dati sui ricoveri in un ospedale, un sistema automatico decreta che i pazienti con polmonite e asma hanno una prognosi migliore di quelli con sola polmonite, ma il motivo è che i pazienti con una storia di asma vengono ammessi direttamente in terapia intensiva se si presentano in ospedale con la polmonite), trattare le valutazioni mediche come dati accurati senza considerarne l’incertezza intrinseca, scarsa conoscenza dei meccanismi che dagli input generano gli output (algoritmi come scatole nere).[JAMA; Federico Cabitza, Raffaele Rasoini, Gian Franco Gensini]

Nel frattempo a San Francisco si discute di un giuramento di Ippocrate per gli scienziati dei dati. Durante l’incontro ‘Data For Good Exchange’ è stata redatta la bozza di un codice etico che, per ora, i data scientist dovrebbero impegnarsi a rispettare su base volontaria. Ma c’è molta perplessità sull’efficacia di un simile strumento. Da una parte i principi enunciati lasciano un ampio spazio interpretativo, dall’altra appaiono di limitata applicabilità all’interno di compagnie che non hanno alcun vincolo, se non quello del profitto. Un impiegato che solleva un problema etico riguardo a un progetto a cui collabora verrà ascoltato o invece messo da parte? Tuttavia alcuni ritengono che questo processo di autoregolazione servirà a informare i politici e i legislatori affinché stabiliscano norme più stringenti per l’utilizzo dei dati. [Wired; Tom Simonite]

RICERCA E SOCIETÀ

Pietro Greco, dati alla mano, porta all’attenzione della campagna elettorale in corso il problema della formazione universitaria. Nel nostro Paese i laureati nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni sono il 26%, contro una media OCSE del 40%. Per ogni studente universitario lo Stato italiano spende circa 8’650 euro all’anno, contro i 12’100 euro della media OCSE. In Italia gli investimenti pubblici in formazione sono scesi del 14% tra il 2010 e il 2014. Se pensate che l’università sia costosa, provate con l’ignoranza. [Scienza in rete; Pietro Greco]

Alla fine del 2013 la società farmaceutica americana Gilead lanciava sul mercato il Sofosbuvir, un antivirale diretto per il trattamento dell’epatite C. Negli Stati Uniti il costo un ciclo di dodici settimane di terapia era (ed è tuttora) di 84 mila dollari. Oggi il governo indiano acquista lo stesso ciclo di terapia al costo di 80 dollari dai produttori di farmaci generici indiani. La terapia è poi distribuita gratuitamente ai pazienti degli stati del Punjab e di Haryana, circa 60 mila persone. Come è stato possibile? Grazie all’azione combinata di attivisti, medici e rappresentanti del governo, che hanno favorito il superamento degli ostacoli riguardanti la proprietà intellettuale e l’approvazione del generico da parte dell’agenzia del farmaco. Le società farmaceutiche indiane sono state in grado di offrire un prezzo così basso perché il numero totale di pazienti bisognosi della terapia è talmente elevato che i margini di profitto sono comunque garantiti. [Undark Magazine; Huizhong Wu]

La Cina pianifica investimenti sostanziali nel settore dell’intelligenza artificiale(IA), sia sul fronte dell’hardware che del software. L’industria dell’IA cinese punta a raggiungere un valore di 150 miliardi di dollari entro il 2030. Ma i rischi non mancano. La numerosità della popolazione cinese, l’assenza di leggi che tutelino concretamente la privacy dei cittadini e l’incredibile diffusione del commercio online crea una immensa disponibilità di dati, che potrebbero essere usati per sorvegliare i cittadini, privandoli delle libertà fondamentali. [Science; Christina Larson]

Le notizie di scienza della settimana #48

[originariamente pubblicato su Scienza in rete l’8 febbraio 2018]

Alle 21h45 (ora italiana) di martedì 6 febbraio è avvenuto il lancio del razzo Falcon Heavy della compagnia di aeronautica privata Space X di proprietà del magnate Elon Musk. Si tratta del razzo più potente al mondo, con 27 motori disposti sui tre stadi del lanciatore e un carico massimo trasportabile dall’ultimo stadio pari a 65 tonnellate. Per questo lancio Musk ha deciso di inviare nello spazio, su un’orbita distante dalla Terra circa 380 milioni di chilometri, una Roadster rossa, una delle automobili prodotte dall’azienda Tesla, anch’essa di sua proprietà. Nell’immagine una foto del lancio del razzo Falcon Heavy scattata alla stazione di lancio di Cape Canaveral il 6 febbraio 2018. Credit: Space X / Flickr. Licenza:CC0 1.0.

TRACCIARE E PREVEDERE L’INFLUENZA STAGIONALE

A metà gennaio i CDC statunitensi pensavano che il picco della stagione influenzale fosse passato. Si sbagliavano: i casi di influenza sono ancora numerosi in 49 Stati e quasi il 7% di coloro che si rivolgono a un medico ne presentano i sintomi, la percentuale più alta dal 2009. Prevedere la diffusione dell’influenza è un compito molto difficile. Numerosi gruppi di ricerca lavorano da anni a modelli più robusti, che analizzino diverse sorgenti di dati. Il fallimento di Google Flu Trends nel 2015 ha insegnato infatti che non ci si può affidare a un tipo solo di informazione, in particolare se si tratta dei dati delle ricerche online o dell’attività sui social network. [The Atlantic; Laura Bliss] 

Tracciare l’influenza con termometri connessi agli smartphone dei loro proprietari. Così Inder Singh, fondatore della compagnia Kinsa, intende superare le autorità di sanità pubblica statunitensi nel tracciare il diffondersi dell’influenza stagionale. Finora l’azienda ha venduto 500 mila termometri e riceve 25 mila letture di temperatura al giorno. Presto, ha dichiarato Singh, verrà pubblicato uno studio condotto da scienziati indipendenti che dimostra l’efficacia del metodo Kinsa nel prevedere la diffusione dell’influenza. Eppure, il 16 gennaio Kinsa ridimensionava l’intensità della stagione influenzale corrente, mentre i CDC apparivano più cauti, dichiarando: “flu activity is widespread across the continental United States”. [The New York Times; Donald G. McNeil Jr.] 

