Le notizie di scienza della settimana #49

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 14 febbraio 2018]

L’11 febbraio scorso è stata festeggiata la giornata internazionale delle ragazze e delle donne nella scienza, istituita dall’assemblea generale delle Nazioni Uniti nel 2015. Ecco le testimonianze e i consigli di alcune scienziate, in momenti diversi della carriera, raccolti da Science, da cui emerge l’importanza per le giovani a inizio carriera di avere come riferimento ricercatrici esperte capaci anche di comprendere le loro difficoltà. E poi: sfidare i pregiudizi e gli stereotipi. Infine: essere consapevoli della cosiddetta impostor syndrome, la difficoltà a riconoscere le proprie capacità e i propri successi. Credit: Argonne National Laboratory / Filckr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0.

VACCINI: IL DIBATTITO SEMPRE PIÙ POLARIZZATO

Sta suscitando polemiche il programma previsto per il convegno ‘New frontiers of biology’, con cui il 2 marzo l’Ordine Nazionale dei Biologi celebrerà il suo cinquantesimo anniversario a Roma. Tra gli invitati esponenti di spicco della posizione antivaccinista, come Antonietta Gatti, Luc Montaigner, Yehuda Schoenfeld. Ricercatori e biologi si sono rivolti a Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine e senatore del gruppo ALA, affinché riveda il programma del convegno. Il commento di Pietro Greco. [Scienza in rete; Pietro Greco] 

Sul tema dei vaccini si è svolto l’acceso dibattito tra Roberto Burioni, immunologo dll’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e Dino Giarrusso, giornalista delle Iene ora candidato con il Movimento 5 Stelle. Burioni si è rivolto a Giarrusso con queste parole: «Se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea, specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure —più comodo per lei — io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno.». È ben nota la posizione di Burioni riguardo alla scienza: per lui non è democratica. Ma potrebbe almeno essere gentile? Il rischio, altrimenti, è quello di ingrassare le fila di chi della scienza, e degli scienziati, non si fida. [Linkiesta; Andrea Coccia] 

Tra il 15 e il 23 febbraio le Università di numerose città italiane ospiteranno una serie di incontri di formazione e sensibilizzazione sul tema dei vaccini, rivolti ai ragazzi delle scuole medie superiori. Si tratta dell’UniVax Day 2018 organizzato dalla Società Italiana di Immunologia, Immunologia Clinica e Allergologia (SIICA), una sorta di “vaccinazione” contro l’epidemia di fake news sui vaccini. Potete trovare qui il programma completo degli incontri. [Il Sole 24 Ore Sanità; Redazione] 

PIÙ, PIÙ SALUTE?

Il 3 febbraio la copertina di The Economist recitava ‘Doctor You. How data will transform health care’. La possibilità di raccogliere autonomamente dati sul proprio stato di salute, grazie a dispositivi mobili intelligenti, la disponibilità delle cartelle cliniche e delle prescrizioni in formato elettronico, l’analisi dei big data per automatizzare le diagnosi. Sono questi alcuni degli aspetti che, secondo la rivista britannica, miglioreranno l’assistenza sanitaria, sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri. E se c’è il timore che, in un primo momento, questa grande disponibilità di dati possa essere utilizzata per discriminare, a lungo termine resteranno solo i benefici. [The Economist; Redazione]

Ci sono però delle conseguenze negative nell’utilizzo delle tecniche di machine learning per sistemi di assistenza alla decisione in ambito sanitario. In un editoriale sul Journal of the American Medical Association, Cabitza, Rasoini e Gensini ne elencano quattro: perdita di competenza del personale medico, scarsa considerazione del contesto (un esempio: partendo dai dati sui ricoveri in un ospedale, un sistema automatico decreta che i pazienti con polmonite e asma hanno una prognosi migliore di quelli con sola polmonite, ma il motivo è che i pazienti con una storia di asma vengono ammessi direttamente in terapia intensiva se si presentano in ospedale con la polmonite), trattare le valutazioni mediche come dati accurati senza considerarne l’incertezza intrinseca, scarsa conoscenza dei meccanismi che dagli input generano gli output (algoritmi come scatole nere).[JAMA; Federico Cabitza, Raffaele Rasoini, Gian Franco Gensini]

Nel frattempo a San Francisco si discute di un giuramento di Ippocrate per gli scienziati dei dati. Durante l’incontro ‘Data For Good Exchange’ è stata redatta la bozza di un codice etico che, per ora, i data scientist dovrebbero impegnarsi a rispettare su base volontaria. Ma c’è molta perplessità sull’efficacia di un simile strumento. Da una parte i principi enunciati lasciano un ampio spazio interpretativo, dall’altra appaiono di limitata applicabilità all’interno di compagnie che non hanno alcun vincolo, se non quello del profitto. Un impiegato che solleva un problema etico riguardo a un progetto a cui collabora verrà ascoltato o invece messo da parte? Tuttavia alcuni ritengono che questo processo di autoregolazione servirà a informare i politici e i legislatori affinché stabiliscano norme più stringenti per l’utilizzo dei dati. [Wired; Tom Simonite]

RICERCA E SOCIETÀ

Pietro Greco, dati alla mano, porta all’attenzione della campagna elettorale in corso il problema della formazione universitaria. Nel nostro Paese i laureati nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni sono il 26%, contro una media OCSE del 40%. Per ogni studente universitario lo Stato italiano spende circa 8’650 euro all’anno, contro i 12’100 euro della media OCSE. In Italia gli investimenti pubblici in formazione sono scesi del 14% tra il 2010 e il 2014. Se pensate che l’università sia costosa, provate con l’ignoranza. [Scienza in rete; Pietro Greco]

Alla fine del 2013 la società farmaceutica americana Gilead lanciava sul mercato il Sofosbuvir, un antivirale diretto per il trattamento dell’epatite C. Negli Stati Uniti il costo un ciclo di dodici settimane di terapia era (ed è tuttora) di 84 mila dollari. Oggi il governo indiano acquista lo stesso ciclo di terapia al costo di 80 dollari dai produttori di farmaci generici indiani. La terapia è poi distribuita gratuitamente ai pazienti degli stati del Punjab e di Haryana, circa 60 mila persone. Come è stato possibile? Grazie all’azione combinata di attivisti, medici e rappresentanti del governo, che hanno favorito il superamento degli ostacoli riguardanti la proprietà intellettuale e l’approvazione del generico da parte dell’agenzia del farmaco. Le società farmaceutiche indiane sono state in grado di offrire un prezzo così basso perché il numero totale di pazienti bisognosi della terapia è talmente elevato che i margini di profitto sono comunque garantiti. [Undark Magazine; Huizhong Wu]

La Cina pianifica investimenti sostanziali nel settore dell’intelligenza artificiale(IA), sia sul fronte dell’hardware che del software. L’industria dell’IA cinese punta a raggiungere un valore di 150 miliardi di dollari entro il 2030. Ma i rischi non mancano. La numerosità della popolazione cinese, l’assenza di leggi che tutelino concretamente la privacy dei cittadini e l’incredibile diffusione del commercio online crea una immensa disponibilità di dati, che potrebbero essere usati per sorvegliare i cittadini, privandoli delle libertà fondamentali. [Science; Christina Larson]

Le notizie di scienza della settimana #48

[originariamente pubblicato su Scienza in rete l’8 febbraio 2018]

Alle 21h45 (ora italiana) di martedì 6 febbraio è avvenuto il lancio del razzo Falcon Heavy della compagnia di aeronautica privata Space X di proprietà del magnate Elon Musk. Si tratta del razzo più potente al mondo, con 27 motori disposti sui tre stadi del lanciatore e un carico massimo trasportabile dall’ultimo stadio pari a 65 tonnellate. Per questo lancio Musk ha deciso di inviare nello spazio, su un’orbita distante dalla Terra circa 380 milioni di chilometri, una Roadster rossa, una delle automobili prodotte dall’azienda Tesla, anch’essa di sua proprietà. Nell’immagine una foto del lancio del razzo Falcon Heavy scattata alla stazione di lancio di Cape Canaveral il 6 febbraio 2018. Credit: Space X / Flickr. Licenza:CC0 1.0.

TRACCIARE E PREVEDERE L’INFLUENZA STAGIONALE

A metà gennaio i CDC statunitensi pensavano che il picco della stagione influenzale fosse passato. Si sbagliavano: i casi di influenza sono ancora numerosi in 49 Stati e quasi il 7% di coloro che si rivolgono a un medico ne presentano i sintomi, la percentuale più alta dal 2009. Prevedere la diffusione dell’influenza è un compito molto difficile. Numerosi gruppi di ricerca lavorano da anni a modelli più robusti, che analizzino diverse sorgenti di dati. Il fallimento di Google Flu Trends nel 2015 ha insegnato infatti che non ci si può affidare a un tipo solo di informazione, in particolare se si tratta dei dati delle ricerche online o dell’attività sui social network. [The Atlantic; Laura Bliss] 

Tracciare l’influenza con termometri connessi agli smartphone dei loro proprietari. Così Inder Singh, fondatore della compagnia Kinsa, intende superare le autorità di sanità pubblica statunitensi nel tracciare il diffondersi dell’influenza stagionale. Finora l’azienda ha venduto 500 mila termometri e riceve 25 mila letture di temperatura al giorno. Presto, ha dichiarato Singh, verrà pubblicato uno studio condotto da scienziati indipendenti che dimostra l’efficacia del metodo Kinsa nel prevedere la diffusione dell’influenza. Eppure, il 16 gennaio Kinsa ridimensionava l’intensità della stagione influenzale corrente, mentre i CDC apparivano più cauti, dichiarando: “flu activity is widespread across the continental United States”. [The New York Times; Donald G. McNeil Jr.] 

