Le notizie di scienza della settimana #105

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 25 giugno 2019]

Il rover della NASA Curiosity ha rilevato grandi quantità di gas metano su Marte che potrebbero essere collegate alla presenza di organismi viventi sul pianeta. Nell’immagine: un selfie del rover Curiosity scattato a maggio del 2019 presso le rocce Aberlady and Kilmarie. Courtesy NASA/JPL-Caltech.

5G: TRA SCIENZA E PSEUDOSCIENZA
Primi test per la rete 5G di Vodafone in Italia. Le antenne sono state accese all’inizio di giugno e in queste settimane sono stati fatti i primi test, da parte di giornalisti e blogger esperti di tecnologia. A Milano, come Roma, Napoli, Torino e una ventina di piccoli comuni del milanese, la rete è gestita da Vodafone. I test hanno confermato il sostanziale incremento della velocità di download, fino a 300 Mbps, circa il triplo rispetto a quella del 4G, e la diminuzione del tempo di latenza, che a regime raggiungerà i 5 ms contro i circa 30 ms del 4G. A beneficiare del 5G non saranno solo le persone connesse con smartphone ma anche, e soprattutto, l’Internet delle Cose (IoT), ovvero il sistema di sensori e dispositivi connessi a internet che nell’ultimo anno sono aumentati in numero e sono diventati più esigenti in termini computazionali. Per ora sono solo tre gli smartphone che possono collegarsi in 5G, ma Vodafone assicura che entro l’anno verranno abilitati anche altri dispositivi più economici. Per quanto riguarda la copertura geografica, il piano di Vodafone è quello di collegare le prime 100 città italiane entro il 2022. Oltre a Vodafone, anche TIM, Wind Tre, Fastweb e Iliad hanno acquistato dallo Stato le frequenze per l’infrastruttura di quinta generazione sborsando un totale di 6,5 miliardi di euro [Corriere della Sera; Luca Figini]

Ma alle opportunità si accompagnano le paure, in particolare per la salute. In Italia ha avuto un certo seguito la Alleanza Stop 5G, che sostiene che la nuova generazione di connessione wireless sia “un esperimento sulla salute di tutti noi”. Grazie all’appoggio di alcuni parlamentari, il gruppo è riuscito a tenere una conferenza stampa in Senato per chiedere l’istituzione di una moratoria sull’impiego del 5G e a fine febbraio una serie di esperti sono stati ascoltati dalla Commissione per le telecomunicazioni della Camera nell’ambito di un’indagine conoscitiva sull’utilizzo della tecnologia 5G.

Ad argomentare in favore della tesi che il 5G costituisca un rischio per la salute è stata Fiorella Belpoggi dell’Istituto Ramazzini citando una coppia di studi, uno proprio e uno del National Toxicology Program statunitense, che hanno mostrato un rischio aumentato di tumore in ratti esposti alle radiazioni elettromagnetiche di frequenze utilizzate nel 2G e nel 3G.

La significatività dei due studi per il dibattito sul 5G è stata messa in discussione dagli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’agenzia dell’OMS per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti. Il motivo è sostanzialmente che le potenze utilizzate nei due studi sono di gran lunga più elevate rispetto a quelle a cui siamo esposti per via di antenne e cellulari. In particolare, Alessandro Polichetti, dell’ISS, ha fatto notare che l’Agenzia europea per la ricerca sul cancro (IARC) classifica i campi elettromagnetici a radiofrequenza nel gruppo dei “possibili cancerogeni”, ovvero quei fattori per cui si sospettano degli effetti dannosi ma non esistono ancora prove a riguardo. Non esistono, infine, studi epidemiologici sugli effetti del 5G sulla salute umana, ma le sue caratteristiche indicherebbero un rischio addirittura inferiore rispetto alle vecchie generazioni. La connessione 5G sarà infatti caratterizzata da frequenze più elevate di quelle attuali, nella regione dei 25-50 GHz, ovvero da lunghezze d’onda di alcuni millimetri. Le onde saranno dunque poco penetranti e necessiteranno dell’installazione di un sistema di celle molto più piccole e capillari rispetto a quelle attuali, le cosiddette small cells, che quindi permetteranno di utilizzare potenze più basse e quindi meno dannose (Qui il resoconto stenografico dell’audizione) [La Repubblica; Alessandro Longo]

In generale il 5G sta diventando uno degli argomenti preferiti dei cospirazionisti del web. Il movimento anti-5G è nato nel 2018 in Olanda per opera di John Kuhles, un “ricercatore” esperto di UFO, che per primo ha attribuito la morte di 300 uccelli alle onde elettromagnetiche emesse dalle antenne 5G. Da quel momento sono nati tanti piccoli gruppi nazionali che animano le proteste contro i governi locali man mano che le reti 5G vengono accese in tutto il mondo. Secondo questi gruppi il 5G sarebbe responsabile di un rischio aumentato di sviluppare numerose malattie, tra cui tumori, infertilità, Alzheimer. A ben vedere, le paure intorno al 5G non sono nuove, ma anzi sembrano simili a quelle causate dalle vecchie generazioni di connessione mobile. Finora non esistono studi che attestino un legame tra queste tecnologie e lo sviluppo di tumori, ma le ricerche sul tema continuano. Nel frattempo, i social network sono l’ambiente di coltura ideale per questo tipo di teorie del complotto. Una società statunitense ha analizzato le conversazioni online riguardanti il 5G trovando che l’argomento più trattato è proprio il rischio per la salute [Wired; Sabrina Weiss]

Potrebbe invece essere concreto il rischio di interferenza con i satelliti meteo. All’inizio di maggio il direttore della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) Neil Jacobs in audizione davanti alla commissione scienza della camera USA ha lanciato l’allarme: se verranno messe all’asta frequenze nella banda dei 24 GHz si rischia di perdere il 30% dell’accuratezza nella previsione di tempeste e uragani. Il motivo è che i sensori utilizzati dalla NOAA per ottenere da satellite i dati sul vapore acquo presente in atmosfera lavorano a 23,8 GHz e c’è il rischio di interferenza. La perdita di accuratezza diminuirebbe in maniera critica il preavviso su alcuni eventi meteo estremi e dunque la capacità di prepararsi a fronteggiarli. Il mondo dell’industria risponde che lo studio su cui sono basate queste affermazioni si riferisce a un sensore che non viene più utilizzato, ma NOAA, insieme alla NASA, insiste: «Non vogliamo rinunciare alla leadership USA nel settore delle telecomunicazioni, ma non possiamo tornare indietro di 40 anni in termini di previsioni meteorologiche» [The Washington Post; Jason Samenow]

La Federal Communications Commission ha comunque proseguito le aste per la vendita delle frequenze nella banda a 24 GHz. Ajit Pai, direttore dell’FCC, afferma che gli studi della NOAA e della NASA non sono affidabili e che il limite sulle emissioni fuori banda stabilito dalla FCC è sufficiente per proteggere i satelliti che inviano dati meteorologici. I membri del congresso che hanno partecipato all’audizione di Jacobs considerano la situazione “ridicola”: «La FCC avrebbe dovuto chiarire la questione prima dell’asta», ha commentato la democratica Jessica Rosenworcel [Ars Technica; Jon Brodkin]


Locandina dell'evento Un appello per la Scienza in Parlamennto, 26 giugno ore 9:30 presso la Luiss (Sala delle Colonne) Viale Pola 12, Roma


LA RICERCA CHE SERVE ALL’AFRICA
Per rilanciare la ricerca in Africa occorre investire nella formazione universitaria. In Etiopia solo il 20% dei professori ha un master e solo il 4% un dottorato; anche in Sudafrica, il Paese che in Africa spende di più in ricerca e sviluppo, solo il 39% degli accademici ha un dottorato. Negli ultimi decenni del secolo scorso gli aiuti della comunità internazionale si sono concentrati principalmente sull’istruzione primaria: del totale speso per istruzione il 49% è andato a quella primaria e solo il 18% a quella universitaria. A questo si somma la quasi totale mancanza di laboratori equipaggiati con attrezzature moderne e la difficoltà di avere una connessione stabile a Internet. Come conseguenza gli studenti che vogliono intraprendere una carriera nella ricerca e cercano di perfezionare la loro formazione all’estero si trovano molto indietro rispetto ai loro coetanei. I supporti finanziari ricevuti dai Paesi più ricchi e da organizzazioni come la World Bank non sono sufficienti a risolvere questa situazione, soprattutto perché non sono stabili. La proposta di un gruppo di ricercatori africani è quella di costruire programmi di mentorship individuali, offrire supporto agli studenti africani che tenga conto delle loro necessità (spesso quella di mantenere una famiglia) e infine di istituire dei grant per giovani ricercatori africani in Africa garantendogli così condizioni di lavoro migliori e paragonabili a quelle del settore privato [Sciences et Avenir; AFP]