In Italia è il portale EpiCentro dell’Istituto Superiore di Sanità a portare avanti, con quattro iniziative diverse, l’attività di sorveglianza della stagione influenzale. Secondo i dati EpiCentro, tra settembre 2017 e oggi sono state 472 le persone ricoverate in terapia intensiva a causa dell’influenza e 78 di loro sono morte. Il picco di casi di influenza (sia gravi che non) è stato raggiunto durante la seconda settimana di gennaio, superando i record delle stagioni 2004-2005 e 2009-2010. [Il Sole 24 Ore; Cristina Da Rold] 

MAL’ARIA

Il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti è stato convocato martedì scorso a Bruxelles per un mini-summit organizzato dal commissario per l’ambiente dell’Unione Europea Karmenu Vella. Insieme a Galletti c’erano i rappresentanti degli altri otto Paesi che sono a rischio di deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per aver violato le norme sui livelli di inquinamento dell’aria. Questa settimana gli Stati in questione devono inviare dei dossier che testimoniano le strategie di riduzione dell’inquinamento che stanno mettendo in atto. Poi arriverà la decisione di Vella. Secondo le stime della Commissione Europea ogni anno sono 403 mila i decessi prematuri attribuibili all’inquinamento dell’aria, 60 mila solo nel nostro Paese. Galletti ha presentato le misure già previste, in particolare quella che riguarda le Regioni che affacciano sulla Valle Padana e sembra ottimista. [La Stampa; Marco Bresolin, Roberto Giovannini]

Sono in disaccordo con Galletti Greenpeace e Legambiente. Quest’utlima ha da poco pubblicato il rapporto “Mal’aria 2018” che sembra fotografare una situazione critica per la qualità dell’aria nel nostro Paese: 39 città italiane fuorilegge (più di 35 giorni di sforamento all’anno) per i livelli delle polveri sottili PM10. Tra queste 39, cinque hanno superato i 100 giorni sopra i limiti consentiti: Torino, Cremona, Alessandria, Padova e Pavia. [Il Sole 24 Ore; Alessia Tripodi]

Il richiamo all’ordine del commissario Vella arriva pochi giorno dopo la notizia dei test delle emissioni dei motori Diesel che il centro di ricerca European Research Group of Environment and Health in the Transport Sector (EUGT), finanziato da Volkswagen, Daimler e BMW, avrebbe effettuato su scimmie ed esseri umani. I test sulle scimmie sarebbero stati condotti, secondo quanto riporta il New York Times, nel maggio del 2015 in una clinica del New Mexico. Gli esperimenti sugli esseri umani invece sono stati denunciati da due giornali tedeschi, Süddeutsche Zeitung e Stuttgarter Zeitung, e sarebbero avvenuti presso la clinica universitaria di Aachen. L’obiettivo era mostrare che le nuove tecnologie di filtraggio delle emissioni dei motori Diesel diminuiscono sensibilmente la quantità di ossidi di azoto. Finora le tre case automobilistiche coinvolte hanno preso le distanze, anche se sembra che i risultati dei test siano ben documentati e siano stati presentati ai vertici delle società. [The Guardian; Kate Connolly]

RICERCA E SOCIETÀ

Durante i 438 giorni in carcere il fisico teorico turco Ali Kaya ha lavorato a due articoli scientifici, disponendo di carta, penna e poco altro (i libri in lingue straniere non erano ammessi in prigione). Una volta libero li ha caricati sull’archivio di preprint arXiv e spera di pubblicarli su buone riviste. Accusato di essere membro di un’organizzazione terroristica coinvolta nel colpo di stato contro il presidente Recep Tayyip Erdoğan, Kaya era stato arrestato il 7 ottobre 2016. A dicembre 2017 arriva la sentenza di condanna, ma viene rilasciato per aver già scontato la pena in attesa del processo. Ora ha impugnato la sentenza e attende il giudizio d’appello. L’intervista di Alison Abbott su Nature. [Nature; Alison Abbott]

Quanto spesso sentiamo la voce di una scienziata in un articolo che racconta di una nuova scoperta? Due anni fa lo scrittore e giornalista scientifico Ed Yong ha passato in rassegna le storie scritte per The Atlantic e si è reso conto che solo nel 25% dei casi la fonte a cui si era rivolto era una donna. In due anni ha corretto questa asimmetria, e oggi quella percentuale sfiora il 50%. Come ha fatto? Ha speso in media 15 minuti in più per ogni articolo allo scopo di cercare esperte e scienziate che potessero commentare le sue storie. Uno sforzo minimo per chi fa il lavoro del giornalista e oltre a rappresentare la realtà può fare qualcosa per migliorarla. [The Atlantic; Ed Yong]