In Italia è il portale EpiCentro dell’Istituto Superiore di Sanità a portare avanti, con quattro iniziative diverse, l’attività di sorveglianza della stagione influenzale. Secondo i dati EpiCentro, tra settembre 2017 e oggi sono state 472 le persone ricoverate in terapia intensiva a causa dell’influenza e 78 di loro sono morte. Il picco di casi di influenza (sia gravi che non) è stato raggiunto durante la seconda settimana di gennaio, superando i record delle stagioni 2004-2005 e 2009-2010. [Il Sole 24 Ore; Cristina Da Rold] 

MAL’ARIA

Il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti è stato convocato martedì scorso a Bruxelles per un mini-summit organizzato dal commissario per l’ambiente dell’Unione Europea Karmenu Vella. Insieme a Galletti c’erano i rappresentanti degli altri otto Paesi che sono a rischio di deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per aver violato le norme sui livelli di inquinamento dell’aria. Questa settimana gli Stati in questione devono inviare dei dossier che testimoniano le strategie di riduzione dell’inquinamento che stanno mettendo in atto. Poi arriverà la decisione di Vella. Secondo le stime della Commissione Europea ogni anno sono 403 mila i decessi prematuri attribuibili all’inquinamento dell’aria, 60 mila solo nel nostro Paese. Galletti ha presentato le misure già previste, in particolare quella che riguarda le Regioni che affacciano sulla Valle Padana e sembra ottimista. [La Stampa; Marco Bresolin, Roberto Giovannini]

Sono in disaccordo con Galletti Greenpeace e Legambiente. Quest’utlima ha da poco pubblicato il rapporto “Mal’aria 2018” che sembra fotografare una situazione critica per la qualità dell’aria nel nostro Paese: 39 città italiane fuorilegge (più di 35 giorni di sforamento all’anno) per i livelli delle polveri sottili PM10. Tra queste 39, cinque hanno superato i 100 giorni sopra i limiti consentiti: Torino, Cremona, Alessandria, Padova e Pavia. [Il Sole 24 Ore; Alessia Tripodi]

Il richiamo all’ordine del commissario Vella arriva pochi giorno dopo la notizia dei test delle emissioni dei motori Diesel che il centro di ricerca European Research Group of Environment and Health in the Transport Sector (EUGT), finanziato da Volkswagen, Daimler e BMW, avrebbe effettuato su scimmie ed esseri umani. I test sulle scimmie sarebbero stati condotti, secondo quanto riporta il New York Times, nel maggio del 2015 in una clinica del New Mexico. Gli esperimenti sugli esseri umani invece sono stati denunciati da due giornali tedeschi, Süddeutsche Zeitung e Stuttgarter Zeitung, e sarebbero avvenuti presso la clinica universitaria di Aachen. L’obiettivo era mostrare che le nuove tecnologie di filtraggio delle emissioni dei motori Diesel diminuiscono sensibilmente la quantità di ossidi di azoto. Finora le tre case automobilistiche coinvolte hanno preso le distanze, anche se sembra che i risultati dei test siano ben documentati e siano stati presentati ai vertici delle società. [The Guardian; Kate Connolly]

RICERCA E SOCIETÀ

Durante i 438 giorni in carcere il fisico teorico turco Ali Kaya ha lavorato a due articoli scientifici, disponendo di carta, penna e poco altro (i libri in lingue straniere non erano ammessi in prigione). Una volta libero li ha caricati sull’archivio di preprint arXiv e spera di pubblicarli su buone riviste. Accusato di essere membro di un’organizzazione terroristica coinvolta nel colpo di stato contro il presidente Recep Tayyip Erdoğan, Kaya era stato arrestato il 7 ottobre 2016. A dicembre 2017 arriva la sentenza di condanna, ma viene rilasciato per aver già scontato la pena in attesa del processo. Ora ha impugnato la sentenza e attende il giudizio d’appello. L’intervista di Alison Abbott su Nature. [Nature; Alison Abbott]

Quanto spesso sentiamo la voce di una scienziata in un articolo che racconta di una nuova scoperta? Due anni fa lo scrittore e giornalista scientifico Ed Yong ha passato in rassegna le storie scritte per The Atlantic e si è reso conto che solo nel 25% dei casi la fonte a cui si era rivolto era una donna. In due anni ha corretto questa asimmetria, e oggi quella percentuale sfiora il 50%. Come ha fatto? Ha speso in media 15 minuti in più per ogni articolo allo scopo di cercare esperte e scienziate che potessero commentare le sue storie. Uno sforzo minimo per chi fa il lavoro del giornalista e oltre a rappresentare la realtà può fare qualcosa per migliorarla. [The Atlantic; Ed Yong]

In un articolo pubblicato il 7 febbraio sul Corriere della Sera il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica torna a chiedere alle forze politiche in competizione per le prossime elezioni di dare il giusto peso a ricerca e istruzione nei loro programmi elettorali. Tre i punti principali: portare la spesa in ricerca e sviluppo dall’1,2-1.3% al 2-2,5% del PIL, aumentare i finanziamenti su base competitiva e creare un’Agenzia nazionale della ricerca deputata a valutare correttamente la qualità dei progetti proposti dagli scienziati in Italia. Questa è la strada, secondo gli scienziati del Gruppo 2003, per far ripartire l’economia e l’innovazione nel nostro Paese. [Scienza in rete; Maria Pia Abbraccio, Nicola Bellomo]

Le notizie di scienza della settimana #47

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 31 gennaio 2018]

L’edizione milanese del Darwin Day, il 6 febbraio prossimo, è dedicata al problema dell’affidabilità delle notizie, in particolare in ambito scientifico. A moderare l’incontro al Museo di Storia Naturale sarà la giornalista scientifica Sylvie Coyaud. In questa intervista, realizzata da Giuseppe Nucera, Coyaud racconta cosa vuol dire essere una cronista della scienza nell’era delle fake news. Qui il programma completo dell’evento. Nell’immagine Charles Darwin. Credit: Wallpapertag.

 

IL CROWDSOURCING NELLA SCIENZA

Si chiama ENIGMA (Enhancing NeuroImaging Genetics through Meta-Analysis) il consorzio di 900 ricercatori provenienti da 39 Paesi fondato nel 2009 per accelerare la ricerca basata sulle immagini del cervello ottenute tramite risonanza magnetica. L’idea dei suoi fondatori è nata dalla constatazione che il costo dei macchinari limitava la ricerca in questo campo a poche dozzine di studi nel mondo, spesso impedendo di raggiungere statistiche sufficienti a ottenere risultati robusti. L’esperimento ha funzionato: a oggi i ricercatori hanno analizzato le immagini relative a oltre 30 mila persone, cercando correlazioni tra strutture cerebrali e genetica in pazienti sani o affetti da patologie come Alzheimer, Parkinson, schizofrenia, epilessia e stress post-traumatico. Il passo successivo è di raccogliere dati sull’attività del cervello tramite risonanza magnetica funzionale per cercare di tracciare dei collegamenti tra caratteristiche genetiche e strutture cerebrali. [Science; Giorgia Guglielmi] 

Il 12 gennaio scorso è stato annunciato il primo sistema extrasolare di pianeti scoperto interamente grazie al crowdsourcing. Denominato K2-318, il sistema è stato individuato grazie al contributo degli utenti della progetto Exoplanet Explorers, ospitato dalla piattaforma Zooniverse, completamente dedicata allacrowdsourcing research. Exoplanet Explorers ha messo a disposizione i dati raccolti dal telescopio della NASA Kepler durante la missione K2, relativi a 287309 stelle. Osservando i cambiamenti di luminosità di queste stelle, i partecipanti devono decidere se sono compatibili con il passaggio di un pianeta in orbita intorno alla stella. Per ottenere un candidato esopianeta è necessario che almeno 10 persone analizzino le immagini e che le risposte siano positive nel 90% dei casi. Il primo risultato è arrivato poche settimane dopo il lancio del progetto, ad Aprile 2017. Dopo le dovute analisi l’articolo è stato accettato per la pubblicazione su The Astronomical Journal. [Caltech; Lori Dajose] 

Le barriere coralline sono minacciate dal cambiamento climatico, ma le caratteristiche di questa minaccia possono essere comprese solo analizzando dati su vasta scala, spaziale e temporale. Per raggiungere questo risultato è necessario che i diversi gruppi di ricerca e agenzie mettano in comune i dati, stabilendo contemporaneamente delle procedure comuni in modo da renderli compatibili. Esistono già diversi casi di campioni di dati sugli ecosistemi delle barriere coralline resi pubblici. Uno di questi è quello raccolto dai subacquei del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) nella zona del Pacifico centro-occidentale tra il 2010 e il 2017. [The Conversation; Adel Heenan e Ivor D. Williams] 