L’intelligenza artificiale che aiuta agricoltori e bambini nei Paesi in via di sviluppo. Alla conferenza EmTech digital, organizzata a San Francisco a fine maggio da MIT Technology Review, sono stati presentati alcuni progetti di IA in corso in Paesi come Africa e India. In Kenya IBM ha sviluppato un sistema in grado di predire la resa delle colture basandosi sulle condizioni meteorologiche e le caratteristiche dei suoli. Sempre IBM ha messo a punto un sistema di previsione della domanda di trattori nella regione per conto di una società di leasing aiutandola così a ingrandire la sua flotta. In India, presso il Wadhwani Institute for Artificial Intelligence, è stato costruito un software che valuta se un neonato è sottopeso. A partire da un video del bambino il software produce un modello 3D del corpo e ne valuta peso, lunghezza e circonferenza cranica, e suggerisce poi come intervenire a seconda della gravità della situazione [MIT Technology Review; James Temple]

RICERCA E SOCIETÀ
Caso Corvelva: libertà di scelta non vuol dire libertà di disinformare. Il prossimo 27 giugno, la sala stampa della Camera dei Deputati ospiterà una conferenza stampa dell’associazione Corvelva, responsabile di una pressante disinformazione che diffonde dubbi sulla sicurezza dei vaccini. L’Associazione Patto Trasversale per la Scienza scrive una lettera aperta ai Presidenti di Camera e Senato per chiedere che il Parlamento non ospiti, né ora né mai più, conferenze da parte di chi ha sulla coscienza migliaia di bambini non vaccinati, potenziali vittime di malattie terribili [Scienza in rete; Patto Trasversale per la Scienza]

L’open peer review aiuterebbe le riviste scientifiche a essere più efficienti, contenere le frodi, evitare i bias sistematici. Ogni anno i ricercatori dedicano un totale di 70 milioni di ore all’attività di revisione degli articoli dei loro colleghi, la cosiddetta peer review. Per questo lavoro non ricevano quasi mai un compenso economico né altro tipo di riconoscimenti. Quasi sempre, infatti, le relazioni che preparano sono anonime e riservate. Eppure, sono diversi ormai gli studi che hanno mostrato che la condivisione dei dati relativi alla peer review porterebbe dei vantaggi alla comunità scientifica. L’analisi di 24 000 processi di revisione del giornale eLife, ad esempio, ha mostrato che le donne e gli autori appartenenti a Paesi non occidentali sono penalizzati. Rendere pubblici i dati relativi alla peer review permetterebbe poi di evitare i casi in cui gli autori utilizzano indirizzi email falsi per revisionare i propri articoli, oppure i casi in cui i revisori chiedono di essere citati per accettare il manoscritto per la pubblicazione. Ma alcuni ritengono che la segretezza del processo è fondamentale: costretti a rivelare la propria identità, i revisori sarebbero più timorosi di dare giudizi negativi, più lenti e addirittura più riluttanti ad accettare. Ma anche queste obiezioni sembrano infondate secondo quanto emerge da uno studio condotto su 18 000 relazioni di cinque riviste del gruppo Elsevier: anche se solo l’8% dei revisori ha firmato il proprio commento, la pubblicazione delle relazioni non ha rallentato il processo di revisione [Undark; Dalmeet Singh Chawla]

Le riviste ibride del gruppo Lancet accolgono le richieste del Plan S. I ricercatori che superano il processo di revisione e dunque possono pubblicare il proprio articolo su una delle riviste del gruppo, potranno archiviare la versione definitiva in un archivio aperto senza embargo e con licenza CC BY Open Access. Il gruppo The Lancet decide dunque di accettare le condizioni del Plan S, in particolare quella che vieta ai ricercatori finanziati dai sottoscrittori del piano di pubblicare in open access su riviste ibride pagando una commissione [The Lancet; Robert Kiley]

Uomini che si battono per i diritti delle donne: Francis Collins, direttore N.I.H., e Robert Jan Smits, presidente della Eindhoven University of Technology. Come raccontavamo nell’ultimo numero della newsletter, Collins ha dichiarato che non prenderà parte a conferenze in cui non sia evidente lo sforzo di rappresentare tutte le categorie nella scelta degli oratori. Ora Robert Jan Smits, inviato speciale della Commissione europea per l’Open Access e già direttore generale per la ricerca e l’innovazione, ha deciso che per le prossime posizioni bandite presso l’istituto che dirige verrà data priorità alle donne. Il processo di selezione sarà inizialmente aperto solo a candidature femminili. Se, passati 6 mesi, non sarà stata trovata una candidata all’altezza, anche gli uomini potranno gareggiare [Il Sole 24 Ore; Patrizia Caraveo]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Fatti conquistare dalla Luna (con quiz finale). È l’umanità che ha conquistato la Luna o la Luna che ha conquistato l’umanità? Secondo Patrizia Caraveo, astrofisica dell’INAF, vale la seconda. E infatti intitola il suo libro “Conquistati dalla Luna”. Luca Carra lo recensisce e, per chi vuole mettersi in gioco, propone un quiz: quanto ne sapete davvero del nostro satellite? [Scienza in rete; Luca Carra]

Nanotecnologie, la testimonianza di due centri d’eccellenza in Puglia. Siamo andati a visitare due centri d’eccellenza pugliesi per le nanotecnologie, l’Istituto di Nanotecnologia del CNR e il Center for Biomolecular Technologies dell’IIT, per farci raccontare dai rispettivi direttori dove si dirigono le nanotecnologie, e con quali applicazioni nella vita di tutti i giorni [Scienza in rete; Anna Romano]

Fusione della neve in Groenlandia, quando i grafici inquietano. I dati raccolti dal National Snow and Ice Data Center mostrano che la superficie nevosa della calotta di ghiaccio in Groenlandia è fusa quasi per metà ancora prima che inizi l’estate. Sebbene l’estensione della fusione superficiale della neve stagionale sia comparabile agli anni precedenti del periodo 2010-2018, non va sottovalutata, come spiega il gruppo Climalteranti [Scienza in rete; Climalteranti]

La medicina di precisione cresce a tre dimensioni. I modelli cellulari in 3D possono riprodurre il comportamento invasivo delle cellule tumorali umane. Loretta del Mercato, vincitrice di un ERC Starting Grant nel 2017 e ricercatrice al CNR – Istituto di Nanotecnologia, racconta il suo progetto, che prevede di utilizzare colture tridimensionali sulle quali l’impiego delle nanotecnologie permetterà il monitoraggio in tempo reale di parametri quali le variazioni di pH, ossigeno e potassio. Successivamente, il sistema sarà impiegato per la coltivazione di cellule prelevate dagli stessi pazienti, su cui testare i farmaci oncologici, nell’ottica della medicina di precisione [Scienza in rete; Loretta del Mercato]

Le notizie di scienza della settimana #104

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 18 giugno 2019]

Il biologo molecolare russo Denis Rebrikov ha dichiarato che ha intenzione di impiantare nell’utero di una donna embrioni geneticamente modificati con la tecnica CRIPSR entro la fine dell’anno. L’obiettivo sarebbe quello di prevenire che la madre, colpita da una forma di HIV resistente ai farmaci antiretrovirali, trasmetta il virus ai propri figli. Per farlo, Rebrikov userebbe la tecnica CRISPR-Cas9 per disattivare il gene CCR5, in modo simile a quanto fatto dallo scienziato cinese He Jiankui che lo scorso novembre aveva annunciato di essere stato il primo a far nascere una coppia di gemelle con questo procedimento (He voleva però evitare la trasmissione del virus dell’HIV dal padre alle figlie). La legislazione russa proibisce l’editing del genoma umano in senso generale, ma la legge sulla fertilizzazione in vitro non vi fa esplicito riferimento, e dunque Rebrikov potrebbe trovarsi di fronte un vuoto normativo che conta di colmare chiedendo l’autorizzazione di una serie di agenzie governative, a partire dal Ministero della salute. Scienziati ed esperti di bioetica si dicono preoccupati. La tecnologia non è ancora matura, motivo per cui qualche mese fa un gruppo di importanti ricercatori del campo avevano chiesto di mettere a punto una moratoria sul suo utilizzo in embrioni destinati all’impianto in utero. Non è chiaro poi se i rischi superino i benefici. In primo luogo, la disattivazione del gene CCR5 protegge dalla trasmissione del virus dell’HIV nel 90% dei casi. In secondo luogo, il rischio di mutazioni off-target e on-target indesiderate è ancora molto alto. Rebrikov sostiene che la sua tecnica ne riduca drasticamente la frequenza, ma finora non ha pubblicato alcuno studio scientifico che lo dimostri. Nell’immagine: lo sviluppo di embrioni umani geneticamente modificati con la tecnica CRISPR per correggere una mutazione responsabile della cardiomiopatia ipertrofica (lo studio, condotto nel laboratorio di Shoukhrat Mitalipov presso la Oregon Science and Health University di Portland, risale al 2017 ed è stato pubblicato su Nature). Credit: Oregon Science and Health University. Licenza: OHSU photos usage.