In un articolo pubblicato il 7 febbraio sul Corriere della Sera il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica torna a chiedere alle forze politiche in competizione per le prossime elezioni di dare il giusto peso a ricerca e istruzione nei loro programmi elettorali. Tre i punti principali: portare la spesa in ricerca e sviluppo dall’1,2-1.3% al 2-2,5% del PIL, aumentare i finanziamenti su base competitiva e creare un’Agenzia nazionale della ricerca deputata a valutare correttamente la qualità dei progetti proposti dagli scienziati in Italia. Questa è la strada, secondo gli scienziati del Gruppo 2003, per far ripartire l’economia e l’innovazione nel nostro Paese. [Scienza in rete; Maria Pia Abbraccio, Nicola Bellomo]

Le notizie di scienza della settimana #47

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 31 gennaio 2018]

L’edizione milanese del Darwin Day, il 6 febbraio prossimo, è dedicata al problema dell’affidabilità delle notizie, in particolare in ambito scientifico. A moderare l’incontro al Museo di Storia Naturale sarà la giornalista scientifica Sylvie Coyaud. In questa intervista, realizzata da Giuseppe Nucera, Coyaud racconta cosa vuol dire essere una cronista della scienza nell’era delle fake news. Qui il programma completo dell’evento. Nell’immagine Charles Darwin. Credit: Wallpapertag.

 

IL CROWDSOURCING NELLA SCIENZA

Si chiama ENIGMA (Enhancing NeuroImaging Genetics through Meta-Analysis) il consorzio di 900 ricercatori provenienti da 39 Paesi fondato nel 2009 per accelerare la ricerca basata sulle immagini del cervello ottenute tramite risonanza magnetica. L’idea dei suoi fondatori è nata dalla constatazione che il costo dei macchinari limitava la ricerca in questo campo a poche dozzine di studi nel mondo, spesso impedendo di raggiungere statistiche sufficienti a ottenere risultati robusti. L’esperimento ha funzionato: a oggi i ricercatori hanno analizzato le immagini relative a oltre 30 mila persone, cercando correlazioni tra strutture cerebrali e genetica in pazienti sani o affetti da patologie come Alzheimer, Parkinson, schizofrenia, epilessia e stress post-traumatico. Il passo successivo è di raccogliere dati sull’attività del cervello tramite risonanza magnetica funzionale per cercare di tracciare dei collegamenti tra caratteristiche genetiche e strutture cerebrali. [Science; Giorgia Guglielmi] 

Il 12 gennaio scorso è stato annunciato il primo sistema extrasolare di pianeti scoperto interamente grazie al crowdsourcing. Denominato K2-318, il sistema è stato individuato grazie al contributo degli utenti della progetto Exoplanet Explorers, ospitato dalla piattaforma Zooniverse, completamente dedicata allacrowdsourcing research. Exoplanet Explorers ha messo a disposizione i dati raccolti dal telescopio della NASA Kepler durante la missione K2, relativi a 287309 stelle. Osservando i cambiamenti di luminosità di queste stelle, i partecipanti devono decidere se sono compatibili con il passaggio di un pianeta in orbita intorno alla stella. Per ottenere un candidato esopianeta è necessario che almeno 10 persone analizzino le immagini e che le risposte siano positive nel 90% dei casi. Il primo risultato è arrivato poche settimane dopo il lancio del progetto, ad Aprile 2017. Dopo le dovute analisi l’articolo è stato accettato per la pubblicazione su The Astronomical Journal. [Caltech; Lori Dajose] 

Le barriere coralline sono minacciate dal cambiamento climatico, ma le caratteristiche di questa minaccia possono essere comprese solo analizzando dati su vasta scala, spaziale e temporale. Per raggiungere questo risultato è necessario che i diversi gruppi di ricerca e agenzie mettano in comune i dati, stabilendo contemporaneamente delle procedure comuni in modo da renderli compatibili. Esistono già diversi casi di campioni di dati sugli ecosistemi delle barriere coralline resi pubblici. Uno di questi è quello raccolto dai subacquei del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) nella zona del Pacifico centro-occidentale tra il 2010 e il 2017. [The Conversation; Adel Heenan e Ivor D. Williams] 

GIUSTIZIA ARTIFICIALE

A quanti anni di carcere condannare un certo imputato? Trattenere un sospettato in carcere fino all’inizio del processo o invece rilasciarlo su cauzione? Per rispondere a queste domande, dagli anni ’80, i tribunali americani si fanno aiutare da una serie di algoritmi, che calcolano il rischio di recidiva. Ma le previsioni di questi algoritmi sono affidabili? I risultati delle loro valutazioni sono equi? In un’analisi pubblicata su Science, un gruppo di data scientist del Dartmouth College ha mostrato che uno di questi algoritmi, COMPAS, non è più accurato di un essere umano a cui viene mostrato un profilo del sospettato. In più conserva gli stessi pregiudizi contro gli afro-americani. [Scienza in rete; Cristina Da Rold]