GIUSTIZIA ARTIFICIALE

A quanti anni di carcere condannare un certo imputato? Trattenere un sospettato in carcere fino all’inizio del processo o invece rilasciarlo su cauzione? Per rispondere a queste domande, dagli anni ’80, i tribunali americani si fanno aiutare da una serie di algoritmi, che calcolano il rischio di recidiva. Ma le previsioni di questi algoritmi sono affidabili? I risultati delle loro valutazioni sono equi? In un’analisi pubblicata su Science, un gruppo di data scientist del Dartmouth College ha mostrato che uno di questi algoritmi, COMPAS, non è più accurato di un essere umano a cui viene mostrato un profilo del sospettato. In più conserva gli stessi pregiudizi contro gli afro-americani. [Scienza in rete; Cristina Da Rold]

A rivelare che l’algoritmo COMPAS penalizza gli afro-americani era stata un’indagine di ProPublica, pubblicata nel 2016. I giornalisti avevano ottenuto irisk score assegnati da COMPAS a oltre 7000 persone arrestate nella contea Broward in Florida tra il 2013 e il 2014, e avevano poi controllato quanti di questi erano stati accusati di nuovi crimini nei due anni successivi. Ebbene: le previsioni di recidiva dell’algoritmo sbagliavano in maniera diversa per bianchi e neri. La percentuale di arrestati che pur avendo ricevuto un punteggio elevato non aveva commesso reati nei due anni seguenti (falsi positivi) era il 23% tra i bianchi e il 44,9% tra i neri. Al contrario coloro che, pur avendo ricevuto un punteggio basso, avevano commesso nuovi reati (falsi negativi) erano il 47,7% tra i bianchi e il 28% tra i neri. In altre parole l’inchiesta ha svelato che COMPAS sovrastima il rischio di recidiva per i neri e lo sottostima per i bianchi. [ProPublica; Julia Angwin, Jeff Larson, Surya Mattu e Lauren Kirchner]

La società Northpointe, che ha sviluppato e commercializzato COMPAS, si era difesa dalle accuse dicendo che l’algoritmo aveva la stessa accuratezza (percentuale di arrestati con punteggio alto che hanno effettivamente commesso nuovi crimini) per bianchi e neri, circa il 60%. L’inchiesta di ProPublica ha suscitato tuttavia l’interesse di quattro diversi gruppi di ricercatori negli Stati Uniti, che hanno provato a capire se è possibile “correggere” l’algoritmo in modo che, pur mantenendo l’accuratezza delle previsioni uguale per bianchi e neri, non penalizzi gli afro-americani, produca cioè percentuali di falsi positivi uguali nelle due popolazioni. Tutti e quattro i gruppi sono giunti alla conclusione che non è possibile progettare un algoritmo che rispetti entrambi questi vincoli, perché le due popolazioni sono rappresentate in proporzioni diverse nel campione di dati sugli arresti nella contea di Broward (i neri vengono arrestati più dei bianchi). Per riuscire a risolvere il problema sarebbe necessario utilizzare strumenti diversi per bianchi e neri. [ProPublica; Julia Angwin and Jeff Larson]

RICERCA E SOCIETÀ

Il 25 gennaio il Bulletin of the Atomic Scientists ha annunciato che mancano solo due minuti alla mezzanotte nucleare, 30 secondi meno dello scorso anno. Due i fattori che hanno pesato di più nella decisione del comitato: la proliferazione nucleare e lo scarso avanzamento nella riduzione delle emissioni di gas serra. Ma a preoccupare gli scienziati è anche la velocità a cui procede l’avanzamento tecnologico, dalle armi autonome alla biologia sintetica. Se mal governato, questo progresso potrebbe causare più danni che benefici. [Scienza in rete; Alessandro Pascolini]

Le ludopatie colpiscono quanto la schizofrenia e l’autismo. Eppure sono raramente oggetto di ricerche scientifiche. In una rassegna pubblicata lo scorso anno, si legge che tra il 1961 e il 2015 sono stati pubblicati solo 29 articoli scientifici in cui il problema delle ludopatie è studiato con una metodologia robusta. Finora sono stati adottati solo codici di condotta non vincolanti, la cui efficacia non viene quasi mai misurata accuratamente. Infine la ricerca scientifica ha spesso ricevuto finanziamenti dalle industrie coinvolte nel mondo delle scommesse e non dagli Stati. [Nature; Editorial]

Sarà pubblicato nel mese di febbraio sulla rivista Personality and Social Psychology l’articolo, uscito come preprint a settembre del 2017, che mostra come sia possibile programmare un algoritmo in grado di dedurre l’orientamento sessuale analizzando le foto profilo degli utenti di un social network. Autore della ricerca è lo psicologo di Stanford Michal Kosinski. Il suo articolo ha già suscitato molte critiche, soprattutto riguardanti la conclusione che la correlazione tra caratteristiche facciali e orientamento sessuale possa essere spiegato dagli ormoni assorbiti nell’utero materno. Intervistato dal giornalista di Vox Brian Resnick, Kosinski ha dichiarato che il suo obiettivo era di diffondere consapevolezza su quello che i sistemi di intelligenza artificiale sono già in grado di fare, per poter progettare delle strategie di difesa contro possibili abusi. [Vox; Brian Resnick]

Le notizie di scienza della settimana #46

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 24 gennaio 2018]

Si chiama CancerSEEK il nuovo metodo di analisi del sangue in grado di rilevare tracce del DNA e delle proteine tipiche di >alcuni tumori ancora non metastatizzati. A metterlo a punto un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimore che hanno pubblicato i risultati del loro studio sull’ultimo numero di Science.  I dati presentati dai ricercatori mostrano che i tumori che il test è in grado di rilevare sono quelli dell’ovaio, del fegato, dello stomaco, del pancreas, dell’esofago, del colon-retto, del polmone e del seno. L’efficienza varia però da tumore a tumore: sono stati individuati il 98% dei casi con tumore all’ovaio e solo il 33% di quelli con tumore al seno. La percentuale di falsi positivi è minore dell’1%. È importante sottolineare che lo studio è stato condotto su circa 1000 pazienti che già manifestavano dei sintomi. CancerSeek probabilmente non è ancora in grado di individuare tumori nelle primissime fasi di sviluppo. L’immagine mostra un particolare di un gruppo di cellule tumorali nel pancreas cresciute in laboratorio (nuclei cellulari in blu, mebrane in rosso). Credit: Min Yu / National Cancer Institute, USC Norris Comprehensive Cancer Center. Licenza: Public Domain.

IL CONCETTO DI RAZZA NELLA SCIENZA

Esistono le razze umane? Ma se siamo così simili, perché sembriamo così diversi, tanto da farci pensare che le razze esistano realmente? Ma gli Italiani allora non sono una razza? Perché il termine è presente nella Costituzione italiana? Bisognerebbe riconsiderare l’utilizzo della parola razza nella Costituzione? Rispondendo a queste domande, l’antropologo Giovanni Destro Bisol torna a riflettere sul concetto di razza, ribadendo che dal punto di vista biologico e genetico non ha alcun fondamento. [Scienza in rete; Giovanni Destro Bisol] 

I dati biologici sono inequivocabili. Nessuno è mai riuscito a fare il catalogo delle razze. Nel senso che ognuno ha fatto un catalogo diverso dagli altri”. Ad affermarlo è il genetista Guido Barbujani, autore di numerosi saggi tra cui ‘L’invenzione delle razze’ pubblicato da Bompiani nel 2006. Barbujani sottolinea però che il concetto di razza, seppure ormai rifiutato unanimemente dalla comunità dei biologi e degli antropologi, non è del tutto assente nella ricerca scientifica. Un esempio è quello della farmacologia razziale, cioè l’idea che a seconda della razzaesistano terapie più efficaci di altre. Un’idea senza fondamento, perché le differenze genetiche tra i tipi mediani delle diverse popolazioni sono modeste e pressoché irrilevanti rispetto alla variabilità genetica interna alle singole popolazioni. [Left; Federico Tulli] 

Per sette anni la prestigiosa università britannica University College London ha ospitato involontariamente una serie di conferenze su eugenetica e intelligenza, durante le quali sono intervenuti degli esponenti del suprematismo bianco. Quasi sempre relegati a pubblicare su riviste marginali, i pochi scienziati che ritengono che il concetto di razza abbia una base scientifica riescono a volte a guadagnare visibilità sui giornali mainstream. Alcuni di loro siedono infatti nei comitati editoriali di queste riviste. Se la libertà di espressione e ricerca va tutelata, bisogna vigilare perché questi gruppi non approfittino dei ben noti difetti del sistema di pubblicazioni basato sulla peer-review. [The Guardian; Angela Saini] 