DOVE FINISCE LA PLASTICA DEI RICCHI?
Ogni anno gli Stati Uniti producono 34,5 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. 1 milione di tonnellate vengono spedite fuori dal continente. Fino a qualche anno fa la maggior parte veniva spedita in Cina e Hong Kong, ma nel 2017 la Cina ha chiuso le porte a questo tipo di importazioni, autorizzando solo l’arrivo della plastica più pulita e dunque più facile da riciclare. Da quel momento in poi sono stati Paesi più poveri e più piccoli ad accogliere container e container di rifiuti plastici e occuparsi del processo di riciclaggio, che interessa solo il 9% del totale. Tra questi ci sono Bangladesh, Senegal, Turchia, Ghana, Tailandia, Vietnam, Malesia, Indonesia, Cambogia ed Equador. Il Guardian ha condotto un’inchiesta in questi luoghi per capire quali sono le conseguenze di questo traffico sull’ambiente e sulle persone [The Guardian; Erin McCormick, Bennett Murray , Carmela Fonbuena , Leonie Kijewski, Gökçe Saraçoğlu, Jamie Fullerton, Alastair Gee, Charlotte Simmonds]

Poco più di un mese fa 187 Paesi hanno firmato un accordo che limita la spedizione di plastica difficile da riciclare verso i Paesi poveri, ma mancano gli Stati Uniti. L’accordo ha aggiunto un emendamento legalmente vincolante alla Convenzione di Basilea grazie alla mediazione del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Anche se gli Stati Uniti non sottoscrivono la Convenzione, non potranno più spedire rifiuti plastici non riciclabili verso Paesi in via di sviluppo che invece la sottoscrivono [The Guardian; Emily Holden]

Il 28 maggio scorso il governo della Malesia ha annunciato che rispedirà in Australia 3 000 tonnellate di plastica troppo contaminata per essere riciclabile. «Ciò che i cittadini del Regno Unito [e di altri paesi] pensano di aver inviato per il riciclaggio viene in realtà scaricato nel nostro paese […] I malesi hanno il diritto di avere aria pulita, acqua pulita e un ambiente pulito in cui vivere, proprio come i cittadini delle nazioni sviluppate», ha dichiarato il Ministro dell’ambiente Yeo Bee Yin. La settimana precedente il Presidente della Filippine aveva annunciato che 69 container di rifiuti plastici, per un totale di 1 500 tonnellate, saranno rispediti in Canada da dove sono arrivati illegalmente [The Guardian; Naaman Zhou]


Locandina dell'evento Un appello per la Scienza in Parlamennto, 26 giugno ore 9:30 presso la Luiss (Sala delle Colonne) Viale Pola 12, Roma


EBOLA ARRIVA IN UGANDA
Due vittime del virus Ebola in Uganda. Giovedì scorso è stata registrata la seconda vittima del virus Ebola in Uganda. Si tratta di una donna di 50 anni, nonna del bambino di 5 anni morto 24 ore prima a Bwera, al confine con la Repubblica Democratica del Congo (RDC). La donna aveva partecipato, insieme ad altri familiari, al funerale di un parente morto di Ebola nella RDC. Il personale sanitario aveva messo sotto controllo la famiglia, ma alcuni membri erano fuggiti per rientrare in Uganda. Lo sconfinamento dell’epidemia in corso nella RDC dall’agosto 2018 e che ha già causato 1 400 morti, preoccupa le autorità sanitarie. Seppure quasi 4 700 membri del personale sanitario abbiano ricevuto il vaccino sperimentale, gli 875 chilometri di frontiera fra i due Paesi sono difficili da sorvegliare [Sciences et Avenir; AFP]

Per contenere lo sconfinamento di Ebola nei Paesi vicini alla RDC occorre mobilitare le comunità di confine affinché monitorino autonomamente i visitatori. «Sono molto più numerosi i punti informali di attraversamento dei confini rispetto a quelli formali. Il sistema di sorveglianza per il controllo delle persone che entrano in Uganda è attivo solo nei punti formali», spiega Mosoka Fallah, direttore del dipartimento dei servizi tecnici presso il National Public Health Institute in Liberia. È sostanzialmente impossibile monitorare anche i punti di attraversamento informali. In più, coloro che sviluppano la malattia mentre sono lontani da casa possono prendere degli antipiretici per abbassare la febbre e cercare così di non essere fermati e raggiungere i loro cari nel minor tempo possibile. La mobilitazione delle comunità di confine, con l’istituzione di un registro dei visitatori per esempio, può risolvere queste situazioni e aiutare inoltre a tracciare tutte le persone con cui i soggetti infetti sono entrati in contatto. Nel caso delle due vittime ugandesi sono stati identificati 98 contatti che saranno visitati e ospedalizzati immediatamente nel caso presentassero dei sintomi. La tempestività è fondamentale non solo per contenere la diffusione della malattia, ma anche per aumentare le probabilità di guarigione [The Conversation; Mosoka Fallah]

Per la terza volta, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha dichiarato l’epidemia di Ebola nella RDC un’emergenza di salute pubblica. Il comitato di esperti chiamati ad analizzare la situazione ha valutato che la probabilità che il virus si diffonda al di fuori della RDC resta bassa e che lo stato di emergenza porterebbe più danni che benefici ai territori colpiti dall’epidemia (gli altri Paesi potrebbero reagire interrompendo i voli e limitando i viaggi verso la RDC). Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’OMS, ha accettato la raccomandazione del comitato ma ha sottolineato che l’epidemia è molto preoccupante. Alcuni sono rimasti delusi dalla decisione, soprattutto perché dichiarare lo stato di emergenza avrebbe mobilitato l’opinione pubblica e favorito la raccolta degli aiuti economici dai Paesi sviluppati, che finora sono stati limitati. L’OMS ha infatti raccolto solo 44 dei 98 milioni necessari a supportare la sua azione nella RDC [The New York Times; Dimitrinka Atanasova e Kjersti Fløttum]

RICERCA E SOCIETÀ
Un rialzo della temperatura media del Pianeta di 2°C aumenta del 13% il rischio di insorgenza di conflitti armati. È quanto emerge da uno studio pubblicato sull’ultimo numero di Nature. Se finora il cambiamento delle condizioni climatiche è stato responsabile di un aumento del 5% nella probabilità di esplosione di un conflitto armato, questa percentuale è destinata ad aumentare se il rialzo delle temperature raggiungerà i 2°C e ancor di più i 4°C (rischio aumentato del 26%). Il meccanismo sottostante è il seguente: un aumento delle temperature causa, tra le altre cose, una riduzione nel rendimento agricolo e di conseguenza un aumento del prezzo del cibo. Scoppierebbe così la violenza a causa dell’aggravarsi della povertà e delle disuguaglianze [MIT Technology Review; The Download]

Il direttore dei National Institutes of Health statunitensi non parteciperà più a conferenze scientifiche in cui gli speaker sono tutti uomini. È quanto afferma Francis Collins, direttore degli NIH e già coordinatore dello Human Genome Project, nel suo comunicato dal titolo “Time to End the Manel Tradition”. Lo scienziato dunque si riserva di rifiutare l’invito se l’agenda della conferenza non è sufficientemente inclusiva. Collins si è anche detto estremamente preoccupato dal fenomeno, sempre più diffuso, delle molestie sessuali. A febbraio gli NIH avevano sostituito 14 principal investigator e ne aveva licenziati 21 dopo aver esaminato le accuse di molestie a loro carico [The New York Times; Pam Belluck]

Per passare all’Open Access servono bandi competitivi per distribuire fondi pubblici alle riviste più meritevoli. Adriano Aguzzi, direttore dell’Istituto di Neuropatologia all’Università di Zurigo, propone una via alternativa per la transizione all’Open Access rispetto a quella proposta nel Plan S. Le agenzie di finanziamento della ricerca dovrebbero assegnare dei fondi su base competitiva direttamente ai giornali scientifici, affinché questi rendano i loro contenuti accessibili a tutti gratuitamente. Per aggiudicarseli, gli editori scientifici dovrebbero mostrare la qualità del loro processo di peer review, dei loro archivi e della loro gestione delle frodi. Questo, secondo Aguzzi, romperebbe il legame tra numero di articoli pubblicati e profitto degli editori che spinge a pubblicare un numero sempre crescente di articoli scientifici senza guardare alla qualità [Nature; Adriano Aguzzi]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Leonardo scienziato polifunzionale. “Leonardo scienziato”, di Enrica Battifoglia ed Elisa Buson, riesce a raccontare il genio di Leonardo Da Vinci da una prospettiva non comune: al posto del genio solitario, un uomo curioso, aperto, capace di collegare concetti, e conoscenze ma anche persone, per ideare nuovi progetti e migliorare quelli esistenti. La recensione di Sergio Cima [Scienza in rete; Sergio Cima]

Elogio dell’imperfezione. Pietro Greco recensisce l’ultimo libro di Telmo Pievani, un elogio all’imperfezione che rappresenta il motore dell’evoluzione. Per comprenderlo, si può dare un’occhiata ravvicinata al DNA e, più in particolare, a quelle sequenze non codificanti che sono state battezzate DNA spazzatura. Nel corso del tempo, il loro ruolo si è andato in parte chiarendo, rivelandone le funzioni regolatrici e la presenza di geni atavici. Ma, soprattutto, quel DNA “imperfetto” è stato trasformato dalla selezione naturale nella principale fonte di creatività della vita [Scienza in rete; Pietro Greco]

