Parte l’appello Scienza in Parlamento

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 2 aprile 2019]

Come portare la Scienza in Parlamento

Un gruppo di giovani ricercatori e giornalisti scientifici lancia oggi l’appello #ScienzaInParlamento – La Scienza al servizio della Democrazia, per chiedere la costituzione di un ufficio di consulenza scientifica a supporto dell’attività legislativa del nostro Paese. L’iniziativa è già stata sottoscritta da personalità di peso del mondo della ricerca che condividono l’importanza di mettere a disposizione dei deputati e dei senatori le migliori conoscenze esistenti su alcuni temi di natura` scientifica e tecnologica che sono fondamentali per il futuro del nostro Paese e dell’Europa. È cruciale però che queste conoscenze siano trasmesse in modo funzionale, fruibile e al momento giusto cosicché i politici possano trarne beneficio. Per questo la proposta è quella di costituire una struttura che faccia da intermediaria tra gli esperti e i parlamentari, rimanendo dunque indipendente e traducendo il linguaggio, spesso troppo tecnico, della scienza. Soprattutto, deve essere in grado di restituire la complessità di alcune questioni per permettere ai nostri rappresentanti di prendere decisioni informate ed equilibrate.

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Chi sono i ricercatori highly cited

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 20 dicembre 2018]

È stata pubblicata il 27 novembre scorso la lista dei ricercatori Highly Cited secondo Clarivate Analytics. La lista comprende i ricercatori che nel periodo 2006-2016 hanno pubblicato articoli con un un eccezionale numero di citazioni. L’analisi è condotta distinguendo 21 diverse aree scientifiche: dalla medicina clinica alla fisica, dalla matematica alle scienze agrarie e così via. Quest’anno per la prima volta vengono inseriti nella lista anche gli scienziati che hanno raccolto il numero critico di citazioni da diversi campi, i cosiddetti ricercatori della categoria cross-field.

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ERC: più fondi per non perdere progetti eccellenti

In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 all’Università Bocconi di Milano, abbiamo intervistato Jean-Pierre Bourguignon, Presidente dello European Research Council fino alla fine del 2019. Per decidere chi lo sostituirà fra poco più di un anno, il Commissario europeo alla ricerca, la scienza e l’innovazione Carlos Moedas ha chiesto l’aiuto di Mario Monti, presidente della Bocconi, mettendolo a capo di una commissione di esperti.

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La difficile transizione all’Open Access

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 3 ottobre 2018]

Il 4 settembre scorso un gruppo di 12 agenzie europee di finanziamento della ricerca ha annunciato l’iniziativa di conversione all’Open Access (OA) Plan S, che prevede di rendere obbligatoria entro il 2020 la pubblicazione immediata in OA per tutti i ricercatori che ricevono fondi da enti pubblici europei. Tra i sottoscrittori di questa iniziativa c’è anche Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), unico ente italiano. «L’INFN ha una tradizione Open Access ed è da anni in prima linea nella sua promozione con progetti come SCOAP3 in collaborazione con il CERN», ha affermato Fernando Ferroni, presidente dell’INFN (qui il modello di funzionamento di SCOAP3).

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Sofosbuvir: la battaglia continua

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 23/09/2018]

In una seduta pubblica svoltasi a Monaco il 13 settembre, lo European Patent Office (EPO) ha deciso di respingere l’opposizione al brevetto sul farmaco sofosbuvir, un antivirale ad azione diretta utilizzato per curare l’epatite C, di proprietà dalla società farmaceutica Gilead Sciences. La richiesta di opposizione era stata depositata a marzo dello scorso anno simultaneamente in 17 Paesi, tra cui India, Argentina, Brasile, Cina e Stati Uniti, da parte di una serie di organizzazioni non governative e associazioni di pazienti (in Europa Medici Senza Frontiere e Médecins du Monde).

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Smettiamo di credere ciecamente negli algoritmi

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 12 settembre 2018]

Quest’anno al carnevale di Notting Hill, che ogni agosto a Londra celebra la black British culture, la London Metropolitan Police non ha utilizzato i sistemi di riconoscimento facciale che aveva sperimentato nel 2017. Le uniche misure straordinarie di sicurezza sono stati i metal detector e gli agenti speciali capaci di memorizzare i volti di una serie di ricercati talmente bene da identificarli in una folla. L’esperienza dello scorso anno infatti era stata deludente: delle 104 persone segnalate dai sistemi di riconoscimento facciale, 102 erano risultati dei falsi positivi: una volta fermati dagli agenti la loro identità non corrispondeva a quella indicata dall’algoritmo. L’organizzazione per i diritti civili Big Brother Watch aveva denunciato i limiti di questa tecnologia, affermando che penalizza in particolare le minoranze (donne e persone appartenenti alle minoranze etniche).

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Glifosato: dalla scienza al tribunale (e ritorno)

[originariamente pubblicato su Scienza in rete il 6 settembre 2018]

Il processo mediatico era stato celebrato a giugno del 2017 sui giornali di mezzo mondo, partendo dalle due inchieste pubblicate da Le Monde (qui e qui) sui cosiddetti Monsanto Papers. Il primo atto del processo ufficiale si è
concluso invece
lo scorso 10 agosto, quando il giudice Suzanne Ramos Bolanos della Corte Suprema della California ha condannato in primo grado l’azienda agrochimica Monsanto al pagamento di 289 milioni di dollari di risarcimento a Dewayne Johnson, un ex giardiniere di 46 anni colpito da una forma terminale di linfoma della pelle. La giuria ha stabilito che è stato il glifosato contenuto nell’erbicida Round Up, commercializzato dall’azienda fin dagli anni ’70, a causare la malattia di Johnson, a cui restano ormai pochi mesi di vita.

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Torna Ebola, ma adesso c’è il vaccino

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 giugno 2018]

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dichiarata dalle autorità sanitarie l’8 maggio scorso, sembra essere sotto controllo. È quanto ha dichiarato il Ministro della Salute della RDC in un’intervista su Le Monde Afrique l’11 giugno scorso e anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel suo ultimo External Situation Report, pubblicato pochi giorni fa.

Stando ai dati riportati fino al 17 giugno sono 62 i casi di Ebola virus, di cui 38 confermati dagli esami di laboratorio effettuati a Kinshasa con la tecnica della RT-PCR, 14 probabili (secondo i test rapidi condotti nei centri sanitari locali) e 10 i casi sospetti. Il numero totale di decessi è 28, con un tasso di mortalità del 45,2%. Tutti i casi si concentrano nella provincia nordoccidentale dell’Équateur in tre distretti sanitari, due rurali coperti dalla foresta equatoriale e organizzati in piccoli villaggi (distretti di Bikoro e Iboko) e uno, quello di Wangata, dove si trova la città di Mbandaka. A Mbandaka vivono oltre 300 mila persone.

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È scontro sul bilancio UE per la ricerca

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 4 maggio 2018 insieme a Luca Carra]

La proposta di bilancio per il periodo 2021-2027 presentata il 2 maggio dalla Commissione Europea ha fatto sollevare più di un sopracciglio in chi avversa da posizioni sovraniste una crescita del potere dell’Unione. Perché questo indubbiamente comporta la mossa che rasenta l’azzardo fatta da Jean-Claude Juncker: presentare un bilancio post-2020 pari a 1.279 miliardi di euro,  l’1,11% del PIL dell’Unione. Oltre la soglia psicologica dell’1%.

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Algoritmi umani alla francese

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 marzo 2018]

Le rivelazioni di Chrstopher Wylie, data scientist canadese di 28 anni ex dipendente della società di consulenza Cambridge Analytica, confermano ancora una volta l’importanza degli algoritmi, in particolare quelli di machine learning (che basano cioè parte del loro funzionamento sui dati), nell’influenzare i processi sociali e, in ultima battuta, la vita dei singoli individui.

Quanto affermato da Wylie promette infatti di avere conseguenze su due diverse inchieste parlamentari: quella sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane del 2016 e quella riguardo il referendum britannico sull’uscita dall’Unione Europea. Wylie ha reso pubblici una serie di documenti che testimoniano come Cambridge Analytica sviluppò il suo algoritmo di microtargeting psicologico basandosi sui dati Facebook di decine di milioni di elettori americani, ottenuti illegalmente tramite la società Global Science Research, del ricercatore dell’Università di Cambridge Aleksandr Kogan. Kogan riuscì a raccogliere i dati dichiarando che sarebbero stati usati per scopi accademici, salvo poi venderli a Cambridge Analytica per un milione di dollari.

I rischi connessi all’utilizzo degli algoritmi come sistemi di assistenza alla decisione stanno emergendo in diversi ambiti: finanza, assicurazioni, accesso al credito, giustizia, sicurezza, gestione del personale e, appunto, informazione e propaganda politica. Li racconta bene Cathy O’Neil nel suo libro Weapons of math destruction (che abbiamo recensito qui), in cui si capisce chiaramente qual è il problema: gli algoritmi apprendono dai dati prodotti dai nostri comportamenti e in questi sono incorporati anche i nostri pregiudizi.

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L’Italia accelera sui brevetti

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’8 marzo 2018]

Bruxelles, 7 marzo 2018. “L’innovazione è il driver principale dell’economia europea, e globale più in generale”, ha dichiarato Benoit Battistelli, presidente dello European Patent Office presentando ieri a Bruxelles i risultati della sua organizzazione per l’anno 2017. Il numero di application, ovvero di richieste depositate da industrie, piccole e medie imprese, università, istituti di ricerca e singoli individui per proteggere la proprietà intellettuale delle loro invenzioni, è aumentata del 3,9% rispetto al 2016, stabilendo il nuovo record di 165.590 richieste. I brevetti accettati sono stati 105.635 contro i 95.940 del 2016. La correlazione tra spinta innovativa e crescita dell’economia, ha affermato Battistelli, non è una novità, ma un recente studio realizzato insieme a EUIPO, lo European Union Intellectual Property Office, ne ha misurato per la prima volta la dimensione. Secondo il presidente la catena di trasmissione è rappresentata dagli investimenti in ricerca e sviluppo.

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Polizia predittiva: possono gli algoritmi prevedere i reati?

[pubblicato originariamente su Il Messaggero l’11 dicembre 2017 con il titolo “Scacco alla malavita: arriva l’algoritmo che prevede i reati”]

All’inizio degli anni ’60 tre ragazzi di Angera, vicino Varese, misero a segno 17 rapine in banca tra Milano, Torino e Varese. Colpivano sempre di lunedì, e fu proprio lunedì 15 marzo 1965 che vennero arrestati dalla squadra mobile di Milano, guidata dal commissario Mario Nardone. I tre banditi vennero ribattezzati “banda del lunedì”. Cinquanta anni dopo le cose non sono cambiate: delle 2000 rapine a danno di esercizi commerciali e istituti bancari avvenute a Milano tra il 2008 e il 2011, il 70% può essere collegato a un’altra tra quelle commesse. Insomma: il reato di rapina tende a essere seriale. Questa caratteristica ha spinto Mario Venturi, assistente capo della Polizia di Stato presso la questura di Milano, a sviluppare il software di polizia predittiva KeyCrime, collaudato nel 2007 e regolarmente utilizzato a partire dal 2008. Analizzando i dati relativi alle rapine passate, KeyCrime raggruppa gli eventi simili in una serie e prevede dove e quando è più probabile che avvenga la prossima rapina. Le previsioni indirizzano le operazioni degli agenti sul territorio per permettergli di cogliere i colpevoli in flagrante.

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Stradella, dove finiscono i libri che nessuno apre

[pubblicato originariamente su Pagina99, 13/10/2017]

In Italia aumentano i titoli in libreria, non i lettori. Gli unici a farci i soldi, così, sono i magazzini della logistica. Abbiamo visitato il più grande

Gli italiani leggono poco, eppure ogni anno siamo invasi da un numero di nuovi titoli sempre maggiore. Libri che si riversano sugli scaffali delle librerie a frotte, restano in bella vista per poche settimane, tornano in buona parte negli scatoloni. Il mercato editoriale italiano sta diventando anche (soprattutto?) questo, un business logistico immenso e complicatissimo.

Per raccontarlo bisogna venire a Stradella, a pochi chilometri da Pavia, dove ha sede lo stabilimento “Città del libro” della società di logistica Ceva. Qui ogni anno 400 magazzinieri movimentano 96 milioni di volumi. Tra i clienti ci sono grandi editori, come Mondadori, Rizzoli e Pearson, ma anche Messaggerie Libri, il distributore di circa 600 case editrici italiane, grandi, piccole e medie. Le rese dalle librerie, ogni anno, sono 24 milioni. Un movimento ogni quattro, insomma, è un libro che torna indietro.

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Algoritmi ingiusti

[pubblicato originariamente su Scienza in rete, 17 luglio 2017]

Pubblicità online, gestione del rischio finanziario, valutazione degli insegnanti delle scuole pubbliche, ranking delle università, sicurezza, giustizia, selezione del personale, organizzazione dei turni di lavoro, assicurazioni, campagna elettorale. Cos’hanno in comune queste attività? In ognuna di loro trova impiego uno tra i cosiddetti Weapons of math destruction, letteralmente “armi di distruzione matematica”, ma più propriamente “armi matematiche di distruzione di massa”, per rendere conto del riuscito gioco di parole che dà il titolo al secondo libro di Cathy O’Neil, pubblicato da Crown Publishing ad agosto del 2016, dal sottotitolo eloquente: “How big data increases inequality and threatens democracy”.

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La vita sociale dei quark

[originariamente pubblicato su Scienza in rete, 13 luglio 2017]

Proprio mentre si festeggiavano i cinque anni dalla scoperta del bosone di Higgs, dal Large Hadron Collider è arrivato l’annuncio di una nuova particella, meno famosa forse, ma non meno interessante. Si tratta di uno stato contenente due quark charm e un quark up. I quark sono i costituenti fondamentali della materia, e ne esistono sei tipi: up e down sono i più leggeri, e poi ci sono strange, charm, bottom e top, più pesanti. È proprio la doppia dose di charm della nuova particella a renderla speciale. Potrebbe infatti aiutarci a capire qualcosa di più sulle interazioni che tengono insieme i quark quando questi si legano a formare gli adroni. Della famiglia degli adroni fanno parte i ben noti protoni e neutroni, oltre a una serie di altre particelle più pesanti che vengono prodotte negli acceleratori.

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Sapresti riconoscere una fake-news?

[originariamente pubblicato su Scienza in rete, 19 aprile 2017]

Nel 2016 post-truth è stata eletta parola dell’anno dall’Oxford Dictionary, battendo in finale, tra le altre, Brexiteer (persona che sostiene la Brexit), chatbot (un programma che simula conversazioni con utenti umani soprattutto online) e Latinx (persona di origine Latino-Americana). Secondo l’Oxford Dictionary post-truth è l’aggettivo che si riferisce a circostanze in cui i “fatti oggettivi” giocano un ruolo secondario nell’orientare l’opinione pubblica rispetto alle emozioni e alle convinzioni personali.

Il Macquaire Dictionary, il parente australiano dell’Oxford Dictionary, ha scelto invece fake news, che ha prevalso in finale su enby (persona che non si identifica né con una femmina né con un maschio) e halal-snack pack (un panino contenente patate, formaggio gratinanto e carne halal). La definizione di fake news data dal Macquire Dictionary recita “disinformation and hoaxes published on websites for political puroposes or to drive web traffic, the incorrect informartion being passed along by social media”.

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Il rompicapo delle valutazioni ANVUR

[originariamente pubblicato su Scienza in rete, 27 febbraio 2017]

Mercoledì scorso, 22 febbraio, l’ANVUR (Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca) ha presentato a Roma i risultati della seconda VQR (Valutazione Qualità della Ricerca), relativa ai 4 anni dal 2011 al 2014. Nel documento di presentazione l’ANVUR dichiara che i risultati della VQR sono rilevanti per tre categorie. La prima è il governo, che si basa su questa valutazione per assegnare la quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario destinato a Università e Enti di ricerca vigilati dal MIUR. La seconda categoria è costituita da “le famiglie e gli studenti per orientarsi nelle difficili scelte collegate ai corsi di studio e alle università”. Il terzo gruppo è quello dei “giovani ricercatori”, italiani e non, “per approfondire la propria formazione e svolgere attività di ricerca nei migliori dipartimenti”.

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L’Aquila riparte dal Gran Sasso Science Institute

[originariamente pubblicato su Scienza in rete, 6 febbraio 2017]

Tra le 10.25 e le 11.25 di mercoledì 18 gennaio la terra ha tremato ancora nel centro Italia. Si sono susseguite tre scosse di magnitudo superiore a 5, con epicentro a 9 chilometri di profondità tra le province di Rieti e L’Aquila (i paesi più vicini sono Montereale, Capitignano e Amatrice). Le scosse sono state avvertite anche dai ricercatori del Gran Sasso Science Institute (GSSI) a L’Aquila, ma non sono stati presi dal panico. Sono usciti sotto la neve, nello spazio antistante l’edificio e dopo poco sono rientrati, convinti di poter riprendere le loro attività. Intorno all’una tuttavia il prefetto dell’Aquila Giuseppe Linardi ha ordinato l’evacuazione e la chiusura di tutti gli edifici pubblici della città, compreso il GSSI.

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Quanto viaggiano in treno gli Europei?

Degli oltre 8 milioni di tonnellate di ossidi di azoto emessi in Europa, circa il 12% (poco più di 1 milione di tonnellate) è dovuto al trasporto via terra. Gli ossidi di azoto si formano infatti durante combustioni ad alta temperatura, come quelle che avvengono nei motori degli autoveicoli. Gli effetti sulla salute degli ossidi di azoto sono ormai ben noti, soprattutto in seguito allo scandalo diesel-gate che ha colpito la Volkswagen nel settembre del 2015 (in generale i motori diesel emettono più ossidi di azoto dei motori a benzina).
La riduzione dell’uso dell’automobile in favore del treno è quindi una delle politiche che l’Unione Europea ha messo in campo per ridurre le emissioni di gas serra e gli impatti dell’inquinamento dell’aria sulla salute.

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Ecco come il nostro cervello elabora le negazioni

[originariamente pubblicato su talk.iit.it, 24 ottobre 2016]

Un gruppo di neuroscienziati, appartenenti all’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e al Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) francese, ha sfruttato le connessioni esistenti sulla corteccia cerebrale tra la zona motoria e quella del linguaggio, per capire come il nostro cervello elabora il significato delle negazioni.

