Le notizie di scienza della settimana #95

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 3 aprile 2019]

Un gruppo di giovani ricercatori e giornalisti scientifici lancia l’appello #ScienzaInParlamento – La Scienza al servizio della Democrazia per chiedere che anche il Parlamento italiano si doti di un ufficio di consulenza scientifica e tecnologica. L’idea è quella di una struttura che funzioni da intermediaria tra gli esperti e i politici, per offrire informazioni esaustive, indipendenti e funzionali all’attività legislativa riguardo ai numerosi temi di politica pubblica che hanno un contenuto scientifico e tecnologico. In Europa sono numerosi i Parlamenti che si avvalgono di una struttura di consulenza scientifica e tecnologica per la loro attività. L’esperienza più longeva è quella del Parlamento britannico, che ha istituito un ufficio con queste funzioni nel 1987 e lo ha reso interno e permanente nel 2001. Molto più giovane è l’esperienza spagnola, che nasce poco più di un anno fa su Twitter con l’hashtag #CienciaenelParlamento, lanciato da un gruppo di ricercatori, perché il Congresso istituisse un ufficio di consulenza scientifica e tecnologica. A novembre scorso il primo incontro tra deputati, scienziati e consulenti scientifici e poco dopo l’allocazione di un budget dedicato a questa attività. E in Italia? Un’esperienza c’è stata, ma ha avuto vita breve e la sua attività è stata intermittente. Perché non ripensare a una struttura con maggiore radicamento istituzionale e con uno staff di consulenti scientifici preparati che possa offrire informazione indipendente, di qualità e fruibile da deputati e senatori e offrire in anticipo una prospettiva sulle tecnologie che promettono di cambiare il volto della nostra società? Nell’immagine: la Camera dei deputati in occasione dell’elezione del Presidente Fico il 23 marzo 2018. Credit: Camera dei Deputati / Flickr. Licenza: CC BY-ND 2.0.

ROBOT: RISCHI E OPPORTUNITÀ
Per diventare davvero intelligenti, gli assistenti virtuali devono avere un’esperienza fisica del mondo. È quello pensa Boris Kats, uno dei pionieri dei sistemi di natural language processing. I sistemi di assistenza virtuale sono ormai numerosi, Alexa, Siri, Google Home sono solo alcuni esempi. Il loro funzionamento è basato sulla possibilità di accedere e processare enormi quantità di dati. I progressi fatti finora, grazie allo sviluppo di algoritmi di machine learning sempre più efficienti, sono notevoli, ma queste macchine continuano a mancare del comune buon senso che permette agli esseri umani di scambiarsi idee e informazioni attraverso il linguaggio. Secondo Kats questo tipo di intelligenza non si può sviluppare semplicemente attingendo alla conoscenza scritta, comunque ampia essa sia. Esattamente come succede con i bambini: imparano a parlare grazie agli stimoli tattili, visivi e sonori a cui gli adulti danno un senso grazie a descrizioni dettagliate. La ridondanza di certe esperienze gli permette, alla fine, di comprendere e comunicare. Se, dunque, gli informatici vogliono costruire delle macchine davvero intelligenti devono prima capire qualcosa in più su come si sviluppa l’intelligenza umana studiando i risultati delle psicologia dello sviluppo [MIT Technology Review; Will Knigth]

Yoshua Bengio, uno dei vincitori dell’ultimo premio Turing – il Nobel per l’intelligenza artificiale, si schiera contro l’uso dell’IA in ambito militare, aderendo al bando contro le armi autonome. Non crede tuttavia in scenari apocalittici in cui le macchine si ribellano agli esseri umani «Scenari di questo tipo sono ridicoli, non ha senso proiettare la nostra psicologia sulle macchine». [The New York Times; Dan Bilefsky]

L’importanza dei sexbot per capire il nostro rapporto con l’intelligenza artificiale. Nel suo recente libro “Turned On,” l’informatica e sessuologa Kate Devlin esplora le implicazioni politiche, sociali, etiche e legali della diffusione dei sex robots. Lo studio di queste macchine può insegnarci molto su come è evoluta la nostra intimità, cosa è per noi la solitudine, cosa vuol dire essere umani e come l’intelligenza artificiale sta cambiando tutte queste nozioni [Undark; Mark Wolverton]

DOLORE
I meccanismi biologici responsabili della sensazione di dolore sono diversi tra uomini e donne. Dopo decenni in cui gli scienziati hanno ritenuto che l’esperienza del dolore fosse uguale nei due sessi, si sono accumulate evidenze che negli uomini il canale prevalente di trasmissione della sensazione di dolore sono le cellule del sistema immunitario del sistema nervoso centrale, la microglia, mentre nelle donne sembrano essere i linfociti T a giocare il ruolo principale. Queste conclusioni potrebbero avere delle implicazioni nello sviluppo di farmaci specifici per il trattamento del dolore negli uomini e nelle donne [Nature; Amber Dance]

Una mutazione genetica responsabile dell’altissima soglia del dolore, ma anche del buon umore. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori del King’s College analizzando il DNA di Jo Cameron, una donna inglese di 71 anni che, dopo aver subito un intervento alle mani estremamente doloroso, è riuscita a gestire il periodo post-operatorio con sole due pasticche di paracetamolo. La mutazione potrebbe essere responsabile anche del suo stato d’animo sempre positivo e della sua inclinazione a dimenticare le cose. La scoperta potrebbe inoltre offrire un possibile target per nuovi trattamenti farmacologici del dolore cronico [The Guardian; Ian Sample]

RICERCA E SOCIETÀ
Un accordo dell’ultimo minuto assicura che l’Unione Europea finanzierà il reattore a fusione nucleare Joined European Torus (JET), situato vicino Oxford. Si tratta di 100 milioni di euro che garantiranno il funzionamento della struttura nel 2019 e nel 2020. La notizia è stata accolta positivamente anche dai ricercatori del progetto International Thermonuclear Experimental Reactor (ITER). Fino al 2025, infatti, il JET sarà il più grade reattore a fusione nel mondo e rivestito dello stesso materiale che sarà impiegato da ITER e dunque un banco di prova fondamentale [Science; Daniel Clery]

La Finlandia punta a insegnare a tutti i suoi cittadini i fondamentali della programmazione. Per ora l’esperimento riguarda solo 55 000 persone che hanno partecipato a un corso online progettato dall’informatico Teemu Roos dell’Università di Helsinki. Si tratta di uno degli elementi della strategia con cui la Finlandia vuole diventare un Paese leader nello sviluppo e utilizzo di questa tecnologia. La speranza è che aiuti anche a formare cittadini più consapevoli [Politico, Janosch Delcker]

In un articolo recentemente pubblicato su PNAS, autorevoli scienziati e filosofi italiani affermano che la scienza ha bisogno della filosofia. Tra gli autori dell’articolo ci sono il fisico Carlo Rovelli, l’immunologo Alberto Mantovani e il filosofo della scienza Giovanni Boniolo. In un dialogo con la giornalista Rossella Panarese, i tre studiosi spiegano le loro ragioni e mostrano come la filosofia può essere fondamentale anche per guidare l’evoluzione del metodo scientifico [Il Tascabile; Rossella Panarese]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Il futuro incerto della salute. Recensione di “La salute (non) è in vendita” di Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto Mario Negri, e di “La battaglia per la salute” di Walter Ricciardi, già presidente dell’Istituto Superiore di Sanità [Scienza in rete; Marco Geddes da Filicaia]

Bennu, l’asteroide inaspettato. Nuovi risultati sull’asteroide Bennu, dallo scorso dicembre esaminato e studiato da vicino dalla sonda OSIRIS-REx della NASA [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

La ricerca scientifica in Italia per una società sostenibile e sicura. Il Libro bianco redatto dal Gruppo 2003 affronta il tema della sicurezza dei cittadini facendo valere le ragioni della ricerca scientifica. Dai farmaci alla sanità digitale, dall’ambiente all’alimentazione, con due capitoli dedicati a ricerca e innovazione in Italia e in Europa: ecco una sintesi del libro e le video-interviste agli autori [Scienza in rete; Silvia Bandelloni, Giuseppe Nucera]

IN BREVE
In Gran Bretagna più di un milione di persone senza figli e sopra i 65 anni corre il rischio di isolarsi, sviluppare problemi di salute e non riuscire ad accedere alle cure del sistema sanitario [The Guardian]

Interrotto un importante studio clinico su un farmaco contro l’Alzheimer perché incapace di rallentare il declino cognitivo come atteso [The Wall Street Journal]

I resti fossili ritrovati nel sito di Tanis in North Dakota potrebbero proverebbero gli effetti dell’asteroide che colpì la Terra 66 milioni di anni segnando la fine dei dinosauri [The New York Times]

La propaganda anti vaccinista corre sui social network anche in Francia: l’inchiesta di Le Monde [Le Monde]

In Antartide il progetto Beyond EPICA raggiungerà una profondità di 2,75 chilometri per estrarre ghiaccio risalente a 1,5 milioni di anni fa e ottenere informazioni fondamentali sul clima di allora [Nature]

Nel suo rapporto, la World Meteorological Organization afferma che l’intensità degli impatti fisici e finanziari del riscaldamento globale sta accelerando [BBC]

Parte l’appello Scienza in Parlamento

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 2 aprile 2019]

Come portare la Scienza in Parlamento

Un gruppo di giovani ricercatori e giornalisti scientifici lancia oggi l’appello #ScienzaInParlamento – La Scienza al servizio della Democrazia, per chiedere la costituzione di un ufficio di consulenza scientifica a supporto dell’attività legislativa del nostro Paese. L’iniziativa è già stata sottoscritta da personalità di peso del mondo della ricerca che condividono l’importanza di mettere a disposizione dei deputati e dei senatori le migliori conoscenze esistenti su alcuni temi di natura` scientifica e tecnologica che sono fondamentali per il futuro del nostro Paese e dell’Europa. È cruciale però che queste conoscenze siano trasmesse in modo funzionale, fruibile e al momento giusto cosicché i politici possano trarne beneficio. Per questo la proposta è quella di costituire una struttura che faccia da intermediaria tra gli esperti e i parlamentari, rimanendo dunque indipendente e traducendo il linguaggio, spesso troppo tecnico, della scienza. Soprattutto, deve essere in grado di restituire la complessità di alcune questioni per permettere ai nostri rappresentanti di prendere decisioni informate ed equilibrate.

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Le notizie di scienza della settimana #94

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 26 marzo 2019]

L’esperimento LHCb del CERN di Ginevra ha rilevato un’asimmetria nei processi di decadimento di due mesoni, chiamati D0 e anti-D0, il primo contenente un quark charm e il secondo contenente un anti-quark charm. Materia e antimateria si comportano dunque diversamente anche nel caso di questo quark (risultati analoghi erano già stati osservati per i quark strange e bottom). La misurazione era stata già tentata da altri esperimenti in passato che però non avevano statistica sufficiente a raggiungere conclusioni robuste. Grazie alla grande quantità di dati accumulata dall’LHC dal 2011 al 2018, gli scienziati sono stati in grado di osservare l’effetto. Il meccanismo, previsto dal Modello standard delle particelle, contribuirebbe a spiegare lo squilibrio tra la quantità di materia e antimateria presenti nell’Universo. Nell’immagine: l’esperimento LHCb nel settembre del 2008. Credit: CERN / Peter Ginter. Licenza: Terms of use for CERN audiovisual media.