A rivelare che l’algoritmo COMPAS penalizza gli afro-americani era stata un’indagine di ProPublica, pubblicata nel 2016. I giornalisti avevano ottenuto irisk score assegnati da COMPAS a oltre 7000 persone arrestate nella contea Broward in Florida tra il 2013 e il 2014, e avevano poi controllato quanti di questi erano stati accusati di nuovi crimini nei due anni successivi. Ebbene: le previsioni di recidiva dell’algoritmo sbagliavano in maniera diversa per bianchi e neri. La percentuale di arrestati che pur avendo ricevuto un punteggio elevato non aveva commesso reati nei due anni seguenti (falsi positivi) era il 23% tra i bianchi e il 44,9% tra i neri. Al contrario coloro che, pur avendo ricevuto un punteggio basso, avevano commesso nuovi reati (falsi negativi) erano il 47,7% tra i bianchi e il 28% tra i neri. In altre parole l’inchiesta ha svelato che COMPAS sovrastima il rischio di recidiva per i neri e lo sottostima per i bianchi. [ProPublica; Julia Angwin, Jeff Larson, Surya Mattu e Lauren Kirchner]

La società Northpointe, che ha sviluppato e commercializzato COMPAS, si era difesa dalle accuse dicendo che l’algoritmo aveva la stessa accuratezza (percentuale di arrestati con punteggio alto che hanno effettivamente commesso nuovi crimini) per bianchi e neri, circa il 60%. L’inchiesta di ProPublica ha suscitato tuttavia l’interesse di quattro diversi gruppi di ricercatori negli Stati Uniti, che hanno provato a capire se è possibile “correggere” l’algoritmo in modo che, pur mantenendo l’accuratezza delle previsioni uguale per bianchi e neri, non penalizzi gli afro-americani, produca cioè percentuali di falsi positivi uguali nelle due popolazioni. Tutti e quattro i gruppi sono giunti alla conclusione che non è possibile progettare un algoritmo che rispetti entrambi questi vincoli, perché le due popolazioni sono rappresentate in proporzioni diverse nel campione di dati sugli arresti nella contea di Broward (i neri vengono arrestati più dei bianchi). Per riuscire a risolvere il problema sarebbe necessario utilizzare strumenti diversi per bianchi e neri. [ProPublica; Julia Angwin and Jeff Larson]

RICERCA E SOCIETÀ

Il 25 gennaio il Bulletin of the Atomic Scientists ha annunciato che mancano solo due minuti alla mezzanotte nucleare, 30 secondi meno dello scorso anno. Due i fattori che hanno pesato di più nella decisione del comitato: la proliferazione nucleare e lo scarso avanzamento nella riduzione delle emissioni di gas serra. Ma a preoccupare gli scienziati è anche la velocità a cui procede l’avanzamento tecnologico, dalle armi autonome alla biologia sintetica. Se mal governato, questo progresso potrebbe causare più danni che benefici. [Scienza in rete; Alessandro Pascolini]

Le ludopatie colpiscono quanto la schizofrenia e l’autismo. Eppure sono raramente oggetto di ricerche scientifiche. In una rassegna pubblicata lo scorso anno, si legge che tra il 1961 e il 2015 sono stati pubblicati solo 29 articoli scientifici in cui il problema delle ludopatie è studiato con una metodologia robusta. Finora sono stati adottati solo codici di condotta non vincolanti, la cui efficacia non viene quasi mai misurata accuratamente. Infine la ricerca scientifica ha spesso ricevuto finanziamenti dalle industrie coinvolte nel mondo delle scommesse e non dagli Stati. [Nature; Editorial]

Sarà pubblicato nel mese di febbraio sulla rivista Personality and Social Psychology l’articolo, uscito come preprint a settembre del 2017, che mostra come sia possibile programmare un algoritmo in grado di dedurre l’orientamento sessuale analizzando le foto profilo degli utenti di un social network. Autore della ricerca è lo psicologo di Stanford Michal Kosinski. Il suo articolo ha già suscitato molte critiche, soprattutto riguardanti la conclusione che la correlazione tra caratteristiche facciali e orientamento sessuale possa essere spiegato dagli ormoni assorbiti nell’utero materno. Intervistato dal giornalista di Vox Brian Resnick, Kosinski ha dichiarato che il suo obiettivo era di diffondere consapevolezza su quello che i sistemi di intelligenza artificiale sono già in grado di fare, per poter progettare delle strategie di difesa contro possibili abusi. [Vox; Brian Resnick]

Le notizie di scienza della settimana #46

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 24 gennaio 2018]

Si chiama CancerSEEK il nuovo metodo di analisi del sangue in grado di rilevare tracce del DNA e delle proteine tipiche di >alcuni tumori ancora non metastatizzati. A metterlo a punto un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimore che hanno pubblicato i risultati del loro studio sull’ultimo numero di Science.  I dati presentati dai ricercatori mostrano che i tumori che il test è in grado di rilevare sono quelli dell’ovaio, del fegato, dello stomaco, del pancreas, dell’esofago, del colon-retto, del polmone e del seno. L’efficienza varia però da tumore a tumore: sono stati individuati il 98% dei casi con tumore all’ovaio e solo il 33% di quelli con tumore al seno. La percentuale di falsi positivi è minore dell’1%. È importante sottolineare che lo studio è stato condotto su circa 1000 pazienti che già manifestavano dei sintomi. CancerSeek probabilmente non è ancora in grado di individuare tumori nelle primissime fasi di sviluppo. L’immagine mostra un particolare di un gruppo di cellule tumorali nel pancreas cresciute in laboratorio (nuclei cellulari in blu, mebrane in rosso). Credit: Min Yu / National Cancer Institute, USC Norris Comprehensive Cancer Center. Licenza: Public Domain.