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Gli spiccioli dei PRIN 2015 alla ricerca pubblica

[originariamente pubblicato su Scienza in rete, 27 settembre 2016]

Il 20 settembre scorso il Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha reso pubblico l’elenco dei vincitori dei bandi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale), i finanziamenti pubblici per la ricerca assegnati su base competitiva. La somma messa a disposizione dal MIUR è di 91’244’801 euro, di cui  79’947’832 sono assegnati sulla base della valutazione del progetto e della richiesta di budget del principal investigator (PI, colui o colei che propone il progetto), mentre  11’296’969 rappresentano la quota premiale,  ovvero la somma conferita dal MIUR in base allo stipendio del PI (precisamente il 50% dello stipendio del PI).

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Algoritmi per difenderci

[da Il Sole 24 Ore pagina 12, 24 Luglio 2016, Nòva24 Tech]

I nostri comportamenti, che siano telefonate al cellulare, acquisti online, o il modo di muoversi all’interno di un aeroporto, possono essere registrati e trasformati in dati. Sofisticati algoritmi, detti di machine learning, analizzano questi dati per costruire i nostri “profili”. Ma quanto sono affidabili? E che tipo di decisioni supportano?

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Elettroencefalogrammi collettivi

Tre anni fa, durante la notte bianca di Toronto, è stata l’installazione più visitata. File di oltre due ore si allungavano all’esterno del duomo geodesico di 18 metri di diametro che ospitava “My Virtual Dream“. Si tratta di un esperimento neuroscientifico unico nel suo genere. I partecipanti, oltre cinquecento alla fine dell’evento, sono stati letteralmente “immersi” in un’esperienza artistica e musicale prodotta dai loro stessi cervelli, monitorati tramite elettroecefalogramma (EEG). L’obiettivo era quello di studiare il fenomeno del neurofeedback, ovvero l’effetto che la visualizzazione della propria attività cerebrale  produce sull’attività stessa. Ideato da un gruppo di neuroscienziati del Rotman Research Institute presso il Baycrest hospital di Toronto, il progetto è stato realizzato grazie al coinvolgimento di figure molto diverse tra loro: multi-media artist, esperti di brain imaging e brain computer interface, musicisti. L’esperimento è unico nel suo genere per due motivi. Per la prima volta i dati relativi alle oscillazioni neuronali sono stati raccolti fuori da un laboratorio, in un ambiente ricco di stimoli e disturbi, molto più simile a quello in cui viviamo quotidianamente. In secondo luogo il campione di dati raccolto ha una dimensione (523 soggetti) mai raggiunta prima. I risultati raccolti durante l’evento “My Virtual Dream”, hanno permesso di confermate effetti già osservati in laboratorio e scoprirne di nuovi.

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Prevedere la diffusione di malattie: il ruolo dei big data

Negli ultimi due post ho raccontato aspetti controversi sull’utilizzo dei big data. Ma ci sono molte altre situazioni in cui i dati possono fare la differenza. Una di queste è la previsione della diffusione di influenze o malattie infettive. Sono diversi i dati che possono essere impiegati in questo tipo di analisi: attività online (sia sui social media che sui motori di ricerca), traffico aereo in uscita dalle zone di focolaio iniziale, localizzazione degli habitat in cui proliferano i vettori dell’infezione. Questi strumenti possono essere di grande supporto alle autorità sanitarie, che per mappare la diffusione di una malattia possono fare affidamento solo sui casi già accertati.

La diffusione del virus Zika, dichiarato emergenza sanitaria dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stata studiata con tutti questi strumenti attraverso il coinvolgimento di società specializzate in analisi dei dati: l’americana Google e la canadese Blue Dot. Vediamo come.

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I meta dati che uccidono

Se il governo cinese pianifica di intensificare il controllo sui cittadini impugnando l’arma dei big data, gli Stati Uniti lo fanno già da molto tempo. In particolare ha avuto risonanza la notizia che la NSA, l’agenzia di intelligence statunitense, avrebbe basato una parte degli attacchi con droni condotti in Pakistan, responsabili di migliaia di vittime, sull’analisi del traffico telefonico mobile dei cittadini di quel paese.

Se quest’affermazione può destare in voi inquietudine, i dettagli su come questi dati siano stati utilizzati vi sconvolgeranno.

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Cina: big data per prevenire il crimine

Ricordate il film Minority Report in cui il sistema Precrimine permetteva di sventare gli omicidi prima che venissero commessi nella Washington del 2054? Ecco, la Cina si prepara a un’operazione simile sfruttando i dati sull’attività online, le telefonate, i conti correnti bancari, il livello dei consumi dei suoi cittadini. L’obiettivo è quello di stanare i sovversivi prima che compiano attività di sabotaggio verso il partito comunista cinese. A realizzare questa impresa, che comporterà l’archiviazione e l’analisi di un’enorme quantità di dati, sarà la società di telecomunicazioni China Technology. Il parlamento ha già preparato il campo a questo programma di sorveglianza, promulgando, il primo gennaio scorso, una legge che priva di qualsiasi diritto di privacy.

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Fisica per cittadini

Ormai molte delle scelte politiche e sociali che siamo chiamati a compiere si basano su dati di natura scientifica. Perché siamo così disperatamente attaccati al petrolio? Sappiamo che le polveri sottili sono dannose per la nostra salute, ma che differenza c’è tra PM 2.5 e PM 10? Quando dicono che il PIL è cresciuto dello 0.75%, stanno dicendo la verità? Se non sapete rispondere a queste domande non preoccupatevi. Il 29 febbraio avrà inizio, nelle aule del dipartimento “Cultura, politica e società” dell’Università di Torino, il corso “Fisica per cittadini”. È destinato principalmente agli studenti delle lauree umanistiche, ma non solo. Di cosa si tratta? Ce lo racconta Lorenzo Magnea, professore ordinario di fisica teorica all’Università di Torino e titolare del corso.

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Il vaccino che superò il muro della guerra fredda

La storia del vaccino contro la poliomielite nasce negli Stati Uniti nei primi anni 50 del novecento. Il giornalista William Swanson la ha raccontata in questo articolo su Scientific American. Mentre la contrapposizione con l’Unione Sovietica era ormai chiara e lo spettro di una guerra nucleare diventava sempre più minaccioso, un nemico interno spaventava gli americani: la poliomielite. Era ormai noto che a causarla è un virus, che raggiungendo l’intestino attraverso il canale alimentare, si infiltra nel flusso sanguigno e colpisce infine il sistema nervoso centrale. L’immagine dei bambini con gli arti ritorti, distesi sulle schiene senza possibilità di muoversi, tormentava gli americani. Due scienziati, uno americano e l’altro sovietico nel giro di pochi anni, misero a punto un vaccino in grado sostanzialmente di eradicare la malattia. La loro collaborazione, oltraggiosa per i politici dell’epoca, portò a una delle più importanti conquiste della medicina nel novecento, salvando innumerevoli vite.

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SESAME: un acceleratore per il Medio Oriente

SESAME, Synchrotron-light for Experimental Science and Applications in the Middle East, è il nome del primo acceleratore di particelle costruito in Medio Oriente. Voluto dall’UNESCO, è stato finanziato dall’Unione Europea e supportato scientificamente dal CERN. Il laboratorio si trova  vicino alla città di Allan, nel Nordovest della Giordania. SESAME sarà organizzato sul modello del CERN, con un consiglio direttivo in cui siedono i paesi membri: Bahrain, Cipro, Egitto, Iran, Israele, Giordania, Pakistan, Palestina e Turchia. È loro la responsabilità della direzione del centro di ricerca, incluse le questioni di natura finanziaria. Ai paesi osservatori, tra cui Unione Europea, USA e Brasile, è affidato invece un ruolo di consulenza. L’obiettivo del progetto è quello di produrre scienza e tecnologia di frontiera e allo stesso tempo di favorire il dialogo tra i paesi dell’area, costruendo ponti culturali che superino le contrapposizioni politiche.

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Le notizie di scienza della settimana #105

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 25 giugno 2019]

Il rover della NASA Curiosity ha rilevato grandi quantità di gas metano su Marte che potrebbero essere collegate alla presenza di organismi viventi sul pianeta. Nell’immagine: un selfie del rover Curiosity scattato a maggio del 2019 presso le rocce Aberlady and Kilmarie. Courtesy NASA/JPL-Caltech.

5G: TRA SCIENZA E PSEUDOSCIENZA
Primi test per la rete 5G di Vodafone in Italia. Le antenne sono state accese all’inizio di giugno e in queste settimane sono stati fatti i primi test, da parte di giornalisti e blogger esperti di tecnologia. A Milano, come Roma, Napoli, Torino e una ventina di piccoli comuni del milanese, la rete è gestita da Vodafone. I test hanno confermato il sostanziale incremento della velocità di download, fino a 300 Mbps, circa il triplo rispetto a quella del 4G, e la diminuzione del tempo di latenza, che a regime raggiungerà i 5 ms contro i circa 30 ms del 4G. A beneficiare del 5G non saranno solo le persone connesse con smartphone ma anche, e soprattutto, l’Internet delle Cose (IoT), ovvero il sistema di sensori e dispositivi connessi a internet che nell’ultimo anno sono aumentati in numero e sono diventati più esigenti in termini computazionali. Per ora sono solo tre gli smartphone che possono collegarsi in 5G, ma Vodafone assicura che entro l’anno verranno abilitati anche altri dispositivi più economici. Per quanto riguarda la copertura geografica, il piano di Vodafone è quello di collegare le prime 100 città italiane entro il 2022. Oltre a Vodafone, anche TIM, Wind Tre, Fastweb e Iliad hanno acquistato dallo Stato le frequenze per l’infrastruttura di quinta generazione sborsando un totale di 6,5 miliardi di euro [Corriere della Sera; Luca Figini]

Ma alle opportunità si accompagnano le paure, in particolare per la salute. In Italia ha avuto un certo seguito la Alleanza Stop 5G, che sostiene che la nuova generazione di connessione wireless sia “un esperimento sulla salute di tutti noi”. Grazie all’appoggio di alcuni parlamentari, il gruppo è riuscito a tenere una conferenza stampa in Senato per chiedere l’istituzione di una moratoria sull’impiego del 5G e a fine febbraio una serie di esperti sono stati ascoltati dalla Commissione per le telecomunicazioni della Camera nell’ambito di un’indagine conoscitiva sull’utilizzo della tecnologia 5G.

Ad argomentare in favore della tesi che il 5G costituisca un rischio per la salute è stata Fiorella Belpoggi dell’Istituto Ramazzini citando una coppia di studi, uno proprio e uno del National Toxicology Program statunitense, che hanno mostrato un rischio aumentato di tumore in ratti esposti alle radiazioni elettromagnetiche di frequenze utilizzate nel 2G e nel 3G.

La significatività dei due studi per il dibattito sul 5G è stata messa in discussione dagli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’agenzia dell’OMS per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti. Il motivo è sostanzialmente che le potenze utilizzate nei due studi sono di gran lunga più elevate rispetto a quelle a cui siamo esposti per via di antenne e cellulari. In particolare, Alessandro Polichetti, dell’ISS, ha fatto notare che l’Agenzia europea per la ricerca sul cancro (IARC) classifica i campi elettromagnetici a radiofrequenza nel gruppo dei “possibili cancerogeni”, ovvero quei fattori per cui si sospettano degli effetti dannosi ma non esistono ancora prove a riguardo. Non esistono, infine, studi epidemiologici sugli effetti del 5G sulla salute umana, ma le sue caratteristiche indicherebbero un rischio addirittura inferiore rispetto alle vecchie generazioni. La connessione 5G sarà infatti caratterizzata da frequenze più elevate di quelle attuali, nella regione dei 25-50 GHz, ovvero da lunghezze d’onda di alcuni millimetri. Le onde saranno dunque poco penetranti e necessiteranno dell’installazione di un sistema di celle molto più piccole e capillari rispetto a quelle attuali, le cosiddette small cells, che quindi permetteranno di utilizzare potenze più basse e quindi meno dannose (Qui il resoconto stenografico dell’audizione) [La Repubblica; Alessandro Longo]

In generale il 5G sta diventando uno degli argomenti preferiti dei cospirazionisti del web. Il movimento anti-5G è nato nel 2018 in Olanda per opera di John Kuhles, un “ricercatore” esperto di UFO, che per primo ha attribuito la morte di 300 uccelli alle onde elettromagnetiche emesse dalle antenne 5G. Da quel momento sono nati tanti piccoli gruppi nazionali che animano le proteste contro i governi locali man mano che le reti 5G vengono accese in tutto il mondo. Secondo questi gruppi il 5G sarebbe responsabile di un rischio aumentato di sviluppare numerose malattie, tra cui tumori, infertilità, Alzheimer. A ben vedere, le paure intorno al 5G non sono nuove, ma anzi sembrano simili a quelle causate dalle vecchie generazioni di connessione mobile. Finora non esistono studi che attestino un legame tra queste tecnologie e lo sviluppo di tumori, ma le ricerche sul tema continuano. Nel frattempo, i social network sono l’ambiente di coltura ideale per questo tipo di teorie del complotto. Una società statunitense ha analizzato le conversazioni online riguardanti il 5G trovando che l’argomento più trattato è proprio il rischio per la salute [Wired; Sabrina Weiss]

Potrebbe invece essere concreto il rischio di interferenza con i satelliti meteo. All’inizio di maggio il direttore della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) Neil Jacobs in audizione davanti alla commissione scienza della camera USA ha lanciato l’allarme: se verranno messe all’asta frequenze nella banda dei 24 GHz si rischia di perdere il 30% dell’accuratezza nella previsione di tempeste e uragani. Il motivo è che i sensori utilizzati dalla NOAA per ottenere da satellite i dati sul vapore acquo presente in atmosfera lavorano a 23,8 GHz e c’è il rischio di interferenza. La perdita di accuratezza diminuirebbe in maniera critica il preavviso su alcuni eventi meteo estremi e dunque la capacità di prepararsi a fronteggiarli. Il mondo dell’industria risponde che lo studio su cui sono basate queste affermazioni si riferisce a un sensore che non viene più utilizzato, ma NOAA, insieme alla NASA, insiste: «Non vogliamo rinunciare alla leadership USA nel settore delle telecomunicazioni, ma non possiamo tornare indietro di 40 anni in termini di previsioni meteorologiche» [The Washington Post; Jason Samenow]

La Federal Communications Commission ha comunque proseguito le aste per la vendita delle frequenze nella banda a 24 GHz. Ajit Pai, direttore dell’FCC, afferma che gli studi della NOAA e della NASA non sono affidabili e che il limite sulle emissioni fuori banda stabilito dalla FCC è sufficiente per proteggere i satelliti che inviano dati meteorologici. I membri del congresso che hanno partecipato all’audizione di Jacobs considerano la situazione “ridicola”: «La FCC avrebbe dovuto chiarire la questione prima dell’asta», ha commentato la democratica Jessica Rosenworcel [Ars Technica; Jon Brodkin]


Locandina dell'evento Un appello per la Scienza in Parlamennto, 26 giugno ore 9:30 presso la Luiss (Sala delle Colonne) Viale Pola 12, Roma


LA RICERCA CHE SERVE ALL’AFRICA
Per rilanciare la ricerca in Africa occorre investire nella formazione universitaria. In Etiopia solo il 20% dei professori ha un master e solo il 4% un dottorato; anche in Sudafrica, il Paese che in Africa spende di più in ricerca e sviluppo, solo il 39% degli accademici ha un dottorato. Negli ultimi decenni del secolo scorso gli aiuti della comunità internazionale si sono concentrati principalmente sull’istruzione primaria: del totale speso per istruzione il 49% è andato a quella primaria e solo il 18% a quella universitaria. A questo si somma la quasi totale mancanza di laboratori equipaggiati con attrezzature moderne e la difficoltà di avere una connessione stabile a Internet. Come conseguenza gli studenti che vogliono intraprendere una carriera nella ricerca e cercano di perfezionare la loro formazione all’estero si trovano molto indietro rispetto ai loro coetanei. I supporti finanziari ricevuti dai Paesi più ricchi e da organizzazioni come la World Bank non sono sufficienti a risolvere questa situazione, soprattutto perché non sono stabili. La proposta di un gruppo di ricercatori africani è quella di costruire programmi di mentorship individuali, offrire supporto agli studenti africani che tenga conto delle loro necessità (spesso quella di mantenere una famiglia) e infine di istituire dei grant per giovani ricercatori africani in Africa garantendogli così condizioni di lavoro migliori e paragonabili a quelle del settore privato [Sciences et Avenir; AFP]

L’intelligenza artificiale che aiuta agricoltori e bambini nei Paesi in via di sviluppo. Alla conferenza EmTech digital, organizzata a San Francisco a fine maggio da MIT Technology Review, sono stati presentati alcuni progetti di IA in corso in Paesi come Africa e India. In Kenya IBM ha sviluppato un sistema in grado di predire la resa delle colture basandosi sulle condizioni meteorologiche e le caratteristiche dei suoli. Sempre IBM ha messo a punto un sistema di previsione della domanda di trattori nella regione per conto di una società di leasing aiutandola così a ingrandire la sua flotta. In India, presso il Wadhwani Institute for Artificial Intelligence, è stato costruito un software che valuta se un neonato è sottopeso. A partire da un video del bambino il software produce un modello 3D del corpo e ne valuta peso, lunghezza e circonferenza cranica, e suggerisce poi come intervenire a seconda della gravità della situazione [MIT Technology Review; James Temple]

RICERCA E SOCIETÀ
Caso Corvelva: libertà di scelta non vuol dire libertà di disinformare. Il prossimo 27 giugno, la sala stampa della Camera dei Deputati ospiterà una conferenza stampa dell’associazione Corvelva, responsabile di una pressante disinformazione che diffonde dubbi sulla sicurezza dei vaccini. L’Associazione Patto Trasversale per la Scienza scrive una lettera aperta ai Presidenti di Camera e Senato per chiedere che il Parlamento non ospiti, né ora né mai più, conferenze da parte di chi ha sulla coscienza migliaia di bambini non vaccinati, potenziali vittime di malattie terribili [Scienza in rete; Patto Trasversale per la Scienza]