STATISTICAMENTE SIGNIFICATIVO: UN CONCETTO DA ABBANDONARE
L’American Statistical Association ha dedicato l’ultimo numero della sua rivista, The American Statistician, a una revisione critica del concetto di “significatività statistica” misurata con il cosiddetto p-value. La pubblicazione è l’ultimo atto di un processo cominciato nel 2016, quando l’associazione aveva formulato delle linee guida sugli errori più frequenti commessi dagli scienziati, in buona o cattiva fede, nell’utilizzare il p-value come misura della robustezza statistica dei loro risultati. L’ASA chiede agli scienziati di ragionare caso per caso, piuttosto che applicare metodi standard [Undark Magazine; Dalmeet Singh Chawla]

Gli fa eco sulle pagine di Nature un manifesto proposto da tre scienziati e firmato da oltre 800 altri ricercatori che chiedono di abbandonare la dicotomia stabilita dal p-value. I tre scienziati chiedono a tutte le comunità scientifiche che adottano metodi di analisi statistica di accettare l’incertezza dei loro risultati e discuterla nei loro articoli, piuttosto che limitarsi a categorizzarli come statisticamente significativi o non significativi a seconda che il loro p-value sia inferiore o superiore a un certo valore di soglia (il 5% in alcune aree, lo 0,5% in altre). Gli intervalli di confidenza dovrebbero essere chiamati intervalli di compatibilità, poiché anche i valori fuori da questi intervalli sono compatibili, anche se in grado minore, con i dati sperimentali. I ricercatori dovrebbero discutere le implicazioni dei diversi valori all’interno dell’intervallo, in particolare di quello centrale, poiché quello con maggiore grado di compatibilità con i dati. Inoltre, ricordano che la determinazione stessa dell’intervallo dipende dalle ipotesi che facciamo sui dati e che dunque sarebbe saggio considerarne più di una e discutere i risultati alternativi. Infine, le riviste dovrebbero smettere di basare sul p-value la decisione di pubblicare o meno un certo studio. [Nature; Valentin Amrhein, Sander Greenland, Blake McShane]

L’abbandono del p-value come misura della robustezza di uno studio scientifico implica accettare che la scienza non dà certezze. Parlare il linguaggio delle possibilità e delle probabilità renderà gli scienziati più o meno credibili per il pubblico e per i politici? Di certo, chiarire in anticipo il contenuto di incertezza di una conclusione scientifica proteggerà i ricercatori dalla sfiducia generata da una previsione clamorosamente sbagliata. Occorre “solo” trovare il linguaggio giusto [The Guardian Editorial]

DEPRESSIONE
Il 5 marzo la Food and Drug Administration statunitense ha autorizzato l’utilizzo di un farmaco simile alla ketamina per curare velocemente la depressione, ma gli esperti hanno dei dubbi. Gli studi clinici che hanno consentito l’approvazione sono stati meno approfonditi del solito, in più il farmaco brevettato, lo Spravato, non contiene esattamente la molecola contenuta nella ketamina. Non sono poi noti gli effetti al lungo termine dell’utilizzo di questi farmaci e molti temono che chi li utilizzerà svilupperà rapidamente una forte dipendenza. Infine, c’è il rischio che si sviluppi un mercato nero a cui ci si potrà rivolgere per reperire la medicina senza consulto medico. Nel Regno Unito già si discute di istituire un registro nazionale per monitorare con estrema attenzione i consumi individuali. È stato stimato che i ricavi della vendita dello Spravato raggiungeranno i 700 milioni di euro entro il 2022 [The Guardian; David Cox]

Martedì scorso sempre la FDA ha approvato l’utilizzo di un farmaco chiamato brexanolone per la cura per la depressione post partum, ma è molto costoso e deve essere somministrato in ospedale. Circa una mamma ogni sette soffre di depressione post partum, una condizione più grave e persistente del cosiddetto baby blues e che può renderla incapace di prendersi cura di se stessa e quindi del proprio bambino. Il farmaco approvato dall’FDA, con il nome commerciale di Zulresso, è il primo nel suo genere. Il costo per le pazienti senza assicurazione sarà di 34 000 dollari e per essere assunto richiede 60 ore di infusione sotto supervisione di medica. Gli effetti collaterali sono svariati, tra cui il rischio di svenire e la conseguente necessità di essere costantemente assistite quando ci si prende cura del bambino. Tuttavia, il medicinale potrebbe cambiare radicalmente le condizioni di vita alle donne con questa condizione invalidante [Vox; Julia Belluz]

Ansia e depressione potrebbero influire negativamente sul percorso scolastico, causando un maggior numero di assenze ingiustificate. È quanto ha concluso uno studio condotto dai ricercatori dell’Exeter Medical School e pubblicato sulla rivista Child and Adolescent Mental Health. Gli scienziati hanno realizzato una meta analisi di otto studi precedenti che hanno coinvolto 26 000 studenti in Europa, Nordamerica e Asia di età compresa tra 6 e 21 anni [Reuters; Lisa Rapaport]

RICERCA E SOCIETÀ
Ricerca e innovazione: il Gruppo 2003 discute l’origine della crisi italiana. Il finanziamento alla ricerca pubblica è diminuito del 21% tra il 2007 e il 2016, quello all’università del 14% tra il 2008 e il 2014 per un totale di circa 2 miliardi di euro. Il nostro tessuto produttivo non ha cambiato la sua vocazione e più di 11 000 giovani studiosi hanno deciso di emigrare dall’Italia negli ultimi 10 anni. Potrebbe essere questo uno dei determinanti più forti della crisi economica. Questi alcuni dei contenuti del Libro bianco presentato dal Gruppo 2003 in occasione del suo convegno annuale, lo scorso 20 marzo a Roma. Qui la registrazione video dell’evento [Il Sole 24 Ore]

Dopo quattro anni e più di 50 studi pubblicati, il progetto Lifepath si avvia alla conclusione con un meeting finale che si tiene a Ginevra il 26 e 27 marzo. Lifepath ha portato a un importante avanzamento delle conoscenze della biologia dello svantaggio socioeconomico, chiarendo i meccanismi molecolari attraverso cui la posizione sociale si “incorpora” negli individui contribuendo a determinare un peggiore stato di salute dei “poveri” rispetto ai “ricchi”, definiti per condizioni di residenza, istruzione, reddito, posizione lavorativa. Gli studi condotti da Lifepath sono riusciti anche a misurare per la prima volta quanto incide la posizione socioeconomica per sé sulla salute rispetto agli altri riconosciuti fattori di rischio, come fumo, dieta, esercizio fisico, alcol, ecc. [Lifepath Project]

Le email hanno reso la vita dei ricercatori più semplice o invece hanno distrutto la loro capacità di pensare e concentrarsi? Donald Knuth, uno degli informatici più famosi del mondo, non fornisce un indirizzo email sulla sua pagina personale dell’Università di Stanford. Per comunicare con lui occorre inviare una lettera, che il suo assistente raccoglierà per lui. Knuth dedica un giorno ogni 3 mesi ad aprire la posta arretrata. La sua decisione è giustificata dalla necessità di riuscire a concentrarsi per un lasso di tempo sufficientemente lungo. La ricezione continua di messaggi elettronici ha radicalmente cambiato il lavoro dei ricercatori, probabilmente in peggio. Se all’inizio ha permesso di restare in contatto con collaboratori lontani, oggi è uno strumento di tortura, in parte dovuto al carico crescente di lavoro amministrativo che viene chiesto a ricercatori e professori universitari. Ma il lavoro del ricercatore richiede concentrazione profonda. E allora l’accademia potrebbe includere nella sua missione sociale quella di proteggere la concentrazione, offrendo l’ultima zona di disconnessione prima dell’inizio dell’attività professionale [The Chronicle Review; Cal Newport]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
TAV Torino-Lione: analisi costi-benefici a confronto. L’analisi costi-benefici della TAV è stata resa nota a metà febbraio 2019. I risultati dell’analisi vedono un saldo negativo tra benefici e costi sull’ordine di 7-8 miliardi di euro di valore attuale netto del progetto, che risulta quindi largamente svantaggioso per la collettività internazionale e, di riflesso, per quella italiana. Fabio Pasquali, segretario della delegazione italiana della CIG – Commissione intergovernativa per la TAV, ripercorre il processo seguito nelle due analisi (2011 e del 2019), per fornire a chi legge strumenti per quanto possibile neutrali per farsi una propria idea sul progetto e sulla sua valutazione [Scienza in rete; Fabio Pasquali]

Diminuisce la mortalità per tumore in Europa. Secondo uno studio pubblicato su Annals of Oncology e supportato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), nel 2019 i tassi di mortalità per tumore, e in particolare per il tumore della mammella (grazie a programmi di screening, diagnosi precoce e miglioramenti nel trattamento e nella gestione della malattia), continueranno a diminuire nell’Unione Europea con l’eccezione di alcuni Paesi dell’Europa centrale, fra i quali la Polonia [Scienza in rete; Carlo La Vecchia]

L’erosione culturale in scimmie e altri animali. Anche altre specie, oltre alla nostra, hanno una loro cultura, definita come “un’informazione o un comportamento, condiviso in una comunità, che è stato acquisito dai conspecifici attraverso qualche forma di apprendimento sociale”. È il caso delle tecniche di caccia delle megattere, o dell’utilizzo di strumenti per procacciarsi il cibo e differenti gesti per comunicare osservati in molti primati. Secondo un report recentemente pubblicato su Science, conoscere la cultura negli animali non umani può rappresentare un elemento chiave da considerare quando si pianificano strategie di conservazione. E uno studio condotto negli scimpanzé avverte che l’impatto umano determina una sostanziale perdita di varietà culturale in queste scimmie: perdita che avrà ripercussioni negative sulla fitness individuale e quindi può mettere a rischio l’intera specie [Scienza in rete; Anna Romano]

IN BREVE
Karen Uhlenbeck: la prima donna a vincere il premio Abel per la matematica [Quantamagazine]

Copenaghen è l’esempio di come le città possono lottare contro il cambiamento climatico [The New York Times]

Giornata mondiale dell’acqua: secondo il nuovo rapporto delle Nazioni Unite più di 800 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. [Le Monde]

L’intelligenza artificiale potrebbe migliorare la qualità delle cure offerte nelle unità di terapia intensiva [Nature Digital Medicine]

 

Le notizie di scienza della settimana #93

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 19 marzo 2019]

Il libro “La ricerca scientifica in Italia per una società sostenibile e sicura”, redatto dal Gruppo 2003 per la ricerca e pubblicato da Zadig, verrà presentato il 20 marzo a Roma in occasione del convegno annuale del Gruppo 2003 presso l’Accademia dei Lincei. Nel libro vengono declinati i temi di sostenibilità e sicurezza dal punto di vista dell’economia, della salute, dell’ambiente, del cyberspazio, della sicurezza e dell’alimentazione. Qui il programma della giornata. Per partecipare all’evento è necessario mandare un’email a questo indirizzo.

SVILUPPO SOSTENIBILE
Realizzata in laboratorio un nuovo tipo di cella a combustibile con un alto livello di efficienza: potrebbe aiutare a risolvere il problema di stoccaggio delle energie rinnovabili. Un gruppo di ricercatori della Colorado School of Mines in Golden ha messo a punto un nuovo tipo di pila a membrana con scambio protonico (PCFC) che raggiunge un’efficienza del 98% nella conversione di acqua ed elettricità in idrogeno gassoso impiegando un diverso tipo di lega ceramica per l’anodo. Le PCFC sono costituite da un anodo che converte le molecole d’acqua e l’elettricità prodotta dalla fonte rinnovabile in elettroni e protoni, e un catodo dove gli elettroni si ricombinano con i protoni per formare idrogeno gassoso. L’idrogeno gassoso può essere poi riconvertito in acqua ed elettricità dallo stesso dispositivo facendolo funzionare in modalità inversa. Finora l’efficienza dell’anodo era limitata al 76%: si tratta, dunque, di un notevole passo avanti, ma bisogna ricordare che questo è solo un prototipo che deve essere ingrandito, un’operazione che potrebbe far perdere di efficienza [Science; Robert F. Service]

I dati relativi all’utilizzo dei cellulari possono aiutare a pianificare le strategie di elettrificazione più efficienti in alcune aree rurali dell’Africa . Nell’Africa subsahariana solo il 42% delle aree urbane ha accesso all’elettricità e solo il 22% di quelle rurali. Ciò è dovuto alla mancanza di investimenti sufficienti nella costruzione della rete elettrica, all’alto costo dell’energia, ma anche alla mancanza di dati sul consumo e il bisogno di elettricità che impedisce di capire come strutturare e alimentare la rete sul territorio, soprattutto nelle aree rurali. Un gruppo di ricercatori della University of Manchester ha mostrato che i dati riguardanti la lunghezza, l’orario e la localizzazione di chiamate e messaggi scambiati con i cellulari di 450 000 cittadini senegalesi permettono di ottenere una buona previsione del fabbisogno di energia nelle aree rurali del Paese [The Conversation; Eduardo Alejandro Martínez Ceseña, Joseph Mutale, Mathaios Panteli, Pierluigi Mancarella]

La gomma prodotta dall’usura dei pneumatici contiene sostanze chimiche pericolose per la salute. Ora un gruppo di ricercatori cinesi ha trovato il modo per convertirla in dispositivi semiconduttori riutilizzabili. Lo sfregamento dei pneumatici di gomma sull’asfalto produce sostanze inquinanti che finiscono per accumularsi nei corsi d’acqua costituendo un pericolo per la salute umane. Tra questi composti uno dei più pericolosi è l’MTBT. Finora i processi che permettevano di rimuovere l’MTBT dalle acque producevano dei residui benigni ma inutilizzabili. I ricercatori cinesi hanno usato un catalizzatore metallico per convertire l’MTBT in diversi tipi di semiconduttori utili per l’elettronica ma anche per l’imaging biologico [Nature]

INTELLIGENZA ARTIFICIALE
La computazione quantistica potrebbe migliorare radicalmente gli algoritmi di machine learning che classificano gli oggetti. Un gruppo di ricercatori di IBM, MIT e Oxford ha mostrato come l’utilizzo di un algoritmo quantistico è in grado di migliorare l’attività di classificazione delle immagini. Alla base del risultato c’è la possibilità di mappare le immagini in uno spazio delle caratteristiche con un numero di dimensioni più elevato di quanto accadrebbe con un metodo di computazione classico e dunque di trovare somiglianze più sofisticate tra le immagini [Nature; Maria Schuld]