IL CONCETTO DI RAZZA NELLA SCIENZA

Esistono le razze umane? Ma se siamo così simili, perché sembriamo così diversi, tanto da farci pensare che le razze esistano realmente? Ma gli Italiani allora non sono una razza? Perché il termine è presente nella Costituzione italiana? Bisognerebbe riconsiderare l’utilizzo della parola razza nella Costituzione? Rispondendo a queste domande, l’antropologo Giovanni Destro Bisol torna a riflettere sul concetto di razza, ribadendo che dal punto di vista biologico e genetico non ha alcun fondamento. [Scienza in rete; Giovanni Destro Bisol] 

I dati biologici sono inequivocabili. Nessuno è mai riuscito a fare il catalogo delle razze. Nel senso che ognuno ha fatto un catalogo diverso dagli altri”. Ad affermarlo è il genetista Guido Barbujani, autore di numerosi saggi tra cui ‘L’invenzione delle razze’ pubblicato da Bompiani nel 2006. Barbujani sottolinea però che il concetto di razza, seppure ormai rifiutato unanimemente dalla comunità dei biologi e degli antropologi, non è del tutto assente nella ricerca scientifica. Un esempio è quello della farmacologia razziale, cioè l’idea che a seconda della razzaesistano terapie più efficaci di altre. Un’idea senza fondamento, perché le differenze genetiche tra i tipi mediani delle diverse popolazioni sono modeste e pressoché irrilevanti rispetto alla variabilità genetica interna alle singole popolazioni. [Left; Federico Tulli] 

Per sette anni la prestigiosa università britannica University College London ha ospitato involontariamente una serie di conferenze su eugenetica e intelligenza, durante le quali sono intervenuti degli esponenti del suprematismo bianco. Quasi sempre relegati a pubblicare su riviste marginali, i pochi scienziati che ritengono che il concetto di razza abbia una base scientifica riescono a volte a guadagnare visibilità sui giornali mainstream. Alcuni di loro siedono infatti nei comitati editoriali di queste riviste. Se la libertà di espressione e ricerca va tutelata, bisogna vigilare perché questi gruppi non approfittino dei ben noti difetti del sistema di pubblicazioni basato sulla peer-review. [The Guardian; Angela Saini] 

SISTEMI SANITARI A CONFRONTO

Nell’ultima puntata di Presa Diretta, andata in onda su Rai 3 il 22 gennaio scorso, è stata presentata un’inchiesta sullo stato di salute del sistema sanitario italiano. I temi trattati riguardano le disuguaglianze tra nord e sud e il conseguente fenomeno della migrazione sanitaria, gli errori medici, i tagli ai fondi regionali e la carenza di personale, la diminuzione dei posti nei programmi di specializzazione a fronte di oltre 70 mila medici che andranno in pensione nei prossimi 10 anni. I neo-laureati in medicina sono costretti ad accettare contratti precari o a trasferirsi all’estero. Non migliore è la situazione degli infermieri: 25 mila laureati in scienze infermieristiche che non riescono a trovare lavoro. La meta più ambita per quelli tra loro che decidono di partire è il Regno Unito. [Presa Diretta; Riccardo Iacona con Sabrina Carreras, Luigi Mastropaolo, Andrea Vignali]

Ma qual è lo stato di salute del sistema sanitario britannico? La carenza di personale del National Health Service (NHS) ha avuto conseguenze drammatiche durante la crisi delle ultime settimane, causata dal forte abbassamento delle temperature e dalla aggressività e ampia diffusione dell’influenza stagionale. Per far fronte all’emergenza, gli studenti degli ultimi anni di medicina sono stati invitati dai loro direttori via email a prestare assistenza volontaria nei Pronto Soccorso degli ospedali di Liverpool e di quattro città a nord di Birmingham. La British Medical Association ha condannato questo comportamento che mette a rischio non solo i pazienti, ma anche i giovani medici, che in caso di errore potrebbero non avere nessuno a farsi carico delle responsabilità. [The Guardian; Sarah Marsh and Denis Campbell]

Rete Sostenibilià e Salute lancia un appello per un confronto sui programmi per la salute dei cittadini in vista delle prossime elezioni politiche. La base di questo confronto è un documento che tocca sette temi: conflitti di interesse, eccessi diagnostici e terapeutici, fondi sanitari, legge sui vaccini, finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale, ticket sanitari e, infine, i determinanti ambientali, economici e sociali della salute. Per ciascuno di questi punti vengono suggeriti degli interventi correttivi. [Scienza in rete; Rete Sostenibilità e Salute]

RICERCA E SOCIETÀ

È stato pubblicato a dicembre 2017 il secondo rapporto sul livello di adozione delle pubblicazioni in Open Access (OA), commissionato da Universities UK Open Access Coordination Group. I dati raccolti sembrano indicare il successo dell’Open Access: le riviste che offrono l’opzione di pubblicare in OA sono passate dal 50% nel 2012 al 60% nel 2016; sempre nel 2016 gli articoli presenti nel database Scopus pubblicati direttamente in OA erano il 25%, mentre quelli disponibili in OA dopo 12 mesi il 32%. Aumenta anche l’utilizzo dei materiali pubblicati in OA. Allo stesso tempo crescono i costi di pubblicazione in OA, soprattutto quelli dei giornali cosiddetti ibridi[LSE Impact Blog; Stephen Pinfield e Rob Johnson]