Da dove arriva l’acqua della Terra? Da dove viene l’acqua del nostro pianeta? Gli astronomi concordano nello stabilire che non possa risalire alle fasi di costruzione del pianeta, perché la temperatura della nebulosa solare era troppo elevata per permettere la presenza di acqua liquida. Due recenti lavori indagano il ruolo delle comete e dello scontro con il corpo celeste Theia, lo stesso che ha dato origine alla Luna [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

IN BREVE
Un nuovo studio di meta analisi aggiorna le stime della prevalenza dei disturbi mentali nei luoghi di conflitto [The Lancet]

Il governo brasiliano accusato di occultare i dati di un sondaggio sull’uso di sostanze legali e illegali nel Paese perché contradirebbero la narrativa che l’abuso di droga in Brasile è una vera e propria emergenza [Science]

Scienziati e politici in India vogliono abbattere le barriere linguistiche che tengono la scienza lontana dai cittadini che non parlano inglese. Per farlo stanno producendo contenuti scientifici in 22 delle lingue ufficiali del Paese [Nature]

Giovedì lo Stato di New York ha eliminato l’esenzione dalle vaccinazioni per motivi religiosi, come già accaduto in California, Arizona, West Virginia, Mississippi e Maine. New York ha visto svilupparsi una delle epidemie di morbillo più gravi del Paese all’interno di alcune comunità di ebrei ultra-ortodossi [The New York Times]

Il Clorpirifos, un insetticida usato principalmente in agricoltura, è associato allo sviluppo di disturbi neurologici nei bambini. La Commissione europea potrebbe proporne il divieto [Le Monde]

A Sarajevo l’inquinamento dell’aria è responsabile di quasi un decesso ogni cinque. La causa sono i riscaldamenti a carbone e le automobili diesel di vecchia generazione [Le Monde]

Allenare un sistema di intelligenza artificiale può causare l’emissione di oltre 280 tonnellate di anidride carbonica, quasi cinque volte la quantità media emessa da un’automobile durante il suo intero ciclo di vita [MIT Technology Review]

Le notizie di scienza della settimana #103

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’11 giungo 2019]

La NASA ha annunciato che aprirà la stazione spaziale internazionale a compagnie private che vogliano sviluppare una “low earth orbit economy” e che necessitino di un ambiente a gravità zero per i loro affari. Il tariffario prevede un costo tra gli 11 000 e i 23 000 dollari al giorno. Nell’immagine: la Stazione Spaziale Internazionale il 4 ottobre 2018. Credit: NASA / Roscosmos. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

LE RESTRIZIONI SU HUAWEI
Russell T. Vought, vice direttore dell’Ufficio per la gestione del bilancio USA, chiede di rimandare una parte del bando contro la cinese Huawei. La misura che Vought intenderebbe ritardare è quella che riguarda le agenzie governative e le compagnie private che ricevono finanziamenti dal governo federale e che gli impedirebbe di fare affari con Huawei e le società che impiegano i loro dispositivi. Il motivo è che le compagnie americane subirebbero delle perdite troppo pesanti se il bando cominciasse fra due anni come previsto [The New York Times; Cecilia Kang]

La misura che riguarda le agenzie governative è solo una delle azioni intraprese dal governo di Donald Trump contro il colosso delle telecomunicazioni cinese Huawei.

A metà maggio Huawei è stata inclusa nella entity list, una lista nera che contiene le compagnie straniere che non possono acquistare parti e componenti dagli USA senza l’approvazione del Governo. Come conseguenza: Google ha annunciato di voler impedire a Huawei di utilizzare il sistema operativo Android sui suoi nuovi smartphone, una serie di produttori di chip per computer, come Intel, Qualcomm, Xilinx, Broadcom e ARM, hanno dichiarato di non voler più vendere i loro prodotti a Huawei [MIT Technology Review; Will Knight]

Ma il bando di Donald Trump contro Huaewi potrebbe essere controproducente. In particolare l’impossibilità di utilizzare i sistemi Android e dunque le applicazioni Google come Gmail e Google Maps, potrebbe inizialmente deprimere le vendite degli smartphone Huawei, ma in un secondo momento l’azienda cinese potrebbe decidere di sviluppare un sistema alternativo a quello di Google e minacciare la sua supremazia [Financial Times; Michael Jacobides]

Huawei è al centro della nuova guerra fredda tra USA e Cina a causa della nuova generazione di connessioni wireless 5G. Il governo USA accusa Huawei di spionaggio industriale e di avere legami con il governo cinese per cui svolgerebbe attività di sorveglianza, ma il conflitto è dovuto principalmente ai timori che la compagnia cinese controlli la maggioranza dell’infrastruttura 5G, togliendo spazio alle società occidentali. La rete 5G connetterà un numero di dispositivi incredibilmente grande e i rischi per la sicurezza dei dati e degli attuali sistemi di crittografia sono concreti [MIT Technology Review; Will Knight]

PARLARE DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO
I presentatori delle rubriche meteorologiche hanno un ruolo fondamentale nel comunicare il cambiamento climatico. Testimoni diretti dei fenomeni estremi sempre più frequenti, i presentatori dedicano sempre più spazio ai cambiamenti climatici all’interno dei loro bollettini. Dal 27 al 31 maggio si sono riuniti a Parigi in occasione dell’International Weather and Climate Forum [Le Monde; Valentine Graveleau]

Il Guardian cambia le sue convezioni redazionali: “crisi climatica” invece di “cambiamento climatico”. La decisione del giornale britannico arriva pochi giorni dopo che il Parlamento ha dichiarato lo stato di emergenza climatica ed è motivato dalle ormai consolidate prove scientifiche che attestano come l’umanità si stia muovendo verso una vera e propria catastrofe. Il rapporto dell’IPCC a ottobre del 2018 ha affermato che abbiamo solo una dozzina di anni per evitare di causare danni irreparabili; a maggio un rapporto delle Nazioni Unite ha documentato la distruzione degli ecosistemi su cui è basata la vita sulla Terra. Anche la BBC ha ammesso di aver coperto in maniera sbagliata il tema del cambiamento climatico [The Guardian; Damian Carrington]

Cambiamento climatico o crisi climatica? Per coinvolgere le persone, i media dovrebbero parlare più spesso delle soluzioni. Un linguaggio che punta a instillare paura potrebbe generare l’effetto opposto a quello desiderato e causare indifferenza, apatia e senso di impotenza. Se la paura deve servire a motivare le persone, gli studi mostrano che è necessario che vengano presentate anche delle soluzioni per permettere alle persone di agire [The Conversation; Dimitrinka Atanasova e Kjersti Fløttum]

RICERCA E SOCIETÀ
Stretta nella regolamentazione delle compagnie tecnologiche negli USA. Amazon, Apple, Facebook, Google sono nel mirino di diverse istituzioni statunitensi, tra cui la Federal Trade Commission, il Dipartimento di Giustizia e il Congresso. Su spinta di alcuni politici del partito democratico, questi organismi stanno indagando per capire se le compagnie hanno troppo potere e in caso affermativo quali interventi potrebbero essere risolutivi. Apple e Google sono accusati di riservare un trattamento di favore ai loro prodotti sulle loro piattaforme di vendita (Amazon Marketplace) e di ricerca (Google), mentre Facebook è accusata di violare la privacy dei suoi utenti combinando i dati raccolti dalle applicazioni WhatsApp e Instagram. La soluzione proposta dalla democratica Elizabeth Warren è quella di spezzettare queste società, costringendo ad esempio Amazon a vendere le componenti di produzione come Whole Foods, e Google applicazioni come Waze, per diventare esclusivamente delle piattaforme (se sono delle piattaforme non possono usare le piattaforme per vendere dei loro prodotti). Per Facebook questa strategia prevederebbe la vendita di WhatsApp e Instagram. Ma alcuni esperti non sono convinti che questo risolverà il problema e suggeriscono di obbligare queste compagnie a condividere i loro dati [MIT Technology Review; Angela Chen]

Il piano di transizione all’Open Access lanciato da 19 organi di finanziamento della ricerca europea partirà solo nel 2021 per dare tempo alla comunità di adattarsi. Dopo una consultazione pubblica che ha coinvolto ricercatori, biblioteche ed editori scientifici, i fondatori del Plan S hanno deciso di modificare il loro piano di transizione all’Open Access lanciato a settembre scorso. Tra le modifiche: la rimozione del limite massimo alle article processing charge per pubblicare in Open Access e il rinvio della transizione al 2021 [Nature; Holly Else]

Apre il primo archivio aperto di preprint clinici. Si chiama medRxiv e ha iniziato a raccogliere i primi articoli, che saranno pubblicati a fine mese. Ispirato dall’arXiv, dove i fisici condividono i loro lavori prima del processo di peer review da ormai decenni, e bioRxiv che invece raccoglie i preprint di area biologica dal 2013, questo nuovo archivio sottoporrà gli articoli a un minimo processo di screening (dichiarare di avere ottenuto parere positivo dal comitato etico, di aver registrato lo studio clinico e di avere il consenso dei pazienti), e sottolineerà che si tratta solo di risultati preliminari per scoraggiare i medici dall’adottare pratiche e i pazienti dall’intraprendere cure che non sono state ancora sottoposte al vaglio della peer review [Science; Jocelyn Kaiser]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Dovere di accoglienza. Rifiutare l’approdo in un porto a una nave che ha salvato persone in mare è un reato. Anche respingere i richiedenti asilo è reato. E l’immunità, richiesta con successo dal ministro dell’interno per la vicenda della nave Diciotti, non dovrebbe essere data. Questo, almeno, secondo il diritto internazionale [Scienza in rete; Simonetta Pagliani]