SISTEMI SANITARI A CONFRONTO

Nell’ultima puntata di Presa Diretta, andata in onda su Rai 3 il 22 gennaio scorso, è stata presentata un’inchiesta sullo stato di salute del sistema sanitario italiano. I temi trattati riguardano le disuguaglianze tra nord e sud e il conseguente fenomeno della migrazione sanitaria, gli errori medici, i tagli ai fondi regionali e la carenza di personale, la diminuzione dei posti nei programmi di specializzazione a fronte di oltre 70 mila medici che andranno in pensione nei prossimi 10 anni. I neo-laureati in medicina sono costretti ad accettare contratti precari o a trasferirsi all’estero. Non migliore è la situazione degli infermieri: 25 mila laureati in scienze infermieristiche che non riescono a trovare lavoro. La meta più ambita per quelli tra loro che decidono di partire è il Regno Unito. [Presa Diretta; Riccardo Iacona con Sabrina Carreras, Luigi Mastropaolo, Andrea Vignali]

Ma qual è lo stato di salute del sistema sanitario britannico? La carenza di personale del National Health Service (NHS) ha avuto conseguenze drammatiche durante la crisi delle ultime settimane, causata dal forte abbassamento delle temperature e dalla aggressività e ampia diffusione dell’influenza stagionale. Per far fronte all’emergenza, gli studenti degli ultimi anni di medicina sono stati invitati dai loro direttori via email a prestare assistenza volontaria nei Pronto Soccorso degli ospedali di Liverpool e di quattro città a nord di Birmingham. La British Medical Association ha condannato questo comportamento che mette a rischio non solo i pazienti, ma anche i giovani medici, che in caso di errore potrebbero non avere nessuno a farsi carico delle responsabilità. [The Guardian; Sarah Marsh and Denis Campbell]

Rete Sostenibilià e Salute lancia un appello per un confronto sui programmi per la salute dei cittadini in vista delle prossime elezioni politiche. La base di questo confronto è un documento che tocca sette temi: conflitti di interesse, eccessi diagnostici e terapeutici, fondi sanitari, legge sui vaccini, finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale, ticket sanitari e, infine, i determinanti ambientali, economici e sociali della salute. Per ciascuno di questi punti vengono suggeriti degli interventi correttivi. [Scienza in rete; Rete Sostenibilità e Salute]

RICERCA E SOCIETÀ

È stato pubblicato a dicembre 2017 il secondo rapporto sul livello di adozione delle pubblicazioni in Open Access (OA), commissionato da Universities UK Open Access Coordination Group. I dati raccolti sembrano indicare il successo dell’Open Access: le riviste che offrono l’opzione di pubblicare in OA sono passate dal 50% nel 2012 al 60% nel 2016; sempre nel 2016 gli articoli presenti nel database Scopus pubblicati direttamente in OA erano il 25%, mentre quelli disponibili in OA dopo 12 mesi il 32%. Aumenta anche l’utilizzo dei materiali pubblicati in OA. Allo stesso tempo crescono i costi di pubblicazione in OA, soprattutto quelli dei giornali cosiddetti ibridi[LSE Impact Blog; Stephen Pinfield e Rob Johnson]

In un rapporto di 207 pagine reso pubblico l’11 gennaio, lo studio legale Debevoise&Plimpton solleva l’Università di Rochester da ogni responsabilità legale nei confronti delle accuse di molestie sessuali rivolte da ex-ricercatrici del dipartimento Brain and Cognitive Sciences nei confronti del professor T. Florian Jaeger. Il rapporto conferma una serie di comportamenti inappropriati da parte di Jaeger, ma limitati al periodo 2007-2013, prima che le norme più stringenti sulle relazioni tra personale accademico e studenti venissero applicate dall’università. Ma la storia non è ancora finita. Le donne che accusano Jaeger di molestie e l’Università di Rochester di non essere intervenuta, contribuendo così a creare un ambiente ostile, hanno fatto causa all’università presso la corte federale e promettono battaglia. [Science; Meredith Wadman]

In molti Paesi africani solo il 30% dei confini tra proprietà terriere sono registrati. Mappare la proprietà della terra è un elemento fondamentale per lo sviluppo economico: il proprietario in possesso di un regolare certificato potrà infatti richiedere un prestito in banca e, allo stesso tempo, i Governi potranno calcolare il giusto livello di tasse da riscuotere. Negli anni ’60 in Kenya vennero usate le fotografie scattate dagli aerei per identificare i tracciati dei recinti e costruire la base dell’attuale registro del Paese. Oggi i droni potrebbero fare la differenza. Il progetto ITS4LAND, finanziato dalla Commissione Europea, sta testando questo sistema in quattro Stati: Kenya, Ruanda ed Etiopia. [The Conversation; Robert Wayumba]

Le notizie di scienza della settimana #45

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 17 gennaio 2018]

Cèdric Villani, matematico francese vincitore della medaglia Fields nel 2010, è ora un deputato della Repubblica, eletto nel distretto dell’Essonne con il partito ‘En Marche!’ di Emmanuel Macron. Dopo aver vinto il prestigioso riconoscimento, Villani è diventato direttore dell’Institut Henri Poincaré e da quel momento ha gradualmente abbandonato la ricerca per impegnarsi politicamente, sostenendo la candidatura di Anne Hidalgo alla guida della città di Parigi. A settembre 2017 il Primo Ministro francese gli ha affidato la “Mission intelligence artificielle“, allo scopo di tracciare la rotta della politica francese in materia nei prossimi anni. Per questa missione Villani ha incontrato oltre duecento esperti (informatici, giuristi, eticisti) e 1600 cittadini, invitati ad esprimere le loro opinioni attraverso una piattaforma partecipativa online. La pubblicazione del resoconto finale è prevista per la fine di gennaio. Nel frattempo Villani sta portando a termine il progetto della “Maison des mathématiques“, uno spazio espositivo e un luogo di scambio, dove i ricercatori potranno incontrare i cittadini, i rappresentanti dell’industria, dell’economia e della cultura. Credit: Potterjos11 / Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0.

L’OBBLIGO VACCINALE FUNZIONA?

Nel 2016 il Senato dello Stato della California ha approvato una legge che restringe notevolmente le possibilità di iscrivere un bambino al primo anno di scuola elementare se questo non ha completato le vaccinazioni contro il morbillo. Fino a quel momento era possibile ottenere un’esenzione per ragioni personali (di natura religiosa, ma anche legate alla paura dei danni da vaccino) o iscrivere i propri figli a scuola “promettendo” di completare presto la vaccinazione. Come risultato la distribuzione dei tassi locali di vaccinazione era tale che nel 2014 il 70% dei bambini al primo anno di scuola viveva in contee con un tasso di vaccinazione sotto il 95% (l’immunità di gregge per il morbillo si raggiunge con tassi di vaccinazione tra il 90% e il 95%). Nel 2016 le cose sono cambiate: il 97% dei bambini vive in contee con tassi di vaccinazione superiori al 95%. Forse la legge non ha fatto cambiare idea a coloro che si opponevano o erano esitanti nei confronti dei vaccini, ma di certo ha modificato i loro comportamenti. [The New York Times; Emily Oster aE Geoffrey Kocks] 

Nel frattempo la campagna elettorale nel nostro Paese entra nel vivo, e tra i primi temi oggetto del dibattito politico ci sono proprio i vaccini, o meglio la legge sull’obbligo vaccinale introdotta lo scorso anno dalla Ministra Beatrice Lorenzin. Trattare questo argomento con i toni della campagna elettorale rischia però una banalizzazione: chi è contro la legge sull’obbligo vaccinale è contrario ai vaccini. Le cose sono più complicate di così. [Strade; Roberta Villa] 

Per i bambini nati in Francia dal primo gennaio 2018 saranno obbligatori 11 vaccini, al fine dell’iscrizione a scuola. Con questa nuova legge, voluta dalla Ministra della Salute Agnès Buzyn, la Francia diventa lo Stato europeo con il maggior numero di vaccinazioni obbligatorie. L’opposizione dei gruppi contro i vaccini è forte in Francia, un Paese con il più basso tasso di copertura vaccinale in Europa. [Le Monde; Anne-Sophie Faivre Le Cadre] 

QUANTO MANCA ALLA MEZZANOTTE NUCLEARE?