In un rapporto di 207 pagine reso pubblico l’11 gennaio, lo studio legale Debevoise&Plimpton solleva l’Università di Rochester da ogni responsabilità legale nei confronti delle accuse di molestie sessuali rivolte da ex-ricercatrici del dipartimento Brain and Cognitive Sciences nei confronti del professor T. Florian Jaeger. Il rapporto conferma una serie di comportamenti inappropriati da parte di Jaeger, ma limitati al periodo 2007-2013, prima che le norme più stringenti sulle relazioni tra personale accademico e studenti venissero applicate dall’università. Ma la storia non è ancora finita. Le donne che accusano Jaeger di molestie e l’Università di Rochester di non essere intervenuta, contribuendo così a creare un ambiente ostile, hanno fatto causa all’università presso la corte federale e promettono battaglia. [Science; Meredith Wadman]

In molti Paesi africani solo il 30% dei confini tra proprietà terriere sono registrati. Mappare la proprietà della terra è un elemento fondamentale per lo sviluppo economico: il proprietario in possesso di un regolare certificato potrà infatti richiedere un prestito in banca e, allo stesso tempo, i Governi potranno calcolare il giusto livello di tasse da riscuotere. Negli anni ’60 in Kenya vennero usate le fotografie scattate dagli aerei per identificare i tracciati dei recinti e costruire la base dell’attuale registro del Paese. Oggi i droni potrebbero fare la differenza. Il progetto ITS4LAND, finanziato dalla Commissione Europea, sta testando questo sistema in quattro Stati: Kenya, Ruanda ed Etiopia. [The Conversation; Robert Wayumba]

Le notizie di scienza della settimana #45

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 17 gennaio 2018]

Cèdric Villani, matematico francese vincitore della medaglia Fields nel 2010, è ora un deputato della Repubblica, eletto nel distretto dell’Essonne con il partito ‘En Marche!’ di Emmanuel Macron. Dopo aver vinto il prestigioso riconoscimento, Villani è diventato direttore dell’Institut Henri Poincaré e da quel momento ha gradualmente abbandonato la ricerca per impegnarsi politicamente, sostenendo la candidatura di Anne Hidalgo alla guida della città di Parigi. A settembre 2017 il Primo Ministro francese gli ha affidato la “Mission intelligence artificielle“, allo scopo di tracciare la rotta della politica francese in materia nei prossimi anni. Per questa missione Villani ha incontrato oltre duecento esperti (informatici, giuristi, eticisti) e 1600 cittadini, invitati ad esprimere le loro opinioni attraverso una piattaforma partecipativa online. La pubblicazione del resoconto finale è prevista per la fine di gennaio. Nel frattempo Villani sta portando a termine il progetto della “Maison des mathématiques“, uno spazio espositivo e un luogo di scambio, dove i ricercatori potranno incontrare i cittadini, i rappresentanti dell’industria, dell’economia e della cultura. Credit: Potterjos11 / Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0.

L’OBBLIGO VACCINALE FUNZIONA?

Nel 2016 il Senato dello Stato della California ha approvato una legge che restringe notevolmente le possibilità di iscrivere un bambino al primo anno di scuola elementare se questo non ha completato le vaccinazioni contro il morbillo. Fino a quel momento era possibile ottenere un’esenzione per ragioni personali (di natura religiosa, ma anche legate alla paura dei danni da vaccino) o iscrivere i propri figli a scuola “promettendo” di completare presto la vaccinazione. Come risultato la distribuzione dei tassi locali di vaccinazione era tale che nel 2014 il 70% dei bambini al primo anno di scuola viveva in contee con un tasso di vaccinazione sotto il 95% (l’immunità di gregge per il morbillo si raggiunge con tassi di vaccinazione tra il 90% e il 95%). Nel 2016 le cose sono cambiate: il 97% dei bambini vive in contee con tassi di vaccinazione superiori al 95%. Forse la legge non ha fatto cambiare idea a coloro che si opponevano o erano esitanti nei confronti dei vaccini, ma di certo ha modificato i loro comportamenti. [The New York Times; Emily Oster aE Geoffrey Kocks] 

Nel frattempo la campagna elettorale nel nostro Paese entra nel vivo, e tra i primi temi oggetto del dibattito politico ci sono proprio i vaccini, o meglio la legge sull’obbligo vaccinale introdotta lo scorso anno dalla Ministra Beatrice Lorenzin. Trattare questo argomento con i toni della campagna elettorale rischia però una banalizzazione: chi è contro la legge sull’obbligo vaccinale è contrario ai vaccini. Le cose sono più complicate di così. [Strade; Roberta Villa] 

Per i bambini nati in Francia dal primo gennaio 2018 saranno obbligatori 11 vaccini, al fine dell’iscrizione a scuola. Con questa nuova legge, voluta dalla Ministra della Salute Agnès Buzyn, la Francia diventa lo Stato europeo con il maggior numero di vaccinazioni obbligatorie. L’opposizione dei gruppi contro i vaccini è forte in Francia, un Paese con il più basso tasso di copertura vaccinale in Europa. [Le Monde; Anne-Sophie Faivre Le Cadre] 

QUANTO MANCA ALLA MEZZANOTTE NUCLEARE?