Sono milioni le foto di volti umani raccolte dal web senza il consenso esplicito degli autori per costruire database utili agli algoritmi di riconoscimento facciale. L’ultimo tra questi database si chiama “Diversity in Faces” ed è stato reso pubblico a gennaio da IBM che lo ha ottenuto dal sito di hosting Flickr. Il database è stato messo a disposizione di tutti i ricercatori che lavorano nel settore del riconoscimento facciale con l’obiettivo di ridurre i bias contro le minoranze che sono spesso sottorappresentate. Nel 2018 il gruppo di Joy Buolamwini presso MIT aveva mostrato come diversi algoritmi di riconoscimento facciale in commercio, tra cui anche quello di IBM, fossero meno efficienti nell’identificare donne e persone con la pelle scura. Il nuovo database di IBM sembra rispondere a questa critica, ma la società ha il diritto di includere le foto degli utenti di Flickr in questo campione di immagini? La risposta non è semplice. Da un punto di vista legale IBM si difende dicendo che ha preso solo le foto con licenza Creative Commons che permette il riutilizzo gratuito delle immagini. Tuttavia, da un punto di vista etico bisogna riflettere sul fatto che gli utenti che hanno accordato quel consenso non contemplavano un utilizzo simile perché, molto probabilmente, non potevano immaginarlo. IBM ha dichiarato che chiunque voglia ritirare le proprie immagini dal database “Diversity in Faces” può farlo inviando l’URL relativo, ma non ha reso pubblico l’elenco degli URL inclusi nel database [NBC News; Olivia Solon]

A un anno dalle rivelazioni di Christopher Wylie sul caso Cambridge Analytica, i responsabili hanno subito perdite finanziarie ma nessun governo è stato in grado di modificare il loro modello di business. Un anno fa l’Observer pubblicava la prima delle inchieste sui Cambridge Analytica Files, una serie di documenti rivelati dall’informatico canadese Christopher Wylie, che mostravano come i dati riguardanti decine di milioni di utenti Facebook fossero stati utilizzati dalla società Cambridge Analytica per costruire una campagna di disinformazione politica con conseguenze reali sul referendum per la Brexit e le elezioni presidenziali americane del 2016. Oggi Wylie è diventato responsabile della divisione Data Research di H&M, la casa di abbigliamento svedese. In una conversazione con Carole Cadwalladr, la giornalista autrice delle inchieste del 2018, Wylie riflette sull’effetto delle sue numerose testimonianze davanti a commissioni parlamentari e agenzie governative sia britanniche che statunitensi. In nessuno dei due Paesi Facebook ha subito restrizioni sostanziali, ma il pubblico e i politici hanno cominciato a guardare le compagnie tecnologiche in maniera diversa. In USA l’inchiesta del procuratore Robert Mueller sta portando alla luce i dettagli riguardo l’influenza russa durante le elezioni presidenziali, mentre in Gran Bretagna il Parlamento ha quasi ignorato le rivelazioni di un altro whistleblower, Shahmir Sanni, sull’utilizzo dei dati da parte dell’organizzazione “Vote Leave” durante il referendum, nonostante mostrino palesemente che la legge è stata violata [The Guardian; Carole Cadwalladr]

RICERCA E SOCIETÀ
Alcuni tra gli scienziati più in vista nel campo del gene editing lanciano un appello per una moratoria internazionale sull’utilizzo di questa tecnologia sugli embrioni umani per scopi clinici. Tra i firmatari di questo appello figurano personaggi come Feng Zhang ed Emmanuelle Charpentier, inventori del metodo CRIPSR, e Eric Lander, direttore del Broad Institute e uno degli ideatori dello Human Genome Project. La moratoria che propongono prevedrebbe un periodo di cinque anni in cui i Paesi aderenti si impegnano a vietare ogni uso clinico della modificazione genomica su embrioni umani. Successivamente qualsiasi sperimentazione clinica dovrebbe essere preceduta da un periodo di dibattito di almeno due anni in cui tenere un confronto con la comunità internazionale, valutare l’appropriatezza e l’utilità del progetto e coinvolgere la società per capire se esiste un ampia base di consenso [Nature]

Il budget proposto da Trump per il prossimo anno prevede, ancora una volta, tagli alla ricerca scientifica. I ridimensionamenti più consistenti interesseranno i National Insitutes of Health (meno 5 miliardi rispetto al finanziamento di circa 40 miliardi per il 2019), la Environmental Protection Agency (2 miliardi in meno rispetto ai quasi 9 del 2019), la National Science Foundation (meno 1 miliardo rispetto agli attuali 8) e l’Office of Science del Department of Energy (500 milioni in meno rispetto al 2019). Per la NASA il taglio più importante riguarda l’astrofisica mentre restano garantiti i fondi per le missioni umane sulla Luna. Non è chiaro se il Congresso accoglierà la proposta o la rifiuterà come accaduto nel 2017 e nel 2018 [Nature]

Confrontando gli esercizi di valutazione della ricerca inglese e italiano si vede come nell’area delle scienze naturali l’utilizzo di soli metodi bibliometrici restituisca risultati simili a quelli ottenuti con i gruppi di esperti valutatori. Il primo esercizio di valutazione della ricerca nazionale in Gran Bretagna, il Reference Excellence Framework (REF), si è basato esclusivamente sulla valutazione tra pari: un migliaio di esperti raggruppati in 36 comitati disciplinari hanno valutato il lavoro di 35 mila ricercatori lavorando a tempo pieno per un anno. Il costo dell’operazione è stato di circa 5 500 sterline per ricercatore valutato, per un totale di 217 milioni di sterline. L’analogo italiano, la Valutazione della Qualità della Ricerca, sfrutta invece un modello misto di bibliometria e valutazione tra pari. Nella sua prima edizione ha coinvolto 436 valutatori organizzati in 16 comitati che hanno chiesto aiuto a 17 mila referee anonimi. Il costo è stato di 242 euro per scienziato valutato per un totale di 15 milioni di euro. Che differenza c’è tra i due metodi? Un gruppo di ricercatori ha applicato la solo metodologia bibliometrica al database di lavori analizzati dal REF per scoprire che, limitatamente alle classifiche dei dipartimenti più meritevoli, il risultato non è molto diverso da quello ottenuto con la valutazione tra pari [Il Sole 24 Ore; Daniele Checchi]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Da bocciare il Piano nazionale per l’energia e il clima. La rete di scienziati “Energia per il clima” critica fortemente il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima proposto dal Governo Conte. Esso non contiene nessuna azione volta a ridurre sostanzialmente le emissioni, favorendo la transizione dai combustibili fossili verso le energie rinnovabili. Il nostro Paese non dovrebbe limitarsi a rispettare gli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea per il 2030, ma dovrebbe aspirare a proporre strategie più ambiziose vista la sua forte dipendenza energetica dall’estero, l’impatto che il cambiamento climatico avrà sulla nostra industria turistica e l’elevata disponibilità di energia da fonti rinnovabili [Scienza in rete; Energia per l’Italia]

La ricerca di punta è senza lucro. Ogni anno in Italia le organizzazioni non profit investono in ricerca biomedica 300 milioni di euro, circa un decimo dei fondi totali disponibili per questo settore, pari a 3 miliardi. 1,4 miliardi arrivano dalle aziende farmaceutiche e 1,2 miliardi dallo Stato. Le non profit non hanno portato solo ossigeno per gli oltre 35 mila ricercatori del settore, ma anche un nuovo modello di finanziamento basato sulla competitività dei progetti, diverso da quello pubblico che distribuisce fondi “a pioggia” agli istituti di ricerca, agli ospedali e agli IRCCS [Scienza in rete; Luca Carra, Sergio Cima]

IN BREVE
Lo sciopero degli studenti per il clima da Seoul a Città del Capo passando per New York e Roma: il racconto per immagini [The New York Times]

La tecnologia permette ai terroristi di raggiungere il loro obiettivo principale: usare la violenza per instillare una paura irrazionale, radicalizzare e mobilitare. Ne è una testimonianza la trasmissione in diretta Facebook della strage di Christchurch in Nuova Zelanda [The Guardian]

Una nuovo modello stima che ogni anno le morti premature dovute all’inquinamento dell’aria nel mondo sarebbero 9 milioni (800 mila in Europa), superiori a quelle dovute al fumo di tabacco [Le Monde]

Alla fine del 2018 quasi ottomila dipendenti della catena di alberghi Marriott hanno scioperato per chiedere protezione dall’automazione che sta trasformando il settore [Internazionale / The Atlantic; Sidney Fussell]

In media ogni anno 429 mila i bambini e ragazzi tra 0 e 19 anni di età sviluppano un tumore. Nei Paesi sviluppati il tasso di sopravvivenza raggiunge l’80%, ma in quelli in via di sviluppo è fermo al 30% [Science]. Tra le ragioni di questa differenza c’è la mancata diagnosi. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dicono che nel 2015 i casi di tumore sotto i 15 anni non diagnosticati sono stati il 3% in Europa e USA contro il 57% dell’Africa Occidentale e il 49% dell’Asia meridionale [Nature]

Il 14 marzo è stato festeggiato il Pi Greco. Il famoso numero irrazionale, di cui oggi si conoscono oltre 22 migliaia di miliardi di cifre dopo la virgola, è un esempio di come l’umanità cerchi di dominare il concetto di infinito [The New York Times]

Le notizie di scienza della settimana #92

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 12 marzo 2019]

Il 20 marzo si svolgerà a Roma l’incontro pubblico “La ricerca scientifica in Italia per una società sostenibile e sicura”, convegno annuale organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica. L’evento si svolgerà presso l’Accademia dei Lincei a Roma e sarà l’occasione per presentare il Libro bianco redatto da alcuni tra i membri del gruppo, che hanno declinato il tema dell’evento nell’ambito dell’economia, della salute, dell’ambiente, del cyberspazio, della sicurezza e dell’alimentazione. Qui il programma della giornata. Per partecipare all’evento è necessario mandare un’email a questo indirizzo.

CLIMA: NON C’È, PIÙ TEMPO DA PERDEREù
Sono 957 eventi gli eventi in programma per lo sciopero globale per il clima di venerdì 15 marzo in 82 Paesi. In Italia le manifestazioni saranno 100. Questi i dati raccolti dal sito FridaysForFuture.org, ma il movimento degli studenti che chiedono ai governi di mettere in atto politiche concrete contro il cambiamento climatico cresce rapidamente e in maniera spontanea. «Uniti ci mobiliteremo il 15 marzo e molte altre volte fino a quando non vedremo realizzata la giustizia climatica. Chiediamo ai politici del mondo di assumersi la responsabilità di risolvere questa crisi. Ci avete deluso in passato. Ma i giovani di questo mondo hanno iniziato a muoversi e non si fermeranno più», hanno scritto gli studenti in una lettera indirizzata al Guardian [The Guardian Letters]

Istruzioni per un buon #ClimateStrike. In vista delle manifestazioni sul clima del 15 marzo Scienza in rete offre una sorta di libretto d’istruzioni sul clima che cambia: ciò che è essenziale sapere sul cambiamento climatico e più in generale sull’Antropocene prossimo venturo. Il testo è il capitolo del Libro bianco del Gruppo 2003 “La ricerca scientifica in Italia per una società sostenibile e sicura”. Il capitolo sul clima è stato scritto da autori IPCC di riconosciuto prestigio internazionale [Scienza in rete; Sandro Fuzzi, Maria Cristina Facchini, Vincenzo Balzani, Pier Mannuccio Mannucci, Riccardo Valentini]

Nel 2015 Milano e Torino sono state le due aree urbane con il maggior numero di morti premature ogni 100 000 abitanti dovute all’inquinamento atmosferico causato dai trasporti. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato dall’International Council on Clean transportation. In termini assoluti, Milano si posiziona al ventiduesimo posto mentre Torino al settantacinquesimo. In totale sarebbero 385 000 le morti premature nel mondo riconducibili alle emissioni dei gas di scarico dei veicoli, in particolare PM 2.5 e ozono. Gli scarichi dei veicoli diesel sarebbero responsabili di oltre il 60% di queste morti nel nostro Paese. Il danno globale nel 2015 ammonterebbe a 900 miliardi di euro [ICCT report]

L’Italia è stata deferita alla Corte di giustizia dell’Unione Europea per la violazione dei limiti di biossido di azoto nell’aria e l’inappropriata gestione delle acque di scarto nelle aree urbane. Le infrazioni sul biossido di azoto riguardano dieci agglomerati in cui vivono 7 milioni di persone, mentre le inadempienze sul trattamento e lo smaltimento delle acque reflue si riferiscono a 620 centri urbani collocati in 16 regioni italiane. Meno di un anno fa l’Italia era stata deferita alla Corte di giustizia per aver superato i limiti di concentrazione delle PM10 [European Commission Press Release]

LIBERTÀ DI VACCINARSI
È scaduta ieri, 11 marzo, la proroga per la presentazione del certificato vaccinale a scuola e intanto la Ministra Giulia Grillo lavora alla nuova legge che supererà il dl Lorenzin. Conferma la sua contrarietà all’obbligo vaccinale, ma un’eccezione potrebbe essere fatta per il morbillo alla luce dei più recenti dati epidemiologici. Secondo la Ministra i giovani adulti devono essere più presidiati: aumentare la loro consapevolezza sarà uno degli obiettivi della nuova legge [La Repubblica; Michele Bocci]