L’open peer review aiuterebbe le riviste scientifiche a essere più efficienti, contenere le frodi, evitare i bias sistematici. Ogni anno i ricercatori dedicano un totale di 70 milioni di ore all’attività di revisione degli articoli dei loro colleghi, la cosiddetta peer review. Per questo lavoro non ricevano quasi mai un compenso economico né altro tipo di riconoscimenti. Quasi sempre, infatti, le relazioni che preparano sono anonime e riservate. Eppure, sono diversi ormai gli studi che hanno mostrato che la condivisione dei dati relativi alla peer review porterebbe dei vantaggi alla comunità scientifica. L’analisi di 24 000 processi di revisione del giornale eLife, ad esempio, ha mostrato che le donne e gli autori appartenenti a Paesi non occidentali sono penalizzati. Rendere pubblici i dati relativi alla peer review permetterebbe poi di evitare i casi in cui gli autori utilizzano indirizzi email falsi per revisionare i propri articoli, oppure i casi in cui i revisori chiedono di essere citati per accettare il manoscritto per la pubblicazione. Ma alcuni ritengono che la segretezza del processo è fondamentale: costretti a rivelare la propria identità, i revisori sarebbero più timorosi di dare giudizi negativi, più lenti e addirittura più riluttanti ad accettare. Ma anche queste obiezioni sembrano infondate secondo quanto emerge da uno studio condotto su 18 000 relazioni di cinque riviste del gruppo Elsevier: anche se solo l’8% dei revisori ha firmato il proprio commento, la pubblicazione delle relazioni non ha rallentato il processo di revisione [Undark; Dalmeet Singh Chawla]

Le riviste ibride del gruppo Lancet accolgono le richieste del Plan S. I ricercatori che superano il processo di revisione e dunque possono pubblicare il proprio articolo su una delle riviste del gruppo, potranno archiviare la versione definitiva in un archivio aperto senza embargo e con licenza CC BY Open Access. Il gruppo The Lancet decide dunque di accettare le condizioni del Plan S, in particolare quella che vieta ai ricercatori finanziati dai sottoscrittori del piano di pubblicare in open access su riviste ibride pagando una commissione [The Lancet; Robert Kiley]

Uomini che si battono per i diritti delle donne: Francis Collins, direttore N.I.H., e Robert Jan Smits, presidente della Eindhoven University of Technology. Come raccontavamo nell’ultimo numero della newsletter, Collins ha dichiarato che non prenderà parte a conferenze in cui non sia evidente lo sforzo di rappresentare tutte le categorie nella scelta degli oratori. Ora Robert Jan Smits, inviato speciale della Commissione europea per l’Open Access e già direttore generale per la ricerca e l’innovazione, ha deciso che per le prossime posizioni bandite presso l’istituto che dirige verrà data priorità alle donne. Il processo di selezione sarà inizialmente aperto solo a candidature femminili. Se, passati 6 mesi, non sarà stata trovata una candidata all’altezza, anche gli uomini potranno gareggiare [Il Sole 24 Ore; Patrizia Caraveo]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Fatti conquistare dalla Luna (con quiz finale). È l’umanità che ha conquistato la Luna o la Luna che ha conquistato l’umanità? Secondo Patrizia Caraveo, astrofisica dell’INAF, vale la seconda. E infatti intitola il suo libro “Conquistati dalla Luna”. Luca Carra lo recensisce e, per chi vuole mettersi in gioco, propone un quiz: quanto ne sapete davvero del nostro satellite? [Scienza in rete; Luca Carra]

Nanotecnologie, la testimonianza di due centri d’eccellenza in Puglia. Siamo andati a visitare due centri d’eccellenza pugliesi per le nanotecnologie, l’Istituto di Nanotecnologia del CNR e il Center for Biomolecular Technologies dell’IIT, per farci raccontare dai rispettivi direttori dove si dirigono le nanotecnologie, e con quali applicazioni nella vita di tutti i giorni [Scienza in rete; Anna Romano]

Fusione della neve in Groenlandia, quando i grafici inquietano. I dati raccolti dal National Snow and Ice Data Center mostrano che la superficie nevosa della calotta di ghiaccio in Groenlandia è fusa quasi per metà ancora prima che inizi l’estate. Sebbene l’estensione della fusione superficiale della neve stagionale sia comparabile agli anni precedenti del periodo 2010-2018, non va sottovalutata, come spiega il gruppo Climalteranti [Scienza in rete; Climalteranti]

La medicina di precisione cresce a tre dimensioni. I modelli cellulari in 3D possono riprodurre il comportamento invasivo delle cellule tumorali umane. Loretta del Mercato, vincitrice di un ERC Starting Grant nel 2017 e ricercatrice al CNR – Istituto di Nanotecnologia, racconta il suo progetto, che prevede di utilizzare colture tridimensionali sulle quali l’impiego delle nanotecnologie permetterà il monitoraggio in tempo reale di parametri quali le variazioni di pH, ossigeno e potassio. Successivamente, il sistema sarà impiegato per la coltivazione di cellule prelevate dagli stessi pazienti, su cui testare i farmaci oncologici, nell’ottica della medicina di precisione [Scienza in rete; Loretta del Mercato]

Le notizie di scienza della settimana #104

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 18 giugno 2019]

Il biologo molecolare russo Denis Rebrikov ha dichiarato che ha intenzione di impiantare nell’utero di una donna embrioni geneticamente modificati con la tecnica CRIPSR entro la fine dell’anno. L’obiettivo sarebbe quello di prevenire che la madre, colpita da una forma di HIV resistente ai farmaci antiretrovirali, trasmetta il virus ai propri figli. Per farlo, Rebrikov userebbe la tecnica CRISPR-Cas9 per disattivare il gene CCR5, in modo simile a quanto fatto dallo scienziato cinese He Jiankui che lo scorso novembre aveva annunciato di essere stato il primo a far nascere una coppia di gemelle con questo procedimento (He voleva però evitare la trasmissione del virus dell’HIV dal padre alle figlie). La legislazione russa proibisce l’editing del genoma umano in senso generale, ma la legge sulla fertilizzazione in vitro non vi fa esplicito riferimento, e dunque Rebrikov potrebbe trovarsi di fronte un vuoto normativo che conta di colmare chiedendo l’autorizzazione di una serie di agenzie governative, a partire dal Ministero della salute. Scienziati ed esperti di bioetica si dicono preoccupati. La tecnologia non è ancora matura, motivo per cui qualche mese fa un gruppo di importanti ricercatori del campo avevano chiesto di mettere a punto una moratoria sul suo utilizzo in embrioni destinati all’impianto in utero. Non è chiaro poi se i rischi superino i benefici. In primo luogo, la disattivazione del gene CCR5 protegge dalla trasmissione del virus dell’HIV nel 90% dei casi. In secondo luogo, il rischio di mutazioni off-target e on-target indesiderate è ancora molto alto. Rebrikov sostiene che la sua tecnica ne riduca drasticamente la frequenza, ma finora non ha pubblicato alcuno studio scientifico che lo dimostri. Nell’immagine: lo sviluppo di embrioni umani geneticamente modificati con la tecnica CRISPR per correggere una mutazione responsabile della cardiomiopatia ipertrofica (lo studio, condotto nel laboratorio di Shoukhrat Mitalipov presso la Oregon Science and Health University di Portland, risale al 2017 ed è stato pubblicato su Nature). Credit: Oregon Science and Health University. Licenza: OHSU photos usage.

DOVE FINISCE LA PLASTICA DEI RICCHI?
Ogni anno gli Stati Uniti producono 34,5 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. 1 milione di tonnellate vengono spedite fuori dal continente. Fino a qualche anno fa la maggior parte veniva spedita in Cina e Hong Kong, ma nel 2017 la Cina ha chiuso le porte a questo tipo di importazioni, autorizzando solo l’arrivo della plastica più pulita e dunque più facile da riciclare. Da quel momento in poi sono stati Paesi più poveri e più piccoli ad accogliere container e container di rifiuti plastici e occuparsi del processo di riciclaggio, che interessa solo il 9% del totale. Tra questi ci sono Bangladesh, Senegal, Turchia, Ghana, Tailandia, Vietnam, Malesia, Indonesia, Cambogia ed Equador. Il Guardian ha condotto un’inchiesta in questi luoghi per capire quali sono le conseguenze di questo traffico sull’ambiente e sulle persone [The Guardian; Erin McCormick, Bennett Murray , Carmela Fonbuena , Leonie Kijewski, Gökçe Saraçoğlu, Jamie Fullerton, Alastair Gee, Charlotte Simmonds]

Poco più di un mese fa 187 Paesi hanno firmato un accordo che limita la spedizione di plastica difficile da riciclare verso i Paesi poveri, ma mancano gli Stati Uniti. L’accordo ha aggiunto un emendamento legalmente vincolante alla Convenzione di Basilea grazie alla mediazione del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Anche se gli Stati Uniti non sottoscrivono la Convenzione, non potranno più spedire rifiuti plastici non riciclabili verso Paesi in via di sviluppo che invece la sottoscrivono [The Guardian; Emily Holden]

Il 28 maggio scorso il governo della Malesia ha annunciato che rispedirà in Australia 3 000 tonnellate di plastica troppo contaminata per essere riciclabile. «Ciò che i cittadini del Regno Unito [e di altri paesi] pensano di aver inviato per il riciclaggio viene in realtà scaricato nel nostro paese […] I malesi hanno il diritto di avere aria pulita, acqua pulita e un ambiente pulito in cui vivere, proprio come i cittadini delle nazioni sviluppate», ha dichiarato il Ministro dell’ambiente Yeo Bee Yin. La settimana precedente il Presidente della Filippine aveva annunciato che 69 container di rifiuti plastici, per un totale di 1 500 tonnellate, saranno rispediti in Canada da dove sono arrivati illegalmente [The Guardian; Naaman Zhou]


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EBOLA ARRIVA IN UGANDA
Due vittime del virus Ebola in Uganda. Giovedì scorso è stata registrata la seconda vittima del virus Ebola in Uganda. Si tratta di una donna di 50 anni, nonna del bambino di 5 anni morto 24 ore prima a Bwera, al confine con la Repubblica Democratica del Congo (RDC). La donna aveva partecipato, insieme ad altri familiari, al funerale di un parente morto di Ebola nella RDC. Il personale sanitario aveva messo sotto controllo la famiglia, ma alcuni membri erano fuggiti per rientrare in Uganda. Lo sconfinamento dell’epidemia in corso nella RDC dall’agosto 2018 e che ha già causato 1 400 morti, preoccupa le autorità sanitarie. Seppure quasi 4 700 membri del personale sanitario abbiano ricevuto il vaccino sperimentale, gli 875 chilometri di frontiera fra i due Paesi sono difficili da sorvegliare [Sciences et Avenir; AFP]

Per contenere lo sconfinamento di Ebola nei Paesi vicini alla RDC occorre mobilitare le comunità di confine affinché monitorino autonomamente i visitatori. «Sono molto più numerosi i punti informali di attraversamento dei confini rispetto a quelli formali. Il sistema di sorveglianza per il controllo delle persone che entrano in Uganda è attivo solo nei punti formali», spiega Mosoka Fallah, direttore del dipartimento dei servizi tecnici presso il National Public Health Institute in Liberia. È sostanzialmente impossibile monitorare anche i punti di attraversamento informali. In più, coloro che sviluppano la malattia mentre sono lontani da casa possono prendere degli antipiretici per abbassare la febbre e cercare così di non essere fermati e raggiungere i loro cari nel minor tempo possibile. La mobilitazione delle comunità di confine, con l’istituzione di un registro dei visitatori per esempio, può risolvere queste situazioni e aiutare inoltre a tracciare tutte le persone con cui i soggetti infetti sono entrati in contatto. Nel caso delle due vittime ugandesi sono stati identificati 98 contatti che saranno visitati e ospedalizzati immediatamente nel caso presentassero dei sintomi. La tempestività è fondamentale non solo per contenere la diffusione della malattia, ma anche per aumentare le probabilità di guarigione [The Conversation; Mosoka Fallah]

Per la terza volta, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha dichiarato l’epidemia di Ebola nella RDC un’emergenza di salute pubblica. Il comitato di esperti chiamati ad analizzare la situazione ha valutato che la probabilità che il virus si diffonda al di fuori della RDC resta bassa e che lo stato di emergenza porterebbe più danni che benefici ai territori colpiti dall’epidemia (gli altri Paesi potrebbero reagire interrompendo i voli e limitando i viaggi verso la RDC). Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’OMS, ha accettato la raccomandazione del comitato ma ha sottolineato che l’epidemia è molto preoccupante. Alcuni sono rimasti delusi dalla decisione, soprattutto perché dichiarare lo stato di emergenza avrebbe mobilitato l’opinione pubblica e favorito la raccolta degli aiuti economici dai Paesi sviluppati, che finora sono stati limitati. L’OMS ha infatti raccolto solo 44 dei 98 milioni necessari a supportare la sua azione nella RDC [The New York Times; Dimitrinka Atanasova e Kjersti Fløttum]

RICERCA E SOCIETÀ
Un rialzo della temperatura media del Pianeta di 2°C aumenta del 13% il rischio di insorgenza di conflitti armati. È quanto emerge da uno studio pubblicato sull’ultimo numero di Nature. Se finora il cambiamento delle condizioni climatiche è stato responsabile di un aumento del 5% nella probabilità di esplosione di un conflitto armato, questa percentuale è destinata ad aumentare se il rialzo delle temperature raggiungerà i 2°C e ancor di più i 4°C (rischio aumentato del 26%). Il meccanismo sottostante è il seguente: un aumento delle temperature causa, tra le altre cose, una riduzione nel rendimento agricolo e di conseguenza un aumento del prezzo del cibo. Scoppierebbe così la violenza a causa dell’aggravarsi della povertà e delle disuguaglianze [MIT Technology Review; The Download]

Il direttore dei National Institutes of Health statunitensi non parteciperà più a conferenze scientifiche in cui gli speaker sono tutti uomini. È quanto afferma Francis Collins, direttore degli NIH e già coordinatore dello Human Genome Project, nel suo comunicato dal titolo “Time to End the Manel Tradition”. Lo scienziato dunque si riserva di rifiutare l’invito se l’agenda della conferenza non è sufficientemente inclusiva. Collins si è anche detto estremamente preoccupato dal fenomeno, sempre più diffuso, delle molestie sessuali. A febbraio gli NIH avevano sostituito 14 principal investigator e ne aveva licenziati 21 dopo aver esaminato le accuse di molestie a loro carico [The New York Times; Pam Belluck]

Per passare all’Open Access servono bandi competitivi per distribuire fondi pubblici alle riviste più meritevoli. Adriano Aguzzi, direttore dell’Istituto di Neuropatologia all’Università di Zurigo, propone una via alternativa per la transizione all’Open Access rispetto a quella proposta nel Plan S. Le agenzie di finanziamento della ricerca dovrebbero assegnare dei fondi su base competitiva direttamente ai giornali scientifici, affinché questi rendano i loro contenuti accessibili a tutti gratuitamente. Per aggiudicarseli, gli editori scientifici dovrebbero mostrare la qualità del loro processo di peer review, dei loro archivi e della loro gestione delle frodi. Questo, secondo Aguzzi, romperebbe il legame tra numero di articoli pubblicati e profitto degli editori che spinge a pubblicare un numero sempre crescente di articoli scientifici senza guardare alla qualità [Nature; Adriano Aguzzi]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Leonardo scienziato polifunzionale. “Leonardo scienziato”, di Enrica Battifoglia ed Elisa Buson, riesce a raccontare il genio di Leonardo Da Vinci da una prospettiva non comune: al posto del genio solitario, un uomo curioso, aperto, capace di collegare concetti, e conoscenze ma anche persone, per ideare nuovi progetti e migliorare quelli esistenti. La recensione di Sergio Cima [Scienza in rete; Sergio Cima]

Elogio dell’imperfezione. Pietro Greco recensisce l’ultimo libro di Telmo Pievani, un elogio all’imperfezione che rappresenta il motore dell’evoluzione. Per comprenderlo, si può dare un’occhiata ravvicinata al DNA e, più in particolare, a quelle sequenze non codificanti che sono state battezzate DNA spazzatura. Nel corso del tempo, il loro ruolo si è andato in parte chiarendo, rivelandone le funzioni regolatrici e la presenza di geni atavici. Ma, soprattutto, quel DNA “imperfetto” è stato trasformato dalla selezione naturale nella principale fonte di creatività della vita [Scienza in rete; Pietro Greco]

Da dove arriva l’acqua della Terra? Da dove viene l’acqua del nostro pianeta? Gli astronomi concordano nello stabilire che non possa risalire alle fasi di costruzione del pianeta, perché la temperatura della nebulosa solare era troppo elevata per permettere la presenza di acqua liquida. Due recenti lavori indagano il ruolo delle comete e dello scontro con il corpo celeste Theia, lo stesso che ha dato origine alla Luna [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

IN BREVE
Un nuovo studio di meta analisi aggiorna le stime della prevalenza dei disturbi mentali nei luoghi di conflitto [The Lancet]

Il governo brasiliano accusato di occultare i dati di un sondaggio sull’uso di sostanze legali e illegali nel Paese perché contradirebbero la narrativa che l’abuso di droga in Brasile è una vera e propria emergenza [Science]

Scienziati e politici in India vogliono abbattere le barriere linguistiche che tengono la scienza lontana dai cittadini che non parlano inglese. Per farlo stanno producendo contenuti scientifici in 22 delle lingue ufficiali del Paese [Nature]

Giovedì lo Stato di New York ha eliminato l’esenzione dalle vaccinazioni per motivi religiosi, come già accaduto in California, Arizona, West Virginia, Mississippi e Maine. New York ha visto svilupparsi una delle epidemie di morbillo più gravi del Paese all’interno di alcune comunità di ebrei ultra-ortodossi [The New York Times]

Il Clorpirifos, un insetticida usato principalmente in agricoltura, è associato allo sviluppo di disturbi neurologici nei bambini. La Commissione europea potrebbe proporne il divieto [Le Monde]

A Sarajevo l’inquinamento dell’aria è responsabile di quasi un decesso ogni cinque. La causa sono i riscaldamenti a carbone e le automobili diesel di vecchia generazione [Le Monde]

Allenare un sistema di intelligenza artificiale può causare l’emissione di oltre 280 tonnellate di anidride carbonica, quasi cinque volte la quantità media emessa da un’automobile durante il suo intero ciclo di vita [MIT Technology Review]

Le notizie di scienza della settimana #103

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’11 giungo 2019]

La NASA ha annunciato che aprirà la stazione spaziale internazionale a compagnie private che vogliano sviluppare una “low earth orbit economy” e che necessitino di un ambiente a gravità zero per i loro affari. Il tariffario prevede un costo tra gli 11 000 e i 23 000 dollari al giorno. Nell’immagine: la Stazione Spaziale Internazionale il 4 ottobre 2018. Credit: NASA / Roscosmos. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

LE RESTRIZIONI SU HUAWEI
Russell T. Vought, vice direttore dell’Ufficio per la gestione del bilancio USA, chiede di rimandare una parte del bando contro la cinese Huawei. La misura che Vought intenderebbe ritardare è quella che riguarda le agenzie governative e le compagnie private che ricevono finanziamenti dal governo federale e che gli impedirebbe di fare affari con Huawei e le società che impiegano i loro dispositivi. Il motivo è che le compagnie americane subirebbero delle perdite troppo pesanti se il bando cominciasse fra due anni come previsto [The New York Times; Cecilia Kang]

La misura che riguarda le agenzie governative è solo una delle azioni intraprese dal governo di Donald Trump contro il colosso delle telecomunicazioni cinese Huawei.