Alle 8:07 di sabato 13 gennaio un impiegato delle Hawaii ha lanciato per errore un messaggio di allerta, che avvisava i suoi concittadini di un missile balistico lanciato dalla Corea del Nord. L’imperativo era di cercare riparo. 38 minuti dopo le autorità hanno annunciato che si trattava di un falso allarme. A causa dell’inasprimento dei rapporti con la Corea del Nord, le Hawaii hanno avviato, lo scorso anno, una vasta campagna di educazione ai comportamenti in caso di disastro nucleare e un nuovo programma di gestione delle prime fasi di allarme.[The Atlantic; Alia Wong]

Non è la prima volta che un simile incidente si verifica. Il più celebre dei falsi allarmi risale infatti al 26 settembre 1983, quando il sistema satellitare posto a sorveglianza dei siti missilistici statunitensi, diede l’allarme che un ordigno era stato lanciato dalla base di Malmstrom in Montana verso l’Unione Sovietica. L’ufficiale di servizio quella notte era Stanislav Petrov, il suo compito era quello di informare i superiori che avrebbero lanciato il contrattacco nucleare. Il risultato sarebbe stata la mutua distruzione dell’attaccante e dell’attaccato. Ma il colonnello sovietico Stanislav Petrov non si fidò e decise di non notificare l’allerta ritenendola inverosimile. E non si sbagliava. [Scienza in rete; Pietro Greco]

Da una parte sentiamo dire che viviamo l’epoca più pacifica della storia dell’umanità, grazie all’organizzazione in Stati sempre più civilizzati che hanno governato la violenza con la ragione. Dall’altra, nel 2017, il Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato di mezzo minuto in avanti le lancette dell’orologio che segna il tempo che ci separa dalla mezzanotte nucleare. Come stanno davvero le cose? Due antropologi americani hanno studiato la correlazione che esiste tra ‘grado di civilizzazione’ dei gruppi umani e percentuale di vittime cadute in guerra, scoprendo che quello che conta è la dimensione delle popolazione, non la sua organizzazione. Le società più piccole non sono più violente perché irrazionali, sono semplicemente più vulnerabili nei confronti degli Stati più grandi, in grado di sviluppare armi e strategie militari più aggressive. [Undark Magazine; Dean Falk]

RICERCA E SOCIETÀ

La quarta rivoluzione industriale, quella guidata dall’intelligenza artificiale, l’energia pulita, la digitalizzazione e la personalizzazione delle produzioni, richiede un aggiornamento dei percorsi di formazione, in particolare quelli superiori come il dottorato. Il rischio che si corre altrimenti è la disoccupazione tecnologica. Una possibile soluzione, prevista dal “Piano Nazionale Industria 4.0” e in accordo con il paradigma imparare facendo, è quella dei dottorati industriali, che favoriscono la collaborazione tra università e imprese, con l’aiuto catalizzante del governo. Nell’economia della conoscenza riemerge così il modello della tripla elica.[La Voce; Francesco Pastore e Federico Giovanni Rega]

Usare il rap per comunicare la scienza. Questo l’obiettivo del progetto RAPPERS (RAP for Public Engagement with Research and Science) coordinato dall’ecologo Domenico D’Alelio in collaborazione con il produttore musicale Fabio Musta. Ritrovando le radici della musica rap, trasmissione della conoscenza dal basso per raggiungere l’emancipazione sociale e intrattenimento educativo, RAPPERS intende comunicare argomenti scientifici rilevanti per la società. Il primo prodotto di RAPPERS è l’album ‘Eco Trip’ che si concentra sul pensiero scientifico ecologico. A realizzarlo Domenico D’Alelio (Doc-Domi) e Fabio Musta. [Scienza in rete; Domenico D’Alelio]

Le donne che lavorano nel settore STEM, (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) vivono in un ambiente più ostile rispetto ai loro colleghi maschi. È più frequente per loro subire discriminazione nell’avanzamento della carriera ed essere vittime di molestie sessuali da parte dei colleghi maschi. A rivelarlo un’indagine condotta dal PEW Research Center nell’estate del 2017. [PEW Social & Demographic Trends; Cary Funk e Kim Parker]

Le notizie di scienza della settimana #44

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’11 gennaio 2018]

Illustrazione delle diverse fasi lunari, realizzata dallo scienziato Al-Biruni (973-1048) per il libro Kitab al-Tafhim. Licenza: Public Domain.
Il 2017 si è concluso e la Terra ha appena cominciato un nuovo giro intorno al Sole. Lo scienziato persiano Aḥmad al-Biruni (973-1048) progettò un calendario meccanico che, grazie a una serie di ghiere poste su due livelli, mostrava il progredire delle fasi lunari e la posizione delle luci di Sole e Luna. L’illustrazione rappresenta proprio le diverse fasi lunari, e venne realizzata da Al-Biruni per il libro Kitab al-Tafhim. Credit: Al-Biruni / Wikimedia Commons. Licenza: Public Domain.

CONTINUA IL DIBATTITO ITALIANO SUL GLIFOSATO

Prosegue il dibattito italiano sul glifosato, e in particolare sulla decisione dell’Unione Europea di rinnovare per un altro quinquennio l’autorizzazione per l’utilizzo dell’erbicida, nonostante la International Agency for the Research on Cancer (IARC) lo abbia classificato come probabile cancerogeno. Roberto Defez, bioteconologo del CNR, solleva dei dubbi sulle affermazioni contenute nella lettera che Annibale Biggeri, Franco Merletti, Benedetto Terracini e Paolo Vineis avevano indirizzato alla Senatrice Elena Cattaneo, che su Repubblica si dichiarava d’accordo con la decisione UE. [Scienza in rete; Roberto Defez] 

Biggeri, Merletti, Terracini e Vineis hanno risposto alle questioni sollevate da Roberto Defez, facendo alcune precisazioni sulle procedure che la IARC utilizza per redigere tutte le sue monografie, compresa quella sul glifosato.[Scienza in rete; Annibale Biggeri, Franco Merletti, Benedetto Terracini, Paolo Vineis] 

Intanto a dicembre l’Environmental Protection Agency, l’agenzia federale per la protezione ambientale negli Stati Uniti, ha dichiarato che il glifosato probabilmente non causa il cancro, contraddicendo le istituzioni californiane che invece avevano incluso l’erbicida nella lista chiamata ‘Proposition 65’ che contiene sostanze probabilmente cancerogene. [Los Angeles Times; Geoffrey Mohan] 

COM’È ANDATO IL 2017?

I dati relativi alla temperature medie globali raccolti dai National Centers for Environmental Protection e dal National Center for Atmospheric Research, due agenzie statunitensi, mostrano che il 2017, pur non avendo battuto il 2016, ci è andato molto vicino. La differenza di temperatura rispetto al periodo 1981-2010 si è infatti attestata a 0,46℃ contro lo 0,51℃ del 2016.  [Climalteranti; Claudio Cassardo]

A quasi un anno dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca, il gruppo di ricercatori e attivisti climatici dell’Environmental Data and Governance Initiative, ha cercato di stimare quanta informazione sul cambiamento climatico è scomparsa dai siti delle istituzioni federali americane. Il sito web dell’EPA è stato analizzato più approfonditamente. Ebbene: l’espressione climate change è stata spesso sostituita con sustainability e i link alle iniziative locali di contrasto al cambiamento climatico sono stati cancellati o ben nascosti. Inoltre, la pagina relativa al Clean Power Plan di Obama, che Trump sta cercando di revocare, è scomparsa, sottraendo così ai cittadini una risorsa importante per poter partecipare al dibattito pubblico convocato sull’argomento. [The New York Times; Coral Davenport]

Dopo due lunghi inverni, uno alla fine degli anni Settanta e l’altro, più recente, dalla fine degli anni Ottanta fino alla metà degli anni Novanta, sembra arrivata una gloriosa estate per l’intelligenza artificiale. Il sole che sembra aver spazzato via questo inverno è il deep learning, un approccio sostanzialmente model free che sta prevalendo su tutti gli altri. Ma di cosa si tratta? E cosa rischiamo se rinunciamo ai modelli? [il Tascabile; Nicola Nosengo]

RICERCA E SOCIETÀ

Non è stato raggiunto un accordo tra il gigante dell’editoria accademica Elsevier e le università tedesche, ma la casa editrice olandese ha deciso di garantire l’accesso ai suoi contenuti a tutti i ricercatori tedeschi fino a quando la negoziazione sarà conclusa. La conferenza dei rettori chiede che i corresponding author di articoli pubblicati su giornali Elsevier possano rendere disponibili i loro lavori gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta. Una posizione forte, basata sull’idea che la ricerca finanziata con denaro pubblico debba essere accessibile a tutti. [Nature; Quirin Schiermeier]

Il 27 dicembre è stato reso pubblico il nuovo bando PRIN (Progetti di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale). Il bando mette in palio 391 milioni di euro, una parte dei quali sono stati ottenuti dalle risorse finanziarie non spese e dunque disponibili dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Sarà possibile dare continuità a questo livello di finanziamento che, seppure inferiore rispetto a quello di altri Paesi europei, è di gran lunga il più alto degli ultimi anni in Italia? [Scienza in rete; Pietro Greco]

Quanto spazio occupa la scienza nei telegiornali di Rai1, Rai2 e Rai3? Ecco cosa ci dicono i dati dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni relativi ai sei mesi da maggio a ottobre 2017: in media abbiamo sentito la voce di esperti e scienziati per 30 secondi durante ogni ora di telegiornale, da confrontare con i 24 minuti dei politici, i 16 minuti dei rappresentanti di organi costituzionali e i 4 minuti del Vaticano. [Scienza in rete; Davide Mancino]

Le notizie di scienza della settimana #43

Foto scattata durante la March for Science a San Francisco, California, il 22 aprile 2017. Credit: Matthew Roth / Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0.