Alla scoperta dell’ultimo orizzonte. L’orizzonte, per gli astronomi, non è più quello geografico degli esploratori, ma diventa il simbolo delle sfide che devono affrontare, nel continuo sforzo di spiegare l’origine, l’evoluzione e la struttura generale di ciò che chiamiamo Universo. Ed è alla scoperta de “L’ultimo orizzonte” che conduce l’ultimo libro di Amadeo Balbi, professore associato di astronomia e astrofisica. La recensione di Claudio Elidoro [Scienza in rete; Claudio ELidoro]

La crisi delle humanities. Le humanities, le discipline umanistiche quali letteratura, filosofia, storia, storia dell’arte, semiotica, arti visive e performative, sono in crisi nei Paesi occidentali. Le immatricolazioni universitarie a questi corsi sono calate o precipitate. Ma a cosa si deve questo declino? E soprattutto, ha ancora senso finanziare e studiare le humanities[Scienza in rete; Gilberto Corbellini]

Una dieta per l’Antropocene. Un recente rapporto firmato da un gruppo indipendente di scienziati e pubblicato su The Lancet analizza la “dieta per l’Antropocene”, usando il modello dei nove confini planetari per stabilire l’impatto sull’ambiente della produzione di cibo. L’insieme delle loro conclusioni fornisce indicazioni che consentono molta flessibilità nelle raccomandazioni dietetiche e che, stimano gli autori, se seguite potrebbero evitare 11 milioni di morti all’anno da malattie legate all’alimentazione entro il 2050. [Scienza in rete; Paolo Vineis, Roberto Cingolani, Luca Carra]

Sissa, la fisica è ricerca e didattica. In attesa di Esof 2020 e per dare visibilità alle tre aree della SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati che vi prenderanno parte, dopo il primo articolo dedicato alle neuroscienze, è ora la volta della fisica. Una disciplina che dal secondo dopoguerra a oggi non solo ha portato alto il nome di Trieste nel mondo, ma ha anche dato vita a una fitta rete di scambi e collaborazioni internazionali [Scienza in rete; Silvia d’Autilia]

Sigarette, e-cig e riscaldatori di tabacco: un dibattito sugli effetti ancora fumoso. La dipendenza dal fumo è ancora uno dei problemi di salute globale più urgenti del nostro tempo, con i tratti di una vera e propria epidemia. Le grandi compagnie di tabacco hanno cercato alternative alle sigarette tradizionali, aprendo la strada al mondo in continua espansione della sigaretta elettronica e alle soluzioni ibride tra e-cig e sigarette tradizionali. Ma quali sono i rischi di questi prodotti? Ed è vero che fumare poco fa meno male? L’intervista a Roberto Boffi, responsabile S.S.D. Pneumologia presso l’Istituto Nazionale dei Tumori [Scienza in rete; Elena D’Alessandro]

IN BREVE
Le persone con due copie del gene CCR5 disattivate hanno una probabilità di morire prima dei 76 anni del 21% maggiore rispetto a chi ha almeno una copia funzionante. Lo attesta uno studio condotto a Berkeley sui dati genetici di oltre 400 000 persone raccolti dallo UK Biobank Research Project [Nature]

Contenere il riscaldamento globale entro il 2100 al di sotto di 1,5°C invece di raggiungere i 2°C, i due obiettivi dall’accordo di Parigi, potrebbe salvare migliaia di vite negli Stati Uniti [The New York Times]

Da maggio la febbre di dengue è tornata a colpire la Costa d’Avorio. Per contrastarla le autorità sanitarie stanno conducendo delle azioni di controllo sulle zanzare e di sensibilizzazione della popolazione della capitale Abidjan, dove sono stati registrati la maggior parte dei casi [Sciences Avenir]

Il meccanismo delle compensazioni per le emissioni di anidride carbonica sembra ormai una strategia efficace per raggiungere la carbon neutrality. Può essere sfruttato anche per ottenere la plastic neutrality[Le Monde]

La compagnia di Google Deep Mind ha progettato un software capace di battere gli esseri umani più allenati in un videogioco multiplayer chiamato Quake III Arena [The New York Times]

Le notizie di scienza della settimana #102

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 28 maggio 2019]

Venerdì 24 maggio c’è stato il secondo sciopero globale per il clima organizzato dalla rete Fridays for Future in tutto il mondo. Ora gli studenti chiedono la partecipazione anche degli adulti in vista della prossima mobilitazione programmata per il 20 settembre. Nell’immagine: bambini e ragazzi scioperano a Pisa per chiedere ai governi azioni concrete contro il cambiamento climatico. Credit: Alessandra Parravicini.

ELEZIONI EUROPEE E SCIENZA
I risultati delle elezioni europee. Le elezioni del nuovo Parlamento europeo si sono concluse domenica 26 maggio e hanno assegnato 715 seggi. Ecco i risultati Paese per Paese e il confronto con il Parlamento uscente nella visualizzazione di Le Monde [Le Monde; Décryptages]

Il nuovo Parlamento dovrà approvare il budget per il periodo 2021-2027 che comprende anche 100 miliardi per la ricerca e l’innovazione. Ma in che modo gli scienziati europei spenderanno questi soldi? Il Parlamento uscente ha approvato a tempo di record l’accordo preliminare che stabilisce le caratteristiche di Horizon Europe, ma il suo valore resta vincolato al bilancio totale dell’Unione, su cui pesa il fattore Brexit. La struttura di Horizon Europe da una parte conferma alcuni meccanismi che si sono rivelati efficaci nei precedenti programmi, come quello dell’internazionalizzazione delle collaborazioni, dall’altro intende potenziare alcuni aspetti, come quello della partnership tra accademia e industrie, istituendo lo Europe Innovation Council. Altre novità riguardano i progetti flagship di Horizon 2020 che verranno sostituiti dalle mission e i fondi dedicati al potenziamento dei Paesi a più bassa intensità di ricerca e innovazione che saranno triplicati. Infine c’è il tema dei confini: aprire i bandi a Paesi come Canada, Australia e Corea del Sud. Ma questo proposito potrebbe incontrare l’opposizione delle forze sovraniste e populiste che siedono nel Parlamento europeo [Nature; Alison Abbott]

IL MERCATO DEI CREDITI FORESTALI
La California sta per approvare il Tropical Forest Standard, che consentirà alle aziende di compensare le loro emissioni di CO2 finanziando dei progetti di riforestazione o di protezione delle foreste già esistenti anche al di fuori del Nord America [Los Angeles Times; Lisa Song]

Tuttavia, secondo un’inchiesta condotta da Pro Publica, il meccanismo dei crediti forestali potrebbe funzionare peggio di quanto sperato. Molti dei progetti di riforestazione o di conservazione non durano quanto dovrebbero. Un progetto lanciato nel 2008 in Cambogia ha messo in vendita 48 000 crediti in cambio della conservazione di 13 siti forestali per un totale di 680 chilometri quadrati. Secondo alcuni dati satellitari raccolti da ProPublica, nel 2008 la superficie coperta da foreste era l’88% e oggi è solo il 46%. Per uno dei siti la copertura è passata dal 90% allo 0%.

Un altro punto importante dell’inchiesta di ProPublica riguarda l’affidabilità delle stime dei crediti forestali che ogni Paese può mettere sul mercato. In particolare l’inchiesta denuncia la difficoltà nello stimare l’effettiva “addizionalità” di certi interventi: il meccanismo di compensazione funziona solo se la riduzione delle emissioni supera quella che ci sarebbe stata senza la vendita dei crediti. I limiti sono sia nel monitoraggio della superficie coperta da foreste (deforestare piccole zone permette di truccare i dati satellitari) sia nel tenere in considerazione la degradazione delle foreste dovuta agli incendi (alcuni studi sostengono che questo diminuirebbe la stima del contenuto di anidride carbonica della foresta Amazzonica del 30%) [Pro Publica; Lisa Song]

I crediti forestali sono uno degli strumenti di compensazione delle emissioni previsti dal Clean Development Plan, uno dei meccanismi di flessibilità stabiliti dal protocollo di Kyoto. L’efficacia di questo piano nel fornire un guadagno ambientale netto è stata messa in dubbio da più di un rapporto scientifico e l’Unione Europea ha messo al bando la vendita dei crediti forestali dal suo mercato delle emissioni, ma nel frattempo importa dal Brasile prodotti che danneggiano l’ambiente e le popolazioni indigene della foresta Amazzonica.