Ethan Lindenberger, il ragazzo statunitense di 18 anni che ha deciso di vaccinarsi nonostante l’opposizione della madre, ha testimoniato difronte al Congresso USA. In un’audizione avvenuta martedì 5 marzo a Washington D.C. Lindenberger ha raccontato di come, negli anni, abbia tentato senza successo di convincere sua madre che i vaccini non causano l’autismo o altri danni permanenti mostrandole gli studi scientifici pubblicati dai CDC. La testimonianza arriva nel giorno della pubblicazione sugli Annals of Internal Medicine di una ricerca danese condotta su 650 000 bambini nati tra il 1999 e il 2010 che mostra come non esista alcun legame tra il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia e l’autismo [The Washington Post; Lauran Neergaard]

Facebook annuncia giro di vite contro la propaganda antivaccinista. L’annuncio arriva con un post pubblicato giovedì da Monika Bickert, responsabile del Global Policy Management di Facebook, in seguito alle sollecitazioni del deputato democratico Adam Schiff. La compagnia promette di tagliare il ranking delle pagine e dei gruppi che diffondono disinformazione e bufale riguardo ai vaccini, di non distribuire pubblicità con quei contenuti e di proporre materiale educativo sui vaccini agli utenti che dovessero imbattersi in notizie false su questo argomento [Ars Technica; Beth Mole]


Locandina dell'evento L'internet delle piccole cose e il futuro dell'elettronica, 14 marzo ore 17:00 Via Giovanni Pascoli, 69/70, Milano


RICERCA E SOCIETÀ
Guardando i finanziamenti assegnati dallo European Research Council, l’Italia sembra essere un ambiente ideale per la formazione ma decisamente incapace di trattenere i propri ricercatori e attrarre eccellenze dall’estero. Analizzando i dati relativi agli ultimi progetti finanziati, l’Italia è al nono posto in termini di numero assoluto (41 contro i 188 del Regno Unito, i 156 della Germania e i 103 della Francia), e all’undicesimo se si considera la frazione in rapporto alla popolazione (0,68 grant ogni milione di abitanti, contro i 5 dei Paesi Bassi). Il nostro risultato migliora notevolmente se si considerano anche i ricercatori italiani che si aggiudicano i fondi ERC presso istituzioni di ricerca straniere: 1,55 progetti ogni milione di abitanti contro gli 1,98 della Germania e gli 1,5 della Francia [Scienza in rete; Sergio Cima]

Le disuguaglianze di salute nel nostro Paese non dipendono solo dalla disomogeneità dell’offerta sanitaria ma anche dal titolo di studio. Ad affermarlo è una ricerca realizzata dall’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) in collaborazione con ISTAT. L’analisi è stata condotta sui dati di mortalità degli italiani dal 2011 al 2014 [Epidemiologia e Prevenzione]

La compagnia americana 23andMe inizierà a fornire informazioni sul rischio di sviluppare il diabete dato il proprio patrimonio genetico, basandosi sull’analisi di un migliaio di mutazioni che interessano diversi punti del genoma . Si chiamano polygenic risk scores e la compagnia statunitense pensa che siano ormai sufficientemente accurati nel predire il rischio di sviluppare il diabete. Questo perché la società può contare ormai su un database di due milioni di persone che hanno acquistato il loro test, 70 000 dei quali hanno dichiarato di avere il diabete. Gli esperti temono però che la tecnologia sia ancora prematura e che potrebbe essere particolarmente inaccurata per i gruppi sociali meno rappresentati nel campione di 23andMe, come gli afroamericani. Ai pazienti con alto rischio di sviluppare la malattia, 23andMe suggerirà l’acquisto di un app di allenamento al costo di 19,99 dollari venduta da un suo partner. Tuttavia, cambiare i comportamenti non è così facile, sostengono i medici [MIT Technology Review; Antonio Regalado]

Per combattere la disparità di genere tra gli speaker invitati alle conferenze scientifiche, le ricercatrici stanno creato dei database di scienziate. Dalla biologia computazionale al machine learning, dalla chimica alla microbiologia, sono numerose le aree in cui esistono dei database di scienziate che possono essere consultati dagli organizzatori di workshop e conferenze. È fondamentale vedere rappresentate le donne soprattutto tra i relatori più in vista: spesso sono queste le occasioni chiave per ottenere un avanzamento di carriera o migliorare la propria reputazione. I database servono anche ai giornalisti che cercano contatti per un’intervista [Science; Katie Langin]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE

Eradicazione di HIV: dal paziente di Berlino al paziente di Londra. Guido Poli, direttore dell’Unità di Immunopatogenesi dell’AIDS al San Raffaele di Milano, commenta la notizia del secondo paziente liberato dal virus dell’HIV [Scienza in rete; Guido Poli]

IN BREVE
La capsula spaziale Crew Dragon è atterrata nell’Oceano Atlantico alle 8:45 di venerdì 8 marzo a circa 370 km dalle coste della Florida, concludendo così con successo il viaggio cominciato il 2 marzo alla volta della Stazione Spaziale Internazionale [The New York Times]

Il governo giapponese ha dichiarato di non essere ancora pronto a impegnarsi nella costruzione dell’International Linear Collider, un acceleratore di particelle da 7 miliardi di dollari che rappresenterebbe il successore del Large Hadron Collider del CERN [Nature]

Un nuovo focolaio di morbillo (13 casi) nella regione del Var, tra Marsiglia e Nizza. A dare il via al contagio un bambino di 5 anni non vaccinato di ritorno da un viaggio in Costa Rica. Attivi altri quattro focolai in Francia per un totale di 288 casi registrati dall’inizio dell’anno. Il vaccino contro la malattia è obbligatorio da gennaio 2018 [Le Monde]

Sono quasi 1000 le persone contagiate dal virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo a partire da agosto del 2018. Il contenimento dell’epidemia è reso impossibile dalla presenza di gruppi armati nella regione e dalla conseguente diffidenza della popolazione. Le autorità sanitarie non riescono infatti a seguire la diffusione del virus: nelle ultime tre settimane di febbraio il 75% dei nuovi casi non è stato collegato a nessuno dei precedenti [Nature]

Ecco il secondo caso noto al mondo di gemelli sesquizigoti: condividono la stessa placenta ma uno è maschio e l’altra femmina [The Atlantic]

Un gruppo di ricercatori spagnoli sarebbe a un passo dall’avvio di un esperimento su un gruppo di prigionieri. Si tratta di adottare la tecnica della stimolazione transcranica a corrente diretta sulla corteccia prefrontale per verificare se ci sono effetti sulla frequenza dei comportamenti aggressivi [Vox]

Le notizie di scienza delle settimana #91

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 5 marzo 2019]

Poco più di 24 ore dopo il lancio dal Kennedy Space Center della NASA in Florida, la navicella Crew Dragon della società Space X si è agganciata alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). &Egrave il primo veicolo partito dagli Stati Uniti a raggiungere la ISS dopo otto lunghi anni. Si tratta della prima missione del Commercial Crew Program, il programma di esplorazione spaziale lanciato dalla NASA in collaborazione con due aziende aerospaziali statunitensi, Space X e Boeing. Per questo primo lancio Crew Dragon non trasportava astronauti a bordo ma, se tutto procederà come previsto, potrebbe farlo non più tardi di luglio. Se così non fosse, la NASA sta valutando di comprare ancora qualche posto a sedere sulla sonda russa Soyuz. Nell’immagine: Elon Musk, CEO di SpaceX insieme agli austronauti della NASA Victor Glover, Doug Hurley, Bob Behnken, Mike Hopkins e all’amministratore della NASA Jim Bridenstine all’interno del braccio di accesso dell’equipaggio nel complesso di lancio 39A al Kennedy Space Center. Sullo sfondo la navicella spaziale Crew Dragon. La foto è stata scattata il 1° marzo 2019, il giorno precedente al lancio della missione Demo-1 del Commercial Crew Program della NASA. Credit: NASA/Joel Kowsky. Licenza: Public Domain.

CRISPR
Le tecniche di modifica del genoma della famiglia CRISPR/Cas9 che puntano a modificare singole basi del DNA, i cosiddetti base editor, introducono un numero consistente di modifiche indesiderate. Lo hanno mostrato due esperimenti, uno condotto sul riso e uno sui topi, pubblicati sull’ultimo numero di Science. Nello studio sui topi i ricercatori hanno modificato il genoma di una cellula all’interno di un embrione costituito da due cellule. Osservando l’evoluzione dell’organismo hanno potuto così quantificare che il numero di mutazioni off target, indesiderate, introdotte dal base editor sono una su 20 milioni, per un totale di circa 150 (il genoma di un topo conta circa 6 miliardi di basi). Gli errori riguardano però quasi solo le trasformazioni della coppia CG nella coppia TA, e non gli editor che mutano AT in CG [Science; Jon Cohen]

Quali saranno le conseguenze dello scandalo delle gemelle nate lo scorso anno il cui genoma sarebbe stato modificato con la tecnica di editing CRISPR? He Jiankui, lo scienziato cinese che ha condotto l’esperimento e ha dato l’annuncio lo scorso novembre, è stato licenziato dalla sua università e potrebbe essere accusato di diversi reati. Nel frattempo la comunità scientifica si interroga: i ricercatori che erano a conoscenza o avevano sospetti sui piani di He avrebbero dovuto parlare? Perché non lo hanno fatto? Quali saranno le conseguenze del caso He per la ricerca sull’editing genomico degli embrioni umani? In quale Paese nascerà il prossimo bebè con genoma modificato tramite CRISPR? [Nature; David Cyranoski]

La tecnica di editing genomico CRISPR è economica e accessibile, ma allo stesso tempo incredibilmente potente. È questo il punto di partenza della riflessione della biologa britannica Nessa Carey, che ha da poco pubblicato il suo terzo libro “Hacking the Code of Life”. Secondo Carey lo sviluppo e l’impiego di questa tecnologia può essere governato con successo solo attraverso il coinvolgimento del pubblico e con il suo consenso. Quanto fatto da He Jiankui va nella direzione opposta e rischia di creare lo stesso scetticismo che abbiamo visto contro gli OGM [The Guardian; Nicola Davis]

I VENERDÌ PER IL FUTURO
Il 15 marzo è stato indetto il primo sciopero globale per il clima. Sarà il culmine del movimento fridays for the future, la serie di scioperi che ogni venerdì nelle ultime settimane ha portato in piazza migliaia di studenti in Europa per chiedere ai governi di intervenire concretamente contro il cambiamento climatico. Prende forma così un movimento generazionale: i giovani rivendicano il loro diritto ad avere un futuro. Ma non sono soli: in Gran Bretagna molti insegnanti hanno scioperato insieme agli studenti. Di sicuro al loro fianco ci sono gli scienziati, che a ottobre ci hanno avvertito: abbiamo solo una dozzina di anni per invertire la rotta ed evitare le conseguenze più catastrofiche del riscaldamento globale [L’Espresso; Giancarlo Sturloni]

La lotta contro l’inquinamento da plastica distoglie l’attenzione dalle vere sfide ambientali. In uno studio pubblicato sulla rivista Marine Policy due ricercatori britannici sottolineano come la minaccia maggiore per gli oceani sia rappresentata dal cambiamento climatico e non dalla plastica. Apportare piccole modifiche alle proprie abitudini quotidiane, come quella di bere il caffé in tazze riutilizzabili, non sarà sufficiente per evitare gli effetti più devastanti del cambiamento climatico. Non sono i consumatori che con le loro scelte devono influenzare l’industria, ma piuttosto sono i governi che con politiche adeguate devono guidare un cambiamento radicale del nostro stile di vita [The Conversation; Rick Stafford, Peter JS Jones]

Il Green New Deal presentato dalla deputata Alexandria Ocasio-Cortez e dal senatore Ed Markey e appoggiato da rappresentati prominenti del partito democratico ha riacceso il dibattito sul cambiamento climatico negli Stati Uniti. Le prospettive di una politica bipartisan per la riduzione delle emissioni di CO2 sono svanite con le ultime elezioni: i repubblicani eletti sono sempre più allineati alla propaganda trumpiana che considera il riscaldamento globale una bufala. Ma tra gli elettori sta crescendo la preoccupazione verso la questione ambientale, come mostra un recente sondaggio condotto dallo Yale Program on Climate Change Communication. Il Green New Deal, definito ingenuo e impossibile da realizzare da molti autorevoli quotidiani statunitensi, potrebbe invece avere il supporto di una buona parte dei cittadini. Durante l’estate il Sunrise Movement, un movimento di giovani preoccupati per l’immobilismo del governo USA sul cambiamento climatico, darà vita a un tour per promuovere il Green New Deal in aree chiave del Paese, le più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e allo stesso tempo delle enclaves repubblicane [The Guardian; Julian Brave NoiseCat]