A metà maggio Huawei è stata inclusa nella entity list, una lista nera che contiene le compagnie straniere che non possono acquistare parti e componenti dagli USA senza l’approvazione del Governo. Come conseguenza: Google ha annunciato di voler impedire a Huawei di utilizzare il sistema operativo Android sui suoi nuovi smartphone, una serie di produttori di chip per computer, come Intel, Qualcomm, Xilinx, Broadcom e ARM, hanno dichiarato di non voler più vendere i loro prodotti a Huawei [MIT Technology Review; Will Knight]

Ma il bando di Donald Trump contro Huaewi potrebbe essere controproducente. In particolare l’impossibilità di utilizzare i sistemi Android e dunque le applicazioni Google come Gmail e Google Maps, potrebbe inizialmente deprimere le vendite degli smartphone Huawei, ma in un secondo momento l’azienda cinese potrebbe decidere di sviluppare un sistema alternativo a quello di Google e minacciare la sua supremazia [Financial Times; Michael Jacobides]

Huawei è al centro della nuova guerra fredda tra USA e Cina a causa della nuova generazione di connessioni wireless 5G. Il governo USA accusa Huawei di spionaggio industriale e di avere legami con il governo cinese per cui svolgerebbe attività di sorveglianza, ma il conflitto è dovuto principalmente ai timori che la compagnia cinese controlli la maggioranza dell’infrastruttura 5G, togliendo spazio alle società occidentali. La rete 5G connetterà un numero di dispositivi incredibilmente grande e i rischi per la sicurezza dei dati e degli attuali sistemi di crittografia sono concreti [MIT Technology Review; Will Knight]

PARLARE DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO
I presentatori delle rubriche meteorologiche hanno un ruolo fondamentale nel comunicare il cambiamento climatico. Testimoni diretti dei fenomeni estremi sempre più frequenti, i presentatori dedicano sempre più spazio ai cambiamenti climatici all’interno dei loro bollettini. Dal 27 al 31 maggio si sono riuniti a Parigi in occasione dell’International Weather and Climate Forum [Le Monde; Valentine Graveleau]

Il Guardian cambia le sue convezioni redazionali: “crisi climatica” invece di “cambiamento climatico”. La decisione del giornale britannico arriva pochi giorni dopo che il Parlamento ha dichiarato lo stato di emergenza climatica ed è motivato dalle ormai consolidate prove scientifiche che attestano come l’umanità si stia muovendo verso una vera e propria catastrofe. Il rapporto dell’IPCC a ottobre del 2018 ha affermato che abbiamo solo una dozzina di anni per evitare di causare danni irreparabili; a maggio un rapporto delle Nazioni Unite ha documentato la distruzione degli ecosistemi su cui è basata la vita sulla Terra. Anche la BBC ha ammesso di aver coperto in maniera sbagliata il tema del cambiamento climatico [The Guardian; Damian Carrington]

Cambiamento climatico o crisi climatica? Per coinvolgere le persone, i media dovrebbero parlare più spesso delle soluzioni. Un linguaggio che punta a instillare paura potrebbe generare l’effetto opposto a quello desiderato e causare indifferenza, apatia e senso di impotenza. Se la paura deve servire a motivare le persone, gli studi mostrano che è necessario che vengano presentate anche delle soluzioni per permettere alle persone di agire [The Conversation; Dimitrinka Atanasova e Kjersti Fløttum]

RICERCA E SOCIETÀ
Stretta nella regolamentazione delle compagnie tecnologiche negli USA. Amazon, Apple, Facebook, Google sono nel mirino di diverse istituzioni statunitensi, tra cui la Federal Trade Commission, il Dipartimento di Giustizia e il Congresso. Su spinta di alcuni politici del partito democratico, questi organismi stanno indagando per capire se le compagnie hanno troppo potere e in caso affermativo quali interventi potrebbero essere risolutivi. Apple e Google sono accusati di riservare un trattamento di favore ai loro prodotti sulle loro piattaforme di vendita (Amazon Marketplace) e di ricerca (Google), mentre Facebook è accusata di violare la privacy dei suoi utenti combinando i dati raccolti dalle applicazioni WhatsApp e Instagram. La soluzione proposta dalla democratica Elizabeth Warren è quella di spezzettare queste società, costringendo ad esempio Amazon a vendere le componenti di produzione come Whole Foods, e Google applicazioni come Waze, per diventare esclusivamente delle piattaforme (se sono delle piattaforme non possono usare le piattaforme per vendere dei loro prodotti). Per Facebook questa strategia prevederebbe la vendita di WhatsApp e Instagram. Ma alcuni esperti non sono convinti che questo risolverà il problema e suggeriscono di obbligare queste compagnie a condividere i loro dati [MIT Technology Review; Angela Chen]

Il piano di transizione all’Open Access lanciato da 19 organi di finanziamento della ricerca europea partirà solo nel 2021 per dare tempo alla comunità di adattarsi. Dopo una consultazione pubblica che ha coinvolto ricercatori, biblioteche ed editori scientifici, i fondatori del Plan S hanno deciso di modificare il loro piano di transizione all’Open Access lanciato a settembre scorso. Tra le modifiche: la rimozione del limite massimo alle article processing charge per pubblicare in Open Access e il rinvio della transizione al 2021 [Nature; Holly Else]

Apre il primo archivio aperto di preprint clinici. Si chiama medRxiv e ha iniziato a raccogliere i primi articoli, che saranno pubblicati a fine mese. Ispirato dall’arXiv, dove i fisici condividono i loro lavori prima del processo di peer review da ormai decenni, e bioRxiv che invece raccoglie i preprint di area biologica dal 2013, questo nuovo archivio sottoporrà gli articoli a un minimo processo di screening (dichiarare di avere ottenuto parere positivo dal comitato etico, di aver registrato lo studio clinico e di avere il consenso dei pazienti), e sottolineerà che si tratta solo di risultati preliminari per scoraggiare i medici dall’adottare pratiche e i pazienti dall’intraprendere cure che non sono state ancora sottoposte al vaglio della peer review [Science; Jocelyn Kaiser]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Dovere di accoglienza. Rifiutare l’approdo in un porto a una nave che ha salvato persone in mare è un reato. Anche respingere i richiedenti asilo è reato. E l’immunità, richiesta con successo dal ministro dell’interno per la vicenda della nave Diciotti, non dovrebbe essere data. Questo, almeno, secondo il diritto internazionale [Scienza in rete; Simonetta Pagliani]

Alla scoperta dell’ultimo orizzonte. L’orizzonte, per gli astronomi, non è più quello geografico degli esploratori, ma diventa il simbolo delle sfide che devono affrontare, nel continuo sforzo di spiegare l’origine, l’evoluzione e la struttura generale di ciò che chiamiamo Universo. Ed è alla scoperta de “L’ultimo orizzonte” che conduce l’ultimo libro di Amadeo Balbi, professore associato di astronomia e astrofisica. La recensione di Claudio Elidoro [Scienza in rete; Claudio ELidoro]

La crisi delle humanities. Le humanities, le discipline umanistiche quali letteratura, filosofia, storia, storia dell’arte, semiotica, arti visive e performative, sono in crisi nei Paesi occidentali. Le immatricolazioni universitarie a questi corsi sono calate o precipitate. Ma a cosa si deve questo declino? E soprattutto, ha ancora senso finanziare e studiare le humanities[Scienza in rete; Gilberto Corbellini]

Una dieta per l’Antropocene. Un recente rapporto firmato da un gruppo indipendente di scienziati e pubblicato su The Lancet analizza la “dieta per l’Antropocene”, usando il modello dei nove confini planetari per stabilire l’impatto sull’ambiente della produzione di cibo. L’insieme delle loro conclusioni fornisce indicazioni che consentono molta flessibilità nelle raccomandazioni dietetiche e che, stimano gli autori, se seguite potrebbero evitare 11 milioni di morti all’anno da malattie legate all’alimentazione entro il 2050. [Scienza in rete; Paolo Vineis, Roberto Cingolani, Luca Carra]

Sissa, la fisica è ricerca e didattica. In attesa di Esof 2020 e per dare visibilità alle tre aree della SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati che vi prenderanno parte, dopo il primo articolo dedicato alle neuroscienze, è ora la volta della fisica. Una disciplina che dal secondo dopoguerra a oggi non solo ha portato alto il nome di Trieste nel mondo, ma ha anche dato vita a una fitta rete di scambi e collaborazioni internazionali [Scienza in rete; Silvia d’Autilia]

Sigarette, e-cig e riscaldatori di tabacco: un dibattito sugli effetti ancora fumoso. La dipendenza dal fumo è ancora uno dei problemi di salute globale più urgenti del nostro tempo, con i tratti di una vera e propria epidemia. Le grandi compagnie di tabacco hanno cercato alternative alle sigarette tradizionali, aprendo la strada al mondo in continua espansione della sigaretta elettronica e alle soluzioni ibride tra e-cig e sigarette tradizionali. Ma quali sono i rischi di questi prodotti? Ed è vero che fumare poco fa meno male? L’intervista a Roberto Boffi, responsabile S.S.D. Pneumologia presso l’Istituto Nazionale dei Tumori [Scienza in rete; Elena D’Alessandro]

IN BREVE
Le persone con due copie del gene CCR5 disattivate hanno una probabilità di morire prima dei 76 anni del 21% maggiore rispetto a chi ha almeno una copia funzionante. Lo attesta uno studio condotto a Berkeley sui dati genetici di oltre 400 000 persone raccolti dallo UK Biobank Research Project [Nature]

Contenere il riscaldamento globale entro il 2100 al di sotto di 1,5°C invece di raggiungere i 2°C, i due obiettivi dall’accordo di Parigi, potrebbe salvare migliaia di vite negli Stati Uniti [The New York Times]

Da maggio la febbre di dengue è tornata a colpire la Costa d’Avorio. Per contrastarla le autorità sanitarie stanno conducendo delle azioni di controllo sulle zanzare e di sensibilizzazione della popolazione della capitale Abidjan, dove sono stati registrati la maggior parte dei casi [Sciences Avenir]

Il meccanismo delle compensazioni per le emissioni di anidride carbonica sembra ormai una strategia efficace per raggiungere la carbon neutrality. Può essere sfruttato anche per ottenere la plastic neutrality[Le Monde]

La compagnia di Google Deep Mind ha progettato un software capace di battere gli esseri umani più allenati in un videogioco multiplayer chiamato Quake III Arena [The New York Times]

Le notizie di scienza della settimana #102

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 28 maggio 2019]

Venerdì 24 maggio c’è stato il secondo sciopero globale per il clima organizzato dalla rete Fridays for Future in tutto il mondo. Ora gli studenti chiedono la partecipazione anche degli adulti in vista della prossima mobilitazione programmata per il 20 settembre. Nell’immagine: bambini e ragazzi scioperano a Pisa per chiedere ai governi azioni concrete contro il cambiamento climatico. Credit: Alessandra Parravicini.

ELEZIONI EUROPEE E SCIENZA
I risultati delle elezioni europee. Le elezioni del nuovo Parlamento europeo si sono concluse domenica 26 maggio e hanno assegnato 715 seggi. Ecco i risultati Paese per Paese e il confronto con il Parlamento uscente nella visualizzazione di Le Monde [Le Monde; Décryptages]

Il nuovo Parlamento dovrà approvare il budget per il periodo 2021-2027 che comprende anche 100 miliardi per la ricerca e l’innovazione. Ma in che modo gli scienziati europei spenderanno questi soldi? Il Parlamento uscente ha approvato a tempo di record l’accordo preliminare che stabilisce le caratteristiche di Horizon Europe, ma il suo valore resta vincolato al bilancio totale dell’Unione, su cui pesa il fattore Brexit. La struttura di Horizon Europe da una parte conferma alcuni meccanismi che si sono rivelati efficaci nei precedenti programmi, come quello dell’internazionalizzazione delle collaborazioni, dall’altro intende potenziare alcuni aspetti, come quello della partnership tra accademia e industrie, istituendo lo Europe Innovation Council. Altre novità riguardano i progetti flagship di Horizon 2020 che verranno sostituiti dalle mission e i fondi dedicati al potenziamento dei Paesi a più bassa intensità di ricerca e innovazione che saranno triplicati. Infine c’è il tema dei confini: aprire i bandi a Paesi come Canada, Australia e Corea del Sud. Ma questo proposito potrebbe incontrare l’opposizione delle forze sovraniste e populiste che siedono nel Parlamento europeo [Nature; Alison Abbott]

IL MERCATO DEI CREDITI FORESTALI
La California sta per approvare il Tropical Forest Standard, che consentirà alle aziende di compensare le loro emissioni di CO2 finanziando dei progetti di riforestazione o di protezione delle foreste già esistenti anche al di fuori del Nord America [Los Angeles Times; Lisa Song]

Tuttavia, secondo un’inchiesta condotta da Pro Publica, il meccanismo dei crediti forestali potrebbe funzionare peggio di quanto sperato. Molti dei progetti di riforestazione o di conservazione non durano quanto dovrebbero. Un progetto lanciato nel 2008 in Cambogia ha messo in vendita 48 000 crediti in cambio della conservazione di 13 siti forestali per un totale di 680 chilometri quadrati. Secondo alcuni dati satellitari raccolti da ProPublica, nel 2008 la superficie coperta da foreste era l’88% e oggi è solo il 46%. Per uno dei siti la copertura è passata dal 90% allo 0%.

Un altro punto importante dell’inchiesta di ProPublica riguarda l’affidabilità delle stime dei crediti forestali che ogni Paese può mettere sul mercato. In particolare l’inchiesta denuncia la difficoltà nello stimare l’effettiva “addizionalità” di certi interventi: il meccanismo di compensazione funziona solo se la riduzione delle emissioni supera quella che ci sarebbe stata senza la vendita dei crediti. I limiti sono sia nel monitoraggio della superficie coperta da foreste (deforestare piccole zone permette di truccare i dati satellitari) sia nel tenere in considerazione la degradazione delle foreste dovuta agli incendi (alcuni studi sostengono che questo diminuirebbe la stima del contenuto di anidride carbonica della foresta Amazzonica del 30%) [Pro Publica; Lisa Song]

I crediti forestali sono uno degli strumenti di compensazione delle emissioni previsti dal Clean Development Plan, uno dei meccanismi di flessibilità stabiliti dal protocollo di Kyoto. L’efficacia di questo piano nel fornire un guadagno ambientale netto è stata messa in dubbio da più di un rapporto scientifico e l’Unione Europea ha messo al bando la vendita dei crediti forestali dal suo mercato delle emissioni, ma nel frattempo importa dal Brasile prodotti che danneggiano l’ambiente e le popolazioni indigene della foresta Amazzonica.

In una lettera pubblicata su Science il mese scorso, un gruppo di oltre 600 scienziati ha chiesto all’Unione Europea di esigere standard ambientali più elevati per le merci che arrivano dal Brasile nel nostro continente. Questo può essere fatto senza mettere in pericolo l’economia del Paese: fermare la deforestazione manterrebbe intatti il volume e la distribuzione delle piogge permettendo così di sfruttare le terre già coltivate al massimo del loro potenziale. L’UE è il secondo più importante partner commerciale del Brasile [Science]

RICERCA E SOCIETÀ
Va avanti l’appello #ScienzaInParlamento, che chiede di dotare il Parlamento italiano di una struttura di consulenza scientifica. Lanciata il 3 aprile scorso, l’iniziativa ha ottenuto oltre 5 000 firme online e il sostegno, tra gli altri, di prestigiose fondazioni come Telethon, AIRC e Fondazione Veronesi. Nei prossimi giorni i coordinatori incontreranno la vicepresidenza della Camera per illustrare l’iniziativa, mentre il 26 giugno si terrà un incontro pubblico alla LUISS di Roma sulla consulenza scientifica nel mondo della politica con esperti italiani e stranieri. Luca Carra spiega le ragioni della proposta, soprattutto in questo momento storico [Open Talk IIT; Luca Carra]

I membri dell’OCSE hanno approvato cinque principi guida per l’intelligenza artificiale. Oltre a richiedere che i sistemi di intelligenza artificiale siano sviluppati a beneficio delle persone e del pianeta rispettando i criteri di sostenibilità e inclusione, l’OCSE raccomanda che questi rispettino la legge, i diritti umani, i valori democratici e la diversità. Infine la trasparenza: le organizzazioni che sviluppano o utilizzano questi sistemi devono permettere alle persone di avere accesso alle informazioni necessarie per comprenderne il funzionamento e, eventualmente, metterlo in discussione [MIT Technology Review; Will Knight]

Solo il 30% degli autori di pubblicazioni scientifiche sono donne, secondo il Leiden Ranking 2019 che, per la prima volta, ha calcolato un indice di disparità di genere. Il Center for Science and Technology Studies dell’Università di Leida ha preso in considerazione gli articoli pubblicati da 963 università nel mondo nel triennio 2014-2017 e ha trovato che il Sud America e l’Europa hanno la proporzione più alta di autrici donne, mentre l’Asia tra le più basse. Il primo posto è della Medical University of Lublin in Polonia con il 56% di donne, mentre tra le istituzioni più prestigiose il Karolinska Insitute di Stoccolma è al 71esimo posto con il 43%, Harvard al 286esimo con il 34%, MIT al 752esimo con il 22% e il Politecnico Federale di Zurigo al posto 806 con il 19%. In Italia al primo posto compare l’Università di Milano con il 45.9%, all’ultimo posto l’Università di Trento con il 20% [Center for Science and Technology Studies; Ludo Waltman, Nees Jan van Eck]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Quando l’intelligenza artificiale prende tre all’esame. Il rapporto tra matematica e intelligenza artificiale non è semplice come sembra. All’inizio di aprile, un team di scienziati di Google ha annunciato di aver sviluppato un’intelligenza artificiale per la dimostrazione automatica di teoremi matematici. Pochi giorni prima i colleghi di DeepMind hanno ammesso una sconfitta dell’IA: una rete neurale addestrata appositamente per risolvere esami di matematica ha preso F, l’equivalente italiano del tre, in una verifica di seconda superiore. Ma com’è possibile che l’attività più ostica per gli esseri umani risulti più semplice per le macchine, e viceversa? [Scienza in rete; Emanuele Bottazzi]