In una lettera pubblicata su Science il mese scorso, un gruppo di oltre 600 scienziati ha chiesto all’Unione Europea di esigere standard ambientali più elevati per le merci che arrivano dal Brasile nel nostro continente. Questo può essere fatto senza mettere in pericolo l’economia del Paese: fermare la deforestazione manterrebbe intatti il volume e la distribuzione delle piogge permettendo così di sfruttare le terre già coltivate al massimo del loro potenziale. L’UE è il secondo più importante partner commerciale del Brasile [Science]

RICERCA E SOCIETÀ
Va avanti l’appello #ScienzaInParlamento, che chiede di dotare il Parlamento italiano di una struttura di consulenza scientifica. Lanciata il 3 aprile scorso, l’iniziativa ha ottenuto oltre 5 000 firme online e il sostegno, tra gli altri, di prestigiose fondazioni come Telethon, AIRC e Fondazione Veronesi. Nei prossimi giorni i coordinatori incontreranno la vicepresidenza della Camera per illustrare l’iniziativa, mentre il 26 giugno si terrà un incontro pubblico alla LUISS di Roma sulla consulenza scientifica nel mondo della politica con esperti italiani e stranieri. Luca Carra spiega le ragioni della proposta, soprattutto in questo momento storico [Open Talk IIT; Luca Carra]

I membri dell’OCSE hanno approvato cinque principi guida per l’intelligenza artificiale. Oltre a richiedere che i sistemi di intelligenza artificiale siano sviluppati a beneficio delle persone e del pianeta rispettando i criteri di sostenibilità e inclusione, l’OCSE raccomanda che questi rispettino la legge, i diritti umani, i valori democratici e la diversità. Infine la trasparenza: le organizzazioni che sviluppano o utilizzano questi sistemi devono permettere alle persone di avere accesso alle informazioni necessarie per comprenderne il funzionamento e, eventualmente, metterlo in discussione [MIT Technology Review; Will Knight]

Solo il 30% degli autori di pubblicazioni scientifiche sono donne, secondo il Leiden Ranking 2019 che, per la prima volta, ha calcolato un indice di disparità di genere. Il Center for Science and Technology Studies dell’Università di Leida ha preso in considerazione gli articoli pubblicati da 963 università nel mondo nel triennio 2014-2017 e ha trovato che il Sud America e l’Europa hanno la proporzione più alta di autrici donne, mentre l’Asia tra le più basse. Il primo posto è della Medical University of Lublin in Polonia con il 56% di donne, mentre tra le istituzioni più prestigiose il Karolinska Insitute di Stoccolma è al 71esimo posto con il 43%, Harvard al 286esimo con il 34%, MIT al 752esimo con il 22% e il Politecnico Federale di Zurigo al posto 806 con il 19%. In Italia al primo posto compare l’Università di Milano con il 45.9%, all’ultimo posto l’Università di Trento con il 20% [Center for Science and Technology Studies; Ludo Waltman, Nees Jan van Eck]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Quando l’intelligenza artificiale prende tre all’esame. Il rapporto tra matematica e intelligenza artificiale non è semplice come sembra. All’inizio di aprile, un team di scienziati di Google ha annunciato di aver sviluppato un’intelligenza artificiale per la dimostrazione automatica di teoremi matematici. Pochi giorni prima i colleghi di DeepMind hanno ammesso una sconfitta dell’IA: una rete neurale addestrata appositamente per risolvere esami di matematica ha preso F, l’equivalente italiano del tre, in una verifica di seconda superiore. Ma com’è possibile che l’attività più ostica per gli esseri umani risulti più semplice per le macchine, e viceversa? [Scienza in rete; Emanuele Bottazzi]

Ricerca e Innovazione, motori dell’Europa. Il prossimo programma quadro per la ricerca e l’innovazione dell’UE, Horizon Europe, rappresenta infatti l’occasione di consolidare le basi per una nuova imprenditorialità capace di reggere il passo della attuale competizione internazionale. I nuovi equilibri politici, la Brexit e la tensione tra i vecchi Stati membri e i nuovi entrati promettono di influenzare fortemente i negoziati che si concluderanno quest’autunno [Scienza in rete; Luca Moretti]

IN BREVE
Il morbillo cancella la memoria del sistema immunitario L’infezione rende più difficile per il corpo ricordare e attaccare altri invasori [Science News]

È morto Murray Gell-Mann, il fisico vincitore del Premio Nobel nel 1969 per aver teorizzato l’esistenza dei quark come componenti fondamentali della materia [The New York Times]

La FDA approva il farmaco più costoso al mondo. Si tratta di Zolgensma, prodotto da Novartis, una terapia genica in grado di curare, in una sola somministrazione, i bambini di età inferiore ai due anni affetti da atrofia muscolare spinale. Costerà 2,15 milioni di dollari [MIT Technology Review]

Il razzo Falcon 9 di SpaceX ha lanciato i primi 60 satelliti della rete web Starlink [Ars Technica]

Le notizie di scienza della settimana #101

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 maggio 2019]

È entrata in vigore ieri, in occasione del World Metrology Day, la nuova definizione del chilogrammo, basata non più sul campione di platino-iridio depositato al Bureau international des poids et mesures a Parigi bensì sulla costante di Planck ℏ. La nuova definizione garantirà la stabilità di questa unità di misura, che finora doveva essere aggiornata ogni volta che il campione di platino-iridio si deteriorava e il suo peso cambiava di conseguenza. Da ieri il valore del chilogrammo è legato a una costante della natura misurata con estrema precisione e che non cambierà di valore. Ma come è legata la misura del chilogrammo alla costante di Planck? Per capirlo bisogna scendere nei sotterranei del National Institutes of Standards and Technology a Gaithersburg nel Maryland per vedere la bilancia di Watt, o Kibble balance. Nell’immagine: la NIST-4 Kibble balance. Credit: J.L. Lee / NIST.

CURARE L’OBESITÀ CON LA CHIRURGIA
La chirurgia bariatrica è lo strumento più efficiente per curare i casi gravi di obesità, eppure solo l’1% degli statunitensi che ne trarrebbero beneficio si sottopone a questo tipo di interventi. I sondaggi mostrano, infatti, che la maggioranza considera la chirurgia bariatrica pericolosa o poco efficace. Tuttavia, sono ormai numerosi gli studi scientifici che mostrano che i benefici superano abbondantemente i rischi. Non tutti gli interventi sono uguali, però. I trattamenti più efficaci sono il bypass gastrico e la sleeve gastrectomy che, intervenendo su stomaco e intestino, diminuiscono la quantità di calorie assorbite dal cibo e permettono di perdere in media il 30% del peso corporeo in maniera duratura. Inoltre, sembra che questi interventi modifichino la produzione degli ormoni che regolano la fame e la sazietà e, in alcuni casi, portino alla recessione di patologie collegate all’obesità come il diabete di tipo 2 [Vox; Julia Belluz]

In Italia sono 6 milioni le persone che soffrono di obesità, solo 15 000 ogni anno ricorrono alla chirurgia bariatrica. Nel nostro Paese il ricorso alla chirurgia bariatrica è ancora limitato, in particolare se confrontato con quello di altri Paesi europei come Francia e Olanda. È quanto emerge dal “Live Surgery Workshop in Chirurgia Bariatrica e Laparoscopica” che si è tenuto la scorsa settimana al Policlinico Tor Vergata di Roma. Inoltre, si registra una forte asimmetria fra il numero di interventi eseguiti al Nord rispetto al Sud [ANSA; Redazione Roma]

Il bypass gastrico è efficace tanto negli adolescenti quanto negli adulti. Questo è il risultato di uno studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha seguito 161 adolescenti tra i 13 e i 19 anni e 396 adulti tra i 25 e i 50 anni nei 5 anni successivi all’intervento. Il peso medio tra gli adolescenti alla fine dei 5 anni di osservazione era di 110 kg, contro una media di 146 kg prima dell’intervento. Gli adulti hanno ottenuto risultati sostanzialmente identici. Bisogna tenere in considerazione però l’impatto psicologico che questo tipo di interventi può avere sulle persone più giovani. Sia per la dieta molto severa che è necessario rispettare, sia per la radicale trasformazione fisica che comportano [The New York Times; Gina Kolata]

RICONOSCIMENTO FACCIALE
Il Governo di San Francisco ha votato il divieto di utilizzo del riconoscimento facciale da parte della polizia e delle altre agenzie della città. Il provvedimento ha ottenuto una larga maggioranza da parte del board of supervisors, l’organo legislativo dell’amministrazione metropolitana. Si tratta di una decisione di grande importanza visto il ruolo che la tecnologia ha avuto nel trasformare la città negli ultimi decenni. Nei fatti le cose non cambieranno molto, almeno per ora. A San Francisco i sistemi di riconoscimento facciale sono attualmente utilizzati solo all’aeroporto internazionale e nei porti, luoghi sottoposti alla giurisdizione del Governo Federale. In prospettiva, però, la decisione potrebbe influenzare la diffusione di questa tecnologia. Le ragioni del divieto risiedono nei dubbi sull’accuratezza dei sistemi attualmente in vendita. Numerosi sono infatti gli studi che hanno mostrato che questi falliscono più frequentemente nell’identificare le persone con pelle scura e le donne. Il provvedimento non ha mancato di sollevare delle critiche. Per alcuni, infatti, potrebbe inibire lo sviluppo di una tecnologia che, se perfezionata, porterebbe dei benefici. Non sarebbe meglio una moratoria sul suo utilizzo? [The New York Times; Kate Conger, Richard Fausset, Serge F. Kovaleski]