RICERCA E SOCIETÀ
Nel suo ultimo libro “The Gendered Brain: The New Neuroscience that Shatters the Myth of the female brain”, la neuroscienziata Gina Rippon mostra che non ci sono prove scientifiche della differenza tra i cervelli di maschi e femmine. Rippon fa un passo in più e sostiene che a far emergere il cosiddetto gendered brain sarebbe la società con i suoi stereotipi sulle capacità e inclinazioni di maschi e femmine a cui i bambini sarebbero esposti già nell’utero materno quando i genitori scoprono il sesso del nascituro [Nature; Lise Eliot]

Il nuovo manifesto della diversità umana proposto da un gruppo di scienziati italiani pubblicato su Nature. L’iniziativa era partita lo scorso anno con l’intenzione di raccogliere il testimone del “Manifesto della diversità umana” del 2008. L’obiettivo è quello di inserirsi nel dibattito pubblico, che sempre più spesso indulge ad atteggiamenti apertamente razzisti, per testimoniare come la scienza dimostri l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e la ricchezza della diversità [Nature; Giovanni Destro Bisol, Mariano Pavanello, Elena Gagliasso, Maria Enrica Danubio, Pietro Greco, Alessandra Magistrelli]

Le università della California hanno interrotto il loro contratto da 10 milioni di dollari l’anno con l’editore Elsevier. Dopo mesi di negoziati falliti per concordare un contratto del tipo read and publish il sistema di università della California, il più grande del Paese, ha deciso di non rinnovare il contratto. Colpa dei costi troppo elevati e insostenibili anche per un complesso che conta 190 000 impiegati e 238 000 studenti. La decisione causerà non pochi problemi ai ricercatori e agli studenti che non potranno, almeno per ora, accedere ai contenuti delle oltre 2 500 riviste pubblicate da Elsevier. Le università della California si uniscono così ad altri consorzi europei che boicottano l’attuale modello di business degli editori scientifici e chiedono una transizione verso l’open access [Vox; Brian Resnick]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Cronologia di un’estinzione. Due studi pubblicati recentemente su Science riaprono il dibattito sulla causa dell’estinzione di massa del cretaceo-paleocene ricostruendo, con due metodi diversi, la cronologia delle eruzioni dei trappi del Deccan. Claudio Elidoro intervista il geologo Alessandro Montanari [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

Diventa operativo il gruppo “Diffusione della cultura chimica” della Società Chimica Italiana. Nel prossimo triennio il gruppo si impegna a organizzare eventi, workshop e scuole di formazione, focalizzate su tecniche e strumenti di divulgazione e disseminazione della chimica rivolti a studenti e ai ricercatori. Particolare attenzione sarà dedicata ai giovani ricercatori per renderli consapevoli del loro ruolo all’interno della società [Scienza in rete; Valentina Domenici, Sara Tortorella]

IN BREVE
È britannico il secondo adulto al mondo a essere stato liberato dal virus dell’HIV dopo aver ricevuto una donazione di cellule staminali del midollo osseo di un uomo con una rara mutazione genetica che resiste all’HIV [The Guardian]

È online il programma della Milano Digital Week, sette giorni di eventi dal 13 a 17 marzo. Il 14 marzo il nostro direttore Luca Carra intervisterà Mario Caironi, ricercatore IIT, sull’internet delle piccole cose e il futuro dell’elettronica [Milano Digital Week]

Si è concluso ieri l’evento centrale della Women In Data Science Conference organizzato all’Università di Stanford. Eventi collaterali si terranno in questi giorni nel resto del mondo, tra cui Torino (5 marzo) e Milano (6 marzo) [WiDS]

Un gruppo di ricercatori del Georgia Institute of Technology ha trovato che i più avanzati sistemi di riconoscimento delle immagini, impiegati nelle auto a guida autonoma, sono meno accurati nel riconoscere pedoni con toni di pelle più scura [MIT Technology Review]

Hanno tempo fino al 18 marzo i cittadini francesi che vogliono partecipare al Grand débat proposto da Emmanuel Macron per far fronte alla protesta dei gilet gialli. Finora sono state depositate 250 000 risposte per un totale di 68 milioni di parole che dovranno essere analizzate a tempo di record: solo 13 giorni. Per farlo il collettivo dei cinque garanti del dibattito si affiderà a un algoritmo di analisi semantica della società Qwan, ma sono numerosi i dubbi sulla correttezza di questo approccio e diversi gruppi di ricercatori stanno organizzando analisi alternative [Le Monde]

Anche se finora i medici (studenti e specializzandi) che sono stati bloccati dal travel ban di Trump sono pochi, gli Stati Uniti dipendono, e dipenderanno sempre di più, dai medici provenienti da altri Paesi. Occorre dunque riflettere sulle implicazioni a lungo termine di questo tipo di politiche migratorie [JAMA]

Le notizie di scienza della settimana #90

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 26 febbraio 2019]

Le strisce delle zebre servono a dissuadere le mosche dal toccare la superficie del loro corpo più volte e quindi le proteggono dai morsi. È questo il risultato di uno studio pubblicato su PLOS ONE e condotto in una stalla nel Somerset, sudovest dell’Inghilterra, dove un gruppo di ricercatori ha studiato le traiettorie di volo delle mosche attorno a cavalli e zebre, trovando che le strisce non sono efficaci sulle lunghe distanze, ma piuttosto quando le mosche si avvicinano al manto. Mentre gli insetti atterrano più volte sul dorso e le zampe dei cavalli, sulle zebre atterranno per lo più una sola volta. Coprendo i cavalli con una mantella zebrata le mosche si comportano come con le zebre, fugando dunque il dubbio che il loro volo sia influenzato dall’odore degli animali. È probabile che da lontano le mosche percepiscano le zebre non come un unico animale ma come un insieme di oggetti sottili di colori alternati. Quando si avvicinano, rendendosi conto che si tratta di un ostacolo unico, invertono la direzione di volo per evitarlo. Credit: Martin How. Licenza: CC BY-ND 4.0.

 

DNA
Per la prima volta i ricercatori hanno costruito un DNA sintetico con 8 basi che possiede alcune proprietà fondamentali del DNA naturale con 4 basi. Il risultato, ottenuto da un gruppo di ricercatori appartanenti ad aziende e università statunitensie è stato pubblicato su Science venerdì e mostra per la prima volta che le 4 lettere aggiuntive, chiamate S, B, P, e Z, si comportano proprio come le 4 naturali A, T, C e G e con esse cristallizzano in una struttura a doppia elica che resta stabile qualunque sia l’ordine con cui le coppie di basi si susseguono. Inoltre i ricercatori sono riusciti a trascrivere il DNA sintetico in RNA. Si tratta di un traguardo importante che potrebbe indicare che la vita sulla Terra si basa su 4 basi accidentalmente e che altri organismi viventi potrebbero originare da 8 basi. Per provarlo, però, sono necessari ancora alcuni passaggi importanti, primo fra tutti quello di dimostrare che il nuovo DNA è in grado di replicarsi per supportare la divisione cellulare [Nature; Matthew Warren]

Per identificare il gruppo etnico di appartenza dei suoi cittadini a partire dal loro DNA, la Cina ha utilizzato tencologia e know-how USA. È quanto emerge da un’inchiesta condotta dal New York Times e pubblicata venerdì scorso. Le attività di sorveglianza basata sul sequenziamento del genoma sono diffuse in tutta la Cina, ma sono particolarmente utilizzate nella regione dello Xinjiang, dove il Governo cerca da alcuni anni di reprimere il gruppo degli uiguri, turcofoni di religione musulmana, riconducendoli all’obbedienza al Partito Comunista. Sarebbero un milione le persone detenute all’interno di campi di rieducazione. In una serie di richieste di brevetto depositate dagli istituti forensi del governo di Pechino a partire dal 2013 sono presenti riferimenti a campioni di DNA prelevati dai laboratori del genetista di Yale Kenneth Kidd e ai macchinari venduti dalla compagnia Thermo Fisher. Il materiale genetico sarebbe stato prelevato durante la visita di un medico legale cinese a Yale e utilizzato per individuare il gruppo di appartenenza di alcuni sospettati in attentati terroristici. Il flusso di informazioni avrebbe seguito anche la direzione opposta: il governo cinese avrebbe contribuito all’Allele Frequency Database con i dati relativi a 2 143 uiguri. Questi dati sarebbero stati raccolti senza il consenso dei cittadini convocati dalle autorità sanitarie con la scusa di un check up gratuito [The New York Times; Sui-Lee Wee]

SPAZIO
Per la prima volta dal dicembre del 1972, ai tempi della missione Apollo 17, è stato lanciato un veicolo spaziale che punta a raggiungere la superficie della Luna. Ed è di una società privata israeliana. Alle 20:25 di giovedì l’astonave Beresheet della società SpaceIL è decollata a bordo del razzo Falcon 9 della compagnia SpaceX di Elon Musk. Un’impresa tutta privata e per lo più finanziata da un Paese con soli 9 milioni di abitanti, niente a che vedere con Russia, Cina e Stati Uniti, gli altri tre Stati che hanno inviato dei veicoli sul nostro satellite. Beresheet dovrebbe arrivare a destinazione a metà aprile e rimanere operativo per un paio di giorni, il tempo per misurare i campi magnetici presenti nella pianura chiamata Mare Serenitatis [Ars Technica; Eric Berger]

Il giorno prima la sonda giapponese Hayabusa 2 ha toccato il suolo dell’asteroide Ryugu. La sonda lanciata dall’agenzia spaziale giapponese JAXA, che aveva raggiunto l’asteroide a giugno del 2018, si è avvicinata alla superficie rocciosa, ha lanciato un proiettile e poi si è allontanata di nuovo. È questo il modo in cui la sonda dovrebbe prelevare campioni del materiale di cui è composta la superficie di Ryugu, raccogliendo le polveri generate dall’impatto del proiettile. Sulla quantità e la qualità del materiale raccolto si attendono notizie nei prossimi giorni. Prima di riprendere il viaggio verso la Terra, dove è previsto che rientri alla fine del 2020, Hayabusa 2 sparerà un secondo proiettile sulla superficie di Ryugu questa volta cercando di raccogliere materiale proveniente dagli strati più interni dell’asteroide [Nature; Davide Castelvecchi]

Il sistema di interferometri laser per la rilevazione di onde gravitazionali LIGO raddoppierà la sua sensibilità entro il 2023. I due interferometri situati negli Stati Uniti subiranno aggiornamenti drastici per permettere di osservare eventi di fusione tra stelle di neutroni avvenuti a 325 megaparsec di distanza (circa un miliardo di anni luce), raddoppiando la sensibilità che il progetto raggiungerà prima di questo upgrade. La versione avanzata di LIGO si chiamerà ALIGO+ e sarà inoltre in grado di aumentare la frequenza delle osservazioni di eventi di fusione tra buchi neri: da uno al giorno (livello che verrà raggiunto nel 2022) a uno all’ora. L’avanzamento dell’osservatorio costerà 35 milioni di dollari che arriveranno dalla National Science Foundation statunitense (20,4) e dalla britannica UK Research and Innovation (13,7) [Le Scienze / Nature; Davide Castelvecchi]

RICERCA E SOCIETÀ
Nella ricerca scientifica i grandi gruppi approfondiscono e sviluppano idee già consolidate, mentre i piccoli gruppi producono idee fortemente innovative. Per arrivare a questa conclusione tre ricercatori appartenenti a università statunitensi hanno analizzati i 42 milioni di articoli pubblicati tra il 1954 e il 2014 e le citazioni relative presenti nel database Web of Science, 5 milioni di brevetti depositati tra il 1976 e il 2014 presso lo US Patent and Trademark Office e 16 milioni di software caricati su GitHub tra il 2011 e il 2014. Secondo la definizione adottata dagli autori, gli articoli contenenti risultati dirompenti sono citati da articoli che non contengono riferimenti al resto della bibliografia dell’articolo originario. Il meccanismo alla base di questo risultato potrebbe essere il tipo di dinamica che si instaura all’interno dei gruppi a seconda della loro numeorsità [Nature; Editorial]

Nel settore STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) il 28% di coloro che diventano genitori lasciano il lavoro a tempo pieno . Lo studio, pubblicato sui PNAS, tiene conto di 629 uomini e 212 donne impiegati nel settore all’interno di università, agenzie governative o aziende, che tra il 2003 e il 2006 sono diventati genitori per la prima volta. Nel 2010 il 23% dei padri aveva lasciato il lavoro o era passato al part-time, contro il 43% delle madri. Dei restanti 3 000 lavoratori che non sono diventati genitori in quello stesso periodo, al 2010 il 16% degli uomini e il 24% delle donne aveva lasciato l’impiego a tempo pieno. Sono dunque le madri a pagare il prezzo più alto, ma il tasso di abbandono per i padri è più alto di quanto atteso. Questi risultati sembrano indicare che anche se la volontà di costruire una famiglia potrebbe essere un fattore importante nel determinare il divario di genere nel settore STEM, probabilmente agisce in concerto con altri fenomeni [PNAS; Erin A. Cech, Mary Blair-Loy]