Ricerca e Innovazione, motori dell’Europa. Il prossimo programma quadro per la ricerca e l’innovazione dell’UE, Horizon Europe, rappresenta infatti l’occasione di consolidare le basi per una nuova imprenditorialità capace di reggere il passo della attuale competizione internazionale. I nuovi equilibri politici, la Brexit e la tensione tra i vecchi Stati membri e i nuovi entrati promettono di influenzare fortemente i negoziati che si concluderanno quest’autunno [Scienza in rete; Luca Moretti]

IN BREVE
Il morbillo cancella la memoria del sistema immunitario L’infezione rende più difficile per il corpo ricordare e attaccare altri invasori [Science News]

È morto Murray Gell-Mann, il fisico vincitore del Premio Nobel nel 1969 per aver teorizzato l’esistenza dei quark come componenti fondamentali della materia [The New York Times]

La FDA approva il farmaco più costoso al mondo. Si tratta di Zolgensma, prodotto da Novartis, una terapia genica in grado di curare, in una sola somministrazione, i bambini di età inferiore ai due anni affetti da atrofia muscolare spinale. Costerà 2,15 milioni di dollari [MIT Technology Review]

Il razzo Falcon 9 di SpaceX ha lanciato i primi 60 satelliti della rete web Starlink [Ars Technica]

Le notizie di scienza della settimana #101

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 21 maggio 2019]

È entrata in vigore ieri, in occasione del World Metrology Day, la nuova definizione del chilogrammo, basata non più sul campione di platino-iridio depositato al Bureau international des poids et mesures a Parigi bensì sulla costante di Planck ℏ. La nuova definizione garantirà la stabilità di questa unità di misura, che finora doveva essere aggiornata ogni volta che il campione di platino-iridio si deteriorava e il suo peso cambiava di conseguenza. Da ieri il valore del chilogrammo è legato a una costante della natura misurata con estrema precisione e che non cambierà di valore. Ma come è legata la misura del chilogrammo alla costante di Planck? Per capirlo bisogna scendere nei sotterranei del National Institutes of Standards and Technology a Gaithersburg nel Maryland per vedere la bilancia di Watt, o Kibble balance. Nell’immagine: la NIST-4 Kibble balance. Credit: J.L. Lee / NIST.

CURARE L’OBESITÀ CON LA CHIRURGIA
La chirurgia bariatrica è lo strumento più efficiente per curare i casi gravi di obesità, eppure solo l’1% degli statunitensi che ne trarrebbero beneficio si sottopone a questo tipo di interventi. I sondaggi mostrano, infatti, che la maggioranza considera la chirurgia bariatrica pericolosa o poco efficace. Tuttavia, sono ormai numerosi gli studi scientifici che mostrano che i benefici superano abbondantemente i rischi. Non tutti gli interventi sono uguali, però. I trattamenti più efficaci sono il bypass gastrico e la sleeve gastrectomy che, intervenendo su stomaco e intestino, diminuiscono la quantità di calorie assorbite dal cibo e permettono di perdere in media il 30% del peso corporeo in maniera duratura. Inoltre, sembra che questi interventi modifichino la produzione degli ormoni che regolano la fame e la sazietà e, in alcuni casi, portino alla recessione di patologie collegate all’obesità come il diabete di tipo 2 [Vox; Julia Belluz]

In Italia sono 6 milioni le persone che soffrono di obesità, solo 15 000 ogni anno ricorrono alla chirurgia bariatrica. Nel nostro Paese il ricorso alla chirurgia bariatrica è ancora limitato, in particolare se confrontato con quello di altri Paesi europei come Francia e Olanda. È quanto emerge dal “Live Surgery Workshop in Chirurgia Bariatrica e Laparoscopica” che si è tenuto la scorsa settimana al Policlinico Tor Vergata di Roma. Inoltre, si registra una forte asimmetria fra il numero di interventi eseguiti al Nord rispetto al Sud [ANSA; Redazione Roma]

Il bypass gastrico è efficace tanto negli adolescenti quanto negli adulti. Questo è il risultato di uno studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha seguito 161 adolescenti tra i 13 e i 19 anni e 396 adulti tra i 25 e i 50 anni nei 5 anni successivi all’intervento. Il peso medio tra gli adolescenti alla fine dei 5 anni di osservazione era di 110 kg, contro una media di 146 kg prima dell’intervento. Gli adulti hanno ottenuto risultati sostanzialmente identici. Bisogna tenere in considerazione però l’impatto psicologico che questo tipo di interventi può avere sulle persone più giovani. Sia per la dieta molto severa che è necessario rispettare, sia per la radicale trasformazione fisica che comportano [The New York Times; Gina Kolata]

RICONOSCIMENTO FACCIALE
Il Governo di San Francisco ha votato il divieto di utilizzo del riconoscimento facciale da parte della polizia e delle altre agenzie della città. Il provvedimento ha ottenuto una larga maggioranza da parte del board of supervisors, l’organo legislativo dell’amministrazione metropolitana. Si tratta di una decisione di grande importanza visto il ruolo che la tecnologia ha avuto nel trasformare la città negli ultimi decenni. Nei fatti le cose non cambieranno molto, almeno per ora. A San Francisco i sistemi di riconoscimento facciale sono attualmente utilizzati solo all’aeroporto internazionale e nei porti, luoghi sottoposti alla giurisdizione del Governo Federale. In prospettiva, però, la decisione potrebbe influenzare la diffusione di questa tecnologia. Le ragioni del divieto risiedono nei dubbi sull’accuratezza dei sistemi attualmente in vendita. Numerosi sono infatti gli studi che hanno mostrato che questi falliscono più frequentemente nell’identificare le persone con pelle scura e le donne. Il provvedimento non ha mancato di sollevare delle critiche. Per alcuni, infatti, potrebbe inibire lo sviluppo di una tecnologia che, se perfezionata, porterebbe dei benefici. Non sarebbe meglio una moratoria sul suo utilizzo? [The New York Times; Kate Conger, Richard Fausset, Serge F. Kovaleski]

Il bando stabilito a San Francisco potrebbe essere solo l’inizio di una lunga battaglia. Anche se l’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale è molto più diffuso nel settore privato che in quello pubblico, il provvedimento approvato nella città californiana alimenta il dibattito in corso su questo tema. Alcune altre città, come Oakland e Sommerville in Massachusetts, stanno discutendo leggi simili e in alcuni Stati, come l’Illinois, le compagnie private devono chiedere il consenso dei consumatori prima di raccogliere dati biometrici. Nel frattempo, il Senato degli Stati Uniti sta discutendo il Commercial Facial Recognition Privacy Act [MIT Technology Review; Angela Chen]

Si moltiplicano i database di immagini facciali raccolte più o meno legalmente dal web e i loro utilizzi sono i più svariati. Recentemente è emerso che l’agenzia governativa USA Iarpa (Intelligence Advanced Research Porjects Activity) ha costruito un nuovo database di immagini facciali raccolte da social media e sistemi di telecamere a circuito chiuso che vengono poi utilizzati per allenare algoritmi di riconoscimento facciale sia nel settore pubblico che in quello privato. Le persone ritratte nel database sarebbero 3 500 e per ognuna ci sarebbero in media sei foto per un totale di oltre 21 000 immagini di volti. Gli ambiti di utilizzo spaziano dal controllo passaporti, alla sorveglianza delle folle fino all’analisi delle emozioni per scopi di marketing. Tra le compagnie private che hanno impiegato il database Iarpa c’è anche la cinese SenseTime, legata al Governo dello Xinjiang che lo avrebbe sfruttato per sorvegliare e perseguitare i membri della minoranza musulmana degli Uiguri. Nel frattempo anche i privati costruiscono le loro raccolte di facce. Facebook, ad esempio, ha messo in piedi e reso accessibile il database People in Photo Albums, che contiene le foto dei suoi utenti in una grande varietà di inquadrature e condizioni di luce. Questo permetterà di raffinare sempre di più gli algoritmi di riconoscimento e renderli efficaci anche su immagini di bassa qualità [Financial Times; Madhumita Murgia]

RICERCA E SOCIETÀ
A settembre comincerà il processo contro i vertici dell’INFN riguardo i rischi ambientali causati da due esperimenti dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. L’accusa è di essere stati inadempienti nel controllare il corretto funzionamento dei sistemi di isolamento delle sostanze tossiche utilizzate dalle sorgenti di acqua potabile della regione [Nature; Nicola Nosengo]

Un gruppo di accademici italiani si oppone all’università di Ariel. Gli studiosi italiani che aderiscono all’associazione Sesamo, Società per gli studi del Medio Oriente, hanno inviato una lettera al ministero italiano dell’università e della ricerca chiedendo di non accreditare l’università israeliana di Ariel, costruita su territori palestinesi confiscati illegalmente [Internazionale; Catherine Cornet]

Pubblicati il 15 maggio i primi risultati di Parcoursup, il sistema di ammissione universitaria in Francia. La metà dei candidati ha ricevuto almeno una proposta a cui doveva dare una prima risposta entro cinque giorni. Per gli altri inizia un periodo di attesa spesso caratterizzato da ansie e paure, che gli insegnanti delle scuole superiori cercano di contenere e alleviare. Si tratta del secondo anno di vita di questa piattaforma che gestisce l’accesso all’università in Francia. Il sistema ha avuto un piccolo malfunzionamento venerdì dovuto a un errore nella stima del numero di posti disponibili in alcuni corsi di laurea, ma è stato sistemato in poche ore [Le Monde; Mattea Battaglia et Camille Stromboni]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Antimicrobico resistenza, salute mentale, vaccinazioni. Sono solo alcuni dei temi sui quali occorre intervenire a livello comunitario secondo il Segretariato italiano studenti di medicina che si rivolge oggi ai candidati alle prossime elezioni del 26 maggio [Scienza in rete; Segretariato italiano studenti di medicina]

Tieni alla ricerca? Vota Europa. Fondazione Bracco ha commissionato un’indagine per comprendere la posizione di alcuni tra i maggiori opinion leader italiani su Unione Europea e ricerca scientifica. Ecco i risultati e qualche considerazione sul perché alla ricerca conviene “votare Europa” [Scienza in rete; Luca Carra]

Fattori genetici di rischio per l’Alzheimer: le nuove varianti identificate. Il più grande studio internazionale condotto finora ha portato all’identificazione di cinque nuove varianti genetiche che costituiscono fattori di rischio per la malattia di Alzheimer. I geni coinvolti sono implicati nei meccanismi dell’immunità e dell’infiammazione, processi la cui importanza nello sviluppo della malattia risulta dunque confermata [Scienza in rete; Anna Romano]

IN BREVE

Le alterazioni del DNA responsabili dell’insorgenza dei tumori sono causate principalmente da segnali provenienti dall’ambiente esterno e non dal caso. A confermarlo è un gruppo di ricercatori italiani che hanno pubblicato i risultati sulla rivista Nature Genetics. Torna quindi a essere centrale la questione della prevenzione [La Stampa]

«Abbiamo perso il controllo di questa epidemia» ha dichiarato il coordinatore delle emergenze di MSF al quotidiano francese Libération. Ecco perché non si riesce a fermare l’epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo [Internazionale]

La IAAF chiede a Caster Semenya di sottoporsi ai trattamenti medici per ridurre il livello di testosterone nel suo sangue per poter gareggiare nella categoria femminile. Ma secondo la Dichiarazione di Helsinki si tratta di interventi di efficacia non dimostrata [Nature]

Il cibo sottoposto a intense lavorazioni industriali fa prendere più peso rispetto a quello non processato anche a parità di apporto calorico [Science]

Le notizie di scienza della settimana #100

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 15 maggio 2019]

Mauro Ferrari, pioniere nel campo delle nanotecnologie per la cura dei tumori metastatici, è stato nominato direttore dello European Research Council (ERC). Succederà al matematico francese Jean-Pierre Bourguignon a partire dal 1° gennaio 2020 e per quattro anni sarà alla guida dell’agenzia di finanziamento della ricerca di base dell’Unione Europea che dal 2007 a oggi ha assegnato circa 9 000 grant per un totale di 17 miliardi di euro. Una laurea in matematica a Padova e un dottorato in ingegneria meccanica a Berkeley, Ferrari, negli Stati Uniti da oltre trent’anni, promette di promuovere la “superdisciplinarità”, quell’attitudine verso la ricerca che costruisce nuova conoscenza al confine tra diversi campi pur rispettandoli. In Italia la sua nomina ha fatto scalpore. Nel 2014, nominato membro del comitato di valutazione del metodo Stamina dall’allora Ministra della salute Beatrice Lorenzin, dichiarò: «È il primo caso importante di medicina rigenerativa in Italia». Seguì un’ondata di proteste del mondo scientifico che raggiunse addirittura le pagine di Nature e costrinse Lorenzin a escluderlo dal comitato. Nel 2015 entrò a far parte del comitato di selezione degli enti di ricerca italiana e quando, nel dicembre scorso, Roberto Battiston non venne rinnovato a capo dell’Agenzia Spaziale Italiana e tutti i membri del comitato si dimisero, Ferrari rimase al suo posto. Nell’immagine: Mauro Ferrari durante il suo discorso di saluto dopo la nomina a prossimo direttore dell’ERC. Credit: European Research Council / Youtube.

NEGAZIONISMO CLIMATICO
Negli Stati Uniti una tra le più alte percentuali di negazionisti climatici. È quanto emerge da un sondaggio, condotto tra febbraio e marzo dalla società YouGov in collaborazione con l’Università di Cambridge e il Guardian, che sta esplorando temi come populismo e globalizzazione in 23 Paesi del mondo e raccogliendo le posizioni dei cittadini su temi come cibo, tecnologia, immigrazione e ambiente. Tra gli americani intervistati, il 13% si è dichiarato d’accordo con l’affermazione “il clima sta cambiando ma non per causa dell’attività umana”. Percentuali più alte si sono registrate solo in Arabia Saudita e Indonesia. In USA è alta anche la percentuale di coloro che credono che il cambiamento climatico sia una bufala, il 17%, in particolare tra gli elettori di estrema destra, il 52%. In Europa gli scettici sono, in media, meno del 10% [The Guardian; Oliver Milman]

Ma lo scetticismo c’è anche in Italia e spesso occupa le prime pagine di importanti quotidiani nazionali. L’ondata di freddo che ha colpito il nostro Paese nelle ultime due settimane è stata accompagnata da titoli come “Riscaldamento globale? Ma se fa freddo” (Libero) e “Anche il tempo si è rotto di Greta” (il Tempo). Eppure, i fenomeni metereologici a cui abbiamo assistito sono caratteristici del processo di riscaldamento globale in corso. Gli scienziati ritengono, infatti, che la riduzione della copertura glaciale stia causando il progressivo indebolimento del vortice polare, una vasta area di bassa pressione che normalmente delimita masse di aria fredda e secca sopra i poli, e questo a sua volta sia responsabile di eventi metereologici come quelli osservati nei giorni passati. Quando il vortice si indebolisce le aree di alta pressione normalmente presenti alle medie latitudini migrano verso nord, spingendo l’aria fredda e secca verso sud. Quando questa entra in contatto con l’aria calda e umida si verificano cali drastici delle temperature e forti precipitazioni [The Vision; Alessia Poldi]

1 000 articoli scientifici ogni anno indagano le strategie migliori per comunicare il cambiamento climatico. Questi studi mostrano, ormai con un buon grado di accordo, che i messaggi più efficaci hanno le seguenti caratteristiche. Riguardano da vicino il pubblico a cui sono diretti (niente orsi polari alla deriva su piccoli iceberg in scioglimento); non sono catastrofisti, ma anzi offrono delle soluzioni e suggeriscono dei comportamenti da adottare per dare il proprio contributo; provengono da fonti di cui il pubblico si fida, come emittenti televisive locali, meteorologi o personale sanitario. Un’altra conclusione condivisa da molti di questi studi è che, nei Paesi la cui economia è più legata ai combustibili fossili, c’è una maggiore correlazione tra conservatorismo e negazionismo climatico [The New York Times; Benjamin Ryan]

CANNABIS (TERAPEUTICA)
La scorsa settimana il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato di voler chiudere i cannabis shop, definendoli luoghi di diseducazione di massa. Ma i prodotti a base di canapa venduti in questi negozi hanno concentrazioni di Thc (tetraidrocannabinolo) minimali che non danno alcun effetto stupefacente. È questa la risposta che Salvini ha ricevuto dalla Ministra della Salute Giulia Grillo [Agi; Pagella Politica]

La deriva proibizionista di Salvini sembra l’ennesimo tentativo di distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali del Paese. Ma se proprio di cannabis si deve parlare, è più interessante affrontare il tema della cannabis terapeutica, della sua efficacia e della sua accessibilità in Italia.