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 20 dicembre 2017]

CRONACHE DAL MONDO DELLA DISINFORMAZIONE

Un confronto serrato su quelli che potremmo chiamare i “Disturbi dell’informazione” ha caratterizzato il convegno “Sarà vero?” che si è tenuto il 18 dicembre a Milano al Museo del Fumetto. Organizzato da Scienza in Rete insieme al Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, l’Agenzia Zadig, il Liceo Copernico di Brescia, il Macsis dell’Università Bicocca e l’Editore Loescher, l’incontro aveva lo scopo di affrontare il problema della attendibilità delle fonti e più in generale della correttezza dell’informazione nell’epoca di internet e dei social media. Luca Carra ci offre una lettura della giornata. [Scienza in rete; Luca Carra] 

A questo indirizzo trovate video e presentazioni di tutti gli interventi della giornata del 18 dicembre. [Scienza in rete; Redazione] 

Le immagini fotografiche sono intrinsecamente ambigue, si prestano facilmente a essere manipolate e utilizzate strumentalmente. È utile e necessario entrare in possesso di adeguati dispositivi di analisi e decodifica per poterci considerare cittadini alfabetizzati ai linguaggi visuali del terzo millennio. Marco Capovilla mette alla prova la nostra capacità di distinguere foto che sono una accurata restituzione della realtà da quelle che invece travisano i fatti accaduti. [Scienza in rete; Marco Capovilla] 

LE PAROLE PROIBITE

Giovedì 14 dicembre, durante un incontro ai Center for Disease Control and Prevention statunitensi (CDC), sarebbe stato comunicato ai responsabili dell’agenzia che le espressiomi vulnerableentitlementdiversitytransgenderfetusevidence-based e science-based non possono essere usate nei documenti di budget per il 2019, che dovranno essere presentati all’Office of Management and Budget a febbraio del 2018. A fare queste rivelazioni è stato un analista dei CDC che ha chiesto di rimanere anonimo. È questo l’ultimo episodio dell’opposizione di Trump verso gli organi che, a vario titolo, si occupano di scienza per conto del Governo degli Stati Uniti. Durante l’incontro del 14 dicembre i dipendenti dei CDC presenti sarebbero stati informati anche di alcune delle espressioni sostitutive. Ad esempio: CDC bases its recommendations on science in consideration with community standards and wishes al posto di science-based o evidence-based[The Washington Post; Lena H. Sun e Juliet Eilperin ]

La direttrice dei CDC, Brenda Fitzgerald, ha negato con un tweet che esistano parole vietate nei documenti di pianificazione dei CDC, accusando il Washington Post di aver male interpretato il racconto del suo informatore. Tuttavia nessuna dichiarazione ufficiale è arrivata dai CDC, che hanno rifiutato di rispondere alle numerose domande dei giornalisti. Un ex-dipendente dei CDC ha dichiarato, anonimamente, che, anche se ci fosse un lavoro di revisione linguistica dei documenti di budget, questo non influenzerebbe minimamente la ricerca fatta dall’agenzia. Tuttavia sono numerosi gli attivisti anti-abortisti e a difesa della “famiglia tradizionale” che occupano posizioni di rilievo ai CDC. [Vox; Julia Belluz]

Per riuscire a utilizzare le conoscenze scientifiche di cui siamo già in possesso, dobbiamo imparare a capire l’incertezza, nel senso probabilistico, che caratterizza la scienza. Negli Stati Uniti sia i cittadini che i decisori politici mostrano di avere poca familiarità con questi concetti. Dice Aspen Reese, ricercatrice in ecologia microbica a Harvard, in un articolo sul magazine Undark: “Sappiamo che fumare aumenta il rischio di sviluppare il cancro. Ma si tratta di una tendenza generale, che si osserva mediando su più casi, e sappiamo quindi che possono sempre esserci dei dati isolati che deviano da questa tendenza. Qualcuno può fumare per 60 anni senza mai sviluppare il cancro”. Questi casi isolati sono previsti dalla teoria, e non dovrebbero essere usati per mettere in dubbio le conclusioni che abbiamo raggiunto sul fenomeno in generale. [Undark Magazine; Aspen Reese]

ETICA DELLA SCIENZA / POLITICA DELLA RICERCA

Nella top 10 di Nature per il 2017 c’è Marica Branchesi, astrofisica italiana del Gran Sasso Science Institute dell’Aquila. Davide Castelvecchi, che ha scritto il suo profilo, l’ha definita ‘Merge maker – An astronomer helped scientists make the most of a historic gravitational-wave event.’ [Nature; Autori Vari]

Analizzando gli articoli pubblicati su riviste indicizzate dal database Web of Science, della Clarivate Analytics di Philadelphia, Nature ha trovato che la percentuale di lavori mai citati è più bassa di quello che si pensava, circa il 10%. La frazione cambia da settore a settore. Ad esempio le scienze ingegneristiche contano un maggior numero di articoli non citati rispetto alla medicina o alla biologia. Tuttavia è molto difficile raggiungere conclusioni definitive su questo argomento, a causa della frammentazione dei database e, in alcuni casi, della loro scarsa qualità. Inoltre l’assenza di citazioni non implica che la ricerca in questione non abbia avuto impatto sulla comunità scientifica[Nature; Richard Van Noorden]

Qualche settimana fa Bradley Carlin, biostatistico alla University of Minnesota riconosciuto come leader nel suo campo, ha scherzato pubblicamente sulla questione delle molestie sessuali durante una delle più presitigiose conferenze di intelligenza artificiale, la Neural Information Processing Systems (NIPS). La cosa non è passata inosservata e anzi ha dato il coraggio alla statistica Kristian Lum, ormai fuori dall’accademia, per rivelare di essere stata oggetto di comportamenti inappropriati da parte di Steven Scott, direttore della ricerca statistica di Google, e dello stesso Carlin durante la conferenza NIPS del 2010, quando stava terminando il suo dottorato di ricerca. La testimonianza di Lum ha trovato conferma nelle esperienze di altre ricercatrici del settore e ha ricevuto la solidarietà di numerosi ricercatori, sia universitari che dipendenti di Google. Gli organizzatori della conferenza hanno pubblicato un comunicato di scuse, mentre Google sta approfondendo la questione e non ha ancora commentato ufficialmente. [Bloomberg; Mark Bergen e Jeremy Kahn]

MISCELLANEA

In un articolo pubblicato a fine novembre su Nature, i ricercatori del laboratorio di oncologia molecolare, diretto da Alberto Bardelli presso l’IRCCS di Candiolo vicino Torino, hanno mostrato che nei tumori con deficit nel sistema di riparazione degli errori di trascrizione del DNA aumentano i neoantigeni, un tipo specifico di mutazione genetica. Questi hanno la proprietà di rendere il tumore visibile al sistema immunitario e gli permettono di attaccarlo. [Scienza in rete; Laura Mosca]

È in discussione al Parlamento europeo la nuova direttiva sulle energie rinnovabili, che punta a raddoppiare la quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030. Tuttavia il testo attuale della direttiva potrebbe incoraggiare la deforestazione poiché l’energia ottenuta bruciando il legno degli alberi si classificherebbe come energia da fonti rinnovabili. Il risultato netto di bruciare più legna confidando nella ricrescita della vegetazione (estremamente lenta) sarebbe comunque un aumento delle emissioni di anidride carbonica e perdita di biodiversità. La lettera di 15 scienziati su The Guardian. [The Guardian; Autori Vari]

Quanto sappiamo dei neutrini? Quali esperimenti stanno studiando le loro proprietà? Ce lo racconta Lucia Votano, direttrice dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dal 2009 al 2012 ed esperta di astroparticelle. [Scienza in rete; Lucia Votano]

Le notizie di scienza della settimana #42

L’illustrazione “The Fin de Siècle Newspaper Proprietor” di Frederick Burr Opper, pubblicata nel 1894 sul magazine Puck. Credit: Library of Congress. Licenza: Public Domain.

[originariamente pubblicata su Scienza in rete il 14 dicembre 2017]

SARÀ VERO?
INCONTRO PUBBLICO SULL’ATTENDIBILITÀ DELLE FONTI

Lunedì 18 dicembre a Milano, presso il Museo del Fumetto, si terrà l’incontro pubblico “Sarà vero?” sull’attendibilità delle fonti e le fake news organizzato da Scienza in rete e Gruppo 2003 per la ricerca. Ecco di cosa parleranno i relatori. [Scienza in rete; Redazione] 

Cosa possono fare le piattaforme digitali che distribuiscono le notizie, come Facebook, Google e Twitter, per controllare la diffusione della cattiva informazione? Segnalare visivamente le fonti considerate affidabili, intervenire sugli algoritmi che regolano il news feed perché promuovano maggiormente certi contenuti a svantaggio di altri. Tutte possibilità allettanti, che però si scontrano con dei limiti tecnologici e con il rischio di esercitare censura. E allora? Meglio investire sulla consapevolezza degli utenti. [Scienza in rete; Cristina Da Rold] 

Fake news, filter bubble, echo chamber. Si tratta davvero di fenomeni specifici della comunicazione digitale e dei social network in particolare? O invece sono il riflesso di una mentalità, che è indipendente dal mezzo che usiamo per accedere all’informazione? [Valigia Blu; Bruno Saetta] 

