Le notizie di scienza della settimana #59

[originariamente pubblicata su Scienza in rete il 26 aprile 2018]

Ottenere il finanziamento per un progetto di ricerca subito dopo il dottorato è determinante per la capacità di raccogliere fondi durante tutta la carriera di uno scienziato. In un articolo, pubblicato recentemente sui Proceedings of the National Academy of Sciences, un gruppo di sociologi dell’Università di Amsterdam ha seguito 4000 ricercatori che hanno fatto richiesta, tra il 2002 e il 2008, del grant per giovani scienziati messo al bando dal consiglio nazionale delle ricerche. Ebbene coloro che sono risultati vincitori, anche se per un soffio, hanno ottenuto, negli otto anni successivi, più del doppio dei finanziamenti rispetto a chi non ce l’ha fatta. Il paradosso è che tra i due gruppi, gli “appena vincitori” e gli “appena perdenti”, non c’è differenza in termini di produttività scientifica (numero di pubblicazioni e loro impatto). La spiegazione risiederebbe nella tendenza, da parte dei comitati di valutazione degli enti erogatori di finanziamenti, a far pesare molto l’aver ottenuto fondi di ricerca in passato. Nell’immagine: giovani scienziati in laboratorio. Credit: Young Scientist Journal.

Il 10 maggio si terrà un grande convegno del Gruppo 2003 al CNR di Roma (14:00-18:00) dedicato alle strategie per rilanciare la ricerca scientifica in Italia.Nel primo intervento Mario Pianta (Università Roma Tre) darà un quadro economico della ricerca nazionale. Successivamente Luca Moretti (CNR Bruxelles) esporrà le performance italiane in Horizon 2020 e riferirà del dibattito sul nuovo programma quadro della commissione europea. Maria Pia Abbracchio e Maria Cristina Facchini (Gruppo 2003) forniranno analisi e proposte su reclutamento dei ricercatori, valutazione della ricerca e finanziamento. Seguirà un ampio dibattito dal pubblico, a partire da dieci protagonisti della ricerca nazionale ed europea: Maria Caramelli (IZSPLV); Alessandro Damiani (APRE); Andrea Ferrari (Graphene Center, Cambridge); Cristina Messa (Milano-Bicocca); Luigi Nicolais (MIUR); Giorgio Parisi (La Sapienza); Francesca Pasinelli (Telethon); Annalisa Pelizza (ERC starting grant); Piergiuseppe Torrani (AIRC); Paola Zaratin (AISM). [Scienza in rete; Redazione]. A questo indirizzo è possibile iscriversi.

Segnali di miglioramento arrivano dal settore del trasferimento tecnologico della ricerca nelle università italiane. È quanto emerge dal Rapporto Netval 2018, pubblicato pochi giorni fa dal consorzio che mette insieme, ormai dal 2007, 58 università e 7 enti pubblici di ricerca. Sono 225 gli impiegati nei 56 uffici universitari di trasferimento tecnologico, e 8 i milioni di euro di budget. Un po’ poco rispetto a un fondo di finanziamento ordinario delle università pari a circa 5,5 miliardi di euro. [Scienza in rete; Luca Carra]

Il 4 aprile il Ministero della Salute ha reso noti i fondi destinati alla ricerca finalizzata relativi al biennio 2016-2017, stanziati per realizzare il programma nazionale della ricerca sanitaria 2017-2019: 95 milioni di euro di cui circa 50 milioni dedicati ai ricercatori con meno di 40 anni. Diverse le tipologie di finanziamento: progetti ordinari, progetti cofinanziati dall’industria, programmi di rete e, appunto, progetti per giovani ricercatori. Novità di quest’anno sono i 5 milioni destinati agli starting grant, dedicati ai ricercatori under 33. [Scienza in rete; Cristina Da Rold]

Destinare maggiori fondi a ricerca e innovazione nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione Europea. È questo il manifesto promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme ad altre grandi organizzazione scientifiche europee, in vista dell’inizio delle negoziazioni del nuovo budget europeo per il periodo 2021-2027. Durante queste negoziazioni, che proseguiranno per 18 mesi, verrà discusso il nuovo programma quadro della Commissione Europea (FP9), che succederà a Horizon 2020. [Scienza in rete; Luca Moretti]

È di poche settimane fa la notizia del fermo, operato dalla Procura di Torino, di due membri di una gang accusati di aver scatenato il panico il 3 giugno scorso in piazza San Carlo a Torino. Il caso sembrerebbe, dunque, avviarsi a conclusione. Sarebbe invece meglio soffermarsi sul perché una folla può reagire in modo tale da lasciare sul campo un morto e più di 1.500 feriti. Per scoprire magari che l’esito drammatico non era affatto scontato. Quale dinamica si innesca durante le evacuazioni d’emergenza in luoghi sovraffollati? Come fare a evitare tragedie simili, o quanto meno minimizzarne i danni? Anche in questo la ricerca scientifica può dare un aiuto molto concreto. [Scienza in rete; Nicola Bellomo e Luca Carra]