Uno studio pubblicato sul Journal of Oncology Pharmacy Practice afferma infatti che per molti pazienti oncologici la cannabis terapeutica è ancora un tabù. Da un sondaggio condotto tra 200 pazienti oncologici italiani in tre diversi centri di cura, emerge che solo il 3% ha sentito parlare della cannabis terapeutica dal personale medico, mentre la maggior parte ne è venuta a conoscenza tramite giornali e TV. L’indagine mostra inoltre che è ancora molto diffusa l’idea che sia un trattamento riservato ai casi terminali mentre può aiutare a lenire alcuni sintomi causati dalle terapie antitumorali, come nausea e vomito, e renderle quindi più tollerabili. Infine, una buona parte degli intervistati teme di sviluppare dipendenza dalla cannabis o subire un’alterazione degli effetti cognitivi [La Repubblica; Sara Pero]

Per quanto riguarda la disponibilità dei farmaci a base di cannabis, il mercato italiano è dominato dall’importazione proveniente principalmente dall’Olanda. Infatti, in Italia esiste un unico stabilimento che produce questi medicinali, si tratta dello Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze. Sarah Mohammad Abdellatif lo ha visitato. Entro il 2020 lo stabilimento aumenterà la produzione da 150 a 300 chili all’anno [Il Tascabile; Sara Mohammad Abdellatif]

Ma quali sono le conoscenze scientifiche sull’uso medico della cannabis? Per quali patologie è indicato? E quali sono gli effetti collaterali? Una review dei dati clinici è stata pubblicata a marzo 2018 sullo European Journal of Internal Medicine a cura di Pier Mannuccio Mannucci [Scienza in rete; Pier Mannuccio Mannucci]

RICERCA E SOCIETÀ
Dal 2007 al 2018 i posti di dottorato banditi in Italia sono diminuiti del 43,4% e il 56,2% dei dottori di ricerca è destinato a uscire dall’accademia dopo uno o più assegni di ricerca. Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla VII indagine ADI su dottorato e Postdoc. A risentire maggiormente dei tagli è il Sud, che ha perso il 55,5% dei posti e oggi ne bandisce solo il 22,2% del totale nazionale. L’indagine fotografa inoltre la situazione del precariato nell’Università, registrando che il personale a tempo determinato supera ormai quello stabile, con oltre 68 000 lavoratori contro 47 000. Infine, la disparità di genere: la percentuale di donne si riduce progressivamente man mano che si procede verso posizioni apicali [Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia]

La Germania aumenterà i finanziamenti pubblici in ricerca e sviluppo del 3% all’anno fino al 2030. È questo l’accordo raggiunto da governo federale e governi regionali il 3 maggio scorso e che porterà a un aumento totale di 17 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. A farsi carico di questa spesa sarà il governo federale per i primi tre anni e successivamente subentreranno i governi regionali. I beneficiari di questi fondi saranno istituti come la Max Planck Society o la German Research Foundation. Il timore di alcuni è che le università, che hanno visto un aumento del numero di studenti del 50% nell’ultimi decade, vengano lasciate indietro [Science; Gretchen Vogel]

La lettera a un terrapiattista di Luciano Maiani, già presidente dell’INFN, direttore del CERN di Ginevra e del CNR. «Caro terrapiattista, […] le scrivo questa lettera per sostenere come ci siano, di fatto da più di duemila anni, indicazioni decisive che la Terra sia con buona approssimazione una sfera. Indicazioni che si possono ottenere oggi senza l’uso di strumenti sofisticati». Comincia così la lettera di Maiani a un terrapiattista, pubblicata proprio in occasione del loro raduno a Palermo la scorsa domenica. Maiani parte da una considerazione di Eratostene, direttore della biblioteca di Alessandria d’Egitto nel 200 a.C.. Eratostene osservò che ad Assuan a mezzogiorno del solstizio d’estate i raggi del sole sono allo zenit, mentre ad Alessandria, 800 km più a nord, sono inclinati di 7° rispetto a esso. Poiché i raggi del Sole sono tra loro paralleli quando raggiungono la superficie terrestre, questa differenza è pari alla differenza di inclinazione delle verticali al suolo nelle due città. Questa circostanza è possibile solo se la Terra è curva e permette di ottenere una misura della circonferenza terrestre [Huffington Post; Luciano Maiani]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Una strategia per combattere il cambiamento climatico. La transizione energetica verso fonti rinnovabili è senz’altro la strategia principale per combattere il cambiamento climatico. Tuttavia, esistono modalità di intervento più ampie, che coinvolgono cioè più settori, secondo il principio dei co-benefici. In particolare, la convergenza tra politiche di mitigazione del cambiamento climatico e di prevenzione delle malattie può portare a enormi vantaggi anche economici [Scienza in rete; Paolo Vineis, Roberto Cingolani, Luca Carra]

Inferenza transitiva, lo studio nelle vespe. Una ricerca, pubblicata recentemente su Biology letters, ha mostrato che le vespe sono capaci di impiegare l’inferenza transitiva, ossia quella forma di ragionamento logico che ci permette di dire che se A è più grande di B e B è più grande di C, allora A è anche più grande di C [Scienza in rete; Anna Romano]

Se si scioglie il Permafrost. Un’analisi pubblicata su Nature suggerisce che i valori del rilascio di carbonio e di gas serra, come anidride carbonica e metano, a causa dello scongelamento del permafrost potrebbero essere stati fortemente sottostimati. Inoltre, i ricercatori evidenziano che circa il 20 per cento delle terre ghiacciate presenta caratteristiche che aumentano la possibilità di scongelamenti repentini, in un vero e proprio collasso del permafrost che causa frane, rapida erosione e drastico cambiamento del paesaggio [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

IN BREVE
La no profit dell’intelligenza artificiale WattTime utilizzerà i dati satellitari per stimare l’inquinamento dell’aria, compreso le emissioni di anidride carbonica, in prossimità di ogni singola centrale elettrica [Vox]

La Monsanto indagata a Parigi per profilazione illegale di centinaia di persone in base alle loro posizioni su glifosato, OGM e pesticidi in generale. L’inchiesta, che vede tra le persone sorvegliate giornalisti e politici, è stata aperta grazie a una denuncia di Le Monde [Le Monde]

Giovedì la farmaceutica Gilead ha annunciato che donerà il farmaco Truvada, utilizzato nella terapia antiretrovirale dei pazienti affetti da virus dell’HIV, a 200 000 pazienti americani ogni anno per oltre dieci anni. Il costo di una terapia annuale di Truvada negli USA è di 20 000 dollari. Il giorno precedente la compagnia aveva dichiarato che la versione generica del farmaco raggiungerà il mercato americano nel settembre 2020. Alcuni ritengono che l’entità della donazione coprirà solo un quinto del fabbisogno del mercato USA [The New York Times]

L’incidenza del sovrappeso nelle aree rurali è il principale fattore responsabile della diffusione dell’obesità. I risultati di uno studio condotto dalla rete di scienziati NDC RisC contraddice l’idea che siano le zone urbane a essere maggiormente interessate da questo fenomeno [Nature]

L’8 maggio in Gran Bretagna si è conclusa la prima settimana senza energia prodotta dal carbone dal 1882. Le centrali a carbone giocano ancora un ruolo di primo piano nel sistema energetico britannico, ma le fonti rinnovabili, come vento e sole, ne stanno gradualmente diminuendo l’importanza [The Guardian]

Le notizie di scienza della settimana #99

[pubblicato originariamente su Scienza in rete l’8 maggio 2019]

Gli esseri umani stanno modificando gli ecosistemi terrestri in modo così radicale da aver accelerato il declino della vita sulla Terra a una velocità senza precedenti. Lo afferma il più dettagliato studio condotto finora sullo stato di salute della biodiversità condotto dall’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services su mandato delle Nazioni Unite. Il tasso di estinzione di specie animali e vegetali è, oggi, da dieci a cento volte la media osservata nei passati 10 milioni di anni. La biomassa dei mammiferi selvatici è diminuita dell’82% a partire dall’età preistorica e circa un milione di specie sono a rischio di estinzione. La causa è largamente riconducibile all’attività umana. Agli effetti dell’allevamento intensivo, dell’agricoltura e dell’estrazione delle risorse naturali, si sommano ora quelli del cambiamento climatico. L’impatto della perdita di biodiversità sulla popolazione umana riguarderà la disponibilità di acqua potabile, la sicurezza alimentare, l’instabilità climatica. Emerge una situazione estrema dal rapporto che è stato approvato da tutti gli stati membri nelle scorse settimane per poter pubblicare il “Summary for policy makers”. Nel rapporto sono contenute delle possibili soluzioni che richiedono di tenere presente la conservazione della biodiversità nelle politiche sugli scambi commerciali, di pianificare investimenti massivi nella riforestazione e nella costruzione di infrastrutture verdi e anche cambiamenti radicali nei comportamenti individuali, come diminuire il consumo di carne e di beni materiali. Nell’immagine: deforestazione vicino Lieki nella Repubblica Democratica del Congo. Credit: Axel Fassio/Center for International Forestry Research Center for International Forestry Research. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

LA TRANSIZIONE VERSO UN MONDO BASSE EMISSIONI DI CO2
Il Parlamento britannico ha approvato all’unanimità una mozione che dichiara lo stato di emergenza climatica. Proposta dal leader del partito laburista Jeremy Corbyn, la mozione arriva dopo settimane di scioperi e proteste da parte di vari movimenti giovanili che hanno bloccato strade e ponti a Londra. Nel suo discorso Corbyn ha affermato che con le politiche correnti l’obiettivo di neutralizzare le emissioni di anidride carbonica non verrebbe raggiunto che alla fine del secolo, troppo tardi per evitare di consegnare alla generazione dei giovani che manifestano un pianeta morente. È necessario rendere possibile una risposta collettiva e non delegare all’iniziativa dei singoli individui. La speranza è che il Parlamento britannico inneschi una serie di iniziative in altri Parlamenti del mondo [The Guardian; Peter Walker]

La transizione a un’economia a basse emissioni comporta un cambiamento fondamentale nelle politiche energetiche e dunque negli equilibri geopolitici. Su Nature quattro esperti di politica internazionale e mercato dell’energia tratteggiano quattro possibili scenari di decarbonizzazione emersi durante alcuni workshop avvenuti tra il 2018 e il 2019 a Berlino. Il primo è quello della cooperazione completa: viene promosso un big green deal e i mercati finanziari disinvestono gradualmente dai prodotti legati ai combustibili fossili e gli Stati che vivono di petrolio vengono accompagnati verso un’economia sostenibile evitando di immettere sul mercato petrolio e gas a basso prezzo in un ultimo tentativo di fare cassa. Lo scenario opposto è quello in cui governi nazionalisti e populisti conquistano il potere nei Paesi leader del settore energetico, varando politiche di autosufficienza energetica che favoriscono allo stesso tempo la produzione di combustibili fossili e di energia da fonti rinnovabili. Nel mezzo ci sono lo scenario che prevede una svolta tecnologica che causa una seconda guerra fredda e tensioni nei Paesi che dipendono dai combustibili fossili in Medioriente, Asia centrale e Africa subsahariana, e infine quello che evolve dalla situazione attuale senza nessun intervento radicale causando un ulteriore aumento delle disuguaglianze [Nature; Andreas Goldthau, Kirsten Westphal, Morgan Bazilian e Michael Bradshaw]

Il costo sociale dell’anidride carbonica può essere uno strumento efficace per convincere i politici a decarbonizzare, ma sul suo valore non c’è accordo. Nel 2016 un gruppo di lavoro convocato dal presidente Barack Obama lo ha stimato pari a circa 40 dollari, mentre l’amministrazione Trump tra 1 e 7 dollari. Alcuni ricercatori sono arrivati fino a 400 dollari. Molti studiosi lo definiscono il singolo numero più importante per l’economia globale e oggi potremmo avere i dati e la capacità computazionali sufficiente per calcolarlo in maniera più accurata. È questo l’obiettivo del Climate Impact Lab, un consorzio di ricercatori statunitensi che intende considerare l’impatto sociale dell’emissione di anidride carbonica a livello più locale possibile. L’idea è quella di dividere il mondo in 24 000 regioni e impiegare sofisticati modelli climatici per valutare cosa succederà a chi li abita se il pianeta continua a riscaldarsi. Dal punto di vista computazionale è una sfida enorme che richiederà alcuni anni di lavoro [MIT Technology Review; David Rotman]

ECONOMIA DELL’ATTENZIONE
Internet sta distruggendo la nostra capacità di attenzione collettiva, ma il processo è cominciato all’inizio del Novecento. Lo afferma uno studio pubblicato su Nature Communications che ha misurato la durata dell’attenzione collettiva in diversi contesti, osservandone una diminuzione costante e accelerata. I ricercatori sono partiti da Twitter, misurando il tempo medio di permanenza degli hashtag nella lista dei 50 trending topics: nel 2013 misurava 17,5 ore, nel 2016 11,9 ore. La stessa tendenza è stata osservata sul social network Reddit. Sembra però che Internet non sia la causa di questo fenomeno, piuttosto che sia una tecnologia che lo favorisce. Considerando un catalogo di libri risalenti a diversi secoli fa e digitalizzato da Google, gli studiosi hanno trovato una tendenza simile. Il tempo di permanenza di una frase nella classifica top 100 è passata da sei mesi nel 1870 a circa un mese nel 1900. E l’attenzione individuale, invece, può essere salvaguardata? Probabilmente nell’economia dell’attenzione potranno permetterselo solo i più ricchi [Vox; Brian Resnick]

Il primo a parlare di economia dell’attenzione è stato il premio Nobel Herbert Simon, che già nel 1971 scriveva che la ricchezza di informazione disponibile consuma l’attenzione dei destinatari. Ogni volta che stiamo attenti a qualcosa a cui potremmo serenamente evitare di prestare attenzione stiamo facendo un investimento poco oculato. I social network hanno seguito lo stesso modello dei mezzi di comunicazione tradizionali: rivendono agli inserzionisti la quantità maggiore possibile di attenzione, ma invece di omogeneizzare, polarizzano. Qualcuno ha proposto che gli utenti dei social network si facciano pagare per il tempo e l’attenzione che mettono a disposizione. Una proposta difficile da realizzare nel breve termine. Nel frattempo potremmo decidere di investire la nostra attenzione in modo più lungimirante [Internazionale; Annamaria Testa]

Ma l’economia dell’attenzione potrebbe presto lasciare spazio a un’economia più tradizionale, in cui il bene più raro non è più il tempo dei lettori ma i loro soldi. È la previsione che fa Gideon Lichfield, capo redattore di MIT Technology Review, osservando che un numero sempre maggiore di testate giornalistiche statunitensi ha cominciato a rendere i propri contenuti, o almeno una parte di essi, a pagamento. Questa tendenza però non riuscirebbe a risolvere il problema delle fake news o dei contenuti acchiappa click, ma piuttosto finirebbe col penalizzare i giornali che si rivolgono ai gruppi più poveri e marginalizzati. Potrebbero infatti diffondersi piattaforme di notizie sul modello di iTunes per la musica o Netflix per i film e gli spettacoli, che metterebbero in vendita pacchetti di articoli “personalizzati” raccolti da diverse testate. Questo favorirebbe nuovamente la frammentazione dei contenuti, contro cui gli editori hanno combattuto in questi anni cercando di ricostruire un rapporto con comunità di lettori ben identificabili [NiemanLab; Gideon Lichfield]

RICERCA E SOCIETÀ
La Belt and Road Initiative della Cina per trasformare le reti commerciali globali comprende investimenti ingenti in scienza, tecnologia e innovazione con un modello che promette di cambiare la vita a migliaia di ricercatori nel mondo. La strategia cinese prevede di favorire lo sviluppo di scienza e tecnologia dei Paesi più poveri finanziando progetti che però abbiano un effetto benefico anche per la Repubblica Popolare. Ma alcuni analisti intravedono un lato oscuro in questa strategia: costituirsi come uno stato neocoloniale cui i Paesi più poveri stanno consegnando un’enorme quantità di risorse e conoscenza [Nature; Ehsan Masood]

Nel valutare le proposte di ricerca per accedere ai finanziamenti, i revisori premiano più gli uomini che le donne per via del loro stile comunicativo. Uno studio pubblicato sullo US National Bureau of Economic Research ha analizzato migliaia di proposte indirizzate alla Bill & Melinda Gates Foundation concludendo che gli uomini sono favoriti dall’utilizzo di un linguaggio più vago. Le donne utilizzerebbero, invece, termini più specifici del loro campo di ricerca e questo le penalizzerebbe. Tuttavia, un linguaggio più vago non sarebbe correlato con un maggiore successo del progetto: le donne che hanno ottenuto i finanziamenti hanno raggiunto risultati migliori dei loro colleghi maschi. Per ovviare a questo problema i panel di revisori dovrebbero avere una maggiore percentuale di donne [NBER; Julian Kolev, Yuly Fuentes-Medel, Fiona Murray]

L’Antropocene avrebbe avuto inizio nel 1610, con la globalizzazione dei commerci marittimi. I nostri guai ambientali sarebbero dunque riconducibili a un’epoca di connubio tra lo sviluppo scientifico e il progetto europeo di colonizzazione, schiavismo e sfruttamento delle risorse di cui si è nutrito il capitalismo mercantile, precursore del capitalismo industriale. Lo sostengono Simon L. Lewis e Mark A. Maslin, scienziati dell’University College London e autori del saggio “The Human Planet: how we created the Anthropocene” (tradotto in italiano da Einaudi). Conoscere l’origine dell’Antropocene è l’unico modo, secondo i due autori, per non restarne vittime [Blogautore L’Espresso; Giancarlo Sturloni]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Predatori e prede: quando la valutazione aiuta il “lato selvaggio” della scienza. Il 5% dei ricercatori che hanno partecipato all’Abilitazione scientifica nazionale nel 2012 ha pubblicato almeno un articolo in una rivista predatoria, per un totale di circa 6 000 articoli. Questo è uno dei risultati dello studio condotto da Manuel Bagues, Mauro Sylos-Labini e Natalia Zinovyeva. La spiegazione di questi comportamenti sarebbe da ricondurre ad alcuni meccanismi controproducenti nella valutazione della ricerca. Primo l’uso auotmatico di liste molto ampie di riviste che contengono anche pubblicazioni di dubbio valore. Secondo la qualità bassa di alcune commissioni di valutazione [Scienza in rete; Manuel Bagues, Mauro Sylos-Labini, Natalia Zinovyeva]

Lo strano patto Grillo-Burioni. Beppe Grillo si diverte e prendere in giro gli scienziati e a pontificare di “cervelli che non fuggono”. Ma Grillo è tra i firmatari del Patto trasversale per la scienza: le riflessioni di Gilberto Corbellini, professore di storia della medicina e bioetica alla Sapienza Università di Roma [Scienza in rete; Gilberto Corbellini]

Migranti: Quelli che affrontano i problemi e quelli che li fronteggiano. L’epidemiologo Paolo Vineis recensisce “Naufraghi senza volto”, il libro di Cristina Cattaneo, medico legale che racconta il lavoro di “dare il nome” a persone che ne sono prive: i migranti affondati al largo della Libia nell’aprile 2015. Un libro esemplare per impegno civile, chiarezza e sobrietà e da cui emerge ben più della pietas [Scienza in rete; Paolo Vineis]