GLIFOSATO: IL DIBATTITO ITALIANO

In una lettera pubblicata il 1^ dicembre scorso su la Repubblica la senatrice a vita Elena Cattaneo ha messo in dubbio il giudizio di International Agency for Research on Cancer (IARC) sulla cancerogenicità del glifosato, il principale componente dell’erbicida RoundUp della Monsanto e contenuto in almeno 750 prodotti agrochimici. I dubbi di Cattaneo riguardano i possibili conflitti di interessi dei membri del gruppo di valutazione nominato di IARC. Inoltre la senatrice ritiene che l’eventuale decisione di vietare l’utilizzo di questo pesticida a livello nazionale, in contrasto con il recente rinnovo della licenza da parte dell’Unione Europea, costringerebbe a tornare a un modello di agricoltura che comporta un consumo di suolo che non possiamo permetterci. Ciò che è necessario invece, è autorizzare la ricerca sugli OGM in campo aperto, attualmente vietata in Italia, per permettere lo sviluppo di semi che siano geneticamente resistenti ai parassiti. [La Repubblica; Elena Cattaneo]

Quattro epidemiologi italiani (Annibale Biggeri, Franco Merletti, Benedetto Terracini e Paolo Vineis) hanno risposto alle accuse mosse dalla senatrice Cattaneo. Difendono i criteri di IARC per verificare l’indipendenza e l’integrità morale dei componenti dei gruppi di lavoro e chiedono a Cattaneo di portare prove a sostegno delle sue affermazioni. Inoltre, richiamano l’attenzione all’inchiesta del giornale Le Monde, che ha svelato le pressioni della Monsanto sul processo di costruzione della conoscenza riguardo le proprietà nocive del glifosato. [Scienza in rete; Autori Vari]

All’inizio di giugno Le Monde aveva pubblicato un’inchiesta in cui, analizzando i documenti relativi alle cause intentate contro la Monsanto da 3500 cittadini americani, i cosiddetti Monsanto Papers, svelava le pressioni esercitate dall’ufficio legale della Monsanto sui membri del gruppo di lavoro IARC sul glifosato [Le Monde – Parte 1; Stéphane Foucart e Stéphan Horel] e l’attività di ghostwriting di alcuni scienziati che avevano firmato studi condotti internamente all’azienda per farli apparire come autorevoli e indipendenti [Le Monde – Parte 2; Stéphane Foucart e Stéphan Horel].

A settembre di quest’anno The Guardian aveva scoperto poi che il rapporto pubblicato dalla European Food Safety Authority (EFSA) conteneva parti copiate e incollate da studi della Monsanto[The Guardian; Arthur Nelsen]

ETICA DELLA SCIENZA / POLITICA DELLA RICERCA

I ricercatori italiani? I più bravi di tutti, in termini relativi. L’Italia della scienza: non vuole venirci nessuno. Pietro Greco commenta i risultati dei Consolidator Grants 2017, assegnati dallo European Research Council.[Scienza in rete; Pietro Greco]

Chiusi un giorno per non chiudere per sempre. Il 12 dicembre i medici hanno scioperato per 24 ore per protestare contro la scarsità di risorse destinate alla sanità pubblica. [Il Sole 24 Ore; Rosanna Magnano]

MISCELLANEA

AlphaZero, la nuova intelligenza artificiale sviluppata dalla società di Google DeepMind, ha battuto i più forti programmi di scacchi e shogi, un gioco da tavola giapponese simile agli scacchi. Lo ha fatto ricevendo come input solo le regole del gioco e allenandosi contro se stesso. E ha impiegato meno di 24 ore. Alpha Zero è un’evoluzione di AlphaGo Zero che pochi mesi fa aveva realizzato un’impresa simile al gioco del Go. [The Guardian; Samuel Gibbs]

Il 12 dicembre si è tenuto a Parigi il ‘One Planet Summit’, dove capi di Stato e di Governo, rappresentanti del mondo della finanza mondiale e dell’industria e ONG si riuniranno per discutere degli strumenti di finanziamento più adeguati per rispettare gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi. In particolare si parlerà dei fondi necessari a sostenere il processo di adattamento al cambiamento climatico dei Paesi in via di sviluppo, meno responsabili ma spesso già esposti alle conseguenze del riscaldamento globale. [Le Monde; Redazione]

Il 30% della materia ordinaria mancante nell’Universo potrebbe essere nascosta nei filamenti di gas ionizzato che congiungono le coppie di galassie. Questo è il risultato di due studi recentemente pubblicati su arXiv e in attesa di revisione. Due gruppi di astronomi, uno dell’Institut d’Astrophysique Spatiale di Orsay e l’altro del Royal Observatory di Edimburgo, hanno sfruttato l’effetto che il gas ha sulla radiazione cosmica di fondo per stimarne la densità. Hanno preso in considerazione oltre un milione di coppie di galassie. [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

Le notizie di scienza della settimana #41

Infografica per il World Aids Day 2017, 1 dicembre 2017. Credit: World Health Organization.

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 6 dicembre 2017]

LA LOTTA CONTRO L’AIDS NEL 2017

Sono stati 3451 i nuovi casi di HIV diagnosticati in Italia nel 2016, in diminuzione rispetto al 2012, quando erano stati 4140. Il dato più interessante riguarda però l’età media della diagnosi, 37,5 anni, che si sposta in avanti rispetto al passato. Questa tendenza si associa a un altro dato: il 23% delle diagnosi di AIDS è avvenuto a meno di tre mesi dalla scoperta dell’infezione, una percentuale che in Europa sale al 68%. Le persone convivono dunque per molto tempo con l’HIV senza esserne consapevoli, spesso perché non percepiscono il rischio delle loro abitudini. [La Stampa; Fabio Di Todaro] 

La resistenza ai farmaci per l’HIV è in aumento nei Paesi a basso e medio reddito, dove ha superato il 10% delle persone con HIV che iniziano o riprendono terapie antiretrovirali di prima linea. A mostrarlo è una meta-analisi, pubblicata su The Lancet Infectious Diseases, condotta su 358 campioni di dati riguardanti oltre 56 mila adulti con HIV che vivono in 63 Paesi a basso e medio reddito. Gli autori si sono concentrati sulla resistenza agli inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa (NNRTI), che vengono raccomandati in combinazione con quelli nucleosidici nelle terapie di prima linea. Ebbene, l’aumento maggiore della resistenza agli NNRTI c’è stato nell’Africa orientale, dove tra il 2001 e il 2016 è cresciuta del 29% all’anno. La crescita annuale è stata del 23% nell’Africa meridionale e dell’11% in Asia. Lo studio suggerisce un altro dato importante: le persone con virus resistenti agli NNRTI nel 10%-30% dei casi sono già stati esposte alle terapie antiretrovirali, interrotte spesso a causa delle difficoltà nel raggiungere i centri di cura o alla scarsa disponibilità dei farmaci[Univerity College London News; Chris Lane] 

Undetectable = Untransmissable, U = U. È questo lo slogan al centro della campagna di lotta all’HIV nel 2017. Il fatto che le persone con HIV, ma con una carica virale non rilevabile, non possano trasmettere il virus è ormai accettato nella comunità dei sieropositivi e dei malati di AIDS, grazie all’accumularsi di prove scientifiche sempre più convincenti. Ma per rendere questo messaggio chiaro a tutti, in particolare ai familiari e agli amici delle persone con HIV, è stato necessario più tempo e il sostegno delle maggiori organizzazioni di sanità pubblica nel mondo. Di fondamentale importanza l’endorsement dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, arrivata due mesi fa. [The Lancet HIV; Editorial] 

DISINFORMAZIONE ONLINE

Sulle pagine di PNAS il giornalista scientifico M. Mitchell Waldrop fa un’analisi lucida del problema della disinformazione online, quello che una ricercatrice intervistata dall’autore chiama misinformation ecosystem. Una riflessione sui limiti, ma anche le opportunità, offerte dalla tecnologia per cercare di contrastare il fenomeno, che pone l’accento sull’importanza di intervenire sui fruitori dell’informazione e non solo sulle fonti delle notizie e sulle piattaforme digitali attraverso cui le notizie circolano.[Proceedings of the National Academy of Sciences; M. Mitchell Waldrop]

I social network, come un pascolo liberamente accessibile a tutti gli allevatori di un villaggio inglese dell’ottocento, stanno affrontando la tragedia dei beni comuni. Ogni utente agisce “razionalmente” nel suo interesse personale, ma questo danneggia il benessere della comunità, come l’allevatore che porta al pascolo una quantità eccessiva di bestiame impoverendo la terra fino a renderla inutilizzabile. La comunità degli internauti si vede sottratto il diritto a un’informazione corretta e viene esposta a contenuti violenti o che promuovono la paura, l’odio e il razzismo. [Financial Times; John Gapper]

ETICA DELLA SCIENZA / POLITICA DELLA RICERCA

Trapelano indiscrezioni sull’imminente bando PRIN, che assegnerà 390 milioni a progetti scientifici di interesse nazionale. Ogni progetto potrà ricevere al massimo 1 milione e 200 mila euro, ma dovrà coinvolgere più gruppi di ricerca, coordinati da un ricercatore o professore con posizione a tempo indeterminato in un’università italiana. Al centro delle polemiche proprio il rischio che i fondi vengano eccessivamente frazionati e assegnati a ricercatori non giovanissimi. Si lamenta inoltre l’esclusione degli enti di ricerca dai ruoli coordinamento. [La Repubblica; Silvia Bencivelli e Luca Fraioli]