Il bando stabilito a San Francisco potrebbe essere solo l’inizio di una lunga battaglia. Anche se l’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale è molto più diffuso nel settore privato che in quello pubblico, il provvedimento approvato nella città californiana alimenta il dibattito in corso su questo tema. Alcune altre città, come Oakland e Sommerville in Massachusetts, stanno discutendo leggi simili e in alcuni Stati, come l’Illinois, le compagnie private devono chiedere il consenso dei consumatori prima di raccogliere dati biometrici. Nel frattempo, il Senato degli Stati Uniti sta discutendo il Commercial Facial Recognition Privacy Act [MIT Technology Review; Angela Chen]

Si moltiplicano i database di immagini facciali raccolte più o meno legalmente dal web e i loro utilizzi sono i più svariati. Recentemente è emerso che l’agenzia governativa USA Iarpa (Intelligence Advanced Research Porjects Activity) ha costruito un nuovo database di immagini facciali raccolte da social media e sistemi di telecamere a circuito chiuso che vengono poi utilizzati per allenare algoritmi di riconoscimento facciale sia nel settore pubblico che in quello privato. Le persone ritratte nel database sarebbero 3 500 e per ognuna ci sarebbero in media sei foto per un totale di oltre 21 000 immagini di volti. Gli ambiti di utilizzo spaziano dal controllo passaporti, alla sorveglianza delle folle fino all’analisi delle emozioni per scopi di marketing. Tra le compagnie private che hanno impiegato il database Iarpa c’è anche la cinese SenseTime, legata al Governo dello Xinjiang che lo avrebbe sfruttato per sorvegliare e perseguitare i membri della minoranza musulmana degli Uiguri. Nel frattempo anche i privati costruiscono le loro raccolte di facce. Facebook, ad esempio, ha messo in piedi e reso accessibile il database People in Photo Albums, che contiene le foto dei suoi utenti in una grande varietà di inquadrature e condizioni di luce. Questo permetterà di raffinare sempre di più gli algoritmi di riconoscimento e renderli efficaci anche su immagini di bassa qualità [Financial Times; Madhumita Murgia]

RICERCA E SOCIETÀ
A settembre comincerà il processo contro i vertici dell’INFN riguardo i rischi ambientali causati da due esperimenti dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. L’accusa è di essere stati inadempienti nel controllare il corretto funzionamento dei sistemi di isolamento delle sostanze tossiche utilizzate dalle sorgenti di acqua potabile della regione [Nature; Nicola Nosengo]

Un gruppo di accademici italiani si oppone all’università di Ariel. Gli studiosi italiani che aderiscono all’associazione Sesamo, Società per gli studi del Medio Oriente, hanno inviato una lettera al ministero italiano dell’università e della ricerca chiedendo di non accreditare l’università israeliana di Ariel, costruita su territori palestinesi confiscati illegalmente [Internazionale; Catherine Cornet]

Pubblicati il 15 maggio i primi risultati di Parcoursup, il sistema di ammissione universitaria in Francia. La metà dei candidati ha ricevuto almeno una proposta a cui doveva dare una prima risposta entro cinque giorni. Per gli altri inizia un periodo di attesa spesso caratterizzato da ansie e paure, che gli insegnanti delle scuole superiori cercano di contenere e alleviare. Si tratta del secondo anno di vita di questa piattaforma che gestisce l’accesso all’università in Francia. Il sistema ha avuto un piccolo malfunzionamento venerdì dovuto a un errore nella stima del numero di posti disponibili in alcuni corsi di laurea, ma è stato sistemato in poche ore [Le Monde; Mattea Battaglia et Camille Stromboni]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Antimicrobico resistenza, salute mentale, vaccinazioni. Sono solo alcuni dei temi sui quali occorre intervenire a livello comunitario secondo il Segretariato italiano studenti di medicina che si rivolge oggi ai candidati alle prossime elezioni del 26 maggio [Scienza in rete; Segretariato italiano studenti di medicina]

Tieni alla ricerca? Vota Europa. Fondazione Bracco ha commissionato un’indagine per comprendere la posizione di alcuni tra i maggiori opinion leader italiani su Unione Europea e ricerca scientifica. Ecco i risultati e qualche considerazione sul perché alla ricerca conviene “votare Europa” [Scienza in rete; Luca Carra]

Fattori genetici di rischio per l’Alzheimer: le nuove varianti identificate. Il più grande studio internazionale condotto finora ha portato all’identificazione di cinque nuove varianti genetiche che costituiscono fattori di rischio per la malattia di Alzheimer. I geni coinvolti sono implicati nei meccanismi dell’immunità e dell’infiammazione, processi la cui importanza nello sviluppo della malattia risulta dunque confermata [Scienza in rete; Anna Romano]

IN BREVE

Le alterazioni del DNA responsabili dell’insorgenza dei tumori sono causate principalmente da segnali provenienti dall’ambiente esterno e non dal caso. A confermarlo è un gruppo di ricercatori italiani che hanno pubblicato i risultati sulla rivista Nature Genetics. Torna quindi a essere centrale la questione della prevenzione [La Stampa]

«Abbiamo perso il controllo di questa epidemia» ha dichiarato il coordinatore delle emergenze di MSF al quotidiano francese Libération. Ecco perché non si riesce a fermare l’epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo [Internazionale]

La IAAF chiede a Caster Semenya di sottoporsi ai trattamenti medici per ridurre il livello di testosterone nel suo sangue per poter gareggiare nella categoria femminile. Ma secondo la Dichiarazione di Helsinki si tratta di interventi di efficacia non dimostrata [Nature]

Il cibo sottoposto a intense lavorazioni industriali fa prendere più peso rispetto a quello non processato anche a parità di apporto calorico [Science]

Le notizie di scienza della settimana #100

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 15 maggio 2019]

Mauro Ferrari, pioniere nel campo delle nanotecnologie per la cura dei tumori metastatici, è stato nominato direttore dello European Research Council (ERC). Succederà al matematico francese Jean-Pierre Bourguignon a partire dal 1° gennaio 2020 e per quattro anni sarà alla guida dell’agenzia di finanziamento della ricerca di base dell’Unione Europea che dal 2007 a oggi ha assegnato circa 9 000 grant per un totale di 17 miliardi di euro. Una laurea in matematica a Padova e un dottorato in ingegneria meccanica a Berkeley, Ferrari, negli Stati Uniti da oltre trent’anni, promette di promuovere la “superdisciplinarità”, quell’attitudine verso la ricerca che costruisce nuova conoscenza al confine tra diversi campi pur rispettandoli. In Italia la sua nomina ha fatto scalpore. Nel 2014, nominato membro del comitato di valutazione del metodo Stamina dall’allora Ministra della salute Beatrice Lorenzin, dichiarò: «È il primo caso importante di medicina rigenerativa in Italia». Seguì un’ondata di proteste del mondo scientifico che raggiunse addirittura le pagine di Nature e costrinse Lorenzin a escluderlo dal comitato. Nel 2015 entrò a far parte del comitato di selezione degli enti di ricerca italiana e quando, nel dicembre scorso, Roberto Battiston non venne rinnovato a capo dell’Agenzia Spaziale Italiana e tutti i membri del comitato si dimisero, Ferrari rimase al suo posto. Nell’immagine: Mauro Ferrari durante il suo discorso di saluto dopo la nomina a prossimo direttore dell’ERC. Credit: European Research Council / Youtube.

NEGAZIONISMO CLIMATICO
Negli Stati Uniti una tra le più alte percentuali di negazionisti climatici. È quanto emerge da un sondaggio, condotto tra febbraio e marzo dalla società YouGov in collaborazione con l’Università di Cambridge e il Guardian, che sta esplorando temi come populismo e globalizzazione in 23 Paesi del mondo e raccogliendo le posizioni dei cittadini su temi come cibo, tecnologia, immigrazione e ambiente. Tra gli americani intervistati, il 13% si è dichiarato d’accordo con l’affermazione “il clima sta cambiando ma non per causa dell’attività umana”. Percentuali più alte si sono registrate solo in Arabia Saudita e Indonesia. In USA è alta anche la percentuale di coloro che credono che il cambiamento climatico sia una bufala, il 17%, in particolare tra gli elettori di estrema destra, il 52%. In Europa gli scettici sono, in media, meno del 10% [The Guardian; Oliver Milman]

Ma lo scetticismo c’è anche in Italia e spesso occupa le prime pagine di importanti quotidiani nazionali. L’ondata di freddo che ha colpito il nostro Paese nelle ultime due settimane è stata accompagnata da titoli come “Riscaldamento globale? Ma se fa freddo” (Libero) e “Anche il tempo si è rotto di Greta” (il Tempo). Eppure, i fenomeni metereologici a cui abbiamo assistito sono caratteristici del processo di riscaldamento globale in corso. Gli scienziati ritengono, infatti, che la riduzione della copertura glaciale stia causando il progressivo indebolimento del vortice polare, una vasta area di bassa pressione che normalmente delimita masse di aria fredda e secca sopra i poli, e questo a sua volta sia responsabile di eventi metereologici come quelli osservati nei giorni passati. Quando il vortice si indebolisce le aree di alta pressione normalmente presenti alle medie latitudini migrano verso nord, spingendo l’aria fredda e secca verso sud. Quando questa entra in contatto con l’aria calda e umida si verificano cali drastici delle temperature e forti precipitazioni [The Vision; Alessia Poldi]