Il lavoro nobilita l’uomo o lo uccide? Mentre in Italia si disputa sulle nuove statistiche Istat su occupazione e sottoccupazione, la questione degli straordinari sul lavoro accende il dibattito negli Stati Uniti. Un editoriale pubblicato sul New York Times ricorda che negli States un terzo degli occupati lavora più di 45 ore alla settimana, mentre almeno 10 milioni di lavoratori lavora almeno 60 ore. Luca Carra ripercorre la teoria dello stress lavorativo, formulata da Robert Karasekn e Tores Theorell nel 1990, alla luce delle trasformazioni in corso nel mondo del lavoro come globalizzazione e automazione [Scienza in rete; Luca Carra]

IN BREVE
Una mandibola fossile è stata rinvenuta in una grotta della parte orientale dell’altopiano tibetano. Appartiene a un uomo di Denisova e risale a 150 mila anni fa: si tratta della prima prova della presenza di individui di questa specie lontano dalla grotta siberiana in cui sono stati scoperti nel 2008 [The Atlantic]

Nella Repubblica Democratica del Congo l’epidemia di Ebola supera le 1 000 vittime. Si tratta della più grave nella storia del virus, dopo quella che ha ucciso più di 11 000 persone in Africa occidentale nel 2014-2016 [Le Monde]

Un po’ di chiarezza sulla plastica biodegradabile e compostabile. Solitamente questi materiali non sono progettati per degradarsi in tempi brevi senza trattamenti specifici [The Conversation]

La balena fossile rinvenuta nel 2006 presso il lago di San Giuliano vicino Matera è il più grande fossile di balena mai trovato e consente di ridisegnare l’evoluzione del gigantismo di questa specie [National Geographic]

I pediatri britannici mettono in discussione le linee guida dell’OMS sul tempo passato davanti a uno schermo da parte dei bambini: non sono basate su solide prove scientifiche [The Guardian]

Le notizie di scienza della settimana #98

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 30 aprile 2018]

Utilizzando un rivelatore installato presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, gli scienziati della collaborazione XENON1T hanno osservato un processo estremamente raro, la cosiddetta doppia cattura elettronica dell’isotopo 124 dello Xenon. L’evento in questione è un decadimento in cui l’isotopo 124 dell’atomo di Xenon (54 protoni e 70 neutroni) decade nell’isotopo 124 dell’atomo di Tellurio (52 protoni e 72 neutroni) emettendo due neutrini ed energia. Poiché il processo comporta lo scambio di due bosoni W, i mediatori delle interazioni deboli, il tempo di vita medio è inversamente proporzionale al quadrato della costante di accoppiamento debole (una quantità estremamente piccola) e dunque risulta essere estremamente grande. I ricercatori sono stati in grado di osservare un numero consistente di eventi di questo tipo grazie alla grande quantità di Xenon contenuto nel rivelatore (1,5 tonnellate racchiuse in un cilindro di 1 metro di altezza e 1 metro di diametro) e alla sua elevata sensibilità. Il tempo di vita media che hanno misurato è pari a 1,8 x 1022 anni, circa mille miliardi di volte la vita dell’Universo. La misura restituisce informazioni sulla struttura nucleare e apre la strada alla ricerca di un altro processo raro, la doppia cattura elettronica senza neutrini, che permetterebbe di capire se i neutrini sono particelle di Majorana. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature che gli ha dedicato la copertina. Nell’immagine: assemblaggio della gabbia elettrostatica. Credit: Xenon Collaboration.

POLIZIA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
La polizia americana utilizza i dati di localizzazione dei cellulari raccolti da Google per sbloccare casi in cui non ci sono testimoni né indizi forti. La pratica di emettere mandati di perquisizione per avere accesso ai dati di localizzazione di un sospettato era già diffusa negli USA, ma a partire dal 2016 gli investigatori hanno cominciato a rivolgersi alle grandi compagnie tecnologie per ottenere i dati relativi a tutti coloro che si trovavano nelle vicinanze del luogo in cui è avvenuto il delitto per incriminarli. Oltre a sollevare delle preoccupazioni per la privacy dei cittadini, questo sistema può portare all’incarcerazione di persone innocenti [The New York Times; Jennifer Valentino-DeVries]

Sistemi di polizia predittiva utilizzati da giurisdizioni in cui, in passato, la polizia era stata trovata colpevole di comportamento illecito e discriminatorio. I sistemi sono stati dunque “allenati” con dati che contenevano distorsioni, in particolare una tendenza maggiore ad arrestare cittadini appartenenti a minoranze etniche. Questo potrebbe aver causato un’esacerbazione di quei comportamenti discriminatori. È quanto afferma un gruppo di ricercatori della New York University che ha individuato 13 diverse giurisdizioni negli USA in cui potrebbe essersi verificata questa circostanza [New York University School of Law]

Il comitato etico della West Midlands Police solleva dei dubbi sull’utilizzo dei sistemi di polizia predittiva. Sono numerosi i corpi di polizia in Gran Bretagna che utilizzano sistemi automatici per stabilire in quali zone è più probabile che avvengano i crimini in modo da ottimizzare la distribuzione degli agenti sul territorio. Il comitato etico di uno di questi corpi, quello che usa da più tempo i sistemi di polizia predittiva, ha lanciato un allarme: non sarebbero mai state condotte valutazioni sull’impatto di questi sistemi sulla privacy dei cittadini né sulla presenza di bias nei dati utilizzati per allenare gli algoritmi [The Guardian; Sarah Marsh]

SESTA ESTINZIONE DI MASSA
3,6 milioni di ettari di foreste incontaminate abbattute nel 2018. Una diminuzione rispetto al 2016 e al 2017, quando i prolungati periodi di siccità causarono numerosi incendi, ma comunque il terzo valore più elevato a partire dal 2002. È questo il risultato dell’analisi condotta dalla rete di ricercatori Global Deforestation Watch. Le zone in cui si è concentrato l’abbattimento delle foreste vergini sono Amazzonia, Indonesia, Repubblica Democratica del Congo, Ghana e Costa d’Avorio. Le cause principali sono la coltivazione di olio di palma e cacao, l’allevamento di bovini e l’estrazione dell’oro. La protezione di questi ambienti naturali è cruciale per la lotta al cambiamento climatico e, in particolare, per allontanare il pericolo di una sesta estinzione di massa [The Guardian; Damian Carrington]

Il 22 aprile il movimento Extinction Rebellion hanno organizzato un “die in” al Natural History Museum di Londra. È stato una delle azioni di disobbedienza civile, cominciate il 15 aprile, che stanno bloccando vari luoghi della capitale britannica. Un centinaio di persone si sono finte morte nella sala principale del museo che ospita lo scheletro di una balena. Nell’intenzione degli organizzatori la protesta al museo avrebbe dovuto aumentare la consapevolezza dei cittadini riguardo al pericolo di una sesta estinzione di massa. Il movimento Extinction Rebellion è nato nell’aprile 2018 chiedendo al governo britannico di raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette di CO2 entro il 2025 [BBC News]

Ma perchè gli scienziati parlano di “sesta estinzione di massa”? Il ritmo di estinzione osservato negli ultimi 200 anni sarebbe 50 volte più elevato di quello che ci si aspetterebbe senza l’interferenza delle attività umane sugli ecosistemi. È questa la stima conservativa pubblicata nel 2015 da un gruppo di ricercatori messicani e statunitensi sulla rivista Science Advances. Oltre all’estinzione c’è poi il fenomeno dell’annientamento biologico, descritto per la prima volta nel 2017 sui Proceedings of the National Academy of Sciences. Si tratta della diminuzione drastica del numero di individui appartenenti a una singola specie che però non si estingue. Questo accade perché gli habitat a loro disposizione si riducono a ritmo estremamente sostenuto e per effetto del cambiamento climatico. Un terzo delle migliaia di specie che hanno perso metà della loro popolazione negli ultimi decenni non è considerato a rischio di estinzione. Tuttavia, alcuni scienziati ritengono che il nostro pianeta sia sull’orlo di una nuova estinzione di massa, ma che questo processo non sia ancora cominciato [The Conversation; James Dyke]


Scienza in parlamento. Nell'immagine: la camera dei deputati nel giorno dell'elezione del Presidente Roberto Fico.


RICERCA E SOCIETÀ
In meno di un anno il database “Request a woman scientist” ha raggiunto le 7 500 iscrizioni da parte di donne provenienti da 133 paesi e attive in 174 aree scientifiche. Ad essere maggiormente rappresentate sono le scienziate che lavorano negli Stati Uniti e quelle attive nell’area delle scienze della vita. Un sondaggio condotto su 1 278 persone iscritte, ha rivelato che l’11% è stato contattato per interviste sui giornali, per parlare in conferenze, per effettuare peer review, per prendere parte a programmi di outreach nelle scuole. La traduzione di questo database in altre lingue e la sua promozione nei Paesi in via di sviluppo può quindi rappresentare uno strumento importante di inclusione delle donne nella ricerca scientifica. In Italia esiste un’iniziativa simile, si tratta del progetto 100 esperte nato nel 2016 e che oggi raggruppa 210 ricercatrici in tre aree disciplinari: STEM, politica internazionale ed economia e finanza [PLOS Biology; Elizabeth A. McCullagh , Katarzyna Nowak, Anne Pogoriler, Jessica L. Metcalf, Maryam Zaringhalam, T. Jane Zelikova]

La disinformazione su temi sanitari di fondamentale importanza è sempre più diffusa, anche grazie alle nuove piattaforme di comunicazione digitale. Le riviste mediche possono avere un ruolo centrale nel cercare di contrastarla. Le pubblicazioni scientifiche di ambito medico hanno già delle pagine dedicate ai pazienti e più in generale al pubblico di non esperti in cui sintetizzano i risultati delle ultime ricerche. Hanno la possibilità di dedicare interi numeri a temi specifici e molte di loro utilizzano in maniera efficace i social media. Per queste ragioni sono in una posizione ideale per contrastare la disinformazione che circola online su argomenti come i vaccini o le terapie “alternative”, in un momento in cui lo scetticismo verso la scienza è accompagnato da un’onda di governi populisti e sovranisti. Tra le azioni da intraprendere ci sarebbero: contenere la diffusione di informazioni false chiedendo, ad esempio, l’intervento dei gestori dei social network; favorire l’aumento dell’alfabetizzazione scientifica e formare opportunamente i medici del futuro. Un’azione globale coordinata garantirebbe il maggior impatto possibile [JAMA; Paul W. Armstrong, C. David Naylor]

Il 17 aprile il Parlamento europeo ha approvato l’accordo provvisorio per il prossimo programma quadro di finanziamento per la ricerca e l’innovazione Horizon Europe. Il budget sarà discusso in autunno. La struttura del programma, costituita da tre filoni principali e un’azione trasversale volta a supportare i Paesi membri a bassa intensità di ricerca e innovazione, è stata confermata. È stato inoltre stabilito un meccanismo per colmare il divario tra gli stipendi dei ricercatori che ottengono un finanziamento dalla Commissione europea nei Paesi meno avanzati rispetto ai loro colleghi dei Paesi più avanzati. L’accordo contiene la raccomandazione di predisporre nuove misure di impatto che vadano oltre quella puramente bibliometrica. Tra i dettagli che restano da definire ci sono le regole dei grant agreement su cui i ricercatori si batteranno per ottenere una sostanziale semplificazione [European University Association]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
È la scienza che tiene insieme l’Europa. Luca Carra recensisce l’ultimo volume dell’opera “La scienza e l’Europa” di Pietro Greco, dedicato al dopoguerra, quando il nostro continente cede la supremazia scientifica, politica ed economica agli Stati Uniti. Oggi la nuova competizione, che si gioca principalmente nel campo dell’intelligenza artificiale e delle scienze della vita, si fa sempre più serrata fra USA e Cina, con l’Europa nel ruolo di comprimario: ma è questa la fine della storia? [Scienza in rete; Luca Carra]

Lo strascico di Omega Centauri. L’incredibile quantità di dati raccolta dalla missione Gaia dell’ESA e la loro straordinaria precisione hanno permesso di aggiungere un nuovo importantissimo tassello allo scenario che vede protagonista l’ammasso globulare Omega Centauri. Una nuova analisi ha infatti individuato la presenza di una coda mareale di stelle strappate dalla Via Lattea a Omega Centauri. La scoperta supporterebbe l’ipotesi che questo ammasso sia ciò che rimane di una galassia nana fagocitata dalla Via Lattea. Claudio Elidoro intervista Michele Bellazzini dell’osservatorio INAF di Bologna e uno degli autori dello studio pubblicato la scorsa settimana su Nature Astronomy [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

Il libro di Peter Gøtzsche e alcune riflessioni sulla Cochrane Collaboration. Eugenio Paci propone le sue riflessioni nate dalla lettura del libro di Peter Gøtzsche “Death of a whistleblower and Cochrane’s moral collapse”. Nel volume Gøtzsche, medico e ricercatore danese tra i fondatori della Cochrane Collaboration, ripercorre le vicende che hanno portato alla sua espulsione dalla collaborazione a settembre scorso [Scienza in rete; Eugenio Paci]

Nutrizione sostenibile per la salute dell’uomo e del pianeta. Parlare di nutrizione significa parlare di salute, non solo per la nostra specie ma anche per il pianeta. Come si relazionano i due aspetti? E soprattutto, cosa ci dice la ricerca e in che direzione sta andando? Il capitolo dedicato alla nutrizione del Libro Bianco del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica approfondisce questi temi, facendo il punto su sostenibilità nutrizionale e salute [Scienza in rete; Mauro Serafini, Daniele Del Rio, Maurizio Battino]

IN BREVE
Messo a punto un sistema di intelligenza artificiale in grado di trasformare i segnali cerebrali in frasi di facile comprensione pronunciate da un sintetizzatore vocale. Per farlo il sistema determina i movimenti di lingua, labbra, mandibola e laringe a partire dall’attività neurologica e poi li trasforma in suoni. In futuro potrebbe aiutare coloro che hanno perso la capacità di parlare [Nature]

Un vaccino molto promettente contro la malaria sarà testato in uno studio clinico che comincerà nel 2020 sull’isola di Bioko nella Guinea Equatoriale e coinvolgerà 2 100 persone tra i 2 e i 50 anni [Nature]

Per la prima volta un distributore farmaceutico, Rochester Drug Cooperative, è accusato di crimini simili allo spaccio di droga nell’ambito dell’epidemia del consumo di oppioidi in corso negli Stati Uniti [The New York Times]

Un tremore della superficie di Marte è stato rivelato dalla sonda della NASA InSight. La scossa è stata piuttosto leggera, con una magnitudo 2,5 sulla scala Richter, ed è durata 15 minuti. Se i ricercatori escludessero che si tratta dell’effetto dell’impatto di un meteorite, questo sarebbe il primo terremoto osservato sul pianeta rosso e potrebbe fornire informazioni importanti sulla sua struttura interna [The Atlantic]

Combinando chemioterapia a basso dosaggio e terapia genica un gruppo internazionale di ricercatori è stato in grado di ripristinare le funzioni immunitarie in un bambino affetto dall’agammaglobulinemia autosomica recessiva, una malattia che costringe all’isolamento totale per evitare di contrarre infezioni mortali [The Scientist]

Le notizie di scienza della settimana #97

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 17 aprile 2019]

Il consorzio Cancer Dependency Map ha prodotto una mappa delle vulnerabilità genomiche di 30 diversi tipi di tumori, identificando i geni responsabili della vitalità delle cellule tumorali e dunque nuovi possibili bersagli farmacologici. Lo studio è stato pubblicato mercoledì scorso in due articoli sulla rivista Nature. Per ottenere questa mappa i ricercatori hanno utilizzato la tecnica di editing genomico CRISPR, impiegando 100 000 molecole guida per poter disattivare a uno a uno tutti i geni presenti nei modelli in vitro di cancro. Alla ricerca hanno preso parte anche due scienziati italiani, Francesco Iorio e Gabriele Picco. Credit: Wellcome Sanger Institute, Genome Research Limited.