Il 28 novembre sono stati resi noti i risultati dei Consolidator Grants 2017 dello European Research Council. Si tratta dei finanziamenti destinati ai ricercatori con 7-12 anni di esperienza dal completamento del dottorato di ricerca, insomma scienziati nel pieno della loro carriera. Gli italiani sono i secondi classificati, con 33 progetti sui 329 assegnati. Meglio di noi solo i tedeschi, che hanno ottenuto 55 finanziamenti. Ma se si guarda alla nazionalità dell’istituzione che ospita il grant, le cose sono diverse: l’Italia è settima con soli 14 progetti. [European Research Council; Statistics]

Nel libro “MAMMOGRAFIA – Emozioni, evidenze e controversie scientifiche nella diagnosi precoce del tumore al seno”, appena pubblicato da Il Pensiero Scientifico Editore, Eugenio Paci racconta, da protagonista, la trentennale vicenda degli screening mammografici. Secondo Roberto Satolli questa narrazione permette di affrontare temi importanti: il progressivo sfumare del confine tra salute e malattia, l’emergere del concetto di sovradiagnosi e sovratrattamento, nuovi modelli di aiuto alla decisione per le donne. [Scienza in rete; Roberto Satolli]

MISCELLANEA

Tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni novanta la superficie delle acque del lago Chad si è ridotta del 95%, lasciando spazio al deserto nella zona settentrionale. I pesci che un tempo popolavano le acque dei fiumi affluenti sono diminuiti drasticamente, riducendo alla fame la popolazione. La situazione, già drammatica, è stata aggravata dal terrorismo di Boko Haram e dalla violenza dell’esercito ciadiano. Un disastro umanitario che interessa milioni di persone che vivono nella zona del Sahel. [The New Yorker; Ben Taub]

In occasione del Welcome Day della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati a Trieste​, Cristina Da Rold ha intervistato Semir Zeki, neurobiologo di UCL​ considerato il fondatore della neuroestetica[Scienza in rete; Cristina Da Rold]

“A cosa serve curare le persone per poi lasciarle nelle condizioni che le hanno fatte ammalare?”, si chiede Sir Michael Marmot in apertura del convegno “L’Italia per l’equità nella salute”, che si è tenuto a Roma il primo dicembre. Luca Carra e Monia Torre analizzano il rapporto presentato al convegno, che sintetizza i principali dati sulle disuguaglianze di salute in Italia e fa il punto sui diversi fattori che le determinano. [Scienza in rete; Luca Carra e Monia Torre]

Le notizie di scienza della settimana #40

Mozziconi di sigarette. Credit: FreeImages.com / Adam Ciesielski. Licenza: Content License Agreement Freeimages.com.

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 29 novembre 2017]

STRATEGIE PER UN FUTURO LIBERO DA TABACCO

La maggioranza e il Governo hanno deciso di eliminare l’emendamento alla legge di bilancio che prevedeva un aumento delle tasse sulle sigarette, tra 20 centesimi e 1 euro a pacchetto. Il gettito annuo di questa norma, circa 600 milioni, sarebbe stato destinato al finanziamento dei farmaci oncologici e delle cure palliative. In Gran Bretagna, invece, il Governo ha confermato l’aumento del 2% delle tasse su sigarette e tabacco sciolto. [il Sole 24 Ore; M.Mobili e M.Rogari] 

La proposta di un aumento delle accise sui tabacchi era stata avanzata dalla Ministra Lorenzin e appoggiata da numerose società scientifiche italiane che si occupano di sanità pubblica. La proposta è stata criticata, sostenendo che avrebbe favorito il commercio illegale senza persuadere i fumatori a smettere. Al contrario, nei Paesi dove l’aumento delle imposte su sigarette e tabacco sciolto è stato applicato, si è registrata una diminuzione sensibile del numero di fumatori[Scienza in rete; Autori Vari] 

L’associazione Southeast Asia Tobacco Control Alliance (SEATCA) ha denunciato, durante un incontro a Manila presso l’ufficio regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il Pacifico Occidentale e il Sud-Est Asiatico, le pressioni dell’industria del tabacco sui Paesi della regione, dove si registrano le più alte percentuali di fumatori del mondo (in Indonesia fuma il 75.2% della popolazione maschile sopra i 15 anni). Queste pressioni stanno ostacolando i tentativi dei Governi di ridurre il numero di fumatori, in particolare le politiche che prevedono un aumento delle imposte sulle sigarette. Si tratta, secondo la SEATCA, di una violazione dell’articolo 5.3 della Framework Convention on Tobacco Control promossa dall’OMS, che richiede di proteggere le politiche messe in atto dagli interessi delle industrie del settore. [The Guardian; Agence France-Presse] 

FAKE NEWS? MEGLIO INFORMATION DISORDER

Il dibattito sulle fake news rischia di essere controproducente se non si tiene in considerazione la complessità del fenomeno in atto. Questo è il messaggio contenuto nel rapporto pubblicato il 27 settembre 2017 dal Council of Europe, che parla di information disorder e sottolinea il peso ancora molto importante della comunicazione televisiva rispetto a quella sui social network.[Scienza in rete; Cristina Da Rold]

Valigia Blu ricostruisce il dibattito sul rischio di inquinamento della campagna elettorale nel nostro Paese a causa della disinformazione online, avviato dai due articoli pubblicati da The New York Times e BuzzFeed News. [Valigia Blu; Redazione]

ETICA DELLA SCIENZA / POLITICA DELLA RICERCA

La natura democratica della scienza è più che mai messa in discussione in questo periodo storico. Tuttavia, secondo Pietro Greco, la scienza È democrazia. A dimostrarlo ci sono vicende storiche, ad esempio la distruzione della scienza tedesca da parte della dittatura nazista, e fatti contemporanei, la necessità emergente di un nuovo diritto di cittadinanza, quello della cittadinanza scientifica. Non solo: scienza e democrazia condividono lo stesso obiettivo: “un consenso razionale di opinione sul più vasto campo possibile”. [Scienza in rete; Pietro Greco]

La National Science Foundation (NSF) ha annunciato che l’osservatorio astronomico di Arecibo, nel nord ovest dell’isola di Porto Rico, rimarrà operativo. L’agenzia ridurrà il finanziamento alla struttura, cercando uno o più partner che subentrino alla SRI International, il cui contratto di gestione dell’osservatorio scadrà alla fine di marzo del 2018. Quando a settembre l’uragano Maria ha colpito Porto Rico, la NSF aveva appena concluso la valutazione, durata un anno, sul futuro del radiotelescopio di Arecibo, il più grande al mondo per apertura (305 metri) fino all’entrata in funzione del Five-hundred-meter Aperture Spherical radio Telescope (FAST) in Cina. [Science; Daniel Clery]

Ci saranno presto più accademici neri che bianchi in Sudafrica. Nonostante l’80% della popolazione del Paese sia nera, il settore accademico è rimasto per anni a forte maggioranza bianca, un retaggio dell’apartheid. A partire dal 2005 però la percentuale di Sudafricani neri impiegati nelle università del Paese è aumentata a ritmo sostenuto, passando in 10 anni dal 26% al 35%. [Nature; Sarah Wild]

MISCELLANEA

Il dibattito sul rinnovo della licenza per l’utilizzo del glifosato si è concluso lunedì con il voto favorevole degli Stati membri dell’Unione Europea. Alcuni tra i Paesi contrari al rinnovo, tra cui Francia e Italia, sono comunque intenzionati a limitare fino all’interdizione l’uso del pesticida nei loro territori nazionali. Le Monde ripercorre le tappe fondamentali di questa vicenda a partire dal marzo del 2015, quando l’International Agency for the research on Cancer (IARC) classifica il glifosato come “probabile cancerogeno”. [Le Monde; Pierre Breteau]

Un robot della dimensione di una scatola di scarpe e costruito con materiale resistente alle radiazioni è riuscito a raggiungere il cuore del reattore numero tre dello stabilimento nucleare di Fukushima. Sei anni dopo il disastro ha raccolto video che mostrano qualcosa di simile a lava solidificata sul fondo danneggiato del reattore: si tratta delle prime immagini del combustibile nucleare, uranio, fuso durante le esplosioni del 2011. [The New York Times; Martin Fackler]

Quali sono i geni più studiati? Collaborando con Peter Kerpedjiev, che nel 2014 aveva costruito per primo il database degli articoli scientifici presenti su PubMed che si riferivano alle caratteristiche di un gene o della proteina codificata, Nature traccia la storia della ricerca scientifica sulla genetica umana. Al primo posto il gene TP53, con oltre 8500 articoli pubblicati su PubMed. Si tratta di un soppressore tumorale, che risulta mutato in circa la metà dei tumori umani conosciuti. L’evoluzione nel tempo della top-hits racconta, in maniera affascinante, i progressi fatti in questo campo. [Nature; Elie Dolgin]