1 000 articoli scientifici ogni anno indagano le strategie migliori per comunicare il cambiamento climatico. Questi studi mostrano, ormai con un buon grado di accordo, che i messaggi più efficaci hanno le seguenti caratteristiche. Riguardano da vicino il pubblico a cui sono diretti (niente orsi polari alla deriva su piccoli iceberg in scioglimento); non sono catastrofisti, ma anzi offrono delle soluzioni e suggeriscono dei comportamenti da adottare per dare il proprio contributo; provengono da fonti di cui il pubblico si fida, come emittenti televisive locali, meteorologi o personale sanitario. Un’altra conclusione condivisa da molti di questi studi è che, nei Paesi la cui economia è più legata ai combustibili fossili, c’è una maggiore correlazione tra conservatorismo e negazionismo climatico [The New York Times; Benjamin Ryan]

CANNABIS (TERAPEUTICA)
La scorsa settimana il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato di voler chiudere i cannabis shop, definendoli luoghi di diseducazione di massa. Ma i prodotti a base di canapa venduti in questi negozi hanno concentrazioni di Thc (tetraidrocannabinolo) minimali che non danno alcun effetto stupefacente. È questa la risposta che Salvini ha ricevuto dalla Ministra della Salute Giulia Grillo [Agi; Pagella Politica]

La deriva proibizionista di Salvini sembra l’ennesimo tentativo di distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali del Paese. Ma se proprio di cannabis si deve parlare, è più interessante affrontare il tema della cannabis terapeutica, della sua efficacia e della sua accessibilità in Italia.

Uno studio pubblicato sul Journal of Oncology Pharmacy Practice afferma infatti che per molti pazienti oncologici la cannabis terapeutica è ancora un tabù. Da un sondaggio condotto tra 200 pazienti oncologici italiani in tre diversi centri di cura, emerge che solo il 3% ha sentito parlare della cannabis terapeutica dal personale medico, mentre la maggior parte ne è venuta a conoscenza tramite giornali e TV. L’indagine mostra inoltre che è ancora molto diffusa l’idea che sia un trattamento riservato ai casi terminali mentre può aiutare a lenire alcuni sintomi causati dalle terapie antitumorali, come nausea e vomito, e renderle quindi più tollerabili. Infine, una buona parte degli intervistati teme di sviluppare dipendenza dalla cannabis o subire un’alterazione degli effetti cognitivi [La Repubblica; Sara Pero]

Per quanto riguarda la disponibilità dei farmaci a base di cannabis, il mercato italiano è dominato dall’importazione proveniente principalmente dall’Olanda. Infatti, in Italia esiste un unico stabilimento che produce questi medicinali, si tratta dello Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze. Sarah Mohammad Abdellatif lo ha visitato. Entro il 2020 lo stabilimento aumenterà la produzione da 150 a 300 chili all’anno [Il Tascabile; Sara Mohammad Abdellatif]

Ma quali sono le conoscenze scientifiche sull’uso medico della cannabis? Per quali patologie è indicato? E quali sono gli effetti collaterali? Una review dei dati clinici è stata pubblicata a marzo 2018 sullo European Journal of Internal Medicine a cura di Pier Mannuccio Mannucci [Scienza in rete; Pier Mannuccio Mannucci]

RICERCA E SOCIETÀ
Dal 2007 al 2018 i posti di dottorato banditi in Italia sono diminuiti del 43,4% e il 56,2% dei dottori di ricerca è destinato a uscire dall’accademia dopo uno o più assegni di ricerca. Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla VII indagine ADI su dottorato e Postdoc. A risentire maggiormente dei tagli è il Sud, che ha perso il 55,5% dei posti e oggi ne bandisce solo il 22,2% del totale nazionale. L’indagine fotografa inoltre la situazione del precariato nell’Università, registrando che il personale a tempo determinato supera ormai quello stabile, con oltre 68 000 lavoratori contro 47 000. Infine, la disparità di genere: la percentuale di donne si riduce progressivamente man mano che si procede verso posizioni apicali [Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia]

La Germania aumenterà i finanziamenti pubblici in ricerca e sviluppo del 3% all’anno fino al 2030. È questo l’accordo raggiunto da governo federale e governi regionali il 3 maggio scorso e che porterà a un aumento totale di 17 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. A farsi carico di questa spesa sarà il governo federale per i primi tre anni e successivamente subentreranno i governi regionali. I beneficiari di questi fondi saranno istituti come la Max Planck Society o la German Research Foundation. Il timore di alcuni è che le università, che hanno visto un aumento del numero di studenti del 50% nell’ultimi decade, vengano lasciate indietro [Science; Gretchen Vogel]

La lettera a un terrapiattista di Luciano Maiani, già presidente dell’INFN, direttore del CERN di Ginevra e del CNR. «Caro terrapiattista, […] le scrivo questa lettera per sostenere come ci siano, di fatto da più di duemila anni, indicazioni decisive che la Terra sia con buona approssimazione una sfera. Indicazioni che si possono ottenere oggi senza l’uso di strumenti sofisticati». Comincia così la lettera di Maiani a un terrapiattista, pubblicata proprio in occasione del loro raduno a Palermo la scorsa domenica. Maiani parte da una considerazione di Eratostene, direttore della biblioteca di Alessandria d’Egitto nel 200 a.C.. Eratostene osservò che ad Assuan a mezzogiorno del solstizio d’estate i raggi del sole sono allo zenit, mentre ad Alessandria, 800 km più a nord, sono inclinati di 7° rispetto a esso. Poiché i raggi del Sole sono tra loro paralleli quando raggiungono la superficie terrestre, questa differenza è pari alla differenza di inclinazione delle verticali al suolo nelle due città. Questa circostanza è possibile solo se la Terra è curva e permette di ottenere una misura della circonferenza terrestre [Huffington Post; Luciano Maiani]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Una strategia per combattere il cambiamento climatico. La transizione energetica verso fonti rinnovabili è senz’altro la strategia principale per combattere il cambiamento climatico. Tuttavia, esistono modalità di intervento più ampie, che coinvolgono cioè più settori, secondo il principio dei co-benefici. In particolare, la convergenza tra politiche di mitigazione del cambiamento climatico e di prevenzione delle malattie può portare a enormi vantaggi anche economici [Scienza in rete; Paolo Vineis, Roberto Cingolani, Luca Carra]

Inferenza transitiva, lo studio nelle vespe. Una ricerca, pubblicata recentemente su Biology letters, ha mostrato che le vespe sono capaci di impiegare l’inferenza transitiva, ossia quella forma di ragionamento logico che ci permette di dire che se A è più grande di B e B è più grande di C, allora A è anche più grande di C [Scienza in rete; Anna Romano]

Se si scioglie il Permafrost. Un’analisi pubblicata su Nature suggerisce che i valori del rilascio di carbonio e di gas serra, come anidride carbonica e metano, a causa dello scongelamento del permafrost potrebbero essere stati fortemente sottostimati. Inoltre, i ricercatori evidenziano che circa il 20 per cento delle terre ghiacciate presenta caratteristiche che aumentano la possibilità di scongelamenti repentini, in un vero e proprio collasso del permafrost che causa frane, rapida erosione e drastico cambiamento del paesaggio [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

IN BREVE
La no profit dell’intelligenza artificiale WattTime utilizzerà i dati satellitari per stimare l’inquinamento dell’aria, compreso le emissioni di anidride carbonica, in prossimità di ogni singola centrale elettrica [Vox]

La Monsanto indagata a Parigi per profilazione illegale di centinaia di persone in base alle loro posizioni su glifosato, OGM e pesticidi in generale. L’inchiesta, che vede tra le persone sorvegliate giornalisti e politici, è stata aperta grazie a una denuncia di Le Monde [Le Monde]

Giovedì la farmaceutica Gilead ha annunciato che donerà il farmaco Truvada, utilizzato nella terapia antiretrovirale dei pazienti affetti da virus dell’HIV, a 200 000 pazienti americani ogni anno per oltre dieci anni. Il costo di una terapia annuale di Truvada negli USA è di 20 000 dollari. Il giorno precedente la compagnia aveva dichiarato che la versione generica del farmaco raggiungerà il mercato americano nel settembre 2020. Alcuni ritengono che l’entità della donazione coprirà solo un quinto del fabbisogno del mercato USA [The New York Times]

L’incidenza del sovrappeso nelle aree rurali è il principale fattore responsabile della diffusione dell’obesità. I risultati di uno studio condotto dalla rete di scienziati NDC RisC contraddice l’idea che siano le zone urbane a essere maggiormente interessate da questo fenomeno [Nature]

L’8 maggio in Gran Bretagna si è conclusa la prima settimana senza energia prodotta dal carbone dal 1882. Le centrali a carbone giocano ancora un ruolo di primo piano nel sistema energetico britannico, ma le fonti rinnovabili, come vento e sole, ne stanno gradualmente diminuendo l’importanza [The Guardian]