SPAZIO
Gli effetti di un anno nello spazio misurati su una coppia di gemelli. Sono stati pubblicati i risultati di uno studio che ha monitorato lo stato di salute di Scott Kelly, astronauta della NASA che ha trascorso 340 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e del suo gemello Mark Kelly rimasto sulla Terra. Gli effetti dell’ambiente di microgravità e la maggiore esposizione alle radiazioni ionizzanti includono instabilità cromosomica, alterazione del collagene, cambiamenti cardiovascolari e del microbioma intestinale [Science; Markus Löbrich, Penny A. Jeggo]

L’impossibile e splendida immagine di un buco nero. Potrà sembrare azzardato, ma la data del 10 aprile 2019 ha tutte le carte in regola per essere considerata una data cruciale per l’astronomia, una data destinata a trovare il massimo risalto nei libri che si occupano di storia della scienza. Per la prima volta, infatti, è stata resa pubblica l’immagine ottenuta elaborando i dati radio raccolti negli immediati paraggi di un buco nero [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

Israele vuole diventare il quarto Paese a inviare una sonda sulla superficie della Luna. Sabato scorso la sonda Beresheet si è schiantata nel tentativo di atterrare sul terreno del nostro satellite, ma gli israeliani intendono completare la missione e pianificano un secondo lancio [Ars Technica; Eric Berger]

EPIDEMIE
Obbligo di vaccinarsi a Williamsburg, Brooklyn, per contenere l’epidemia di morbillo. Martedì scorso il sindaco di New York De Blasio ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria a Williamsburg, Brooklyn. L’emergenza impone agli individui non vaccinati contro il morbillo di ricevere la vaccinazione. Chi rifiuterà di vaccinare i propri figli riceverà una multa fino a 1 000 dollari. È l’ultima misura per cercare di contenere la diffusione della malattia che, dallo scorso autunno, ha riguardato 285 casi confermati di cui 21 hanno avuto bisogno del ricovero in ospedale e 5 sono finiti in terapia intensiva [The New York Times; Tyler Pager, Jeffery C. Mays]

Cinque mamme fanno causa all’amministrazione della città di New York per bloccare l’obbligo vaccinale. Secondo le donne che hanno intrapreso l’azione legale, l’epidemia di morbillo in corso non costituisce un pericolo tale da giustificare la decisione del sindaco. Inoltre, sostengono che questa violi la loro libertà religiosa e che il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia non sia sicuro per la salute dei loro figli. La causa è l’ultimo esempio di come i genitori antivaccinisti stiano sabotando i tentativi delle autorità sanitarie statunitensi di contenere la peggiore epidemia di morbillo scoppiata nel Paese dal 2000: a oggi i casi confermati sono 555 [Ars Technica; Beth Mole]

Ebola si diffonde a velocità aumentata nella Repubblica Democratica del Congo, ma venerdì l’OMS ha deciso di non classificare l’epidemia come un’emergenza di portata mondiale per la sanità pubblica. A oggi i casi confermati dal 1° agosto 2018 sono 1 200 e i morti oltre 700. L’epidemia che colpì l’Africa occidentale nel 2014 venne riconosciuta come emergenza mondiale dall’OMS ad agosto quando i casi sospetti erano 1 700. Tuttavia, allora non esisteva il vaccino, di cui a oggi sono state somministrate oltre 98 mila dosi [CNN; Susan Scutti]

RICERCA E SOCIETÀ

L’università di Boston licenzia il geologo David Marchant, accusato di molestie sessuali durante una spedizione in Antartide. I fatti risalgono alla fine degli anni ’90 ma le denunce sono arrivate nel 2016 da parte di due donne, Jane Willenbring, ora ricercatrice all’Università di San Diego, e Debora Doe, che a causa di Marchant abbandonò l’università. Marchant, che si è sempre dichiarato innocente, promette di fare causa all’università [Science; Meredith Wadman]

Cosa succede quando “il genio solitario” è una donna? La foto di Katie Bouman con le mani a coprire la bocca mentre guarda la prima ricostruzione dell’immagine del buco nero sullo schermo del suo computer portatile ha giustamente fatto il giro del web. Nessuno, né Bouman né gli altri quasi 200 scienziati della collaborazione Event Horizon Telescope, ha mai inteso dire che lei fosse l’unica autrice della scoperta. Eppure la giovane ricercatrice ha subito attacchi sessisti. Su Twitter e YouTube gruppi di troll hanno cominciato a mettere in dubbio il suo contributo, sostenendo che l’autore principale dell’algoritmo che ha combinato i dati di 8 radiotelescopi per ottenere la foto del buco nero, fosse in realtà il collega ricercatore Andrew Chael. Questa è l’ennesima dimostrazione della discriminazione che subiscono le donne nella scienza [Vox; Brian Resnick]

Il Congresso USA discute l’Algorithmic Accountability Act, per proteggere i cittadini dai bias e dalle discriminazioni dei sistemi di intelligenza artificiale. Dopo mesi di discussione arriva in aula una proposta di legge per regolare i sistemi di machine learning e gli algoritmi in generale. Le società che li utilizzano sarebbero obbligate a svolgere delle procedure di auditing e intervenire con delle correzioni se necessario. Il ruolo di controllore sarebbe svolto dalla Federal Trade Commission. La proposta arriva dopo le rivelazioni sugli effetti dannosi e discriminatori di numerosi sistemi automatici come lo strumento di recruiting di Amazon che penalizza le donne, le piattaforme di riconoscimento facciale che funzionano peggio per le persone con pelle scura o le inserzioni di Facebook per gli annunci di lavoro o di affitto che discriminano per genere e provenienza geografica [MIT Technology Review; Karen Hao]

Scienza in Parlamento. L’appello, lanciato il 3 aprile da un gruppo di giovani ricercatori e giornalisti scientifici, che chiede l’istituzione di un servizio di consulenza scientifica per il Parlamento italiano ha superato le 4000 firme. Vogliamo raggiungere 5 000 firme entro Pasqua, per questo abbiamo bisogno del vostro sostegno. Firmate e fate firmare la petizione su change.org [Scienza in Parlamento]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Fine vita: una questione di metodo. «L’etica, come la scienza, parte da problemi, avanza soluzioni, e queste – come nel caso scientifico – devono essere giustificate». La Federazione Italiana di Scienze della Vita interviene sugli aspetti etici del dibattito legislativo in corso sul fine vita. Nell’ottobre del 2018 la Corte Costituzionale ha infatti rimandato al 24 settembre del 2019 la trattazione delle questioni di costituzionalità dell’articolo 580 del codice penale (il reato di istigazione al suicidio), all’interno del processo contro Marco Cappato per il suicidio assistito di Fabiano Antoniani nel febbraio 2017 [Scienza in rete; Federazione Italiana di Scienze della Vita]

CRISPR, più ricerca e meno moratorie. Può essere considerato moralmente lecito fare un esperimento su embrioni umani, introducendo modifiche anche nella linea germinale? Come si inquadra il fatto che He Jiankui non sia stato preciso nell’uso del sistema enzimatico di taglio, modifica e rammendo del DNA? Ha senso una moratoria volontaristica lanciata da alcune delle migliori teste della biomedicina occidentale, ma criticata sempre da alcune delle migliori teste della biomedicina occidentali? Il commento di Gilberto Corbellini che fa seguito agli articoli precedenti sullo stesso tema di Ernesto Carafoli, Enrico Bucci, e di Giuseppe Remuzzi [Scienza in rete; Luca Gilberto Corbellini]

IUPAC, la scienza oltre i sovranismi. Dal 5 al 12 luglio 2019 a Parigi sono in programma l’Assemblea Generale il 47° Congresso Mondiale di Chimica della IUPAC. I due eventi sono rivolti in primo luogo ai chimici di tutte le Nazioni ma sono destinati a suscitare un interesse più generale per le ripercussioni che i temi trattati potranno avere in campo socio-economico. Quest’anno ricorre il centenario IUPAC, un’associazione nata da una serie di iniziative per porre le basi di un sistema di nomenclatura in chimica organica [Scienza in rete; Marco Taddia]

IN BREVE
Un incendio scoppiato nel tardo pomeriggio di lunedì ha devastato la cattedrale gotica di Notre Dame de Paris. Nel 2015 Andrew J. Tallon, storico dell’architettura, aveva realizzato una immagine digitale estremamente dettagliata dell’edificio utilizzando la tecnica della scansione laser. Questa mappa sarà cruciale per i lavori di ricostruzione [National Geographic]

I resti di una specie di ominini finora sconosciuta sono stati ritrovati in una grotta nelle Filippine. La specie, chiamata Homo luzonensis, avrebbe vissuto 50 000 fa. La scoperta riapre il dibattito sull’epoca in cui i primi antenati degli esseri umani hanno lasciato l’Africa [Nature]

Un gruppo di ricercatori della Tel Aviv University ha utilizzato la tecnica della stampa 3D per realizzare un cuore impiegando i materiali biologici prelavati da un paziente. Il cuore, della taglia di quello di un coniglio, è completo di tutti i vasi sanguigni [EurekAlert!]

Le notizie di scienza della settimana #96

[pubblicato originariamente su Scienza in rete il 10 aprile 2019]

La collaborazione Event Horizone Telescope ha presentato oggi la prima immagine di un buco nero super massivo grazie alle osservazioni effettuate da una rete di otto telescopi posizionati sulla superficie terrestre. Il buco nero si trova al centro della galassia M87, appartenente al cluster di galassie chiamato Virgo e distante dalla Terra 55 milioni di anni luce. L’anello chiaro nell’immagine è dovuto all’effetto di curvatura della luce causato dall’intenso campo gravitazionale presente intorno al buco nero. Le caratteristiche dell’anello hanno permesso di stimare che la massa del buco nero è pari a 6,5 miliardi di volte quella del Sole. Si tratta della prima immagine diretta di questi oggetti fisici previsti dalla teoria della relatività generale di Einstein. La scoperta è documentata in una serie di articoli pubblicati sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. Nei prossimi giorni l’eccezionale risultato verrà commentato su Scienza in rete da Claudio Elidoro. Credit: Event Horizon Telescope.

LA SCATOLA NERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
La sicurezza degli aerei moderni è affidata a decine di milioni di righe di codice e nessuno sa in quanti modi potrebbero non funzionare. I piloti del Boeing 737 Max della Ethiopian Airlines, precipitato il 10 marzo scorso sei minuti dopo il decollo, hanno seguito tutte le indicazioni di Boeing, ma non è stato sufficiente per evitare il disastro. È quanto emerge dal rapporto pubblicato pochi giorni dal ministro dei trasporti etiope. La causa dell’incidente sarebbe dunque uno scenario di malfunzionamento di uno dei sistemi di controllo automatici dell’aereo che i tecnici della Boeing non avevano considerato. Il rilascio dei certificati di sicurezza è sempre più nelle mani dei produttori e meno in quelle dei regolatori perché la complessità di questi sistemi non è comprensibile per chi non ne ha seguito da vicino lo sviluppo e i test [One Zero Medium; Jeff Wise]

Molti algoritmi di supporto alla decisione medica sono delle scatole nere il cui comportamento evolve quando vengono aggiornati i dati su cui sono allenati: è necessario rivedere le procedure di validazione e regolamentazione. Una rete neurale profonda capace di identificare i tumori della pelle analizzando solamente le immagini delle lesioni cutanee; un software che stabilisce se un paziente che ha subito un trauma rischia un’emorragia. Questi sono alcuni degli algoritmi che promettono di rivoluzionare la pratica medica. Molti di questi non offrono spiegazioni per le loro decisioni (non sono interpretabili) e di conseguenza non aumentano la comprensione di certe patologie. Eppure, possono salvare la vita dei pazienti. Per regolarne l’utilizzo occorre immaginare un sistema di validazione e controllo continuo nel tempo. Diversamente da quanto accade per i farmaci, che vengono approvati e utilizzati per decenni nella stessa formulazione, gli algoritmi cambiano man mano che la base dati su cui si allenano si modifica e dunque è fondamentale monitorarne il comportamento nel tempo [Science Translational Medicine; W. Nicholson Price]

Tuttavia, l’utilizzo di algoritmi non interpretabili può essere la migliore opzione in diversi contesti e può anche aiutare ispirare nuove scoperte. È la posizione di sostiene Elizabeth A. Holm, professoressa di scienze dei materiali e ingegneria alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh in un editoriale sulla rivista Science. Holm propone tre circostanze in cui l’utilizzo di algoritmi non interpretabili, o black box algorithm, può produrre risultati positivi. Primo: quando il costo di una risposta sbagliata è molto inferiore rispetto al guadagno che proviene da una risposta giusta, come nel caso delle inserzioni pubblicitarie personalizzate. Secondo: quando gli algoritmi sono il metodo più efficienti, come nel caso dell’analisi delle immagini mammografiche per individuare la presenza di un cancro della mammella (il costo di una risposta sbagliata può essere elevato in questo caso, dunque l’opportunità di utilizzare questi sistemi senza supervisione umana va valutato di volta in volta). Terzo: l’impiego di un algoritmo non interpretabile può indicare delle relazioni che prima non erano mai state considerate, come nel caso di uno studio che ha impiegato un sistema di deep learning per diagnosticare la retinopatia diabetica, individuando a sorpresa una serie di altri fattori di rischio concorrenti come il sesso e l’età. [Science; Elizabeth A. Holm]

CITTÀ A BASSE EMISSIONI
Da lunedì è attiva a Londra la Ultra Low Emissions Zone (Ulez): dovrebbe ridurre le emissioni dovute al trasporto su ruota del 45%. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha svelato i risultati di una nuova ricerca che mostra che ogni anno 1000 persone vengono ricoverate per episodi di asma dovuti all’inquinamento nella capitale britannica. Per transitare all’interno della Ulez gli automobilisti che guidano veicoli Diesel precedenti all’Euro 6 o veicoli a benzina più vecchi di 14 anni, dovranno pagare 12,50 sterline. Secondo i piani dell’amministrazione la Ulez verrà estesa fino alle North and South Circular Roads coinvolgendo circa 640 000 veicoli [The Guardian; Gwyn Topham]

Barcellona vuole diventare la prima città senza automobili. L’urbanista Salvador Rueda ha proposto di organizzare la città in una serie di “super-isolati” all’interno dei quali lo spazio sia quasi del tutto dedicato ai pedoni e destinato a diverse attività pubbliche. La connessione tra i super-isolati sarebbe garantita da mezzi pubblici. A nessun verrebbe vietato di possedere un’automobile o di utilizzarla, ma i cittadini di questa Barcellona del futuro ne sentirebbero raramente il bisogno. Rueda ha oggi l’appoggio della amministrazione cittadina e ha già realizzato un prototipo di super-isolato nell’area intorno al mercato Sant Antoni, nella parte sudoccidentale della città [Vox; David Roberts]

Copenaghen punta a diventare a neutralizzare le sue emissioni di gas serra entro il 2025, ma deve confrontarsi con le resistenze del governo nazionale. Per raggiungere l’obiettivo, la capitale danese intende intervenire su tre fronti: la mobilità, le sorgenti di energia utilizzate per riscaldare le case e il trattamento dei rifiuti. Sul primo fronte già molto è stato fatto, aumentando le corsie delle piste ciclabili e inaugurando una nuova linea di metropolitana che renderà inferiore a 650 metri la distanza della maggior parte dei residenti dalla stazione più vicina. Ma il governo centrale, per compiacere i danesi che vivono fuori dalle grandi città, ha ridotto le tasse di immatricolazioni delle automobili. Per quanto riguarda il riscaldamento: è stato costruito un inceneritore di nuova generazione che produce energia utilizzata per riscaldare le case. Infine, l’amministrazione ha investito pesantemente sull’eolico che dovrebbe produrre energia rinnovabile per bilanciare le emissioni di gas serra [The New York Times; Somini Sengupta]

RICERCA E SOCIETÀ
La Federal Trade Commission vince una causa da 50 milioni di dollari contro la casa editrice predatoria Omics International. L’annuncio è arrivato mercoledì scorso dalla FTC. La vittoria è stata accompagnata da una sentenza del giudice federale del Nevada che ordina alla compagnia, basata a Hyderbad in India, di interrompere le sue attività ingannevoli, come quella di non rendere note le commissioni richieste per la pubblicazione degli articoli, illudere gli autori riguardo l’importanza delle riviste pubblicate e millantare la partecipazione di scienziati autorevoli come speaker in conferenze per vendere i biglietti a peso d’oro [The New York Times; Gina Kolata]

Cosa può ancora dirci la statistica sul mondo che ci circonda? Qualche settimana fa un gruppo di autorevoli scienziati ha chiesto di abbandonare il concetto di statisticamente significativo, diffusamente utilizzato per stabilire la robustezza di un risultato sperimentale. David Spiegelhalter, professore per il Public understanding of risk presso il laboratorio di statistica dell’università di Cambridge e autore del nuovo libro “The Art of Statistics: Learning from Data”, racconta quanto sia ancora importante la statistica e come utilizzarla nel mondo della post-verità [The Guardian; David Spiegelhalter, Nicola Davis, Ian Sample]

Cresce in Italia il movimento Fridays For Future e il 12 aprile organizza una conferenza scientifica a Milano. Il 12 aprile interverranno al Politecnico di Milano quattro scienziati del clima: Antonello Pasini, Stefano Caserini, Mario Salomone e Luca Ruggeri. L’incontro precederà l’assemblea costituente di Fridays for Future Italia, che organizzerà uno sciopero tutto italiano il 19 aprile a Roma a cui parteciperà anche Greta Thurnberg, la ragazza svedese di 16 anni che ha dato il via al movimento [Fridays For Future Italia]

LA SETTIMANA DI SCIENZA IN RETE
Scienza in Parlamento. L’appello, lanciato una settimana fa da un gruppo di giovani ricercatori e giornalisti scientifici, che chiede l’istituzione di un servizio di consulenza scientifica per il Parlamento italiano ha superato le 3500 firme. Vogliamo raggiungere 10 000 firme, per questo abbiamo bisogno del vostro sostegno. Firmate e fate firmare la petizione su change.org [Scienza in Parlamento]

Dall’ossitocina alle gemelline cinesi. Enrico Bucci ed Enrnesto Carafoli riflettono sulle implicazioni etiche dell’esperimento di gene editing che ha portato alla nascita delle due gemelle cinesi Lulu e Nana. In un esperimento del 2016 effettuato sui topi, è stato dimostrato infatti che l’intervento sul gene CCR5, lo stesso coinvolto nel caso delle gemelle, avrebbe effetti anche sulle capacità cognitive [Scienza in rete; Enrico Bucci, Ernesto Carafoli]

Viaggio intorno al cervello. In vista dell’Euroscience Open Forum del 2020 (ESOF 2020), che verrà ospitato dalla città di Trieste, ripercorriamo la storia della ricerca sulle neuroscienze alla e a cui prenderà parte anche la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA), uno degli istituti di ricerca del capoluogo giuliano che prenderà parte a ESOF 2020 [Scienza in rete; Silvia D’Autilia]

Tracce cruciali di un’ecatombe nel Dakota del Nord. Scoperto nel Dakota del Nord un ricco giacimento di fossili che risalgono a 66 milioni di anni fa. Alcune sue particolarità lo rendono unico al mondo e suggeriscono nuovi e importanti indizi sugli eventi che, al termine del Cretaceo, portarono alla scomparsa dei tre quarti delle specie animali e vegetali che popolavano il nostro pianeta. Le vittime più illustri di quell’estinzione di massa furono senza dubbio i grandi sauri: per essi si concludeva in modo drammatico il dominio incontrastato della fauna terrestre che aveva avuto inizio nel Triassico superiore e che si era protratto per oltre 150 milioni di anni [Scienza in rete; Claudio Elidoro]

IN BREVE
Il governo brasiliano presieduto da Jair Bolsonaro ha congelato il 42% dei fondi destinati al Ministero della Scienza, Tecnologia, Innovazione e Telecomunicazioni, lasciandolo con circa 670 milioni di euro per il resto dell’anno 2019 [Nature]

Il gruppo di esperti governativi sull’utilizzo delle armi autonome letali si è riunito a fine marzo a Ginevra e ha stabilito che non è necessario alcun inquadramento giuridico specifico. Il diritto internazionale umanitario è sufficiente a limitare la diffusione dei cosiddetti killer robots. Le ONG si dichiarano deluse [Le Monde]

Presentato lunedì a Ginevra il progetto dello Science Gateway, uno spazio espositivo e didattico aperto al pubblico di tutte le età. La struttura verrà realizzata dallo studio di Renzo Piano e finanziata per la maggior parte dalla Fiat Chrysler Automobiles Foundation [La Repubblica]

La sonda Hayabusa 2 ha colpito con un secondo proiettile la superficie dell’asteroide Ryugu per raccogliere campioni delle rocce di cui è costituita [Science]

Persino i virus possono infettarsi con altri virus Tre virus minuscoli, appena scoperti, chiamati Larry, Curly e Moe, attaccano virus più grandi. [The Atlantic]