Alle 8:07 di sabato 13 gennaio un impiegato delle Hawaii ha lanciato per errore un messaggio di allerta, che avvisava i suoi concittadini di un missile balistico lanciato dalla Corea del Nord. L’imperativo era di cercare riparo. 38 minuti dopo le autorità hanno annunciato che si trattava di un falso allarme. A causa dell’inasprimento dei rapporti con la Corea del Nord, le Hawaii hanno avviato, lo scorso anno, una vasta campagna di educazione ai comportamenti in caso di disastro nucleare e un nuovo programma di gestione delle prime fasi di allarme.[The Atlantic; Alia Wong]

Non è la prima volta che un simile incidente si verifica. Il più celebre dei falsi allarmi risale infatti al 26 settembre 1983, quando il sistema satellitare posto a sorveglianza dei siti missilistici statunitensi, diede l’allarme che un ordigno era stato lanciato dalla base di Malmstrom in Montana verso l’Unione Sovietica. L’ufficiale di servizio quella notte era Stanislav Petrov, il suo compito era quello di informare i superiori che avrebbero lanciato il contrattacco nucleare. Il risultato sarebbe stata la mutua distruzione dell’attaccante e dell’attaccato. Ma il colonnello sovietico Stanislav Petrov non si fidò e decise di non notificare l’allerta ritenendola inverosimile. E non si sbagliava. [Scienza in rete; Pietro Greco]

Da una parte sentiamo dire che viviamo l’epoca più pacifica della storia dell’umanità, grazie all’organizzazione in Stati sempre più civilizzati che hanno governato la violenza con la ragione. Dall’altra, nel 2017, il Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato di mezzo minuto in avanti le lancette dell’orologio che segna il tempo che ci separa dalla mezzanotte nucleare. Come stanno davvero le cose? Due antropologi americani hanno studiato la correlazione che esiste tra ‘grado di civilizzazione’ dei gruppi umani e percentuale di vittime cadute in guerra, scoprendo che quello che conta è la dimensione delle popolazione, non la sua organizzazione. Le società più piccole non sono più violente perché irrazionali, sono semplicemente più vulnerabili nei confronti degli Stati più grandi, in grado di sviluppare armi e strategie militari più aggressive. [Undark Magazine; Dean Falk]

RICERCA E SOCIETÀ

La quarta rivoluzione industriale, quella guidata dall’intelligenza artificiale, l’energia pulita, la digitalizzazione e la personalizzazione delle produzioni, richiede un aggiornamento dei percorsi di formazione, in particolare quelli superiori come il dottorato. Il rischio che si corre altrimenti è la disoccupazione tecnologica. Una possibile soluzione, prevista dal “Piano Nazionale Industria 4.0” e in accordo con il paradigma imparare facendo, è quella dei dottorati industriali, che favoriscono la collaborazione tra università e imprese, con l’aiuto catalizzante del governo. Nell’economia della conoscenza riemerge così il modello della tripla elica.[La Voce; Francesco Pastore e Federico Giovanni Rega]

Usare il rap per comunicare la scienza. Questo l’obiettivo del progetto RAPPERS (RAP for Public Engagement with Research and Science) coordinato dall’ecologo Domenico D’Alelio in collaborazione con il produttore musicale Fabio Musta. Ritrovando le radici della musica rap, trasmissione della conoscenza dal basso per raggiungere l’emancipazione sociale e intrattenimento educativo, RAPPERS intende comunicare argomenti scientifici rilevanti per la società. Il primo prodotto di RAPPERS è l’album ‘Eco Trip’ che si concentra sul pensiero scientifico ecologico. A realizzarlo Domenico D’Alelio (Doc-Domi) e Fabio Musta. [Scienza in rete; Domenico D’Alelio]

Le donne che lavorano nel settore STEM, (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) vivono in un ambiente più ostile rispetto ai loro colleghi maschi. È più frequente per loro subire discriminazione nell’avanzamento della carriera ed essere vittime di molestie sessuali da parte dei colleghi maschi. A rivelarlo un’indagine condotta dal PEW Research Center nell’estate del 2017. [PEW Social & Demographic Trends; Cary Funk e Kim Parker]

Le notizie di scienza della settimana #44

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’11 gennaio 2018]

Illustrazione delle diverse fasi lunari, realizzata dallo scienziato Al-Biruni (973-1048) per il libro Kitab al-Tafhim. Licenza: Public Domain.
Il 2017 si è concluso e la Terra ha appena cominciato un nuovo giro intorno al Sole. Lo scienziato persiano Aḥmad al-Biruni (973-1048) progettò un calendario meccanico che, grazie a una serie di ghiere poste su due livelli, mostrava il progredire delle fasi lunari e la posizione delle luci di Sole e Luna. L’illustrazione rappresenta proprio le diverse fasi lunari, e venne realizzata da Al-Biruni per il libro Kitab al-Tafhim. Credit: Al-Biruni / Wikimedia Commons. Licenza: Public Domain.

CONTINUA IL DIBATTITO ITALIANO SUL GLIFOSATO

Prosegue il dibattito italiano sul glifosato, e in particolare sulla decisione dell’Unione Europea di rinnovare per un altro quinquennio l’autorizzazione per l’utilizzo dell’erbicida, nonostante la International Agency for the Research on Cancer (IARC) lo abbia classificato come probabile cancerogeno. Roberto Defez, bioteconologo del CNR, solleva dei dubbi sulle affermazioni contenute nella lettera che Annibale Biggeri, Franco Merletti, Benedetto Terracini e Paolo Vineis avevano indirizzato alla Senatrice Elena Cattaneo, che su Repubblica si dichiarava d’accordo con la decisione UE. [Scienza in rete; Roberto Defez] 

Biggeri, Merletti, Terracini e Vineis hanno risposto alle questioni sollevate da Roberto Defez, facendo alcune precisazioni sulle procedure che la IARC utilizza per redigere tutte le sue monografie, compresa quella sul glifosato.[Scienza in rete; Annibale Biggeri, Franco Merletti, Benedetto Terracini, Paolo Vineis] 

Intanto a dicembre l’Environmental Protection Agency, l’agenzia federale per la protezione ambientale negli Stati Uniti, ha dichiarato che il glifosato probabilmente non causa il cancro, contraddicendo le istituzioni californiane che invece avevano incluso l’erbicida nella lista chiamata ‘Proposition 65’ che contiene sostanze probabilmente cancerogene. [Los Angeles Times; Geoffrey Mohan] 

COM’È ANDATO IL 2017?

