Fisica per cittadini

Ormai molte delle scelte politiche e sociali che siamo chiamati a compiere si basano su dati di natura scientifica. Perché siamo così disperatamente attaccati al petrolio? Sappiamo che le polveri sottili sono dannose per la nostra salute, ma che differenza c’è tra PM 2.5 e PM 10? Quando dicono che il PIL è cresciuto dello 0.75%, stanno dicendo la verità? Se non sapete rispondere a queste domande non preoccupatevi. Il 29 febbraio avrà inizio, nelle aule del dipartimento “Cultura, politica e società” dell’Università di Torino, il corso “Fisica per cittadini”. È destinato principalmente agli studenti delle lauree umanistiche, ma non solo. Di cosa si tratta? Ce lo racconta Lorenzo Magnea, professore ordinario di fisica teorica all’Università di Torino e titolare del corso.

Perché un cittadino dovrebbe sapere di fisica?
Per poter partecipare al dibattito pubblico con consapevolezza. Sempre più spesso i politici si occupano di questioni che richiedono un buon livello di conoscenza scientifica e tecnologica. Come possono i cittadini valutare le loro scelte e fare delle proposte? Ci sono due soluzioni brutali. La prima: diventare tutti scienziati. Sbagliata perché impossibile da realizzare. La seconda: affidare ai tecnici decisioni di questo tipo. Ma un tecnico non è in grado di valutare gli effetti della sua scelta fuori dalla propria area di competenza. E soprattutto: queste decisioni spettano a noi. Per salvaguardare la democrazia dobbiamo smettere di aver paura dei numeri e saperci muovere nel mare di notizie scientifiche e pseudoscientifiche, ragionando con la nostra testa.

Quali argomenti tratterà nel corso?
Comincerò parlando di energia. Cos’è? Quanta ne consumiamo? Da quali fonti siamo in grado di produrla? Affronterò poi il tema del nucleare, cominciando da alcuni principi fondamentali su atomi e nuclei, per arrivare poi a capire che differenza c’è tra una bomba atomica e una centrale nucleare. In questa sezione mi concentrerò particolarmente sulle scorie radioattive. La radioattività suscita ancora reazioni psicologiche forti. Talvolta ingiustificatamente. Oggi sappiamo rilevare anche livelli minimi di radioattività, e soprattutto ne conosciamo a fondo gli effetti. Il terzo argomento sarà il cambiamento climatico: indizi, prove e soluzioni, vere o presunte. Alla fine mi concederò un po’ di romanticismo parlando di universo (sorride, ndr).

Come è nata l’idea del corso?
Leggendo il libro “Physics for future presidents”, scritto da Richard Muller, professore di fisica all’Università di Berkeley in California. Il titolo del libro è anche il nome di un corso che Muller tiene da vari anni. Nel libro affronta argomenti interessanti per il pubblico americano: terrorismo, 11 settembre, satelliti spia. Ho dovuto adattare gli argomenti al contesto italiano. Inoltre ho aggiunto una parte metodologica, una scatola degli attrezzi, che permetta di avere familiarità con i numeri, soprattutto quelli molto grandi e molto piccoli, con i grafici e con gli errori statistici.

Cercherà di spiegare dei concetti matematici senza ricorrere a complicate equazioni. Ci può fare un esempio?
Certo. Per spiegare cos’è la correlazione statistica partirò da un grafico, che mostra per una serie di paesi il numero di armi da fuoco ogni cento persone e il numero di morti da arma da fuoco ogni centomila persone.

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Numero di armi da fuoco ogni 100 persone sull’asse orizzontale. Numero di vittime di armi da fuoco ogni 100 mila persone. (Immagine di Joshua Tewksbury)

La maggioranza degli stati si distribuisce in una fascia lineare: all’aumentare del numero di armi da fuoco aumentano le vittime. Tuttavia alcuni paesi sembrano contraddire questa regola: poche armi e molte vittime. I sostenitori delle armi da fuoco negli Stati Uniti hanno usato il grafico per sostenere la propria causa. Ma se guarda bene …

 

 

I paesi che deviano dall’andamento lineare sono paesi non proprio democratici.

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Escludendo El Salvador, Colombia, Guatemala, Honduras, Brasile, Swaziland. (Immagine di Joshua Tewkesbury)

Esattamente: El Salvador, Colombia, Messico, Brasile e altri. Tutti paesi in cui la violenza è istituzionalizzata. Se escludiamo dal grafico questi punti vediamo che la correlazione è molto evidente. Il Giappone con una bassissima diffusione delle armi da fuoco ha un numero di vittime minimo, mentre gli Stati Uniti, con quasi 90 pistole ogni 100 abitanti, hanno il maggior numero di morti.

Per organizzare il corso ha collaborato con Giuseppe Tipaldo, sociologo della scienza dell’Università di Torino. Che contributo ha dato?
Giuseppe ha proposto l’idea del Living Lab, progetti di gruppo da realizzare nelle ultime lezioni. Agli studenti delle lauree umanistiche chiederemo di “sfatare una bufala”. Dovranno capire come una notizia falsa si è diffusa, a opera di chi e con quali mezzi, e individuare l’evidenza scientifica che è stata utilizzata per sostenerla. Agli studenti di formazione scientifica proporremo un esercizio di comunicazione. Un esempio: come si spiega il bosone di Higgs in messaggi da 140 caratteri?

Se il corso avrà successo quale futuro intravede?
La speranza è che si diffondano molti corsi simili, in altre aree scientifiche: biologia, informatica, diritto. Ritengo che la contaminazione tra i saperi fuori e dentro le università sia ormai indispensabile.

Cosa spera che imparino gli studenti che seguiranno il suo corso?
A consultare le fonti di una notizia scientifica senza temerne il contenuto tecnico. Se sono chiamati a votare su una questione controversa, dovrebbero essere in grado di capire chi sta dicendo il vero e chi, invece, sta dicendo sciocchezze. E agire di conseguenza.

Il suo è un obiettivo molto ambizioso.
Ambiziosissimo. Questo è solo il primo passo.

Pubblicato da

Chiara Sabelli

Cerco. E, quando trovo, racconto. Giornalista scientifica freelance. Fisica di formazione, in finanza dopo il PhD.

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