Il consorzio tedesco Projekt DEAL, che raggruppa oltre 700 istituti di ricerca e università, ha firmato il primo contratto di tipo read and publish con l’editore Wiley. Pagando 2 750 € per pubblicare un articolo scientifico su una delle riviste ibride del gruppo, i ricercatori avranno accesso a tutto l’archivio, potranno rendere il loro articolo disponibile al pubblico senza costi aggiuntivi e in più riceveranno uno sconto del 20% per pubblicare articoli nelle riviste open access. In questo modo si evita il doppio pagamento, quello per la pubblicazione in open access e quello per l’accesso agli altri contenuti pubblicati. Per i sostenitori della transizione all’open access si tratta di un passo molto importante, soprattutto viste le dimensioni del consorzio Projekt DEAL e dell’editore Wiley. Particolarmente positivo è anche il fatto che il prezzo di pubblicazione, la cosiddetta article processing charge, sia stata resa pubblica. Questo aiuterà le negoziazioni che avverranno in futuro [Science; Kai Kupferschmidt]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Una mosca per l’economia circolare. Antonelli, tecnologo alimentare dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e il suo gruppo di ricerca realizzeranno un impianto industriale pilota per l’allevamento e il frazionamento su scala industriale di larve della mosca soldato per trasformare rifiuti organici urbani e scarti alimentari della grande distribuzione in mangimi, fertilizzanti, bioplastiche e biodiesel [Scienza in rete; Tania Salandiin]

Parigi, al via l’Anno Internazionale della Tavola Periodica. Un anno che non ha soltanto una valenza storica ma dovrebbe costituire, nell’intenzione dell’UNESCO che l’ha promosso in ricordo del 150° di pubblicazione dei primi lavori di Dmitrij Ivanovič Mendeleev dedicati alla tavola periodica degli elementi, l’occasione per valorizzare il ruolo centrale della chimica nella società e riaffermare il valore universale della scienza [Scienza in rete; Marco Taddia]

IN BREVE
In un’intervista per il Guardian, la direttrice generale del CERN Fabiola Gianotti ripercorre la strada che ha portato alla scorperta del bosone di Higgs e sottolinea l’importanza di mantenere in Europa la leadership nel campo della fisica delle alte energie [The Guardian]

Glifosato: un nuovo studio di meta analisi mostra un aumeto del rischio relativo di sviluppare un linfoma non HoHodgkin nei lavoratori con alti livelli di esposizione a prodotti contenenti la sostanza [Le Monde]

Un esperimento condotto dai giornalisti del Guardian mostra come la propaganda antivaccinista si diffonda su Facebook e YouTube. Le società dichiarano di aver preso provvedimenti [The Guardian]

In Afghanistan, una campagna del Ministero dell’Istruzione, supportata dalle Nazioni Unite, cerca di diffondere conoscenza e consapevolezza sulla fisiologia delle mestruazioni, un argomento ritenuto taboo per via dell’ortodossia religiosa [Undark]

Il tumore del collo dell’utero potrebbe non rappresentare più un problema di salute pubblica già alla fine di questo secolo se la vaccinazione contro il virus del papilloma umano venisse impiegato su vasta scala. Lo afferma uno studio sulla rivista The Lancet Oncology [The Lancet]

 

Le notizie di scienza della settimana #89

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 19 febbraio 2019]

Che cosa porta le persone con una posizione socioeconomica svantaggiata e sviluppare più facilmente malattie e a morire prima? L’infiammazione. Due studi del consorzio di ricerca Lifepath, hanno infatti trovato una impressionante corrispondenza fra livello socioeconomico e grado di infiammazione (misurato attraverso la proteina C reattiva) in individui appartenenti a coorti in Italia, Portogallo, Irlanda Gran Bretagna e Svizzera. L’infiammazione, probabilmente resa cronica sia da stili di vita scorretti sia da stress psicosociale, è infatti alla base di malattie quali cancro e malattie metaboliche e cardiovascolari. Nell’immagine: struttura della proteina C reattiva umana. Credit: Protein Data Bank / Wikipedia. Licenza: CC BY 3.0.

LATTE
Non solo i mammiferi producono “latte” per nutrire i loro cuccioli. La mosca tse-tse, ad esempio, produce un liquido ricco di nutrienti e anticorpi (la sua composizione è incredibilmente simile al latte umano) che raggiunge l’utero e alimenta il piccolo prima della nascita. Recentemente un gruppo di ricercatori in Cina ha scoperto che anche le femmine della famiglia dei ragni saltatori alimentano i loro discendenti con un liquido ricco di proteine, e lo fanno molto a lungo. L’allattamento è considerato un tratto distintivo della specie dei mammiferi ma gli scienziati sono piuttosto concordi nel datare l’inizio della sua evoluzione 100 milioni di anni prima che i mammiferi facessero la loro comparsa sulla Terra. Probabilmente la secrezione di liquidi nutrienti fu dettata all’inizio dalla necessità di idratare le uova che rettili e uccelli deponevano sui terreni aridi. Solo successivamente sarebbero comparsi i capezzoli e la produzione del latte si sarebbe protratta anche dopo la nascita. La composizione si sarebbe poi differenziata tra le specie a seconda del tipo di alimentazione e delle necessità. Il latte umano, ad esempio, è ricco di zuccheri probabilmente per far fronte ai nuovi agenti patogeni che si diffusero con la rivoluzione agricola, mentre quello dei leoni ne contiene pochissimi, poiché i carnivori sono in grado di sintetizzare il glucosio a partire dalle proteine e dai grassi [The New York Times; Natalie Angier]

L’allattamento al seno svolge un ruolo importante nei primi stadi dello sviluppo del microbiota intestinale. Si tratta dei primi risultati dello studio clinico TEDDY (Environmental Determinants of Diabetes in the Young), che ha coinvolto sei centri di ricerca in USA, Svezia, Germania e Finlandia. In un primo studio i ricercatori hanno analizzato geneticamente oltre 12 000 campioni di feci appartenenti a 903 bambini tra i 3 e 46 mesi individuando tre fasi distintive nel processo di evoluzione del microbiota intestinale. Il fattore che ne influenza maggiormente la struttura è il latte materno che determina livelli più alti di Bifidobacterium. Altri fattori rilevanti sono il tipo di parto, la presenza di fratelli, cani o gatti in casa. In un secondo studio gli scienziati si sono concentrati sull’analisi del microbiota intestinale rispetto allo sviluppo del diabete di tipo 1, una malattia di origine autoimmune caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta pancreatiche deputate alla produzione di insulina. Il microbiota dei bambini sani appare più ricco di geni legati alla fermentazione e alla sintesi degli acidi grassi a catena corta rispetto a quello dei bambini malati, suggerendo che questo possa essere un fattore protettivo [Nature; Redazione]

La più grande associazione di pediatri britannici, Royal College of Pediatrics and Child Health (RCPCH), ha annunciato che non accetterà più alcun finanziamento dalle società che producono latte in polvere. La notizia è stata accolta con grande favore dalle associazioni che promuovono attivamente l’allattamento al seno come migliore forma di nutrimento per i neonati e che accusano queste società, a volte chiamate Big Formula (per richiamare Big Pharma), di fare pubblicità ingannevole. Sono infatti numerosi i casi nel mondo di campagne di marketing che propongono il latte in polvere come un “perfetto sostituto” di quello materno, descrivendolo di fatto come una versione artificiale del latte umano. L’effetto di queste campagne è particolarmente nefasto nei Paesi più poveri, dove i costi del latte in polvere non sono sostenibili e l’accesso all’acqua potabile, indispensabile per preparare il latte dalla polvere, è limitato [Quartz; Annabelle Timsit]

PLASTICITÀ
Riprogrammando geneticamente le cellule alfa del pancreas queste possono produrre insulina. Il risultato apre nuove strade per la cura del diabete, una patologia in cui le cellule beta del pancreas non secernono adeguatamente l’ormone chiamato insulina, responsabile del controllo dei livelli di glucosio nel sangue. Gli scienziati hanno prelevato dal pancreas umano agglomerati di cellule chiamati Isole di Langerhans. Queste contengono sia cellule alfa che cellule beta. Sono quest’ultime che normalmente producono insulina, e che nei soggetti diabetici non funzionano correttamente. Prelevando le cellule alfa dalle Isole, riprogrammandone il DNA e riassemblando il tutto, circa il 40% degli agglomerati ha cominciato a produrre insulina dopo una settimana in coltura. Le Isole riprogrammate sono state poi trapiantate in topi diabetici, osservando una normalizzazione dei livelli di zuccheri nel sangue. L’esperimento mostra un’inaspettata plasticità delle cellule alfa del pancreas [Nature; Matthew Warre]

Un nuovo modello spiega il legame tra la plasticità del metabolismo nei tumori e la regolazione genica. Per reagire a condizioni ambientali ostili e continuare a riprodursi, le cellule tumorali riprogrammano il loro metabolismo. Anche se negli anni si sono acquisite conoscenze sulla plasticità metabolica del cancro, finora si è approfondito poco il suo legame con le reti di regolazione genica. Un gruppo di ricercatori della Rice University propone sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) un nuovo quadro teorico che prevede, tra l’altro, l’esistenza di un fenotipo ibrido in cui sono attive simultaneamente due vie metaboliche, la glicolisi e fosforilazione ossidativa [PNAS; B. Bishal Paudel and Vito Quaranta]

Impulsi elettrici sincronizzati con i segnali di movimento ancora inviati dal cervello dei pazienti, possono stimolare la plasticità delle cellule del sistema nervoso lungo la spina dorsale e permettere di riguadagnare il controllo dei muscoli delle gambe dopo una lesione spinale. A ottobre un gruppo di ricercatori dell’École polytechnique fédérale de Losanna avevano annunciato che due dei loro pazienti paraplegici erano riusciti a compiere alcuni passi senza l’aiuto delle stampelle grazie a impulsi elettrici inviati da un dispositivo impiantato nella spina dorsale [The Guardian; Ian Sample]

RICERCA E SOCIETÀ
Il deficit model nella comunicazione della scienza è ancora molto diffuso. Per superare i suoi limiti andrebbe rivisitato e non rifiutato. Il documento “Royal Society report about The Public Understanding of Science”, risalente al 1985 e conosciuto come Bodmer report, viene considerato il manifesto del deficit model nella comunicazione della scienza. Secondo questo modello il pubblico difetta di conoscenze scientifiche ed è per questo diffidente verso la ricerca. Colmando queste lacune la società sarebbe disposta a finanziare la scienza e ad adottare approcci scientifici per risolvere i problemi concreti. Antonio Gomes da Costa osserva come in realtà il Bodmer report contenesse sì il riferimento a un deficit ma di competenze e atteggiamenti più che di conoscenze. Se il deficit model è ancora oggi molto diffuso, commenta Da Costa, forse è perché c’è confusione sulla sua stessa definizione. I metodi alternativi, quelli che tengono in considerazione i cosiddetti “saperi laici” del pubblico e adottano approcci partecipativi alla comunicazione della scienza, finora sembrano aver fallito. E allora Da Costa propone di ripensare l’intero quadro concettuale: il processo di conoscenza scientifica è basato sulla messa in discussione continua di ciò che sappiamo sulla base dei nuovi dati raccolti. E allora, se proprio di deficit dobbiamo parlare, forse dovremmo concentrarci sulla incapacità di adottare questo meccanismo di messa in discussione proprio della scienza [ECSITE; Antonio Gomes da Costa]

Ci sono tre fattori che rendono efficace e longevo un ente di consulenza scientifica e tecnologica al servizio del potere legislativo. L’ente deve essere prima di tutto bipartisan, includendo sia rappresentanti della maggioranza che dell’opposizione. In secondo luogo, deve scegliere un metodo di lavoro e rimanervi fedele (offrire le conoscenze scientifiche su temi altamente controversi o invece proporre raccomandazioni politiche). Infine, deve avere un budget commisurato alle sue attività. È quanto emerge da un questionario sottoposto a quasi 200 tra accademici, consulenti scientifici e politici appartenenti a 53 diversi Paesi [Nature; Chris Tyler e Karen Akerlof]

Intervista esclusiva a Kelvin Droegemeier, il nuovo consulente scientifico di Trump. Drogemeier, che ha studiato per quarant’anni le cause e gli effetti degli eventi meteorologici estremi, si è ufficialmente insediato a capo dell’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca la scorsa settimana, dopo essere stato confermato dal Senato il 2 gennaio. La sua posizione è molto delicata, viste le controverse affermazioni del Presidente su teorie scientifiche consolidate come l’origine antropica del cambiamento climatico. Intervistato da Science ha affermato che il clima è un sistema molto complesso e che per essere compreso a fondo è necessario proseguire con la ricerca scientifica. Ha inoltre dichiarato che la ripresa dell’economia permetterà allo Stato federale di diminuire il finanziamento alla ricerca di base: ci penseranno le società private a compensare. Per quanto riguarda il problema delle molestie sessuali Drogemeier non intende includerle nella definizione federale di “cattiva condotta scientifica”, che include la manipolazione e la falsificazione dei dati scientifici oltre al plagio [Science; Jeffrey Mervis]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Opportunity, fine del viaggio. Lo scorso 12 febbraio gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory della NASA hanno compiuto l’estremo tentativo di ristabilire le comunicazioni con il rover marziano Opportunity. Ai comandi di ripristino non è seguita nessuna risposta del rover e il giorno seguente la NASA ha deciso di dichiarare ufficialmente conclusa la missione di Opportunity [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