I dati relativi alla temperature medie globali raccolti dai National Centers for Environmental Protection e dal National Center for Atmospheric Research, due agenzie statunitensi, mostrano che il 2017, pur non avendo battuto il 2016, ci è andato molto vicino. La differenza di temperatura rispetto al periodo 1981-2010 si è infatti attestata a 0,46℃ contro lo 0,51℃ del 2016.  [Climalteranti; Claudio Cassardo]

A quasi un anno dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca, il gruppo di ricercatori e attivisti climatici dell’Environmental Data and Governance Initiative, ha cercato di stimare quanta informazione sul cambiamento climatico è scomparsa dai siti delle istituzioni federali americane. Il sito web dell’EPA è stato analizzato più approfonditamente. Ebbene: l’espressione climate change è stata spesso sostituita con sustainability e i link alle iniziative locali di contrasto al cambiamento climatico sono stati cancellati o ben nascosti. Inoltre, la pagina relativa al Clean Power Plan di Obama, che Trump sta cercando di revocare, è scomparsa, sottraendo così ai cittadini una risorsa importante per poter partecipare al dibattito pubblico convocato sull’argomento. [The New York Times; Coral Davenport]

Dopo due lunghi inverni, uno alla fine degli anni Settanta e l’altro, più recente, dalla fine degli anni Ottanta fino alla metà degli anni Novanta, sembra arrivata una gloriosa estate per l’intelligenza artificiale. Il sole che sembra aver spazzato via questo inverno è il deep learning, un approccio sostanzialmente model free che sta prevalendo su tutti gli altri. Ma di cosa si tratta? E cosa rischiamo se rinunciamo ai modelli? [il Tascabile; Nicola Nosengo]

RICERCA E SOCIETÀ

Non è stato raggiunto un accordo tra il gigante dell’editoria accademica Elsevier e le università tedesche, ma la casa editrice olandese ha deciso di garantire l’accesso ai suoi contenuti a tutti i ricercatori tedeschi fino a quando la negoziazione sarà conclusa. La conferenza dei rettori chiede che i corresponding author di articoli pubblicati su giornali Elsevier possano rendere disponibili i loro lavori gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta. Una posizione forte, basata sull’idea che la ricerca finanziata con denaro pubblico debba essere accessibile a tutti. [Nature; Quirin Schiermeier]

Il 27 dicembre è stato reso pubblico il nuovo bando PRIN (Progetti di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale). Il bando mette in palio 391 milioni di euro, una parte dei quali sono stati ottenuti dalle risorse finanziarie non spese e dunque disponibili dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Sarà possibile dare continuità a questo livello di finanziamento che, seppure inferiore rispetto a quello di altri Paesi europei, è di gran lunga il più alto degli ultimi anni in Italia? [Scienza in rete; Pietro Greco]

Quanto spazio occupa la scienza nei telegiornali di Rai1, Rai2 e Rai3? Ecco cosa ci dicono i dati dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni relativi ai sei mesi da maggio a ottobre 2017: in media abbiamo sentito la voce di esperti e scienziati per 30 secondi durante ogni ora di telegiornale, da confrontare con i 24 minuti dei politici, i 16 minuti dei rappresentanti di organi costituzionali e i 4 minuti del Vaticano. [Scienza in rete; Davide Mancino]

Polizia predittiva: possono gli algoritmi prevedere i reati?

[pubblicato originariamente su Il Messaggero l’11 dicembre 2017 con il titolo “Scacco alla malavita: arriva l’algoritmo che prevede i reati”]

All’inizio degli anni ’60 tre ragazzi di Angera, vicino Varese, misero a segno 17 rapine in banca tra Milano, Torino e Varese. Colpivano sempre di lunedì, e fu proprio lunedì 15 marzo 1965 che vennero arrestati dalla squadra mobile di Milano, guidata dal commissario Mario Nardone. I tre banditi vennero ribattezzati “banda del lunedì”. Cinquanta anni dopo le cose non sono cambiate: delle 2000 rapine a danno di esercizi commerciali e istituti bancari avvenute a Milano tra il 2008 e il 2011, il 70% può essere collegato a un’altra tra quelle commesse. Insomma: il reato di rapina tende a essere seriale. Questa caratteristica ha spinto Mario Venturi, assistente capo della Polizia di Stato presso la questura di Milano, a sviluppare il software di polizia predittiva KeyCrime, collaudato nel 2007 e regolarmente utilizzato a partire dal 2008. Analizzando i dati relativi alle rapine passate, KeyCrime raggruppa gli eventi simili in una serie e prevede dove e quando è più probabile che avvenga la prossima rapina. Le previsioni indirizzano le operazioni degli agenti sul territorio per permettergli di cogliere i colpevoli in flagrante.

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