Bedin 1, la sorpresa dietro l’ammasso stellare. Un team impegnato nello studio della popolazione di nane bianche dell’ammasso globulare NGC 6752 ha compiuto una scoperta davvero sorprendente. Gli astronomi, coordinati da Luigi Bedin (INAF – Osservatorio Astronomico di Padova), hanno infatti individuato, nascosta dietro all’ammasso, una piccola galassia finora sfuggita a ogni rilevazione. Si tratta di una galassia estremamente antica, una sorta di reperto fossile della popolazione di sistemi stellari dell’Universo risalente a 13 miliardi di anni fa [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

C’è poca differenza fra reti virtuali e reali. La ego network è un modello di rete sociale formata da un individuo, l’ego, e da tutte le persone con cui l’ego ha un collegamento sociale, indicate come “gli altri”. Gli studi antropologici hanno mostrato che emergono strutture sorprendentemente ben definite all’interno della ego network del mondo offline, quello reale. Ma che dire del mondo virtuale e delle ego network che si formano online sui social media? [Scienza in rete; Marco Conti]

IN BREVE
La società di San Francisco OpenAI avverte: è possibile programmare un software capace di scrivere testi convincenti contenenti notizie false che possono poi essere diffuse via social media [MIT Technology Review]

Un numero sempre maggiore di sistemi di intelligenza artificiale è basato sulle reti neurali, il cui funzionamento è ancora poco compreso. Un gruppo di ricercatori sta cercando di sviluppare una teoria che permetta di capire quali compiti può svolgere una rete neurale costruita in un certo modo [Le Scienze]

Controllare il livello della pressione sistolica potrebbe avere degli effetti benefici sulla salute mentale. Questi i primi risultati dallo studio clinico SPRINT MIND che ha coinvolto oltre 9 000 pazienti [JAMA Editorial; Kristine Yaffe]

Somministrando un farmaco che negli esseri umani regola l’appetito è possibile spingere le zanzare della febbre gialla (Aedes aegypti) a comportarsi come se avessero appena “mangiato” il sangue della loro vittima [The Atlantic]

L’EPA, l’agenzia di protezione ambientale statunitense, è stata criticata per non aver imposto limiti stringenti sulla presenza delle sostanze inquinanti PFAS nelle risorse idriche [Science]

Ispirati da Greta Thunberg, venerdì scorso migliaia di studenti britannici hanno scioperato per chiedere al governo politiche più incisive per contrastare il cambiamento climatico [The Guardian]

Il ministro della transizione ecologica si è rivolto alle quattro ONG francesi che intendono fare causa al Governo per la carenza di interventi contro il cambiamento climatico. In poco più di due mesi, la petizione, chiamata Affaire du siècle, ha raccolto oltre due milioni di firme [Le Monde]

Le notizie di scienza della settimana #88

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 12 febbraio 2019]

Il 12 febbraio si festeggia il Darwin Day. A Milano è prevista una due giorni di eventi presso il Museo civico di storia naturale, dedicata al ruolo centrale e multiforme giocato dalle immagini nel processo di conoscenza della natura. Gli incontri saranno trasmessi in streaming su www.scienzainrete.it. Nell’immagine: un’illustrazione tratta dal “Recueil d’observations de zoologie et d’anatomie comparée” del 1833. Credit: Internet Archive Book Images/Flickr.

ALTA TEMPERATURA
Giovedì scorso Alexandria Ocasio-Cortez (nota anche con le sue iniziali AOC) ha presentato una proposta di legge per un “Green New Deal”, 10 anni di mobilitazione nazionale per trasformare l’economia statunitense in un’arma contro il cambiamento climatico. Si tratta di una sfida che potrebbe incidere sule politiche del clima nei prossimi anni [The Atlantic; Robinson Meyer]

Il 2018 è stato il quarto anno più caldo dal 1850, secondo la World Meteorological Organization (WMO), che lo ha annunciato mercoledì 6 febbraio dopo aver completato l’analisi combinata di 5 diversi set di dati raccolti da istituti di ricerca e agenzie di tutto il mondo. La temperatura media nel 2018 è stata di 1°C superiore al livello preindustriale. Il 2016 si conferma l’anno più caldo dall’inizio delle misurazioni, 1,2°C sopra la media preindustriale, mentre 2015 e 2017 sono i secondi due anni più caldi con temperature in media 1,1°C più elevate rispetto a quelle del periodo 1850-1900. Insomma: gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi da quando misuriamo le temperature del nostro pianeta. Ma a preoccupare di più i meteorologi è la tendenza di lungo periodo: i 20 anni più caldi sono stati registrati negli ultimi 22 anni. I risultati della WMO sono basati sull’analisi di NOOA e NASA (USA), Met Office e Climatic Research Unit della University of East Anglia (UK), Copernicus Climate Change Service (UE) e della Japan Meteorological Agency. Le conclusioni della WMO sono coerenti dunque con la stima di NASA e NOAA, annunciata anch’essa mercoledì, e del Copernicus Climate Service, che invece era stata resa pubblica all’inizio di gennaio [World Meteorological Organization]

«Ma perché fa così freddo allora?» è questa la domanda che un giornalista che si occupa di clima teme di più. Ma è la domanda che si sono posti molti americani, compreso il Presidente Trump, durante il vortice artico che ha colpito le zone centro-settentrionali del Nord America alla fine di gennaio, portando le temperature fino a meno 20°C. «Pur essendo un quesito ingenuo non dovremmo stancarci di trovare risposte nuove», commenta Kendra Pierre-Louis sulle pagine del New York Times. Il punto è che il clima non è il meteo e che gli inverni fortunatamente ancora esistono. Il meteo ci aiuta a decidere cosa indossare oggi, mentre il clima ci guida ad allestire il nostro guardaroba [The New York Times; Kendra Pierre-Louis]

Onde di calore da due a tre volte più frequenti e intense rispetto a 100 anni fa. È questo il risultato dell’analisi condotta da un gruppo di scienziati della University of Warwick e pubblicato su Geophysical Research Letters alla fine di gennaio. Lo studio è di particolare interesse perché ha misurato con accuratezza la frequenza di eventi rari, come le ondate di calore, a partire dalla serie storica delle temperature giornaliere dal 1900 a oggi nel Regno Unito [GeoSpace blog – American Geophysical Union; Peter Thorley]

INQUINANTI INVISIBILI
Migliaia di composti della famiglia PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono utilizzate in schiume antincendio, rivestimenti impermeabili e antiaderenti, involucri alimentari, ma i ricercatori non sanno quante sono e qual è la loro pericolosità. Si tratta di catene di atomi di carbonio e fluoro a cui sono agganciati dei gruppi funzionali che possono contenere ossigeno, idrogeno e zolfo. La forza del legame tra fluoro e carbonio rende queste molecole non degradabili. Nel 2009 la Convenzione di Stoccolma ha messo al bando una di queste sostanze, il PFOA o acido perfluoroottanoico, mentre il PFOS, acido perfluoroottansolfonico, verrà aggiunto alla lista quest’anno. È ormai chiaro che questi composti, che persistono nell’ambiente e si accumulano negli organismi viventi (concentrazioni preoccupanti sono state trovate nel circolo sanguigno umano in diverse zone del mondo, fra le quali il Veneto), sono nocivi per la salute umana (causano malattie del sistema endocrino e sono cancerogeni), anche se non si conoscono i meccanismi biologici che li rendono tossici. Poco si sa invece delle altre sostanze della famiglia PFAS, che l’industria ha cominciato a utilizzare dagli anni 2000, quando la dannosità di PFOS e PFOA è diventata nota. Diversi laboratori nel mondo cercano di ricostruire le formulazioni utilizzate analizzando campioni di acque contaminate e nel frattempo si studiano soluzioni per uno smaltimento sicuro dei PFAS già accumulati nell’ambiente [Nature; XiaoZhi Lim]

L’attività umana ha fortemente alterato il ciclo dell’azoto con effetti disuguali nelle varie zone del pianeta. Una delle fonti primarie di aumento della concentrazione di azoto reattivo sono i processi produttivi alimentari. La quantità di fertilizzanti azotati utilizzati nei Paesi sviluppati è aumentata costantemente negli ultimi quarant’anni, ma i raccolti non hanno aumentato il loro contenuto di azoto in maniera paragonabile. Il risultato è un eccesso di azoto reattivo nell’atmosfera, pericoloso per la salute umana e per la biodiversità. Al contrario in altre aree, come l’Africa Subsahariana e i Paesi asiatici in via di sviluppo, l’accesso a questi fertilizzanti è limitato e questo genera raccolti insufficienti e la difficoltà a rispondere alla domanda di cibo. Finora si è intervenuti principalmente per limitare l’emissione di ossidi di azoto dovuta ai combustibili fossili, mentre il settore agricolo è stato scarsamente regolato. Dall’altro lato poco è stato fatto per risolvere la carenza di azoto in quelle regioni del mondo in cui si fatica a produrre cibo a sufficienza [Science; Carly J. Stevens]

Il problema dell’inquinamento degli oceani da parte delle microplastiche, frammenti plastici di dimensioni inferiori a 5 mm, è sempre più pressante, ma difficile da comunicare . A differenza delle macroplastiche, per cui le immagini delle isole di rifiuti che si estendono negli oceani parlano da sole, le microplastiche non si vedono. Per far crescere la consapevolezza dei cittadini a riguardo e favorire un cambiamento nelle loro abitudini, l’organizzazione non profit Just One Ocean insieme all’Università di Portsmouth ha avviato il progetto di citizen science “The Big Microplastic Survey”. I partecipanti sono chiamati a raccogliere i dati relativi alla quantità e alla qualità delle microplastiche visibili (tra 1 mm e 5 mm di dimensione) presenti sulle spiagge a loro vicine [The Conversation; David Jones]

RICERCA E SOCIETÀ
Sono 400 gli articoli pubblicati tra il 2000 e il 2017 su riviste mediche di lingua inglese e riguardanti trapianti di organi effettuati su pazienti cinesi che non contengono prove attestanti il consenso dei donatori. È quanto ha concluso uno studio coordinato dalla Macquarie University di Sidney e pubblicato su BMJ Open. Il sospetto è che gli organi provengano dai prigionieri politici condannati a morte. Di questa pratica barbara avevano dato evidenza altre indagini, ma questa volta gli autori dell’articolo chiedono alle riviste in questione di ritirare gli studi per dare un segnale forte di dissenso della comunità medica: i risultati di una ricerca condotta in modo non etico non devono essere sfruttati da alcuno scienziato [The Guardian; Melissa Davey]

Il divario di genere nella competizione per i fondi è dovuto al sesso del proponente o al contenuto del progetto? Ha risposto a questa domanda uno studio, pubblicato sull’ultimo numero di The Lancet (un numero tematico intitolato “Advancing women in science, medicine, and global health”) che ha analizzato oltre 20 000 progetti sottoposti ai Canadian Institutes of Health Research tra il 2011 e il 2016 per ricevere un finanziamento. I progetti sono stati assegnati per revisione a due diversi programmi, uno in cui il curriculum del principal investigator veniva considerato nel processo di valutazione, l’altro in cui, invece, veniva giudicata solo la qualità del progetto. Nel primo programma la percentuale di successo di una donna è risultata il 4% più bassa di quella di un uomo, mentre nel secondo il gap è solo dello 0,9% [The Lancet; Holly O Witteman, Michael Hendricks, Sharon Straus, Cara Tannenbaum]

La sfida lanciata su Facebook #tenyearchallenge offre degli spunti per capire quanto sappiamo riguardo all’utilizzo dei dati personali e agli algoritmi che li analizzano per estrarne valore. Alcuni utenti hanno reagito ironicamente alla sfida, facendo riferimento al fatto che le immagini raccolte potrebbero costituire un perfetto database di allenamento per un sistema di riconoscimento facciale che voglia includere gli effetti dell’invecchiamento. Ma quanto sappiamo riguardo ai dati, la loro condivisione, la loro compravendita e la loro analisi? Purtroppo gli studi condotti finora non permettono di rispondere a questa domanda, ma occorre rimediare se vogliamo costruire un’intelligenza artificiale che porti beneficio alla collettività [LSE Impact Blog; Helen Kennedy]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Eredità biparentale dei mitocondri, uno studio apre il dibattito. A dicembre è stato pubblicato un articolo su PNAS che suggerisce che in alcuni casi anche il padre possa trasmettere i propri mitocondri ai figli. Casi troppo rari per far crollare il dogma dell’eredità materna, ma comunque risultati eccezionali che potrebbero avere importanti implicazioni nello studio delle malattie mitocondriali. La comunità scientifica non è però concorde nell’accettare questi risultati e gli esperti sostengono la necessità di condurre ulteriori analisi per escludere la possibilità che i risultati siano dovuti a un artefatto [Scienza in rete; Anna Romano]

IN BREVE
Due ricerche pubblicate su Nature rivedono le stime sul contributo dello scioglimento dei ghiacci antartici all’innalzamento del livello degli oceani [Carbon Brief]

Una ricerca recente sull’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale da parte della polizia in Inghilterra e Galles suggerisce la necessità di regole molto più severe sull’impiego di questa tecnologia (come sta facendo la città di San Francisco) [The Conversation]

Depositata una calotta protettiva sul sismometro della sonda InSight arrivata su Marte a dicembre scorso. Lo proteggerà dai venti e dalle fluttuazioni di temperatura per assicurarsi che non perturbino i dati [NASA]

La popolazione mondiale potrebbe cominciare a diminuire a partire dal 2050. Questa la tesi del libro “Empty Planet: The Shock of Global Population Decline” dei giornalisti canadesi John Ibbitson et Darrel Bricker, che contraddice le previsioni dell’ONU in materia [Usbek e Rica]

Chief Medical Officer britannici suonano un campanello di allarme sull’uso di dispositivi elettronici e social media da parte dei più piccoli: tenete il cellulare fuori dalla camera da letto e fate più attività fisica [The New York Times]

Arrivati alla maggiore età, ragazzi e ragazze che non sono stati vaccinati per scelta dei genitori considerano la possibilità di “recuperare”. E in alcuni stati USA si discute l’opportunità di abbassare l’età per esprimere il consenso alle vaccinazioni [Undark]

Secondo The Lancet il problema dell’obesità va inquadrato in un contesto più ampio, quello della sindemia di obesità, denutrizione e cambiamento climatico [The Lancet]

L’istituto superiore di sanità francese giudica prematura l’idea di rimborsare i test di espressione genica per i tumori al seno ai primi stadi, utilizzati per stabilire la necessità o meno di sottoporsi a chemioterapia. Serve uno studio clinico comparativo che ne attesti la superiorità rispetto alle altre valutazioni cliniche [Le Monde]

Le notizie di scienza della settimana #87

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 5 febbraio 2019]

Nonostante se ne parli poco, l’epidemia di Ebola nel nordest della Repubblica Democratica del Congo va avanti. Sono passati ormai sei mesi da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne ha dichiarato l’inizio. I casi accertati al 29 gennaio sono 752 e i morti 465. Si tratta della seconda peggiore epidemia di Ebola di sempre, seconda solo a quella del 2014-2016 nell’Africa occidentale. Dall’inizio di dicembre l’epicentro dell’epidemia si è spostato verso sud nelle città di Butembo e nella municipalità di Katwa. A preoccupare le autorità dell’OMS c’è il fatto che l’86% dei casi diagnosticati in queste due zone ha lavorato o si è recato in un centro di cura. In più nell’area di Katwa l’80% dei casi di Ebola diagnosticati non sono riconducibili a persone che hanno contratto il virus in precedenza. L’impossibilità di rintracciare i contatti rende molto difficile capire come si sta diffondendo il virus. Nell’immagine: Ebola recovery, Liberia 29 gennaio 2015. Credit: USAID / Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0.

PROTEGGERE I DATI GENETICI
Un’intelligenza artificiale per riconoscere tratti di DNA che codificano per un patogeno o una tossina. Questo è l’obiettivo della US Intelligence Advanced Research Projects Agency che ha lanciato un’iniziativa per progettare algoritmi in grado di riconoscere sequenze genetiche pericolose ed evitare così che potenziali terroristi richiedano di sintetizzarle alle ormai numerose società private che offrono questi servizi a centri di ricerca e laboratori di tutto il mondo. I primi risultati sono stati presentati durante l’incontro dell’American Society for Microbiology il 31 gennaio scorso. La speranza è che questa ricerca permetta di capire i collegamenti tra specifiche sequenze di DNA e certe funzioni biologiche e anche di identificare la sequenza universale che consente ai virus e alle tossine di attaccarsi alle cellule [Nature; Sara Reardon]

I test genetici del DNA fetale diventano sempre più affidabili: è importante educare il personale sanitario e i futuri genitori a comprenderne il significato. L’analisi del DNA fetale nel circolo sanguigno della madre si sta diffondendo sempre di più. Offre un’alternativa meno invasiva rispetto ad altre indagini dei difetti cromosomici, come l’amniocentesi e la villocentesi. In uno studio, pubblicato il 28 gennaio su Nature Medicine, è stata testata con successo su 233 gravidanze una tecnologia di isolamento e sequenziamento del DNA fetale in grado di individuare 30 diversi disordini genetici derivanti dalle mutazioni di singoli geni. Tuttavia queste indagini non sono quasi mai conclusive e spesso devono essere seguite da esami più approfonditi. È dunque importante accompagnare lo sviluppo di questa nuova diagnostica alla formazione di consulenti genetici e a una maggiore diffusione di informazioni verso il pubblico [Nature Editorial]

Per arginare la fuga di dati genetici verso gli Stati Uniti è necessario mettere in campo nuove politiche per una genetica á la francese 2.0. È questo l’appello lanciato da due ricercatori dalle pagine di Le Monde. Nonostante in Francia sia vietato l’acquisto dei test genetici venduti da società come 23andMe, MyHeritage o AncestryDNA, sono numerosi i cittadini francesi che vi hanno fatto ricorso. Secondo i due ricercatori questo rappresenta il fallimento della politica francese in materia. Per invertire la rotta e arginare il flusso di dati genetici francesi verso gli USA è necessario cambiare la legge e al tempo stesso lanciare progetti di ricerca multidisciplinari sull’argomento. A rendere “francese” questo progetto è l’importanza data al consenso da parte dei cittadini, che dovrebbe essere dinamico e ritirabile in qualsiasi momento se gli obiettivi dei ricercatori non fossero più condivisi dai proprietari dei dati [Le Monde; Henri-Corto Stoeklé et Guillaume Vogt]

FUMO DI SIGARETTA E INQUINAMENTO ATMOSFERICO
L’inquinamento atmosferico influenza la nostra capacità di essere felici. Un gruppo di ricercatori cinesi ha analizzato 210 milioni di tweet emessi dagli utenti del social network Sina Weibo (simile a Twitter) geolocalizzati in 144 città cinesi, e ha costruito un indice di felicità. Questo indice è stato poi messo in relazione con la concentrazione di PM 2.5 nell’area di localizzazione del tweet. Ebbene esiste una correlazione tra aumento del livello di inquinamento e diminuzione dell’indice di felicità. Lo studio, pubblicato su Nature Human Behaviour, è l’ultimo di una serie di ricerche che punta a dimostrare l’impatto che l’inquinamento ha sulla salute mentale dei cittadini [The Conversation; Peter Howley]

L’esposizione ad alti livelli di biossido di azoto in gravidanza aumenterebbe il rischio di aborto spontaneo quanto il fumo di sigaretta. Uno studio condotto nella città di Salt Lake City, nello Utah, ha analizzato i dati relativi a 1300 aborti spontanei avvenuti tra il 2007 e il 2015, trovando che un aumento nella concentrazione di NO2 di 20 µg/m3 è associato a un aumento del 16% del rischio di aborto. Nessuna correlazione significativa è stata trovata con gli inquinanti diversi dal biossido di azoto. Studi recenti avevano mostrato una correlazione tra l’inquinamento atmosferico e la frequenza di nascite premature o il numero di neonati sottopeso, ma questa ricerca indaga per la prima volta gli effetti a breve termine sulla gravidanza [The Guardian; Damian Carrington]

Le sigarette elettroniche sarebbero uno strumento più efficace dei sostituti della nicotina per smettere di fumare. Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori della Queen Mary University di Londra che ha condotto uno studio randomizzato controllato su oltre 800 persone. I partecipanti hanno ricevuto un kit per sigaretta elettronica oppure sostituti della nicotina (come cerotti o gomme da masticare) e sono stati seguiti per un anno da uno psicoterapeuta. Al termine dello studio il 18% di coloro che avevano ricevuto la sigaretta elettronica avevano smesso di fumare contro il 10% dell’altro gruppo. C’è da dire però che tra coloro che grazie alla E-cig hanno smesso di fumare, l’80% utilizzava ancora la E-cig dopo un anno, contro il 9% dell’altro gruppo. Si tratta del primo studio rigoroso di efficacia per le sigarette elettroniche, ma i tassi di abbandono della sigaretta convenzionale sono comunque molto bassi. Inoltre non è chiaro se i risultati possano essere estesi ad altri tipi di sigarette elettroniche e ad altri contesti culturali [Vox; Julia Belluz]

RICERCA E SOCIETÀ
Una legge di programmazione pluriennale per il finanziamento alla ricerca in Francia. Lo ha annunciato il Primo Ministro Edouard Philippe intervenuto in occasione delle celebrazioni per gli 80 anni della nascita del CNRS. La legge, che dovrebbe essere discussa nel 2020 ed entrare in vigore nel 2021, si baserà su tre pilastri: finanziamento, attrattività delle carriere e competitività. Il maggiore sindacato dei ricercatori chiede un aumento di 3 miliardi di euro affinché la spesa in ricerca e sviluppo raggiunga il 3% del PIL del Paese [Le Monde; David Larousserie]

A 63 giorni dalla Brexit lo staff della European Medicines Agency ha piegato le bandiere dei 28 Stati membri che adornavano l’ingresso degli uffici di Canary Wharf e ha detto addio alla sede londinese. L’EMA, l’agenzia europea che regola la commercializzazione dei farmaci, si sposta ad Amsterdam, che ha vinto la gara per ospitarla dopo il referendum sulla Brexit. L’Agenzia deve infatti essere collocata in uno Stato membro dell’Unione [The Guardian; Lisa O’Carroll

Dietro l’atteggiamento riservato degli scienziati cinesi potrebbe esserci una cultura del “fare” prima di “dire” e non l’intenzione di tenere nascosti i risultati. Il lavoro della sociologa Joy Y. Zhang, che da 14 anni studia la comunità dei ricercatori delle scienze della vita in Cina, collega l’atteggiamento cauto verso le grandi scoperte al senso di responsabilità verso la società in seguito alle riforme di Deng Xiaoping. La scelta di annunciare solo a fine dicembre che la sonda Chang’e 4 sarebbe atterrata sul lato nascosto della Luna denuncia i timori di fare fronte pubblicamente all’eventuale fallimento dell’operazione. In più manca una cultura della deliberazione collettiva, indispensabile quando la ricerca scientifica pone degli interrogativi etici, come nel caso della coppia di gemelline con DNA modificato mediante la tecnica CRISPR, che il biologo He Jiankui avrebbe fatto nascere lo scorso anno. Ma nel Paese sta crescendo il bisogno di trasparenza e coinvolgimento del pubblico [Undark Magazine; Joy Y. Zhang]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
La TAV conviene? Per rispondere a questa domanda l’economista Fabio Pasquali, dal 2016 segretario della delegazione italiana della Commissione intergovernativa per il progetto del collegamento ferroviario Torino-Lione, chiarisce la logica dell’analisi costi-benefici commissionata nel 2011 dai promotori del progetto. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha commissionato una seconda analisi costi-benefici nel 2018 i cui risultati non sono ancora noti [Scienza in rete; Fabio Pasquali]

IN BREVE
Nelle prigioni statunitensi vengono registrate, spesso senza consenso, le telefonate dei detenuti per ricavare le loro “impronte vocali”. Spesso vengono registrate anche le voci delle persone all’altro capo del filo [The Intercept]

Chi ha abitato e quando la grotta di Denisova? Due studi pubblicati su Nature hanno risposto a questa domanda datando l’enorme mole di reperti fossili rinvenuta nella grotta nel sud della Siberia [Science]

Un batterio responsabile per l’infiammazione cronica delle gengive trovato nel cervello di pazienti colpiti dalla malattia di Alzheimer [The Conversation]

In un esperimento sul campo un gruppo di ricercatori ha simulato il processo di evoluzione per selezione naturale studiando l’interazione tra il colore del suolo e quello del mantello dei topi [The Atlantic]

Negli ultimi due anni è diminuito il numero di studenti europei in arrivo in Gran Bretagna per il dottorato o il post dottorato. Colpa della Brexit? [Nature]

Mentre si registrano nuovi casi di morbillo in Georgia, Hawaii e Oregon, dopo i 38 casi confermati nello stato di Washington, alcuni ragazzi cercano su internet dei modi di vaccinarsi senza il consenso dei genitori [IFLSCIENCE!]

Nel libro “4”, pubblicato da Zones Sensibles, Alexandre Laumonier racconta lo sforzo tecnologico delle società finanziarie per far guadagnare qualche millisecondo o microsecondo ai propri clienti e farli arricchire con il trading finanziario ad alta frequenza [Le Monde]

Una nuova e più veloce tecnica di stampa 3D arriva dai ricercatori della University of North Carolina at Chapel Hill. Si chiamar Replicator e usa la tecnologia impiegata per indirizzare con estrema precisione le radiazioni nel trattamento dei pazienti oncologici [Science]